VIGLIACCHI E INCAPACI

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Sulle questioni importanti, nella storia, i governi italiani hanno preso sempre decisioni idiote, sbagliate e dimostratamente rovinose per il Paese,
 ma quasi sempre a vantaggio di interessi stranieri.

Mi vengono a mente, risalendo nel tempo, l’adesione al MES, il Trattato di Dublino, il Six Compact, l’entrata nell’Euro, le privatizzazioni dell’Iri, l’entrata nello SME, la separazione della Banca d’Italia dal Tesoro, le Politiche Agricole Europee. Prima ancora: la gestione della resa nel 1943 (fuga del re, sbando dell’esercito, occupazione tedesca), la scelta di entrare nella II Guerra Mondiale, la Guerra di Etiopia, la scelta di lasciare che Mussolini prendesse il potere, la scelta di entrare nella I Guerra Mondiale e di condurla nel modo in cui fu condotta fino a Caporetto. Forse l’unica importante scelta intelligente che un governo italiano abbia mai fatto è stata la sostituzione di Cadorna con Diaz dopo Caporetto.

Il corona virus -un virus brevettato e derivato in laboratorio da quello della sars- colpisce dapprima in Francia, il 24 gennaio, poi in Germania, il 28, ma i governi di quei paesi tengono nascosta la cosa. Poi colpisce in Italia, e il governo italiano la sbandiera al mondo con isterica enfasi, creando l’apparenza che l’Italia sia il focolaio d’Europa. Blocca gli arrivi aerei diretti dalla Cina, ma non quelli indiretti – quindi è consapevole che vanno bloccati, ma fa in modo che continuino.

In Italia ogni anno coi virus invernali muoiono almeno 9.000 persone (quasi tutte già malate o vecchie, dove il virus è solo una concausa della morte). Ad ora sono morte col corona virus soltanto 250 persone circa, tutte già compromesse da altre cause. Con una scelta, quindi, quantitativamente pretestuosa e verosimilmente inefficace, oggi il governo ‘chiude’ le zone più produttive del Paese, mentre l’economia nazionale, già debole, sta sull’orlo di una recessione, e mentre niente fa per ridurre le infezioni ospedaliere, che uccidono 7.000 persone l’anno, né il consumo di tabacco, che ne uccide 90.000 e predispone ad ammalarsi proprio l’apparato respiratorio, bersaglio del corona virus. Perché lo fa? Cui prodest? Se si ferma l’economia, si fermano anche le risorse per la sanità, e avanza solo l’indebitamento e la dipendenza dall’estero.

Oggettivamente, le scelte del governo, anche se di buona fede, preparano il Paese per la sua consegna al MES e per una svendita totale ai capitali predatori della grande finanza, che premono per queste politiche sia dall’interno che dall”Europa’.

Conte, intanto, fa i fervorini agli italiani invitandoli al senso di “autoresponsabilità”.

L’unico modo per scongiurare strutturalmente il processo di recessione, indebitamento e svendita allo straniero è il recupero allo Stato della capacità di emettere moneta per finanziare gli investimenti produttivi e infrastrutturali e l’occupazione e sostenere la domanda e i redditi in modo che possano pagare i debiti. Solo la disponibilità di una moneta nazionale, pubblica ed emessa senza indebitamento netto del Paese potrebbe sostenere l’economia in questa situazione. Ma dove sono gli statisti capaci di fare questo e non asserviti agli altri interessi?

La balordaggine del governo è confermata dal fatto che ieri sera ha lasciato trapelare il decreto di confinamento, scatenando così la fuga dalla zona da chiudere verso il resto del Paese. Ora vedremo come bloccherà gli spostamenti in uscita e in entrata dall’area più produttiva del Paese, abitata da circa 17 milioni di persone.

08.03.2020 Marco Della Luna per il suo blog

Da

VIGLIACCHI E INCAPACI

Coronavirus, in Cina 0 contagi fuori da Wuhan in 24 ore: è la prima volta

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Il comitato per la salute pubblica cinese ha confermato un dato che dà grande speranza per il futuro della lotta contro il Covid-19.

Per la prima volta dall’inizio dell’epidemia del nuovo tipo di coronavirus, nella Cina continentale non si sono registrati nuovi casi di contagio al di fuori della provincia dell’Hubei, quella in cui si è originato il nuovo agente patogeno.

