L’impero della Chiesa

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Contro ogni forma di laicismo e di anticlericalismo, ripubblichiamo un testo di monsignor Umberto Benigni sul ruolo che la Chiesa Cattolica ha avuto e deve avere nella società. 
 
L’impero della Chiesa
La Chiesa e la civiltà hanno, senza dubbio, un loro elemento proprio, indifferente all’altra: la questione dommatica se lo Spirito Santo proceda da o per il Figlio, è estranea alla civiltà; lo stabilimento del telefono internazionale è estraneo alla Chiesa. Ciò avviene perchè in questa avvi un elemento dommatico, assoluto e trascendente; e nella civiltà entra un elemento semplicemente tecnico.
Peraltro tutto ciò non toglie nè diminuisce affatto il grande principio: la vera religione è la base ed il presidio della vera civiltà, perchè la vera religione è la vera moralità senza di cui la civiltà non può essere che parziale e materiale, quindi manchevole nel più e nel meglio della vita sociale.
La civiltà vera e perfetta risulta da un insieme organico di principii e di fatti morali e materiali: insieme oltremodo complesso e molteplice, che va dal retto funzionamento dell’autorità politica e domestica sino alla rete delle pubbliche comunicazioni ed al buon servizio della nettezza urbana. Ma quanto varrebbe per meritare il titolo di civile ad un popolo, che in esso l’igiene e l’agiatezza raggiungessero la perfezione esistente nel palazzo di un miliardario nord-americano, se in quel popolo mancasse la moralità; sicché le sue istituzioni, leggi ed usanze fossero immorali od anche amorali, cioè facessero o lasciassero trionfare l’immoralità? Un tal popolo darebbe lo spettacolo di una di quelle stalle signorili, dove ammiransi la pulizia, la comodità, il lusso in cui vivono eleganti e costose bestie da tiro e da corsa.

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Il “Bus della Libertà” è sotto scorta!

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di Filippo Savarese

Caro Lettore,

Guarda coi tuoi occhi:

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Il Bus della Libertà di CitizenGO Italia contro il Gender nelle scuole, che dal 20 febbraio ha girato l’Italia sostando in 11 grandi città per regalare alle famiglie migliaia di Manuali per Genitori Protagonisti nelle Scuole, è dovuto entrare a Bologna scortato da PoliziaCarabinieriforze dell’ordine.

Di nuovo. Era già successo durante il primo tour nazionale, lo scorso settembre.

Hai capito in che tempi viviamo?

Per poter chiedere, semplicemente, di non confondere l’identità sessuale dei bambini, oggi, nel 2018, nel tempo della “democrazia“, dei “diritti civili” e della “tolleranza“, io e te dobbiamo essere difesi e protetti dalle forze dell’ordine in assetto antisommossa.

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Abbiamo difeso la tua Libertà

Sì ma… difesi da chi? Dai collettivi di sinitra e LGBT che stavano occupando la piazza in cui avevamo il diritto di sostare.

Inizialmente siamo stati dirottati verso un altro luogo. Ma ci siamo opposti con tutte le forze: perché dei liberi cittadini non possono esercitare i loro diritti costituzionali (libertà di opinione ed espressione) per colpa di qualche scalmanato nullafacente?

Ci siamo opposti e, anche grazie all’intervento personale del Senatore Carlo Giovanardi, che ci ha raggiunti sul posto protestando accanto a noi, siamo stati finalmente scortati nella nostra piazza.

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Immagina la scena: il nostro pullman scortato in città in mezzo alle camionette della Polizia a sirene spiegate. E perché? Per chiedere il rispetto della Libertà educativa dei genitori… incredibile. Ma è così.

Il tour è poi proseguito per Cesena e Pescara, chiudendosi alla grande ieri a Roma.

Allora: abbiamo fatto un buon lavoro?

matteo, è il momento di fare un bilancio.

