Marion Le Pen sfida i globalisti: “Noi vogliamo una civiltà, non un mercato”

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Roma, 5 feb – Tra i vari invitati al convegno God, Honor, Country, organizzato a Roma dalla Edmund Burke Foundation, oltre a Viktor Orbán e a Giorgia Meloni, che l’altro ieri ha tenuto un discorso un po’ controverso, c’era anche Marion Le Pen. La nipote di Marine, che attualmente ha abbandonato la politica elettorale per dirigere l’Istituto di scienze sociali, economiche e politiche (Issep), nel suo intervento ha toccato diversi punti della sua visione del mondo. In particolare, ha evidenziato – con grande acume – la linea di demarcazione che separa sovranisti e globalisti: «Noi vogliamo avere una civiltà, non un mercato», ha affermato con forza.

Marion Le Pen incalza i conservatori

Queste parole non erano affatto scontate, anche perché sono state pronunciate di fronte a una platea composta in maggioranza da conservatori americani, legati a filo doppio a un liberismo economico potenzialmente destabilizzante. Ronald Reagan, figura a cui è dedicato il convegno, non era certo uno che gradiva vincoli al mercato e alla circolazione delle merci. Ad ogni modo, Marion Le Pen ha poi affrontato il tema dell’immigrazione, strettamente collegato al precedente: «Gli uomini non sono intercambiabili», ha affermato, ribadendo la propria opposizione radicale all’«importazione di stranieri» per «compensare il calo delle nascite in Europa». Di più: visto che i flussi migratori potrebbero aumentare nei prossimi decenni, Marion ha specificato che, in questo campo, «i conservatori devono fare scelte drastiche». Insomma, il tempo delle ambiguità è finito.

«Ci serve un’alleanza latina»

Marion Le Pen non ha inoltre perso occasione per criticare aspramente l’Unione europea e il «processo di standardizzazione forzata» che ha messo in moto. Per l’ex deputata del Front National, però, devono farsi portatori di questo cambiamento non tanto i partiti rappresentati all’Europarlamento, quanto invece «una coalizione di governi» in grado di riplasmare una struttura sovrannazionale che lei giudica (correttamente) irriformabile. È per questo che Marion propone un’«alleanza latina» tra Francia, Italia, Spagna e Portogallo per riequilibrare una Ue sempre più teutonica e nordeuropea. Un’alleanza che, «insieme ai Paesi di Visegrad, mantenga i legami col Regno Unito, gli Stati Uniti e la Russia».

«Non possiamo lasciare l’ecologia a Greta»

Un altro punto del suo intervento ha riguardato infine il tema dell’ecologia e del movimento Fridays for Future: «Non dobbiamo lasciare la difesa della natura all’estrema sinistra o ai matti», ha tuonato Marion. «Non voglio scegliere tra i seguaci di Greta e gli scettici, quelli che negano i danni di questo modello economico». Anche perché, ha aggiunto, «non bisogna credere allo stupido mantra che i problemi globali si risolvono con soluzioni globali». In tal senso Marion Le Pen pone l’accento sulle «risposte locali» che devono dare le varie nazioni, e non gli organismi sovranazionali. «Il libero mercato non deve essere una religione», ha concluso. A buon intenditor…

Valerio Benedetti

Da https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/marion-le-pen-sfida-globalisti-noi-vogliamo-civilta-no-mercato-144890/

Migranti, adesso anche la Lamorgese vuole una stretta sulle Ong

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Dopo i numeri di inizio anno, dal Viminale è emersa una certa preoccupazione sull’aumento degli sbarchi e sulle attività delle Ong: possibile la riproposizione del codice voluta da Marco Minniti

È vero che i dati di gennaio 2020, sul fronte immigrazione, non sono gli stessi degli anni dell’emergenza, tuttavia un aumento del 700% rispetto al 2019 è molto più di un campanello d’allarme.

E così, ecco che lo stesso ministro Luciana Lamorgese adesso prova a correre ai ripari. Si è dunque capito, su spinta soprattutto di numerosi funzionari del ministero dell’interno, che se il numero di approdi in Italia si è mostrato così in alto già nel mese di gennaio, in vista della stagione estiva la situazione potrebbe farsi molto delicata.

È bene infatti ricordare che nei primi 31 giorni del 2020, sono arrivate irregolarmente in Italia 1.275 persone, a fronte delle 202 dello stesso periodo del 2019. Il Viminale vorrebbe provare più strade per provare ad arginare un flusso che dalla Libia è tornato ad essere imponente.

In primo luogo, Luciana Lamorgese sta valutando la posizione delle Ong. In particolare, il ministro dell’interno vorrebbe tirar fuori dal cassetto nuovamente il codice già varato nel 2017 quando al Viminale sedeva Marco Minniti. In poche parole, si vorrebbe regolamentare l’attività delle organizzazioni non governative, le quali da quando si è insediato il governo Conte II non hanno avuto sostanzialmente freni. E dal ministero, così come scritto da Il Messaggero, si vorrebbe anche far luce su quegli eventuali rapporti tra scafisti e responsabili delle Ong: “Si ricomincia a parlare – si legge sul quotidiano romano – di telefonate tra scafisti e volontari delle associazioni non governative”.