A riferirlo è il portavoce del comitato nazionale per la salute di Pechino, Mi Feng, spiegando che nelle ultime 24 ore in Cina sono stati rilevati 44 casi di contagio, di cui 41 nell’Hubei e 3 tra Pechino e Gansu, ma in ambedue i casi sono risultati essere ‘di importazione’:

“Al di fuiori della provincia dell’Hubei sono stati registrati 3 casi di contagio, tutti importati dall’estero. Per la prima volta nel territorio cinese non sono stati segnalati nuovi casi di infezione“, ha dichiarato Feng.

Il numero di casi confermati di infezione da coronavirus ha raggiunto quota 80695 in Cina, con 3097 decessi e oltre 57000 guarigioni.

Da

https://it.sputniknews.com/mondo/202003088833483-coronavirus-in-cina-0-contagi-fuori-da-wuhan-in-24-ore-e-la-prima-volta/

Coronavirus, le priorità della Bonino: “Garantire salute dei richiedenti asilo”

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Roma, 8 mar – L’intera Nazione è bloccata dall’emergenza coronavirus, divisa a metà da un decreto prima comunicato col misurino e poi diffuso nelle tarde ore della notte. La preoccupazione di Emma Bonino, però, è tutta per i rifugiati (e per l’Europa).

Bonino: “Garantire salute rifugiati”

La Bonino lo ha scritto ieri sul suo profilo Twitter e anche su Facebook,  comunicando ufficialmente di aver richiesto al ministro degli Interni misure ad hoc per gli immigrati: “Ho chiesto a ministro #Lamorgese quali misure ha intrapreso per garantire salute di richiedenti asilo ospitati nei CPR, perché venga fatto sforzo ulteriore di comunicazione e prevenzione per proteggere la salute di operatori e rifugiati”. E se da una parte si potrebbe essere d’accordo con la Bonino perché il loro status di rifugiati non li esime dal contrarre il coronavirus, vale anche il contrario – perché accoglierne altri mentre siamo in piena emergenza sanitaria?

La solita solfa: “Ci vuole più Europa”

La stessa Bonino sempre su Twitter ieri commentava il fatto che gli altri Paesi europei non hanno aiutato l’Italia nella fornitura di mascherine e presidi sanitari, e ne dà tutt’altra lettura (ovviamente europeista): “puntuale torna slogan l’Europa ci lascia soli. Facciamo chiarezza: gestione sistemi sanitari è competenza nazionale, che Stati membri hanno sempre voluto tenersi con le unghie e i denti. Misure nazionali non più sufficienti: Anche in questo caso ci vuole più Europa”. Insomma, la ricetta della Bonino, la panacea di ogni male, è l’Europa (anzi, l’Unione Europea) – proprio come lo è per Mario Monti, e le riflessioni le lasciamo a voi.

Ilaria Paoletti

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/coronavirus-le-priorita-della-bonino-garantire-salute-dei-richiedenti-asilo-148731/

