Cosa guadagnano gli Usa dalla guerra (e cosa perde l’Europa)

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di Giacomo Gabellini

Fonte: DiariodelWeb

Le posizioni oltranziste del fronte Nato, contrarie a qualsiasi forma di trattativa con l’invasore russo, hanno cambiato il volto della guerra nel corso dei mesi. L’hanno resa più sanguinosa per gli ucraini, inducendo la Russia ad aumentare l’intensità e la violenza dei propri attacchi. Ma l’hanno resa anche economicamente più dispendiosa per noi europei, che ne stiamo pagando il prezzo industriale e sociale, mentre gli alleati statunitensi paiono lucrarci grandemente. Eppure anche Washington ha scommesso una posta così alta sulla roulette del conflitto che, in caso di sconfitta, rischia di perdere addirittura il suo predominio geopolitico, militare e finanziario sul mondo. Al DiariodelWeb.it l’analisi dello scrittore e ricercatore indipendente Giacomo Gabellini.Giacomo Gabellini, al di là della propaganda, qual è stato il reale andamento del primo anno di guerra in Ucraina?
Penso che in Europa si sottovaluti la situazione, o quantomeno manchino gli strumenti interpretativi per capire cosa c’è in ballo.

E cosa c’è in ballo?
L’obiettivo originario della Russia, quando ha avviato la cosiddetta operazione militare speciale, era quello di condurre una specie di trattativa armata. Cioè richiamare l’attenzione degli interlocutori occidentali sulle sue richieste, presentate mesi prima, in merito alla costruzione di un’architettura di difesa euro-atlantica che garantisse la tutela dei loro interessi di sicurezza.

Cosa glielo fa pensare?
Le modalità stesse con cui è stata condotta inizialmente l’operazione, con un corpo d’invasione era molto ridotto. I manuali teorizzano che l’aggressore debba avere un rapporto di forze di tre volte superiore rispetto a chi si difende: in questo caso era esattamente l’opposto. Segno della disponibilità russa ad affiancare alle operazioni militari anche il canale diplomatico. E nei primi mesi questo modus operandi sembrò dare dei risultati.

Quali?
I primi colloqui bilaterali, con delle aperture da parte di Zelensky e dei suoi collaboratori alla possibilità di un accordo. Senonché, tra fine marzo e inizio aprile 2022, la colonna corazzata di mezzi russi che sembrava dirigersi verso Kiev, un po’ alla volta si ritirò. Non in seguito a una sconfitta, ma per una manovra diversiva. Che però fu artatamente sfruttata dagli Usa e dalla Gran Bretagna per indicare la debolezza militare russa.

Un grave errore.
Si pensò che ci fosse la possibilità di infliggere a Mosca una sconfitta strategica. Che magari avrebbe potuto portare al rovesciamento di Putin o, perché no, addirittura alla balcanizzazione della Federazione russa, obiettivo che le potenze anglosassoni perseguono da sempre. Quindi si è assistito a un diluvio di armi, finanziamenti e forniture d’intelligence all’Ucraina, che le hanno permesso di reggere l’urto.

E hanno costretto anche la Russia a modificare, in corso d’opera, il suo modo di combattere.
Ha iniziato a bersagliare sistematicamente le infrastrutture a doppio uso, cioè utilizzabili sia a fini militari che civili: centrali energetiche, sotto-stazioni, ferrovie, strade, linee di trasporto… con grandi disagi per la popolazione. Ha intensificato gli scontri e a un uso forsennato dell’artiglieria, come arma principale. Si parla di 40-50 mila colpi al giorno, in pratica battaglie da seconda guerra mondiale. E persino le colossali forniture inviate dalle potenze occidentali si sono rivelate insufficienti a compensare il divario tra Ucraina e Russia.

Ma Mosca ha cambiato anche il suo target?
Per un po’ ha proseguito la trattativa armata. Dopo i referendum a Lugansk e Donetsk, ha riconosciuto anche l’indipendenza di Zaporizhzhia e Kherson. Ha alzato ulteriormente l’asticella delle richieste: non rinuncerà in ogni caso alle regioni che ha formalmente inglobato. Ma, anche di fronte a questa escalation, il fronte euro-atlantico non ha dato disponibilità a intavolare una trattativa seria. E quindi, a un certo punto, Putin ha dato mandato ai suoi generali di condurre lo sforzo bellico fino a che fosse necessario, cioè fino al conseguimento degli obiettivi.

Quali?
La demilitarizzazione dell’Ucraina, che comporta brutalmente l’eliminazione di tutti gli arruolabili. Stiamo arrivando a questo risultato. Il conflitto ha assunto le caratteristiche di una guerra lenta, di logoramento. E più si protrae, più il numero delle vittime sale. Fonti neutrali, come il Mossad, hanno stimato mesi fa a un giornale turco che gli ucraini avevano già perso 150 mila uomini, a fronte di 20 mila caduti russi. A spuntarla è chi ha più resistenza, più disponibilità di risorse a cui attingere.

Ma i Paesi occidentali fin quando possono permettersi di rimanere coinvolti in questa guerra di logoramento, pagando anche loro un cospicuo prezzo in termini economici e sociali?
Gli Stati Uniti sono molto distanti, quindi anche molto più sicuri. Per noi europei il pericolo è alle porte di casa. Inoltre, per gli Usa la Russia non è mai stato un partner commerciale di rilievo, mentre per l’Europa la guerra ha distrutto legami strutturati. L’afflusso di energia e materie prime da Mosca era la stampella su cui la nostra industria, in particolare quella tedesca, basava la propria potenza mercantile. Le fonti alternative che siamo stati costretti a ricercare hanno prezzi di gran lunga superiori.

Quali sono queste fonti?
Il Qatar e soprattutto gli Stati Uniti. Con il loro gas naturale liquefatto estratto tramite il fracking, tecnica spaventosamente inquinante. Ma, a quanto pare, i discorsi ecologisti in questo caso non contano più.

