La Chiesa dei potenti

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Da Marcinkus ad oggi le finanze del Vaticano sono al centro di movimenti ed investimenti misteriosi, di certo non verso i bisognosi

Maurizio Belpietro

È passato molto tempo, ma la fotografia di Paul Marcinkus che gioca a golf l’ho ancora impressa nella mente. Certo, non c’è nulla di male nel colpire una pallina cercando di mandarla in buca su campi lisci come un tavolo da biliardo. Ma l’immagine di un arcivescovo con in mano la mazza invece che la pisside nella mia mente non coincide con quella del pastore di anime.

Veniva da Cicero, il sobborgo dove era nato Al Capone, e come il capo della mafia a un certo punto finì nel mirino della magistratura che, se lui non avesse goduto delle prerogative concesse a un uomo della Santa sede, probabilmente non avrebbe esitato ad arrestarlo. Marcinkus era il capo dello Ior, la banca vaticana coinvolta in mille traffici, e muovendosi come uno spregiudicato finanziere aveva intessuto affari con gente non molto raccomandabile. Gli agenti dell’Fbi indagarono a lungo su un giro di falsi titoli azionari acquistati dalla mafia, mentre quelli italiani cercarono di capire che ruolo avesse avuto l’arcivescovo nel crac del Banco Ambrosiano e nella sparizione del suo presidente, quel Roberto Calvi che poi fu ritrovato impiccato sotto il Ponte dei Frati neri a Londra.

Se ricordo Marcinkus nonostante sia morto da parecchi anni è perché, sebbene diversi papi siano passati da allora, le finanze vaticane sembrano rimaste a quei tempi, vale a dire opache. Mi hanno molto colpito alcune notizie delle scorse settimane, a cominciare da una speculazione immobiliare nel centro di Londra. Con l’obolo di San Pietro, la Segreteria di Stato ha comprato un palazzo a Chelsea, investendo altri soldi in azioni Carige, Retelit e Tas. Operazioni ad alto rischio, anche perché condotte da finanzieri spregiudicati, che si sono concluse con una perdita secca. Centinaia di milioni gettati dalla finestra, attraverso scatole cinesi e fondi d’investimento, scorribande che hanno attirato l’attenzione della magistratura vaticana la quale, dopo aver ordinato perquisizioni nella Segreteria di Stato e negli uffici dell’Antiriciclaggio, ha individuato «gravi indizi di peculato, truffa, abuso d’ufficio, riciclaggio e autoriciclaggio», mentre i revisori della Santa sede hanno ipotizzato «gravissimi reati, quali l’appropriazione indebita, la corruzione e il favoreggiamento» a carico di cinque funzionari della Segreteria di Stato e dell’Autorità antiriciclaggio del Vaticano: quattro laici e un monsignore, poi sospesi dal servizio.

Ma non c’è solo lo strano affare di Sloane Street, a Chelsea. Ne esiste uno altrettanto oscuro che ha per teatro un altro Paese dove è facile occultare i soldi. Parlo dell’investimento che il Vaticano ha realizzato in un fondo con base a La Valletta, sull’isola di Malta. In questo caso i capitali investiti non sono centinaia di milioni, ma decine, tuttavia il rischio pare lo stesso. Il Centurion Global Fund, fondo gestito da un italiano residente in Svizzera, un certo Enrico Crasso con un passato in Credit Suisse, ha investito i soldi del Papa in una serie di operazioni assai discutibili. Qualche esempio? Un milione è servito a finanziare la produzione di Rocketman, il film sulla vita di Elton John: non proprio un testimonial del messaggio evangelico. Oltre tre milioni sono stati dirottati alla produzione di un action film, occupandosi questa volta di alieni invece che di star. Sei milioni sono invece finiti nelle casse di Italia Indipendent, la società fondata da Lapo Elkann per produrre i suoi occhiali. Dieci milioni sono stati messi nella New Deal, comprando il 14 per cento di una finanziaria che ha in pancia l’11,7 per cento di Giochi Preziosi. L’elenco potrebbe continuare, passando dagli immobili alle start-up, per finire alle acque minerali, ma la sostanza non cambierebbe, perché la sensazione è che tra le tante operazioni non ci sia alcun collegamento, se non quello dell’opacità. Anche queste speculazioni, peraltro, hanno collezionato solo perdite.

Certo, qui non c’è un banchiere che scappa con la cassa e viene trovato morto, né si parla di mafia o di altro. Ma il comune denominatore degli scandali finanziari degli anni Ottanta e di quelli di oggi è lo stesso. Soldi che dovrebbero servire per aiutare i poveri finiscono, grazie ad arcivescovi e cardinali che si improvvisano speculatori, nelle mani di ricchi finanzieri, che con l’obolo di San Pietro diventano ancora più ricchi. Bergoglio, quando fu eletto Papa, preferì le stanze di Santa Marta a quelle dorate della residenza ufficiale. Fu un messaggio di povertà, un invito a spogliarsi del superfluo. A distanza di sei anni non si può dire che il messaggio sia stato raccolto. Quasi quarant’anni fa Marcinkus si fece beccare con la mazza in mano. Oggi i cardinali si fanno cogliere con in mano la mazzetta. Dalla Chiesa dei poveri a quella dei potenti. Di Cristo neanche l’ombra.

Da https://www.panorama.it/news/cronaca/chiesa-ior-potenti-affari-finanza/

L’Euro sprofonda nel cambio con la sterlina dopo la vittoria di BoJo

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Il trionfo per i conservatori di Boris Johnson e la dichiariazione che il 31 gennaio il Regno Unito uscirà dall’Ue “senza se e senza ma”, l’euro ha segnato un nuovo minimo dal luglio del 2016 nel cambio con la sterlina inglese toccando quota 0,8277.

