La Sacra Sindone di Torino sarà esposta a fine 2020

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
La Sacra Sindone, che la tradizione riconosce come il telo di circa quattro metri che avvolse il corpo terreno di Nostro Signore Gesù Cristo nel Santo Sepolcro di Gerusalemme, e che riporta, miracolosamente impressa, l’immagine dettagliata, anteriore e posteriore, dell’intero corpo del Crocifisso, sarà esposta al pubblico nel dicembre 2020, cinque anni dopo la sua ultima ostensione.
Monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino, città dove è conservata la preziosissima reliquia, ha annunciato che la Sacra Sindone potrebbe essere esposta dal 28 dicembre 2020 al 1 gennaio 2021.
Durante un incontro di giovani tenutosi in Polonia, l’arcivescovo ha anticipato che Torino ospiterà la prossima ostensione ed ha descritto l’importanza e l’opportunità di venerare la reliquia nel corso di un’ostensione pubblica.
Cinque anni fa, nei 67 giorni in cui era stata esposta al pubblico, la Sacra Sindone era stata visitata da oltre 2 milioni di pellegrini.
Commentando quella ostensione Nosiglia aveva sottolineato che la mostra è stata, come intensità umana e spirituale, “una delle più partecipate e vissute dai pellegrini”.
La Sindone di Torino è stata al centro di numerose indagini scientifiche e controversie a causa della natura inspiegabile di molte delle sue caratteristiche. Non è stato possibile determinare il modo in cui l’immagine di un uomo crocifisso si è impressa sulla tela e la maggior parte dei dettagli è stata apprezzata solo dopo l’invenzione della fotografia, risultando l’immagine una sorta di “negativo fotografico”.
Le ferite e i segni di sangue della tela coincidono in dettaglio con i racconti evangelici della Passione di Cristo e diversi studi hanno dichiarato che la datazione al Carbonio 14 che, diversi anni fa, aveva identificato l’origine della tela nei secoli XIII e XIV, era sbagliata sia per le parti contaminate usate per quelle rilevazioni, sia per i mezzi tecnici sicuramente meno evoluti rispetto alle tecnologie oggi disponibili.
Nei secoli la Chiesa non ha mai pronunciato ufficialmente l’autenticità della Sindone, ma la reliquia è stata venerata da numerosi Pontefici.

Qasem Soleimani era un patriota, per noi Sovranisti

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No. Non era un terrorista il generale Qasem Soleimani. Così come nessun rango militare di nessuna Nazione al mondo lo è. Quello che gli americani chiamano terrorista, imitati imprudentemente da qualche Pierino italiota, colui che è stato assassinato a Bagdad insieme al capo degli sciiti iracheni era non solo un militare coraggioso, uno stratega, ma addirittura un vero eroe per la larga maggioranza degli iraniani. Non era un criminale che si nascondeva e colpiva gli inermi Soleimani, ma un comandante militare al servizio della sua Nazione.

Uno talmente preparato e determinato da sconfiggere quei banditi sanguinari dell’Isis nati coi dollari Usa della psicotica Hillary Clinton e del Nobel per la pace Barak Obama. Uno che ha liberato e restituito al mondo intero, insieme ad un contingente di volontari russi, lo stupendo sito di Palmira che quelle bestie immonde volevano distruggere. Uno che, musulmano sciita, ha riconsegnato al culto di migliaia di cattolici iracheni e siriani le chiese che i tagliagole di al Bagdadi avevano chiuso e devastato. Strano esempio davvero di “terrorista”, questo Qasem Soleimani.

Come gli iraniani tutti. Che sono indoeuropei, non arabi. Nostri fratelli in tutti e per tutto. Per millenarie radici. Rispettosi della cristianita’ e della nostra identità. Ma da tempo additati come nemici per puro calcolo politico e per interesse economico.Quanto suona strana inoltre l’accusa di terrorismo al generale iraniano quando poi si omaggia e si armeggia con quella sorta di orrido Cicciobello saudita di nome Bin Salman che, fatto letteralmente a pezzi il giornalista Khashoggi nell’ambasciata di Istanbul, si compra l’impunità e il silenzio del mondo coi petrodollari della Aramco. Prima o poi ovunque, anche a Washington, dovranno arrendersi alla verità.

