L’agenda economica di Bolsonaro

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L'agenda economica di Bolsonaro

di Simone Torresani

Fonte: Il Giornale del Ribelle

Ormai totalmente fallito il sistema “socialista bolivariano” di cui il Venezuela è l’esempio più tragico (il Paese è letteralmente alla fame, in preda a gruppi criminali organizzati, microcriminalità violenta, mercato nero, disoccupazione e penuria di merci nei mercati, con oltre 3 milioni di emigrati negli ultimi anni) sembra che anche il Sudamerica stia virando verso una destra preoccupante. E tutto questo lo dico senza preconcetti di base: io non mi sento né di destra e né di sinistra, queste sono ormai etichette logore che vengono appiccicate a questo o quell’ altro personaggio, partito e movimento. Parlerei di populismo ma nel caso di Bolosonaro non so se il termine “populista ” sia adatto. Credo di no, in effetti. Sinceramente non sono preoccupato né dalle frasi politicamente scorrette di quest’ uomo e nemmeno dai suoi attacchi alle donne e dalla sua misoginia. Di questo proprio non me ne preoccupo e anzi se qualcuno riuscisse a far calare le arie alle femministe, ormai insopportabili e deleterie, avrebbe le mie simpatie. Non mi preoccupa nemmeno l’ammirazione verso Trump, il presidente filippino Duterte e il nostro Salvini. Quel che mi preoccupa di Bolsonaro è la sua agenda economica, che è letteralmente devastante per l’ambiente e la biodiversità così tanto ricca del Brasile. Questo parla di costruire una autostrada per tagliare in due l’Amazzonia, un progetto folle e già accantonato in passato. Inoltre ha promesso mano libera ai “fazendeiros”, ai minatori e ha annunciato un programma di costruzioni di mega centrali elettriche. Ovviamente tradizionali, non di energie alternative. Dice che7.000 kmq disboscati in un anno sono troppo pochi ed entro il 2021 bisognerebbe arrivare ad almeno 25-30.000 kmq l’anno, inoltre parla di enormi coltivazioni condotte con metodi OGM della Monsanto laddove tutto verrà disboscato. Mi pare una agenda letteralmente folle e suicida. Continua a leggere

Fare bene, l’anima dello stile italiano che nessuna crisi ci potrà rubare

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di Claudio Risé

Fare bene, l’anima dello stile italiano che nessuna crisi ci potrà rubare

Fonte: Claudio Risé

La ricerca del buono e del bello è da sempre la vocazione del nostro Paese.
E genera una creatività unica che fa tremare l’Europa francotedesca. Anche
perché crea un modello contrario alla produzione globalizzata.

Torna in grande spolvero l’Italia che fa e fa bene, che inventa, conquista
mercati e simpatia con le sue intuizioni e con la sua libera creatività. Una
vocazione già molto forte in epoca etrusca e romana, e che diventò
irresistibile dal Rinascimento, quando ispirò in tutta Europa un’intera filosofia
e modo di vita. Leonardo da Vinci, l’artista scienziato rinascimentale convinto
che “il Selvadego è colui che si salva” (cui è dedicata questa rubrica), fu innanzitutto un formidabile artigiano, ed è uno dei maggiori ispiratori teorico pratici di questa storia di successi.
Fu la lira d’argento a forma di teschio di cavallo da Leonardo stesso progettata, eseguita e consegnata a Ludovico il Moro come dono da parte di Lorenzo il magnifico a conquistare l’ammirazione del signore di Milano e in
seguito delle altre corti italiane e d’Europa. Oggi invece la creatività italiana inquieta l’Europa, o meglio la sua burocrazia, timorosa che la più espansiva politica economica adottata dall’Italia ne rafforzi la posizione di grande
esportatrice di manufatti e prodotti alimentari e agricoli, già molto forte sui mercati internazionali.