Certo, il cross l’Eur/Gbp è ora in territorio di ipervenduto tecnico sul grafico daily. Tuttavia, osservandolo sul grafico su base weekly è evidente che nelle prossime sedute potremmo assistere a nuovi minimi  dei corsi, previo un possibile movimento laterale di consolidamento di breve periodo.

I prossimi obiettivi tecnici dell’Eur/Gbp

Dal punto di vista operativo, al ribasso i prossimi target tecnici sono individuabili in prima battuta a quota 0,819 e poi, eventualmente in area 0,800. E solo la conferma del ritorno al di sopra di quota 0,840 potrebbe ridare al cross qualche canche credibile di recupero.      G.R.

 

Da https://www.finanzaoperativa.com/leuro-sprofonda-nel-cambio-con-la-sterlina-dopo-la-vittoria-di-boris-johnson/

Manifesto choc al Macro, Gesù ha un’erezione davanti a un bimbo

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Al museo Macro di via Nizza sono riapparsi i manifesti “Ecce Homo” che raffigurano Gesù in preda a un’erezione davanti a un bimbo inginocchiato

C’era una volta l’arte sacra, c’erano i Caravaggio, i Michelangelo e i Raffaello. C’erano opere capaci di coniugare bellezza e riflessione.

Oggi, invece, l’iconografia religiosa è diventata appannaggio di un esercito writer in cerca di popolarità. E allora, se la filosofia è quella del “purché se ne parli”, tutto diventa lecito. Anche raffigurare Gesù Cristo in preda a un’erezione davanti a un bimbo inginocchiato. L’ennesima profanazione artistica accade nella Capitale. È affissa in bella mostra su una delle vetrate esterne di un museo comunale: il prestigioso Macro di via Nizza.

A denunciare l’accaduto sono gli esponenti di Fratelli d’Italia, Fabrizio Ghera e Andrea De Priamo, rispettivamente capogruppo in Regione Lazio e in Consiglio comunale. “Stamane abbiamo notato quell’immagine volgare – raccontano i due in una nota – che ritrae un bambino in ginocchio davanti a Gesù Cristo, quest’ultimo in evidente stato di eccitazione e con la mano in testa al bimbo”. Proprio così. Sotto alla scritta “Ecce Homo” campeggia la squallida rappresentazione del Messia pedofilo. Più sotto, per chiarire meglio il concetto, si legge ancora la parola “Erectus”. “È inaccettabile – tuonano i due esponenti di Fratelli d’Italia – che roba del genere venga esposta al pubblico, in un museo importante della città, peraltro con fondi pubblici, e frequentato anche da famiglie”. “Questa vergogna – concludono – deve sparire subito e i responsabili siano sanzionati”.

Una richiesta rilanciata anche da Giorgia Meloni, che al sindaco Virginia Raggi ha chiesto di attivarsi con urgenza per rimuovere “la locandina blasfema, indegna e offensiva non solo dei cristiani ma anche di Roma”. Alla fine a censurare il manifesto ci ha pensato direttamente la società che gestisce il polo museale e che era all’oscuro di tutto. L’Azienda Speciale Palaexpo ha fatto sapere che “si dissocia dal messaggio del manifesto e comunica che lo stesso è stato rimosso”. Battendo così sul tempo chi stava pensando di ricorrere al fai-da-te. Come i cattolici del movimento politico Militia Chirsti, che dal loro account Twitter avevano ventilato l’ipotesi di una discesa in campo. “Il manifesto schifosamente blasfemo – si legge nel tweet dei cattolici oltranzisti – lo dobbiamo andare a togliere noi?”.

Manifesti identici a quelli finiti nell’occhio del ciclone in queste ore erano già apparsi a Roma. Qualcuno li aveva affissi nel luglio del 2017 su alcune pensiline dell’autobus. All’epoca la dinamica dei fatti fu la medesima. Anche la municipalizzata dei trasporti capitolina, infatti, si era dichiarata totalmente estranea alla vicenda, catalogandola come un “atto vandalico”

Da http://www.ilgiornale.it/news/roma/manifesto-choc-macro-ges-erezioni-davanti-bimbo-ginocchio-1799984.html

L’invenzione dell’INCOLPEVOLE

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di Emilio Giuliana

“L’ONNIPOTENZA DI DIO, UNA VOLTA TERMINATI GLI EVENTI, NON È IN GRADO DI MODIFICARLI SUCCESSIVAMENTE, MENTRE INVECE POSSONO FARLO GLI STORICI MUTANDO LA NARRAZIONE DEGLI AVVENIMENTI EFFETTIVAMENTE ACCADUTI” (VOLTAIRE). LA CITAZIONE DI VOLTAIRE NON FA SCONTI NEANCHE SUL CASO DEL BEATO SIMONINO, NÉ È RIPROVA LA PERVICACE CAPZIOSITÀ CON LA QUALE COSTANTEMENTE, SI VUOL NEGARE LA VERITÀ, NONOSTANTE EBREI IMPORTANTI DEL PESO DI ARIEL TOAFF E SERGIO LUZZATO, HANNO RACCONTATO ATTRAVERSO LE LORO RICERCHE DOCUMENTALI CHE I SACRIFICI RITUALI SONO STATI IN SENO AL MONDO EBRAICO PRATICATI, COSÌ COME FU PRATICATO SUL POVERO MARTIRE BEATO SIMONINO.

E.G.