  • Il Bus della Libertà ha percorso quasi 4.000 Km in 8 giorni, sostando in 11 grandi città italiane (Reggio Calabria, Catania, Napoli, Livorno, Torino, Milano, Verona, Bologna, Cesena, Pescara, Roma);
  • Abbiamo incontrato centinaia di sostenitori, distribuendo migliaia di Manuali per Genitori Protagonisti nelle Scuole;
  • Le cronache del Bus sono state seguite da decine e decine di articoli sulla stampa locale e sul web;
  • Le nostre dirette Facebook hanno raggiunto, in totale, centinaia di migliaia di visualizzazioni.

RISULTATO?

Il secondo tour del Bus della Libertà è senz’altro la più vasta campagna anti-Gender mai condotta in Italia.

Un’avventura emozionante e straordinaria, affrontata principalmente per difendere i nostri valori comuni (miei e tuoi) e per dare voce al tuo pensiero, in un Paese in cui la nostra Libertà di pensiero ed espressione è sempre più minacciata e violata, come abbiamo dimostrato.

UN GRANDE APPELLO FINALE

Come hai visto con i tuoi stessi occhi, CitizenGO ha messo in questa campagna cuorementeenergie e passione. Con fatica e sacrificio. Sopportando le avversità delle amministrazioni e dei collettivi ostili (e quelle del clima!).

Abbiamo affrontato tutto ciò gettando il cuore oltre l’ostacolo. Siamo fieri di quel che abbiamo fatto, e di averlo fatto per dare voce a te, ai tuoi valori, a ciò che ti sta più a cuore. 

 

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Una scelta tra la Vita e la Morte, e il sorriso di una bambina…

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di Toni Brandi

Ci sono momenti nei quali una mamma incinta può essere assalita dal dubbio e dalla tentazione. Le si presenta davanti una tragica “scelta”. Quella tra la vita e la morte…

Ma il sorriso di una bambina ci ricorda quale è la strada giusta.

Ti presento in anteprima il video che ProVita ha realizzato per la campagna di sensibilizzazione sul tema dell’aborto. Abbiamo voluto trasmettere in modo emotivamente coinvolgente un messaggio forte, in un minuto…

Clicca qui per visualizzare il video (prenditi un minuto)!

spot su aborto

Intendiamo portare questo spot – che ad ora è visualizzabile su Youtube e sui social – anche nei cinema! Raggiungeremo così decine di migliaia di persone, anche mamme che potrebbero trovarsi nelle situazioni descritte dal video… Continua a leggere

I Giudei non piacciono a Dio

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Scritto e segnalato da don Curzio Nitoglia

Introduzione

Non è una frase di Rosenberg, né di Hitler e neppure di Goebbels, ma è stata scritta da San Paolo (1Tess., II, 15-16) e quindi è divinamente rivelata, ispirata e infallibilmente vera.

Il testo di S. Paolo

La frase intera, in due versetti, suona così: “I quali [Giudei] hanno perfino messo a morte il Signore Gesù [“Dominum occiderunt Jesum”] e i Profeti ed hanno perseguitato anche noi; essi non piacciono a Dio [“Deo non placent”] e sono nemici di tutti gli uomini [“omnibus hominibus adversantur”], impedendo a noi di predicare ai Pagani perché possano essere salvati. In tal modo essi colmano la misura dei loro peccati! Ma oramai l’ira di Dio è arrivata al colmo sul loro capo [“pervenit enim ira Dei super illos uque in finem”]”.

