Foibe, docenti comunisti contro l’assessore “patriota”: “Non puoi dare lezioni”

Condividi su:

La denuncia dell’assessore all’Ambiente della Regione Friuli-Venezia Giulia: “Attaccato da un gruppo di docenti perché ho ricordato loro delle foibe”

Alla fine Fabio Scoccimarro, assessore all’Ambiente della Regione Friuli-Venezia Giulia, non ha potuto fare a meno di intervenire.

Siamo a Trieste, nel bel mezzo di un convegno per celebrare i cento anni dalla fine della Grande Guerra. Ci sono più di 300 studenti in platea: italiani, croati e austriaci. Tutti riuniti a poche centinaia di metri dalle trincee del Carso dove i loro bisnonni si sono combattuti.

Scoccimarro è appena intervenuto con una riflessione scomoda: “Ho ricordato ai ragazzi che la storia va conosciuta a trecentosessanta gradi, soprattutto in queste terre, e che troppo spesso i docenti la raccontano a senso unico”. Adesso è il turno dello storico Raoul Pupo, già finito nell’occhio del ciclone per aver scritto un vademecum per il Giorno del ricordo che le associazioni di esuli giuliano-dalmati non esitarono a definire “giustificazionista”. L’assessore lo ascolta con attenzione e nota una dimenticanza siderale. “Ha tenuto una lectio magistralis sul Novecento e quando ha citato il dramma di Trieste – racconta – si è scordato di dire che non è stata occupata solo da nazisti e anglo-americani, ma anche dagli slavo-comunisti di Tito”.

“Come ha potuto – si domanda Scoccimarro – omettere la peggiore occupazione che la città ha subito? Hanno cominciato a rastrellare persone e slavizzato Trieste per 42 giorni con il terrore”. Nell’auditorium monta così la polemica. L’assessore prende la parola per “correggere” il professore. Ne nasce una piccola discussione che sembra destinata a finire lì. Invece, gli strali di quel confronto gli presenteranno il conto qualche minuto più tardi. L’assessore è appena uscito dalla sala quando incappa in un gruppetto di insegnanti. Lo attaccano coralmente e strillano: “Ignorante! Ignorante!”. Sono inviperiti. Evidentemente non hanno digerito le annotazioni di prima. C’è chi lo accusa di avere una “visione parziale della storia” e chi vorrebbe addirittura censurarlo: “Lei non può dare lezioni a nessuno, vada a fare campagna elettorale da un’altra parte”.

Un paradosso pretendere di chiudergli la bocca, considerato che l’evento era patrocinato dalla Regione e l’assessore era lì in veste ufficiale. “Non so se è più grave l’amnesia di Pupo o il fatto che un gruppo di docenti sia venuto a dirmi che dei crimini dei comunisti non posso parlare”, riflette amaramente Scocciamarro. “Mi preoccupa parecchio – conclude – pensare che dei personaggi così ideologizzati diano lezioni ai nostri ragazzi”. L’accaduto è arrivato anche all’orecchio di due parlamentari di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani e Walter Rizzetto, che stanno già lavorando per presentare un’interrogazione al ministro dell’Istruzione. Mentre il presidente della Fondazione dalmatica Rustia-Traine, Renzo de’ Vidovich, chiede alla Regione che sui temi dell’esodo e delle foibe il programma scolastico venga rivisto. E non solo. “Anche che si faccia promotrice dell’esumazione di centinaia di migliaia di vittime, tra i quali 14mila italiani, infoibati in Slovenia e Croazia”. Con l’auspicio che possa servire a rinfrescare la memoria a chi l’ha perduta.

