MAMMA ELISA NON HA DONATO E’ STATA PREDATA

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Risultati immagini per no predazione degli organiA cura della Lega Nazionale Antipredazione degli Organi

di Nerina Negrello

Mamma Elisa sorride nella foto. Piace ai predatori dimostrare che Elisa è contenta di essere stata squartata e far pensare che non abbia sofferto. Piace ai predatori vantarsi che per la prima volta a Brescia, è stato effettuato un prelievo multiorgani a “cuore fermo”. E la gente pensa se il cuore è fermo, è morto. No signori, se il cuore è fermo da 1 o da 5 o più minuti il cuore non è morto, può essere riattivato con la “resusitation”, tanto è vero che quel cuore lo possono far funzionare in un’altra persona.

Per legge il prelievo di organi si pratica esclusivamente su persona in coma dichiarata in cosiddetta “morte cerebrale” a cuore battente. Ma le opposizioni crescono e i trapiantisti hanno cominciato a programmare illegalmente l’espianto di organi da pazienti a cuore non battente ma cervello vivo imitando altre nazioni criminali. Quello che non viene detto è che l’immediata (1-5 minuti) e invasiva preparazione all’espianto è precedente alla dichiarazione di morte cardiaca che avviene dopo 20 minuti (riscontro ECG). A cuore non battente gli organi senza ossigenazione si deteriorano rapidamente, tanto più dopo 20 minuti, rendendo impossibile il trapianto. Pertanto viene praticata la circolazione extracorporea (ECMO) per mantenere la perfusione, non a fini di cura ma per salvaguardare gli organi da trapiantare, ostacolando l’afflusso di sangue ossigenato al cervello con un palloncino che chiude l’aorta al di sopra dei reni provocando un crash del cervello. E’ un terribile protocollo che inizia sui moribondi, non autorizzato dalla legge. Continua a leggere

“Bus della Libertà”: censurato a Torino, accoglienza strepitosa a Verona!

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di Filippo Savarese

Venerdì scorso stavamo viaggiando da Livorno verso Torino col Bus della Libertà: il grande pullman arancione contro l’ideologia Gender nelle scuole. La quinta tappa dopo quasi duemila chilometri. Già migliaia di Manuali per Genitori Protagonisti nelle Scuole distribuiti in giro. Eravamo tranquilli. Il Comune di Torino ci aveva autorizzato l’occupazione di suolo pubblico per sabato mattina. Avevamo persino già pagato il dovuto. Insomma, tutto regolare… o almeno, così credevamo. Una revoca vergognosa.

La situazione è precipitata quando l’Assessore alle Pari Opportunintà di Torino, Marco Giusta, si è “accorto” che stavamo arrivando in città. Sai, lui era il presidente locale dell’Arcigay. Una delle più potenti associazioni LGBT d’Italia. Non ha tollerato che potessimo esprimere liberamente il nostro pensiero nella “sua” Torino.

E così… ha alzato la cornetta. Ha chiamato gli Uffici del Comune. Ha chiesto che ci fosse revocata l’autorizzazione. E ha ottenuto la revoca! Scandaloso.

Proprio cosìa meno di 24 ore dalla manifestazione, il Comune di Torino ci ha revocato l’autorizzazione (già pagata!) perché l’ex presidente dell’Arcigay e ora Assessore alle Pari Opportunità (paradossale!) non condivide le nostre opinioni. Hanno scritto, nero su bianco, che la nostra campagna non assicura il rispetto dei valori della Costituzione. Vi rendete conto? Per difendere la Costituzione (secondo loro), ci negano i più elementari diritti costituzionali.