Il Commento di S. Tommaso d’Aquino

Vediamo il commento che ne fa S. Tommaso d’Aquino: «Non importa se furono i Romani ad ucciderlo, perché furono gli stessi Giudei che con le loro grida chiesero a Pilato di crocifiggerlo. […]. Poi l’Apostolo parla dei Profeti dell’Antico Testamento dei quali pure sta scritto negli Atti degli Apostoli (VII, 52): “Quale dei Profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta di Cristo, del quale ora voi siete divenuti traditori e uccisori [“proditores et homicidae”]”. Perciò essi non piacciono a Dio [“Deo non placent”] perché non operano con una fede retta e “senza la fede è impossibile piacere a Dio” (Ebr., XI, 6). Infine S. Paolo mostra che i Giudei “sono nemici di tutti gli uomini [“omnibus hominibus adversantur”]”. Infatti sono nemici perché vietano e impediscono a noi Apostoli del Nuovo Testamento di predicare a tutti gli uomini e così ostacolano la loro conversione. […]. Così essi vivono sino a quando giungeranno al punto in cui Dio permette. Infatti Dio, dopo la passione di Cristo, concesse ai Giudei uno spazio di 40 anni per la penitenza, però essi non solo non si convertirono, ma aggiunsero peccati a peccati. E Dio non lo tollerò più. […]. Tuttavia non pensare che quest’ira divina duri per 100 anni, bensì durerà “sino alla fine” del mondo [“usque in finem” mundi], allorché la totalità dei Pagani avrà abbracciato la fede in Cristo» (Thomas AquinatisExpositio et lectura super Epistolas Pauli Apostoli. Super Primam Epistolam ad Thessalonicenses Lectura, Lectio II, caput 2, versiculi 15-16). Continua a leggere

Siamo rassegnati a non contare nulla: il vuoto elettorale e le guerre in Medio Oriente

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di Alberto Negri

Siamo rassegnati a non contare nulla: il vuoto elettorale e le guerre in Medio Oriente

Fonte: Alberto Negri

Comprendere il groviglio di interessi delle potenze in conflitto Medio Oriente e lungo l’arco della crisi che arriva fino all’Asia è un’impresa perché gli stati e gli attori coinvolti sono avviluppati in alleanze contradditorie: la stessa fondamentale relazione amico-nemico è diventata mutevole e in certi casi quasi indistinguibile. Sembrano cose lontane ma se seguiamo il filo rosso degli eventi vediamo come queste vicende ci coinvolgano direttamente, anche qui in Italia, dove ci si accoltella, in senso vero o figurato, per vicende elettorali prive di qualunque interesse tattico e strategico. Come se fossimo rassegnati a non contare nulla e invece portiamo anche noi pesanti responsabilità.

La lotta al terrorismo, sbandierata per anni, si rivela, ogni giorno di più, una tragica presa in giro. Arabia Saudita, Turchia e Cina, in questi giorni stanno tentando di fermare l’iniziativa americana di mettere il Pakistan sulla lista dei Paesi finanziatori del terrorismo dopo che Washington ha congelato gli aiuti Usa a Islamabad. I pakistani stanno inviando nel Golfo un migliaio di soldati per appoggiare i sauditi nell’interminabile guerra in Yemen contro i ribelli sciiti Houthi, la Cina ha un contingente in Pakistan di 12mila uomini a protezione dei suoi porti mentre la Turchia è storicamente legata a Islamabad da rapporti economici e militari.

Ma oltre a questi evidenti interessi c’è ben altro. L’Arabia Saudita ha finanziato per anni i gruppi jihadisti in funzione anti-iraniana, è coinvolta più o meno direttamente nell’11 settembre, mentre la Turchia di Erdogan manovra migliaia di jihadisti nella guerra anti-Assad. Il Pakistan è stato per un decennio insieme ai sauditi l’alleato chiave degli Usa nella guerra contro l’Urss in Afghanistan ma è anche il Paese che ha ospitato la latitanza di Osama bin Laden e sostiene i gruppi talebani e jihadisti in Afghanistan contro la coalizione a guida americana. Continua a leggere