 

di don Ugolino Giugni

Molto è stato scritto, in passato, sul beato Simonino da Trento e ancora oggi, malgrado la “soppressione” del suo culto egli è al centro dell’interesse degli studiosi. Nel 2007 fece molto scalpore il libro “Pasque di Sangue” di Ariel Toaff, figlio del gran rabbino di Roma Elio, nel quale l’autore affrontava scientificamente e storicamente la questione della “cultura del sangue” nelle tradizioni e credenze popolari ebraiche nel medioevo. Questa “accusa del sangue”, secondo Toaff, emerge proprio dai verbali dei processi per l’accusa di “omicidio rituale” (di cui proprio quello di Trento del 1475 riguardante il beato Simonino è uno dei più famosi), contro gli ebrei ashkenaziti trentini.

È molto interessante quanto scrive Toaff per spiegare il suo metodo di ricerca, poichè egli non può essere certamente accusato di essere di parte e antisemita: «voglio precisare che nella mia ricerca ho inteso principalmente indagare sul ruolo occupato dalla cosiddetta “cultura del sangue” nel mondo ebraico di lingua tedesca, come nella società circostante. Un ruolo polivalente, terapeutico, magico, scaramantico, alchemico, che prescindeva dal severo, divieto biblico e rabbinico relativo al consumo del sangue. In sostanza, mi sono proposto di verificare come, anche su questo punto, la prassi, modellata dalle influenze esterne, avesse modificato la norma e quali ne fossero state le conseguenze, impreviste o prevedibili, nell’ambito dell’aperto e aspro confronto con le comunità dei cristiani.

 

In altre parole, intendevo ricostruire restituendo loro vita e spessore, le credenze popolari dell’ebraismo ashkenazita medioevale, un mondo sotterraneo, imbevuto di superstizione e di magia e animato da viscerali sentimenti anti-cristiani. Un mondo che, più o meno intenzionalmente, è stato coperto dall’oblio, almeno fino ai tempi recenti. Il processo di Trento per l’infanticidio di Simonino (1475) e la sua ampia documentazione mi hanno fornito la possibilità di esaminare in dettaglio le confessioni degli imputati. Mi sono chiesto quindi se in esse, pur tenendo conto che erano state estorte con la tortura [metodo comune a tutti i processi, anche quelli civili… a quell’epoca, n.d.r.] si potessero riscontrare elementi riconducibili alla mentalità, alle tradizioni e ai riti particolari di quegli ebrei per quanto concerneva sia la vita quotidiana sia la celebrazione delle festività, e in particolare la Pasqua. Sulla base di significativi riscontri e verifiche incrociate con le fonti ebraiche sono giunto alla conclusione che vi siano solidi elementi per ipotizzare che un uso magico e simbolico del sangue, essiccato e ridotto in polvere, fosse divenuto con il tempo, a dispetto dell’opposizione dei rabbini, parte integrante di riti e liturgie particolari nell’ambito della celebrazione della Pasqua ebraica.

L’immagine emersa da una documentazione ebraica rilevante, di recente pubblicata da Israel Yuval, trova conferma nel quadro che sull’argomento ci viene disegnato dagli imputati di Trento, indicando chiaramente che esso caratterizzava in particolare gruppi estremisti ashkenaziti. Questi, che facevano parte di un ebraismo tedesco reduce dai traumi delle crociate, dai massacri e dai battesimi forzati, esprimevano nel corso della cena pasquale la loro risoluta avversione al cristianesimo nel cosiddetto “rituale delle maledizioni”. Secondo la mia ipotesi, che ritengo suffragata da indizi significativi, questi anatemi sacralizzati acquistavano una terribile valenza magica quando simbolicamente qualche granello di sangue cristiano in polvere veniva sciolto nel vino, trasformandolo nel sangue di Edom, il cristianesimo, l’irriducibile persecutore cui le maledizioni erano indirizzate» (1).

Toaff fa notare come il bambino ucciso sia identificato, in maniera commovente per un cristiano, con lo stesso Nostro Signore Gesù Cristo: «“Tu sei crocefisso e trafitto come Gesù l’appeso, in ignominia e vergogna come Gesù”. Per i partecipanti al rito sembra che l’infante cristiano avesse perduto la sua identità (se mai l’aveva posseduta ai loro occhi) e si fosse trasformato in Gesù “crocifisso e appeso”» (2). Quanto affermato qui da Toaff sembra smentire quella “evidente mancanza assoluta di prove” che Gemma Volli invocava nel 1963, all’alba dei tempi nuovi del Concilio Vaticano II, nell’opuscoletto di sedici pagine (3) che ella scrisse per chiedere la revisione dei processi trentini e la soppressione del culto di Simonino.

La storia è nota, la revisione invocata arrivò con il Concilio, e grazie ad un insignificante articolo di W. P. Eckert op. (4), nel 1965 il vescovo di Trento Gottardi fu solerte a sopprimere il culto di Simonino e occultarne le reliquie per cancellarne per sempre, se ciò fosse stato possibile, la memoria.

Questo nuovo libro vuole far conoscere la vera storia di Simonino come l’ha insegnata e creduta Santa Madre Chiesa prima dei “tempi nuovi del Vaticano II”, e vuole ricordare ai cattolici quello che ci sembra essere un punto fondamentale della questione, e che si è sempre cercato di far passare in secondo piano; il fatto cioè che nel caso del culto di San Simonino è in gioco l’autorità stessa e la credibilità della Chiesa. Essa infatti è infallibile nella canonizzazione dei suoi santi, per cui non è possibile che approvi un culto che si rivelerebbe in seguito falso e necessiti di essere soppresso.