Prima o poi Donald Trump o chi gli dovesse succedere dovrà ammetterla questa elementare verità. Se non lo faranno loro sarà la Storia a costringerli.
Dovranno ammettere che non è l’Iran, la Persia culla di civiltà, il problema. Che non sono gli indoeuropei di Teheran che vogliono il male del mondo e attaccano questo Occidente tanto tronfio quanto pavido. Non un solo persiano è mai stato coinvolto, né mai lo sarà, in attentati contro popolazioni inermi. Sono tutti arabi e tutti sunniti quelli che hanno colpito e colpiranno. Dalle Torri gemelle in poi.Arabi istigati, istruiti e foraggiati da sauditi ed emirati.Qasem Soleimani non era un terrorista. Amava e serviva la sua Patria. Come tutti i patrioti del mondo.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/01/qasem-soleimani-non-era-un-terrorista-era-un-patriota/

Foibe, morto l’ultimo testimone oculare dell’orrore

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E’ morto a 99 anni Giuseppe Comand, l’ultimo testimone della tragedia delle foibe. Nel 1943 aveva assistito da vigile del fuoco ausiliario i Vigili del fuoco di Pola, nel recupero dei cadaveri degli italiani uccisi dai partigiani di Tito. Nato nel 1920 avrebbe compiuto il 13 giugno 100 anni.

Nel 2018 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli conferì l’onorificenza di commendatore al merito della Repubblica.

Al Giornale ha raccontato come venne a conoscenza delle foibe nel 1943: “Dopo l’8 settembre la mia unità fu disarmata dai tedeschi a Pola. Il comandante riuscì a fare aggregare una squadra, compreso il sottoscritto, come prigionieri di guerra, ai vigili del fuoco locali, che dovevano recuperare i corpi. Non sapevo neppure cosa fosse una foiba. Quando a Pisino mi dissero che si trattava di profonde cavità piene di morti italiani scaraventati dentro dai partigiani, mi sembrò di impazzire. Io non mi calo nella foiba, piuttosto sparatemi. Non me la sento di fare il becchino di questi poveri disgraziati”.

Foibe, il racconto dell’orrore

Prosegue così il racconto dell’orrore di cui Comand fu testimone: «I primi morti, sette se non ricordo male, si erano fermati ad uno sbalzo di roccia a circa 70 metri di profondità. Le altre decine precipitarono fino sul fondo per circa 120 metri (72 italiani comprese 6 donne e 12 militari tedeschi,). Il maresciallo raccontava che era terrificante e sembrava di calarsi all’inferno. L’odore della putrefazione era così forte che si sentiva a chilometri di distanza. Il problema era recuperare i corpi straziati tenendoli il più possibile intatti. Nella foiba calavano le casse da morto in legno, ma i cadaveri si frantumavano e non era facile riportarli in superficie».

Comand partecipò anche alla riesumazione di Norma Cossetto, nella foiba di Villa Surani: “Il raggio della pila illuminò il corpo di una ragazza seminuda, che sembrava seduta sul fondo della foiba con la schiena appoggiata alla parete e la testa rivolta verso l’alto, come se sorridesse. Si trattava di Norma Cossetto, la studentessa istriana, torturata e violentata dai partigiani prima di venire infoibata”. Comand racconta ancora che nella foiba di Vines venne trovata pure l’ostetrica di Albona. “Sembra che molti anni prima fosse morto un nascituro ed il padre si è vendicato”.

Il pietoso pellegrinaggio dei parenti

All’estrazione dei corpi dalle foibe seguì il pietoso pellegrinaggio dei parenti per il riconoscimento: “L’odore terribile attirò dopo pochi giorni i familiari, che trovarono la famosa foiba di Vines. I miei compagni si calarono con delle tute in gomma di Marina, guanti fino al gomito e autorespiratori con le bombole sulla schiena. Si poteva resistere appena 30 minuti. Prima di iniziare l’operazione li costringevano a bere diversi sorsi di cognac per sopportare l’orrore. I corpi riesumati venivano allineati sul prato ed i parenti turandosi naso e bocca con i fazzoletti, per l’odore terribile della putrefazione, cercavano di riconoscere il congiunto fra scene strazianti di dolore e pianto. I volti erano quasi sempre consumati, ma il riconoscimento avveniva grazie ai denti, i resti dei vestiti o un pettinino”.