Erdogan re del Mediterraneo. Eni costretta a lasciare Cipro

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di Gian Micalessin

Erdogan re del Mediterraneo. Eni costretta a lasciare Cipro

Fonte: Il Giornale

Sconfitti e umiliati. A far girare il bollettino della disfatta italiana ci pensa il governo di Nicosia annunciando che Saipem 12000, la nave da ricerca dell’Eni bloccata dalla marina militare turca al largo di Cipro è «costretta a tornare indietro».
Un eufemismo dietro il quale si nasconde la triste realtà di un Mediterraneo assoggettato alla volontà del sultano Erdogan. Un sultano che ci ha imposto con prepotenza politica e tracotanza militare l’abbandono di quel blocco 3 della zona economica esclusiva di Cipro dove l’Eni era impegnata a cercare nuovi pozzi di gas su mandato di Nicosia. Un sultano contro il quale non hanno trovato il coraggio di alzare la voce né l’Italia, né l’Europa, né l’Onu. Ma partiamo dall’Eni. Prenderla a esempio della debolezza dell’Italia è fuori luogo.

L’Eni è sicuramente lo scrigno di molti e importanti interessi nazionali. E le sue prospezioni e le sue ricerche contribuiscono a garantire il fabbisogno energetico nazionale. Ma l’Eni è soprattutto un’azienda e deve render conto in primis ai suoi azionisti. Il piratesco arrembaggio di una Turchia pronta a muovere le sue fregate e a decretare un blocco navale mascherato da esercitazione militare costava all’Eni circa 600mila dollari al giorno. Proseguire in questa situazione in assenza di assicurazioni politico-diplomatiche da Roma – e soprattutto da Bruxelles e dall’Onu – veri garanti della legittimità della Zona Economica Esclusiva di Cipro – era impossibile. Più i giorni passavano e più i costi diventavano insostenibili. Continua a leggere

Fake News, intervista a Enrica Perucchietti: “Sempre più vicini allo psicoreato”

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di Enrica Perucchietti

Fake News, intervista a Enrica Perucchietti: "Sempre più vicini allo psicoreato"

Fonte: Redazione Web Macro

L’ultimo libro di Enrica Perucchietti può essere considerato un vero e proprio grido d’allarme. Parliamo di Fake News (Arianna Editrice), che si avvale della prefazione di Marcello Foa. La battaglia in corso contro le cosiddette fake news è, in realtà, per Perucchietti un ulteriore grande passo verso una forma moderna di psicoreato, voluta da forze governative che non accettano il pensiero controcorrente.

Un tema super-bollente soprattutto in questi tempi dove il termine fake news è diventato quasi di moda ma dietro ci sono realtà e nuovi rischi non sempre di facile interpretazione. Il libro intende essere una bussola proprio per capire meglio “chi e cosa c’è dietro”, come testimonia l’intervista che abbiamo fatto all’autrice.

Perché questo libro? Come autrice affermata, quali sono le esigenze che l’hanno portata a scrivere questo nuovo saggio critico?

Negli ultimi anni ho approfondito sempre di più il tema della manipolazione e del controllo sociale. L’attuale battaglia globale contro le fake news si inserisce in questo ambito: ritengo infatti che sia una forma di strumentalizzazione per convincere l’opinione pubblica a introdurre il reato d’opinione e soprattutto censurare l’informazione alternativa che si svolge soprattutto sul web. Il potere oggi, come il Grande Fratello orwelliano, sottomette le menti dei cittadini tramite il “controllo della realtà” e niente deve sfuggire alle maglie del suo dominio onnipervasivo. Il potere, cioè svuota le menti dei cittadini per riempirle con i propri contenuti: chi si oppone, chi dissente viene accusato di “psicoreato”. Nel libro, mostro come molte tematiche affrontate da Orwell in 1984 si sono o si stanno concretizzando.

Oggi chi non si allinea al pensiero unico e al politicamente corretto viene infatti perseguitato, rischia la censura e in futuro, grazie alle proposte politiche di cui parlo ampiamente nel libro, verrà punito con sanzioni se non addirittura con l’arresto. Continua a leggere

I violenti e le parole ambigue

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Segnalazione Arianna Editrice

di Ernesto Galli Della Loggia – 25/02/2018

I violenti e le parole ambigue

Fonte: Corriere della Sera

«Noi condanniamo qualsiasi violenza e da qualsiasi provenienza. Però non possiamo fare a meno di ricordare che l’Italia è una Repubblica fondata sull’antifascismo, che la nostra Costituzione è antifascista». Queste a un dipresso le parole di tanti esponenti dello schieramento di sinistra a commento dei gravissimi incidenti di Torino e in genere di quanto sta succedendo in molti luoghi d’Italia. Parole che per l’appunto ruotano intorno a una formula in questi giorni sentita e risentita: la nostra è una Costituzione antifascista.