Da http://www.ilgiornale.it/news/cronache/foibe-docenti-comunisti-contro-lassessore-patriota-non-puoi-1794431.html

L’eurogruppo boccia Conte e Di Maio sul Mes

Condividi su:

“Il testo non si cambia” ha dichiarato il presidente dell’eurogruppo, Centeno. Il Premier nei guai più che mai

“Non vediamo ragione per cambiare il testo del Mes; al massimo possiamo parlare di cose tecniche. Si firmerà ad inizio 2020. L’accordo era stato già raggiunto a giugno”. Sono le 17 quando da Bruxelles il Presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, mette forse la parola fine sui sogni di Conte e Gualtieri (ma anche di Di Maio) di modifica e di trattative sul Fondo Salva Stati.

Niente da fare, l’Europa ha deciso, l’accordo politico c’è da giugno (proprio mentre il Parlamento italiano votava per il no), tra un mese si firma e si parte.

E ora? Ed ora cosa farà l’avvocato del popolo che due giorni fa in Parlamento tra un insulto a Salvini e l’altro prometteva una nuova fase di dialogo sul Mes con Bruxelles o quantomeno un rinvio? Ed ora cosa farà il Ministro Gualtieri, quello che in commissione aveva detto due settimane fa che l’accordo era “inemendabile” (ed oggi ci è arrivata la conferma ufficiale della veridicità di quella affermazione) e che proprio in queste ore sta cercando il modo di intavolare un dialogo con il resto dell’Europa sul fondo Salva Stati? Ed ora cosa farà Di Maio che ha detto (ieri) che così com’è il Mes non lo vota? Ed ora cosa farà Grillo che vede sgretolarsi ogni giorno che passa sempre più il Governo inventato con Renzi l’agosto scorso?

Su tutto, quale sia l’opinione di ciascuno sul Mes, è avidente che qualcosa di strano e di sbagliato ci sia stato nella gestione dell’intera vicenda tra Roma e Bruxelles.

Delrio ieri ha detto che il Pd è pronto al voto e non ha paura delle elezioni. Sempre ieri anche Renzi ammetteva per la prima volta che nella maggioranza ci sono troppi litigi e poche decisioni e che il voto è vicino.

Per gestire il Mes, l’Ilva, l’Alitalia, la Manovra economica delle mille tasse, i migranti, i dazi Usa, le autostrade che si sgretolano, il lavoro che manca serve un Governo serio, forte. Questo non lo è, non lo è mai Stato. Unirsi per non far vincere Salvini è solo uno slogan che può durare pochi giorni. Poi sarebbe servito un progetto politico, un’idea di paese, un’alleanza vera. 

Da https://www.panorama.it/news/politica/mes-eurogruppo-boccia-conte-maio-sul-mes/

Droga, prostitute e riti voodoo: così la mafia nigeriana si prende l’Italia

Condividi su:

Le direttive che arrivano dalla Nigeria sono chiare: “Prendersi l’Italia, dividerla in vari campi e insediarsi a seconda della matrice della gang”. È quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Dda di Bari che ieri ha portato all’arresto di 32 aderenti ai clan della mafia nigeriana.

“La più forte” tra le organizzazioni criminali straniere che operano sul nostro territorio, così l’ha definita la scorsa settimana il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho. Una piovra che possiede “articolazioni in quasi tutte le regioni italiane e in tutti i Paesi del Vecchio Continente”, oltre a poter contare su “una base molto forte nel Paese d’origine”. Un’unica “cupola” che coordinerebbe chi opera sui singoli territori. A testimoniarlo ci sono gli arresti degli affiliati ai clan Viking e Maphite, eseguiti martedì in almeno otto regioni italiane e all’estero in Germania, Francia, Olanda e Malta.