Gli Usa si sono quindi sostituiti alla Russia come principale fornitore di energia, pur a costi molto più alti.
E non basta. In questo clima di perdita di competitività dell’industria europea si è innestata l’iniziativa statunitense dell’Inflation Reduction Act: una legge, approvata lo scorso agosto, che prevede l’erogazione di sussidi pubblici alle aziende straniere disposte a rilocalizzare alcune produzioni sul territorio Usa. E i risultati si sono visti. Volkswagen, Bmw, Mercedes, Basf, Bayer hanno annullato progetti di potenziamento delle loro strutture nel vecchio continente per pianificare la costruzione di nuovi impianti al di là dell’Atlantico.

Ci vogliono fregare anche l’industria, in altre parole.
Gli Stati Uniti stanno sfruttando le dinamiche innescate dalla guerra per la propria reindustrializzazione, a spese della nostra deindustrializzazione. Già che ci sono, colgono l’occasione per aumentare anche il proprio export di armi, visto che tutti i parlamenti europei hanno votato l’aumento delle spese militari. E infine c’è pure un altro elemento interessante.

Ce lo dica.
Con lo scoppio della guerra si è assistito a una fuga di capitali dall’Europa agli Stati Uniti. Così imponente che Washington, in sei mesi, ha ridotto il suo passivo di circa duemila miliardi di dollari.

Capitali, armi, stabilimenti ed energia: la guerra è un bell’affare per gli Stati Uniti. Molto meno per l’Europa.
La capacità che avremo di sostenere il costo di questa guerra mi sembra molto ridotta. E sarà sempre più ridotta alla luce di queste dinamiche. Per noi questo conflitto è un’operazione perdente su tutta la linea.

Eppure anche dagli Usa cominciano a levarsi voci contrarie al conflitto. Ad esempio quella di Trump.
E non solo lui: anche nel Pentagono si annidano fronde molto ostili a questa deriva bellicosa. Per due ragioni fondamentali. Primo, perché anche se riuscissero a capovolgere le sorti del conflitto a favore dell’Ucraina, e secondo me non ci riusciranno, l’effetto sarebbe quello di spingere la Russia con le spalle al muro. Mentre sta combattendo una guerra che percepisce come esistenziale per il futuro del proprio Paese, cioè che non può perdere. Dunque, di fronte alla prospettiva di una sconfitta, non esiterà a ricorrere a tutte le sue risorse, che comprendono anche le armi nucleari.

Uno scenario da brividi.
I politici forse non se ne rendono conto, ma i militari sì. Da qui deriva la contrarietà di buona parte del Pentagono. Lo stesso capo di Stato maggiore Milley ha affermato più di una volta che questa guerra si deve concludere con una trattativa.

E la seconda ragione?
Lo schieramento occidentale si è giocato tutto sulla vittoria dell’Ucraina. Se dovesse spuntarla la Russia, che cosa ne sarebbe della Nato e della sua credibilità? Per un verso questo comporterebbe l’allentamento, forse decisivo, dei legami all’interno dell’alleanza atlantica. Per l’altro eroderebbe il predominio statunitense sul sistema finanziario mondiale.

Questo sta già accadendo.
Paesi come l’India non solo non hanno aderito alle sanzioni, ma si sono trasformati nei principali acquirenti di petrolio russo, che utilizzano per sé e rivendono in giro per il mondo, costituendosi in circuiti economici alternativi a quello Usa.

Per non parlare della de-dollarizzazione negli Emirati Arabi.
Esattamente. Oltretutto, la confisca delle riserve monetarie della Russia presso le istituzioni occidentali è un provvedimento sanzionatorio mai preso in passato, nemmeno contro la Germania di Hitler. E il congelamento dei beni di singoli cittadini russi, associati in maniera arbitraria al Cremlino, ha avuto un effetto controproducente terribile per gli stessi occidentali.

Cioè?
Ha reso manifesto agli occhi di tutti gli altri Paesi del mondo che, se avessero assunto posizioni contrarie agli interessi statunitensi, le loro riserve sarebbero state confiscate con un clic. E gli arabi, i cinesi, gli africani hanno cominciato a guardarsi attorno e a cercare altre soluzioni. Secondo me anche le difficoltà delle banche svizzere è significativa.

Sotto che profilo?
La Svizzera ha rinunciato alla sua storica neutralità per aderire alla campagna sanzionatoria nei confronti della Russia. E questo ha comportato il ritiro massiccio dei conti dei ricchi di tutto il mondo. Forse non è un caso se oggi il Credit Suisse si ritrova in questa situazione…

Insomma, si assiste a un indebolimento generale del fronte euro-atlantico.
E a un’ascesa complementare dell’Asia e dei Paesi che hanno rifiutato di aderire alle sanzioni contro la Russia. Anche in questo caso, credo che noi europei siamo i primi perdenti.

a cura di Fabrizio Corgnati

“Pugni e colpi alla testa. Pd? Non pervenuto”. Parla il padre del 16enne pestato dai centri sociali

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di Francesca Galici

 

Esprimiamo massima solidarietà all’amico Emilio Giuliana, al figlio e alla famiglia. (n.d.r.)

 

Picchiato da un “compagno” dei centri sociali, parla il padre: Emilio Giuliana, ex consigliere di An a Trento, ci racconta l’aggressione del figlio.

l rientro la domenica a casa, dopo la partita del Trento giocata nello stadio di casa lo scorso 5 marzo, e l’aggressione subita senza un apparente motivo. Questo è quanto accaduto al figlio di Emilio Giuliana, ex consigliere di An nel capoluogo trentino, picchiato su lungadige Apuleio. “Fascista di m…”, “Skinhead di m…”, “Ti ammazzo”: questi gli epiteti rivolti al 16enne mentre subiva la furia dell’aggressore. Anche grazie alla prontezza di riflessi del ragazzo, che ha fotografato l’auto dell’assalitore, la Digos della questura di Trento, coordinata dalla procura, ha rintracciato il presunto autore del pestaggio, individuandolo in un 23enne “compagno” del centro sociale “Bruno”. Abbiamo raggiunto telefonicamente l’ex consigliere di Trento.

Cosa è successo quel pomeriggio?

