Vogliono insabbiare Bibbiano: Borgonzoni minacciata di morte

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La senatrice della Lega e candidata alla presidenza dell’Emilia-Romagna, Lucia Borgonzoni, non si lascia intimidire e annuncia che andrà avanti per far non far calare il silenzio sulla vicenda di Bibbiano

Minacce di morte e pesanti insulti sessisti sono arrivati sulla pagina Facebook, e anche nei messaggi privati, della senatrice della Lega e candidata alla presidenza dell’Emilia-Romagna, Lucia Borgonzoni, dopo che la Cassazione ha deciso di annullare per il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, l’obbligo di dimora, deciso nell’ambito dell’inchiesta “Angeli e Demoni”, che vede un presunto sistema illecito di affidi nella Val d’Enza.

“Mi hanno minacciato di morte, insultata con frasi irripetibili, scagliato contro offese sessiste. Ho postato tutto su Facebook”, ha affermato nel corso del programma “Mattino Cinque” la stessa esponente leghista mostrando la maglietta “Parlateci di Bibbiano”, già indossata in Senato.

Quello che, sotto certi aspetti, preoccupa di più la Borgonzoni è l’assordante silenzio degli esponenti della sinistra, pronta a denunciare il clima d’odio e a scandalizzarsi quando nel mirino sono suoi esponenti. “Da nessun ‘democratico’ è arrivata una parola di solidarietà”. Parole dure le riserva anche direttamente per il Pd che “sta portando in trionfo un sindaco come se non fosse indagato. E invece è accusato di falso e di abuso d’ufficio. E con lui ci sono altri 28 indagati in una inchiesta aperta e con nuovi fronti aperti”.

Proprio sulla delicata vicenda di Bibbiano, la Borgonzoni afferma che non deve chiedere scusa “a nessuno, le uniche scuse qualcuno le dovrà porgere alle famiglie. Di Bibbiano bisogna parlare, soprattutto di fronte a un muro che vuole far calare il silenzio su tante bambine, tanti bambini, tante famiglie”.

Perché, per la candidata alla regione Emilia-Romagna, sulla storia “c’è da fare chiarezza, da ottenere giustizia. E c’è una riforma da fare, per dare tutele, trasparenza e protezione ai minori. Perché quanto abbiamo visto e sentito non accada più”.

Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano accusato di abuso di ufficio e falso per l’assegnazione di locali per la cura di minori nell’ambito dello scandalo ‘Angeli e Demoni’ sul presunto sistema di affidi illeciti in Val d’Enza, nella vicenda degli affidi illeciti, non ha più l’obbligo di dimora ed ha potuto riprendere il suo mandato nel pieno delle sue funzioni.

Il primo cittadino venne prima arrestato, poi messo ai domiciliari e infine costretto all’obbligo di dimora. Inoltre fu sospeso dal ruolo su decisione del Prefetto e si era autosospeso dal Partito democratico. Dopo la decisione della Cassazione, Carletti potrà affrontare a piede libero il processo assieme agli altri 28 indagati nell’inchiesta condotta dalla Procura di Reggio Emilia. Per la metà di dicembre è prevista la chiusura delle indagini preliminari.

Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/bibbiano-insulti-e-minacce-borgonzoni-nel-silenzio-sinistra-1795276.html

In ricordo di Alberto Giaquinto, assassinato 41 anni fa. Domani convegno al Cis di Roma

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Aveva 17 anni, Alberto Giaquinto, quando venne ucciso da un poliziotto in borghese. Stava partecipando alla commemorazione della strage di Acca Larenzia, avvenuta un anno prima. Era il 10 gennaio 1979 e “uccidere un fascista non era reato”, chiunque lo facesse. Così per lui, come per tanti altri giovani missini che pagarono con la vita la loro militanza, non ci fu giustizia. L’agente Alessio Speranza, quattro processi e quasi 10 anni dopo, ricevette sì una condanna, ma non per omicidio. “Eccesso colposo di legittima difesa”, sentenziò la Cassazione. Pena comminata: 6 mesi.

Il ricordo di Alberto Giaquinto al Cis di piazza Tuscolo

A 41 anni di distanza, il sacrificio di Alberto Giaquinto sarà ricordato, come ogni anno, alla sala convegni del Cis di piazza Tuscolo, a Roma, che proprio al giovane missino è intitolata. L’appuntamento è per giovedì 9 alle 18, per un incontro al quale parteciperanno il saggista Adalberto Baldoni, il senatore Domenico Gramazio e il giornalista Piergiorgio Francia. Interverranno, inoltre, Antonella Mattei, sorella di Virgilio e Stefano, e Francesca Mancia, sorella di Angelo.

La stagione dell’odio politico

L’incontro, dunque, sarà l’occasione per una riflessione sulla stagione di odio politico che insanguinò l’Italia e sulle responsabilità – istituzionali, culturali, politiche – che troppo spesso relegarono i morti missini a morte di serie B. Tra colpevole incapacità di rintracciare gli assassini e infami connivenze nel coprire quelli che erano stati identificati.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/01/in-ricordo-di-alberto-giaquinto-assassinato-41-anni-fa-domani-convegno-al-cis-di-roma/

Film con Gesù Gay, giudice ordina la sospensione delle proiezioni

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«È più appropriato e benefico concedere l’ingiunzione, non solo per la comunità cristiana ma per la società brasiliana prevalentemente cristiana, fino a quando i meriti dell’infrazione non saranno giudicati, usando la cautela del caso».