“Con la scomparsa di Giuseppe Comand – ha detto la deputata Pd  Debora Serracchiani – perdiamo la memoria e la testimonianza diretta di quel che fu l’orrore delle foibe, e di quale pietosa opera si fecero carico coloro che riportarono alla luce i corpi straziati”.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/01/foibe-e-morto-giuseppe-comand-lultimo-testimone-oculare-dellorrore/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Omicidio Soleimani, Mosca: “il mondo affronta una nuova realtà”

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L’uccisione di Soleimani porta dietro di sé gravi conseguenze, hanno affermato al ministero degli Esteri russo.

Dopo l’operazione statunitense per l’eliminazione fisica del comandante delle forze speciali dei pasdaran iraniani (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica Irgc – ndr) Qasem Soleimani, il mondo ha dovuto affrontare una nuova realtà: l’uccisione di un funzionario da parte di un altro Paese, questa mossa intrapresa dagli Stati Uniti non rientra in alcun quadro giuridico, ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.

“Naturalmente oggi ci troviamo di fronte all’apparizione di una nuova realtà, vale a dire l’eliminazione di un rappresentante del governo di uno Stato sovrano, un funzionario, senza alcuna base giuridica. E’ un avvenimento estremamente importante che porta l’intero contesto su un piano completamente diverso”, ha detto la Zakharova sul canale televisivo Rossiya-24.

Pentagono rivendica uccisione di Soleimani

In precedenza il Pentagono ha confermato che gli Stati Uniti hanno condotto l’operazione contro Soleimani. Secondo l’ambasciatore iraniano in Iraq Iraj Masjidi, a seguito dei raid nei pressi di Baghdad, sono rimaste uccise 12 persone.

Tra le vittime, oltre a Soleimani, c’era il vice comandante di un gruppo armato sciita Abu Mahdi al-Muhandis, che il segretario di Stato americano Mike Pompeo aveva accusato di aver attaccato l’Ambasciata americana a Baghdad il 31 dicembre. La massima carica dello Stato iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, ha promesso di vendicare la morte di Soleimani.

Assassinio generale pasdaran verrà discusso al Consiglio di Sicurezza Onu

Il tema dell’operazione americana in Iraq e dell’assassinio del generale Qasem Soleimani sarà discusso nella giornata di oggi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma il formato non è ancora noto, ha fatto sapere la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.

“Certo, penso che questo argomento verrà discusso oggi a New York … Certo non verrà trascurato dalle Nazioni Unite”, ha detto la Zakharova sul canale televisivo Rossiya-24.

“Penso che il formato verrà ancora elaborato”, ha detto la rappresentante del ministero degli Esteri russo, rispondendo alla domanda se Mosca avrebbe richiesto la convocazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Ha notato che la bozza di risoluzione degli Stati Uniti sugli attacchi all’Ambasciata americana a Baghdad era stata precedentemente presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tuttavia Washington ha compiuto raid in Iraq senza discutere la questione e senza la presa di posizione in merito da parte della comunità internazionale.

Da https://it.sputniknews.com/politica/202001038482762-omicidio-soleimani-mosca-il-mondo-affronta-una-nuova-realta/

Il Times inserisce Giorgia Meloni tra le 20 persone che possono cambiare il mondo

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GIORGIA MELONI

Il nome del leader di Fdi compare infatti nell’articolo “Stelle nascenti: Venti volti da guardare nel 2020”. Si tratta di una lista stilata dal giornale londinese atta ad evidenziare coloro che in un modo o nell’altro sono in rampa di lancio per imprimere una svolta all’anno appena iniziato.

“Alcuni pianificano da anni un debutto sulla scena mondiale, altri sono stati coinvolti nell’attualità. In ogni caso, entro la fine dell’anno potrebbero essere tutti nomi familiari”, scrive il Times per spiegare la scelta di questi 20 personaggi. Giorgia Meloni sarebbe destinata ad ottenere un successo particolare nel 2020 perché, sempre secondo il giornale britannico, ha dimostrato di essere in ascesa nei sondaggi avendo portato il suo partito dal 4,4% ottenuto alle elezioni politiche del 2018, all’attuale 10%.