Al termine della partita di calcio Trento Lecco, P. lascia mia moglie e i due fratelli per fare ritorno a casa. All’inizio di lungadige Marco Apuleio, via dove abitiamo, mio figlio è stato aggredito alle spalle. Un uomo di 23 anni attraversa il marciapiede, dove aveva parcheggiato la sua Lancia Phedra, per raggiungere il marciapiede opposto, percorso da mio figlio. L’aggressore ha raggiunto mio figlio alle spalle, lo ha preso dal collo, urlando ‘Skinhead di merda’, ‘Trento anti fascista’, ‘Fascista di merda’, ‘Ti ammazzo’, tempestandolo di colpi alla testa e facendolo stramazzare rovinosamente in terra. P. ha compiuto 16 anni da qualche mese, essendo nato a dicembre. Ci sono 7 anni di differenza rispetto al suo aggressore.”

Perché il centro sociale Bruno parla di suo figlio come di un “provocatore” che avrebbe aggredito per primo?

“Un vecchio adagio popolare recita: “Peggio la pezza del buco”. Infatti, il loro comunicato è un’ammissione di colpa. Comunque, la loro versione rispecchia ciò che distingue la galassia della sinistra dalla fine della guerra ad oggi, ossia l’arte della manipolazione dei fatti e del linguaggio, sono professionisti del pianto che paga. Sfortunatamente per loro, all’aggressione hanno assistito molte persone e uno di questi ha testimoniato in questura.”

Ha ricevuto solidarietà da parte degli ambienti di sinistra di Trento?

“Spesse volte, al di là degli schieramenti politici, esistono persone di nobili principi, capaci di distinguersi dalla plebaglia ideologizzata, tra essi alcuni assessori comunali, ed il sindaco (a Trento la giunta comunale è di sinistra), oltre a dichiarazioni di condanna e solidarietà rilasciate e riportate da quotidiani locali, mi hanno contattato telefonicamente. Il Partito democratico non è pervenuto.”

Crede possa essere realistico che il vero obiettivo fosse lei, come sostiene qualcuno?

“Ad oggi continuo a farmi domande, perché mio figlio non appartiene e non è riconducibile a nessun gruppo politico, neanche aggregazioni ludiche come quella dei tifosi. Contrariamente a quel che alcune testate giornalistiche hanno pubblicato, il giorno dell’aggressione P. non aveva nessun simbolo di riconoscimento calcistico, nessuna sciarpa al collo. P. è un ragazzo educato secondo una visione del mondo naturale tradizionale, è cattolico (no modernista), è fiero di essere italiano, ama la sua famiglia lontana dal modello Cesaroni! Non è da escludere che abbiano colpito lui per fare un torto al padre, cioè me.”

Qualche anno fa le sono state rivolte pesanti minacce, di recente ci sono stati altri episodi sospetti?

“Sono anni che non ricevo minacce, l’ultima, una scritta sul muro del palazzo dove abito, è stata: ‘Morte al clero e a Giuliana‘. Ho iniziato ad interessarmi alla politica da ragazzino, più o meno a 14 anni, perché non mi convinceva ciò che insegnavano a scuola. Le lezioni le percepivo come un indottrinamento, lontane dall’istruzione. Molto presto, ho iniziato ad essere vittima di perquisizioni promosse dalle procure, attenzionato dalle frange organizzate di movimenti e partiti globalisti, con relative aggressioni e scontri. Non sono ipocrita, non mi sono mai tirato indietro.”

Cosa ne pensa del clima che si sta sviluppando in Italia?

“Nulla di nuovo sotto il sole, ma la responsabilità non è da attribuire solo alla galassia della sinistra, ma soprattutto all’incapacità della ‘destra’ di rompere l’accerchiamento di menzogne storiche, culturali imperanti. Non solo la destra lascia in piedi il castello di bugie costruito dalla sinistra, ma vergognosamente le asseconda.”

Stiamo davvero andando incontro a un remake degli anni Settanta secondo lei?

“A mio modesto avviso non esiste un remake. Dal giorno dell’armistizio a Cassibile ad oggi e per il futuro, la narrazione è e sarà sempre la stessa, cambiano solo gli attori. Dopo tutto, l’Italia è priva di sovranità, e il deep state la fa da padrone, il resto solo comparse ubbidienti, scodinzolanti prezzolati!”

Oggi come sta il ragazzo?

“Mi permetta, l’immodestia, buon sangue non mente… Sta bene, ciò che ti ferisce ti fortifica, e lui ne è uscito fortificato. Amo P., amo i miei figli e mia moglie, siamo una bella ed invidiabile corazzata, e con l’aiuto di Dio andiamo avanti serenamente, senza paura.”

 

Per leggere l’articolo completo: https://www.ilgiornale.it/news/interni/pugni-e-colpi-testa-pd-non-pervenuto-parla-padre-giovane-2132749.html

Usa, non solo Nashville: ben quattro sparatorie compiute da trans negli ultimi anni

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di Francesca Totolo

Roma, 31 mar – Il 27 marzo scorso, Audrey Hale, una ragazza di 28 anni che sui social si identificava come trans, utilizzando i pronomi maschili (he-him), è entrata in un piccolo istituto privato cristiano di Nashville, la “Covenant School”, sparando e uccidendo tre bambini e tre adulti. Questo però non è l’unico episodio del genere che vede come protagonista un persona trans e non binaria. Secondo l’americano Centers for Disease Control and Prevention, i trans rappresentano lo 0,6 per cento della popolazione negli Stati Uniti. Ciò ha incendiato il dibattito riguardante i disagi psichici che molte volte si accompagnano alla disforia di genere e i rischi per la salute mentale conseguenti alla somministrazione di farmaci per la transizione di genere.

Non solo Nashville: la strage di Colorado Springs

Era la sera del 19 novembre del 2022, quando il 22enne Anderson Lee Aldrich entrava nel locale gay Club Q di Colorado Springs, in Colorado, e uccideva a colpi di armi da fuoco cinque persone.

Anderson Lee Aldrich

Gli atti depositati in tribunale dagli avvocati di Aldrich affermavano che il 22enne fosse una persona non binaria e si riferivano a lui usando i pronomi “they/them”. Per questo motivo, veniva citato come “Mx. Aldrich”.

La sparatoria nella scuola di Denver

Era il 7 maggio del 2019, quando due adolescenti, Devon Erickson e Maya Alec” McKinney, entrarono alla Stem School Highlands Ranch di Denver, sparando agli studenti e uccidendone uno. La 16enne McKinney si identificava come maschio e affermò di volersi vendicare con le persone che la prendevano in giro per la sua identità sessuale. Durante gli interrogatori, McKinney dichiarò anche di aver sentito delle voci, di aver sofferto di pensieri omicidi e suicidi, e di aver rifiutato di assumere farmaci.

