Tonino, il ponte da Bettino a Giggino

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Tutti a ricordare Bettino Craxi, a vituperare Mani pulite e a rimpiangere la prima repubblica. Ma si sono dimenticati di lui, il protagonista e l’antagonista giudiziario di quel marasma. Lui, il padre dei populisti e dei grillini, il leader giustizialista e antipolitico di Forca Italia. Sono suoi figli putativi Giggino e Giggetto, ossia Di Maio e De Magistris.

Non si capirebbe il grillismo senza di lui. Sto parlando di Tonino Di Pietro, il leader agro-giudiziario, ora in versione campagnola, che quest’anno compie 70 anni. Non staremmo a questo punto se non ci fosse stato lui. Decisivo nella storia della nostra repubblica, un po’ come Erostrato che incendiò il tempio di Diana e Gaetano Bresci che compì il regicidio di Umberto. Ma il paradosso italiano è che poi affidammo allo stesso Erostrato la ricostruzione del tempio e a Bresci l’incarico di governo.

E dire che Tonino era un uomo di destra, tra la fiamma e la dc rurale. Era il simbolo di Legge e Ordine, ai libertari pareva un mezzo golpista che vuol mettere in scacco il Parlamento, come il Colonnello Tejero in Spagna. Alle origini Tonino piacque soprattutto a destra, il suo primo interlocutore fu il missino anzi il fascista Mirko Tremaglia. I primi che lo sognarono in politica furono loro e i primi beneficiari delle sue manette furono il Msi e la Lega. Il primo governo Berlusconi, paradossalmente, nacque sulle rovine della prima repubblica abbattuta da Di Pietro e dal pool di Mani pulite.

Poi Di Pietro s’inventò quel mostricciattolo che fu Italia dei Valori, s’alleò con la sinistra, andò al governo, e chiuse ingloriosamente la sua parabola, con tante ombre, litigi e brutti ceffi fuorusciti dal partito. Ma Grillo comincia dove Di Pietro finisce. È lui il vero precursore di quel movimento antipolitico e populista, di giustizialisti ma assistenzialisti.

Tonino Di Pietro aveva un precursore nascosto, Diego Abatantuono. Milanesi terruncielli tutti e due, Tonino e Diego si sono formati sugli stessi libri, hanno studiato dalla stessa grammatica e sfoggiavano un eloquio affine, di pari finezza. Ma Abatantuono per finta. Compirono gli stessi alti studi presso la medesima università, la Brocconi. Da qui la cattedra per chiara fama al Cepu che il professor Abatantuono lasciò all’illustre allievo e accademico, il sullodato Tonino. Anche Abatantuono come Tonino fece fortuna a Milano da settentriunale al ciento pe’ ciento. Di Pietro amava, come Abbatantuono la distorsione creativa e cafunciella dei proverbi: disse una volta in tv che “la montagna ha partito il topolino”, “se aspettiamo che nasce il bambino dal cavolo rimaniamo senza bambini e senza cavoli”, “fosse la Madonna che si fa la legge elettorale” “vado in campagna elettorale col coltello”, e Fini “non è né maschio né femmina”, mentre l’intervistatore di sinistra si affannava a difendere la rispettabilità degli ermafroditi; poi diceva che “Berlusconi fa da prete e da sagrestano” e va cacciato anche se purtroppo “non lo puoi prendere a mazzate”, ma attenzione perché “sta entrando in ognuno di voi” e non oso pensare da che orifizio. Ecceziunale veramente, un comizio surreale che neanche Antonio La Trippa, in arte Totò… Come Tonino, anche Abatantuono diventò famoso come capo degli ultrà, ma Diego solo nei film; sono memorabili le sue grida di guerra, “viuleeenz”, che eccitavano i tifosi più accesi. Il dipietrismo sfondò in tv al tempo di Santoro, ebbe in Travaglio il suo mentore; aglio, travaglio, fattura che non quaglio, diceva Pappagone, un altro precursore.

Sarà perché ho cugini al Sud di nome Tonino ma considero Tonino da Montenero di Bisaccia un cugino di campagna e forse per questo gli volevo bene. Mi ricorda troppo gli ’zurri del sud, affettuoso nomignolo per indicare da noi i buzzurri venuti dalla campagna; lo vedevo in piazza a litigare sui carciofi, agitare il forcone e cucinare la politica con aio, oio e ghigliottina. Col suo stile tra la Guardia repubblicana e la Guardia campestre, a prima vista Tonino sembra l’autista di un ministro, ma poi quando lo senti parlare ti accorgi di averlo sopravvalutato. Ma Tonino era furbo, scarpa grossa e cervello fino.

Di Pietro fu il primo esempio rustico e lampante dell’impossibilità di convertire un efficace e ruvido inquisitore in un vero leader politico, in un risanatore etico-morale e in un riformatore dello Stato. Lì è cascato il ciuccio, per dirla con lo stesso Tonino. Al di là del giudizio che si può avere su Mani pulite, si può dire una cosa: è stata una sciagura affidare ai magistrati la supplenza della politica, accettare la loro invasione di campo e il loro protagonismo civile e mediatico. Ed è stato un errore grave pensare che si potessero convertire i giustizieri in governanti, gli inquisitori in politici, perché non ne avevano l’indole e la visione, l’attrezzatura e le capacità.