Così il giudice Benedicto Abicair dello Stato di Rio de Janeiro, a proposito del film L’ultima tentazione di Cristo, presente sulla piattaforma Netflix e con protagonista un Gesù omosessuale (e non solo). In pratica, è stata ordinata la sospensione della proiezione del film ideato dal gruppo ‘comico’ Porta dos Fundos.

Il giudice ha aggiunto: «La mia valutazione, a questo punto, è che le conseguenze della diffusione e dell’esposizione del film abbiano maggiori probabilità di causare danni più gravi e irreparabili rispetto alla sua sospensione».

Per il giudice c’è stato un conflitto tra «da un lato, il diritto alla libertà di espressione artistica come corollario della libertà di espressione e di pensiero, e dall’altro, il diritto alla libertà religiosa e alla protezione dei luoghi di culto e delle loro liturgie incarnate nel sentimento religioso».

Abicair ha preso questa decisione per calmare gli animi in attesa del prossimo processo. Di sicuro, una saggia scelta.

LEGGI ANCHE: Film con Gesù gay, bomba molotov contro gli autori ‘Porta Fundos’.

Da https://vocecontrocorrente.it/gesu-gay-sospensione-proiezioni/

La pochezza della politica estera di Conte e Di Maio

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La crisi in Libia e quella tra Usa ed Iran avvengono con il nostro paese rilegato al ruolo di spettatore passivo

Crisi Libia ed Iran

Sono decine di anni che si dice che dall’Iran partono strategie terroristiche, si fomentano guerre, nascono gruppi che cercano di destabilizzare la già complessa situazione del Medio Oriente è quindi evidente che prima o poi bisognava fare qualcosa per fermare tutto questo. La Terza Guerra Mondiale, se fosse davvero così la gente continuerebbe anche in questi giorni ad andare in vacanza in Medio Oriente? Quindi io credo che al di là di tutte le chiacchiere che abbiamo letto in questi giorni forse c’è davvero da capirne di più

Il nostro Governo presentissimo sulle pagine dei giornali; non passa giorno senza che un ministro o lo stesso premier non concedano un’intervista, per dire che cosa? Che bisogna ponderare meglio la situazione. Una conclusione fondamentale dove si capisce che sotto ci sia una grande profondità di pensiero.

Elezioni anticipate?

Io non credo che si andrà a votare, credo anzi che faranno di tutto per cercare di restare avvinghiati alla poltrona. Sanno benissimo che se si andasse a votare molti di loro, almeno la metà, non sarebbero più rieletti in Parlamento. Per questo faranno qualsiasi cosa per evitare di ritornare a casa. Del resto un giorno si ed un giorno pure la mattina e di giorno litigano, poi chissà come mai la sera tutto è sistemato.

Guardate ad esempio il Movimento 5 Stelle. Il partito sta esplodendo siamo ormai al Big Bang. Si sono resi conto che una cosa è restare all’opposizione, un’altra è governare. E adesso molte delle promesse che avevano fatto, come opporsi al Mes o che non si dovevano salvare le banche, ecco ora si rendono conto che non sono possibili da realizzare. E così molti esponenti sono in difficoltà, come quelli che non hanno versato le quote dello stipendio da girare al Partito. E così i 5 Stelle che volevano aprire il Parlamento come la famosa scatoletta di tonno sono stati a loro volta aperti dal sistema.

Caso banche. Le colpe di Banca d’Italia

La difesa di Banca d’Italia sui controlli (mancanti) alla Banca Popolare di Bari è quantomeno ridicola. Ci sono decine di istituti di credito falliti e caduti in disgrazia negli ultimi decenni; talmente tante che è impossibile dire che facciano bene le loro attività di controllo. Se non sono capaci di leggere e guardare dei conti allora dovrebbero essere i cittadini a fare anche questo?

Da https://www.panorama.it/news/politica/la-pochezza-della-politica-estera-conte-maio/

“Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

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Comunicato n. 2/20 dell’8 gennaio 2020, San Severino
 
“Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra” 
 
Radiomessaggio di Sua Santità Pio XII rivolto ai governanti ed ai popoli nell’imminente pericolo della guerra, 24 agosto 1939.
 
