Crimini degli Alleati: la strage sul Sebino

Condividi su:

Segnalazione del Centro Studi Federici

Cinque novembre 1944. Una data tragica nella storia del Sebino. Quel giorno, una domenica di sole, il battello «Iseo» venne mitragliato da aerei alleati al largo di Montisola: 42 i morti, 33 i feriti, 1 disperso. A 70 anni da quella carneficina i Comuni di Montisola, Tavernola Bergamasca e Iseo hanno indetto per domani «una giornata della memoria». Presenti i familiari delle vittime e dei superstiti, dopo l’alzabandiera, in località Gustinèl, dove il battello si arenò, sarà gettata una corona d’alloro. Continua a leggere

Sri Lanka, ai terroristi islamici: “Nessuno cambierà la nostra fede cattolica”

Condividi su:
di Matteo Orlando per
I sopravvissuti agli attacchi terroristici di matrice islamica che hanno colpito lo Sri Lanka in occasione dell’ultima Pasqua hanno cominciato a condividere le loro testimonianza di fede cattolica.
Dopo 6 mesi, i fedeli hanno espresso la convinzione che la fede cattolica è l’unica base autentica per andare avanti. “Solo le preghiere, un buon rapporto con il Signore e con Maria sono strumenti di salvezza”.
“Le bombe hanno ucciso tante persone”, hanno detto diversi credenti ad AsiaNews. “È un dolore fisico che è difficile da sopportare. Le ferite causate dai proiettili sono già state chiuse, ma non l’impatto della violenza”.
I sopravvissuti hanno spiegato che, anche se sono passati 6 mesi, le loro lacrime, le loro perdite e la loro agonia “sono molto forti”.
“Un giorno le ferite fisiche guariranno, ma quelle interiori non guariranno mai. Avremo bisogno di molto tempo prima che la vita torni alla normalità”.
I fedeli cattolici contattati da AsiaNews hanno espresso la convinzione che i 263 morti sono martiri della fede cattolica.
Ai musulmani terroristi la sessantottenne
Theresa Haami ha detto:
“Non abbiamo ancora una risposta certa dalla legge sui fatti terroristi ma la nostra fede è rimasta la stessa di prima della tragedia. Nessuno può cambiare la nostra fede cattolica”.
Per i cattolici srilankesi l’attacco ha significato “una lezione spirituale e fisica per il paese e il mondo. In termini spirituali ci hanno fatto capire che dobbiamo essere pronti in qualsiasi momento ad abbandonare la vita terrena e rispondere alla chiamata di Dio”.
I sopravvissuti agli attacchi hanno spiegato che dal punto di vista fisico “le autorità devono creare un paese pacifico, un ambiente che protegga tutti gli abitanti, in modo che possiamo vivere come una nazione libera”.

Dio, la più grande scommessa

Condividi su:

Di Marcello Veneziani

Ma dove si è nascosto Dio? Non lo trovi in giro, non lo trovi nella vita della gente, non lo trovi nel pensiero, non lo trovi neanche in Chiesa, da qualche tempo. Il vuoto che lascia è gigantesco, tutta la vita nostra si svolge intorno a quel buco nero. Due testi, uno nuovo e uno appena ristampato Lo evocano. Uno è un testo potente e biblico, Il libro di tutti i libri, di Roberto Calasso, il demiurgo dell’Adelphi, che gira attorno a Dio, senza affrontarlo. L’altro, agile, è Sulla fede (Ist. Enciclopedia Italiana) di Giorgio Pressburger per il quale “siamo condannati ad avere fede”.

“Tutti gli dei furono immortali” è invece la citazione ironica che ha dato il titolo a uno strano convegno su Dio nella magnifica certosa di Padula, con una compagnia assortita di testimoni, me compreso, nell’ambito del festival dell’Essere di Vittorio Sgarbi. Declinare l’immortalità al passato è un voluto non-senso, un ossimoro; per renderlo ragionevole dovremmo dire: Tutti gli dei furono creduti immortali. Ma la frase oggi vale a contrario: Tutti gli dei sono creduti inesistenti. In ambo i casi la questione riguarda noi, le nostre convinzioni, non gli dei. Nulla ci dice sulla loro esistenza/inesistenza.

Gli dei, in gruppo o ciascuno, sono morti più volte nella storia, e sono risorti in altre forme. A morire non sono gli dei, ma la nostra percezione di loro.

Della morte di Dio se ne parla dal tempo di Nietzsche. Conosciamo il giorno e il luogo in cui morì Dio: fu il 27 luglio del 1849 nella canonica dove abitava da bambino Nietzsche, A Rocken, in Sassonia. Quel giorno morì suo padre, pastore protestante. La sua morte costrinse la famiglia a lasciare la canonica, a perdere la casa, il luogo dell’infanzia di Friedrich. La morte di Dio annunciata in età matura, è la trasfigurazione della morte prematura di suo padre e dello sfratto dalla Casa del Signore, l’infanzia perduta a cinque anni.