Devon Erickson e Maya “Alec” McKinney

Devon Erickson e Maya “Alec” McKinney sono stati condannati entrambi all’ergastolo.

La strage di Aberdeen

Nel settembre del 2018, la 26enne Snochia Moseley sparò a sei colleghi, uccidendone tre, in un magazzino della Rite Aid di Aberdeen, nel Maryland. Suicidatasi dopo la sparatoria, la Moseley si identificava come trans e da tempo soffriva di problemi di salute mentale causati dalla sua identità sessuale.

Snochia Moseley

Dopo Nashville: l’addetta stampa del governatore dem dell’Arizona vuole sparare ai transfobi

A distanza di 12 ore dalla strage di Nashville messa a segno dalla trans Audrey Hale, l’addetta stampa del governatore dem dell’Arizona Katie HobbsJosselyn Berry, ha pubblicato su Twitter un immagine di una donna armata di pistole (l’attrice Gena Rowlands nel film “Gloria” del 1980) con il commento: “Noi quando vediamo i transfobi”.

Il tweet di Josselyn Berry e la Berry con la governatrice Katie Hobbs

Il giorno successivo, la Berry si è dimessa dall’incarico anche per le pesanti pressioni dei repubblicani e dell’opinione pubblica. “L’incarico dell’addetta stampa non rispecchia i valori dell’amministrazione. Il governatore ha ricevuto e accettato le dimissioni dell’addetta stampa”, così in una nota dell’ufficio del governatore dell’Arizona venivano ufficializzate le dimissioni di Josselyn Berry.

Francesca Totolo

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/usa-non-solo-nashville-ben-quattro-sparatorie-compiute-trans-ultimi-anni-259171/

I conti mai fatti col fascismo

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di Massimo Fini

 

ARIANNA EDITRICE

Fonte: Massimo Fini

Claudio Anastasio, Presidente della 3-I, società pubblica, è stato massacrato (“apologia del fascismo” secondo il Pd e il quotidiano La Repubblica che ha fatto il presunto scoop) e quindi costretto a dimettersi perché in una mail interna inviata ai componenti del Consiglio di Amministrazione assumendosi la responsabilità dell’andamento dell’azienda, ha parafrasato, ripeto: parafrasato, il discorso con cui Benito Mussolini il 3 gennaio 1925 si era attribuito la responsabilità politica e morale dell’assassinio di Giacomo Matteotti. Riferimento, quello di Anastasio, certamente inopportuno, sempre che sia stato voluto, ma nulla più. Winston Churchill replicò il famoso discorso di Catilina ai soldati prima della battaglia copiando letteralmente l’ultima frase: “vi prometto solo lacrime e sangue”. Non per questo Churchill può essere segnato a dito come un eversore dello Stato come lo fu Catilina. Si è andati a ravanare nel passato di Anastasio, si è scoperto che nel 1997 aveva curato un programma sulla storia del Duce. Forse che in Italia è proibito rifare, seguendo le proprie opinioni, giuste o sbagliate che siano, la storia di Mussolini e della sua famiglia? E allora mettiamo in galera anche Renzo De Felice che, come storico, ha chiarito dati alla mano che il Fascismo ebbe un largo consenso fra gli italiani (“gli anni del consenso”).
Polemiche sepolcrali come quelle sul fascismo e l’antifascismo possono esistere, a 75 anni dalla fine della guerra, solo in Italia. Il fatto è che noi italiani non abbiamo fatto i conti con la nostra storia recente assumendo come buona la sciagurata interpretazione di Benedetto Croce secondo il quale il Fascismo era stato “solo una parentesi della nostra storia”. Invece il Fascismo fa parte a pieno titolo della nostra storia nel male ma anche nel bene che pur ci fu. Montando la leggenda partigiana, e lo dico con il massimo rispetto per gli uomini e le donne che partigiani lo furono davvero e non solo dopo il 25 luglio, come ho rispetto dei ragazzi che andarono a morire per Salò in nome di altri valori, l’onore e la lealtà, che a quei tempi erano moneta corrente (non ho aspettato Luciano Violante per riconoscere pari dignità ai ragazzi che andarono a morire per Salò), noi abbiamo fatto finta di aver vinto una guerra che avevamo invece perso nel più sciagurato dei modi, tradendo, in una lotta per la vita e per la morte, l’alleato che ci eravamo scelti e schierandoci, come avevamo già fatto nella Prima guerra mondiale, col vincitore. In realtà la lotta partigiana, pur benemerita, fu marginale in quella tragica epopea che fu la Seconda guerra mondiale. I protagonisti furono altri: gli americani, gli inglesi, i russi sovietici da una parte (la Francia si è seduta arbitrariamente al tavolo dei vincitori, tanto che oggi conserva un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU avendo avuto una Resistenza ancor più marginale di quella italiana, una correità col governo filo nazista del maresciallo Pétain e un’adesione della popolazione a quel regime filofascista maggiore di quella italiana) i nazisti tedeschi, gli italiani fascisti, i giapponesi dall’altra.
Fra le benemerenze di Mussolini si può mettere, paradossalmente, che fu il miglior alleato degli Alleati: “spezzeremo le reni alla Grecia” e dovette intervenire la Wermacht per salvarci, il Duce aprì il fronte africano di cui Hitler non voleva sapere e ci fu la sconfitta nella battaglia di El Alamein in cui gli italiani si portarono benissimo come ammise lo stesso Rommel, sconfitta scontata data la disparità delle forze in campo.
Uscendo dal paradossale fu Mussolini, come abbiamo già ricordato, a resistere alla crisi di Wall Street del ’29 creando l’IRI, e poi ci furono leggi economiche di tutto rispetto e un’attenzione all’istruzione con il  liceo classico curato da Giovanni Gentile, che è stato valido fino agli anni ’60 del dopoguerra e in qualche misura lo è ancora oggi (“il classico mi sta aiutando a cercare me stesso, a capire da dove vengo e chi devo diventare, fornendomi una preparazione versatile e multiforme” ha scritto al Corriere il sedicenne Flavio Maria Coticoni, che sia fascista anche lui?). Ci sono poi cose minori, molto irrise, come la divisa. Mi ha detto qualche anno fa una vecchia signora che fu ragazza durante il regime e che indossò quella divisa: “per noi ragazze e per i ragazzi la divisa nascondeva le differenze sociali fra chi può permettersi ed ostentare le griffe e chi no” come è storia di oggi. Ci sono le attività sportive imposte alla gioventù, anche se poi Starace, col salto nel ‘cerchio di fuoco’, rendeva ridicolo ciò che invece aveva un suo senso: tenere allenata la nostra gioventù, invece di accontentarsi di andare a vedere le partite di calcio.
E veniamo agli errori ed anche agli orrori di cui primo responsabile fu Benito Mussolini. Il primo fu quello di far entrare l’Italia in guerra assolutamente impreparata (“ci basteranno poche migliaia di morti per sederci al tavolo della pace”, abbiamo visto) e fu la tragedia dell’Armir. Ci sono poi il delitto Matteotti, l’assassinio a Parigi dei fratelli Rosselli, aver tenuto in galera per una decina di anni Antonio Gramsci il vero leader del Partito comunista (“dobbiamo impedire a questa mente di funzionare”). Anche se bisogna pur dire che fra tutti i totalitarismi di quei tempi nazismo, stalinismo, Mao Tse-tung, il Fascismo fu certamente il meno sanguinario.
C’è infine l’adesione alle leggi razziali che i nazisti non ci avevano nemmeno chiesto. Questa, sotto il profilo etico, è la colpa più grave oltre che grottesca. Se c’è un popolo che, “per fortuna o purtroppo” per dirla con Gaber, non può vantare alcuna purezza raziale è quello italiano che, conquistato di volta in volta da questo o da quello, è un crogiolo di etnie diverse (“Franza o Spagna purché se magna”).
Ma anche la questione semitismo/antisemitismo ha fatto il suo tempo. Gli ebrei non sono più i perseguitati di un tempo, appartengono anzi, grazie alla finanza internazionale, all’élite che governano il mondo. Si riconoscono in uno Stato, Israele, che un giorno sì e uno no ammazza bambini palestinesi solo perché palestinesi. Nella striscia di Gaza tengono un popolo in un lager a cielo aperto, proprio loro che dei lager furono le prime, anche se non le sole, vittime.
Gli emarginati oggi sono altri. Sono i migranti, in genere dell’Africa subsahariana, che vengono a morire sulle nostre coste e che Salvini, e tutti i razzisti alla Salvini, vorrebbero tener lontani così che anneghino in mare o siano respinti nell’inferno della Libia che proprio noi, francesi, americani, italiani, abbiamo creato, violando tutte le leggi internazionali a cui oggi siamo molto attenti nella guerra russo-ucraina, aggredendo uno Stato sovrano, come sovrani erano la Serbia e l’Iraq, e macellando il colonnello Muhammar Gheddafi in una maniera che disgusterebbe anche i ‘tagliagole’ dell’Isis.

