Coronavirus, Carlo Nordio bacchetta il governo: “Decreto tardivo e pasticciato”, tutte le falle
L’Italia è un’intera zona rossa. Una misura, quella di Giuseppe Conte, aspramente criticata da Carlo Nordio. Per l’ex procuratore aggiunto di Venezia, oggi attento analista della politica interna, il coronavirus non si ferma così. “Un decreto tardivo e pasticciato. Anche se, al punto in cui siamo, ormai va bene così” confessa in una lunga intervista a ItaliaOggi, dove non può fare a meno di ricordare “il caos di esodi che ha causato”. Quelli di sabato sera, quando dalla Lombardia sono fuggiti a fiotti per tornare al Sud.
Eppure la situazione in cui è riverso oggi il Paese era già stata annunciata. “Circa un mese fa – prosegue Nordio -, i più esperti scienziati avevano lanciato l’allarme. Mi limito a ricordare che la nostra bravissima Ilaria Capua, costretta peraltro a emigrare in America per una sciagurata persecuzione giudiziaria, quando i casi in Italia erano poche decine già aveva suggerito di predisporre i sistemi per il telelavoro. Cioè per lavorare da casa, per evitare i contagi. Sarebbe bastata questa considerazione per allarmare il governo, che invece è intervenuto in ritardo”.
Ma le critiche non finiscono qui, perché ciò che è ben peggio è la confusione dei provvedimenti. “Per esempio – sottolinea l’ex pm – non si capisce se la libertà di movimento all’interno di una provincia rossa sia limitata. Che vuol dire? Che non puoi uscire in macchina, o in moto, o in bicicletta o a piedi all’interno della tua provincia o del tuo comune? Ma allora che senso avrebbe vietare l’ uscita di casa a certe categorie di persone se lo stesso decreto dice che non puoi muoverti comunque?”. Insomma, un’accozzaglia dovuta al fatto che “il decreto è stato redatto in tempo di notte, da persone stanche e confuse”. Ma il rimprovero non è che fossero stanche e confuse. È che non ci avessero pensato prima.
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Lettera Politica 811 – Poi faremo i conti
Lettera Politica N. 811
Qualche mese fa, in tempi non sospetti, Zaia aveva deciso di assumere 500neo-laureati in medicina per sopperire alla carenza di medici. Apriti cielo! Subito era stato criticato dicendo che che non si poteva, perché non erano né specializzati né specializzandi. Oggi di fronte all’emergenza il governo ha autorizzato l’assunzione di 20 mila fra medici e paramedici: Zaia aveva ragione. Chi gli ha messo i bastoni fra le ruote dovrebbe chiedere scusa. Come dovrebbero chiedere scusa agli italiani i fautori del numero chiuso a Medicina che ha impedito a molti giovani di accedere al corso di studi che li avrebbe portati a diventare medici.
L’Officina non s’è mai stancata di denunciare il disinteresse dei governi per le politiche sanitarie e il numero chiuso come un danno per la collettività. In realtà si chiamerebbe “numero programmato”. Programmato secondo il fabbisogno di medici. Invece la programmazione non l’ha fatta il Ministero della salute, bensì quello dell’Università, sulla base di esigenze didattiche. Sono gravi le responsabilità di chi non è stato in grado di prevedere quanti medici sarebbero serviti e di contemperare le esigenze della didattica con quelle della salute degli italiani. Se non si fosse perseverato in questo errore oggi il sistema sanitario sarebbe più attrezzato ad affrontare l’emergenza.
Un’altra grave responsabilità incombe sulla testa dei governi che hanno attuato le politiche di austerità a causa del “debito pubblico”, nel cui nome sono stati progressivamente tagliate le risorse destinate alla salute per dirottarle altrove, per salvare banche, per l’accoglienza, per mantenere gli immigrati clandestini a 35 euro al giorno, per pagare il reddito di cittadinanza ecc. Adirittura s’è inserito in Costrituzione il “pareggio di bilancio“! Un’aberrazione che oggi balza all’occhio in tutta la sua gravità.
Adesso non è il momento della polemica. Dobbiamo stare tutti uniti per vincere la tremenda battaglia contro il coronavirus. Ma poi, quando ne saremo venuti fuori, qualcuno dovrà pur assumersi le sue responsabilità.