Vaticano, paura per il Coronavirus

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di Matteo Orlando

Nella mattinata di Domenica 8 marzo un operaio, all’interno della
Basilica di San Pietro, si è sentito male, accusando i sintomi che il
Coronavirus ha in comune con altre malattie (febbre e tosse) e così è
finito ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma, dove eseguirà il
tampone. Se risultasse positivo, sarebbe il secondo lavoratore in
Vaticano a risultare positivo al Coronavirus, dopo un sacerdote
esterno, che si era recato negli ambulatori vaticani per una visita ed
era stato trovato positivo (mentre le cinque persone che avevano avuto
contatti ravvicinati con lui, seppur negative al tampone, adesso si
trovano in quarantena precauzionale).
Sempre l’8 marzo gli addetti vaticani hanno sanificato a fondo tutta
la Basilica di San Pietro e questo fa capire la paura che il
Coronavirus ha portato in Vaticano.
Mentre i Musei Vaticani, gli uffici degli Scavi, il Museo delle Ville
Pontificie e dei centri museali delle basiliche pontificie sono stati
chiusi fino al 3 aprile, Papa Francesco ha scelto di diffondere il
tradizionale Angelus Domenicale in streaming dalla Biblioteca
vaticana.
Sembrano un lontano ricordo le folle di turisti che prendevano
d’assalto i negozi di souvenir religiosi o i ristoranti di via della
Conciliazione, i pellegrini in fila davanti ai Musei Vaticani oppure
le comitive che affollavano in ogni dove la Basilica di San Pietro.
Ai tempi del coronavirus sia in Vaticano che a Roma di folle di
turisti se ne vedono sempre meno.
In Vaticano nelle prossime ore saranno consegnate ai dipendenti
mascherine e guanti, mentre da tempo tutti coloro che orbitano nella
piccola città-stato sono stati invitati a seguire le misure igieniche
anti-Coronavirus diffuse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e
recepite dalle autorità sanitarie italiane e vaticane.
Il timore che il Coronavirus possa contagiare i circa mille abitanti
vaticani, che peraltro hanno un’età media abbastanza alta, ha portato
all’emanazione di un protocollo di prudenza definito dall’ematologo
Girolamo Sirchia, ex ministro alla Salute del Governo italiano,
“ragionevolmente rigido, precauzionale e restrittivo”, un protocollo
che prevede una distanza di circa due metri tra le persone in fila
agli ingressi in piazza San Pietro per superare i controlli dei metal
detector o tra quelle sedute sui banchi delle chiese. Inoltre sono
state svuotate le acquasantiere, sono stati forniti di gel
disinfettante per le mani diversi uffici del piccolo Stato,
soprattutto quelli a contatto con il pubblico.
Tutti i dipendenti vaticani sono stati invitati ad evitare la
creazione di assembramenti di persone mentre gli ambulatori della
Direzione Sanità e Igiene sono stati allertati per aiutare coloro che,
eventualmente, mostrassero sintomi riconducibili al coronavirus.
Proprio per evitare i contagi, gli eventi previsti in luoghi chiusi e
con la partecipazione di molto pubblico sono stati rinviati. Sono
state annullate anche le conferenze dei cardinali e alcune attività
negli atenei pontifici mentre l’udienza generale del mercoledì sarà
fatta in streaming. È stato rinviato (da fine marzo a novembre) anche
l’incontro tra Papa Francesco e i giovani economisti di tutto il
mondo.
Nei giorni scorsi si era speculato anche sulle condizioni di salute
del Papa ma il portavoce vaticano Matteo Bruni ha rassicurato tutti
sulle condizioni di salute sia di Francesco che di Benedetto XVI (che
vive presso il monastero Mater Ecclesiae, dove i controlli
all’ingresso sono stati elevati).
Relativamente al pontefice argentino, Papa Francesco sembra aver
superato l’influenza che lo ha colpito nei giorni precedenti il
Mercoledì delle Ceneri. In Vaticano faranno di tutto per tenerlo
lontano dal virus perché l’ottantatreenne argentino rientra nella
categoria dei soggetti (gli ultraottantenni) più a rischio in caso di
contrazione del Coronavirus. Inoltre, gli manca una parte di un
polmone che era stata rimossa, dopo una
malattia, quando aveva 20 anni e viveva nella sua città natale, Buenos Aires.

Coronavirus, ecco l’«aiuto» dell’Ue: il 16 marzo vuole approvare il Mes

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Roma, 8 mar – Nel bel mezzo dell’emergenza – italiana per ora, ma destinata con ogni probabilità a diventare comunitaria – coronavirus, l’Unione Europea non ferma le sue macchine. Per venire incontro alle nazioni colpite dall’epidemia? Macchè: per approvare il Mes.

La data prescelta è lunedì 16 marzo. Quel giorno sul tavolo dell’Eurogruppo – l’assise informale al quale siedono i ministri dell’economia e delle finanze della zona euro – approderà la versione definitiva della riforma del Mes, il meccanismo europeo di stabilità.

In tale occasione i ministri saranno chiamati a dare l’approvazione definitiva al testo, sul quale si lavora da settimane per limare gli ultimi dettagli. Sarà richiesto il voto unanime prima di addivenire alla firma da parte dei governi, che farà poi partire l’iter di ratifica dei singoli parlamenti.

Sul Mes il governo ha disatteso i mandati

Come si ricorderà, il Mes è stato – fra le altre cose – alla base della caduta dell’esecutivo gialloverde. Fu proprio la componente leghista a chiedere conto al premier (nonché al ministro dell’Economia di allora, in “quota” Quirinale, Giovanni Tria) di quanto stesse accadendo sui tavoli europei, in virtù della risoluzione parlamentare Molinari – D’Uva che impegnava il governo “a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti”, nonché a subordinare ogni firma ad un approccio “di pacchetto” che consentisse “una condivisione politica di tutte le misure interessate, secondo una logica di equilibrio complessivo”.