Da confraternite a mafie: così i nigeriani sfidano i boss

In principio erano i “cult”. Confraternite universitarie nate negli anni ’70-‘80 che durante la transizione democratica in Nigeria iniziano a mettersi al servizio dei potentati locali in lotta, fino a trasformarsi in vere e proprie organizzazioni criminali. Black Axe, Eiye, Vikings, Maphite, Black Cats: sono i nomi dei clan più spietati. La prima apparizione in Italia risale al 1995, ma bisogna aspettare la metà degli anni 2000 perché arrivino le prime segnalazioni degli 007 sulle attività criminali gestite dagli africani. Nel 2011 è la stessa ambasciata nigeriana a Roma ad avvertire l’intelligence della presenza in Italia di referenti delle sette di Lagos e Benin City. La nostra penisola viene considerata da sempre come una base strategica. Quella nigeriana, infatti, come chiarisce la Dia nell’ultimo rapporto inviato al Parlamento, è una mafia a “spiccata vocazione internazionale”, che per espandersi sfrutta i flussi migratori. I tentacoli dei “cult” si estendono sui traffici più redditizi: dalla tratta degli esseri umani, alla droga, passando per la prostituzione, la compravendita di organi e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La prima condanna per associazione mafiosa arriva nel 2006 a Brescia. Ventitré nigeriani vengono accusati a vario titolo dei reati più disparati, compresi quelli “commessi con l’obbiettivo di imporsi nel controllo del territorio in danno di altri gruppi criminali”.

Dal Nord Italia le cosche approdano a Castelvolturno. Ed è proprio sul litorale domizio che i cult conquistano il mercato della cocaina e delle prostitute scalzando i Casalesi. Negli anni il business si allarga fino alla gestione della manodopera straniera e del traffico di organi. Secondo indiscrezioni proprio qui si starebbe concentrando un’inchiesta dell’Fbi sugli espianti gestiti dalla mafia nera. Col tempo i clan dei nigeriani si ritagliano spazi sempre maggiori, affiancando le mafie locali. A Palermo i nigeriani gestiscono lo spaccio e la tratta di ragazze nei feudi di Cosa Nostra come Ballarò e Brancaccio. “Ormai il rapporto con i boss locali non è più di sudditanza, ma di coesistenza”, spiega a ilGiornale.itAntonio De Bonis, ex analista dei Carabinieri ed esperto di criminalità organizzata, a margine della presentazione alla Camera dei Deputati del suo dossier sulla mafia nigeriana edito dal Centro Studi Machiavelli. “Quella nigeriana è una mafia in crescita che può contare su forze giovani e numerose che le consentono di diffondersi in maniera capillare – continua – ad esempio a Milano ci sono intere zone in cui stanno riproducendo il sistema di connection-house usato a Castelvolturno”.

I riti di iniziazione e la tratta delle schiave

La rete dei cult è costruita su legami etnici e familiari. Per entrare a far parte delle confraternite bisogna sottoporsi a riti di iniziazione che variano da un’organizzazione all’altra. Il nuovo adepto viene pestato sotto gli occhi del capo e poi costretto a bere lacrime miste a sangue, oppure un cocktail di droghe che gli faccia dimenticare la vecchia identità per abbracciare la nuova. Anche le ragazze che finiscono nel racket della prostituzione vengono iniziate con riti “juju”. Una sorta di stregoneria praticata dalle “maman”, le donne dei clan che gestiscono la tratta, che le lega indissolubilmente all’organizzazione. Le inchieste che si sono susseguite negli anni hanno accertato come le giovani da avviare alla prostituzione vengano fatte arrivare in Italia attraverso le rotte migratorie. Si tratta di un vero e proprio “cliché” operativo: i referenti in Nigeria si occupano di reclutare le vittime, spesso con l’inganno, la rete presente in Libia organizzano la traversata sui barconi, mentre i sodali che operano sul territorio italiano provvedono a fornire i documenti e a sistemarle abusivamente nei centri di accoglienza per richiedenti asilo. Non è un caso che fosse proprio il Cara di Mineo la base operativa dei 26 appartenenti alla confraternita dei Vikings arrestati nel gennaio 2019, oppure che i 32 nigeriani finiti in manette ieri avessero il loro quartier generale nel Cara di Bari.

