La gioia del presepe tornante

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Di Marcello Veneziani

Il giorno dell’Immacolata, a casa mia, facevamo il presepe. Era un rito domestico di edilizia sacra che da bambino mi dava gioia. Riprendevano vita dopo un anno di latenza i personaggi, il bue, l’asino, le pecore e le oche, la grotta e la stella cometa. Si rianimava di luce la casa, gremita di angeli, pastori, sacra famiglia, montagne di cartapesta, fiocchi d’ovatta a mo’ di neve, ciuffi di muschio, specchietti rubati alla vanità femminile per fungere da laghetti. Era un work in progress, il presepe. All’inizio non era visibile il Bambino nella culla e i Re Magi erano fuori inquadratura, lontani dalla meta. Due venivano col cammello, uno era a piedi ma con un cappotto di cammello. Gesù sarebbe planato nella culla la notte di Natale, previo processione domestica. E i Re Magi sarebbero arrivati alla grotta solo alla Befana seguendo il navigatore stellare, il giorno prima che il presepe fosse smantellato.

Gli angeli appesi sulla grotta con un fil di ferro pendevano serafici e minacciosi, a volte cadevano dalla precaria sospensione facendo strage di pastori e papere. Era un piccolo incanto, e mi piaceva essere assunto da mia madre, direttrice dei lavori, come operaio del presepe. Riprendevano le loro postazioni i personaggi, di ognuno di loro sapevo la storia che mia madre si era inventata (utile ripasso fu da adulto quando mia madre raccontò le loro storie pure ai miei figli). Alcuni erano pellegrini, altri vendevano latte, merci e perfino cocomeri e a me sembrava strano che a Natale, con la neve sui monti, ci fosse pure quel frutto estivo. Ma tutto era miracoloso nel presepe, estate e inverno, oriente e occidente, vistosi anacronismi nei vestiti convivevano nel prodigio. Dava euforia il presepe, più dell’albero; con le sue luminarie intermittenti e le sue palle sgargianti mi ricordava più l’Upim o le vetrine che la nascita di Gesù.

Un anno però io tradì il presepe. Era l’8 dicembre, potevo avere dodici anni. A un tratto il telefono nero, appeso al muro, squillò per me. Ricevetti la prima telefonata di una ragazza. Era Maria Vittoria, andava nella sezione femminile, perché in quel tempo “sessista” le femmine erano in classi separate dai maschi. Mi chiese cosa stessi facendo e mi prese in giro quando candidamente confessai che stavo facendo il presepe. Mi disse perché non esci anziché fare il babbonatale. Snidato nella mia infanzia, abbandonai il lavoro sacro a metà dell’opera, e andai in piazza dove di solito ci sfioravamo col gruppo delle ragazzine. Ma lei non venne, forse perché pure a lei toccava fare il presepe. Tornai sconfitto come un disertore e un peccatore. Persi allora l’innocenza presepista, fu l’iniziazione alla pubertà.

Ma la passione del presepe restò anche da adulto e da genitore, nella nuova casa. Era però un presepe di pura rappresentanza, una sede distaccata. Il presepe vero, originale, si faceva sempre a casa dei miei, e così è stato fino a che mia madre visse; e anche oltre, con mia sorella. Tuttora facciamo nascere là il Bambino, previo processione in casa, non senza qualche ironia, con nipoti novizi che rimpiazzano i nonni; ma quel rito, oltre il miracolo di quella Nascita, evoca il ricordo degli assenti che in quei momenti sentiamo presenti. Col presepe tornano anche loro. In processione, il più piccolo porta il Bambinello. Quest’anno però i più piccoli sono gemelli e per evitare lotte fratricide si è pensato di riattivare anche un Bambinello di riserva. Ma avere un Gesù doppio dopo un Papa doppio, un Bambinello bis come il Conte bis, mi pare troppo.

Destò qualche raccapriccio anni fa la confessione di Umberto Eco: da ragazzo faceva la Madonna nel presepe vivente del suo paese. Spero che non avesse già la barba all’epoca della Santa Vergine. Ma non lo faceva per devozione o spirito natalizio, ammise; solo per vanità e privilegio, per stare al centro dell’attenzione e dietro le quinte del presepe. A questo punto meglio i presepi senza attori, così non si montano la testa.