IMG-20180225-WA0031-01.jpegMa noi abbiamo deciso di fermarci ugualmente, violando deliberatamente la revoca del Comune. Disobbedienza civile! Continua a leggere

Se Bergoglio è il leader immaginifico dei centri sociali

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Risultati immagini per Bergoglio centri sociali

Bergoglio e i centri sociali. La sinistra usa il pontefice per promuovere una certa narrativa. Francesco, tuttavia, ha già “benedetto” i movimenti popolari

di Francesco Boezi

Era l’ottobre del 2014 quando Bergoglio incontrò in Vaticano i cosiddetti “movimenti di base”. In quella circostanza, le parole del pontefice vennero definite “molto più a sinistra di quelle dei partiti che dovrebbero esserlo nel proprio Dna” dal centro sociale Leoncavallo, un’organizzazione che tuttavia sottolineò di non essersi convertita al cristianesimo.

Il pontefice argentino è stato etichettato, sin dall’ascesa al soglio di Pietro, come un anticapitalista, un ambientalista, un terzomondista, un pauperista e, soprattutto, un immigrazionista. Da qui è nata un’evidente simpatia proveniente dal mondo degli antagonisti. Lo sdoganamento della teologia della liberazione, le aperture dottrinali, l’abbandono di una certa sfarzostità dei costumi, quella tipica degli anni ratzingeriani, la lotta alle posizioni precostituite della Curia di Roma, il dibattito accesso con i cosiddetti cattolici-tradizionalisti, gli elogi pubblici a Emma Bonino e Giorgio Napolitano, la teologia della “Chiesa in uscita”, uno stile comunicativo nuovamente mediaticizzato, la tendenza alla comunione interreligiosa con i protestanti e con l’islam e (…) hanno fatto il resto.

Papa Francesco, forse suo malgrado, ha in qualche modo riempito un vuoto iconografico: alla sinistra massimalista italiana, da qualche decennio, manca un leader politico. Tanto da dover ricorrere spesso a raffigurazioni esterofile: Hugo Chavez, Pablo Iglesias, Fidel Castro e così via. E Bergoglio è stato “usato” per colmare quel posto vacante. La Santa Sede, se non altro, è geograficamente più prossima alle agitazioni sociali dei nostri rispetto a Cuba. Nel settembre del 2013, così come ricorda oggi Il Tempo, il centro sociale romano Intifada è arrivato a inviare una lettera in Vaticano: “Vi esprimiamo l’ ammirazione e il rispetto che ha suscitato in noi l’ operato che state svolgendo. – si poteva leggere nella missiva – Le Vostre dichiarazioni, i gesti che avete compiuto sino ad oggi, hanno ridestato la nostra attenzione nei confronti dell’ operato della Chiesa, dal quale ci sentivamo estranei e lontani”. E ancora: “La semplicità e la naturalezza con le quali Voi avete affrontato tematiche controverse della vita, quali la solidarietà, i diritti civili e, infine, la guerra, ci hanno spinto a ricercare un incontro con Vostra Santità”, scrivevano gli antagonisti.

no-Tav, nell’autunno del 2013, dichiaravano invece:”Ci sembra altrettanto significativo rimarcare, come per l’ ennesima guerra che questo sistema sta mettendo in moto, la Chiesa si mostri più all’ altezza dei tempi della Politica secolarizzata. Non essendo dei baciapile possiamo ben dirlo: un’ istituzione da noi molto lontana è alme no in grado di cogliere la crisi, non solo di sistema ma di civiltà, che stiamo attraversando. Crisi di cui il Tav è un’ esemplificazione chiara e concreta”. Un Papa, insomma, di lotta, di governo e in grado di rappresentare le istanze di un mondo alla ricerca di un’icona.

Nel 2014, si diceva, Papa Francesco tenne un incontro con i movimenti popolari. In rappresentanza dell’Italia c’erano, in quella occasione, il Leoncavallo, Banca Etica, Genuino Clandestino e la Fabbrica Recuperata Rimaflow:”Diciamo insieme con il cuore: nessuna famiglia senza tetto, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità del lavoro!”, disse il pontefice in quell’occasione. “Continuare la lotta, ci fa bene a tutti”, evidenziò il pontefice durante l’udienza con il Social Forum. E ancora: “Terra, lavoro, casa. Strano, ma se parlo di questo per alcuni il Papa è comunista” e invece “l’amore per i poveri è al centro del Vangelo”.