Astri nascenti

Il Times sottolinea che la Meloni è da considerarsi un vero e proprio astro nascentenonostante la sua lunga esperienza politica e sta iniziando a far breccia anche grazie al tormentone “Io sono Giorgia”, remix del discorso pronunciato dal leader di Fratelli d’Italia durante la manifestazione in Piazza San Giovanni a Roma lo scorso 18 ottobre. Tra i 20 personaggi emergenti, oltre alla Meloni, secondo il Times vi sono pure Gideoon Saar, politico israeliano che ha sfidato Netanyauh; Shinjirō Koizumi, il più giovane membro di gabinetto giapponese; la giovanissima principessa Leonor di Spagna e il generale iraniano Qasem Soleimani.

Alessandro Della Guglia

Da https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/times-giorgia-meloni-20-persone-potrebbero-cambiare-mondo-141269/

Cent’anni fa il primo comunista italiano (che morì fascista)

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Cent’anni fa apparve in Italia il primo leader comunista, amico personale di Lenin; morì poi da fascista, fucilato a Dongo e appeso per i piedi dai suoi compagni in Piazzale Loreto, accanto a Mussolini. Si chiamava Nicolino Bombacci e fu eletto nel 1919 alla guida del partito socialista. Era il capo dei massimalisti, somigliava non solo fisicamente a Che Guevara e ricordava Garibaldi. Era un puro e un confusionario; rappresentava, per dirla con De Felice, il comunismo-movimento, rispetto a chi poi si arroccò nel comunismo-regime. Fu lui a volere la falce e martello nella bandiera rossa, sull’esempio sovietico. Questa storia rimossa dai comunisti merita di essere raccontata.

Il 1°maggio di cent’anni fa era nato a Torino Ordine Nuovo, fondato da Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga e Palmiro Togliatti. A quel tempo, disse poi Tasca (che esule dal Pci, finì a Vichy con Petain): “Eravamo tutti gentiliani”. Sull’onda della rivoluzione bolscevica nel giugno di cent’anni fa Ordine nuovo propose i soviet in Italia. Quel progetto li ricongiunse a Bombacci e insieme poi fondarono a Livorno il Partito Comunista.

“Deve la sua fortuna di sovversivo a un paio d’occhi di ceramica olandese e a una barba bionda come quella di Cristo” così Mussolini dipinse il suo antico compagno, poi nemico e infine camerata Bombacci. Romagnolo e maestro elementare come Mussolini, cacciato anch’egli dalla stessa scuola perché sovversivo, compagno di lotte e di prigione del futuro duce, e nemico dei riformisti, Bombacci si separò da Mussolini dopo la svolta interventista. Per tornare al suo fianco a Salò ed essere ucciso, dopo aver gridato “Viva il socialismo, viva l’Italia”. A differenza di Mussolini, Bombacci veniva dal seminario (come Stalin e Curcio) e da una famiglia papalina di Civitella di Romagna. Bombacci diventò il principale bersaglio dei fascisti che gli urlavano “Con la barba di Bombacci/ faremo spazzolini. Per lucidare le scarpe di Mussolini” (la stessa canzone fu riadattata al Negus quando l’Italia fascista conquistò l’Etiopia). I fascisti lo trascinarono alla gogna, tagliandogli la barba. Zazzera biondastra e incolta, volto magro, zigomi sporgenti, malinconici occhi turchini e una voce appassionata, impetuoso trascinatore di piazza. Così lo ricordava Pietro Nenni: “una selva di capelli spettinati, uno scoppio di parole spesso senza capo né coda. Nessun tentativo di convincere, ma lo sforzo di piacere. Un’innegabile potenza di seduzione. E in tutto questo, un soffio di passione…”