Cocaina Spa

Sempre secondo la Dia le rotte migratorie utilizzate dai clan nigeriani per far arrivare in Italia i propri connazionali spesso “coincidono con quelli del traffico di stupefacenti”. È questo l’altro grande business dei cult, anche perché, come sottolinea un report del Centro Studi Internazionali (CeSI), la Nigeria è uno snodo fondamentale nel traffico di cocainadal Sud America all’Europa. La tecnica usata per trasportare le sostanze è quella “a pioggia” che prevede l’utilizzo di diversi corrieri ai quali vengono affidate piccole quantità di droga. Il business frutta ogni anno decine di milioni di euro. Secondo i dati della Banca d’Italia le rimesse verso la Nigeria sono raddoppiate dal 2016 al 2018, anche e soprattutto grazie ai proventi delle attività illecite. Si parla di cifre da capogiro: 74 milioni di euro trasferiti soltanto lo scorso anno attraverso money transfer o hawala, il sistema fiduciario di trasferimento di valori diffuso in Medio Oriente e Nord Africa.

Da  http://www.ilgiornale.it/news/cronache/droga-prostitute-e-riti-voodoo-cos-mafia-nigeriana-voleva-1793929.html

Ecco la legge “razzista” di Bonaccini: favorisce i rom e discrimina gli italiani in Emilia Romagna

Condividi su:

Bologna, 4 dic – Quando l’autorazzismo diventa legge, in modo che gli italiani siano discriminati per favorire i non italiani, in questo caso i nomadi. Accade in Emilia Romagna, grazie – neanche a dirlo – a una legge regionale del Pd, che in teoria dovrebbe garantire ai nomadi “parità di trattamento” ed evitare forme di “discriminazione”. In realtà, invece, è una legge che impone disparità di trattamento e una discriminazione razziale verso gli italiani. Sì, perché di fatto il piano messo in campo a Bologna sembra a tutti gli effetti una “legge razziale che discrimina gli italiani”, perché favorisce i sinti e i rom rispetto a tutti gli altri. “Un cittadino che non appartiene alla comunità sinta o rom non può accedere ai progetti riservati a quelle etnie – fa presente Umberto Bosco, consigliere comunale della Lega – E questo è discriminatorio”.

Il piano pro nomadi del Pd

Ma veniamo alla “bella pensata” del Pd, come racconta ai suoi lettori Il Giornale. A Bologna per smantellare una grande area sosta (e tutto quello che comporta in termini di degrado e sicurezza) per sinti nel quartiere Navile, zona nord della città, la giunta dem ha deciso di trasferire 30 sinti in due microaree familiari. Il tutto secondo lo stesso principio dell’area sosta, ossia piazzole, case mobili, bagni in comune. Con la “pia illusione” che si possa così ridurre il degrado. Una mossa che grava pesantemente sulle tasche dei contribuenti: circa 300 mila euro solo di opere pubbliche, da sommare ai 900 mila euro spesi in nove anni per luce e acqua dell’area sosta (che poi sarebbe un campo nomadi). “A casa mia le bollette le pago io – è l’attacco di Galeazzo Bignami, deputato bolognese di FdI – Non le faccio pagare ai cittadini. Non possono sempre vivere a nostre spese”.

“Le nuove microaree sono solo per rom e sinti”

Ma quello che irrita non è l’ingente somma investita, ma lo sfacciato favoritismo espresso dall’amministrazione piddina. Le nuove microaree – si legge in un documento del Comune – saranno utilizzabili “esclusivamente” dai “nuclei appartenenti alla comunità rom e sinta selezionati dai servizi comunali”. Questo significa che se un residente semplicemente italiano fosse in emergenza abitativa e non ancora in lista per una casa popolare, non potrebbe ottenere la piazzola dove parcheggiare una casa mobile.