Certo la beatificazione, in quanto atto non definitivo e limitato ad un culto locale che non obbliga tutta la Chiesa, non è ancora infallibile; ma è opinione comune dei teologi che sia quanto meno temerario sostenere che vi possa essere errore in un tale giudizio. Inoltre nel nostro caso bisogna considerare il fatto che nel 1584 il nome di Simonino fu inserito nel martirologio romano da Papa Gregorio XIII, col titolo di Santo e che nel 1588 Papa Sisto V concesse per la diocesi di Trento Messa e Officio proprio del Beato Simonino. In seguito con la Bolla Beatus Andreas del 22 febbraio 1755 Papa Benedetto XIV, riconobbe nuovamente il culto prestato a san Simonino affermando che “fu crudelmente messo a morte in odio alla fede”, culto confermato da innumerevoli miracoli.

La bolla di Papa Lambertini (Benedetto XIV) ha un valore particolare, in quanto essa esamina a fondo i casi strettamente collegati del martirio di Andrea da Rinn e Simone di Trento, ed è a tutti nota la somma autorità del Lambertini in materia di canonizzazione di Santi. È da notare che il popolo di Trento ha sempre venerato con un culto pubblico e solenne il suo piccolo patrono fino al 1965. Se ci si pone in questa prospettiva cattolica, non c’è posto, nella questione del culto a Simonino, per il cosiddetto “antisemitismo” col quale, in maniera strumentale, si pretende accusare i cattolici che venerano San Simonino.

Il libro è diviso in due parti affinché il lettore possa farsi un’idea precisa della storia e dello stato del culto di Simonino prima e dopo il Concilio. La prima parte è la ristampa anastatica di un libro degli anni trenta del secolo scorso che racconta abbastanza dettagliatamente la storia del bimbo trentino, il suo martirio e i processi che ne seguirono. L’autore (Cives in latino cioè cittadino) si basa soprattutto sull’opera del Divina (5) parroco di S. Pietro all’inizio del secolo, chiesa in cui venivano custodite le reliquie del beato fino alla soppressione del culto.

Nella seconda parte (appendice) curata dal “Comitato san Simonino” sono raccolti una serie di documenti importanti a testimonianza del culto che la Chiesa ha reso per secoli al piccolo beato. Sono presenti i testi della liturgia tratti dal Messale, dal Breviario e del Martirologio, i documenti del Magistero, e anche il decreto di soppressione del culto del vescovo Gottardi. Molto interessanti sono le immagini, a testimonianza del culto, che si trovano in molte chiese del Trentino e della val Camonica (BS) nonché alcune foto delle processioni nella città di Trento.

 

Civis, La vera storia del Beato Simonino da Trento Innocente e Martire e del suo culto, Comitato San Simonino, Trento 2013, 100 pag. euro 12,00.

http://www.sodalitiumshop.it/epages/106854.sf/it_IT/?ObjectPath=/Shops/106854/Products/030

 

Note

1) Ariel Toaff, Pasque di sangue. Ebrei d’Europa e omicidi rituali, Il Mulino Bologna 2007, Postfazione, pagg. 364-365.

2) Ariel Toaff, Pasque di sangue…, op.cit., p. 196)

3) Gemma Volli, I “processi tridentini” e il culto del Beato Simone da Trento, La nuova Italia, Firenze 1963. Significativo dei tempi nuovi, è quanto scritto in nota a chiusura del libro: «questo scritto viene pubblicato dopo che il cardinale Bea, il 19 novembre, ha tenuto al Concilio un discorso che rovescia l’atteggiamento ancora tradizionale della Chiesa nei confronti degli ebrei e che, insieme con il discorso sulla libertà di religione, fa compiere ci sembra un passo decisivo per l’insegnamento della Chiesa nell’epoca moderna. Tale atteggiamento della Chiesa dovrebbe peraltro trovare immediata ripercussione anche in casi palesi di culti e glorificazioni che nulla hanno a che fare con la verità e con lo spirito dei tempi nuovi come è appunto il caso trattato da questo articolo, caso che dimostra quanto necessaria sia la nuova posizione della Chiesa e quanto pervicaci i modi medievali di intendere il cristianesimo (n.d.r.)» (pag. 16).

4) W. P. Eckert op. Il beato Simonino negli “atti” del processo di Trento contro gli ebrei, Temi tipografia editrice, Trento 1965.

5) Mons. Giuseppe Divina, Il Beato Simone da Trento, Tip. Artigianelli D. F. D. M. – Trento, 1902.

Quelle Pasque di Sangue (Corriere della Sera, 6 febbraio, 2007)