A tutt’oggi resta ancora una nefasta eredità di quella stagione: neutralizzare il consenso politico degli avversari a colpi di processi. Un modo infame per forzare e rovesciare i liberi verdetti del popolo sovrano, per sostituire la democrazia e la sovranità popolare e nazionale con un regime giudiziario sotto tutela e sotto schiaffo.

Perciò non dimenticate Tonino Di Pietro e non solo per il suo gergo colorito. Nella storia ha avuto un posto, almeno come buttafuori. E merita, se non un monumento in piazza almeno un’edicola campestre.

MV, Panorama n. 5 (2020)

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/tonino-il-ponte-da-bettino-a-giggino/

Predicatore cristiano anti-gay bandito da Edimburgo

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L’EDITORIALE del VENERDI
di Matteo Orlando
Il predicatore americano Larry Stockstill che, basandosi sulla Bibbia, ha definito le relazioni omosessuali “profondamente gravi” e “offensive verso Dio e l’umanità”, ha descritto l’aborto come “demoniaco”, l’incesto come “ripugnante” ed ha esortato le donne a evitare l’abbigliamento “provocatorio”, è stato bandito dal parlare in uno dei luoghi più prestigiosi di Edimburgo, la sala Usher. Come ha scritto il Times, il predicatore anti-omosessualista Larry Stockstill, cristiano evangelista della Louisiana, quarantuno anni di matrimonio, sei figli e tredici nipoti, avrebbe dovuto tenere il discorso principale durante una conferenza religiosa nella Usher Hall della città il prossimo giugno ma il consiglio comunale di Edimburgo ha confermato di aver annullato l’evento dopo aver ricevuto diversi reclami. Una censura preventiva quella praticata sul sessantasettenne Stockstill che era stato invitato in Scozia dalla Destiny Church, una chiesa cristiana con sede a Glasgow, nell’ambito del suo evento “Surge 2020”.
Larry Stockstill ha iniziato a predicare all’età di 16 anni, oltre 46 anni fa. Dopo il college, ha trascorso due anni in Africa occidentale come missionario, per essere poi nominato prima “pastore associato” poi “pastore capo”. In 28 anni da pastore Stockstill ha raccolto oltre 63 milioni di dollari per le missioni. Il suo primo libro, The Cell Church (Regal, 1995), è stato tradotto in molte lingue ed è ancora in uso in tutto il mondo evangelico come manuale per le chiese cellulari. Nel 2001 Stockstill ha iniziato il Surge Project, un modello di fondazione di chiese basato sul mentoring e sulla moltiplicazione. E in una dozzina di anni è riuscito a creare oltre 22 mila piccole chiese rurali in dodici zone del mondo. Nel suo ultimo libro, “Model Man”, Stockstill, che scrive di integrità, purezza, esempio, ritmo, scopo, matrimonio, figli ed eredità, ha esteso i principi di mentoring che ha usato per pastori e leader di piccoli gruppi per aiutare gli uomini a vivere una vita di “integrità basata sull’eredità cristiana ricevuta”. Insomma quella che nel mondo cattolico viene definita Tradizione, realtà sicuramente in grande crescita anche attraverso il certosino lavoro di tanti piccoli gruppi che cercano di far conoscere le verità senza tempo a quante più persone possibili

Don Bosco e i protestanti

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Don Bosco e i protestanti
 
Quando i valdesi nel 1853 si insediarono a Torino con un tempio e una scuola, san Giovanni Bosco insorse e mobilitò i benefattori per costruire nelle vicinanze una chiesa cattolica e una scuola, in modo di contrastare la propaganda degli eretici. Pubblichiamo l’articolo apparso sul Bollettino Salesiano dell’epoca (anno II, n.5. maggio 1878) che descrive la vicenda con un eloquente titolo.
 