 

Per approfondimenti: https://ariannaeditrice.musvc2.net/e/t?q=4%3dFd8VI%26F%3d4%26E%3dCY8X%26x%3dU6RF%26O%3djK3Ju_IZwR_Tj_LStY_Vh_IZwR_SoQyN.jLk2wHc6mCvIr7g.03_LStY_Vh21Nk4xFk_IZwR_SoC-eFwNk-DjC-h22j5c3Nk-4xH-kC-o5u4rMoF%26m%3dGwJ574.EnN%26kJ%3dEZ4U&mupckp=mupAtu4m8OiX0wt

 

Asse Mosca-Pechino 2.0

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di Alexandr Dugin

 

Fonte: Ideazione

La visita del capo della Repubblica Popolare Cinese a Mosca è percepita in tutto il mondo come simbolica. Non è un caso che i leader di Cina e Russia abbiano preceduto questo incontro con articoli di programma. Putin ha descritto come vede le relazioni con la Cina, Xi Jinping ha dato la sua valutazione. In generale, le posizioni dei due leader mondiali coincidono: Cina e Russia sono partner strategici stretti che rifiutano l’egemonia dell’Occidente moderno e sostengono coerentemente un mondo multipolare. Sia Xi Jinping che Putin danno nei loro testi un quadro completo del mondo: il mondo è già multipolare, con la Cina, la Russia e l’Occidente collettivo come poli più consolidati; allo stesso tempo, entrambi i leader sottolineano che né la Cina né la Russia cercano di imporre il proprio modello agli altri popoli, riconoscendo il diritto di ogni civiltà di svilupparsi secondo la propria logica, cioè di diventare un polo a pieno titolo con un sistema di valori sovrano. L’Occidente aderisce all’atteggiamento esattamente opposto e non rinuncia alla speranza di salvare il modello unipolare, che si è completamente screditato – con un’unica ideologia (liberale), con il sistema delle politiche di genere, le migrazioni illimitate, la totale mescolanza delle società e il postumanesimo. Russia e Cina rifiutano unanimemente l’egemonia occidentale e dichiarano la loro incrollabile volontà di costruire un mondo multipolare democratico e veramente libero.
Lo stesso incontro tra Xi Jinping e Putin a Mosca sarà una sorta di sigillo, che suggella un documento sull’era del multipolarismo.
Entrambi i leader hanno sottolineato il significato positivo del piano proposto da Pechino per risolvere il conflitto ucraino e Xi Jinping ha ricordato ancora una volta la necessità della pace e Putin ha riconosciuto le proposte cinesi come ragionevoli e razionali. Un’altra cosa è che l’Occidente e il regime nazista di Kiev hanno rifiutato categoricamente il piano di Xi Jinping senza nemmeno iniziare a discuterlo o a prenderlo in considerazione. Pertanto, è improbabile che abbia una grande importanza, ma la sua stessa esistenza e l’accordo di principio da parte delle due grandi potenze è già un grosso problema.
Sia il conflitto in Ucraina che l’escalation intorno a Taiwan sono generalmente interpretati dai leader di Russia e Cina allo stesso modo, attribuendo la colpa alla politica aggressiva e provocatoria dell’Occidente.
Ora è opportuno spendere qualche parola su come la visita viene percepita a Mosca. Il punto di vista prevalente è generalmente coerente con le affermazioni programmatiche dei nostri leader. Si tratta di una dichiarazione di un mondo multipolare, basato sulla più stretta alleanza geopolitica e di civiltà tra Cina e Russia, pronta a respingere le pressioni dell’Occidente egemone e che offre l’ingresso nel club multipolare alle altre civiltà – islamica, indiana, africana, latinoamericana e, in futuro, allo stesso Occidente – se le élite occidentali rinunceranno al globalismo e all’unipolarismo.
Anche l’accordo su un piano per la risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina sottolinea la vicinanza delle nostre posizioni, anche se, dato che l’Occidente e il regime di Zelensky ignorano completamente il progetto cinese, è improbabile che esso abbia una dimensione reale nel prossimo futuro.
Per Mosca, la visita del presidente Xi in un momento così difficile è molto importante. Dimostra che la grande potenza cinese non è affatto solidale con i tentativi di isolare la Russia sulla scena internazionale, come cerca di fare l’Occidente, e che le relazioni tra Paesi e popoli sono a un picco storico.
Questo è più o meno il modo in cui la comunità di esperti russi responsabili vede la visita di Xi Jinping. Si tratta di un gesto simbolico dell’affermata multipolarità rappresentata da due leader mondiali che concordano pienamente tra loro sui principali parametri del futuro.