Il presepe ha subito negli anni un paio di assalti. Il primo fu quando fu trasformato in una specie di congresso dell’ONU, in cui il messaggio non era più la nascita di Gesù, la santa maternità, la famiglia ma la società multirazziale fusa; pace pace, no al razzismo, accoglienza global, amnesty international. Anche gli angeli apparivano un incrocio tra i caschi blu e il gay pride.

Il secondo è invece ancora più radicale e mira ad abolire il presepe perché, dicono, offende chi è di altra religione. C’è sempre un insegnante idiota che propone ogni Natale di cancellare il presepe. Continuo a non capire cosa ci sia di offensivo in un presepe, quale nazionalismo e integralismo susciti, e perché non ci ha mai chiesto di abolirlo nessun islamico o buddista, anzi piace un sacco ai bambini di altre religioni e ai figli d’atei. Il presepe è un momento tenero che evoca una nascita, un dono, una comunità che si raccoglie intorno a una famiglia. Anche a non dare un significato religioso o confessionale è un evento lieto e armonioso intorno a una natività. Lo dice pure il Papa, anche nel nome del suo inventore, san Francesco.

Ho scritto più volte sul presepe (l’ultima volta in Ritorno a sud) considerandolo un caldo momento affettivo e comunitario, a casa come a scuola. Avrò lampi natalizi d’imbecillità ma quel rito ancora m’illumina d’incanto. Quel buio punteggiato dalle candele, quel calpestio domestico di nonni, padri, figli e nipoti in corteo come in un albero genealogico dal vivo, quelle voci stonate e vere, quelle stanze di sempre visitate con la luce tremula delle candele, quella famiglia intera che interrompe la vita consueta per seguire con dolcissima demenza un Bambino e cantare insieme Tu scendi dalle stelle, quegli auguri veri davanti alla grotta di sempre. La poesia semplice delle gioie durevoli che ti riconciliano col mondo, a partire dai tuoi cari.

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/la-gioia-del-presepe-tornante/

Traslazione della Santa Casa

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Traslazione della Santa Casa

Nel giorno della festa liturgica della Traslazione della Santa Casa di Loreto segnaliamo il link di un volume edito negli anni ’50 dalla Congregazione Universale della Santa Casa sulla storia e l’autenticità delle Sacre Mura venerate nella basilica.

https://www.sursumcorda.cloud/articoli/centro-studi-vincenzo-ludovico-gotti/2555-la-verita-sul-santuario-di-loreto-traslazione-della-santa-casa.html

da http://www.centrostudifederici.org/traslazione-santa-casa/

Assad contro l’Europa: “Ha sostenuto il terrorismo”

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“Dobbiamo iniziare con una semplice domanda: chi ha creato questo problema? Perché ci sono rifugiati in Europa? È una domanda semplice: a causa del terrorismo sostenuto dall’Europa – e ovviamente dagli Stati Uniti, dalla Turchia e da altri – ma l’Europa è stata il principale attore nella creazione del caos in Siria. Quindi, quello che viene fatto torna indietro”. Il presidente siriano, Bashar al Assad, risponde così a una domanda di Monica Maggioni sulla questione migratoria che investe l’Europa e che è riconducibile alla crisi siriana. L’intervista è stata trasmessa sui canali social della presidenza siriana e in serata è stata disponibile su RaiPlay“. Continua a leggere

Sardine, vergogna a Pescara: cartello di Salvini impiccato

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Altro che buonisti, la principale molla delle sardine è l’odio. Ieri sera a Pescara, hanno dato il peggio di sé e si sono rivelate per quello che sono. Vale a dire l’edizione aggiornata del vecchio estremismo di sinistra. Nella città abruzzese hanno tenuto una manifestazione. Tra la folla, come documentato da il Giornale, è apparso un orribile striscione. Quello di un uomo impiccato con riferimento a Salvini. “Lega Salvini e lascialo legato”. Questa l’orrenda scritta.  E meno male che le sardine si propongo come portatrici di pace.