Gli agnelletti cattolici nelle zanne dei lupi  
 
Da qualche tempo uno scempio crudele si va facendo in molti paesi cattolici. Ministri protestanti , gente prezzolata , per lo più fuorusciti, e il rifiuto della Chiesa Cattolica, già s’insediarono in varie città e borgate d’ Italia; e coll’ oro degli Stati Uniti, o dell’ Inghilterra, o della Prussia erigono templi e cappelle, fondano asili, aprono scuole ed ospizi, e con premii e regali di fogli e di libri perversi, e bibbie falsificate , con sussidii di denaro e di pane Con pensioni e posti gratuiti vi attirano i fanciulli cattolici. Avuti che li hanno, riempiono la tenera lor mente di tutti gli errori dell’empia setta, e instillano nei vergini cuori odio e disprezzo contro la Chiesa Cattolica, i suoi ministri e le sante sue leggi. In modo siffatto i nostri giovanetti vengono poco per volta alienati dalla Religion nostra santissima, distaccati dal Capo supremo e primo Pastor della Chiesa, e infine impegnati nella eresia, e avvincolati coi ministri di lei. Dopo breve tempo che frequentano tali congreghe e scuole, ne risentono i funestissimi effetti. Certi ragazzi traditi così mostransi tosto talmente sprezzanti delle cattoliche pratiche, e di tanti e sì gravi errori imbevuti, che fuori di un miracolo non saranno Cattolici più, nè in vita, nè in morte , e periranno naufraghi della fede. Ci è occorso di trovarci più volte al letto di morte di questi infelici; ma di rado ci fu dato di poterli ricondurre al seno della Cattolica Chiesa da loro abbandonata. Il più delle volte i lupi che ne fecero preda, temendo che il Sacerdote cattolico loro si appressi in quell’ultima ora, li assistono sino a che hanno perduta la cognizione o la parola, facendoli così passare dai loro artigli in quelli di Satana. 
Quello poi che trafigge l’anima del più acerbo dolore, si è il vedere un buon numero di parenti e genitori cattolici a prestarsi a questi maneggi ereticali, e per una vile moneta, per un tozzo di pane, per un misero sussidio consegnare i proprii figli nelle zanne dei lupi. 
Taluni degli antichi Ebrei, fattisi idolatri, deponevano nelle braccia infuocate dell’idolo Moloch i proprii figliuoli, immolandoli così a quella divinità falsa e bugiarda; (1) ma questi Cattolici, se ancor lo sono, fanno di peggio. Non i corpi soltanto essi sacrificano dei figli loro, ma l’ anima insieme, dal sangue di Cristo redenta. Non li consegnano nelle mani roventi di un infame simulacro, ma nelle braccia di fuoco del re dell’inferno. 
Il lettore ci condoni questo sfogo. La piena del dolore per quello che vediamo nella stessa Torino, è sì grande, che ci trabocca dal cuore. Lunghesso ad uno dei più bei Corsi di questa città, il Corso del Re, il quale congiunto con quello del Principe Amedeo si estende di tre chilometri in circa, fiancheggiato a destra e a sinistra da moltissime case, in mezzo a numerosissima popolazione cattolica i protestanti innalzarono un così detto loro tempio con ospizio, scuole ed asilo infantile. A questa disgrazia un’ altra si aggiunge, ed è che in tutto queste spazio non trovansi né Case di beneficenza, né Chiese cattoliche vicine. Per, questo motivo e per la prossimità dello stabilimento eretico molte famiglie mandavano in questo i proprii figli, che uniti coi fanciulli protestanti, e da maestri protestanti istruiti, perdono la vera Religione, la Fede di Gesù Cristo. Quale sciagura per un gran numero di anime! Quale cordoglio per un cattolico! 
Cooperatori e Cooperatrici, è d’uopo impedire, per quanto dipende da noi, sì lagrimevoli fatti, e dove già sono succeduti, diminuirne almeno le conseguenze fittali. E in che modo! Coll’innalzare Chiese in quei siti medesimi, stabilire scuole ed ospizi di carità, e così togliere ai padri di famiglia il grave cimento d’ inviare i loro figli alle case dell’errore, sotto allo specioso pretesto che la necessità non ha leggi. 
A questo religioso e benefico scopo mirano parecchie Chiese ed Istituti Salesiani o già costruiti, o che si stanno fabbricando. Tra questi è l’ Ospizio e la Chiesa di san Giovanni Evangelista in Torino, a breve distanza dal tempio protestante. 
I difficili tempi che corrono , le miserie che si fanno altamente sentire, sono di certo un grande ostacolo al compimento di un’ opera tale. Ma la carità dei Cattolici non deve venir meno in tanto bisogno. Ecchè ? Ci lascieremo noi vincere in generosità dai nemici della nostra cattolica Fede ? Essi spendono e spandono a pro dell’ errore e a danno delle anime ; e noi non faremo qualche sacrifizio a sostegno della verità, e per la eterna salute dei nostri fratelli ? Tutti quelli, a cui sta a cuore la gloria di Dio, l’onor della Chiesa, la salvezza delle anime, sono quindi invitati, anzi caldamente pregati a volervi concorrere colle loro offerte e limosine. Essi non potrebbero fare un’azione più commendevole e santa. Qui si tratta di preservare un gran numero di fanciulli, e forse anche di adulti ed intiere famiglie, dal più evidente pericolo di perdere la Fede, che è la disgrazia più grande che possa accadere ad un’ anima. Chi si adopra, secondo le sue forze, a conservare la Religione Cattolica nel cuor dei fedeli, ha il merito degli Apostoli, che per la stessa cagione diedero il sangue e la vita. 
La santità del regnante Pontefice, essendo stata pienamente informata della costruzione di detta Chiesa, scuole ed Ospizio, se ne rallegrò altamente, ed uscì a proposito in queste memorande parole « Io non posso non apprezzare e sostenere queste istituzioni. In questi momenti ognuno deve fare grandi sforzi per combattere l’errore, e dove ciò non si passa direttamente, lavorare almeno per diminuirne le conseguenze. Ciò si ottiene con queste Chiese ed istituti. Si alzano così due stendardi ; l’uno della Fede, l’altro della Carità. Il primo fa palese la Chiesa Cattolica, ne fa conoscere l’esistenza, la dottrina inalterabile; il secondo ne svela l’amore di madre nel trarre al suo seno i fanciulli , e nell’impedire che vadano a bere il veleno della eresia. Oh ! che gran merito hanno mai quei fedeli, che impiegano le loro sostanze a sostenere queste opere di carità e di Fede ! Mi rincresce che le attuali strettezze della Santa Sede non mi permettano di concorrervi in larga proporzione ; ma farò tutto quello che posso moralmente e materialmente. » Così l’ augusto Vicario di Dio, LEONE XIII , i cui sentimenti sono appieno concordi con quelli dell’immortale suo predecessore Pio IX. 
Abbiamo voluto riferire queste testuali parole rivolte a D. Bosco nella particolare udienza del 16 marzo, e così fare viemeglio conoscere che le opere nostre sono approvate e promosse dal Romano Pontefice, che Dio pietoso ci ha dato per nostra Guida sicura e Maestro infallibile. Noi andiamo persuasi che assai più delle nostre varranno le sue parole a stimolare ogni fedele a concorrere alla cristiana educazione ed istruzione della tenera età, e a porre una resistenza efficace alle insidie dei protestanti di tutte le sètte, i quali, sotto l’ipocrito velo della istruzione e della carità, attentano alla vita dell’ anima degli Agnelletti Cattolici.   
 