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Opportune Importune n. 37
E’ possibile scaricare il numero 37 di “Opportune Importune”, lettera d’informazioni della Casa San Pio X: opportune37
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Coronavirus, ora l’Oms ammette: “E’ una pandemia”
Roma, 11 mar – Dopo tanto tergiversare l’Organizzazione mondiale della sanitàoggi ha dovuto ammetterlo: stiamo affrontando una pandemia. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante una conferenza stampa a Ginevra sul coronavirus ha fatto il punto sull’emergenza: “L’Oms ha valutato che Covid-19 può essere caratterizzata come una pandemia. Non abbiamo mai visto una pandemia di un coronavirus, questa è la prima. Ma non abbiamo mai visto nemmeno una pandemia che può, allo stesso tempo, essere controllata”, ha dichiarato Ghebreyesus. Un aspetto, quello dell’incapacità di controllare la pandemia, che con tutta evidenza preoccupa e non poco.
Livelli allarmanti di diffusione
“Nelle ultime due settimane, il numero di casi al di fuori della Cina è aumentato di 13 volte e il numero dei paesi contagiati è triplicato. Ci sono più di 118.000 casi in 114 paesi e 2191 persone sono decedute. In migliaia – ha precisato il direttore generale dell’Oms – stanno lottando per la vita negli ospedali. Nei giorni e nelle settimane davanti a noi, ci aspettiamo un ulteriore aumento di casi, di decessi e di paesi coinvolti”. Poi Ghebreyesus ha detto chiaramente che di essere fortemente preoccupato “dai livelli allarmanti di diffusione e di gravità e dagli allarmanti livelli di mancanza di azione“.
Come sconfiggere il virus?
Il direttore generale dell’Oms ha poi voluto sottolineare che il “termine ‘pandemia’ non va usato con superficialità o a cuor leggero. E’ un termine che, se utilizzato in maniera errata, può provocare panico non ragionevole o l’ingiustificata rassegnazione come se la lotta fosse terminata, provocando sofferenze e morti evitabili”. Ma quindi come si sconfigge il virus? Quali misure vanno adottate per, almeno, frenarne la diffusione? Ghebreyesus non lo dice ma ringrazia Iran, Italia e Corea per “le misure che vengono adottate per rallentare il virus e contenere le epidemie”. E poi “siamo incoraggiati dalle misure aggressive adottate dall’Italia, speriamo che abbiano effetti nei prossimi giorni”. Speranza, al momento nulla più.
Eugenio Palazzini
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https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/coronavirus-oms-ammette-pandemia-149264/
Coronavirus, muro della Slovenia lungo il confine italiano. Alla faccia della Ue
Gorizia, 12 mar – La Slovenia ha eretto un vero e proprio muro lungo il confine con l’Italia per paura del contagio da coronavirus. Nella giornata di ieri sono rimbalzate le immagini dei blocchi alle frontiere messi dagli sloveni, mentre arrivavano le prime notizie ufficiali sulle misure per impedire il passaggio agli italiani. Dalla prefettura di Trieste è stata comunicata la chiusura di alcuni valichi: “Dalle 17 di oggi la Slovenia ha chiuso i valichi secondari di frontiera di Monrupino (Trieste) e di Basovizza/Lipizza, convogliando il transito veicolare nei tre valichi principali di Fernetti, Rabuiese e Pesek”. Inizialmente i valichi in questione sono stati “ristretti al fine di consentire controlli sulle persone in transito, con lo scopo di effettuare accertamenti in relazione all’emergenza epidemiologica da Covid-19. Tali controlli potranno determinare significativi rallentamenti della circolazione stradale”. Ma era soltanto l’inizio, le immagini che circolavano sempre più sui social mostravano addetti sloveni che iniziavano a porre lungo la carreggiata alcuni blocchi di cemento armato per restringere la sede stradale.
Sarec annuncia la chiusura delle frontiere
Ieri il premier sloveno Marjan Sarec su Twitter ha annunciato di voler procedere con la chiusura delle frontiere con l’Italia, sulla falsa riga di quanto disposto dal collega austriaco Sebastian Kurz. Nel Paese ex jugoslavo l’emergenza coronavirus in Italia fa paura da quando sono apparsi i primi casi di contagio. Tanto che il premier Sarec ha deciso di vietare gli assembramenti all’interno del Paese.