Sta bene. Si dà il caso però che la storia — la storia ripeto e non già le nostre opinioni personali — dovrebbe farci chiedere: antifascista sì, ma di quale antifascismo? Come infatti sa chi ha letto qualche libro, la storia registra molti avvenimenti che non possono non porre qualche problema di contenuto quando si adopera il termine antifascismo. Erano certamente antifascisti, ad esempio, quelli che in Spagna incendiavano le chiese e passavano per le armi preti, anarchici e trotzkisti. Erano antifascisti quelli che nel 1939 pensavano che l’Unione sovietica avesse fatto benissimo ad annettersi i Paesi baltici e mezza Polonia dopo essersi messa d’accordo con Hitler, così come lo erano quelli che sul nostro confine orientale dal ’43 al ’45 gettarono qualche migliaia di italiani nelle foibe.

Antifascisti e per di più partigiani erano pure quelli dalla cui associazione (l’Anpi), non condividendone le idee di fondo, si staccarono i partigiani cattolici prima e poi quelli azionisti guidati da Parri nel 1948-49. Ancora: antifascisti a diciotto carati erano pure quelli che negli anni ‘50 non esitavano a definire «nazisti» gli Stati Uniti mentre non riservavano una sola parola di solidarietà, neppure una, agli antifascisti cecoslovacchi o ungheresi, solo pochi anni prima loro compagni nella Resistenza e ora mandati sulla forca con le accuse più inverosimili e infamanti dai regimi comunisti stabilitisi nei loro Paesi. E non si sono sempre proclamati antifascisti — a loro dire anzi del più «coerente» antifascismo — i terroristi delle Brigate rosse e di altre organizzazioni consimili? Continua a leggere

I bambini si possono vivisezionare, congelare e uccidere, ma le aragoste no!

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

I figli si possono uccidere prima della nascita per mancanza di nutrimento (RU 486) o anche smembrati pezzo a pezzo (aborto chirurgico), ma le aragoste (poverine!) non si possono bollire e se vengono commerciate, devono viaggiare in acqua salata, a pena di multa (anch’essa salata!)
da Notizie Provita

(LETTURA AUTOMATICA)
I bambini si possono uccidere prima della nascita con l’aborto. Spesso in modo crudele, smembrati pezzo a pezzo. Con l’aborto in pillole (RU 486) i bambini muoiono per mancanza di nutrimento nel seno materno. I bambini allo stato embrionale si possono montare e smontare, congelare scongelare, e vivisezionare…ma le aragoste, no: non si possono bollire. E se vengono commerciate, devono viaggiare in acqua salata – a pena di multa, anch’essa salata.
Lo racconta Wesley J. Smith, sul suo blog Human Exeptionalism. Accade in Svizzera, che ha seguito la Nuova Zelanda e alcuni altri Paesi nel mettere fuori legge le aragoste in bellavista. Il motivo? Le povere aragoste possono provare dolore, quando vengono gettate vive nell’acqua bollente (anche se i bravi crostacei non hanno un cervello che gli consenta di elaborare gli stimoli).
La Svizzera tempo fa ha modificato la propria costituzione per riconoscere la dignità individuale delle piante. Non degli ecosistemi. Dignità individuale delle piante. Un comitato di bioetica, incaricato di spiegare le ragioni della cosa, ha dichiarato che poiché le piante condividono con noi umani dei tratti biochimici a livello cellulare, è immorale “decapitare” un fiore di campo. Continua a leggere

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