 

DA http://www.centrostudifederici.org/san-bosco-protestanti/

“Troppi artisti bianchi”: Yale cancella il corso di storia dell’arte

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Yale, 30 gen – Per decenni, il corso di storia dell’arte della Yale University, che copre l’evoluzione dell’arte dal 1300 ad oggi, è stata una delle offerte formative più popolari del dipartimento. Ma la prestigiosa università statunitense ha deciso di eliminarla, come parte di una revisione più ampia, a seguito di lamentele sul fatto il corso promuoveva un canone “occidentalmente bianco” a spese di “altre narrazioni”.

Un approccio “olistico”

“Introduzione alla storia dell’arte: dal Rinascimento al presente” verrà insegnata per l’ultima volta questa primavera. L’istruttore del corso, il presidente del dipartimento di storia dell’arte Tim Barringer, utilizzerà lezione finale per dimostrare l’importanza di adottare un approccio più “olistico” all’argomento, secondo lo Yale Daily News. “Voglio che tutti gli studenti di Yale abbiano accesso e si sentano sicuri nell’analisi e nel godimento delle opere fondamentali della tradizione occidentale”, ha scritto Barringer in un’e-mail al notiziario degli studenti.

Come parte del programma di questo semestre, che esaminerà l’evoluzione dell’arte in relazione a “domande su genere, classe e razza”, Barringer chiederà agli studenti di presentare saggi che sostengano l’inclusione di un’opera che attualmente non fa parte di il canone. Il corso mantiene il titolo ufficiale, ma in classe il professore si riferisce ad esso come “Introduzione all’arte occidentale”.

Via l’Egitto, si all’”arte decorativa globale”

Barringer ha rifiutato di commentare ulteriormente la decisione del dipartimento artistico, ma il sito Web del dipartimento offre un po ‘più di comprensione sulle “correzioni” operate. Tre corsi di arte, uno dedicato all’antico Medio Oriente e all’Egitto, uno all’arte europea pre-rinascimentale e uno all’arte europea e americana dal Rinascimento ad oggi saranno sostituiti con altri corsi da nomi del tipo “Arti decorative globali”, “L’arte della via della Seta” e “Arte della rappresentazione” (ovvero di come le minoranze etniche e culturali sono state rappresentate nella storia dell’arte).

Le critiche dei conservatori

La decisione del dipartimento di arte di Yale ha suscitato una bufera di opinioni negative, in particolare tra i conservatori che la percepiscono come un disservizio per gli studenti che cercano un corso dall’ampio respiro, e che invece vengono penalizzati da offerte più specializzate al solo scopo di parlare di più di minoranze che, gioco forza, dal 1300 fino almeno al 1900 hanno avuto ben poca voce nell’arte occidentale.

Ilaria Paoletti

DA https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/troppi-artisti-bianchi-yale-cancella-il-corso-di-storia-dellarte-144250/

Regione Lazio, la sinistra ci riprova: case agli abusivi per legge

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Un emendamento presentato da maggioranza e M5S obbliga Comuni e Ater a destinare il 10% degli alloggi agli stranieri irregolari

Case popolari ad abusivi e immigrati, regolari e non. La sinistra ci riprova e stavolta l’iniziativa legislativa non è solo del M5S. L’emendamento 705.1 al «collegato al bilancio» che andrà in discussione da oggi nell’Aula della Pisana prevede infatti l’introduzione al «collegato» – una sorta di legge omnibus – dell’articolo 22 bis. Al punto 1 la norma prevede che «la Regione promuove interventi diretti a fronteggiare situazioni straordinarie di emergenza abitativa riguardanti nuclei familiari in condizioni documentate di particolare disagio economico». Con questo obiettivo al punto 2 si prevede che le «Agenzie di Sanità Pubblica possano riservare una quota non superiore al 15% del proprio patrimonio immobiliare disponibile» in base ad accordi con la Regione e altri enti interessati. Al punto 3 si prevede invece che i Comuni e le Ater «fermo restando quanto previsto dall’articolo 4 comma 1 lettera c) della legge regionale 12 del 1999 (Disciplina delle funzioni amministrative regionali e locali in materia di edilizia rsidenziale pubblica) assegnano alloggi, in misura non superiore a un ulteriore 10% di cui all’art. 10 della legge 12/1999» nei confronti di «soggetti non in possesso dei requisiti di cui all’articolo 11 comma 1 lettere a) e b) della legge 12/1999 per la durata massima di due anni, eventualmente prorogabile di un ulteriroe anno».