Al centro dei testi sacri e della tradizione millenaria della Chiesa, dicono i tradizionalisti, ci sarebbero anche le questioni bioetiche, le differenze dottrinali con i protestanti, la necessità, specie di questi tempi, di una strenua difesa della famiglia naturale, quella di contrapporsi a certe prassi della contemporaneità, quali l’aborto e l’eutanasia, il pericolo dell’islamizzazione della nostra civiltà, il bisogno di parole chiare della Chiesa contro l’avvento del relativismo, il diritto per i popoli di non emigrare e di costruire un futuro nella e per la propria nazione e così via.

La “dottrina Bergoglio”, però, sembra non voler accentuare troppo questi tratti e voler insistere, invece, sul tema dell’accoglienza a tutti i costi. Tanto che alcuni sono arrivati a etichettare il Papa come un “teologo dell’immigrazione”. E sulla bontà dell’immigrazione “battono” quasi quotidianamente alcuni enti vicini o appartenenti alla Chiesa cattolica (Centro Astalli, Caritas, Cei) in sintonia con il radicalismo e con la sinistra terzomondista (Bonino, Boldrini, Fedeli). La campagna “Ero straniero”, giusto per fare un esempio tra i tanti possibili, è stata sostenuta dall’unità di tutti questi protagonisti della scena politico-sociale italiana.

Un candidato del Partito Democratico ha persino posto Bergoglio nel suo pantheon con un fine meramente elettorale. Non è chiaro, insomma, se Francesco sia di sinistra. L’unica cosa certa di tutta questa storia è la considerazione che una certa sinistra ha dell’uomo posto al vertice di Santa Romana Chiesa: un ideologo utile alla promozione di una certa narrativa, un militante del Leoncavallo vestito di bianco.

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Disponibile il numero 101 di Sursum Corda

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Dio benedica tutti i benefattori!

Sul sito è disponibile il numero 101 (del giorno 25 febbraio 2018) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Soci e Sostenitori.  Continua a leggere

Il vero problema delle Ong? Politico, non (solo) morale

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DA DOMANI, MERCOLEDI 21 FEBBRAIO A SABATO 24 FEBBRAIO 2018 IL SITO WWW.AGERECONTRA.IT  SARA’ OFF-LINE PER LA SECONDA MANUTENZIONE PREVISTA. CI SCUSIAMO CON I NOSTRI LETTORI PER IL DISAGIO. TORNEREMO LUNEDI 26/02 

di Fulvio Scaglione

Il vero problema delle Ong?  Politico, non (solo) morale

Fonte: Gli occhi della guerra

Io ero e resto convinto che nei primissimi anni Novanta Willy Huber, che allora dirigeva l’ospedale di Save the Children a Mogadiscio, in Somalia, mi abbia salvato la vita. In più, ho avuto decine di contatti, e in qualche caso rapporti profondi, con esponenti di Ong in varie parti del mondo. Figuriamoci quindi se posso avere una posizione preconcetta nei confronti del cosiddetto “volontariato”.

Però una crisi è una crisi. E quella attuale è assai profonda, e non riguarda solo i colossi travolti dallo scandalo come Oxfam o quelli che si stanno autodenunciando perché avevano già preso provvedimenti e non vogliono finire nel tritacarne come Save the Children o Medici senza Frontiere. Tanto profonda che la Charity Commission, l’ente che per conto del governo inglese sorveglia le Ong, denuncia di ricevere ogni anno oltre mille segnalazioni di abusi sessuali, che riguardano organizzazioni grandi, piccole e minuscole. Ed è chiaro che il cittadino di buona volontà, il cittadino-donatore ma anche il cittadino che paga le tasse e vede il proprio governo affidare decine di milioni alle Ong, fa in fretta a farsi una domanda: se questi, ad Haiti o altrove, usavano l’organizzazione come sede per le orge, chissà che fine facevano i miei soldi.