Tuttavia, in Russia si sentono anche altre voci si sente l’opinione che la Cina stia facendo il proprio gioco, che non abbia intenzione di aiutare la Russia nel suo confronto frontale con l’Occidente e che sia pronta ad avviare negoziati separati con Washington. Ciò è tanto più possibile in quanto l’economia cinese è troppo dipendente dai mercati occidentali e la Cina stessa non è ancora pronta per un conflitto frontale con l’Occidente e cercherà di rimandarlo il più possibile o di evitarlo del tutto, ma nel frattempo la Russia potrebbe essere caduta in difficoltà. L’argomento principale di questi timori è la mancanza di disponibilità della Cina a fornire assistenza militare alla Russia.
Dal mio punto di vista, questi timori si spiegano con il fatto che molti in Russia non comprendono la peculiarità della politica cinese, che consiste in un calcolo deliberato di molte opzioni diverse e si basa principalmente sulla protezione degli interessi nazionali della Cina come Stato. Gli osservatori russi, che temono un tradimento da parte della Cina, non comprendono la strategia cinese stessa, il sogno cinese, che mira alla prosperità del sistema socialista, all’impero confuciano e alla costruzione di un sistema armonioso di relazioni internazionali. La Russia si trova oggi in un confronto più diretto con l’Occidente. La Cina è ben consapevole che la Russia si fa pagare il contraccolpo da se stessa, cioè che la nostra guerra è la sua guerra, o meglio l’assenza di guerra, il suo rinvio. Il sogno cinese è possibile solo con la piena sovranità geopolitica e civile della Cina, e quindi è incompatibile con l’egemonia occidentale e la dittatura liberale. Pertanto, la Cina sarà dalla parte della Russia non solo per ragioni opportunistiche, dalle quali potrebbe ritirarsi in qualsiasi momento se la situazione dovesse cambiare, ma per il suo orientamento strategico verso la piena indipendenza. Allo stesso tempo non ci si deve aspettare che la Cina compia passi troppo drastici nel sostenere militarmente la Russia. Sarebbe del tutto anti-cinese, ma ci sono molti altri modi per aiutare l’amico in una situazione difficile.
Il secondo tipo di critica alle relazioni Russia-Cina deriva dal fatto che la Cina è un gigante economico e demografico. Un riavvicinamento con la Russia la trasformerebbe automaticamente in un partner minore e dipendente, le cui terre e risorse potrebbero sembrare una facile preda per la Cina in rapido sviluppo. Questo timore è logico, ma in pratica si riduce al fatto che insieme la Cina farebbe meglio a preferire l’Occidente. E qui finisce la logica. Siamo in guerra con l’Occidente, ma siamo amici della Cina e l’Occidente nelle sue relazioni con la Russia insiste sulla sua completa subordinazione alle élite liberali occidentali e ai loro rappresentanti russi. La Cina, invece, non impone nulla e la sua strategia è completamente trasparente e razionale.
La risposta a questo timore sarebbe quella di rafforzare la propria identità russa, di compiere una netta svolta nell’economia e nell’industria e di perseguire una politica demografica intelligente. La Russia rischia di diventare un vassallo della Cina solo se si indebolisce completamente e perde la propria sovranità; tuttavia Putin, al contrario, sta cercando di rafforzare la sua sovranità. Pertanto, tutte le proporzioni di uguaglianza e mutuo vantaggio nelle relazioni russo-cinesi saranno rispettate. Il resto dipende solo dalla Russia: la Cina si comporta in modo coerente, prevedibile e aperto. Non ha piani imperialistici nei confronti della Russia (e di altre nazioni).
In ogni caso, la visita di Xi Jinping a Mosca apre una nuova pagina nelle relazioni internazionali. Si tratta di un punto cruciale nello sviluppo del dialogo e della cooperazione non solo tra due grandi Stati, ma anche tra due Civiltà, non è un caso che sia Xi Jinping che Putin abbiano menzionato la necessità di sviluppare la cooperazione umanitaria, progetti educativi, culturali e scientifici comuni. Per conoscersi meglio, è importante che cinesi e russi non si limitino a commerciare ma siano anche amici, proprio come lo sono i popoli e le culture, interessati l’uno all’altro e impegnati a capirsi. L’amicizia personale tra Xi Jinping e Putin è un modello, un archetipo, ma è importante che l’asse Mosca-Pechino 2.0 non si limiti alla comunicazione dei leader di Stato, ma coinvolga anche l’élite intellettuale, i creatori, gli artisti, gli scienziati e la gente comune. Per molti versi, l’Occidente si è chiuso alla Russia. D’altro canto, la Cina, che sta uscendo da una pandemia, sta aprendo le porte ai russi.