Sposato in chiesa, tre figli e varie storie d’amore alle spalle, Bombacci si schierò con Gramsci dalla parte di D’Annunzio a Fiume con la Carta del Carnaro. Quando nacque il Pcd’I, Mussolini dirà in un discorso alla Camera: “li conosco i comunisti, sono figli miei”. Bombacci fece uscire il folto gruppo parlamentare socialista dalla Camera prima che parlasse il Re nel giorno dell’insediamento, al grido di Viva il socialismo. Bombacci fu l’unico dei comunisti italiani in diretti rapporti con Lenin. Bombacci ricevette da lui denaro, oro e platino per la propaganda. A Mosca, Bombacci tornò coi vertici del Partito nel quinto anniversario della rivoluzione bolscevica, il 9 novembre del 1922 che nel calendario russo coincideva, col nostro 28 ottobre: quell’anno ci fu la Marcia su Roma. Bombacci sostenne l’intesa tra l’Italia fascista e l’Urss comunista, anche in parlamento. Poi suggerì ai comunisti d’infiltrarsi nei sindacati fascisti (strategia che Togliatti poi teorizzò come entrismo). Fu lui il primo comunista a entrare (indenne) nella Camera con Mussolini al potere. Continuò a far la spola con Mosca, soprattutto dopo che l’Italia fascista era stata il primo paese occidentale a riconoscere l’Urss e ad avviare rapporti economici. Bombacci tornò a Mosca il 1924 ai funerali di Lenin ed era ritenuto il n.1 in Italia. Fu espulso dal partito quattro anni dopo, per deviazionismo e indegnità, dopo aver dato vita a un’agenzia di export-import tra l’Italia e l’Urss; Bombacci fu il precursore delle coop rosse.

Per tutta la vita navigò tra i debiti; Mussolini aiutò i suoi famigliari e gli trovò un’occupazione all’Istituto di cinematografia educativa, in una palazzina di Villa Torlonia, proprio dove risiedeva il Duce. E gli finanziò un giornale fasciocomunista degli anni trenta, La Verità, che evocava la Pravda a cui Bombacci aveva collaborato. Odiato da Starace e dai fascisti, la Verità continuò a uscire fino al ’43. Dalle sue pagine teorizzò l’Autarchia. Bombacci sognava d’unificare le rivoluzioni di Roma, Mosca e Berlino; ma con la rottura del patto Molotov-Ribbentrop, il comunismo si alleò con le plutocrazie occidentali, e lui, anti-capitalista, si schierò col fascismo.

Ai tempi di Salò Bombacci aveva i capelli corti e la barba non era più incolta; una palpebra gli si era abbassata davanti all’occhio, vestiva con abiti gessati. Ma coltivava ancora il suo velleitario socialismo. A Salò il sindacalista Francesco Grossi lo ricorda “caloroso nell’esporre, gli brillavano gli occhi chiari ed acuti che rivelavano una totale pulizia interiore”. Perorò la socializzazione nella prima bozza della Carta di Verona e sognò la nascita dell’Urse, l’unione delle repubbliche socialiste europee.

Con Carlo Silvestri voleva riaprire il caso Matteotti per dimostrare che quel delitto fu messo di traverso tra Mussolini e il socialismo per evitare il riavvicinamento. Con Silvestri Bombacci promosse l’estremo tentativo di consegnare le sorti della Rsi al partito socialista di unità proletaria con un messaggio consegnato a Pertini e a Lombardi che i due leader partigiani cestinarono. Bombacci continuò a predicare tra gli operai la rivoluzione sociale: nel suo ultimo discorso a Genova il 15 marzo del ’45 ritrovò la foga della sua gioventù; lo raccontò in una lettera entusiasta a Mussolini. Fucilato con Mussolini a Dongo, fu esposto col cartello “Supertraditore”. Cadde cogli occhi azzurri spalancati verso il cielo, come si addice a un sognatore ad occhi aperti.

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/centanni-fa-il-primo-comunista-italiano-che-mori-fascista/