Gorizia torna ad essere divisa in due
Gorizia quindi è nuovamente una città divisa in due, e questo ha scatenato l’arrembaggio ai bar sloveni, che non osservano le stesse restrizioni italiane. Il sindaco Rodolfo Ziberna ha riportato testimonianze di alcuni goriziani che hanno saltato gli ostacoli e sono andati nei bar in Slovenia. “Il più vicino è a trenta metri dal confine, è il bar dell’ex stazione ferroviaria della Transalpina, e in questo momento è stracolmo di goriziani, gomito a gomito per bere. Sono goriziani assolutamente idioti – ha denunciato ieri Ziberna – se si vogliono far del male che se lo facciano, ma purtroppo così facendo fanno del male anche agli altri. Ho mandato un avviso al comandante dei Carabinieri, al Questore, alla Polizia locale e ho chiamato anche l’amico Klemen Miklavic, sindaco di Nova Gorica”.
Le immagini del muro sloveno la dicono lunga su tutta la narrazione globalista e filo-Ue del siamo una grande famiglia, senza confini e senza barriere. Oggi gli sloveni mostrano a tutto il mondo che per proteggersi dagli italiani untori ben vengano i confini, e ben vengano le barriere.

Adolfo Spezzaferro
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Coronavirus, Milano si ferma ma le multe no. La protesta dell’automobilista (Video)
Milano, 11 mar – Nella Milano di Beppe Sala prima s’invocava a non fermarsi e ora è calato il coprifuoco. I cittadini, come in tutta Italia, sono costretti a casa salvo inderogabili necessità a causa dell’emergenza coronavirus. Ma mentre i cittadini meneghini sono bloccati in casa i vigili urbani possono agire tranquillamente e dispensano multe senza alcun ritegno – e anche senza nessuna mascherina.
Il video virale: “Votate Sala!”
Il video diventato ben presto virale è di un cittadino di Milano che, come comprensibile, protesta contro la decisione dei vigili urbani di ricoprire di sanzioni le auto parcheggiate da cittadini che adesso non possono scendere in strada a spostarle se non per andare a lavorare o altre comprovate esigenze. “Votate Sala, guardate come ci aiuta”, invoca sarcasticamente l’autore del video. Le vigilesse intente a fare le multe si difendono, dicendo che stanno facendo solo il loro lavoro. Ma, per fortuna, non tutti sono così.
C’è chi dice no
Secondo quanto riporta Affari Italiani, alcuni ausiliari del traffico si sono ribellati a queste disposizioni e non faranno multe. La ragione? “Prima di fare questo lavoro sono un cittadino” spiega un ausiliaria nel video “Con la mia collega abbiamo deciso di non fare le multe. Ma siccome finiscono i soldi, questi pezzi di “emme”. Più di quello che facciamo non possiamo fare. Io la notte voglio dormire tranquilla, e con la coscienza pulita. Ma io poi un minimo devo portarmelo a casa”. Infatti il problema è sempre a monte, nelle istituzioni e mai come in questo periodo è evidente: intanto, c’è chi esegue gli ordini e chi, purtroppo, protesta e paga.
Ilaria Paoletti
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C’è una dieta spirituale da osservare in questi giorni d’incubo e d’incubazione? Non mi è parso di leggere o di ascoltare da nessuna parte riflessioni, consigli, terapie che avessero a cuore l’anima delle persone e che ponessero la questione virale dal punto di vista “spirituale”. Parola desueta, intrusa, se non estinta nel nostro lessico quotidiano.
Roma, 12 mar – Nuove restrizioni su tutto il territorio nazionale per contenere i contagi da coronavirus. Ieri sera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato un decreto che prevede, da oggi al 25 marzo, la chiusura di negozi, bar e ristoranti e il divieto di uscire di casa, salvo le eccezioni previste. In sostanza, Conte non solo ha accolto le richieste della Lombardia di chiudere tutto, ma le ha estese a tutto il Paese, che rimarrà “zona protetta” per contenere l’epidemia di coronavirus, vista la paurosa impennata dei contagi e delle vittime (12.462 casi e 827 morti). Epidemia che alla fine pure l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito pandemia.
Ecco quali sono le attività sospese
Con la nuova stretta, sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità. Chiusi i mercati su strada. Chiusi i bar, i pub, i ristoranti. Chiusi parrucchieri e centri estetici. E i servizi di mensa che non garantiscono la distanza interpersonale di un metro. Restano chiusi i reparti aziendali non indispensabili per la produzione: le industrie e fabbriche potranno continuare a svolgere le proprie attività produttive a condizione che rispettino le misure di sicurezza previste per evitare il contagio. Restano operative le attività del settore agricolo, zootecnico e di trasformazione agroalimentare. Si incentiva la regolazione di turni di lavoro, ferie anticipate, chiusura dei reparti non indispensabili. Restano chiusi fino al 3 aprile – come già previsto dal precedente decreto – musei, cinema, teatri, scuole e università.