A tutto il mondo.
Un’ora grave suona nuovamente per la grande famiglia umana; ora di tremende deliberazioni, delle quali non può disinteressarsi il Nostro cuore, non deve disinteressarsi la Nostra Autorità spirituale, che da Dio Ci viene, per condurre gli animi sulle vie della giustizia e della pace.
Ed eccoCi con voi tutti, che in questo momento portate il peso di tanta responsabilità, perché a traverso la Nostra ascoltiate la voce di quel Cristo da cui il mondo ebbe alta scuola di vita e nel quale milioni e milioni di anime ripongono la loro fiducia in un frangente in cui solo la sua parola può signoreggiare tutti i rumori della terra.
EccoCi con voi, condottieri di popoli, uomini della politica e delle armi, scrittori, oratori della radio e della tribuna, e quanti altri avete autorità sul pensiero e l’azione dei fratelli, responsabilità delle loro sorti.
Noi, non d’altro armati che della parola di Verità, al disopra delle pubbliche competizioni e passioni, vi parliamo nel nome di Dio, da cui ogni paternità in cielo ed in terra prende nome (Eph., III, 15), — di Gesù Cristo, Signore Nostro, che tutti gli uomini ha voluto fratelli, — dello Spirito Santo, dono di Dio altissimo, fonte inesausta di amore nei cuori.
Oggi che, nonostante le Nostre ripetute esortazioni e il Nostro particolare interessamento, più assillanti si fanno i timori di un sanguinoso conflitto internazionale; oggi che la tensione degli spiriti sembra giunta a tal segno da far giudicare imminente lo scatenarsi del tremendo turbine della guerra, rivolgiamo con animo paterno un nuovo e più caldo appello ai Governanti e ai popoli: a quelli, perché, deposte le accuse, le minacce, le cause della reciproca diffidenza, tentino di risolvere le attuali divergenze coll’unico mezzo a ciò adatto, cioè con comuni e leali intese: a questi, perché, nella calma e nella serenità, senza incomposte agitazioni, incoraggino i tentativi pacifici di chi li governa.
È con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la Giustizia si fa strada. E gl’imperi non fondati sulla Giustizia non sono benedetti da Dio. La politica emancipata dalla morale tradisce quelli stessi che così la vogliono.
Imminente è il pericolo, ma è ancora tempo.
Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare. Trattando con buona volontà e con rispetto dei reciproci diritti si accorgeranno che ai sinceri e fattivi negoziati non è mai precluso un onorevole successo.
E si sentiranno grandi — della vera grandezza — se imponendo silenzio alle voci della passione, sia collettiva che privata, e lasciando alla ragione il suo impero, avranno risparmiato il sangue dei fratelli e alla patria rovine.
Faccia l’Onnipotente che la voce di questo Padre della famiglia cristiana, di questo Servo dei servi, che di Gesù Cristo porta, indegnamente sì, ma realmente tra gli uomini, la persona, la parola, l’autorità, trovi nelle menti e nei cuori pronta e volenterosa accoglienza.
Ci ascoltino i forti, per non diventar deboli nella ingiustizia. Ci ascoltino i potenti, se vogliono che la loro potenza sia non distruzione, ma sostegno per i popoli e tutela a tranquillità nell’ordine e nel lavoro.
Noi li supplichiamo per il sangue di Cristo, la cui forza vincitrice del mondo fu la mansuetudine nella vita e nella morte. E supplicandoli, sappiamo e sentiamo di aver con Noi tutti i retti di cuore; tutti quelli che hanno fame e sete di Giustizia — tutti quelli che soffrono già, per i mali della vita, ogni dolore. Abbiamo con Noi il cuore delle madri, che batte col Nostro; i padri, che dovrebbero abbandonare le loro famiglie; gli umili, che lavorano e non sanno; gli innocenti, su cui pesa la tremenda minaccia; i giovani, cavalieri generosi dei più puri e nobili ideali. Ed è con Noi l’anima di questa vecchia Europa, che fu opera della fede e del genio cristiano. Con Noi l’umanità intera, che aspetta giustizia, pane, libertà, non ferro che uccide e distrugge. Con Noi quel Cristo, che dell’amore fraterno ha fatto il Suo comandamento, fondamentale, solenne; la sostanza della sua Religione, la promessa della salute per gli individui e per le Nazioni.
Memori infine che le umane industrie a nulla valgono senza il divino aiuto, invitiamo tutti a volgere lo sguardo in Alto ed a chiedere con fervide preci al Signore che la sua grazia discenda abbondante su questo mondo sconvolto, plachi le ire, riconcilii gli animi e faccia risplendere l’alba di un più sereno avvenire. In questa attesa e con questa speranza impartiamo a tutti di cuore la Nostra paterna Benedizione.
Benedictio Dei Omnipotentis Patris et Filii et Spiritus Sancti descendat super vos et maneat semper.
 
Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, I, Primo anno di Pontificato, 2 marzo 1939 – 1° marzo 1940, pp. 305-307.
 

Come sono nati Adamo ed Eva? L’ipotesi del genetista Jérôme Lejeune

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Segnalazione di Emilio Giuliana

Come sono nati i primi uomini? Com’è stato possibile che un uomo e una donna siano entrati nel mondo nello stesso momento e abbiano potuto dare inizio all’umanità? E, soprattutto, è possibile che ipotesi e teorie elaborate per rispondere a questi quesiti possano mostrarsi compatibili con la dottrina cristiana?

Il medico cattolico francese Jérôme Lejeune, noto per aver scoperto l’origine genetica della sindrome di Down, propose un’ipotesi in tal senso, pubblicata sulla Nouvelle Revue Théologique dell’Università di Lovanio nel febbraio 1968, e che, posta a giudizio di altri esperti in materia, fu valutata come «tecnicamente infattibile».

A parlare di questo aspetto poco conosciuto delle ricerche di Lejeune è il giornalista José Javier Esparza, in un libro (foto a fianco) di recente uscita, Jérôme Lejeune: Luchar, amar, curar (Libros Libres), ancora non disponibile in lingua italiana.

