Imbroglio e ipocrisia: le due narrazioni (farlocche) di Iran e Israele

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Segnalazione Linkiesta

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Imbroglio e ipocrisia: le due narrazioni (farlocche) di Iran e Israele

Netanyahu a Monaco dice che l’Iran è la maggiore minaccia al mondo (bum!). E gli Israeliani da sempre si dipingono come un piccolo paese indifeso. Falso. D’altra parte l’Iran ha le sue ipocrisie, la sua voglia di egemonia. E la sua visione (perdente) sulla questione palestinese. (di Fulvio ScaglioneLEGGI)

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UN TENTATIVO RUSSO DI SEDARE LO STRESS PRE-TRAUMATICO DI BIBI

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Diversi lettori sono allarmatissimi  per il titolo apparso su SputnikNews: “La Russia sarà al fianco di Israele in caso di attacco da parte dell’Iran”.  Cosa succede? Un rovesciamento di alleanze? …

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Rivista americana svela “l’arma più potente” della Corea del Nord

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Kim Jong-un (foto d'archivio)

I servizi segreti possono essere uno strumento efficace nelle mani di Pyongyang in caso di conflitto armato nella penisola coreana, scrive The National Interest.

Come osservato dalla rivista con riferimento ad un rapporto del Pentagono, la Corea del Nord ha due strutture di servizi segreti responsabili delle attività di intelligence. La prima è impegnata nelle operazioni di ricognizione e segrete all’estero. La seconda agenzia è responsabile del controspionaggio. Tuttavia ci sono altre due agenzie che operano in Corea del Sud.

Secondo gli analisti, la divisione dello Stato Maggiore dell’esercito nordcoreano, l’organo principale per lo spionaggio all’estero, è stata creata a immagine dei servizi segreti delle forze armate dell’Unione Sovietica. Questo dipartimento è composto da sei unità incaricate di condurre operazioni segrete, attività nel cyberspazio, raccolta di informazioni all’estero nel dialogo intercoreano.

La rivista sottolinea che i servizi segreti sono uno dei pilastri fondamentali delle forze della Corea del Nord. Gli esperti ritengono che gli agenti nordcoreani siano in grado di operare con successo all’estero. Ad esempio i servizi segreti di Pyongyang sono dietro l’omicidio di Kim Jong-nam, fratello maggiore di Kim Jong-un.

Riassumendo The National Interest definisce spietati i servizi segreti della Corea del Nord e osserva che possono essere utilizzati con successo in caso di conflitto nella penisola coreana.

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Nasce un nuovo gruppo jihadista formato da cinesi e palestinesi

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Quei cinesi che combattono con IsisC’è un filo rosso sangue che collega la Siria alla Cina passando per la Palestina. Un filo che si snoda tra i paesaggi montuosi della provincia di Idlib, continua tra i campi profughi palestinesi, per giungere fino alla regione settentrionale dello Xinjiang. Qui vivono gli uiguri, un’etnia turcofona di religione islamica, da sempre in aperto contrasto col regime di Pechino, accusato di persecuzioni a sfondo razziale e religioso.

Da quando è iniziato il conflitto siriano migliaia di musulmani cinesi hanno deciso di abbandonare le proprie terre (che loro definiscono Turkestan Orientale) per seguire il richiamo del jihadismo internazionale. In Siria hanno costituito un battaglione, Katibat al-Ghuraba al Turkistan (KGT), composto per la quasi totalità da cinesi. A differenza degli altri jihadisti stranieri, gli uiguri non si spostano da soli, ma portano con sé mogli e figli. Nel corso del conflitto hanno costituito un’unità a sé stante all’interno della galassia islamista. Spesso alleati con Al-qaeda e affini, altre volte hanno invece preferito agire di comune accordo con lo Stato Islamico. Chi ha avuto modo di incontrarli in questi anni li ha descritti come un gruppo estremamente chiuso in cui quasi nessuno parla la lingua araba. Abu Dardaa al-Shami, membro del gruppo estremista Jund al-Aqsa, ha dichiarato che gli uiguri «combattono come leoni nelle offensive terrestri. Lo posso dire con certezza dopo aver combattuto con loro in tante battaglie al Nord».

Molto attivi sui social media, gli uomini del KGT si dicono pronti a combattere fino alla morte e con ogni probabilità terranno fede a questa promessa visto non potranno tornare in patria da vivi. Negli ultimi mesi sono stati proprio gli uiguri a tenere alto il morale di tutte le forze ribelli trincerate a Idlib, i cinesi sono i primi a gettarsi nella mischia e gli ultimi a ritirarsi. Lentamente, ma in maniera inesorabile, il KGT è stato in grado di imporsi tra i ranghi dei gruppi jihadisti attivi in Siria come vero e proprio leader dell’ultima sacca di resistenza ribelle a Idlib. Continua a leggere

Macron ora vuole istituire il Grande Imam di Francia

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L’illusione bonapartista di MacronSegnalazione di F.F.