Previste anche deroghe sugli abusi edilizi

Ma non finisce qua. Il piano pro nomadi prevede deroghe anche sugli abusi edilizi. Infatti, per svuotare l’area sosta, è prevista anche la costruzione di microaree private in terreni acquistati dagli stessi sinti. A Bologna ne è già stata approvata una, dove una famiglia ha dimostrato di essere proprietaria di un appezzamento di terreno e il Comune darà l’autorizzazione a viverci. Ma tale provvedimento permette che la microarea privata sorga in via Benazza, in un territorio “rurale” in “ambito agricolo di rilievo paesaggistico”. Ebbene, il sito comunale avverte che in questo tipo di aree è “esclusa la possibilità di realizzare nuovi edifici ad uso abitativo su fondi agricoli che ne siano sprovvisti”. Ma i sinti ci piazzeranno la loro casa mobile e potranno costruire pure altri due prefabbricati. “Il Pd ha permesso ai nomadi di edificare in zone dove non sarebbe possibile – sottolinea il leghista Bosco – se lo facesse un cittadino qualunque, sarebbe considerato un abuso edilizio“.

L’autore di questa “bella pensata” è il governatore Bonaccini

Chi è l’autore di tutto ciò? Ovviamente l’attuale governatore Pd dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ricandidato alle elezioni del 26 gennaio 2020. E’ lui che con una “disciplina di favore” permette ai nomadi di commettere degli abusi edilizi. La nuova legge, infatti, stabilisce che l’individuazione delle microaree “non comporta la modifica della destinazione urbanistica delle stesse”. Insomma, in soldoni significa che un territorio rurale non deve essere trasformato ufficialmente in “residenziale” per costruirci un mini campo nomadi. Questo perché “si tratta di un uso speciale” pensato apposta per rom e sinti. Infine, l’ulteriore beffa: le microaree non sono soggette “alla disciplina che attiene ai vincoli che gravano sul territorio”. Questo perché gli insediamenti dovrebbero essere temporanei, visto che i nomadi – come dice in teoria la parola – si spostano. Ma con un trattamento di favore del genere, è veramente improbabile che “schioderanno” (a meno che a gennaio Bonaccini non venga riconfermato).

Adolfo Spezzaferro

Da https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/legge-razzista-bonaccini-favorisce-rom-discrimina-italiiani-138796/

Studenti bendati e scalzi sul gommone: “Così vivono esperienza dei migranti” (Video)

Condividi su:

Modena, 4 dic – L’hanno chiamata “esperienza sensoriale all’origine della migrazione” ma si legge “lezione di white guilt e di propaganda filo-immigrazionista”. I fruitori – non volontari – sono gli studenti di alcune classi di istituti superiori modenesi che hanno partecipato a un “laboratorio” nell’ambito del Festival delle migrazioni in corso in questi giorni a Modena. L’”esperienza”, organizzata all’interno del Centro Famiglia di Nazareth ha lo scopo – sulla carta – di far comprendere i “diversi motivi che portano una persona ad attraversare i confini” attraverso “sensazioni, rumori e odori”.

L’”esperienza sensoriale”

Nel concreto, gli studenti vengono bendati, costretti a girare scalzi, investiti con spruzzi d’acqua a mimare le onde marine e avvolti in coperte termiche; gli vengono fatte indossare cuffiette che trasmettono rumori e musiche, vengono fatti salire a spintoni su di un gommone da dei solerti volontari. Un vero e proprio tentativo di lavaggio del cervello immigrazionista per alzare il livello di empatia nei confronti dei clandestini da parte dei giovanissimi, che una volta tornati a casa saranno “belli e inquadrati” per sostenere la narrazione dell’accoglienza buona e indiscriminata. Il tutto – fatto ancora più grave – accade nell’alveo della scuola pubblica.     

La Lega insorge

L’iniziativa ha scatenato la reazione della Lega modenese, che in un comunicato diffuso su Facebook ha duramente stigmatizzato l’iniziativa: “Non si comprende l’utilità pedagogica di iniziative di tal fatta, che in realtà altro non sono che tentativi di indottrinamento pro migranti – spiega il Carroccio – l’iniziativa specifica, non a caso, ha causato l’irritazione e il disappunto (ovviamente non manifestato apertamente per evitare eventuali ritorsioni o “reprimende”) di alunni e genitori, anche perché questi ultimi in particolare non sarebbero stati interpellati dagli organi di rappresentanza dei propri istituti sull’opportunità di coinvolgere soggetti di età minore, o comunque non ancora in grado di autodeterminarsi consapevolmente, in iniziative di dubbio gusto”.