Ma sotto questo fronte c’è un’importante resistenza interna alla maggioranza giallorossa. Una parte del Pd, al pari di LeU e di associazioni culturali legate comunque ai partiti al governo, non vorrebbe vedere una riedizione della stagione di Minniti sulle Ong. La mediazione potrebbe arrivare dalla promessa, da parte del governo, di togliere definitivamente i decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini tra il 2018 ed il 2019, vero obiettivo della campagna volta ad invocare “discontinuità” da parte soprattutto della sinistra del Pd.

Tuttavia, l’operazione a livello politico non appare semplice. La maggioranza sotto questo fronte, ha già rischiato di spaccarsi a novembre in occasione della decisione di rinnovare per altri tre anni il memorandum con la Libia, altra operazione voluta da Minniti e non vista positivamente dall’area più a sinistra dei giallorossi.

C’è poi, sempre riguardo alle Ong, un tentativo di dialogo sul fronte europeo. Il ministro Lamorgese vorrebbe infatti responsabilizzare gli Stati di bandiera. Ed a tal proposito, si parla di trattative bilaterali soprattutto con Francia e Germania. Dopo il bluff sulla redistribuzione, presentata come un “successo diplomatico” dal governo Conte II nello scorso mese di settembre ma di fatto mai regolamentata da nuove normative in sede comunitaria, ora da Roma si sta provando a stringere singoli accordi con i partner continentali. L’obiettivo sarebbe quello di una cooperazione sulle Ong, che parta dalle certificazioni rilasciate dai paesi di bandiera e passi per una collaborazione nelle fasi di sbarco e redistribuzione.

Infine, c’è ovviamente in ballo anche la pista che porta direttamente nel paese da cui partono i migranti, ossia in Libia. Lunedì il ministro dell’interno di Tripoli, Fathi Bashaga, è stato a Roma, dove ha presentato il conto al nostro governo: l’esecutivo guidato da Al Sarraj vuole più soldi per poter costruire nuovi centri per migranti, chiusi nell’area della capitale libica per via degli scontri, e nuovi fondi per acquistare attrezzature. L’Italia potrebbe pagare il conto, abbastanza salato, a patto che la Libia si impegni a mettere nuovamente in mare le motovedette donate dal nostro paese negli anni precedenti.

A prescindere dalle strade che prenderà il Conte II sull’immigrazione, appare chiaro come il tema inizi a preoccupare e non poco i vertici sia di Palazzo Chigi che del Viminale. Quei numeri sopra esposti, potrebbero rappresentare un’insidia non indifferente nel proseguo dell’azione di governo.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/adesso-anche-lamorgese-vuole-stretta-sulle-ong-1821681.html

Foibe, “Il film Red Land in tutte le scuole d’Italia”

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Gioventù Nazionale al ministro: “Foibe, quel film in tutte le scuole”

Le foibe, voragini dell’altipiano carsico che si estende a ridosso di Trieste, Gorizia e Istria, si fanno tra 1943 e il 1947 spettrale tomba per quasi diecimila italiani. Diventano il luogo dove occultare per sempre i nemici del progetto totalitario ed espansionista di Tito, leader della resistenza comunista jugoslava. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini.

La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’italia e la Jugoslavia. Nel febbraio del 1947 l’Italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l’Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli, stranieri in casa propria.

Le provocazioni dell’Anpi

Ed è proprio a parziale risarcimento di quella sofferenza che il nostro mondo mai cesserà di raccontare il massacro di questi italiani, vittime dell’odio ideologico e razziale, coperto a lungo dall’incancrenito sentimento anti-italiano della sinistra nostrana.
Ma oggi siamo ancora ben lontani dal raggiungimento di una memoria condivisa
“È bene giocare d’anticipo, evitando di prestare il fianco anche quest’anno alla strumentalizzazione della destra sulle foibe”. Questo è il proposito di Carla Nespolo, presidente dell’ANPI. Questo è il proposito con cui la celeberrima associazione dei partigiani italiani ha organizzato, ieri al Senato, il convegno sulla tragedia delle foibe e dell’esodo. È stato proprio quel “giocare d’anticipo” a puzzare di strumentalizzazione. Come se fossimo in una partita a scacchi e l’ottenere visibilità, a scapito altrui, fosse fare scacco. Come se i ricordi di immani tragedie fossero pedine da spostare a proprio piacimento su caselle bianche o nere.

Quel film sulle foibe nelle scuole

Del resto, ce li ricordiamo bene i convegni revisionisti dell’ANPI di Rovigo e di Parma dell’anno scorso. Per loro, i tragici episodi di violenza accaduti alla popolazione italiana di Istria, Fiume e Dalmazia tra 1943 e il 1947 erano un’invenzione dei fascisti. Ricordiamo bene le tesi giustificazioniste con cui la sinistra italiana, per oltre 60 anni, ha protetto i crimini dei partigiani titini. Non accetteremo mai lezione di etica, di storia e di morale da questi signori.