Ecco quali sono le attività ancora consentite
Restano consentite le attività commerciali legate alla vendita di generi alimentari e di prima necessità. Quindi restano aperti sia gli esercizi commerciali di vicinato – come il macellaio di fiducia, per capirci – sia i punti vendita della media e grande distribuzione – ipermercati, supermercati, discount-, anche all’interno dei centri commerciali. Restano aperte le farmacie, le parafarmacie, le edicole, i tabaccai: tutti questi esercizi devono far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di un metro. Resta inoltre consentito il commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici. Così come resta consentita la ristorazione con consegna a domicilio, nel rispetto di norme igienico sanitarie molto precise. In tal modo, per chi può permetterselo, è possibile ordinare una cena etnica o comprarsi il televisore più grande (per meglio sopportare l’isolamento).
Aperti servizi bancari, benzinai, ferramenta
Restano aperti i ristoranti nelle aree di servizio stradali e autostradali e nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti e negli ospedali. Aperti anche servizi bancari, finanziari, assicurativi, pompe di benzina, idraulici, meccanici, artigiani. Consentito anche il commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro e materiale elettrico e termoidraulico. Come anche quello di articoli igienico-sanitari, articoli per l’illuminazione, articoli medicali e ortopedici, profumerie, piccoli animali domestici, ottica, saponi, detersivi. Aperte anche le lavanderie.
Parola d’ordine: rimanere a casa
Per combattere l’avanzata del virus è praticamente vietato uscire di casa senza un motivo consentito. Per muoversi, anche a piedi, sarà sempre necessario avere il modulo dell’autocertificazione e giustificare il motivo dello spostamento. I controlli delle forze dell’ordine potranno essere effettuati anche successivamente. Ecco tutto quello che si potrà e non si potrà fare fino al 25 marzo. Chi non rispetta le nuove disposizioni può essere denunciato in base all’articolo 650 del codice penale e per reati legati alla tutela della salute pubblica.
Il modulo di autocertificazione
Se si tratta di spostamenti fissi – per andare a lavoro o ad assistere un familiare malato – si può utilizzare sempre lo stesso indicando le cadenze. Se invece si tratta di spostamenti diversi bisogna compilarne uno ogni volta.
Le regole per andare a fare la spesa
Sarà possibile andare al supermercato o al negozio sotto casa ma gli ingressi dovranno essere contingentati e si dovrà tenere sempre la distanza di almeno un metro tra le persone. Si potrà andare in farmacia e nelle parafarmacie.
Le regole per andare dal medico o in ospedale
Si può uscire per andare dal medico, fare analisi ed altri esami diagnostici. Non si può entrare nelle sale d’attesa dei pronto soccorso, nelle case di riposo per anziani e negli hospice a meno che non ci siano gravi motivi.
Si possono andare a prendere i figli se si è genitori separati
Si può uscire per assistere un familiare malato e se i genitori sono separati si potrà andare a prendere i figli. In questo caso si potrà anche andare fuori del proprio Comune di residenza ma sempre giustificando lo spostamento.
Gli spostamenti in autostrada, treno, aereo
Se viaggio in autostrada o nelle strade a scorrimento veloce posso andare nelle aree di servizio per comprare alimenti e bevande. Posso prendere il treno e l’aereo se ho un giustificato motivo per il viaggio. All’interno delle stazioni ferroviarie e degli aeroporti i bar possono rimanere aperti garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.
Niente sport all’aperto
Non è consentito andare a correre al parco e fare altri sport all’aperto. Si può utilizzare la bicicletta per gli spostamenti necessari ma è comunque sconsigliato anche per il rischio di incidenti.
Passeggiate con il cane brevi e sotto casa
Non si può uscire per andare a passeggiare. È consentito portare a spasso il cane ma solo nelle vicinanze della propria abitazione e comunque per un tempo limitato.
Mezzi pubblici
Posso utilizzare i mezzi pubblici, ma ogni amministrazione locale disporrà limitazioni del servizio che dovranno poi essere comunicate ai cittadini.
Vietati gli assembramenti
Sono vietati gli assembramenti: quindi anche all’aperto vige l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza.