Quali “profughi”?

La Lega ricorda poi i dati diffusi dalla stessa Fondazione Migrantes (promotrice del “festival” assieme all’associazione di volontariato “Porta Aperta”, col patrocinio del Comune di Modena), secondo cui “otto domande su dieci dei richiedenti asilo vengono respinte dalle Commissioni Territoriali, il che sta a significare che la maggior parte di essi è formata da immigrati “irregolari”, ovvero da “migranti” che non si avventurano certo in mare per scappare da guerre o persecuzioni”. Per la Lega, la scuola dovrebbe essere “il luogo del (libero) apprendimento e che gli alunni, in quanto soggetti dotati di piena dignità”, sicuramente non il tempio della “propaganda filo-governativa mascherata da una ‘letteratura festivaliera’ volta a mitizzare la figura del ‘migrante”, conclude il Carroccio modenese.

“Ora sapete per chi votare”

Gli fanno eco i forzisti Antonio Platis, candidato alle regionali del 26 gennaio, Enrico Aimi, senatore, e Andrea Galli, presidente del gruppo Fi in Regione: “La storia che abbiamo raccolto da un ragazzo di 17 anni è gravissima. Sono stati costretti a togliersi le scarpe. Gli ‘operatori’ del centro hanno bagnato i piedi agli alunni e poi hanno caricato su un finto gommone la scolaresca. Per simulare il mare hanno utilizzato un ventilatore che sparava aria gelida sulla faccia e, di tanto in tanto, arrivavano anche gli spruzzi di acqua per ricordare le onde”. Non solo: “mentre i ragazzi erano bendati: il percorso prevedeva anche una finta visita medica, in cui la guardia costiera spintonava gli studenti-migranti e faceva inginocchiare tutti in fila per terra“. Agli azzurri risulta inoltre che a un operatore, terminata l’esperienza sensoriale, sia scappata una battuta del tipo “ora sapete per chi votare”.

Da https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/studenti-bendati-scalzi-gommone-esperienza-migranti-video-138795/

Numero 186 del 1° dicembre 2019 + Libro IL PAPA ERETICO

Condividi su:

 

Sul sito è disponibile il numero 186  di Sursum Corda® del giorno 1 dicembre 2019. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori. Per donare all’Associazione cliccare qui  oppure qui .

Cliccare qui per gli ultimi contenuti pubblicati gratuitamente sul sito:

– Comunicato numero 186. La denunzia di Giuda il traditore;
– Catechismo cattolico sulle Rivoluzioni;
– Che cos’è la Medaglia Miracolosa? (27.11);
– La vita illustrata di Santa Margherita Maria Alacoque;
– Metodo per ben servire la Santa Messa;
– Orazione a San Silvestro, Abate (26.11);
– Papa Pio VI, Super soliditate, sulla menzione dei nomi nella Messa;
– Orazione a San Crisogono di Aquileia, Martire (24.11);
– Orazione a San Giovanni della Croce, Dottore (24.11);
– Orazione a San Pietro di Alessandria, Vescovo e Martire (26.11);
– Orazioni a Santa Caterina d’Alessandria, Vergine e Martire (25.11);
– Preghiera a Santa Caterina Labouré, Vergine (28.11);
– Work of Human Hands by Father Anthony Cekada.


Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio .

Ossequi, Carlo Di Pietro.