Da sempre abbiamo tentato di fornire spunti e strumenti alle nostre istituzioni per cominciare ad intrecciare un solido e definitivo ricordo comune. Con la Legge 92/2004 è stata istituita la Giornata del Ricordo, al fine di «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». E quest’anno, per gratificare gli intenti della legge, assieme ad Azione Studentesca abbiamo proposto al Ministro dell’Istruzione Azzolina, al fine di poter favorire la conoscenza tra gli studenti e stimolarne la riflessione, la promozione nei nostri istituti scolastici la visione del film “Red Land” che ha raccontato in modo eccezionale la storia di quanto avvenne sul confine orientale e le storie dei protagonisti di quegli anni.

La Azzolina muta

Ma alla nostra lettera non è mai giunta risposta. Un silenzio davvero pesante. Che ci fa capire quanta strada ci sia da fare. Un silenzio che non minerà la nostra voglia di ricordare.

Da https://www.secoloditalia.it/2020/02/gioventu-nazionale-al-ministro-foibe-quel-film-in-tutte-le-scuole/

La fine dell’antifascismo

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di Vincenzo Costa
Fonte: Vincenzo Costa
A giocare con le cose serie si fanno disastri. Non ci siamo accorti, ma si è chiusa l’epoca dell’antifascismo, da quando questo viene usato per coprire la distruzione della costituzione repubblicana e antifascista.
L’antifascismo non è solo la lotta partigiana. L’antifascismo è soprattutto la costituzione repubblicana, l’idea che tutti i cittadini hanno lo stesso diritto alla sanità, che il lavoro sia un diritto e non una gentile concessione, che tutti hanno lo stesso diritto all’istruzione, che l’Italia è una e indivisibile, che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei limiti delle regole costituzionali, che non può essere alienata. Questo è l’antifascismo.
L’antifascismo è finito nell’istante in cui questa parola è stata usata per attaccare principi della costituzione repubblicana, nel momento in cui è stata usata per fare passare autonomia differenziata, tagli e privatizzazione alla sanità, per creare cittadini di serie A e di serie B, per giustificare il passaggio della sovranità a poteri sottratti al controllo democratico, per salvare coloro che hanno fatto profitti sulla pelle dei cittadini, che per profitto ci consegnano una rete stradale che crolla a pezzi. L’antifascismo è finito quando coloro che hanno ridotto la Grecia alla fame, che stanno facendo morire in grecia miglia di persone per mancanza di accesso alla sanità o che hanno imposto in quel paese il pignoramento della prima casa a difesa degli interessi delle banche, hanno osato cantare bella ciao. Come si può cantare “bella ciao” e pignorare la prima casa a povera gente? Davvero si è incrinato l’asse terrestre.
L’antifascismo è finito con la foto di Santori e delle sardine coi Benetton, con ancora il ricordo vivo dei morti causati dalla loro avidità di profitto. Ciò ha mostrato che l’antifascismo è ormai solo una foglia di fico che nasconde un progetto di restaurazione. Che l’antifascismo è funzionale alla restaurazione, alla distruzione del paese.
Sono giorni tristi. Per molti di noi i peggiori, come la fine di un grande amore, come di fronte al tramonto di una ragione di esistenza, di qualcosa che pensavamo avrebbe resistito nel crollo del cielo e della terra.
Eppure è finita. È stato logorato, abusato, trasformato in uno spot pubblicitario, in una maschera di interessi meschini, senza pudore, senza vergogna.
Che cosa ciò significhi lo scopriremo nei prossimi anni. Le cose devono maturare, hanno il loro tempo. Vediamo ciò che muore, come coloro che muoiono sulle stagioni, per citare Rimbaud. Ma qualcosa è morto in questo paese, qualcuno è stato il suo becchino.

Disponibile il numero 194 di Sursum Corda

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– Comunicato numero 194. Brevi sentenze sull’avarizia;
– Don Bosco e i protestanti. Gli agnelletti cattolici nelle zanne dei lupi;
– Il Papa, l’onore e la divina autorità;
– La fine del mondo. Il giudizio di Nostro Signore;
– Luce che uccide. Sua maestà il Cinematografo;
– Orazione a San Pietro Nolasco, Confessore (28.1);
– Orazione a San Policarpo, Vescovo e Martire (26.1);
– Preghiera a San Francesco di Sales, Vescovo e Dottore (29.1);
– Preghiera a San Giovanni Bosco, Confessore (31.1);
– Preghiera a San Giovanni Crisostomo, Vescovo e Dottore (27.1);
– Preghiera a Sant’Ignazio d’Antiochia, Martire (1.2);
– Preghiera a Santa Martina, Vergine e Martire (30.1);
– Preghiera a Santa Paola, Vedova (26.1);
– Preghiera al Beato Sebastiano Valfrè (30.1);
– Preghiera di San Policarpo, Vescovo e Martire (26.1);
– Preghiera nella Festa di San Pietro Nolasco, Confessore (28.1);
– Richiesta di grazia a San Giovanni Bosco (31.1);
– San Giovanni Bosco e il dogma dell’infallibilità.

Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi, per le Suore, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio .

Ossequi, Carlo Di Pietro.

 

Coronavirus. L’infettivologa Graziani: “il Signore è il Primario Assoluto, Dio ha l’ultima parola”

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Dal mercato di Huanan Seafood, nel sud della Cina, un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi, un nuovo coronavirus (2019-nCoV) ha progressivamente colpito prima la Cina poi altri paesi del mondo. Le autorità sanitarie di diversi paesi del mondo hanno confermato la trasmissione da uomo a uomo al di fuori della provincia di Hubei e sono stati segnalati casi confermati anche tra gli operatori sanitari.

Per capire qualcosa in più sul coronavirus, e sulla modalità di affrontare le malattie e la professione medica con uno stile cristiano, La Fede Quotidiana ha intervistato la dottoressa Vittoria Graziani.

Specializzata in Malattie infettive nel 2004 all’Università degli studi di Chieti “Gabriele D’Annunzio”, la dottoressa Graziani ha lavorato come specialista presso il reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale civile “Spirito Santo” di Pescara, ha prestato servizio presso la Croce Rossa Italiana e presso la Casa di Cura “Villa del Rosario” di Roma.

 

Dottoressa Graziani, che cos’è il nuovo coronavirus?

“I coronavirus, virus a RNA chiamati così per la particolare struttura a corona della loro superficie visibile al microscopio elettronico, sono sempre esistiti e sono responsabili di infezioni delle vie respiratorie da lievi e limitate alle vie aeree superiori (tratto naso-faringeo, seni paranasali e gola) e in alcuni casi infezioni respiratorie gravi ed estese alle vie aeree inferiori (bronchi e polmoni). Il nuovo coronavirus è un ceppo che non è stato precedentemente mai isolato e che, storia attuale, è `stato identificato per la prima volta in Cina (2019-nCoV). Purtroppo fa parte nella natura intrinseca dei virus la possibilità di evolversi e causare epidemie, sia umane che veterinarie, grazie alla loro capacità di ricombinare, mutare e infettare più specie e tipi di cellule”.

Quali sono i sintomi che fanno pensare che una persona possa essere stata infetta da un coronavirus?

“I sintomi  sono molto simili a quelli influenzali ecco perché dal mondo sanitario viene sollecitata a ‘gran voce’ la pratica della vaccinazione antinfluenzale come vaccinazione anche ‘di buon senso’, soprattutto nel caso venga a crearsi su grandi numeri una situazione di necessità di rapidità diagnostica differenziale. I sintomi possono iniziare con la febbre, tosse secca fino ad arrivare a polmonite e, quindi, insufficienza respiratoria. Non esiste al momento una cura o un vaccino specifico anche se ci si sta lavorando”.

Ci indica nel dettaglio quali cose ognuno di noi può fare per proteggersi dal coronavirus?

“Occorre applicare regole igieniche valide per tutte le infezioni virali compresa l’influenza alla quale faccio ancora una volta riferimento per rendere meglio l’idea più concretamente e che  proprio in questo periodo tra l’altro sta attraversando la fase di massima diffusione. Regole come lavarsi spesso e accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con soluzioni alcoliche (cosa importantissima questa, per esempio, nelle fasi di incubazione in cui la malattia non è manifesta) evitando di toccare gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate, starnutire o tossire in un fazzoletto da gettare in contenitore chiuso o con il gomito flesso (da parte di chi è sintomatico quindi ostacolando l’emissione di micro-goccioline infettanti), evitare ovviamente contatti ravvicinati con persone malate o che mostrino sintomi di malattie respiratorie (tosse e starnuti), rimanere a casa se si hanno sintomi e contattare il medico, evitare carne cruda o poco cotta, alimenti non lavati, pulire e disinfettare oggetti e superfici potenzialmente contaminati,  queste sono tutte regole che fanno parte del buon senso comune per evitare di ammalarsi in generale”.

Hai mai avuto paura ad esercitare la sua attività medica. La fede l’ha aiutata?