L’IPOTESI ADAMICA

Dunque, come si è passati dalle scimmie agli uomini? Com’è possibile colmare questo scarto che non è quantitativo, bensì qualitativo?

«Jérôme Lejeune», scrive Esparza in un capitolo del suo libro riportato integralmente da Religion en Libertad, «ha un’idea: perché non un’improvvisa apparizione dell’uomo? Perché non un salto qualitativo nei cromosomi delle grandi scimmie? Niente in paleontologia lo contraddice. Nulla nella genetica lo nega. E d’altra parte, l’ipotesi è compatibile con la spiegazione religiosa dell’origine della Creazione come dettagliata in Genesi. Occhio: Lejeune sa che non sta formulando una teoria scientifica, ma una semplice ipotesi. Ma sa anche che si tratta di un’ipotesi ragionevole».

Lejeune si trova così a definire quella che poi chiama «l’ipotesi di Adamo», che prende le mosse da alcuni studi realizzati dal genetista su anomalie cromosomiche a livello della sessualità che hanno colpito tanto gli uomini, quanto altre specie animali. «A quel tempo», prosegue Esparza, «Lejeune studiò un caso estremamente raro ma incontestabile, che era quello dei gemelli monozigoti, entrambi nati dalla fecondazione dello stesso ovulo dallo stesso sperma, ma che, a seguito di un incidente precoce, arrivarono a formare una straordinaria coppia di gemelli vero-falso, un ragazzo e una ragazza. La spiegazione scientifica del fenomeno era relativamente semplice. Non è così eccezionale, infatti, che un cromosoma, nella prima divisione cellulare dopo la fecondazione, venga perso. Tale era il caso di quei gemelli. Uno dei due ha continuato la sua normale evoluzione, ma l’altro, amputato il suo cromosoma Y, è stato ridotto solo alla X della femminilità, ma isolato, senza il suo corrispondente partner X. Improvvisamente, non era più l’uomo che avrebbe dovuto essere, né la donna che poteva essere. Nonostante un aspetto femminile, la maggior parte dei casi studiati non presentava un sistema sessuale femminile. Era una forte anomalia per la quale non c’era rimedio». Nei topi, però, questo handicap in alcuni casi era stato superato: e se fosse successo così anche negli uomini, si domanda Lejeune?

A questo punto sorge tuttavia un altro interrogativo: come dare un partner all’individuo nato da questa alterazione genetica, posto che incrociare specie anche molto simili (come l’asino e il cavallo) genera esseri sterili? «Esiste», si legge ancora nel libro, «davvero un solo modo: l’apparizione di una di quelle famose coppie di falsi gemelli, in cui la femmina, contro ogni aspettativa, ma non contro ogni possibilità […], sarebbe stata fecondata. Da lì, la probabilità che si riproducano, diano alla luce bambini vitali, fertili tra loro, portatori di un nuovo patrimonio genetico sì, ma normale, e che quindi può essere trasmesso alla generazione successiva. Questo sarebbe il “monogenismo”: il principio della coppia primordiale, noto a tutte le mitologie e a tutte le religioni del mondo. Nella sfera giudaico-cristiana, la storia di Adamo ed Eva».

Da http://www.iltimone.org/news-timone/come-sono-nati-adamo-ed-eva-lipotesi-del-genetista-jerome-lejeune/

PUTIN, L’EREDITÀ DI KHOMEINI E IL SIONISMO di A. Vinco

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Tra i peggiori pregiudizi che circolano vi è anche quello che Putin non farebbe abbastanza per mettere fine all’egemonismo mondiale Sionista. In vari casi, però, coloro che avanzano tale ipotesi sono essi stessi esplicitamente o implicitamente Sionisti. Il loro chiaro obiettivo è rifare della Russia una propria semi-colonia come fu tra il 1991 ed il 2000.

Va premesso che il valore del Presidente Putin quale statista di peso globale è assai alto, forse il più notevole dell’intera storia russa se si eccettuano la strategia di Kutuzov e gli originari impulsi di un leninismo rivoluzionario che rimase però lettera morta, dato che nazionalisti grande-russi da un lato, sionisti-bolscevichi dall’altro, puntarono da subito a normalizzare, portandolo nella propria direzione, il processo rivoluzionario (1).