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Il democratometro

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di Gianni Petrosillo

Il democratometro

Fonte: Conflitti e strategie

Picchiavano sulla teste i comunisti, picchiavano i fascisti, picchiava la polizia al servizio dei liberali, quest’ultimi i più codardi di tutti perché violenti per procura, sempre dietro ad una cattedra o una cadrega, protetti dai corpi speciali della Bestia Statale (come la chiamano in sede economica). Lenin invocava la rottura dei crani, Mussolini quella delle reni, Hitler quella di tutte le ossa. I liberali, dall’alto ideale, sganciavano la bomba mortale, oltre a tutto il resto dell’arsenale.
Siamo tutti canaglie, quando obbligati dal flusso conflittuale della società a lottare per primeggiare. Dare del fascista ad uno non aggiunge ne’ sottrae nulla all’infinita cattiveria di cui siamo capaci. Anzi, i fascisti che distribuivano gratis olio di ricino erano dei buonisti rispetto agli americani che distribuiscono ancora gas in giro per il mondo, in nome della libertà, la loro.
Non c’è gente più violenta dei democratici, per questo hanno vinto le guerre. Per stigmatizzare qualcuno di carattere violento bisognerebbe dirgli “sei un democratico”. La definizione sarebbe assoluta e non attualmente superabile. I democratici sono in cima alla catena alimentare della predazione intraspecifica. Se volete insultare veramente qualcuno chiamatelo democratico e se volete proprio esagerare anche liberal-democratico. Al momento la specie umana non offre esseri più ferali. Altro che fascisti e comunisti! Il fascistometro non misura più nulla se non l’ignoranza di certi letterati.

Ps. I crimini si reiterano perché chi li ha commessi ha una giustificazione da offrire, chi li ha subiti dei torti da cancellare e tutti sempre dei pretesti da utilizzare all’occorrenza, per avere ragione della ragione. Così va la Storia, un po’ si è vittime, un po’ carnefici, un po’ opportunisti, dipende dall’epoca.

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Pound, l’imperdonabile

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Pound, l’imperdonabile

Se penso al primo novembre del ’72, quando morì Ezra Pound, mi risale negli occhi una gondola nera che porta per il suo ultimo viaggio verso l’Isola di San Michele il corpo del poeta in una sobria bara di castagno; il suo esile, curvo, ieratico corpo, la sua testa incorniciata in una mitica corona bianca sul capo e intorno al volto, che splendeva al sole come un’aura ieratica. Ogni volta che vado a Venezia non riesco a separare quel che vedo da quel che ricordo, ogni gondola mi sembra custodire il ricordo di lui, le spoglie del poeta pazzo, che amava l’Italia e la sua Tradizione, Dante e Cavalcanti.

Da giorni si parla con insistenza di Pound in relazione all’attualità, anzi alla cronaca politico-giudiziaria. S’indignano che un movimento come CasaPound si “appropri” di quel nome. Si, per carità, la Casa di Ezra Pound non può essere un fortino assediato o un centro sociale alternativo di giovani militanti politici; ma ricordiamoci in quale casa fu costretto Pound dal bel mondo democratico e occidentale: la gabbia pisana di un campo di concentramento, il manicomio criminale di Saint Elizabeth… Certo, la vera Casa di Pound non è un luogo chiuso, è il mare di Venezia, la città d’arte e poesia come Firenze, il cielo glorioso di Roma. Continua a leggere

I persuasori occulti, ieri e oggi

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di Flavia Corso

I persuasori occulti, ieri e oggi

Fonte: Ereticamente

Sono passati circa sessant’anni dalla pubblicazione del libro I persuasori occulti di Vance Packard. Era il 1957, e il giornalista e sociologo statunitense aveva deciso di prendere in esame i meccanismi che regolavano i consumi del popolo americano. A pochi anni dalla fine della guerra, ci si preparava infatti al boom economico che avrebbe caratterizzato gli anni ‘50. Il mutamento radicale della società aveva però messo in crisi gli esperti di comunicazione dell’epoca. Con l’avvento della produzione di massa, le aziende sentivano il bisogno di incrementare le vendite al fine di raggiungere un numero sempre maggiore di potenziali consumatori. La pubblicità, insomma, doveva trasformarsi. Il problema a cui dovevano principalmente far fronte i “persuasori occulti” (o, se vogliamo, i manipolatori sociali) era l’apparente irrazionalità del consumatore di fronte alla scelta di un prodotto. Questi persuasori si erano infatti accorti che non vi erano spiegazioni razionali alla base della decisione d’acquisto, ma le vere ragioni che portavano i consumatori a scegliere un prodotto piuttosto che un altro risiedevano nell’inconscio. Non era sufficiente fare un elenco delle caratteristiche di qualità che, razionalmente, avrebbero dovuto suscitare il bisogno di acquisto nel popolo americano. Spesso, anzi, questa tattica si era dimostrata controproducente, se non addirittura fallimentare, per moltissime aziende. Nemmeno i sondaggi riuscivano a far luce sui desideri inconsci dei consumatori: si era scoperto infatti che, nella maggior parte dei casi, le persone mentivano nel momento in cui veniva chiesto loro di esprimere un parere sincero su un qualsiasi tipo di merce.
Per queste ragioni, le agenzie pubblicitarie si erano presto rese conto che, per vendere i loro prodotti, era necessario “attaccare l’inconscio” delle persone, facendo cinicamente leva sui bisogni segreti di ciascun individuo. Identificato questo intimo bisogno, “si prometteva al pubblico che l’unico modo di soddisfarlo era di acquistare questo o quel prodotto, dai condizionatori d’aria, alle miscele per dolci, ai motoscafi“.