Ancora odio giudaico in Terra Santa

Condividi su:
Segnalazione del Centro Studi Federici
Questa volta hanno colpito Taybeh, l’antica  Ephraim, in Cisgiordania, l’unico villaggio interamente cristiano di Terra Santa sopravvissuto all’occupazione sionista. I discendenti di Caifa (coloni fanatici provenienti dagli insediamenti illegali) hanno fatto scritte offensive sui muri in lingua ebraica e bruciato un auto di una famiglia cattolica (fonte: il profilo fb di Abouna Johnny Abu Khalil, parroco latino di Taybeh).
Da anni si susseguono questi atti vandalici contro chiese e conventi cattolici, senza interventi efficaci da parte delle autorità israeliana.
Per dovere di cronaca segnaliamo il comunicato diffuso dalla “Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa” (prelati che hanno accettato la dichiarazione “Nostra aetate” del C.V.II, tutti in comunione con Bergoglio, l’amico dei rabbini):
“Abbiamo appena saputo di un nuovo atto di vandalismo di stampo razzista commesso nel villaggio palestinese di Taybeh, a est di Ramallah, dove sono stati fatti dei graffiti in ebraico su un muro e dove una macchina è stata incendiata.
Ieri, decine di auto sono state danneggiate e scritte in ebraico sono state trovate nella città araba di Jaljulia (Israele centrale).
Questi due incidenti fanno seguito a molti altri attacchi simili, che sono stati perpetrati di recente, soprattutto contro proprietà palestinesi in Cisgiordania.
Condanniamo fermamente questi atti razzisti di vandalismo. Esortiamo inoltre le autorità israeliane a indagare seriamente su questi palesi crimini d’odio e a consegnare quanto prima alla giustizia i responsabili e coloro che incitano a tali crimini.
Gerusalemme, 29 novembre 2019”

Sovranismo, la rivoluzione dello Stato-nazione per una vera autonomia

Condividi su:

Che cos’è il sovranismo? Nasce proprio da questo interrogativo il convegno “Sovranismo: un progetto politico tra autonomia e crisi dello Stato-nazione” tenutosi al Pirellone, a Milano. Ed ecco le risposte

Che cosa è il sovranismo? Nasce e parte proprio da questo interrogativo il convegno “Sovranismo: un progetto politico tra autonomia e crisi dello Stato-nazione” tenutosi al Pirellone, a Milano. È stata l’occasione per parlare diffusamente del concetto e dell’essenza di sovranismo, in anni in cui le forze politiche italiane ed europee cosiddette sovraniste – “populiste e nazionaliste” – stanno facendo il pieno di consensi.

Il convegno, organizzato dalla Lega e dall’associazione “Tra il dire e il fare“, ha visto relatori importanti per analizzare una tematica quanto mai centrale nel dibattito politico di oggigiorno: Alfredo Pretto (Tra il Dire e il Fare), Stefano Bruno Galli (assessore all’autonomia e cultura regione Lombardia, Antonio Pilati (saggista e componente del Cda Rai), Stefania Craxi (senatrice di Forza Italia), Alessandra Ghisleri (sondaggista e direttrice di Euromedia Research), Daniela Santanchè (senatrice di Fratelli d’Italia), Gianmarco Senna (consigliere Lega in regione Lombardia) e il professore universitario Marco Gervasoni.

Ecco, è stato proprio l’ultimo libro di Gervasoni “La rivoluzione sovranista – Il decennio che ha cambiato il mondo” a offrire interessanti spunti al dibattito. Già, perché negli ultimi dieci anni, con la crisi economica e la crisi dell’immigrazione il Vecchio Continente è profondamente cambiato. E, per l’appunto, è arrivata puntuale una corposa riscoperta di un forte sentimento di identità nazionale. In Italia e altrove.

Il sovranismo, forse, è una sorta di nuovo nazionalismo, simbolo di un’Europa che rifiuta le istituzioni europee e l’euro. L’elite cosiddetta liberale e globalista ha fallito in toto, e l’informazione mainstream continua a farsi sempre più autoreferenziale, staccandosi sempre più – così come un certa politica – dalla “pancia del Paese”.