Vladimir Putin è oggettivamente un Nemico strategico del piano sionista mondiale Ynon, piano per la realizzazione del Grande Israele e per la balcanizzazione totale del Grande Medio Oriente. Concepito nei primissimi anni ’80 tale Piano ha influenzato la storia contemporanea come nessun altro evento, Rivoluzione Islamica Iraniana a parte. Ebbene, se tale Piano sino ad ora non è affatto andato in porto — la stabile presenza di Bashar Al Asad a Damasco ben lo mostra, come d’altra parte la centrale presenza in luogo dell’Iran rivoluzionario, unico Stato Sovrano del pianeta — il merito di Putin ci pare al riguardo indubbio. Vi sono però due elementi da tenere in considerazione. Putin ha iniziato a governare dall’anno 2000 con uno Stato profondo russo in buona parte infiltrato da una lobby israeliana con doppia cittadinanza, lobby la cui atavica Russofobia si manifestò evidentemente allorquando questa stessa optò per il sostegno ad una particolare forma di Islam, quella reazionaria filoccidentale e filocapitalista wahhabita, che si stava importando nella allora autodenominata Repubblica cecena di Ichkeria. Il presidente Putin operò allora con rara maestria di grande statista: stabilì la piena appartenenza della Comunità Mussulmana russofona nella Umma globale arrivando tacitamente ad appoggiare talune posizioni teologiche che contemplano una più importante affinità tra Ortodossia cristiana russa e Sciismo mussulmano piuttosto che tra la prima ed i vari rami confessionali del cattolicesimo o protestantesimo occidentali ma al tempo stesso dichiarò guerra a quello che la retorica panrussa e panortodossista del Cremlino definì semplicemente terrorismo, non Islam né tantomeno islamismo, dunque strumento geopolitico di varie e differenti potenze antirusse (compresa quella Israeliana). La strategia del Presidente Putin puntò sin dall’inizio del suo primo mandato a stabilire un’amicizia strategica con l’Islam e con quei popoli mussulmani sensibili alla sirena antiamericana, antisraeliana e antioccidentale. Fu una svolta storica, nella storia russa, pari solo a taluni motivi leninisti invocanti nei primissimi anni ’20 dello scorso secolo il Jihad globale anticapitalistico.

Vi è però un secondo elemento che complica in modo terribile le cose. Il Presidente russo sente il profondo richiamo dell’appartenenza a un popolo che è stato concretamente, con le decine di milioni di caduti, l’elemento soggettivo vincitore, sul campo, della Seconda

Guerra Mondiale; per quanto sia oggi convinto dell’assoluta validità teorica politica degli illuminati e saggi principi espressi dal grande e nobile russo Alexander Solzenicyn, il quale nella famosa Lettera ai capi dell’URSS voleva superare il materialismo marxista senza cancellare quel che di buono era comunque venuto fuori dall’esperienza statalista sovietica, tuttora Putin non si stanca di riferirsi all’epoca di Yalta come ad una presunta epoca di pace e equilibrio. Ma Yalta significa il battesimo dello stato sionista definito Israele, nato su sponsorizzazione principale della Unione Sovietica di Stalin, che lo impose come assurdo dato di fatto alle stesse riluttanti potenze occidentali. Vladimir Putin sa tutto questo.

L’Iran rivoluzionario fondato da Imam Khomeini si pone chiaramente in senso antagonista a tutto ciò che rimanda allo spirito di Yalta, considerando l’Islam e l’Iran nel campo degli sconfitti e degli umiliati del 1945.

I due più grandi studiosi viventi del pensiero politico dell’Imam, P. Abdolmohammadi ed E. Abrahamian, hanno sottolineato la profonda affinità dei principi della Rivoluzione Iraniana con il “populismo” peronista Tercerista, anticapitalista ed antimarxista. Dal pensiero politico di Peròn e della Signora Evita l’Imam avrebbe mutuato il simbolico slogan: Né oriente Né occidente, Né Usa né Urss né Cina ma Iran islamico, quale Terzo Campo antimperialista. Ad esempio, nell’uso che l’Imam inizia a fare dai primi anni ’70 dello scorso secolo delle parole mostafazin e shahid tale influsso tercerista sarebbe evidente. Mostafazin finirebbe per indicare una ampia categoria soggettiva che assomiglia in modo impressionante ai descamisados della Signora Evita Peròn; sarebbe così nato il Fronte degli Oppressi della Terra contro gli usurpatori materialisti e filosionisti di Yalta. Il termine Shahid, di uso tradizionale nel mondo teologico mussulmano, vedrebbe però un salto qualitativo con la concezione “soggettivista”, rivoluzionaria e volontarista di Imam Khomeini; se l’Imam nei discorsi del 1963-64 per commemorare gli uomini uccisi nella rivolta del Giugno 1963 parlava di “sventurati”, nel corso della Rivoluzione, la Guida userà il termine di martiri, sottolineandone tutta la carica di sovversivismo politico, immanentistico e metafisico al tempo medesimo; solo il martire politico, in questa epoca di civiltà, colui che dona totalmente la propria esistenza agli Oppressi dal capitalismo globale, supporterebbe lo Spirito del Tempo e potrebbe coadiuvare l’occulta e misteriosofica azione dell’Imam Mahdi. Inoltre, il periodo dell’esilio parigino fu molto importante per l’Imam, anche se ciò è di solito del tutto trascurato in tutte le biografie che abbiamo analizzato.