Per questo paiono molto ingenui, quando non ipocriti, gli inviti che ora compaiono sulla stampa nazionale e internazionale a non confondere i pochi che sbagliano con i tanti che agiscono onestamente, perché si rischia di cancellare risorse che vanno comunque a favore di popolazioni colpite da calamità naturali, guerre, carestie e così via. È vero, verissimo. Ma succederà comunque. Quando saltò fuori che i loro uomini rubavano, grandi e storici partiti che avevano fatto la storia d’Italia finirono a pezzi. E a nessuno venne in mente di risparmiarli perché avevano contribuito a costruire il Paese e a dare benessere agli italiani.

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Catone: La saggezza romana del vivere, la virtù, il lavoro e l’equilibrio

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di Daniele Palmieri

Catone: La saggezza romana del vivere

Fonte: Nero d’Inchiostro

Contadino, politico, soldato, letterato; non è semplice definire Catone sotto l’ala di un’unica categoria.
Di origini rustiche, figlio a sua volta di contadini, Catone amava definirsi un “homo novus”, ossia un uomo che dal nulla aveva costruito la sua fortuna esclusivamente con il lavoro e con la virtù.
Conosciuto ai più o come strenuo oppositore di Cartagine o come tra i fondatori della letteratura latina, Catone fu una figura poliedrica, non esente da limiti, difetti e contraddizioni, ma nei confronti del quale è difficile non provare una forma di rispetto reverenziale.
Ne rimasero ammaliati pensatori come Cicerone, Livio, Seneca, Plutarco, che ne elevarono l’incorruttibile morale a modello ideale. La sua stessa progenie vantò nobili discendenti, tra i quali Catone detto l’Uticense, filosofo stoico e martire per la libertà nel tentativo di fermare l’ascesa di Cesare.
Catone è dunque una figura dai mille volti e non vi è nulla di meglio dei suoi scritti per ricostruire le diverse sfaccettature proprie di questa variegata personalità.
La saggezza romana del vivere raccoglie i suoi aforismi, le sue sentenze e i suoi detti memorabili più incisivi, tramandati sia dall’unica opera intera a noi pervenutaci, il De Agricoultura, e dai frammenti, diretti o indiretti, tramandati dagli autori antichi. Il testo contiene inoltre la prima traduzione italiana dei Monosticha Catonis, delle “regole auree” del buon vivere tramandate sotto il nome di Catone, che ebbero grande diffusione nel medioevo latino, proprio per il loro capacità di delineare una morale semplice, pratica e allo stesso tempo incisiva.
Ma perché si dovrebbe recuperare il pensiero di questo uomo pratico, per nulla incline alla speculazione filosofica?
Anzitutto, vi è un motivo se gli scritti e il pensiero di Catone ebbero così tanto successo nell’occidente antico e medievale. Questo perché, per quanto accennato in precedenza, pur non contenendo raffinate speculazioni filosofiche, testimoniano tuttavia una saggezza pratica del vivere, tratta dall’esperienza quotidiana, che ben si adatta alle esigenze etiche della vita di ogni giorno.
Catone è una delle più alte testimonianze della Sapienza romana, volta all’azione piuttosto che alla contemplazione, ma non per questo meno profonda poiché l’azione stessa diviene una via per vivere e assaporare una forma di conoscenza divina, raggiungibile soltanto tramite il lavoro e il sudore della fronte.

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Breve storia di sette anni infami

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di Marcello Veneziani

Breve storia di sette anni infami

Fonte: Marcello Veneziani

Nel pieno di una deprimente schermaglia elettorale, guardiamoci indietro per capire come siamo arrivati a questo punto. Ricostruiamo la storia degli ultimi sette anni.

In principio fu la fine di Berlusconi. Messo fuori gioco da un mezzo golpe interno e internazionale, nel nome di una parola magica chiamata spread, cominciò per l’Italia il settennato più assurdo della nostra pur anomala storia.