In sostanza, il 10% degli alloggi popolari di Comuni e Ater deve essere assegnato a persone anche sprovviste della cittadinanza italiana e senza permesso di soggiorno. L’emendamento è firmato da Marta Bonafoni (capogruppo della lista civica Zingaretti), Paolo Ciani (capogruppo di Democrazia Solidale ed espressione della Comunità di Sant’Egidio), Alessandro Capriccioli (capogruppo di +Europa), Eugenio Patanè (Pd) e Marco Cacciatore (M5S). Proprio Cacciatore ha proposto anche un altro emendamento per introdurre una sanatoria per gli occupanti abusivi di alloggi popolari. Una norma contro la quale la consigliera della Lega Laura Corrotti ha presentato un subemendamento soppressivo.

L’obiettivo dei consiglieri di centrosinistra e del consigliere pentastellato è riportare in vita l’articolo 10 della legge di stabilità approvata a dicembre. Quell’articolo fu eliminato in commissione grazie al muro delle opposizioni di centrodestra, facendo infuriare il capo di gabinetto di Zingaretti Albino Ruberti.

«Sembra ormai palese l’entrata in maggioranza del consigliere M5S Cacciatore – attacca la Corrotti – che, oltre a presentare un emendamento che punta a predisporre un bando pubblico per tutti gli occupanti senza titolo, sposa anche la battaglia della maggioranza che copia e incolla l’articolo 10 ritirato poi in commissione bilancio durante la legge di stabilità, grazie anche ad una dura opposizione di tutto il centrodestra regionale. In poche parole – prosegue l’esponente leghista – la nuova alleanza giallorossa in Consiglio regionale vuole destinare alloggi di edilizia residenziale pubblica anche a coloro che non sono in possesso dei requisiti, tra i quali quindi gli immigrati irregolari. Ancora una volta le priorità di Zingaretti, sottoscritte dal M5S, non rispettano tutte le famiglie che sono da anni in lista d’attesa per un alloggio popolare. La difesa dei cittadini non può cedere il passo a questo tipo di politica che vuole dare la precedenza a chi non ha nessun senso di legalità».

DA https://www.iltempo.it/roma-capitale/2020/01/30/news/case-immigrati-irregolari-consiglio-regionale-lazio-emendamento-sinistra-m5s-1273947/

La sinologa Chiara Masotto su Coronavirus, Cina di Xi Jinping e cristiani perseguitati

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Ricercatori cinesi hanno affermato che la trasmissione da uomo a uomo del nuovo Coronavirus è iniziata a Wuhan a metà dicembre. Un gruppo di ricercatori, tra cui scienziati del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha rivelato i risultati del loro studio mercoledì 29 gennaio sul New England Journal of Medicine. Hanno analizzato i dati sui primi 425 casi di polmonite causati dal nuovo Coronavirus a Wuhan, confermati entro il 22 gennaio. I risultati mostrano che 47 dei pazienti hanno sviluppato la polmonite il mese scorso e ci sono prove che la trasmissione da uomo a uomo si è verificata tra contatti stretti da metà dicembre. Ciò significa che tale trasmissione ha avuto luogo prima che l’Organizzazione mondiale della sanità fosse informata per la prima volta dello scoppio della polmonite alla fine di dicembre. I ricercatori affermano che tra i pazienti intervistati, nessuno aveva meno di 15 anni, quasi la metà di loro aveva 60 anni o più e il 56% era di sesso maschile. Dicono che il periodo medio di incubazione, o il ritardo tra l’infezione e lo sviluppo di sintomi, sia stato stimato a 5,2 giorni. Dicono anche che, in media, ogni paziente ha diffuso l’infezione ad altre 2.2 persone e, nelle sue fasi iniziali, l’epidemia ha raddoppiato le sue dimensioni ogni sette giorni circa. I ricercatori sottolineano la necessità di impegnare considerevoli risorse per i test in cliniche e dipartimenti di emergenza per identificare i casi di Coronavirus il più rapidamente possibile.

Nella serata del 30 gennaio 2o20 il direttore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha annunciato che l’epidemia di Coronavirus è un’emergenza sanitaria mondiale. Per l’Oms non è possibile immaginare quanto grande sarà questa emergenza e quindi bisogna essere preparati ad affrontarla. Da qui la decisione di dichiarare l’emergenza internazionale da Coronavirus.

Per capire qualcosa in più sulla Cina La Fede Quotidiana ha intervistato la giovane sinologa veronese Chiara Masotto. La dottoressa Masotto, laureata in mediazione linguistica cinese – inglese, e successivamente laureata in Studi Europei e Internazionali con focus sull’Asia Nordorientale, da alcuni mesi collabora con InsideOver, un sito bilingue, con una versione italiana e una inglese, che attraverso articoli, reportage multimediali e approfondimenti, racconta fatti internazionali con uno sguardo d’insieme al contesto globale. La Masotto si occupa anche di Ginnastica Dinamica Militare di cui è istruttrice.

Dottoressa Masotto, che idea si è fatta sul Coronavirus?

“Come ormai sappiamo, l’epidemia di Coronavirus ha avuto come epicentro Wuhan, che ora è in quarantena. I primi casi riportati all’OMS risalgono a fine dicembre, ma è stato reso noto che i primi casi conosciuti alle autorità cinesi risalgono ad inizio dello stesso mese. Sull’origine di questo virus circolano molte teorie, alcune meno attendibili di altre, come quella che sia stato creato in laboratorio come arma batteriologica. La realtà è molto meno fantasiosa: i virus evolvono e nuove mutazioni appaiono, tutto qui.  Se il governo cinese decidesse di testare un’arma batteriologica, troverebbe un modo per farlo che non danneggi la sua economia, che resta la priorità principale di Pechino”.