Lì, di fronte ad una ostilità ed a una indifferenza generale occidentali per la sua concezione del mondo, solo taluni gruppuscoli del neofascismo francese e italiano manifestarono la propria devota ammirazione per questa leggendaria figura di Rivoluzionario. L’Imam Khomeini arrivò a benedire le loro case editrici, che quasi

clandestinamente facevano circolare materiale storiografico revisionistico rispetto alla versione storica occidentale consolidata dopo il 1945 con l’egemonismo sionista imperante in tutta l’Europa occidentale, dette il Suo consenso alla loro azione sociale, arrivando a definire Benito Mussolini un politico di appartenenza islamica e non occidentale, profetizzando che l’Iran Rivoluzionario avrebbe mandato in frantumi Yalta (2). Taluni di questi militanti neofascisti italiani e francesi sosterranno poi l’Iran nei fronti di guerra afgano e iraniano-irakeno (3). Per quanto si debba essere scettici sull’uso di categorie politologiche occidentali per giudicare i fenomeni che scuotono l’univero islamico, vale ricordare che Sternhell, uno storico israeliano di orientamento marxista , ribattendo a quanti sostenevano che il franchismo spagnolo sarebbe stata una forma di fascismo, in un noto Convegno dell’Università storica parigina, arrivò a definire Peròn e Khomeini “gli unici fascisti dopo Mussolini” (4). La prima edizione de “Il Governo Islamico” dell’Imam fu non a caso tradotto da una casa editrice della destra sociale italiana subito dopo la Rivoluzione.

In conclusione, considerando tali elementi, dobbiamo ricordare che Vladimir Putin è il discepolo di Primakov, lo statista e diplomatico russo della “vecchia guardia” più orientalista, antioccidentale e filoislamico che vi sia stato. Se ciò non ha fatto di Putin sino ad oggi un rivoluzionario antioccidentale ed antisionista, accredita come ben più veridica la versione del Mullah Putin piuttosto che quella, assai malevola e fantasiosa, dell’amico di Netanyahu. E’ doveroso ricordare che nella guerra globale ibrida antisraeliana, la Russia ha perduto in anni recenti, sul fronte mediorientale, due figure di primissimo piano del GRU (5) e che il dissidio geopolitico russo-israeliano, negli ultimi mesi, avrebbe assunto aspetti non trascurabili e non più sottovalutabili: dall’arresto di spie israeliane in Russia allo schieramento militare, sempre più strategico, russo-iraniano dal mar Arabico al Nord dell’Oceano Indiano, tali eventi potrebbero indicare che il Presidente russo, che considerava Soleimani “un vero e sincero amico” e che avrebbe subito pure un duro colpo con l’omicidio del Generale iraniano, si possa velocemente spostare, con l’abilità e la prudenza che lo contraddistingue, sulle posizioni di un più radicale antisionismo, modello iraniano. La possibilità di assicurare finalmente un equilibrio alla regione mediorientale mediante una azione coordinata anti-egemonica da parte di Russia, Iran, Turchia non è da escludere e le prime immediate mosse del Presidente Putin paiono indirizzarsi verso tale prospettiva.

NOTE

1) L’oggettiva analisi della parabola storica sovietica fatta da Zjuganov caratterizza la storia post-rivoluzionaria dome dominata da un sotterraneo conflitto tra i due partiti: “il partito del nostro paese”, chiaramente nazionalista e grande-russo, ed il “partito di questo paese” (mondialista e sionista). L’elemento che emerge da subito è che il leninismo rivoluzionario ed antimperialista finì di esistere con la sconfitta bolscevica di Varsavia (1920). Cfr G. Zjuganov, “Stato e Potenza”, Parma 1999.

2) Gli scritti al riguardo sono purtroppo assai rari; si veda comunque G. Sorgonà, “La scoperta della destra. Il MSI e gli Stati Uniti”, Roma 2019, pp. 80-81, per la contezza del fatto che gli unici gruppuscoli politici che nel ’79 sostennero in Italia la Rivoluzione Islamica erano quella della Sinistra antialmirantiana del MSI che consideravano Khomeini “la Spada dell’Islam contro Yalta” o F. Freda, “Monologhi”, Padova 2007, p. 58 circa la benedizione impartita dall’Ayatollah Khomeini a Parigi.
Testimonianze simili ha fornito anche P. Buttafuoco nel corso di interviste ed interventi a Convegni. L’ambasciatore italiano Mezzalama, invece, a Tehran durante l’occupazione dell’ambasciata statunitense, ha testimoniato che dal ’79 ai primissimi anni ottanta Perugia con la sua Università per stranieri fu teatro di durissimi scontri tra studenti iraniani khomeinisti e comunisti iraniani avversari del pensiero politico di Ruhollak Khomeini: i primi sarebbero stati attivamente appoggiati dai neofascisti, i secondi dal PCI e da fazioni dell’estrema sinistra. La situazione del capoluogo umbro fu causa di una seria controversia diplomatica tra la Repubblica Islamica e la Repubblica italiana, al punto che dovette intervenire il Vaticano stesso per tacitare la questione di cui all’epoca parlarono quotidianamente i media iraniani.

3) Al riguardo si veda ad esempio M. Golia, “Con i Ribelli contro il mondo moderno”, Padova 1987. Sul martirio di Edoardo Agnelli, “primo martire sciita in Italia”, ha sollevato l’attenzione un giornalista de “Il Secolo d’Italia”, vecchio quotidiano del MSI, G. Puppo.

4) Testimonianza di Sergio Romano: Milano Convegno Maggio 2015, “Islam in Europa”. Va comunque ben precisato che l’Imam Khomeini in una intervista rilasciata a O.Fallaci nel Settembre 1979 smentì seccamente l’accusa di Fascismo mossa alla Rivoluzione Iraniana.