Combattere il fondamentalismo islamico attraverso l’integrazione. È questo l’obiettivo del capo di Stato francese Emmanuel Macron che, come spiega in un’intervista al Journal de Dimanche, sta prendendo in considerazione una completa riorganizzazione dell’Islam.

“Il mio obiettivo e riscoprire cosa giace nel cuore della laicità, ovvero la possibilità di credere come di non credere, allo scopo di salvaguardare la coesione nazionale e la possibilità di avere la libertà di coscienza religiosa” – ha affermato Macron – “non chiederò mai a nessun cittadino francese di credere ‘moderatamente’ nel suo Dio. Non avrebbe molto senso. Ma chiederò a tutti, costantemente, di avere l’assoluto rispetto per tutte le leggi della Repubblica”.

Come riporta il settimane francese, il progetto di riforma è al vaglio dell’Eliseo ma il presidente transalpino ha già annunciato quali saranno i punti salienti. Tra questi non manca l’istituzione di un “Grande Imam di Francia” – sul modello del Rabbino capo – in grado di rappresentare l’autorità morale dell’Islam di fronte allo Stato.

A suggerire a Macron questa soluzione è Hakim El Karoui, considerato uno dei più influenti analisti dell’Islam francese.  Secondo lui, infatti,  “è arrivato il momento di affidare l’organizzazione alla nuova generazione di musulmani francesi”.  Per questo raccomanda che la Fondazione per l’Islam in Francia, creata in passato dal primo ministro socialista Manuel Valls, sia affiancata da una nuova associazione incaricata della formazione degli imam e dei loro stipendi, e del finanziamento dei luoghi di cultoContinua a leggere

Trinariciuti smemorati

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Istria. Perchè l’Anpi scorda gli antifascisti massacrati dai comunisti?
Fiume, Dalmazia. Foibe ed esodo. Memorie e amnesie. Il 10 febbraio l’Italia ricorda la tragedia dell’Adriatico “amarissimo”. Una data tonda e fissa ma da sempre poco amata dall’Italia “ufficiale”.
Nulla di nuovo: è difficile per gli eredi di De Gasperi e Togliatti, Nenni e Moro, Pertini e Jotti ricordare dignitosamente un capitolo sporco del dopoguerra, una vergogna della storia repubblicana. Meglio minimizzare, silenziare, scivolare. Qualche corona, qualche frase di circostanza, un minuto scarso sui TG. Poi basta. Basta con il passato. Meglio le canzonette, i calciatori, i finti cuochi, le mignotte. L’eterno presente.
Nulla di strano: per questa democrazia senza qualità la memoria è insopportabile. Troppo faticoso spiegare che settant’anni fa, sul confine orientale un piccolo pezzo d’Italia venne spezzato; troppo imbarazzante raccontare perchè e come trecentomila italiani furono costretti a fuggire dalle loro case; impossibile onorare quei trentamila che rimasero stritolati dal terrorismo jugo-comunista. Meglio non far sapere che una civiltà intera — la piccola patria istro-dalmatica che si allungava da Capodistria a Fiume, da Traù a Cattaro — venne inghiottita dall’ideologismo e annientata. Senza pietà.

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Il prossimo conflitto e i “camerieri” del potere atlantista

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Segnalazione di F.F.

di Luciano Lago

Gli orologi della Storia stanno segnando l’ora delle scoppio di un nuovo grande conflitto che coinvolgerà inevitabilmente la Russia e l’Iran da una parte, Gli Stati Uniti con la Nato, Israele l’Arabia Saudita dall’altra parte.

Il conflitto potrebbe scoppiare con molta probabilità in Siria con l’intervento di USA e NATO a favore di Israele che si sente minacciata dall’esito della guerra siriana, ma non è escluso che la scintilla di un nuovo conflitto possa accendersi in Europa, in Ucraina, dove gli USA ed il Canada stanno fornendo armi sofisticate al governo di Kiev che sta cercando lo sbocco di una guerra per la riconquista del Donbass in modo da eludere i gravissimi problemi in cui si trova il paese sull’orlo del collasso economico e sociale.