Niente visite ad amici e parenti, feste e cene
È vietato andare a trovare amici e familiari a meno che non ci siano gravi motivi; e comunque, nel caso, bisogna mantenere la distanza di sicurezza e utilizzare guanti e mascherine. Vietate cene e feste anche a casa e qualsiasi tipo di assembramento sia al chiuso sia all’aperto.
Adolfo Spezzaferro
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Manca una risposta spirituale al contagio
C’è una dieta spirituale da osservare in questi giorni d’incubo e d’incubazione? Non mi è parso di leggere o di ascoltare da nessuna parte riflessioni, consigli, terapie che avessero a cuore l’anima delle persone e che ponessero la questione virale dal punto di vista “spirituale”. Parola desueta, intrusa, se non estinta nel nostro lessico quotidiano. Eppure mai come in questo caso necessaria perché laddove tornano in gioco la vita e la morte, la vecchiaia e la malattia, la solitudine e la solidarietà, torna l’urgenza di una preparazione spirituale agli eventi e alla nostra vita. E invece, il massimo ambito interiore lambito in questi giorni è materia di psicologi, psicanalisti e psichiatri. Viene medicalizzata pure la coscienza, ospedalizzata anche l’anima.
È forse la prima volta che davanti al contagio appare del tutto assente la Chiesa e irrilevante la religione; in ogni evenienza tragica del passato la religione cristiana è sempre stata il rifugio, il conforto, l’invocazione e perfino l’esorcismo per fronteggiare il male o disporsi al rischio mortale. Questa volta è come se si fosse ritirata dal mondo per non contribuire a spargere il virus, come se avesse chiuso i battenti per ragioni di profilassi medica e precauzione sanitaria. L’unico messaggio che giunge dalla Chiesa è infatti non celebrare messa, allinearsi alle disposizioni governative, chiudere le chiese per responsabilità civile e umanitaria; la sua unica funzione comunitaria è quella di non accrescere i rischi di contaminazione. E dunque arretrare, auto-sospendersi, tacere, inviare solo sommessi messaggi televisivi. Intendiamoci, nessuno pensa che i sacerdoti debbano sostituire i medici e affidarsi alle preghiere sia meglio che affidarsi alle strutture sanitarie. Ma non c’è mai stata un’assenza così totale del riferimento religioso davanti all’emergenza del contagio. La Chiesa aveva sempre svolto un ruolo primario in questi frangenti; e proprio la Chiesa come “ospedale da campo” e “soccorso umanitario” è totalmente chiusa in se stessa e inerte.
Ma la dieta spirituale a cui facevo riferimento non è solo di natura religiosa e confessionale; certo, non può eludere il ruolo della fede, della preghiera e della liturgia ma spirituale allude a una visione della vita, a un rapporto tra i fatti e la nostra interiorità, la relazione tra anima e corpo, il senso della vita e della morte. Come si può rispondere sul piano spirituale a questa situazione? Provo a soffermarmi in particolare su tre ambiti, tre livelli spirituali di risposta.
Il primo è non lasciarsi assorbire dal contagio, non vivere dentro il suo incubo, non ridursi al rango di degenti, sottrarsi al talk-show permanente e ossessivo intorno al virus. È il messaggio accorato, e assai frainteso, che cercai di dare la scorsa settimana: non uno stupido fregarsene delle precauzioni e della profilassi sottovalutando il pericolo ma rispettiamo quelle norme e quei divieti, però poi non viviamo dentro questo Virality show, non facciamolo diventare il pensiero dominante, come ci inducono a fare i media. Pensare ad altro, vivere d’altro. Parliamo d’altro per favore, e non sembri assurdo che lo sostenga in un articolo dedicato proprio a quel tema; personalmente sto provando a leggere, pensare, scrivere altro che non sia sempre e solo il discorso sul virus. È la prima forma di reazione spirituale: non finire dentro l’ossessione del virus, non fare il suo gioco, alzare lo sguardo, dedicare la propria mente e la propria attenzione ad altri ambiti, compatibili con la situazione e i limiti sanitari imposti.