Lei ha vissuto in Cina. Che idea si è fatta sul sistema sanitario e di sicurezza medica in Cina?

“Catturare con poche, lapidarie parole il sistema sanitario di un Paese – continente come la Cina sarebbe forzato e fuorviante. La Cina ha centri sanitari efficienti e dotati di personale preparato, ed è continuamente impegnata a innalzare la qualità del servizio offerto. Questo miglioramento comporta anche la creazione di protocolli ad hoc per le categorie più a rischio, come i migranti interni, e per tutte le zone dove i servizi sanitari sono ancora migliorabili. Credo che la Cina sia ben più preparata ad affrontare questa epidemia di quanto lo era al tempo della SARS: da allora il Paese ha investito nella ricerca, la sua comunità scientifica è ben più integrata a quella internazionale di quanto lo fosse nel 2003, e il governo può usare l’esperienza maturata allora per gestire l’emergenza attuale. Non possiamo poi dimenticare il ruolo svolto dalla leadership cinese: sul piano esterno, la gestione di questa epidemia è un’occasione per il partito di  provare alla comunità internazionale che la Cina è una potenza matura e affidabile, responsabile e capace di agire da leader. Sul fronte interno, resta innegabile il fatto che il Partito Comunista Cinese goda della fiducia dei suoi cittadini, che stanno applicando le direttive per la sicurezza emanate dal Partito e rispettando le zone di quarantena, mentre migliaia di medici, ricercatori e infermieri si sono fatti avanti per correre in soccorso di Wuhan. In questo senso, la capacità del Partito di ispirare fiducia e di convogliare lo spirito di fratellanza e di sacrificio del popolo cinese per metterli al servizio del Paese è un asset dal valore inestimabile”.

Crede reale il rischio di una diffusione del virus in molte provincie cinesi?

“Il rischio è più che reale: l’OMS ha appena dichiarato l’emergenza globale, il rischio è esteso non solo alle province cinesi ma al mondo. Il fatto che lo scoppio dell’epidemia sia avvenuto durante il periodo del capodanno cinese, quando la maggior parte della popolazione viaggia all’interno del Paese e numerosi cinesi espatriati tornano a trovare i parenti, facilita la trasmissione. Le linee guida pubblicate dal partito riconoscono questo pericolo e fanno affidamento sul personale locale per effettuare controlli approfonditi, mentre per le categorie a rischio, come i migranti interni, sono stati stabiliti controlli obbligatori. Il nodo fondamentale nell’affrontare questa pandemia è la collaborazione tra ricercatori, per poter trovare un vaccino, e tra Stati e l’OMS, che ha già pubblicato delle linee guida  per la gestione dell’emergenza”.

In Italia se ne parla ma forse non approfonditamente: chi è realmente Xi Jinping?

“Xi Jinping è un uomo ambizioso e di acuto realismo. Ciò che ha fatto la differenza nella sua ascesa ai vertici del partito è stato avere una visione del futuro della Cina  e del ruolo, non solo economico, del partito in esso. Dalle aperture economiche di Deng Xiaoping ad oggi si stagliano due partiti; il primo è un partito protagonista della vita economica del Paese che però aveva lentamente  perso la sua statura“morale”. Il secondo partito, il partito “dopo Xi”,è un partito che ha ritrovato la sua identità: non è solo un attore economico, è soprattutto il garante del benessere e della sicurezza del Paese, della sua autonomia e della sua reputazione sulla scena internazionale, la fonte da cui vengono attinti valori e idee. È importante notare che il Partito svolgeva tutte queste funzioni anche prima di Xi, ma erano spesso offuscate dal suo ruolo economico, che aveva di fatto allontanato il cinese medio. Le campagne contro la corruzione di Xi Jinping sono significative proprio per il segnale cha hanno mandato al popolo e alla classe politica cinese”.

Veniamo ad un capitolo delicato. Cosa può dirci della persecuzione del regime contro i cristiani?

“Nel suo report del 2017 Freedom House ha segnalato un peggioramento delle persecuzioni dei cristiani in Cina, sia protestanti che ortodossi. Da quando Xi Jingping è salito al potere la pressione esercitata sui diversi movimenti religiosi nel Paese affinchè si allineino al Partito è aumentata. Le comunità religiose si sono adoperate per far fronte a questa situazione sia facendo attività  di evangelizzazione attraverso opere di carità sia, grazie a coraggiosi individui, avvicinandosi ai governatori locali e cercando di instaurare un rapporto di fiducia con loro, in modo da diminuire le possibilità di persecuzione. Il partito non ama le comunità religiose perché fonti di idee e valori alternativi, materia su cui vuole mantenere il monopolio, e teme l’effetto che possono avere sulle sue sorti politiche. In particolare, le comunità cristiane e musulmane hanno numerosi legami con Paesi esteri, e Pechino teme che possano fungere da cavallo di troia per promuove principi, interessi e progetti non allineati con gli interessi del Paese e del partito. Fermo restando la condanna alle restrizioni delle libertà individuali e alle persecuzioni religiose, non possiamo dire che l’analisi di Pechino sia completamente sbagliata: basta pensare che la maggior parte degli attivisti per i diritti umani in Cina proviene da minoranze perseguitate – non parlo solo di minoranza religiose ma di ogni tipo di minoranza – , e che questi portano avanti una concezione di diritti umani opposta a quella del partito. Se per gli attivisti i diritti umani sono individuali, come la  libertà di espressione, di credo religioso e di opinione politica, per il partito i diritti umani sono principalmente collettivi, e si esplicano nel  diritto al lavoro, all’istruzione e alla salute. Queste posizioni sono inconciliabili, e più le minoranze cercheranno di far sentire la loro voce in cina e all’estero, più la morsa di Pechino si farà stretta”.