Il fondamentalismo ebraico nelle tenebre del Medioevo

Sergio Luzzatto

Trento, 23 marzo 1475. Vigilia di Pesach, la Pasqua ebraica. Nell’abitazione-sinagoga di un israelita di origine tedesca, il prestatore di denaro Samuele da Norimberga, viene rinvenuto il corpo martoriato di un bimbo cristiano : Simonino, due anni, figlio di un modesto conciapelli. La città è sotto choc. Unica consolazione, l’indagine procede spedita. Secondo gli inquirenti, hanno partecipato al rapimento e all’uccisione del «putto» gli uomini più in vista della comunità ebraica locale, coinvolgendo poi anche le donne in un macabro rituale di crocifissione e di oltraggio del cadavere. Perfino Mosé «il Vecchio», l’ebreo più rispettato di Trento, si è fatto beffe del corpo appeso di Simonino, come per deridere una rinnovata passione di Cristo. Incarcerati nel castello del Buonconsiglio e sottoposti a tortura, gli ebrei si confessano responsabili dell’orrendo delitto. Allora, rispettando il copione di analoghe punizioni esemplari, i colpevoli vengono condannati a morte e Il resto del siclo / 24 / Primavera de 2007 / 1 — 13 — giustiziati sulla pubblica piazza. Durante troppi secoli dell’era cristiana, dal Medioevo fino all’Ottocento, gli ebrei si sono sentiti accusare di infanticidio rituale, perché quelle accuse non abbiano finito con l’apparire alla coscienza moderna niente più che il parto di un antisemitismo ossessivo, virulento, feroce. Unicamente la tortura – si è pensato – poteva spingere tranquilli capifamiglia israeliti a confessare di avere ucciso bambini dei gentili : facendo seguire all’omicidio non soltanto la crocifissione delle vittime, ma addirittura pratiche di cannibalismo rituale, cioè il consumo del giovane sangue cristiano a scopi magici o terapeutici. Impossibile credere seriamente che la Pasqua ebraica, che commemora l’esodo degli ebrei dalla cattività d’Egitto celebrando la loro libertà e promettendo la loro redenzione, venisse innaffiata con il sangue di un goi katan, un «piccolo cristiano» ! Più che mai, dopo la tragedia della Shoah, è comprensibile che l’«accusa del sangue» sia divenuta un tabù. O piuttosto, che sia apparsa come la miglior prova non già della perfidia degli imputati, ma del razzismo dei giudici. Così, al giorno d’oggi, soltanto un gesto di inaudito coraggio intellettuale poteva consentire di riaprire l’intero dossier, sulla base di una domanda altrettanto precisa che delicata : quando si evoca tutto questo – le crocifissioni di infanti alla vigilia di Pesach, l’uso di sangue cristiano quale ingrediente del pane azzimo consumato nella festa – si parla di miti, cioè di antiche credenze e ideologie, oppure si parla di riti, cioè di eventi reali e addirittura prescritti dai rabbini ? Il gesto di coraggio è stato adesso compiuto. L’inquietante domanda è stata posta alle fonti dell’epoca, da uno storico perfettamente attrezzato per farlo : un esperto della cultura alimentare degli ebrei, tra precetti religiosi e abitudini gastronomiche, oltreché della vicenda intrecciata dell’immaginario ebraico e di quello antisemita. Italiano, ma da anni docente di storia medievale in Israele, Ariel Toaff manda in libreria per il Mulino un volume forte e grave sin dal titolo, Pasque di sangue. Magnifico libro di storia, questo è uno studio troppo serio e meritorio perché se ne strillino le qualità come a una bancarella del mercato. Tuttavia, va pur detto che Pasque di sangue propone una tesi originale e, in qualche modo, sconvolgente. Sostiene Toaff che dal 1100 al 1500 circa, nell’epoca compresa tra la prima crociata e l’autunno del Medioevo, alcune crocifissioni di «putti» cristiani – o forse molte – avvennero davvero, salvo dare luogo alla rappresaglia contro intere comunità ebraiche, al massacro punitivo di uomini, donne, bambini. Né a Trento nel 1475, né altrove nell’Europa tardomedievale, gli ebrei furono vittime sempre e comunque innocenti. In una vasta area geografica di lingua tedesca compresa fra il Reno, il Danubio e l’Adige, una minoranza di ashkenaziti fondamentalisti compì veramente, e più volte, sacrifici umani. Muovendosi con straordinaria perizia sui terreni della storia, della teologia, dell’ antropologia, Toaff illustra la centralità del sangue nella celebrazione della Pasqua ebraica: il sangue dell’agnello, che celebrava l’ affrancamento dalla schiavitù d’Egitto, ma anche il sangue del prepuzio, proveniente dalla circoncisione dei neonati maschi d’Israele. Era sangue che un passo biblico diceva versato per la prima volta proprio nell’Esodo, dal figlio di Mosè, e che certa tradizione ortodossa considerava tutt’ uno con il sangue di Isacco che Abramo era stato pronto a sacrificare. Perciò, nella cena rituale di Pesach, il pane delle azzime solenni andava impastato con sangue in polvere, mentre altro sangue secco andava sciolto nel vino prima di recitare le dieci maledizioni d’Egitto. Quale sangue poteva riuscire più adatto allo scopo che quello di un bambino cristiano ucciso per l’occasione, si chiesero i più fanatici tra gli ebrei studiati da Toaff ? Ecco il sangue di un nuovo Agnus Dei da consumare a scopo augurale, così da precipitare la rovina dei persecutori, maledetti seguaci di una fede falsa e bugiarda. Sangue novello, buono a vendicare i terribili gesti di disperazione – gli infanticidi, i suicidi collettivi – cui gli ebrei dell’area tedesca erano stati troppe volte costretti dall’odiosa pratica dei battesimi forzati, che la progenie d’Israele si vedeva imposti nel nome di Gesù Cristo. Oltreché questo valore sacrificale, il sangue in polvere (umano o animale) aveva per gli ebrei le più varie funzioni terapeutiche, al punto da indurli a sfidare, con il consenso dei rabbini, il divieto biblico di ingerirlo in qualsiasi forma. Secondo i dettami di una Cabbalah pratica tramandata per secoli, il sangue valeva a placare le crisi epilettiche, a stimolare il desiderio sessuale, ma principalmente serviva come potente emostatico. Conteneva le emorragie mestruali. Arrestava le epistassi nasali. Soprattutto rimarginava istantaneamente, nei neonati, la ferita della circoncisione. Da qui, nel Quattrocento, un mercato nero su entrambi i versanti delle Alpi, un andirivieni di ebrei venditori di sangue umano : con le loro borse di pelle dal fondo stagnato, e con tanto di certificazione rabbinica del prodotto, sangue kasher… Risale a vent’anni fa un libretto del compianto Piero Camporesi, Il sugo della vita (Garzanti), dedicato al simbolismo e alla magia del sangue nella civiltà materiale cristiana. Vi erano illustrati i modi in cui i cattolici italiani del Medioevo e dell’età moderna riciclarono sangue a scopi terapeutici o negromantici : come il sangue glorioso delle mistiche, da aggiungere alla polvere di crani degli impiccati, al distillato dai corpi dei suicidi, al grasso di carne umana, entro il calderone di portenti della medicina popolare. Con le loro «pasque di sangue», i fondamentalisti dell’ebraismo ashkenazita offrirono la propria Il resto del siclo / 24 / Primavera de 2007 / 1 — 14 — interpretazione – disperata e feroce – di un analogo genere di pratiche. Ma ne pagarono un prezzo enormemente più caro. * * * Il tema del libro Esce in libreria dopodomani, giovedì 8 febbraio, il libro di Ariel Toaff «Pasque di sangue. Ebrei d’ Europa e omicidi rituali» (pp. 364, 25), edito dal Mulino Il saggio affronta il tema dell’ accusa, rivolta per secoli agli ebrei, di rapire e uccidere bimbi cristiani per utilizzarne il sangue nei riti pasquali * * * Il caso di Trento Nel 1745 il piccolo Simone venne trovato morto a Trento Per il suo omicidio furono giustiziati 15 ebrei Fino al 1965 Simone fu venerato come beato * * * Uno storico del giudaismo Ariel Toaff, figlio dell’ex rabbino capo di Roma Elio Toaff, insegna Storia del Medioevo e del Rinascimento presso la Bar-Ilan University in Israele Tra le sue opere edite dal Mulino: «Il vino e la carne. Una comunità ebraica nel Medioevo» (1989), «Mostri giudei. L’ immaginario ebraico dal Medioevo alla prima età moderna» (1996), «Mangiare alla giudia. La cucina ebraica in Italia dal Rinascimento all’ età moderna» (2000)