Pur con una modifica nella composizione della maggioranza, un simile documento – che per il governo dovrebbe essere vincolante – è stato votato lo scorso dicembre, nel quale si chiedeva di “escludere interventi di carattere restrittivo sulla detenzione di titoli sovrani da parte di banche e istituti finanziari e comunque la ponderazione dei rischi dei titoli di Stato attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale”, nonchè ad escludere “qualsiasi meccanismo che implichi una ristrutturazione automatica del debito pubblico”, mantenendo inoltre sempre la logica “di pacchetto”.

Partiamo dal fondo e cioé dalla logica “di pacchetto”, per la quale la firma in calce al Mes dovrebbe essere apposta solo nella misura in cui la riforma del meccanismo sia accompagnata da tangibili passi avanti su altre due riforme: quella dello strumenti di bilancio della zona euro e quella dell’unione bancaria, garanzia comune sui depositi compresa. Ebbene, se sul Mes una data (il prossimo 16 marzo) l’abbiamo, per le altre componenti del “pacchetto” siamo invece in altissimo mare, praticamente alle fasi preliminari che si sostanziano in generiche (quanto vaghe) promesse.

Se non fosse sufficiente, il governo ha tradito il mandato anche sulla questione del debito pubblico, che una volta assoggettato alla disciplina del Mes rischia di perdere da un giorno all’altro la sua qualifica di strumento “risk-free” per eccellenza. Anche senza meccanismi di ristrutturazione automatica (la cui assenza, se confermata, sarebbe l’unica clausola rispettata dall’esecutivo in sede di trattative), rimarrebbero comunque la disciplina delle clausole di azione collettiva pensate ed inserite proprio per agevolare percorsi di ristrutturazione in accordo con i creditori.

Leggi anche – “Faremo la fine della Grecia”: con il Mes diventerà possibile

Con il risultato, esponendo i nostri titoli pubblici alla possibilità di fare default, di vedere effetti a cascata in termini di maggiori rendimenti richiesti in un momento – non durerà qualche mese – di difficoltà per le finanze nazionali le quali dovranno fare i conti con la drammatica recessione che ci attende a causa delle misure restrittive varate per far fronte all’emergenza coronavirus. Proprio la stessa che da Bruxelles (e dal governo, a parlamento di fatto chiuso) sfruttano per far passare, in sordina, la riforma.

Filippo Burla

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/economia/coronavirus-aiuto-ue-16-marzo-approvare-mes-148769/

RUSSIA: Dio, Popolo e Famiglia: la nuova Costituzione russa di Putin e Kirill

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Consegnate a Putin le proposte delle commissioni. Le tre principali formule: fede in Dio “trasmessa dai nostri antenati”; il popolo russo come “costitutivo dello Stato”; il matrimonio come “unione di uomo e donna”. “Russicità” etnica, culturale e religiosa, come fattore unificante e dominante. Ma non tutti – fra cui musulmani e laici – sono d’accordo. Reminiscenze di concezioni medievali sfociate nel sovranismo.

Mosca (AsiaNews) – Si sono conclusi il 2 marzo i lavori delle commissioni istituite dal presidente Vladimir Putin per le correzioni alla Costituzione russa, e hanno consegnato a Putin stesso le loro proposte. Alcune modifiche “ideologiche” sono state particolarmente discusse, e le formulazioni scelte generano nel paese discussioni ancora più accese.

Le tre principali formule da inserire nella nuova legge fondamentale riguardano il rimando alla fede in Dio “trasmessa dai nostri antenati”, il riferimento al popolo russo come “costitutivo dello Stato” e il matrimonio come “unione di uomo e donna”. Queste idee sono state proposte da diversi membri delle commissioni e ispirate dalla Chiesa ortodossa, ma non tutti le hanno sottoscritte, a partire dal presidente del gruppo di lavoro principale Pavel Krasheninnikov; Putin le ha comunque recepite e ha deciso per il loro inserimento.

Era stato proposto di condensare questi ideali in un Preambolo che fungesse da “orientamento morale” all’intera costituzione, ma si è preferito lasciare la possibilità di una redazione meno formale all’interno dei capitoli. Il precedente, piuttosto controverso, è il famoso preambolo della legge sulla libertà religiosa del 1997, in cui si afferma che “la religione principale della Russia è l’Ortodossia”, a cui si affiancano le quattro religioni tradizionali: “islam, ebraismo, buddhismo e cristianesimo”, creando un’evidente contraddizione circa la natura della religione ortodossa.