MATTEO ORLANDO

Da http://www.lafedequotidiana.it/la-sinologa-chiara-masotto-su-coronavirus-cina-di-xi-jinping-e-cristiani-perseguitati/

Ecco l’escamotage dei migranti per rimanere in Italia: iscriversi all’Arcigay

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Qual’è il modo migliore per i migranti di ottenere il permesso di soggiorno? Iscriversi all’Arcigay. Come ha appurato un’inchiesta di Francesca Ronchin per il Corriere della Sera, si tratta di un sistema collaudato che contempla la complicità di avvocato e attivisti delle ong pro-migranti. «L’escamotage – scrive il Corriere della Sera – deve essere prassi piuttosto comune se la risposta che ci sentiamo ripetere dai migranti incontrati è quasi sempre la stessa», ovvero«il mio avvocato mi ha detto che se voglio il permesso di soggiorno, devo prendere la tessera dell’Arcigay». Peccato che si tratti di ragazzi eterosessuali. «Un ragazzo del Senegal – scrive Ronchin – ci racconta addirittura di avere moglie e figli e di sperare che un domani possano raggiungerlo in Italia.

Come riporta il Corriere della Sera, per i migranti Lgbt, ogni due settimane l’Arcigay di Roma organizza degli incontri che a quanto si legge sul sito sembrerebbero gruppi di ascolto finalizzati a facilitare i nuovi arrivati nel loro percorso d’ integrazione. Ma come spiega al quotidiano uno dei coordinatori, la loro vera funzione è quella di preparare i ragazzi alle udienze nei tribunali. «Nel 99,9 % dei casi, i migranti che vengono da noi non sono gay, sono qui solo perché hanno bisogno dei documenti. Per ottenerli però devono risultare convincenti di fronte ai giudici e per chi è eterosessuale e proviene da Paesi dove i gay non sono accettati, non è certo facile. Noi proviamo ad aiutarli a combattere la loro omofobia e a sentirsi a loro agio nei “panni gay”».

«Sono migranti economici»

Il Corriere racconta il ruolo degli avvocati. Un avvocato conferma al quotidiano di aver seguito oltre 500 casi e di non aver mai incontrato qualcuno che fosse un vero rifugiato. «Quelli che arrivano nella maggior parte dei casi sono migranti economici. Spesso le loro storie sono tutte uguali, lo stesso copione, per questo io dico subito di non raccontarmi bugie perché altrimenti non li posso aiutare. A quel punto lavoriamo sui dettagli, si cerca di mettere in luce quegli aspetti che possono suggerire uno stato di reale pericolo e in alcuni casi, quando il migrante proviene da un Paese dove l’omosessualità è illegale, si può provare a percorrere questa strada come ho fatto recentemente con un ragazzo del Gambia. L’ho mandato alle riunioni dell’Arcigay ed è andata bene». Il giudice infatti gli ha dato la protezione sussidiaria.

A chi spetta lo status di rifugiato

In base ai protocolli della Convenzione sui rifugiati e al decreto legislatico n.251, 2017, lo status di rifugiato spetta anche a chi si trovi in pericolo di vita a cauda del proprio orientamento sessuale. E l’unico modo per saperlo sapete qual’è? Chiederlo direttamente ai migranti…

(La Redazione)

Da https://oltrelalinea.news/2019/10/24/ecco-lescamotage-dei-migranti-per-rimanere-in-italia-iscriversi-allarcigay/amp/

Urne chiuse, porti aperti. In arrivo 600 migranti. E Salvini denuncia Conte

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Tutto pronto a Taranto per l’attracco della Ocean Viking. La “rappresaglia” del leghista

Urne chiuse e porti aperti con l’arrivo di oltre 600 migranti a bordo di due navi delle Ong, che hanno gioco facile grazie al governo Conte II.

Solo questo mese, se calcoliamo quelli che sbarcheranno a breve, arrivano 1511 migranti, quasi dieci volte di più rispetto a gennaio 2019 con il governo giallo verde, ma lo stesso premier. Da settembre sono sbarcati fino ieri 7206 migranti, oltre il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

Non solo: almeno due soccorsi di Msf negli ultimi giorni con la nave Ocean Viking, per un totale di 154 migranti, sono avvenuti in acque di competenza maltese. Però tutti, per un totale di 402, sbarcheranno a Taranto. Per questo motivo il Viminale ha convinto Malta a prendersi almeno i 77 migranti dell’Alan Kurdi, terza nave delle Ong davanti alla Libia.

L’ultimo recupero è avvenuto ieri mattina con 102 migranti imbarcati sulla nave spagnola Open arms. Si aggiungono a quelli già a bordo per un totale di 237 persone. L’unità dell’omonima Ong oramai attracca solo in porti italiani o al massimo a Malta. Se tornasse in Spagna, dove è registrata, rischia multe che sfiorano il milione di euro per avere continuato a svolgere operazioni di soccorso nonostante il divieto delle autorità marittime.