Corriere della Sera, 6 febbraio, 2007

Da https://www.emiliogiuliana.com/2-uncategorised/59-l-invenzione-dell-incolpevole.html

L’amicizia secondo Cicerone: una parola importante da usare con cura

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Oggi quando si parla di amicizia -tra i primissimi pensieri- ci figuriamo le nostre “amicizie” su Facebook. La parola amiciziain verità esprime un concetto profondo, sminuito dalla banalità dell’uso quotidiano che ne facciamo, il latino amicus ha la stessa radice di amare, letteralmente l’amico è colui che si ama, non sorprende quindi che il tema dell’amicizia è uno dei più diletti alla filosofia morale.

Si inserisce all’interno delle riflessioni fatte sul tema, un’opera snella (per numero di pagine) ma ricca di spunti di riflessione, scritta nella forma dialogica cara alla filosofia greca: il Laelius de amicitia dell’oratore romano Marco Tullio Cicerone. Il dialogo si svolge tra Lelio, Fannio e Mucio Scevola, in occasione della morte di Scipione Emiliano, il più caro amico di Lelio; a parlare nella maggior parte del dialogo è quest’ultimo, interrotto poche volte dai suoi interlocutori. Secondo Cicerone siamo nati affinché ci fosse fra tutti una sorte di legame e l’amicizia non è nient’altro che una grande armonia di tutte le cose umane e divine, insieme con la benevolenza e l’affetto.

Ciò che cementa questo legame è la ricerca della virtù nell’altro, senza virtù non c’è amicizia; la scelta di un amico ricade su di una persona piuttosto che su di un’altra, per delle qualità che la contraddistinguono, infatti nulla è più amabile della virtù. L’amicizia è un dono della natura per accrescere la virtù, se la virtù da sola non può raggiungere quelle che sono le più alte vette, unita e associata ad un’altra virtù può raggiungerle. Ne consegue che l’amicizia non può essere compagna di vizi, se ciò che origina l’amicizia è la virtù “non è una giustificazione se si sbaglia a causa di un amico. Dal momento che la fama di virtù è stata mediatrice d’amicizia, è difficile che l’amicizia rimanga, se ci si è allontanati dalla virtù”. Non si commettono errori in nome dell’amicizia, con l’amico che sbaglia non si può essere accondiscendenti, altrimenti vengono a mancare le sue fondamenta.

Nell’amicizia quindi la sincerità è un pilastro fondamentale, non c’è più da sperare salvezza per chi abbia le orecchie tanto chiuse alla verità da non poter sentire il vero da un amico, per questo è “di un animo nobile, perfino odiare apertamente piuttosto che celare il proprio pensiero dietro un falso aspetto”. Non basta passare del tempo assieme per essere amici, frequentare gli stessi luoghi, avere gli stessi interessi, fingersi “amico” per interesse, oppure reputarsi tali per il solo fatto di “dirlo”. Se l’interesse, cementasse le amicizie, questi cambiando le distruggerebbe, con queste parole l’avvocato romano vuol dire che chi riduce l’amicizia ad un rapporto di tornaconto personale, s’inganna nel credere di avere amici e si accorge che nel giro di un periodo –più o meno lungo- scemato l’interesse, scompare anche l’amicizia simulata. Si devono scegliere, dunque, uomini saldi, costanti e stabili; ma di questo genere di individui vi è grande penuria.