Spinti dalla mobilitazione di Bologna, anche nella città abruzzese sono comparse le sardine. “La gente ha voglia di combattere Salvini. E i suoi discorsi pieni di odio. Prima si rispondeva sui social, ora si scende in piazza. Questo è un ottimo segnale”. Così il proclama. “Sentiamo fortemente la voglia di urlare a Salvini che non ci rappresenta”. Ma a loro giudizio questa non è solo un’occasione per andare contro il leader della Lega: “Qui siamo tutti pro Italia. Abbiamo cercato di portare più persone possibili. Per dire che il nostro Paese può avere meglio di Salvini. Partendo da un sentimento di umanità. Che viene chiamato buonismo. Ma che in realtà rappresenta un atto di generosità e dovrebbe legare tutti”.  Una sardina ha ribadito come al momento non vi sarebbe alcuna intenzione di schierasi : “Siamo semplicemente antifascisti. Ovviamente non andiamo con l’estrema destra che vuole dividere invece che unire”. La politica non è da considerarsi solo come destra e sinistra: “È anche questo. Alzarsi la mattina e organizzare una manifestazione. Siamo dalla parte delle persone che non ne possono più di questo clima di odio. Noi vogliamo la pace per tutti”.

Bel modo di combattere il “clima di odio”. Del resto, le sardine scendono in piazza contro qualcuno. Non per qualcosa…

 

Da https://www.secoloditalia.it/2019/12/sardine-vergogna-a-pescara-in-piazza-compare-uno-striscione-con-salvini-impiccato/

QASIM SOLEIMANI E IL DESTINO DELL’IRAN

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Segnalazione di Giacomo Bergamaschi
di A. Vinco
Leonid Ivashov, militare russo di altissima scuola e esperienza, attuale presidente dell’Accademia geopolitica di Mosca, ha di recente definito Soleimani il simbolo mondiale della libertà e della resistenza contro i poteri materialistici di questa terra. La Guida Suprema, Seyyed Alì Khamenei, lo considera “il martire vivente della Rivoluzione” nella linea più avanzata del fuoco antimperialista, laddove vita e morte sono ormai sul medesimo piano ed ogni minuto in più di vita è solo un dono che lui fa a tutti gli oppressi della terra, in modo particolare a quelli Palestinesi. L’ultimo tentativo, del “fronte imperialistico arabo-ebreo” di eliminarlo, è dell’ottobre 2019.

Lui ha già superato in molti casi e situazioni la soglia della morte, ma ha deciso di rimanere sulla terra per servire l’umanità: i poveri, gli oppressi, i malati e le vittime del terrorismo. Il suo desiderio di martirio è estinto quotidianamente a vantaggio di un grande progetto globale basato sulla tolleranza per il sacrificio, per la sofferenza, per il dolore e dunque sull’Amore.

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Il Pakistan e i falsi matrimoni

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di Matteo Orlando per

AGERECONTRA.IT

 

In Pakistan, uno dei paesi islamici più grandi del mondo, secondo la Associated Press 629 donne sono state vendute come schiave per diventare mogli di altrettanti uomini cinesi.

La terribile notizia conferma il fenomeno della tratta di donne dal paese dell’Asia meridionale al gigante cinese, casi che si sono intensificati negli ultimi mesi.

Secondo gli investigatori di Islamabad il fenomeno potrebbe essere di proporzioni molto più ampie, se solo le autorità giudiziarie avessero continuato a registrare le denunce di scomparsa delle donne arrivate dalle famiglie. Invece, dopo un primo impulso investigativo, si è registrata una battuta d’arresto progressiva nella rilevazione dei casi.

La gente che ha denunciato questa infame tratta ha motivato questa battuta d’arresto per le pressioni e le interferenze del governo islamico di Islamabad, esecutivo che avrebbe esercitato la propria influenza per frenare le indagini al fine di non danneggiare il legame “redditizio” con Pechino.

Secondo alcuni parenti delle vittime, un episodio significativo è quanto accaduto lo scorso ottobre a Faisalabad dove la locale Corte ha rilasciato 31 cinesi accusati di tratta di esseri umani.

Secondo i denuncianti, i parenti delle vittime avrebbero rinunciato a testimoniare a causa di minacce o indennizzi ricevuti per tacere.