I neocons di Washington vogliono a tutti i costi provocare un conflitto con la Russia e con l’Iran e per questo premono sull’Amministrazione Trump perchè compia i passi necessari con il massiccio concentramento di armi attuato dalla NATO nel Baltico, in Polonia e Romania, sotto i confini russi in modo che gli USA siano pronti a sferrare il primo colpo (nucleare) sulle basi in territorio russo.
I segnali ci sono tutti, dal vertiginoso aumento delle spese militari, dalla corsa all’acquisto delle scorte di armi e munizioni, alla preparazione di rifugi antiatomici negli Stati Uniti, alla predisposizione di missili tattici nelle nuove basi dell’Est Europa. D’altra parte la politica estera USA è ormai nelle mani di un gruppo di guerrafondai che hanno come priorità quella di riaffermare l’egemonia unilaterale di Washington e fermare l’ascesa della Russia, della Cina e dell’Iran. Continua a leggere

Le liste nere che la democratica Europa ignora

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Segnalazione di Stefano Valdegamberi

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Il 30 dicembre scorso il giornalista e politologo Alexei Martynov con visto regolare è stato respinto alla frontiera italiana perché bloccato nel Sistema di Informazione Schengen dal governo polacco. Nel Consiglio Regionale del Veneto chiedono di fare chiarezza in merito. Le liste nere che la democratica Europa ignora.

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https://it.sputniknews.com/opinioni/201802185666798-liste-nere-europa-russia-respinto-giornalista-russa-guerra-fredda/ Continua a leggere

L’eredità di Lutero, inaccettabile per un cattolico

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Segnalazione di Nicola Pasqualato

L’eredità di Lutero la troviamo non solo nelle sette protestanti, ma da circa cinquant’anni anche in seno alla stessa Chiesa Cattolica e nella mentalità moderna in generale. Tra i cattolici d’oggi, l’eredità di Lutero (e del Protestantesimo) la troviamo nelle dottrine, talvolta mescolate con dottrine cattoliche, sull’autointerpretazione della Sacra Scrittura, in quegli atteggiamenti del concepire la Chiesa come istituzione di uomini e come ‘peccatrice’ e del concepire la Santa Messa come ‘cena commemorativa’, ove il sacerdote funge meramente da ‘presidente’.

Riscontriamo inoltre un soggettivismo radicale diffuso tra cattolici, che non riescono a comprendere che la Fede è oggettivamente vera, che la devono proclamare ed insegnare come tale e invece cercano la comunione con altre confessioni o religioni nel nome di un ecumenismo indefinito e vago; un soggettivismo radicale, che si oppone ai concetti di dogma, eresia ed anatema; un individualismo, che cerca un diretto rapporto con Dio in tutto, prescindendo dalla Chiesa, dal sacerdozio o dai Sacramenti, in particolar modo santa Messa domenicale e Confessione.

Si riscontrano elementi protestanti particolarmente nel ‘movimento carismatico’ dentro la Chiesa Cattolica fin quanto questo costituisce un allontanamento da Chiesa, Dogmi e Sacramenti, verso la sperimentazione del rapporto diretto con Dio. Continua a leggere

La caccia al fascista comincia all’anagrafe: “Sono ben 276 i milanesi di nome Benito”

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Lombardia Progressista spulcia gli elenchi elettorali: “Risultato inquietante”

Milano – C’è chi vuole demolire i monumenti costruiti nel Ventennio, c’è chi propone di cambiare i nomi alle strade intitolate agli uomini del Regime.

di Luca Fazzo

E chi si spinge ancora più in là, utilizzando gli elenchi elettorali per lanciare un nuovo allarme sulla recrudescenza fascista: c’è in giro troppa gente che si chiama Benito.

Pazienza se in spagnolo Benito vuol dire Benedetto, se un martire con questo nome si festeggia il 23 agosto; e pazienza, sul versante opposto, se a rendere popolare nell’Ottocento il nome fu la luminosa figura di Benito Juarez. Niente da fare. Di Benito per gli indignati dell’anagrafe ce n’è stato uno solo, Mussolini. E che centinaia di milanesi (e verosimilmente qualche migliaio di italiani) si ostinino a chiamarsi come il Duce, senza sentire il dovere civico di correre a farsi sbattezzare, diventa un segno del persistere nel paese di sentimenti antidemocratici.

A prendersi la briga di andare a spulciare gli elenchi elettorali di Milano alla ricerca degli omonimi del maestro di Predappio è stato uno dei sostenitori della lista «Lombardia Progressista», l’ala gauchiste dello schieramento che sostiene la candidatura di Giorgio Gori alle prossime elezioni regionali. Come gli sia venuto il ghiribizzo, il fan di Gori non lo spiega. Ma ieri ha pubblicato su Facebook i risultati della sua ricerca, sotto il simbolo della sua lista. «Ho avuto modo di consultare – scrive – l’elenco degli elettori di Milano e ho cercato quelli che avevano Benito” nel nome proprio. Questo è l’inquietante risultato». E via, con l’elenco dettagliato: fortunatamente senza cognomi. Continua a leggere

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