5) Assai pesante e non dimenticata la perdita del Generale Igor Sergun, “Eroe della Federazione Russa”, caduto coraggiosamente in Libano (3 gennaio 2016) durante un pieno e devoto adempimento del dovere al servizio della madrepatria.

Da https://mail.google.com/mail/u/0/#inbox/FMfcgxwGCkbBTwHDjWlmSdFMzxTQgcJH

Acca Larentia, un simbolo di lotta da onorare. Per sempre

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Acca Larentia, anche senza giustizia quel martirio resta incancellabile

42 anni e il ricordo non svanisce.Anzi, la memoria resta ancorata a quel sacrificio. Franco, Francesco e Stefano, martiri di Acca Larentia: i loro nomi rimangono per l’eternità nel cuore di una comunità che non smette di versare lacrime. Con loro c’erano Enzo, Maurizio e Pino, che riuscirono a portare a casa la pelle in quella che era una guerra senza fine.

Roma insanguinata, quel 7 gennaio del 1978. Il brutale eccidio di quella sera come un’azione militare: i terroristi rossi assassinarono Bigonzetti e Ciavattadavanti alla sezione martire. Poi cadde a terra, ucciso anche lui, Stefano Recchioni che stava lì come tutti, incredulo per quella strage. Abbattuto da una pallottola che il capitano dei carabinieri Sivori negò di aver sparato. E il tribunale gli diede ragione. Chissà chi fu….

Poi Giaquinto. E Mancia…

Un anno dopo toccò, a Centocelle, ad Alberto Giaquinto. Chiunque militava, in quegli anni terribili, si smarriva, perché ogni sera, al rientro a casa, poteva toccare a lui. O persino al mattino, come un paio di anni dopo accadde ad un altro indimenticabile, Angelo Mancia.

Sono storie drammatiche, incancellabili soprattutto per chi le ha vissute. Nel maggio dell’anno dopo spararono ancora, sempre davanti a quella sezione. C’eravamo noi. E ci salvammo, per pura fortuna. O per un miracolo. Quella destra era un bersaglio: fare politica bei quartieri più popolari, era considerato un crimine dal terrorismo rosso che si organizzava contro di noi.

Acca Larentia, un simbolo

Acca Larentia non si dimentica perché è diventata un simbolo. Per alcuni, la strage rappresentò uno spartiacque, il segnale che bisognava difendere la nostra gioventù. Si separavano le strade, tra chi sceglieva la strada della giustizia armata e chi cercava ancora quella che sembrava impossibile, quella della militanza. Il sangue non finiva di scorrere.

Il Msi subì un autentico martirio in quegli anni, decine e decine di Caduti per una bandiera. Per un’idea. Per una testimonianza. Non si ambiva al potere, in quel tempo: in gioco c’era la sopravvivenza. Ecco perché chi fa politica oggi – anche ai più alti livelli – non deve mai dimenticare quel sangue. Ed è importante soprattutto ora che la destra italiana risorge. È una storia che merita profondo rispetto quella del Msi, anche nella simbologia, soprattutto di questi tempi in cui è così facile bollare il nemico come fascista, per non avere rimorsi nel colpirlo. Né fisicamente, né con la parola, i titoli, le inchieste fasulle.

Fieri di quei martiri. Per sempre

Quel sangue rappresenta ancora oggi un segno di lotta senza la quale tutto sarebbe finito. Il coraggio di quei militanti – e per alcuni di loro persino la vita – ha preceduto il cammino di oggi: dobbiamo continuare ad esserne fieri. Si moriva per un’idea. La nostra idea. Ecco perché non riusciamo proprio a cambiarla. Nessuno si permetta mai di dubitare dell’amore per la democrazia da parte di quei nostri martiri. L’apertura di una sezione era una conquista territoriale, per i comunisti rappresenta a una sconfitta, per chi viveva di odio e antifascismo un’onta.

Ciascuno di noi era là. Ieri fisicamente, oggi spiritualmente. Quel Presentesignifica soprattutto questo. Vale per Franco, Francesco e Stefano. E vale per ciascuno di noi. Ora e per sempre.
Anche per loro vale la domanda di giustizia che non si ottiene ancora.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/01/acca-larentia-anche-senza-giustizia-quel-martirio-resta-incancellabile/

LA REAZIONE DELL’ IRAN di A. Vinco

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SOLLEVAZIONE aveva ospitato almeno due interventi che avevano previsto con quasi un anno di anticipo la crisi geopolitica in cui siamo precipitati (QUI e QUI).

Ne va dato atto, a maggior ragione per il fatto che tutti i maggiori e più importanti analisti parlavano invece di una sostanziale irrilevanza del fronte mediorientale in vista di un “secolo asiatico alle porte”. Viceversa, la Repubblica Islamica dell’Iran come ben intuì il collaboratore del blog è il punto di massima contraddizione mondiale del Sistema capitalista e imperialista interdipendente e interconnesso.

A mia volta ho azzardato in precedenti precedenti articoli — ad esempio QUI — la definizione, in effetti per taluni versi forzata, della Repubblica Islamica come Democrazia plebiscitaria populista e presidenzialista; ritengo invero che il regime giuridico iraniano sia un ibrido e frutto di diverse scuole politiche e religiose e sia un modello assai avanzato, conseguenza della più grande rivoluzione popolare della storia contemporanea.