“È stata proprio la Fede la chiave di volta per svolgere al meglio il mio lavoro. Da quando da studentessa facevo la volontaria a Lourdes ho toccato, quasi con mano, che non esisteva la malattia ma il malato e che il Signore è il ‘Primario Assoluto’ al quale fare riferimento costantemente, specialmente nella nostra categoria che altrimenti rischia solo di inaridirsi. Nel corso dei miei studi, e fin dalle prime esperienze lavorative, mi sono accorta che non è possibile controllare tutto e che non sempre accade quello che scientificamente è previsto. Prima di avvicinarmi ad un paziente ho sempre chiesto istintivamente Lumi e solo poi avviavo il ragionamento clinico e spesso ho avuto delle intuizioni che sinceramente col senno di poi non erano nelle mie possibilità, soprattutto da neo specializzata, e ho capito che la vita di ognuno di noi è totalmente nelle mani di Dio il quale usa vari mezzi, compresi gli operatori sanitari, per condurre dove Lui vuole. In questa ottica, invece di avere paura mi sono sentita rassicurata perché ho capito che non ero mai da sola con il malato. Amo questo lavoro proprio perché se vissuto con gli occhi della fede diventa una lezione inesauribile di vita vera. Non è spesso così lineare però per un malato intuire nella malattia la stessa cosa, noi medici siamo più fortunati. Nella malattia si è inevitabilmente molto fragili e spesso si enfatizza la possibilità umana nella sola figura del medico senza ricordare che il Primario dei primari è Uno solo”.

Ci fa qualche esempio, relativo alla sua attività professionale, che ricorda con emozione?

“Da neo specializzata diagnosticai un tetano nelle primissime fasi in una anziana signora che, grazie a Dio, si salvò. Non avevo mai visto un caso del genere in vita mia, se non descritto nei testi. Se avessi ritardato a riconoscerlo sarebbe stato fatale. Per fare qualche esempio tratto dai miei ricordi, un paziente in dimissione fu all’improvviso stroncato da un infarto acuto senza avere fattori di rischio e con esami perfetti con totale meraviglia di tutti i sanitari. Ma ci sono stati anche pazienti segnati da parametri vitali al limite che sono durati oltre ogni previsione medica. E potrei continuare. È vero che la medicina viene considerata scienza empirica, ma in un’ottica più ampia ci si rende conto come la mano di Dio intervenga sempre per il singolo secondo i suoi disegni”.

Da cattolica che suggerimenti ci può dare per affrontare con spirito di fede le malattie?

“L’ultima parola spetta a Dio. Lui può veramente tutto e a Lui nulla è impossibile se si confida in Lui completamente. Di questo sono convinta e ho avuto la fortuna di capirlo proprio nel mio lavoro. L’uomo ha molti limiti e nonostante il delirio di onnipotenza che spesso lo tenta dovrà sempre confrontarsi con quello che non può controllare. Il mondo microscopico, come quello macroscopico, come la vita in generale, sono una realtà complessa e dinamica e solo Dio ne è il padrone assoluto. Ai malati dico di non disperare mai e non pensare di essere finiti anche quando l’uomo emette sentenze. Nello stesso tempo ognuno di noi dovrebbe ricordare che da un minuto all’altro può ritrovarsi ad affrontare una battaglia che inconsciamente pensiamo che non ci toccherà mai. È necessario un bagno di umiltà per tutti e, soprattutto, ricordiamoci che l’ultima parola è quella di Dio”.

 

MATTEO ORLANDO

Da http://www.lafedequotidiana.it/coronavirus-linfettivologa-graziani-signore-primario-assoluto-dio-lultima-parola/

Cosa ci sbologna la sinistra

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Ma è possibile che un partito di netta minoranza debba governare l’Italia? Passano gli anni, mutano gli scenari e le forze di maggioranza nel Paese, ma di riffa o di raffa, dopo i tecnici e i populisti, coi grillini e i voltagabbana, alla fine ci ritroviamo al potere sempre la sinistra. Eppure gli italiani a larga maggioranza non la vogliono, lo hanno detto in mille modi. Votando Berlusconi, poi 5Stelle, poi Lega e Fratelli d’Italia, cambia l’ordine dei fattori ma alla fine non cambia: riciccia la sinistra al governo. Perde voti, perde i suoi leader, perde ad una ad una tutte le sfide elettorali, tutte le regioni; ma è bastato che una sola regione, la solita l’Emilia-Romagna, non abbia votato per il cambiamento e la sinistra rimane alla guida del Paese ed esercita la sua egemonia con rinvigorita protervia.

I sondaggi dicono che i sovranisti in Italia hanno il doppio dei consensi della sinistra; le ultime elezioni politiche indicarono come primo partito il movimento 5 stelle; ma alla fine, il crollo dei grillini e la quarantena dei sovranisti ha ridato arroganza e potere al Pd attestato intorno al venti per cento. La stessa cosa accadde al tempo di Berlusconi, mandato al governo dal popolo sovrano ed estromesso da un mezzo golpe italo-europeo; dopo un periodo di interregno, allora come ora, il potere torna sempre nelle mani della sinistra. Qualche gita fuori porta e poi si torna là.

C’è qualcosa di malato nel nostro sistema di potere e nella nostra democrazia, c’è una vistosa anomalia italiana che alla fine della fiera lascia il pallino del comando sempre alla sinistra. E il premier, chiamato alla guida del governo da un’intesa tra grillini e leghisti, si trova con un’altra piroetta, senza passare dal giudizio dei cittadini, a essere espressione della sinistra di governo. Ma è normale tutto questo, dovremmo accettarlo senza batter ciglio, come un verdetto degli astri e degli dei, oppure frutto di ordinaria amministrazione?