ALEKSANDR DUGIN (Mosca, 1962), filosofo e sociologo. Fondatore della scuola geopolitica russa e del Movimento Eurasiatico. Dugin è considerato uno dei più importanti esponenti del pensiero conservatore russo moderno in linea con la tradizione della corrente filosofica, politica e letteraria degli slavofili. Dugin è dottore in Sociologia e Scienze Politiche, PhD in Filosofia e Sociologia. Per 6 anni (2008 – 2014) è stato a capo del Dipartimento di Sociologia delle Relazioni Internazionali della Facoltà di Sociologia dell’Università Statale di Mosca. È autore di oltre 40 libri. Dal 2018 insegna all’Università Fudan​ di​ Shanghai.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

 

Per approfondire: https://ariannaeditrice.musvc2.net/e/t?q=5%3dTaDWW%26C%3d0%26F%3dQVDY%26B%3dRBST%26L%3dpLGG1_JntX_Ux_IYum_Sn_JntX_T3N5O.xIq3AEi7102J64m.AG_IYum_Sn3EKq5BCq_JntX_T321K2-DwKz2-x7z3x2i9qFB-S-H%266%3d0L1NzS.v7G%2601%3dXSSB&mupckp=mupAtu4m8OiX0wt

 

Il nascituro reificato e la sovversione dell’ordine naturale

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di Matteo Castagna

 

ARIANNA EDITRICE – 26/03/2023

Il nascituro reificato e la sovversione dell’ordine naturale

Fonte: Matteo Castagna

L’utero in affitto deve diventare un reato universale. In Italia è un crimine dal 2004. Pene previste sono la reclusione da 3 mesi a 2 anni, e una multa pesantissima da seicentomila a un milione di euro.
Non esiste il reato di istigazione, che eventualmente potrebbe rientrare nel generico “istigazione a delinquere”, ma nessuno finora l’ha mai applicato ai sinistri individui che lo propugnano pubblicamente, forse per evitare la gogna mediatica “arcobalenga”.
“Il ricorso all’utero in affitto offende contemporaneamente la natura, il buon senso, la saggezza e il diritto” – scrive il noto psichiatra Alessandro Meluzzi nel libro “Attacco alla Famiglia” (Ed. Altaforte, 2020). L’ideologia fuorviante dell’affettività produce una abominevole confusione tra diritto e desiderio. La natura ha stabilito che la famiglia sia formata da un uomo e una donna perché solo la loro unione può determinare la nascita di un figlio. Senza l’ausilio di tecniche mediche, non è possibile concepire per una coppia omosessuale. Questa affermazione non ha alcun intento discriminatorio ma è un dato di fatto, meramente biologico.
La volontà, il capriccio o il desiderio di due uomini o di due donne di comprare un figlio sono ferocemente egoistici e non tengono conto dei diritti del bambino. Se esistesse un po’ di buon senso offenderebbe anche chi lo pratica. Il ricorso alla maternità surrogata può essere pericoloso per la mamma affittata e, ancor di più, per il piccolo innocente. Meluzzi, con saggezza, si chiede quale sarà lo sviluppo psico-affettivo di questi nuovi nati? Se, da un lato è realistico pensare a stigmatizzazione sociale, emarginazione, discriminazione, dall’altro, forse ancora più importante, prevede che “ci sia sicuramente una tendenza all’emulazione dei genitori, perciò la scelta omosessuale sarà quasi obbligata” (Abbie E. Goldberg, assistente universitaria presso il Dipartimento di Psicologia della Clark University di Worcester, nel Massachusetts, Omogenitorialità, Erickson, Trento, 2015). La mercificazione del corpo offende la dignità della donna, nonostante vi siano femministe incallite che lo ritengano addirittura un diritto. E se lo scopo, come suggerisce sempre il Prof. Alessandro Meluzzi, fosse “portare via i figli alle famiglie povere e darli a comunità, case famiglia dove poi vengono erogati fino a 400 euro al giorno per ogni minore, oppure a coppie benestanti, se possibile omogenitoriali”? Questi eventi sono mostruosi e diabolici. Assistiamo ad un cortocircuito letale. La crisi della famiglia genera quella dell’uomo e la crisi delle prospettive dell’umano nei suoi orizzonti genera la crisi della famiglia, con un’identità debole, che tende all’instabilità, alla paura, all’alienazione, alla fluidità.
La Sovversione dell’ordine naturale è sempre graduale nel tempo. Il suo tratto demoniaco, che mira alla disintegrazione dei legami, ci svela come, al contrario, il diritto naturale sia armonioso, stabile, forte, sicuro, realistico, granitico, tradizionale. La teologia Morale ci insegna che per giudicare dell’imputabilità di un dato atto passionale occorre vedere se il suo insorgere sia antecedente o conseguente all’atto di volontà. La patologia derivante da gravi problematiche dovute ad una affettività disordinata va considerata sotto due aspetti differenti: a) la morbosa variazione del tono affettivo; b) l’azione morbosa esercitata dalle emozioni sull’organismo. Il politicamente corretto, che spinge all’edonismo ed alle passioni più sregolate, anche quando si nasconde sotto forma di buonismo, chiama Amore ciò che non può essere altro che attrazione, sentimentalismo, piacere momentaneo e fugace. Amare è volere il bene dell’altro. Come si può amare inducendo l’altro al peccato mortale, quindi all’inimicizia con Dio e le Sue leggi eterne? Oppure provocando possibili ripercussioni gravissime a dei minori?
La scrittrice Susanna Tamaro, nonostante si dicesse favorevole alle adozioni per coppie omosessuali (cfr.Greta Privitera, in Vanity Fair, 17 settembre 2016)  si è così espressa: “L’utero in affitto è forse la più sofisticata e atroce forma di schiavismo inventata dalla modernità, uno schiavismo in cui il volto della iena è nascosto dietro il sorriso del benefattore, uno schiavismo che furbescamente si ammanta dell‘amore’. Un amore che non si riferisce in alcun modo al bene di chi nasce ma soltanto ai desideri dei singoli individui”.
Agghiacciante la testimonianza di Sheela Saravanan dall’India: “Le nostre madri surrogate sono stressate a livello fisico e psichico anche se ricevono soldi; alla base ci sono povertà, analfabetismo, sottomissione. Vivono in stanzoni durante la gestazione e vengono nutrite molto per far crescere il bambino”. Il prezzo del neonato infatti sale con il peso. Il cesareo è obbligatorio. E i disabili, sono un “prodotto difettato”, perciò abortiti o abbandonati in strada. Paradossale l’ipocrisia in Germania: “La Gpa è vietata dentro il Paese ma se vanno a farla all’estero va bene”.