Trump attacca l’Iran

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Con una foto pubblicata dall’ufficio stampa del Primo Ministro iracheno che mostra un veicolo in fiamme all’aeroporto internazionale di Baghdad il mondo ha saputo, venerdì 3 gennaio, dell’attacco aereo notturno americano che ha ucciso Qassem Soleimani, capo della truppa d’élite iraniana “Quds”, e Abu Mahdi al-Muhandis, vice comandante delle milizie irakene sostenute dall’Iran, note come forze di mobilitazione popolari.
Il Pentagono americano ha confermato che l’ordine è arrivato “direttamente dal presidente” Donald Trump.
La scelta delicata del Comandante in Capo nordamericano ha portato le già gravi tensioni tra USA e Iran alle stelle, ad un passo da un enorme conflitto militare che potrebbe scatenare una guerra globale.
Gli Stati Uniti hanno sollecitato i cittadini americani a lasciare l’Iraq “immediatamente”, citando con un linguaggio diplomatico “tensioni accresciute in Iraq e nella regione”.
Una dichiarazione del Dipartimento di Stato americano ha aggiunto che “a causa degli attacchi della milizia sostenuti dall’Iran contro il complesso dell’ambasciata americana, tutte le operazioni consolari sono sospese. I cittadini statunitensi non dovrebbero avvicinarsi all’ambasciata”.
A detta degli americani tutto ciò accade dopo che una folla ha tentato di assaltare l’ambasciata USA a Baghdad per protestare contro gli attacchi aerei statunitensi contro una milizia appoggiata dall’Iran.
Il leader libanese di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah, secondo quanto riferito dall’emittente Al Manar, ha affermato che il suo gruppo continuerà il percorso di Soleimani dopo la sua morte.
Nasrallah ha affermato che gli Stati Uniti non hanno raggiunto i loro obiettivi con questo “grande crimine” e che la punizione degli americani sarà una “responsabilità di tutti i combattenti”.
I militari israeliani sono in stato di allerta. Le forze armate israeliane avevano intensificato l’allerta tra i timori che l’Iran potesse colpire attraverso i suoi alleati regionali come Hezbollah a nord o attraverso il gruppo palestinese Hamas e la Jihad islamica a Gaza.
I funzionari del ministero degli Esteri e della difesa israeliani hanno annunciato un allarme di massima sicurezza alle delegazioni israeliane d’oltremare, temendo ritorsioni da parte dell’Iran dopo la morte di Soleimani.
Il ministro della difesa israeliano ha convocato i capi militari e di sicurezza del paese a Tel Aviv.
Nel frattempo, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha interrotto il suo viaggio in Grecia.
La Siria, attraverso l’agenzia di stampa statale SANA, che ha citato una fonte del ministero degli esteri, ha condannato l’uccisione di Soleimani.
La fonte ha detto che l’attacco ha costituito una “grave escalation” e ha ribadito la responsabilità degli Stati Uniti per l’instabilità in Iraq.
L’eminente religioso sciita iracheno Muqtada al-Sadr ha detto che l’uccisione di Soleimani invita le sue milizie (dell’esercito del “Mahdi”) e “altri gruppi armati nazionali e disciplinati” a prepararsi a proteggere l’Iraq.
Qays al-Khazali,  il capo della fazione armata di Asaib Ahl al-Haq, ha affermato che “tutti i combattenti dovrebbero essere in allerta per l’imminente battaglia e la grande vittoria. La fine di Israele e la rimozione degli Stati Uniti dalla regione saranno il risultato dell’assassinio di Soleimani e Muhandis”, ha affermato in una nota pubblicata dai media iracheni.
Il quotidiano libanese pro-Hezbollah Al-Akhbar
ha titolato: “Il martirio di Soleimani: è la guerra”.
Le morti di Soleimani e al-Muhandis rappresentano un potenziale punto di svolta in Medio Oriente e si prevede che scateneranno gravi ritorsioni sia da parte dell’Iran che di altre forze militari e/o terroristiche che sostengono gli sciiti nella regione, contro Israele e gli interessi degli Stati Uniti.
Ma chi era Qassem Soleimani?
Era il leader delle guardie rivoluzionarie iraniane.
Soleimani ha acquisito lo status di celebrità in patria e all’estero per il suo ruolo chiave nella lotta in Siria e Iraq. Era sopravvissuto a numerosi tentativi di omicidio contro di lui da parte di agenzie occidentali, israeliane e arabe negli ultimi 20 anni.
“Si è unito ai suoi fratelli martiri, ma ci vendicheremo energicamente sull’America”, ha detto Mohsen Rezaei, ex comandante del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica iraniana che ora è il segretario di un potente ente statale.
Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha chiesto tre giorni di lutto nazionale, dicendo che l’uccisione del maggiore generale Soleimani raddoppierà la motivazione della resistenza contro gli Stati Uniti e Israele.
Secondo la televisione di stato iraniana, Khamenei ha affermato che una dura vendetta attende i “criminali” che hanno ucciso Soleimani.
I leader democratici del Congresso americano hanno rilasciato dichiarazioni che condannano gli ordini del presidente Donald Trump, dicendo che il presidente non aveva ottenuto l’approvazione del Congresso.
Intanto il prezzo del petrolio è salito di oltre il 4% nella stessa mattinata di venerdì 3 gennaio, dopo la notizia della morte di Soleimani.
Joe Biden, ex vicepresidente e candidato democratico alla presidenza, ha dichiarato che mentre Soleimani meritava di essere assicurato alla giustizia, Trump “ha appena lanciato un candelotto di dinamite in una polveriera”.
Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha twittato il video che fa vedere gli iracheni che ballano felici per le strade dopo la morte del Generale Soleimani.