Nell’arco di questi sette anni abbiamo assistito nell’ordine al suicidio della destra, al suicidio della sinistra, all’avvento sciagurato dei tecnici, alla crescita abnorme dell’antipolitica, alla morte e resurrezione di Berlusconi.

Il suicidio della destra ha un nome principale: Fini. Il suicidio della sinistra ha un nome principale: Renzi. E due sciami di complici.

Il fallimento dei tecnici ha il nome di Monti (e magari la faccia della Fornero), la crescita abnorme dell’antipolitica ha la chioma di Grillo e il faccino di Di Maio. E il vuoto che resta, la sedia vacante, ha il nome di Mattarella.

Il collasso della politica rispecchia il collasso della società; anzi è l’unico punto che congiunge il degrado della politica alla decadenza della società. Sullo sfondo c’è il tragico sorpasso dei decessi sulle nascite, dei vecchi sui giovani, più la fuga all’estero dei ragazzi più svegli, rimpiazzati dall’arrivo di clandestini. La società di massa si è fatta molecolare, sempre connessa e sempre più solitaria, abitata da narcisi astiosi. Continua a leggere

Come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso

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Segnalazione Arianna Editrice

di Enrica Perucchietti

Come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso

Fonte: luogocomune

Federico Dal Cortivo per Italiasociale.net intervista Enrica Perucchietti autrice del saggio «Fake News. Dalla manipolazione dell’opinione pubblica alla post-verità. Come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso»  uscito ieri, 19 marzo, per Arianna Editrice.

D: Dott.ssa Perucchietti, il suo saggio esce quasi in concomitanza con l’annuncio del Viminale che in vista delle elezioni politiche partirà il nuovo servizio in rete di segnalazione di notizie false ( fake news), basterà al cittadino entrare nel nuovo sito della Polizia Postale, e fare clic su un pulsante rosso virtuale e «denunciare le notizie che a nostro parere sembrano bufale». Una sua prima impressione su come funzionerà il «nuovo servizio pubblico» e se avrà una ricaduta sulle imminenti elezioni politiche, dalla pubblicazione dei memoriali contro gli avversari alle fake news si potrebbe dire…

R: Il discorso è molto delicato. In estrema sintesi, però possiamo pensare che possa in futuro valere come una raccolta dati e dall’altro come un sistema di censura per imbavagliare il web puntando progressivamente a censurare i siti scomodi e l’informazione alternativa. Credo che questo servizio rientri all’interno di una campagna sempre più agguerrita contro le fake news che ha però come obiettivo non la tutela dell’opinione pubblica, quanto il controllo sociale.

Una volta ricevute le segnalazioni, un team dedicato del Cnaipic, un organismo specializzato della Polizia postale verificherà attentamente attraverso l’impiego di tecniche e software specifici e, in caso di accertata infondatezza, pubblicherà una smentita. In che modo, mi chiedo, si deciderà quali contenuti sono veri e quali falsi? Fino a che punto si spingerà questo sistema? Non lo sappiamo. Sappiamo però che in Europa la guerra alle fake news si sta facendo sempre più accesa e ancora pochi ricercatori, intellettuali e giornalisti si stanno opponendo a tutto ciò. Qualcosa di simile, infatti, sta avvenendo anche in Francia: nella conferenza stampa di inizio anno, Macron ha annunciato un progetto di legge per combattere le fake news e rafforzare il controllo dei contenuti su internet in periodo elettorale. Continua a leggere

Giappone, 10mila richieste d’asilo nel 2016: accettate solo 28 (PRENDERE ESEMPIO!)

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Le nazionalità d’origine più ricorrenti: sette afghani, quattro etiopi, tre eritrei e due del Bangladesh

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http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/giappone-10mila-richieste-d-asilo-nel-2016-accettate-solo-28_3123975-201802a.shtml Continua a leggere

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