Secondo le intenzioni del Cremlino, le correzioni verranno approvate in via definitiva attraverso consultazioni popolari: non tramite referendum, ma in forma di sondaggi e valutazioni anche via internet. Se si verificheranno forti contrasti d’opinione su qualcuno dei punti proposti, questi verranno rimossi dalla redazione. Il presidente Putin ha comunque già annunciato di voler inserire all’articolo 68 il concetto di “popolo russo costitutivo dello Stato” (gosudarstvoobrazujushij) e di “lingua statale” russa, all’art. 71 la “fede in Dio” insieme alla “continuità tra la Russia e l’Unione Sovietica” e alla “inammissibilità della riduzione dei meriti del popolo nella difesa della Patria”, e all’art. 72 la difesa dell’istituto della famiglia “come unione tra uomo e donna” insieme alla “unità di ideali tra la Federazione Russa e le regioni”.

Si tratta quindi di forti interpretazioni ideologiche sulla natura stessa della Russia, della sua “russicità” etnica, culturale e religiosa, come fattore unificante e dominante al di sopra delle tante differenze nei popoli e nelle tradizioni sparse sul territorio della Federazione Russa. Lo stesso Putin ha rimproverato perfino il padre della rivoluzione Vladimir Lenin, che non aveva voluto puntare fino in fondo sul primato dei russi nella composizione dell’Unione Sovietica, creando le premesse per le rivendicazioni nazionaliste.

La caratteristica di “costituzione dello Stato” si rifà addirittura a una concezione medievale, proposta dai monaci “possidenti” guidati dal santo Josif di Volokolamsk all’inizio del ‘500 in polemica con i “pauperisti” di Nil Sorskij. Questi ultimi ritenevano opportuno che la Chiesa rinunciasse alle proprietà (che allora erano quasi due terzi delle terre del Paese) in favore dell’ascesi evangelica, mentre Josif rivendicava l’importanza della Chiesa “possidente” proprio in quanto “costitutiva dello Stato” e interprete della volontà, anzi dell’anima stessa del popolo russo.

Alla radicale “russificazione” si oppongono, peraltro, i rappresentanti dell’Islam russo, pur favorevoli all’inserimento della fede in Dio in costituzione. A loro, ma anche ad altri gruppi etnici e religiosi, appare più opportuna la definizione di “russo” non in senso stretto (russkij), ma in quello più ampio di “cittadino russo” (rossijskij), che ammette la diversa origine etnica e geografica nelle terre eurasiatiche che compongono l’immenso territorio del paese. La stessa Chiesa ortodossa, “madrina” di gran parte delle correzioni, ha espresso perplessità circa l’inserimento nelle definizioni della famiglia del concetto di “diritti dei bambini”, che potrebbe portare all’intromissione dello Stato nei rapporti tra genitori e figli.

Si può dire che in queste discussioni si evidenziano le diverse interpretazioni del “populismo russo”, cifra del regime putiniano, e ispiratore di molte correnti del sovranismo a livello mondiale. Si tratta di una discussione difficile da indirizzare e controllare, ma anche molto feconda e necessaria, forse non soltanto per la Russia di oggi.

Da

http://www.asianews.it/notizie-it/Dio,-Popolo-e-Famiglia:-la-nuova-Costituzione-russa-di-Putin-e-Kirill-49479.html

Siamo untori o solo imbecilli?

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Adesso si scopre che il primo europeo che ha preso e trasmesso il virus, un mese prima del “paziente 1” di Codogno, era tedesco…
TEMPO DI LETTURA: 5 MINUTI

Negli USA ci saranno pochissimi contagi da coronavirus e anche il tasso di mortalità per questa pandemia sarà tra i più bassi al mondo. Grazie a una efficiente prevenzione? No. Allora grazie a un efficientissimo sistema sanitario? Al contrario. Il fatto è che, non esistendo negli USA la sanità pubblica, chi vuole fare il tampone per sapere se ha contratto il virus lo deve pagare. Costo: circa 3.200 dollari. Ecco spiegati i pochissimi casi, gli scarsi ricoveri e, di conseguenza, l’esiguo tasso di mortalità ufficiale.

Solo i Paesi africani battono gli USA, non perché lì il virus non sia arrivato. Semplicemente non viene diagnosticato, tra le decine di cause di morte in un continente afflitto da epidemie storiche ed ormai endemiche.

Noi italiani, invece, siamo sempre quelli della “sindrome di Tafazzi”: facciamo troppo, facciamo poco… soprattutto facciamoci del male.