NON FACCIAMOCI DISTRARRE. IL 2025 E’ VICINO.

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Quando il saluto di   capodanno viene trasmesso a reti  unificate, e praticamente tutti  (anche in  parte  l’opposizione)  lo trovano intelligente, profondissimo e di  si sforzano di leggervi  i sensi più profondi, e  le direttive – anche i non detto – anzi Repubblica vi trova  la direttiva futura,  Il Manifesto della Giovane Italia

Cosa occorre per capire che siamo in dittatura?

Personalmente mi sono esentato  dall’obbligo, anche perché  il  parlante è protetto dalla  legge contro  il vilipendio del’alta carica.

Qualcuno mi può  dire  se  ha  detto qualcosa sul Consiglio Superiore della Palamara, e  del gravissimo scandalo che lo ha scosso  ed è  stato tacitato  con  qualcosa di molto simile all’omertà? Gravissimo perché  dimostra  oltre ogni dubbio (noi non ne dubitavamo) la collusione fra  il PD e l’organo di autogoverno  della magistratura, uniti nella lotta contro ogni posizione possibile; organo su cui  il presid della rep avrebbe  il diritto e dovere di dire una parola ammonitrice e  disciplinatrice.

Ne ha parlato? No?

Dunque  riporto alcuni  commenti che mi sembrano affidabili:

Daniele Capezzone:

Glossario minimo per decodificare i messaggi dei Presidenti della Repubblica (non solo dell’attuale)

*Coesione e armonia=non vi mando a votare

Identità italiana=porti riaperti

*Crisi=più tasse

*Sfida europea=comanda Bruxelles

*Ascoltare=state zitti e non disturbate troppo

 

Mi   pare che ci sia tutto, del messaggio.  Peraltro interpretazione  confermata da uno di cui  mi fido:

@Musso___

Mattarella : “ l’Italia vera è una sola: è quella dell’altruismo e del dovere. L’altra non appartiene alla nostra storia e al sentimento profondo della nostra gente”. Traduco : la destra è non – italiana

Mattarella è un piddino massimalista.

Incredibile dove invoca Leonardo Raffaello Dante, a testimoniare una supposta vocazione dell’Italia a servire “per geografia e per storia, come uno dei punti di incontro dell’Europa con civiltà e culture di altri continenti”

[Porti aperti]

Mattarella si spinge a dichiarare il proprio pieno sostegno a “la percezione che i mutamenti climatici sono questione serissima che non tollera ulteriori rinvii nel farvi fronte”

[E’  la direttiva della nuova Kommissaria di   Bruxelles con  cui ci  spoglieranno  e ci gonfieranno non solo la testa con la  loro propaganda

Musso:  Che poi uno che sostiene apertamente il #gretinismo si permetta di affermare “Abbiamo bisogno di preparazione e di competenze. Ogni tanto si vede affiorare, invece, la tendenza a prender posizione ancor prima di informarsi”  Questa è la messa in farsa di sé stesso.

[Di mio aggiungo: l’allusione a “prendere posizione prima di informarsi”  implica la direttiva:   dovete informarvi solo sulle fonti autorizzate ed  approvate. Escludete i social, che del  retso sono in via  di ripulitura  ed epurazione].

A  cui va aggiunta la chiosa  di un commentatore di Musso:

sim64one –  @BerSim1

Mattarella rappresenta in modo “esemplare” quel 18% dei votanti il cui partito detiene TUTTE le principali cariche politiche italiane ed europee. Se esistesse una #ProssimaFermata io mi prenoterei”.

Perfetto:  il messaggio è passato. Il pdr  non ha fatto nemmeno finta di essere super partes. Non  ne ha bisogno. Non più.

Da https://www.maurizioblondet.it/non-facciamoci-distrarre-il-2025-e-vicino/

1 270 271 272 273 274 275 276 1.214