Lo scandalo delle donne cristiane e musulmane vendute come “schiave del sesso” a mariti cinesi è esploso in particolare a metà del 2019.

A maggio, infatti, sono state arrestate sei persone, tra cui un pastore protestante, accusate di organizzare matrimoni forzati tra giovani donne cristiane pakistane e giovani cinesi.

La piaga dei falsi matrimoni tra pakistane e giovani cinesi è denunciata da tempo da parte dei pochi cattolici presenti nel Paese, ma le autorità hanno sempre sottovalutato le denunce. Adesso l’elevato numero di vittime coinvolte in questo nuovo caso ha fatto aprire gli occhi a molti su questo nuovo mercato di esseri umani che rivela la presenza di organizzazioni ramificate in Pakistan e Cina.

Le giovani donne “selezionate” sono in particolare giovani di famiglie povere e analfabete, incapaci di riconoscere il pericolo e le pratiche seduttive dei trafficanti. Alcune vedono nel “sogno cinese” la soluzione di tutti i loro mali (miseria, assenza di famiglie, relazioni sentimentali conclusesi negativamente).

Il vantaggio economico per le famiglie, peraltro, non è così rilevante. Gli intermediari cinesi e pakistani affermano che per ogni moglie “offerta” guadagnano da 23 a 56 mila euro, ma solo poco più di 1.100 euro sono dati alle famiglie.

Oltre a soddisfare i piaceri sessuali dei mariti cinesi, alcune donne sono state utilizzate anche per alimentare il traffico di organi.

Un ufficiale della Polizia pakistana, parlando con Asia News ha spiegato: “nessuno aiuta queste giovani donne e la mafia cinese è in aumento. Perché? Il motivo è che sanno di non rischiare nulla”.

Il sindaco Pd e il sistema Bibbiano: ora spuntano le intercettazioni

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Nelle carte della procura di Reggio Emilia tra le storie dei bambini di Bibbiano spuntano le intercettazioni tra il sindaco e gli altri indagati

Adesso tutti parlano di Bibbiano. Nel vortice di chiacchiere e discussioni opinabili, nel bel mezzo degli editoriali che, in barba alla legge, già sentenziano sull’esistenza o meno del sistema di affidi illecito denunciato dalla procura di Reggio Emilia c’è un particolare che sfugge ed è forse l’unico che bisognerebbe sottolineare.

Cosa c’è davvero nell’ordinanza? Nelle carte le intercettazioni captate dai carabinieri smentiscono, parola dopo parola, la difesa del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti.

Tra i racconti dettagliati delle indagini la valutazione del gip del Tribunale di Reggio Emilia Luca Ramponi. “Non è vero che l’indagato non sapesse nulla, piuttosto sapeva e coprì politicamente l’iniziativa amministrativa illegittima, compartecipando nella agevolazione fattiva della stessa anche a fronte di specifiche richieste di altri componenti dell’ organo di indirizzo politico”. Si legge. Ramponi accusa senza mezzi termini l’indagato di esser stato non solo complice di tutto, ma in maniera del tutto lucida e consapevole. E per gli scettici diventa più facile da credere se si vanno a rileggere le telefonte tra Carletti e alcuni degli indagati, tra cui Federica Anghinolfi. La responsabile del Servizio Sociale dell’Unione Val d’Enza finita al centro degli scandali sui bambini di Bibbiano.

Ma partiamo dalla storia. I protagonisti dell’inchiesta “Angeli e Demoni” stavano lavorando all’apertura di una comunità per minori. Un’operazione in grande. La casa avrebbe accolto bambini provenienti da tutto il nord Italia e non solo minori del reggiano. Di questo progetto Anghinolfi, Carletti, ma anche Foti e altri parlarono a lungo. In una telefonata con con Marcello Cassini, legale rappresentante della società cooperativa “Si può fare”, la capa dei servizi della Val d’Enza racconta di essersi mossa per trovare una sede che potesse ospitare il centro. “Loro hanno cercato sta benedetta casa su a Bibbiano e ne avevano trovata una in affitto, ma per come è articolata non si riesce a suddividere”, dice l’assistente sociale. A questo punto l’interlocutore tira in mezzo il sindaco. Come riportano i carabinieri, “Marcello dice di aver già avvisato Carletti di questa cosa, in quanto quest’ultimo gli aveva detto di conoscere una grande casa in cui i proprietari volevano fare un caseificio”. Carletti avrebbe, dunque, contribuito alla ricerca del centro inconsapevole di cosa stesse andando a fare? Senza sapere di cosa si trattasse veramente? Ignaro di come queste persone stessero lavorando con i minori?