Da quando, il 21 febbraio, è stato identificato, nell’ospedale di Codogno il famoso “paziente 1” abbiamo fatto di tutto per attirare l’attenzione del mondo e scatenare il panico collettivo. Da quel giorno ogni altro Paese al mondo (dal Messico alla Finlandia) ha “scoperto” che all’origine dei suoi casi c’era un italiano. Però, mentre noi facevano migliaia e migliaia di tamponi, scoprendo decine e decine di casi, gli altri Paesi si limitavano a fare il tampone solo nei casi acclarati… e forse nemmeno.

Intanto comunque l’Italia è diventata, nell’immaginario collettivo, la nazione europea da cui “parte” il coronavirus e che sta diffondendo il contagio a livello planetario. Di questa grande menzogna gli artefici, i responsabili e complici siamo proprio noi. O, meglio, sono i nostri media ottusi e i nostri politici incapaci di difendere l’immagine della Nazione.

Perché – guarda un po’ – adesso salta fuori che, un mese prima, del “paziente 1” italiano era già stato segnalato un “paziente 1” in Germania.

Non lo diciamo noi, lo si trova su una autorevole rivista medica americana: The New England Journal of Medicine, in un articolo dal titolo “Trasmissione dell’infezione 2019-nCoV da un contatto asintomatico in Germania”. In calce è spiegato che «Questa lettera è stata pubblicata il 30 gennaio 2020 e aggiornata il 6 febbraio 2020 su NEJM.org».

Si tratta, infatti di uno studio firmato da una trentina di medici di Monaco di Baviera che racconta di come: «Un uomo d’affari tedesco di 33 anni in buona salute (Paziente 1) si ammalò di mal di gola, brividi e mialgie il 24 gennaio 2020. Il giorno seguente si sviluppò una febbre di 39,1 ° C (102,4 ° F), insieme a una tosse produttiva. La sera del giorno successivo, iniziò a sentirsi meglio e tornò al lavoro il 27 gennaio».
«Prima dell’inizio dei sintomi – prosegue la lettera – aveva partecipato alle riunioni con un partner commerciale cinese nella sua azienda vicino a Monaco, il 20 e il 21 gennaio. Il socio in affari, un residente di Shanghai, aveva visitato la Germania tra il 19 e il 22 gennaio. Durante il suo soggiorno, era stato bene senza segni o sintomi di infezione, ma si era ammalato durante il volo di ritorno in Cina, dove si è rivelato positivo per il 2019-nCoV il 26 gennaio».

Lo studio mira, infatti, a spiegare che, molto probabilmente, il virus può essere trasmesso anche durante la sua fase di incubazione e spiega chiaramente che «questo è il primo caso di infezione trasmesso al di fuori dell’Asia». A sua volta, poi, il “paziente 1” tedesco ha contagiato almeno 4 persone…

Sulla diffusione di questa notizia è curioso sottolineare l’atteggiamento del Post.it che sottolinea stizzito «Non ci sono ancora prove certe per dire che il contagio da coronavirus in Italia sia partito dalla Germania». Infatti, ma c’è la prova che Codogno non è stato il primo caso europeo, come strillato da tutti. Sembra quasi che ai solerti giornalisti del Post dispiaccia che l’Italia perda la primogenitura.

Non ci sono le prove? Intanto, però, il sito Netxstrain (ripreso anche dal Sole24 Ore) dice che «Dal primo febbraio, circa un quarto delle nuove infezioni in Messico, Finlandia, Scozia e Italia, come i primi casi in Brasile, appaiono geneticamente simili al focolaio di Monaco».

Alla fine, però, non è tanto importante sapere chi “è stato il primo”, importante sarebbe capire di non esagerare con gli allarmismi e le restrizioni. Di smetterla di farci del male. Il rischio, infatti, è che andando avanti a distruggere economia, turismo e attività produttive, invece che morire del virus nei prossimi giorni moriremo di fame nei prossimi mesi.

Da

https://orwell.live/2020/03/07/siamo-untori-o-solo-imbecilli/

Il primo caso in Europa? In Germania e non in Italia

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Il primo caso in Europa di infezione da Covid-19 potrebbe essere quello di un uomo di 33 anni, tedesco. Un dato che cambia la prospettiva sul primo focolaio del contagio: non italiano, quindi, ma tedesco. Lo comunica una lettera di medici tedeschi pubblicata sul New England Journal of Medicine del 5 marzo. L’uomo ha manifestato sintomi respiratori e febbre alta il 24 gennaio.

I sintomi sono migliorati e il 27 gennaio è tornato al lavoro. Il 20 e il 21 gennaio aveva partecipato a un meeting in cui era presente una collega di Shanghai, che è rimasta in Germania dal 19 al 22 gennaio senza accusare alcun disturbo.