Risulterebbe anche fuorviante classificare il sistema presidenzialista iraniano come “teocratico”: prescindendo, solo in parte, dalla ovvia scuola di pensiero politico-religiosa sciita imamita, la Rivoluzione del ’79 fu una sorta di Risorgimento iraniano, che vide però la sconfitta della componente materialistica, liberale oligarchica (es. il cavourismo italiano) e l’affermazione della linea popolare antimperialista e anticapitalistica.

Ahmadinejad: cordoglio a casa di Soleimani

Rappresentò perciò la vittoria del pensiero politico e spirituale rivoluzionario moderno, in grado di modernizzare l’identità tradizionale originaria sciita iraniana, contro l’”Islam americano reazionario wahhabita” (cit. Imam Khomeini) e contro il postmodernismo liberale nichilista occidentale. L’Iran fondato dall’Imam è non a caso divenuta la Nazione più giovane e più fiduciosa verso il futuro del pianeta: quando vi è il salone del libro a Tehran, ad esempio, i libri che vanno a ruba sono quelli di Marx, Gentile, Goethe, le file a cui si assiste nei giorni feriali sono chilometriche. La Repubblica Islamica dell’Iran è quindi ben più vicina, ideologicamente, all’Argentina peronista o al Venezuela bolivariano piuttosto che alla teocrazia capitalista wahhabita saudita o all’Afghanistan talibano.

Risulta difficile e faticoso parlare ora del Generale Soleimani ma è una necessità. Proprio pochissime settimane fa quasi presentendo il suo destino e la sua amorosa volontà di sacrificio, sulla linea dell’Imam Hossein, mi soffermavo su di lui. Se si eccettua il pregevole pezzo di Camille Eid sul Avvenire di ieri · che legittima l’azione del Generale come una eroica militanza contro il terrorismo mondiale e per la libertà — la stampa italiana sembra seguire le indicazioni di quella israelo-statunitense. Ma tutti i leader religiosi del mondo, compresi quelli ebraici ortodossi non sionisti, considerano ormai Stati Uniti e Israele le più pericolose potenze terroristiche mai esistite nella storia, ben oltre altre potenze del passato come la Francia napoleonica o la Germania hitleriana.

Per questo l’Imam Khomeini definiva gli Usa il Grande Satana, mentre l’Urss era il Piccolo Satana.

La Guida Suprema Ali Khamenei si è ieri congratulata con l’Imam Mahdi per la purezza e il nobile idealismo dell’evento che ha riguardato il Generale. Tale evento è però sul piano geopolitico e storico di una gravità senza pari, come hanno subito evidenziato le controparti russe. Siamo comunque certi che l’Iran rivoluzionario mostrerà pazienza, lungimiranza, equilibrio tattico. Noi ricordiamo che nel corso della Guerra Imposta quando dal 1984 l’Irak, con la complicità di Usa, Europa, Sauditi, Urss, iniziò a usare gas chimici di ogni tipo contro l’Iran, l’Imam vietò assolutamente di rispondere sul medesimo piano. Il Rivoluzionario di Dio, l’eroe di Stato, insegnò al mondo che è più Nobile cadere sconfitti sulla via dell’onore piuttosto che trionfare con un eccidio indescrivibile e inenararrabile tipo Hiroshima e Nagasaki. Del resto, il Generale ha pagato con la sua vita di soldato il fatto di essersi opposto a viso aperto a stragisti miscredenti e terroristi: il popolo iraniano, con quello siriano, è quello che ha donato all’umanità il maggior numero di giovani vite nella lotta al terrorismo takfirita [s’intende lo Stato Islamico, Ndr].

Noi siamo dunque certi che l’Iran non darà al mondo il triste e umiliante, per il genere umano, spettacolo di violenze o atti bellicosi: sarà il popolo irakeno, saranno gli oppressi del Medio Oriente a insorgere contro la presenza di truppe di occupazione criminale e terroristica.

La via per al Quds [Gerusalemme, Ndr] passerà per l’insurrezione degli oppressi del Bahrein e per Riad. Sarà il popolo oppresso da ormai un secolo, nell’intero Medio Oriente, a condannare con ogni mezzo democratico il terrorismo criminale e takfirita dell’ elite globale supercapitalista. La Repubblica Islamica ha affrontato prove più dure di questa nel corso della sua storia. La sua virtù strategica è la pazienza, con la moderazione e la certezza assoluta di marciare in direzione del Nobile spirito del tempo nella difesa dei valori dello Spirito dal materialismo planetario e dalle Potenze dell’arroganza mondiale.

Il sintomo che proviene da oltreoceano, dopo il terribile crimine di martizzazione del fratello Soleimani (la Pace su di Lui), è quello della incipiente guerra civile e della frammentazione strategica di élite dominanti. Siamo nella fase dei terribili colpi di coda del Nemico dell’Uomo. Anglosionisti e wahhabiti hanno vinto una battaglia ma hanno sottovaluto il fatto che l’Iran, prima superpotenza della storia umana, dispone di un fondo e di immateriale capitale di Saggezza morale millenaria e religiosità di cui loro sono assolutamente privi e di cui anzi costituiscono la esatta antitesi.

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