Da https://oltrelalinea.news/2018/01/24/lamicizia-secondo-cicerone-una-parola-importante-da-usare-con-cura/amp/

Netflix offende ancora i Cristiani

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di Matteo Orlando per

 

Netflix ha nuovamente offeso i cristiani. Dopo la programmazione di varie serie con messaggi contro il Cristianesimo, alcuni addirittura con messaggi esplicitamente satanisti, stavolta si è superato davvero il segno. In occasione del Natale la società americana ha caricato un film dove Gesù Cristo, Nostro Signore, viene ridicolizzato e bestemmiato definendolo “gay”, gli apostoli vengono oltraggiati dall’accusa di essere “omosessuali e alcolisti”, la Beata Vergine Maria viene bestemmiata descrivendola come una “prostituta che ha ingannato San Giuseppe passando il figlio di un altro come frutto dello Spirito Santo”.

Il film, spacciato per satirico, in realtà volutamente blasfemo, è intitolato in portoghese “A Primeira Tentação de Cristo” (La prima tentazione di Cristo) ed è stato prodotto come “speciale di Natale” dal collettivo brasiliano Porta dos Fundos.
La pellicola blasfema è stata presentata in anteprima sulla piattaforma il 3 dicembre scorso ed è stata diffusa con sottotitoli in inglese, tedesco, italiano e francese. Nel film si vede Gesù che ritorna dopo un “viaggio” di 40 giorni nel deserto ed è invitato ad una festa a sorpresa per festeggiare i suoi 30 anni. Poi il film ritrae gli apostoli e lo stesso Cristo come omosessuali.
L’uscita del film ha suscitato diverse reazioni e molti cristiani hanno incoraggiato a punire questi “geni” curatori della distribuzione via internet di film, serie televisive e altri contenuti d’intrattenimento a pagamento, con l’unico metodo che quel tipo di persone capisce: il linguaggio del denaro. Infatti molti hanno provveduto alla cancellazione dell’abbonamento di Netflix ed hanno invitato altri a fare lo stesso, come forma di protesta non violenta avverso quest’ultima pellicola blasfema.
Dom Henrique Soares da Costa, vescovo di Palmares, ha pubblicamente definito il film “beffardo ed estremamente irrispettoso” nei confronti della fede cristiana ed ha esortato i fedeli a cancellare la loro iscrizione alla celebre piattaforma streaming, definendo la disdetta dell’abbonamento come un “regalo, semplice e bello, per il Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria”.
Nel suo testo, l’alto prelato si è lamentato del film definendolo uno “schiaffo al volto di tutti i cristiani, uno sputò in faccia che deride la nostra fede”. Dom Henrique ha confessato di essere stato un abbonato alla piattaforma di streaming, ma adesso ha annullato il suo abbonamento. “Era il minimo che potessi fare! L’ho disdetto e mi sono sentito felice, contento, come uno che rende omaggio a Qualcuno molto amato!”.
Forse i gestori di Netflix non hanno ancora capito che offendere il Figlio di Dio, prima o poi, porterà i veri cristiani abbonati alla piattaforma a disdire il loro di abbonamento.
Uomini d’affari atei, ma che dovrebbero essere almeno intelligenti nell’adorare il loro “Dio Quattrino”, non hanno ancora capito che offendere il Cristianesimo porterà come conseguenza una grande offesa ad una buona parte del loro target di riferimento, le famiglie.
In passato altre aziende hanno già sperimentato la perdita di milioni di euro per trovate a dir poco imbarazzanti, come fece la Guillette che aveva pensato di presentare stereotipi di uomini in cui li ridicolizzava per ingraziarsi il femminismo ed aveva perso moltissimi clienti che erano passati “ad altri rasoi”. Accadrà questo anche con Netflix? Speriamo.
Intanto c’è una richiesta su Change.org per la rimozione del film che ha raccolto un milione e mezzo di firme (un numero in continuo aumento).

“Maria è madre e meticcia, ha reso meticcio Dio”. L’ultima “bergogliata” fa accapponare la pelle

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Roma, 13 dic – Ieri la sfacciataggine del Pontefice in materia di immigrazione e accoglienza ha raggiunto delle vette siderali. Non pago di distorcere la dottrina al fine di propugnare la solita narrazione multiculturalista, ieri ha deciso di attribuire lo status di “meticce” alla Madonna e all’ Immacolata concezione. “Si è meticciata per essere tutt’uno con l’umanità, Maria madre che riesce a fare questo meticciato con Dio, vero Dio e vero uomo” è stata la frase rilasciata durante la celebrazione della Madonna di Guadalupe, che è la patrona del continente sudamericano.

La Vergine Maria, “donna”, “madre” e da ora in poi “meticcia”. Questo, secondo Vatican News, è il virgolettato completo della spiegazione fornita dal Pontefice: “Ha voluto essere meticcia, si è mescolata ma non solo con Juan Diego, è diventata meticcia per essere madre di tutti, si è meticciata con l’umanità. Perché lo ha fatto? Perché lei ha ‘meticciato’ Dio e questo è il grande mistero: Maria madre meticcia, che ha fatto Dio, vero Dio e vero uomo, in suo Figlio Gesù”, decontestualizzando, di fatto, il significato di “meticcio” (Dal Garzanti: si dice di persona nata da genitori appartenenti a due gruppi umani diversi) adattandolo alla bell’e meglio per i propri scopi. L’importante è ripeterlo alla nausea, così da riprogrammare il cervello del maggior numero di fedeli possibili.

“Quando cerchiamo il ruolo della donna nella Chiesa possiamo seguire la strada della funzionalità ma quello ci porterebbe solo a metà strada. La donna nella Chiesa va oltre, con questo principio mariano che maternalizza la Chiesa e la trasforma nella Santa Madre Chiesa. Maria donna, Maria madre. Senza altro titolo essenziale”, ha poi concluso il Papa.  A margine delle “parole in libertà” di Bergoglio, è arrivato anche il commento dal cardinal Marc Oulett, prefetto della Congregazione per i vescovi: “Non tutti capiscono le sue decisioni (del Papa, ndr) ma il popolo di Dio è incoraggiato”. Noi le capiamo fin troppo bene.