Può sopravvivere un governo al tracollo del partito di maggioranza che lo sostiene e alla mistificazione di un voto amministrativo mutato in un voto di fiducia al governo dopo che è stato volutamente nascosto nella sfida elettorale? Tuttora Bonaccini avverte che il voto in Emilia non è stato certo un voto in favore del governo centrale e dunque del Pd.

Pensate al paradosso che ci troviamo a subire. Il governo giallorosso nacque da una beffa e una giravolta: la beffa di Matteo Renzi che mandò al governo la sinistra e subito dopo la mandò al diavolo, mettendosi in proprio e la giravolta dei grillini e di Conte che per non perdere il potere ed evitare il voto, si allearono al Pd dopo aver vomitato veleno sul partito di Bibbiano, ricevendo pari insulti dalla sinistra. Poi in Emilia, Bonaccini per non perdere il governo della regione ha finto di non aver nulla a che fare con la sinistra e con il governo; e le sardine per non perdere forza attrattiva hanno finto di non aver nulla a che fare con il Pd. Risultato di questo triplo salto mortale con gioco di prestigio: la sinistra è il partito di riferimento del governo in carica. Ce l’hanno sbolognata anche questa volta, è sbolognare è il verbo, giusto considerando il riferimento al capoluogo emiliano.

Che dire? Cascano le braccia agli elettori, avvertono tutta l’inutilità di esprimere il loro voto e il loro giudizio, si stancano. Anche perché si trovano a subire una campagna permanente di rieducazione di massa, dei media e delle istituzioni, che tirano la volata alla sinistra. Siamo alla vigilanza democratica e antifascista, coi suoi picchetti d’ordine ideologico e le commissioni ad hoc per punire i dissidenti.

Il sottinteso è sempre uno: tutto pur di non mandare al governo questa destra. Ieri era Berlusconi, oggi è Salvini, l’altro ieri era Almirante, domani magari sarà la Meloni; ma “questa destra”, comunque sia, non deve avere spazio, è “imbarazzante”. Perché invece questa sinistra, questa sottospecie di partito con un leader d’imbarazzante inconsistenza, non lo è? E’ forse più affidabile, più credibile? Come ben capite non credo affatto che dall’altra parte ci siano giganti politici e fior di statisti, ma non capisco perché la pregiudiziale di credibilità debba interdire solo quel versante. Con Conte premier, Di Maio agli esteri, Zingaretti regista e quel circo barnum di ministri, chi può permettersi di condannare a priori il centro-destra come impresentabile?

E poi, lasciatemelo dire: ma non sente imbarazzo, non prova schifo, non si vergogna questa sinistra così moralista, a stringersi intorno a un presidente del consiglio mai eletto da nessuno, mandato al governo dall’intesa Lega-Grillini, protagonista di un testacoda ripugnante che neanche Scilipoti, Razzi e chi volete voi ha mai fatto? Non prova ripugnanza la cupola di sinistra verso questi comportamenti e i loro autori, con che stomaco può coabitare, accettare e perfino elogiare un premier del genere? Ma dove è finita la loro superiorità etica, il loro moralismo politico, il loro continuo veto per indegnità, rivolto a chiunque non abbia il marchio sinistro? Ah, se esistesse almeno la dignità delle istituzioni, se i Massimi Garanti costituzionali tutelassero il decoro dello Stato…

Infine uno sfogo personale: che pena e che disagio doversi occupare di queste miserie, dover ripetere cose di assoluta, banale ovvietà con totale disgusto. Poi vi chiedete perché scrivo manuali di consolazione ed esorto a ben disperare. Sogno un’Italexit dal governo in carica; non ci sarebbe bisogno di complesse procedure, come per i britannici; basterebbe tirare lo sciacquone…

MV, La Verità 2 febbraio 2020

 

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/cosa-ci-sbologna-la-sinistra/

Johnson, prima mossa post Brexit: nazionalizza le ferrovie

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Boris Johnson, il trionfatore della Brexit, va oltre: il premier britannico ha infatti appena annunciato la nazionalizzazionedi una parte delle ferrovie settentrionali nel Paese.

Johnson e la nazionalizzazione delle Ferrovie: il programma

La notizia è del Guardian, che ha riportato con una certa perizia il programma di nazionalizzazione previsto da Johnson. La linea interessata è la Northern Rail, con l’obiettivo di migliorare i collegamenti con una parte di elettorato dell’area che si è dimostrata vicina ai conservatori. Come riporta Inside Over:

“La manovra di nazionalizzazione, operativa dal primo marzo, coinvolgerà un gruppo operante dal 2004 nelle regioni storicamente industriali del Nord dell’Inghilterra, come lo Yorkshire, in cui recentemente i Tory hanno sfondato elettoralmente nell’ultima chiamata alle urne, conquistando le roccaforti rosse del Partito Laburista.”