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Paolo VI: santo del Cielo o collaboratore dell’Inferno?

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Editoriale del numero 3348 di Rivarol – 17 ottobre 2018

di Jérôme Bourbon 

Ha osato!
Dopo aver “canonizzato”, il 27 aprile 2014, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, Francesco-Bergoglio ci ritorna con la “canonizzazione”, il 14 ottobre scorso, di Paolo VI.
I modernisti che occupano la sede di Pietro da sessant’anni non usano neanche più i guanti, non esitano davanti ad alcuna provocazione: si “beatificano” e si “canonizzano” gli uni gli altri in tutta fretta. Fu infatti Giovanni Paolo II che inaugurò tale andazzo, “beatificando”, il 3 settembre del 2000, Giovanni XXIII; e per fare ingoiare la pillola lo stesso giorno “beatificò” Pio IX.
Un farsi beffa del mondo intero: onorare contemporaneamente il Papa del Syllabus e l’organizzatore del Vaticano II… il Pontefice dell’intransigenza cattolica in un mondo rivoltatosi contro Dio, e il propagatore della libertà religiosa e del culto dell’uomo.
Naturalmente, alla “canonizzazione” di Pio IX non è mai seguita la sua canonizzazione, contrariamente a quanto avvenuto con Giovanni XXIII. Si trattò semplicemente di un sotterfugio per evitare che i tradizionalisti si mettessero a gridare.
D’altronde, è impensabile per gli apostati oggi in Vaticano “canonizzare” il Papa di Quanta Cura, che si opponeva energicamente al mondo e alla civiltà moderna.
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Siria cristiana: la ricostruzione dopo i lutti

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66_bigSegnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo gli appunti di viaggio in Siria di un collaboratore del blog oraprosiria.
 
Deo gratias, Siria
Nella regione montuosa a nord di Damasco, gli amici ci conducono a visitare luoghi cristiani sereni, lindi, preservati dalla guerra come la deliziosa Maarat; o Deir Mar Elias, con la vertiginosa scalinata che conduce alla antica grotta che ospitava il profeta Elia nel suo ritiro nel deserto, dove è quasi percepibile la sua presenza immersa nel dialogo con il Signore, nell’immenso silenzio dell’infinito che si stende tutto attorno; il monastero della Madonna di Saydnaya, che ha resistito grazie allo strutturarsi di gruppi di autodifesa che più volte hanno respinto l’infiltrarsi nelle milizie islamiste; e la grandiosa statua di Gesù benedicente, donata dai Russi, dall’alto di Deir Cherubim che spazia sull’orizzonte intero, ancora oggi meta di pellegrini a cui ci uniamo con un certo stupore. Le tracce del Cristianesimo in Siria sono tutt’altro che scomparse!

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Indulgenze per i defunti

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_57-7INDULGENZE PER I DEFUNTI

Condizioni per l’Indulgenza Plenaria [abbreviazione: CC]

– Adempiere l’opera prescritta, con l’intenzione (almeno abituale e generale) di guadagnare l’indulgenza.

2 – Confessione (anche nella settimana che precede o segue l’opera prescritta) e comunione (la vigilia o la settimana che segue l’opera prescritta).

3 – Visita, se richiesta, di una Chiesa o Oratorio pubblico; si può fare dal mezzogiorno del giorno precedente.

4 – Pregare in qualunque modo, secondo le intenzioni dei SS. Pontefici, cioè:

Esaltazione della Fede

Estirpazione delle eresie

Conversione dei peccatori

Pace tra i principi cristiani

5 – Essere in stato di grazia. Continua a leggere

Molti dicono alla Commissione UE: “Siete pazzi a sfidare l’Italia?”

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Molti dicono alla Commissione UE: "Siete pazzi a sfidare l'Italia?"

Molti dicono alla Commissione UE: “Siete pazzi a sfidare l’Italia?”

Ashoka Modi: «l’insistenza della Commissione che il governo italiano onori gli impegni del governo precedente e riduca il deficit è totalmente irragionevole. L’austerità peggiorerebbe la congiuntura negativa aumentando il peso del debito pubblico» Paul De Grauwe: “I tentativi della Commissione europea di allineare l’Italia oggi sono anche tentativi di imporre eccezioni a questo principio democratico. Non funziona, per fortuna. Si …

Leggi tutto.

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