La globalizzazione ha portato con sé la crisi dello Statonazione, fatto di popolo, governo e territorio. Con la globalizzazione, appunto, lo Stato va a frantumarsi. “È proprio attraverso la dimensione territoriale che gli Stati possono riappropriarsi di quell’identità che è andata perduta con i processi di globalizzazione; il cittadino può così riappropriarsi dei propri diritti e doveri: la rivoluzione sovranista è qui” spiega Galli.

Ma il sovranismo è di destra o di sinistra? Bene, secondo Stefania Craxi non è catalogabile in questi termini: “Non è nessuna delle due cose. Semplicemente, è una reazione a una globalizzazione senza regole che cancella storie, identità, popoli e nazioni…”. Certo è però un fatto: gli establishment nazionali ed europei si trincerano e demonizzano il pensiero alternativo.

“Il sovranismo è di destra e di carattere nazionalconservatore: è questa cosa, in Italia, proprio non piace a quell’establishment schierato…”, sottolinea il prof. Gervasoni, che poi argomenta così: “Certo, esiste anche un sovranismo di sinistra – pensiamo a Syriza, Podemos e volendo anche al Movimento 5 Stelle, ma alla fine si è schiantato. E si è piegato all’establishment…”.

Sulla stessa onda, anche la senatrice Santanché: “Ma il sovranismo non può essere di sinistra. Perché il sovranismo oggi è una reazione al globalismo, a quella globalizzazione selvaggia che ci vuole trasformare in consumatori perfetti. Ecco, la classe media – specialmente quella italiana – ne è uscita distrutta. Il sovranismo è il contrario di questo processo: è l’orgoglio dell’appartenenza, è identità, è tradizione”.

Estremamente interessante dunque, l’analisi della Ghisleri che ha ricordato come poche settimane prima delle elezioni Europee il 65% dichiarava a Euromedia Research che sarebbe andato a votare per cambiare il rapporto con l’Europa. Per ribaltare questo meccanismo della scelta imposta dall’alto, che non piace per niente ai cittadinielettori, che desiderano invece di essere ascoltati e tutelati. Perché in fondo sarebbe proprio questo il compito della politica. E proprio per questo motivo, allora, non ci si può sorprendere per la nascita e la crescita (anche elettorale) di movimenti che nascono dal basso. Perché la gente chiede e vuole una rappresentanza politica diversa.

Sovranismo, controllo delle frontiere e autonomia è il trittico vincente secondo l’esponente del Carroccio Gianmarco Senna: “Il sovranismo nasce come meccanismo di autodifesa a questa globalizzazione che annienta la classe media, specialmente in Occidente. È l’unica risposta possibile per far funzionare – e bene – la macchina del Paese Italia. I giovani pagano il prezzo più alto di questa globalizzazione: mancanza di un lavoro stabile, di prospettive future…”. Il leghista, dunque, indica la rotta: “Ecco perché bisogna invertire il trend e la tendenza fortunatamente è già in atto: pensiamo a Trump negli States e Johnson in Regno Unito. L’autonomia, il recupero dell’identità nazionale rimane l’unica possibilità contro questo mostro fagocitante della globalizzazione, per far ripartire l’economia e per aiutare per davvero chi crea valore”.

La chiosa di Antonio Pilati è quanto mai significativa: “La globalizzazione, indotta dalla rivoluzione digitale, nei fatti ha portato l’Unione Europea a promuovere una negazione delle identità nazionali, quasi demonizzando le storie nazionali. Questo processo ha distrutto la classe media, polarizzando la società. Peraltro, la impoverisce, perché toglie il radicamento territoriale urlando slogan fasulli come ‘La vostra patria è l’Europa, il mondo…'”. Insomma, la globalizzazione in Occidente ha tolto reddito e identità: impoverisce e ti fa sentire straniero a casa propria. Ma nessun Paese dovrebbe mai rinnegare la propria storia.

Da http://www.ilgiornale.it/news/palermo/sovranismo-rivoluzione-dello-stato-nazione-vera-autonomia-1793197.html

1 279 280 281 282 283 284 285 1.214