La scomparsa di Dio prese poi la forma della teofobia, e più recentemente dell’ateismo pratico, ossia la rimozione di Dio senza affrontarlo, come se fosse un vaniloquio. E tuttavia la scomparsa di Dio ha fatto proliferare una miriade di surrogati e supplenti – storici, letterari, artistici, filosofici, politici – più uno sciame di divi e divinità passeggere. Al posto di Dio si è inalberata la libertà assoluta dell’Io, un dio che ha perso la testa. Al suo posto c’è l’etica, la legge, l’umanità. Al posto di Dio si ritiene il mondo in preda al Caos e al Caso. Curiosa sorte per un pensiero che respingeva l’idea di Dio come irrazionale e oscurantista e poi lascia le sorti del mondo in balia di un Signore ben più irrazionale e oscuro come il Caos/Caso.

Nel tempo degli dei scomparsi si addice dunque la nostalgia (alla Nostalgia degli dei ho dedicato un libro). Non è la nostalgia dell’Olimpo e del politeismo pagano, ma la nostalgia dei gradini verso il divino; è la nostalgia degli Intramontabili mentre noi tramontiamo, la nostalgia dell’Eterno e dell’Origine. Avere più dei significa riconoscere principi plurali, non consegnarsi a un solo dio terreno (l’Uno si addice al cielo, non alla terra e alle idee che la governano). In terra noi non possiamo conoscere l’intera, assoluta Verità ma solo frammenti: da qui “la poligonia del vero”, di cui parlava Vincenzo Gioberti: la Verità ha tanti lati e noi possiamo conoscerne solo alcuni. La Verità coincide con Dio, ma nessuno ne ha le chiavi e il possesso.

In questa luce chi è Dio? È il nome che diamo alla nostra mancanza, è ciò che non siamo e non possiamo. È il nostro limite. Possiamo andare oltre e dire: Dio è il nome che diamo al Mistero dell’Essere. Perché l’Essere o Dio noi lo intuiamo ma non riusciamo a pensarlo e vederlo per intero, esattamente come la Verità. Noi siamo dentro la sua Intelligenza, pensiamo in Dio. L’Essere-Dio precede il pensare, lo costituisce. Per Heidegger noi sopraggiungiamo troppo tardi per gli dei, troppo presto per l’Essere. Stando nel mezzo, viviamo la sua/loro assenza.

Ma a Dio inteso come Essere o Logos manca il calore affabile, umano, del Dio cristiano; manca Gesù Cristo, la storia, ci manca sua Madre, ci mancano i santi, ci manca la vita, la liturgia. Ci manca la famigliarità col divino, la grazia premurosa della Provvidenza, il conforto, la preghiera e la misericordia. Noi siamo dentro quella storia, quel racconto, quella tradizione e raffigurazione.

In Dio rivediamo il Padre, come Nietzsche vide la morte di Dio nella morte di suo padre. Nella Madonna vediamo nostra madre partita per il suo viaggio estremo stringendo tra le mani il rosario, il passaporto rilasciato dalla fede per accedere all’Aldilà. Illusioni, superstizioni? Meglio che il nulla, sostenne Vico, perché la superstizione è quel che resta, superstite, di verità perdute.

Torno al presente, anzi all’infinito presente globale in cui siamo immersi. La scienza, o la fisica, non confuta né conferma Dio, sposta solo i confini dell’ignoto. Ma non potrà mai illuminare l’infinito. Ci lascia al buio col cerino in mano, e a noi tocca scommettere, come diceva Blaise Pascal, su Dio o sul Nulla. Dio è un rischio, diceva il vecchio Prezzolini. La scommessa va oltre la scienza e oltre il pensare. La nostra mente, il nostro esistere e pensare ci portano a scommettere sull’Essere anziché sul Niente. A garanzia degli imputati di cui non si è provata l’innocenza o la colpevolezza c’è una formula nel nostro ordinamento giuridico: in dubio pro reo, nel dubbio ti assolvo. Nell’incertezza tra l’Essere e il Nulla, tra Dio e la sua inesistenza, scommetti su Dio. In dubio pro Deo.

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/dio-la-piu-grande-scommessa/

Conte getta la spugna?