Cristina Gauri

Da https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/maria-e-madre-e-meticcia-ha-reso-meticcio-dio-lultima-bergogliata-fa-accapponare-la-pelle-139757/

L’esempio di un imprenditore cattolico

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Con sede a Baltimora, la St. John Properties ha sviluppato, costruito e possiede migliaia di chilometri quadrati di uffici, flex/ricerca e sviluppo, vendita al dettaglio, magazzino e spazi residenziali e serve oltre 2.200 clienti in Maryland, Colorado, Louisiana, Nevada, Pennsylvania, Utah, Virginia e Wisconsin.
I 198 dipendenti dell’agenzia immobiliare statunitense, durante la festa di Natale dell’azienda, hanno accolto con sorpresa ed emozione l’annuncio dell’inatteso “bonus”. L’arcidiocesi di Baltimora ha elogiato la generosità dell’uomo d’affari cattolico, ricordando che l’imprenditore ha imparato l’importanza di essere generoso nel restituire alla società ciò che viene ricevuto.
L’ottantunenne St. John, durante una festa organizzata per celebrare il recente successo della sua azienda, ha spiegato il motivo del gesto: “volevo celebrare i buoni risultati e renderli significativi per le persone che hanno reso davvero possibile tutto ciò. Io dirigo la ‘nave’ ma sono loro quelli che la fanno avanzare”.
I 10 milioni di dollari saranno  distribuiti tra i 198 dipendenti a seconda degli stipendi. Gli assegni saranno da un minimo di cinquanta mila dollari ad un massimo di 240 mila dollari.
Quanto fatto dall’uomo d’affari americano e un segno che richiama, seppur lontanamente, la dottrina cattolica sull’impresa e l’economia. Per i cattolici, infatti, sono da rifiutare sia l’economia di matrice social-comunista sia quella di matrice capital-liberista.
L’economia di matrice cattolica dovrebbe essere centrata sulla reciprocità imprenditore-dipendenti, sul bene comune e sulla persona al centro dell’imprenditoria.
È bene ricordare che San Pio X, nel famoso catechismo sul quale si sono formati (e continuano a formarsi) milioni di cattolici, annovera tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio sia l’opprimere i poveri che frodare della giusta mercede gli operai.

La missione del neoliberismo: far sì che lo Stato governi per il mercato

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Roma, 12 dic Lo Stato liberista, come si è cercato più estesamente di mostrare estesamente in “Glebalizzazione. La lotta di classe al tempo del populismo”, governa non il mercato, ma per il mercato. In un rovesciamento del moderno rapporto tra politica ed economia, è ora il mercato a guadagnare lo statuto di superiorem non recognoscens e a utilizzare lo Stato desovranizzato come instrumentum regnidell’economia. Il neoliberismo non annulla lo Stato, come talvolta erroneamente si è sostenuto. Al contrario, lo ridefinisce in chiave liberista: gli chiede di intervenire non intervenendo e non lasciando che altri intervengano nel libero giuoco dello scambio e della concorrenza (laissez faire), innalzati a paradigma unico per ogni relazione nell’ordine del mondo della vita interamente aziendalizzato.

Il neoliberismo, inoltre, chiede apertamente allo Stato desovranizzato di intervenire, in caso di necessità, non a sostegno dei ceti più deboli, come accadeva nel quadro del welfarismo novecentesco, bensì a sostegno delle classi dominanti, non di rado mediante il salvataggio di istituti bancari privati. In altri termini, lo Stato liberista è interno al sistema di mercato, del quale è una variabile e uno strumento. È, sotto questo profilo, nel vero Alain Callé allorché sostiene che l’inganno dell’ideologia liberista sta nell’identificare lo Stato di diritto con lo Stato mercantile. In sostanza, lo Stato liberista riduce lo Stato a emanazione del mercato.

V’è sovranismo e sovranismo

Di qui discende un fatto degno di nota, ancora evidenziato da Caillé: l’esortazione, squisitamente liberista, rivolta agli individui affinché scelgano liberamente i loro scopi, si rovescia nell’imposizione a non avere altri scopi rispetto a quelli mercantili. V’è, poi, un duplice paradosso lampante, connesso alla figura dello Stato liberista. Per un verso, può dar luogo a un sovranismo liberista, che rivendica, per così dire, il liberismo in un solo Paese, magari appellandosi alla signora Thatcher. Ciò deve indurre a riflettere: v’è sovranismo e sovranismo. E non ogni sovranismo è, in quanto tale, buono.

Il sacrificio degli sconfitti

Il secondo paradosso è il seguente: i neoliberisti – Mises, Hayek, ecc. – vanno sempre ripetendo che l’individuo non deve mai sacrificarsi per la società. È l’argomento immarcescibile che presentano contro i totalitarismi rossi e bruni del Novecento, da loro inteso come secolo genocidario (come se fosse stato solo quello) e come orrida parentesi statalista rispetto alla gloriosa storia del libero mercato, ripresa serenamente dopo il 1989. È un paradosso, dicevo: e lo è perché la società liberista è fatta di sconfitti e di emarginati, che soccombono alle leggi del libero mercato. I liberisti non chiedono, forse, a costoro di sacrificarsi per la società liberista?

Diego Fusaro

Da https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/missione-neoliberismo-stato-governi-mercato-139652/

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