Il primo caso in Germania, contatti con una collega cinese

Prima dell’inizio dei sintomi, aveva partecipato ad alcune riunioni con una collega cinese, nella sua azienda, vicino a Monaco, il 20 e il 21 gennaio. La donna di Shanghai era rimasta in visita in Germania tra il 19 e il 22 gennaio. Durante il suo soggiorno, non mostrava sintomi, ma si è poi ammalata durante il volo di ritorno in Cina, dove è risultata positiva al nuovo coronavirus il 26 gennaio. Il 27 gennaio ha informato la compagnia della sua malattia”. È stata avviata la ricerca dei contatti e il collega è stato inviato alla Divisione delle malattie infettive e della medicina tropicale a Monaco per ulteriori accertamenti.

Alla presentazione, non aveva febbre e stava bene. Non ha riportato malattie precedenti o croniche e non aveva una storia di viaggi all’estero entro 14 giorni prima dell’inizio dei sintomi. Sono stati ottenuti due tamponi rinofaringei e un campione di espettorato che sono risultati positivi al virus. Il test di follow-up ha rivelato un elevato carico virale nell’espettorato nei giorni seguenti, con l’ultimo risultato disponibile il 29 gennaio.

Il 28 gennaio positivi altri tre dipendenti della sua azienda

Il 28 gennaio, altri tre dipendenti dell’azienda sono risultati positivi. Di questi, solo uno aveva avuto contatti con il paziente indice; gli altri due pazienti avevano avuto contatti solo con il paziente 1. In accordo con le autorità sanitarie, tutti i pazienti con infezione confermata sono stati ricoverati in un’unità di malattie infettive di Monaco per il monitoraggio clinico e l’isolamento.

“Questo caso di infezione – si sintetizza su ‘Nejm’ – è stato diagnosticato in Germania e trasmesso al di fuori dell’Asia. Tuttavia, è da notare che l’infezione sembra essere stata trasmessa durante il periodo di incubazione del paziente indice, in cui la malattia è stata breve e non specifica. Il fatto che le persone asintomatiche siano potenziali fonti di infezione può giustificare una rivalutazione della dinamica di trasmissione dell’attuale epidemia. In questo contesto, il rilevamento del virus in un’elevata carica virale di espettorato in un paziente convalescente (il paziente 1) destano preoccupazione. Tuttavia, la vitalità del virus rilevata sul campione in questo paziente rimane da dimostrare mediante coltura virale”.

Ad oggi sono 349 i contagiati da coronavirus in Germania. A renderlo noto è il Robert-Koch-Institut sulla sua homepage. In 24 ore si sono manifestati 109 nuovi casi.

 

 

Da

Il primo caso di Covid-19 in Germania il 24 gennaio. Da lì potrebbe essere partito il contagio

L’amor patrio ai tempi del colera

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La quarantena e la segregazione globale degli italiani ci costringe a riscoprire il nostrano, a rifare i conti con la vita nazionale e il madre in Italy. Ma per gli antipatrici, la patria non esiste; è ovunque, come il coronavirus.

Ho ricevuto un libro, l’ennesimo direi, contro l’amor patrio e i suoi fratelli e fratellastri: sovranità, identità, confine, nazionalismo, radicamento. Non vi dirò il nome dell’autore e il titolo del libro per due ragioni. La prima è che si tratta di una dura requisitoria contro chi difende l’amor patrio ma non un autore, non un testo che difenda le radici, le tradizioni, le identità è citato e confutato. Il nemico è solo disprezzato ma non è degno neanche di essere nominato e magari letto, prima di esecrarlo. Se ne fa la caricatura, senza confronto. Dunque, applicando il codice di Hammurabi o il codice mafioso, restituiamo omertà all’omertà e citiamo le tesi senza degnarci di citare l’autore e l’opera.

La seconda ragione è che non ha senso citare l’autore perché i suoi argomenti sono la ripetizione infinita di quello che che abbiamo letto mille volte, ogni giorno, contro la patria, l’identità, le radici, in articoli, testi, prediche varie. Perciò parliamo di Autore Unico, Uniforme o Conforme, variante aggiornata dell’Intellettuale Collettivo. Il libro in questione, per catturare i lettori sensibili al tema, finge in copertina di sposare la critica alla modernità che ci vuole tutti sradicati; ma poi si svolge contro ogni patria e radice, secondo il Canone Stabilito.