Condividi su:

di Luigi Bisignani (“L’uomo che sussurrava ai potenti”)

‘Giuseppi’ ha un diavolo per capello e sta riflettendo se gli convenga andare avanti a governare o gettare la spugna, con la speranza di diventare una riserva della Repubblica. Ha capito, anche dai sondaggi in caduta libera, che nel governo giallo-rosso non è scattata l’alchimia con i ministri chiave. Gualtieri, all’Economia, è un filosofo che non riesce a governare né il bilancio dello Stato né il Mef. Continua a leggere

La Commissione contro l’Odio mette a rischio la libertà

Condividi su:

Di Corrado Ocone

Non sarà che con questa storia che il termine liberale sia fuori moda, ci prepariamo a perdere poco alla volta le nostre libertà essenziali? La cinesizzazione dell’Occidente è forse già alle porte se un deputato può alzarsi la mattina e proporre una “Commissione contro l’Odio” senza suscitare lo sdegno e la riprovazione della “libera stampa” (come si diceva un tempo) e della pubblica opinione. E anzi riesce pure a farla passare ai voti delegittimando moralmente chi si oppone ad essa perché o vi vede la bieca strumentalizzazione politica (che si serve in questa caso anche di una rispettabilissima vittima della discriminazione razziale) o semplicemente perché ha ancora cultura e senso liberali. Continua a leggere

Lega verso il 35%, FdI sfiora il 10%: è l’effetto Umbria. Pd e M5s in caduta libera

Condividi su:

 

Gli alleati di governo insieme valgono meno del Carroccio

L’effetto Umbria erode gli alleati di governo. “La Lega si conferma il primo partito con il 34,3%, in crescita di 3,5%, seguito dal M5s con il 17,9%, in calo di 2,9%, e dal Pd che arretra di 2,3%, attestandosi al 17,2%. A seguire Fratelli d’Italia (9,8%) che da fine agosto nei sondaggi ha sorpassato Forza Italia, oggi al 6,2% alla pari di Italia viva che fa segnare un aumento dell’1,4%. Da segnalare infine la crescita di Europa Verde che passa dall’1,2% al 2,2% e la flessione delle forze di Sinistra dal 2,8% all’1,7%”. Sono i dati del sondaggio Ipsos che, per il Corriere della Sera, ha analizzato gli orientamenti di voto all’indomani del voto in Umbria. Continua a leggere

Donald Trump: “L’Italia sta meglio fuori dall’Ue”

Condividi su:

Secondo il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’Italia starebbe meglio senza l’Ue. «Ci sono Paesi, come l’Italia e altri, che francamente starebbero molto meglio senza l’Ue» ha spiegato Trump in un’intervista con Nigel Farage per l’emittente londinese Lbc, Leading Britain’s conversation. Come riporta l’Agi, il Presidente Usa ha sottolineato come il Regno Unito venga frenato dall’Unione europea così come altri Paesi, a partire dall’Italia. «Ma se loro voglio avere un’unione, va bene» ha osservato Trump. Secondo il tycoon, infatti, «è molto difficile» avere a che fare con l’Unione europea, come «ho detto a Boris Johnson». Continua a leggere

Salvini-Segre, duello anche su ​Orwell

Condividi su:
Salvini-Segre, duello anche su ​Orwell

C’è anche George Orwell a dividere Liliana Segre da Matteo Salvini. Lui ha detto nella sua polemica contro la commissione anti-odio al Senato: “Non vogliamo bavagli, non vogliamo uno stato di polizia che ci riporti a Orwell”. E la senatrice a vita, Segre, replica adesso: “Salvini lasci stare Orwell, non c’entra proprio niente. È uno degli autori che io più cito nei miei incontri con gli studenti nelle scuole. Parlo loro di 1984 e della Fattoria degli animali. Con la commissione del Senato non c’entra. Salvini mi ha un autore per me fondamentale. Evidentemente l’unico punto di contatto tra me e il capo della Lega è Orwell”.

Fonte: Il Messaggero.it del 1/11/2019 Continua a leggere

Il genocidio dei cristiani armeni riconosciuto dagli Usa, non senza polemiche turche e fake news

Condividi su:

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Matteo Orlando

La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha riconosciuto ilgenocidio armeno. Attraverso una votazione storica l’organo
rappresentativo nordamericano ha approvato una risoluzione che riconosce uno dei più gravi genocidi della storia, perpetrato dai musulmani turchi nei confronti dei cristiani armeni.
La risoluzione, approvata con 405 voti a favore e 11 contrari, prevede la “commemorazione del genocidio armeno” e “il rifiuto dei tentativi (…) di associare il governo degli Stati Uniti alla negazione del genocidio armeno”.
Il governo turco ha reagito con rabbia. Il ministro degli Esteri, Mevlut Çavusoglu, ha assicurato che “è una vendetta per aver rovinato i piani americani in Siria “. E ha aggiunto che “questa vergognosa decisione di sfruttare la storia per scopi politici è nulla per il nostro governo e il nostro popolo”. Il presidente-sultano turco Erdogan, da parte sua, ha affermato che “l’accusa è un grande insulto”.
Già nell’aprile 2015 il Parlamento europeo aveva approvato una risoluzione che chiedeva alle autorità turche di riconoscere il genocidio armeno. Continua a leggere

1 288 289 290 291 292 293 294 1.214