Costo dell’operazione, mezzo miliardo di sterline, almeno stando ai numeri pubblicati dal Financial Times. La Northern Rail accusa da anni problemi di rinnovamento delle infrastrutture e di potenzialmento delle linee, nonostante gli oltre 101 milioni di passeggeri gestiti su oltre 2.500 tratte.

Il Johnson liberista è meglio del liberista europeista

Evidentemente sì. E non ci vuole molto a comprendere il perché. Stante il fattore “visionario” delle libertà economiche, il liberista “autonomo” Boris Johnson sarà comunque un soggetto politico in grado di gestire in modo maggiormente autonomo le proprie risorse.

Certamente, la Gran Bretagna ha sempre avuto, tra i Paesi membri UE, maggiore spazio di manovra, non avendo aderito all’Euro, ma in ogni caso la sua potenza di fuoco era limitata comunque dai parametri di Maastricht, il che stava a significare comunque dover limitare le proprie possibilità di spesa pubblica e di investimento statale, così come di programmazione economica.

Va detto che il programma di Johnson è meno ingente economicamente rispetto a ciò che aveva proposto il leader laburista Jeremy Corbyn durante la campagna elettorale, ma che si stia dalla parte dei conservatori o dei laburisti, la cosa certa è la necessità per lo Stato di poter spendere – soprattutto nei settori strategici – senza che nessuno ponga vincoli.

La nazionalizzazione di una parte delle ferrovie britanniche era probabilmente una mossa già prevista. Ma la sua cadenza temporale mostra già da subito, in tempi perfino fin troppo veloci, quante potenzialità inaspettate potrebbe sprigionare essere liberi da vincoli.

Con tutti i distinguo del caso, per carità. A differenza della appena liberata Gran Bretagna con Johnson in testa, l’Italia è infatti ancora più ingabbiata dalla moneta unica.

(di Stelio Fergola)

Da https://oltrelalinea.news/2020/02/02/johnson-prima-mossa-post-brexit-nazionalizza-le-ferrovie/amp/

Benvenuti in “Francistan”

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha reso noto che ci sono stati diversi atti di violenza anticattolica perpetrati in Francia nei giorni scorsi ma sono passati quasi sotto silenzio, nell’indifferenza quasi generale.
Chiese e istituti privati ​​di educazione cattolica sono stati vandalizzati, dei pellegrini sono stati attaccati da militanti mascherati.
In particolare, nella diocesi di Bordeaux, in Francia, domenica 19 gennaio 2020, i parrocchiani di otto chiese della metropoli girondina hanno avuto la spiacevole sorpresa di scoprire la facciata del loro luogo di culto domenicale profanata da insulti e iscrizioni anticristiane.
Ancora, due presidi di scuole cattoliche private hanno trovato cose simili sui muri della propria scuola.
“I graffiti hanno la stessa firma”, hanno affermato ufficialmente dall’arcidiocesi di Bordeaux e Bazas.
A Caen, nel Calvados, un autobus di pellegrini che si recava a Pontmain per venerare la Vergine, è stato l’obiettivo di venti militanti incappucciati e armati di pistole a spruzzo di vernice.
Il portavoce del vescovo locale ha spiegato che “questo evento riflette la fragilità della società francese”.
Altro che fragilità! Si tratta di varie violenze che si sono già manifestate e dimostrano una cristianofobia in aumento, attuata da persone che non vogliono che i cristiani possano praticare la loro santa religione e far rispettare la loro fede!
“Sui social network, i gruppi LGBTQ hanno chiesto azioni di destabilizzazione e blocco. Hanno anche chiesto l’aiuto di antifa (gruppi anarco-comunisti ultra violenti) per impedire ai nostri simpatizzanti di raggiungere Parigi. Che si tratti di pellegrini, malati o attivisti di Manif pour tous, queste intimidazioni sono assolutamente inaccettabili”, ha dichiarato Ludovine de La Rochère, presidente di Manif pour tous, un’organizzazione per la difesa della famiglia e del matrimonio tradizionali.
Sempre in Francia, il 9 gennaio nove statue della Vergine Maria erano state vandalizzate nella diocesi di Bayonne. Il vescovo, Monsignor Marc Aillet, non aveva esitato a denunciare “un sacrilegio che offende profondamente la fede dei fedeli”.
Come giudicare i più di mille atti anticristiani che vengono perpetrati sul territorio francese ogni anno?
Le conseguenze del rifiuto di Cristo Re, il frutto del disordine e dell’anarchia di una società decadente e apostata, il risultato dell’avere cacciato dalle città la Santissima Trinità, la corruzione dei costumi e, non ultimi, l’ateismo sempre più evidente, il paganesimo sempre più pubblicizzato, l’islamismo sempre più imperante nelle banlieue.
Alcune autorità ecclesiastiche, che sono più veloci a impegnarsi nell’accoglienza dei migranti che a difendere la fede divina e la morale evangelica, certo non aiutano a difendersi da chi sta facendo di tutto per la distruzione del cattolicesimo.
In Francia una parte della Chiesa è stata screditata dai massmedia laicisti a causa di alcuni casi di pedofilia ed efebofilia, mentre si ridicolizzano le posizioni cattoliche su questioni bioetiche.
Tutto questo contribuisce ad alimentare il violento rifiuto del cattolicesimo nel paese e ad accettare supinamente l’islamismo sempre più diffuso in molti quartieri di decine di città.
Benvenuti in “Francistan”