La seconda risposta spirituale è riattivare quelle energie e quei mondi che abbiamo atrofizzato nell’indaffarato scorrere dei giorni. Se non vuoi vivere agli arresti domiciliari del presente hai la possibilità di aprirti ad altri mondi che sono il passato, il futuro, l’eterno, il favoloso. Riprendere a fare i conti con la memoria, la storia e i suoi eventi, le aspettative e i progetti, il senso delle cose che durano. Lo descrivevo nel mio libro Dispera bene ma non pensavo che quell’esortazione e consolazione dovesse diventare d’un tratto così urgente e necessaria. Mi riferivo alle macchine del tempo che ci permettono di evadere dalla prigione del presente e tra queste, oltre le arti, i miti, i pensieri, la musica e i ricordi, mi riferivo alla preghiera, al di là della pratica confessionale, come un esercizio di attenzione, concentrazione e collegamento con energie spirituali superiori; restituisce un disegno compiuto alla vita. Riprendiamo il filo d’oro dell’amore come nostalgia e lontananza, pathos della distanza. Riempiamo gli spazi vuoti a cui ci costringe l’inerzia forzata di questi giorni, per non finire preda della psicosi o della paranoia per la segregazione prolungata.
Il terzo livello più delicato riguarda il nostro rapporto con la vita e con la morte. Lo eludiamo da tempo, non guardiamo più in faccia la morte; e invece occasioni come questa ci ricordano che il nostro problema non è la solita fragilità psicologica, come si ripete ogni giorno, ma è accettare il nostro limite e la nostra finitudine, prevedere l’appuntamento senza scampo. Dobbiamo rielaborare il rapporto con la morte, riuscire a concepire la nostra scomparsa, sforzarsi di pensare che il mondo non cominciò con noi e non finirà con noi, l’essere sopravanza l’esistere. Acquistare dalla disperazione una fiducia ulteriore che è amor fati e abbandono fiducioso alla sorte, dopo aver fatto tutto quel che potevamo per disporla verso il meglio.
Non sono rimedi, tantomeno soluzioni, ma piccole ed enormi svolte per guardare la realtà con altri occhi. E chi le indica non ha raggiunto la saggezza, tantomeno la sapienza, ma è ancora immerso con voi nelle contraddizioni, paure e insofferenze per quanto accade. Però è necessario rianimare la propria vita spirituale per rispondere alla situazione, senza esserne succubi o spenti dalla noia e dal terrore. Cominciate provando a pronunciare la parola spirituale…
MV, La Verità 10 marzo 2020
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Ivashov: i russi conoscono l’antidoto al COVID-19?
Segnalazione di Giacomo Bergamaschi
QUINTA COLONNA
di Francy Rossini (Mosca)
Ivashov Leonid Grigorievich (nato nel 1943) – personaggio militare, pubblico e politico russo. Colonnello generale. Nel 1996 – 2001 Capo della direzione principale della cooperazione militare internazionale del Ministero della difesa. Dottore in scienze storiche, professore. Presidente dell’Accademia dei problemi geopolitici. Membro permanente del club Izborsk. Si è laureato presso la scuola di comando di armi combinate superiori di Tashkent nel 1964, l’Accademia militare. MV Frunze nel 1974. Ha prestato servizio nelle truppe in varie posizioni fino al vice comandante di un reggimento di fucili a motore. Dal 1976 ha prestato servizio nell’apparato centrale del Ministero della Difesa dell’URSS, è stato assistente del Ministro della difesa dell’URSS Maresciallo D. Ustinov. Dal 1987 dirige l’Ufficio del Ministro della Difesa; 1992-1996 – Segretario del Consiglio dei Ministri della Difesa della CSI; Nell’agosto 1999, è stato approvato come capo dello staff per il coordinamento della cooperazione militare tra gli stati membri della CSI. Nel luglio 2001, è stato sollevato dal suo posto di capo della direzione principale della cooperazione militare internazionale e messo a disposizione del ministro della difesa. Ivashov è stato decorato con l’Ordine al merito della patria (Beneficio, Onore, Gloria riprende il motto dell’ordine imperiale di San Vladimir). Per quanto sia un militare di scuola sovietica il Generale Ivashov è anticomunista, essendo già stato Presidente dell’Unione del Popolo russo che si ispira alla visione spirituale e sociale di Alexander Solzenicyn. Il momento di massima popolarità di Ivashov si ebbe nel ’99; fu lui, nei giorni dei bombardamenti NATO contro la Serbia, a guidare l’operazione Pristina e i soldati russi affrontarono le truppe britanniche; si ricorderà che poco prima, l’allora Premier Primakov si rifiutò di recarsi a Washington annullando la visita ufficiale prevista. Continua a leggere