Gli argomenti li conosciamo tutti perché dappertutto ci vengono somministrati: ciascuno ha tante radici, ognuno ha variabili identità, patrie multiple in origine e in transito; si è tutti un po’ meticci e nomadi. Siamo tutti espatriati, mescolati, globalizzati; un luogo vale l’altro, le patrie come le identità si possono costruire e disfare seduta stante; sono invenzioni, falsità. Altro che solidi principi e saldi fondamenti. L’Autore Unico si sporge a dire che per la sua generazione (parla a nome del Collettivo) il tricolore era solo “l’infame stemma del neofascismo”. Più della patria, scrive, a loro interessava il Vietnam, le Guardie rosse, il Black power, ecc.

Siamo tutti sradicati, ripete l’omelia dell’Autore Unico, ma ciascuno in modo diverso, perché dietro il Collettivo resta l’individualismo. I confini sono buoni solo se sono un passaggio, sono cattivi se sono barriere: ma la funzione dei confini è duplice, servono come protezione e come luogo di scambio, marcano una linea e insieme un passaggio di frontiera. Citando come di rito Umberto Saba, l’Autore Conforme ripete: “patriottismo, nazionalismo e razzismo stanno tra loro come la salute, la nevrosi e la malattia”. La stessa frase si potrebbe recitare, senza perdere valore e vigore, applicandola alla comunità, al socialismo e al comunismo: stanno tra loro come la salute, la nevrosi e la malattia. Ma questo l’Autore Unico non lo contempla. Anzi, il colpo finale è da duo Boldrini-Fiano: “ragionare in termini di noi e loro è l’anticamera del razzismo”: ecchelà, direbbe il romanesco, il solito teoremino secondo cui si comincia a riconoscere un valore al noi, alla comunità, all’amor patrio e si finisce diritti ai campi di sterminio, o in alternativa alle leggi speciali che prevengono il passaggio funesto, uccidendo quei germi allo stato di opinioni.

Ora, finito il catechismo, proviamo a ragionare. Il mondo non si divide tra il Bene e il Male; non credo che chi ama o dice di amare la propria patria sia per questo un eroe o una persona per bene. Né il contrario. Le canaglie stanno da tutte le parti, persino sotto la tonaca. E non tutti gli argomenti qui sbrigativamente sintetizzati (ma l’Autore tratta ancor peggio quelli di chi non la pensa come lui) sono grossolani, sbagliati, falsi.

Amare la propria patria, coltivare l’identità e le radici, tenere alla sovranità, riconoscere valore alla tradizione, non significa negare che in tutti noi ci sono radici plurime, esperienze varie, attraversamenti, sintesi e tutto il resto. Folle e impraticabile ogni rigida autarchia, ogni idea del patriottismo come tribù, etnia chiusa. Ma ciascuno di noi si riconosce in un’origine, come si riconosce in una paternità e una maternità. Può rielaborarla, ridiscuterla, vivere esperienze diverse, ma quel fondamento resta. E proprio in una società globale e spaesata come la nostra si avverte il bisogno di un luogo protettivo, comunitario, caldo ed evocatore. Non per negare il globale ma per darvi un solido contrappeso, per bilanciare il divenire con l’essere, la fuga con la radice. Non andrò più in fondo nel tema, a cui ho dedicato saggi. L’amor patrio è un bene, una virtù, non è una malattia, non è un crimine, non è un atto ostile verso nessuno. È senso comunitario, diritto/dovere civico ma anche amore per la storia e la memoria, per l’infanzia e il paesaggio, per la cultura e per l’arte, a partire da quella del tuo paese. E questo vale sempre, ma ancor più vale in epoca di globalizzazione. E non solo: vale ancor più nel tempo della pandemia, del contagio globale. È una forma di sicurezza, un rifugio affettivo non infettivo, comunitario non immunitario. La nostra umanità passa da quei legami naturali e culturali, civili e religiosi, territoriali e linguistici, come ci hanno detto fior d’autori, poeti e pensatori. Proteggere un’identità, una società, un’economia, seguendo il principio di prossimità, è un atto positivo, pensato a fin di bene.

Il dialogo tra ciechi finisce qui. Resta vivo il dialogo con chi ascolta, pensa, dubita. Ognuno ha bisogno di un luogo che sente come la sua casa, la sua patria, la sua origine. Non mi convincerà nessuno che quel delicato eppur intenso amore sia una male da sradicare o un virus da isolare.

MV, La Verità 4 marzo 2020

Da

http://www.marcelloveneziani.com/articoli/lamor-patrio-ai-tempi-del-colera/

 

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