Per approfondire: https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-nascituro-reificato-e-la-sovversione-dell-ordine-naturale

Utero in affitto: diritto e amore o crimine e capriccio?

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di Matteo Castagna

 

Buongiorno,

sperando di far cosa gradita, questa settimana inoltro una riflessione ricca di particolari, sulla questione dell’utero in affitto.

Buona lettura.

MC

 

L’EDITORIALE DEL LUNEDÌ

di Matteo Castagna per InFormazione Cattolica:

L’UTERO IN AFFITTO DEVE DIVENTARE UN REATO UNIVERSALE

L’utero in affitto deve diventare un reato universale. In Italia è un crimine dal 2004. Pene previste sono la reclusione da 3 mesi a 2 anni, e una multa pesantissima da seicentomila a un milione di euro.

Non esiste il reato di istigazione, che eventualmente potrebbe rientrare nel generico “istigazione a delinquere”, ma nessuno finora l’ha mai applicato ai sinistri individui che lo propugnano pubblicamente, forse per evitare la gogna mediatica “arcobalenga”.

“Il ricorso all’utero in affitto offende contemporaneamente la natura, il buon senso, la saggezza e il diritto” – scrive il noto psichiatra Alessandro Meluzzi nel libro “Attacco alla Famiglia” (Ed. Altaforte, 2020). L’ideologia fuorviante dell’affettività produce una abominevole confusione tra diritto e desiderio. La natura ha stabilito che la famiglia sia formata da un uomo e una donna perché solo la loro unione può determinare la nascita di un figlio. Senza l’ausilio di tecniche mediche, non è possibile concepire per una coppia omosessuale. Questa affermazione non ha alcun intento discriminatorio ma è un dato di fatto, meramente biologico.

La volontà, il capriccio o il desiderio di due uomini o di due donne di comprare un figlio sono ferocemente egoistici e non tengono conto dei diritti del bambino. Se esistesse un po’ di buon senso offenderebbe anche chi lo pratica. Il ricorso alla maternità surrogata può essere pericoloso per la mamma affittata e, ancor di più, per il piccolo innocente. Meluzzi, con saggezza, si chiede quale sarà lo sviluppo psico-affettivo di questi nuovi nati? Se, da un lato è realistico pensare a stigmatizzazione sociale, emarginazione, discriminazione, dall’altro, forse ancora più importante, prevede che “ci sia sicuramente una tendenza all’emulazione dei genitori, perciò la scelta omosessuale sarà quasi obbligata” (Abbie E. Goldberg, assistente universitaria presso il Dipartimento di Psicologia della Clark University di Worcester, nel Massachusetts, Omogenitorialità, Erickson, Trento, 2015).

La mercificazione del corpo offende la dignità della donna, nonostante vi siano femministe incallite che lo ritengano addirittura un diritto. E se lo scopo, come suggerisce sempre il Prof. Alessandro Meluzzi, fosse “portare via i figli alle famiglie povere e darli a comunità, case famiglia dove poi vengono erogati fino a 400 euro al giorno per ogni minore, oppure a coppie benestanti, se possibile omogenitoriali”?

Questi eventi sono mostruosi e diabolici. Assistiamo ad un cortocircuito letale. La crisi della famiglia genera quella dell’uomo e la crisi delle prospettive dell’umano nei suoi orizzonti genera la crisi della famiglia, con un’identità debole, che tende all’instabilità, alla paura, all’alienazione, alla fluidità.

La Sovversione dell’ordine naturale è sempre graduale nel tempo. Il suo tratto demoniaco, che mira alla disintegrazione dei legami, ci svela come, al contrario, il diritto naturale sia armonioso, stabile, forte, sicuro, realistico, granitico, tradizionale.

La teologia Morale ci insegna che per giudicare dell’imputabilità di un dato atto passionale occorre vedere se il suo insorgere sia antecedente o conseguente all’atto di volontà. La patologia derivante da gravi problematiche dovute ad una affettività disordinata va considerata sotto due aspetti differenti: a) la morbosa variazione del tono affettivo; b) l’azione morbosa esercitata dalle emozioni sull’organismo. Il politicamente corretto, che spinge all’edonismo ed alle passioni più sregolate, anche quando si nasconde sotto forma di buonismo, chiama Amore ciò che non può essere altro che attrazione, sentimentalismo, piacere momentaneo e fugace. Amare è volere il bene dell’altro. Come si può amare inducendo l’altro al peccato mortale, quindi all’inimicizia con Dio e le Sue leggi eterne? Oppure provocando possibili ripercussioni gravissime a dei minori?

La scrittrice Susanna Tamaro, nonostante si dicesse favorevole alle adozioni per coppie omosessuali (cfr.Greta Privitera, in Vanity Fair, 17 settembre 2016)  si è così espressa: “L’utero in affitto è forse la più sofisticata e atroce forma di schiavismo inventata dalla modernità, uno schiavismo in cui il volto della iena è nascosto dietro il sorriso del benefattore, uno schiavismo che furbescamente si ammanta dell‘amore’. Un amore che non si riferisce in alcun modo al bene di chi nasce ma soltanto ai desideri dei singoli individui”.

Agghiacciante la testimonianza di Sheela Saravanan dall’India: “Le nostre madri surrogate sono stressate a livello fisico e psichico anche se ricevono soldi; alla base ci sono povertà, analfabetismo, sottomissione. Vivono in stanzoni durante la gestazione e vengono nutrite molto per far crescere il bambino”. Il prezzo del neonato infatti sale con il peso. Il cesareo è obbligatorio. E i disabili, sono un “prodotto difettato”, perciò abortiti o abbandonati in strada. Paradossale l’ipocrisia in Germania: “La Gpa è vietata dentro il Paese ma se vanno a farla all’estero va bene”.

 

Per approfondire: https://www.informazionecattolica.it/2023/03/27/utero-in-affitto-diritto-e-amore-o-crimine-e-capriccio/

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