Medici senza frontiere, più strutturati con Ocean Viking, fanno i furbetti: su cinque operazioni in mare, due per 154 migranti sono avvenute in acque maltesi, ma verranno fatti sbarcare in Italia.

L’ impunità «umanitaria» viene confermata anche dal lassismo giudiziario. Ieri la procura di Agrigento ha chiesto l’archiviazione per l’estremista no global Luca Casarini e il comandante Pietro Marrone della nave Mare Jonio accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di avere disobbedito all’ordine di una nave militare. Una motovedetta della Guardia di Finanza aveva intimato di fermarsi all’imbarcazione carica di migranti in gran parte provenienti da paesi dell’Africa occidentale non in guerra. Marrone ha tirato dritto fregandosene dell’ordine emesso dall’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, grazie al primo decreto sicurezza. Adesso deciderà il giudice delle indagini preliminari, ma la richiesta di archiviazione ha permesso alla portavoce dei talebani dell’accoglienza, Alessandra Sciurba, di cantare vittoria rivendicando con orgoglio che «era stata la prima volta in cui una nave della società civile entrava in porto seguendo il diritto e non avendo paura delle minacce». Nel loro mondo alla rovescia le forze dell’ordine minacciano e le Ong possono fare quello che vogliono fregandosene delle leggi.

Salvini ha colto la palla al balzo degli ultimi arrivi per un annuncio ad effetto: «Quattro giorni per concedere il porto sicuro ad una Ong (Msf della nave Ocean Viking nda). Li denuncio (il governo nda) per sequestro di persona. Io ho bloccato una nave militare con 131 immigranti, se siamo in un Paese in cui la legge vale per tutti, allora ci troveremo in tribunale con il signor Conte e la signora Lamorgese (il ministro dell’Interno nda), e vedremo se la legge è uguale per tutti». Il 17 febbraio il Senato voterà se mandare a processo Salvini per il presunto sequestro dei migranti a bordo di nave Gregoretti. Nel frattempo il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, annuncia un’inversione a U: «Nei decreti di Salvini non ci sono solo questioni che riguardano i migranti, ma anche altre misure che non hanno prodotto risultati. Vogliamo fare un salto di qualità nel garantire la sicurezza e non tornare indietro».

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/urne-chiuse-porti-aperti-arrivo-600-migranti-e-salvini-1818269.html

La mappa delle Regioni dopo il voto in Emilia Romagna e in Calabria

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Dal 2014 ad oggi si è ribaltato il rapporto di forze politiche che governano le Regioni. Oggi si parla di 13 Regioni governate dal centrodestra e 6 dal centrosinistra

Tredici Regioni sotto la guida del centrodestra e sei sotto quella del centrosinistra.

È questa la fotografia dell’Italia, dopo le ultime elezioni Regionali, che ieri hanno coinvolto Emilia Romagna e Calabria.

In Emilia Romagna, è stato riconfermato il governatore dem Stefano Bonaccini, mentre in Calabria la maggioranza è andata a Jole Santelli, prima governatrice donna, candidata di Forza Italia per il centrodestra. Si ridisegna così una nuova mappa delle Regioni d’Italia, che vede oggi un netto cambiamento, rispetto a soli sei anni fa.

Il Corriere della Sera, infatti, ha messo a confronto l’anno 2014 con il 2020. Sei anni fa, le Regioni italiane rosse erano 16, mentre solamente 3 erano amministrate dal centrosinistra. Poi, nel 2019, il rapporto di forze politiche si era ribaltato e il voto in Umbria aveva consegnato la vittoria a Donatella Tesei, della coalizione di centrodestra. Ora, dopo la tornata elettorale di ieri, conclusasi con un “pareggio” tra le due coalizioni, le proporzioni rimangono invariate. Infatti, in Emilia Romagna si è conquistato la vittoria Stefano Bonaccini, che rappresenta il centro sinistra, mentre in Calabria, ad avere la meglio è stata Jole Santelli, di Forza Italia. Se l’Emilia resta rossa, quindi, la Calabria si colora di azzurro (nella mappa sono colorate in rosso le regioni guidate dal centrosinistra e in azzurro quelle guidate dal centrodestra).

Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia e Campania sono governate da forze di centrosinistra. Infatti, questi 6 territori sono guidati rispettivamente da Stefano Bonaccini, Enrico Rossi, Luca Ceriscioli, Nicola Zingaretti, Michele Emiliano e Vincenzo De Luca. Altri 13 territori italiani, invece, sono amministrati dal centrodestra, con il Trentino Alto Adige che vede le due province di Trento e di Bolzano sotto la guida di due politici diversi: Maurizio Fugatti della Lega a Trento e Arno Kompatscher, del Partito popolare sudtirolese a Bolzano.

Ma la nuova mappa dell’Italia non è ancora definitiva per il 2020, dato che a maggio e giugno altre 6 Regioni verranno chiamate al voto. Si tratta di Veneto, Toscana, Campania, Puglia, Marche e Liguria.

Da https://www.ilgiornale.it/news/politica/mappa-delle-regioni-voto-emilia-romagna-e-calabria-1817428.html

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