“L’assalto alla lira? Fu un successo”. E ora Soros sostiene le sardine

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Soros rivendica l’attacco all’Italia e sostiene Santori & Co. Ora è pronto a tornare in campo con un progetto a favore della “società aperta” e delle migrazioni

“Nessun rimpianto, ho semplicemente anticipato gli eventi”. Oltre a rilanciare il progetto da un miliardo di euro per mettere “in rete” le università progressiste, nel suo nuovo libro Democrazia! Elogio della società aperta, che da martedì arriverà anche nelle librerie italiane, George Soros rivendica con sfrontatezza tutto quello per cui in molti ambienti viene preso di mira e duramente critica.

Se da una parte difende, infatti, il perseguimento di un mondo privo di frontiere dove i migranti siano liberi di muoversi ovunque vogliano, dall’altra si vanta delle sue incursioni finanziarie contro il nostro Paese. “Lo considero un mio successo”, dice. Il suo attacco alla lira, in quel “mercoledì nero” del 1992, fu un durissimo colpo per l’Italia. Obbligò i vertici della Banca d’Italia a vendere 48 miliardi di dollari di riserve per sostenere il cambio e portò la nostra moneta ad una svalutazione del 30%.

“Ho sempre agito nel rispetto delle regole”, dice oggi Soros in una intervista rilasciata al Corriere della Sera per promuovere il libro pubblicato con Einaudi. A distanza di quasi trent’anni da quell’attacco, il finanziere non solo difende ancora quell’operazione (“Ho sempre separato la mia attività sui mercati dalle mie critiche ai mercati”) ma vuole addirittura spacciarsi per “un intellettuale”. “Oggi mi considero così”, dice rivendicando di averv sempre criticato “gli eccessi e i mercati senza controllo”. Peccato che, anche grazie a quegli eccessi, ha ottenuto la fama dello speculatore e il bollino dello squalo della finanza. A suo dire le critiche, che oggi gli piovono ancora addosso, sono mosse da “persone ricche e potenti”, che lo vogliono “distruggere perché colpisco i loro interessi”, e “in misura sempre maggiore” dai politici. In realtà proprio dalla politica, in particolar modo quella progressista e radical chic, ha sempre ottenuto appoggi e applausi. Nel 1995, per esempio, come raccontò Bettino Craxi in una intervista (guarda qui), la colossale speculazione sulla lira gli valse, “a riconoscimento”, una laurea ad honoris causa dell’Università di Bologna. L’indicazione arrivò, guarda caso, dal suo amico Romano Prodi.

Oggi Soros vanta un patrimonio da 8,3 miliardi di dollari e non molla di un millimetro il suo impegno per cercare di plasmare il mondo come lui vorrebbe. Dal sostegno alle rivoluzioni colorate, che hanno destabilizzato i Paesi del Nord Africa, i Balcani e il vicino Oriente, ai progetti a favore dell’accoglienza dei migranti, passando inevitabilmente per il contrasto a qualsiasi forma di nazionalismo, continua a essere in prima linea e a muovere le fila da dietro le quinta. Anche nei giorni scorsi si trovava al World Economic Forum di Davos per annunciare il nuovo progetto da un miliardo di dollari che servirà a mettere in rete una serie di università progressiste. Sarà una sorta di estensione della sua Central European University, l’ateneo che in Ungheria ha a lungo operato contro il premier Viktor Orbanfinché quest’ultimo non lo ha cacciato dal Paese obbligandolo a trasferirsi a Vienna. Il suo nuovo libro è stato pubblicato proprio per promuovere questa sua idea della società aperta dove, come spiega al Corriere della Sera, “i rappresentanti democraticamente eletti dovrebbero mettere gli interessi degli elettori davanti ai loro”.

A Soros i “rappresentanti democraticamente eletti” vanno a genio solo quando i loro interessi collimano con i suoi. Nella sua black list ci sono ovviamente capi di Stato come Donald Trump, Vladimir Putin, Boris Johnson e ovviamente Viktor Orban. E poi, dice lui stesso, “come si chiama? Ah sì, Salvini”. Dice di preferire i movimenti che partono dal basso, come “il fenomeno delle sardine e i sindaci che si stanno impegnando contro il cambiamento climatico e a favore delle migrazioni interne. Al loro fianco ci sarà sempre lo squalo della finanza, pronto ad aprire il portafogli per plasmare l’Occidente e correggere quelle democrazie che non gli piacciono.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/soros-lattacco-lira-ho-semplicemente-anticipato-i-tempi-1820096.html

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