Ma andiamo avanti. Per il progetto era tutto pronto. Persino il nome era già stato deciso. “Rompere il silenzio”. Secondo la procura a spingere per creare il centro nelle sue zone era proprio Carletti. Le cure secondo il sindaco dovevano essere, ovviamente, affidate alla onlus di Claudio Foti. Per il sindaco i metodi dello psichiatra Torinese erano eccellenti. Come dimostra una telefonata registrata tra la Anghinolfi e Carletti. Dopo il convegno Rinascere dal trauma: il progetto La Cura i due si sentono per scambiarsi opinioni su come fosse andato l’incontro volto a celebrare il sistema Bibbiano. Federica Anghinolfi: “Secondo me è arrivato un messaggio molto chiaro, anche di natura scientifica”. Carletti d’appoggio: “Io l’ho ribadito apposta in fondo…”. Carletti era persino intervenuto per sottolineare il messaggio di natura scientifica senza essere al corrente di come funzionasse tutto il sistema?

Ciò che è certo è che il sindaco era molto legato alla Anghinolfi e agli altri. Li conosceva. Aveva un rapporto stretto tanto da scambiarsi consigli, pareri e perplessità. Secondo il gip “il suo ruolo di copertura si è anche estrinsecato facendo valere espressamente la propria competenza e il proprio peso politico per superare le perplessità di altri componenti della giunta dell’ Unione proprio con riguardo alle modalità di affidamento del servizio di psicoterapia e della sua retribuzione di fatto”.

Tra le tante, un’altra telefonata è utile a chiudere le fila del discorso e rendere più chiara la posizione del sindaco santificato dopo aver ottenuto la revoca dell’obbligo di dimora. A parlare sono Claudio Foti e Francesco Monopoli uno degli assistenti sociali che collaboravano con Federica Anghinolfi. Questa volta si parla di cifre. Il nuovo centro di accoglienza per minori doveva fissare un costo per i bambini che venivano accolti. A tal proposito Monopoli racconta: “Ho provato a sondare per il discorso della retta e… fra i 250 e i 260 euro… è un po’ un discorso di lana caprina… nel senso che fino a 250 nessuno dice niente”.

Dunque sembrerebbe che fosse già tutto deciso. Mancavano solo le cifre. Ma sarebbe stata la “Hansel e Gretel” ad occuparsi della psicoterapia ai minori. Eppure non era stata indetta nessuna gara pubblica. Tutto in amicizia e senza rispettare i dovuti step legali. Come riporta La Verità a confermare il modus operandi di Andrea Carletti è stato anche l’ex sindaco di Gattatico in provincia di Reggio Emilia, Gianni Maiola. Secondo quanto emerso dalle sue segnalazioni sembrerebbe che “per un verso la gratuità del servizio non era emersa nella discussione di giunta e che vi era una precisa consapevolezza della onerosità del servizio, tanto che egli pose il problema e segnalò le proprie perplessità, e sia Carletti che Anghinolfi e Campani rassicurarono gli altri componenti della giunta dell’esistenza di un formale affidamento alla Hansel e Gretel.

Adesso, per qualcuno, dopo che il sindaco del Pd è tornato libero, “Bibbiano” è diventata tutta una farsa mediatica strumentalizzata dalla destra populista. Ma oltre i discorsi, in cui per di più andrebbe intanto sottolineato che la decisione dei pm non rende ancora Carletti innocente, ci sono delle indagini trascritte in un’ordinanza della Procura che parlano di fatti. Che mettono nero su bianco perchè di Bibbiano si doveva parlare. E che fanno pensare che, forse la sinistra prima di pretendere le “scuse” dovrebbe aspettare i processi.

Da http://www.ilgiornale.it/news/cronache/bibbiano-quelle-conversazioni-carletti-e-federico-anghinolfi-1795784.html

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