La bordata di Tremonti: “Il Mes è un raggiro. Conte come Tsipras, ventriloquo della Troika”

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Pavia, 22 mar – Tra una metafora e un riferimento storico, tra una barzelletta sovietica e un aneddoto sulle sue passate avventure a Bruxelles, Giulio Tremonti non risparmia a Giuseppe Conte più di una bordata. Intervistato per La Veritàda Martino Cervo, l’ex ministro dell’Economia ci spiega un po’ quella “strana” fissazione del nostro presidente del Consiglio per il Mes, definito senza mezzi termini da Tremonti una “partita di raggiro”. Perché allora Conte, spalleggiato da Gualtieri e Gentiloni, insiste così tanto per attivare il Meccanismo, nonostante le seppur tardive rassicurazioni della Lagarde? 

Come funziona il Mes

Per spiegare il funzionamento del Mes, Giulio Tremonti parte con una breve digressione sugli eurobond, sua vecchia proposta (tornata d’attualità in questi giorni): “La proposta degli eurobond era per creare debito veramente europeo, non debito nazionale controllato dall’Europa. Ora sento sigle dalla sinistra semantica sanitaria. Il punto è: chi emette i titoli per cui si inventa varia nomenclatura? L’ambiguità sprigionata dal detto-non-detto suggerisce l’uso bizantino della formula “quasi”: quasi eurobond. Oggi come oggi i nuovi titoli non può emetterli a statuto vigente la Banca europea degli investimenti. Per statuto va esclusa la Bce, in teoria potrebbe farlo la Commissione, ma in realtà in questo senso c’è solo un precedente, remoto e marginale. Ecco che arriviamo al Mes. La situazione oggi è questa: devi capitalizzarlo per attivarlo, e per capitalizzarlo devi sottoscrivere nel nostro caso circa 100 miliardi. Ovviamente facendo altro debito”. 

Perché ricorrere al Mes quando c’è il “bazooka” Bce?

A questo punto Cervo chiede giustamente a Tremonti che senso ha mettere soldi nel Mes per poi farseli restituire, quando la Bce si è impegnata di fatto a garantire i titoli di tutti. “Assumendo che il Mes cubi 700 miliardi, e che all’Italia venga data solo la sua quota di competenza, nel dare e nell’avere mettere 100 vorrebbe dire avere solo qualcosa in più in termini finanziari”, spiega l’ex ministro. “Ma pagando un altissimo prezzo politico. Sarebbe una partita di giro, anzi in realtà è una partita di raggiro“. Per Tremonti è impossibile aderire al Mes “evitando le condizionalità” come va raccontando in giro Conte: “L’ingresso del veicolo in Italia presuppone comunque fortissime condizionalità. Può essere che la partenza sia soft, ma l’evoluzione sarà hard. Anche perché c’è un punto che tutti hanno ignorato: il ministro tedesco deve riferire al Bundestag ogni minimo elemento dell’attività del Mes. Non solo: c’è la Corte di Karlsruhe, essendo materia costituzionale. Noi abbiamo costituzionalizzato l’Ue, la Germania l’ha germanizzata. Possono dire quello che vogliono, ma la disciplina del Mes spinge verso una direzione diversa da quella che ci viene raccontata”.

Insomma l’adesione al Mes andrebbe chiaramente contro l’interesse dell’Italia. Perché allora questa fissazione di Conte? Per spiegarlo Tremonti cita Weimar e la recente crisi greca. “Crollo finanziario, crisi politica, progressivo distacco dal Parlamento. Non vedo grandi differenze (con Weimar, ndr). Nei palazzi e dintorni c’è in giro troppa gente che pensa di utilizzare il programma Mes per restare al governo come ha fatto Tsipras, il ventriloquo della Troika”.

Come si spiega l’”attivismo” di Conte?

Insomma, seppur con i consueti toni garbati, l’ex ministro dell’Economia dei governi Berlusconi ci sta dicendo che “Giuseppi” sta architettando una sorta di golpe bianco per rimanere in carica con il placet della Troika, in un’Italia di fatto commissariata. E questo spiegherebbe anche il recente distacco del Parlamento e alcuni aspetti della gestione dell’emergenza coronavirus: “Considerando quello che sta succedendo, e prevedendo quello che succederà a livello sociale nel Paese”, spiega Tremonti, “il problema non sarà avere la fiducia dei mercati ma avere un governo che abbia la fiducia del popolo. Non tanto adesso, ma quando ci sarà la vera crisi economica in tutte le sue manifestazioni (posti di lavoro persi, aziende chiuse, disordini, mali tipici di queste fasi). Ripeto: quella del Mes è una partita di raggiro, dato che la cifra economica è marginale, mentre quella politica è enorme. La chiamata dello straniero è un film che gli italiani hanno già visto nel 2011, effetti disastrosi compresi”.

Soluzione locale e non globale

E quindi che fare? Per Tremonti la soluzione è locale e non globale. “Io penso che l’uscita di sicurezza non sia sul globale, ma anche e soprattutto sul locale. L’introduzione alla nuova edizione del mio ultimo libro, Le tre profezie inizia con questo motto primitivo: “Fermati ed aspetta che la tua anima ti raggiunga”. La soluzione a cui dobbiamo cominciare a pensare non sarà dal lato globale ma dal lato locale. Non dai valori mobiliari ma dai valori morali, quando saranno finalmente in disarmo i pusher finanziari. Più orizzontale che verticale. Le faccio un esempio certo non sufficiente: nel 2005 ho inventato il 5 per mille come strumento per attivare la solidarietà indirizzata alla ricerca scientifica e al volontariato. Tutto questo è il modello di società verso cui si può e si deve andare”.

Davide Di Stefano

Da https://www.ilprimatonazionale.it/politica/tremonti-mes-raggiro-conte-tsipras-ventriloquo-troika-150530/

La Corte costituzionale tedesca deciderà il futuro di euro e UE il 5 maggio

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di Antonio Di Siena

La notizia sta passando sotto silenzio praticamente in tutta Europa (specialmente in Italia) per questo parlarne è di fondamentale importanza.

Il 5 maggio la Corte Costituzionale tedesca si pronuncerà definitivamente sulla compatibilità del quantitative easing dell’era Mario Draghi con i principi fondamentali dello stato tedesco.

Una sentenza già prevista per il 24 marzo e rinviata (con molte resistenze) solo a causa dell’emergenza coronavirus a cui i tedeschi tengono molto e che potrebbe decidere una volta per tutte le sorti dell’UE e quindi dell’Italia.

La Corte di Karlsruhe non è nuova a gudizi di questo tipo, già nel 2013 infatti aveva sottoposto a vaglio il programma OMT (Outright monetary transactions), il famoso “scudo antispread” ipotizzato (e mai utilizzato) dalla BCE, che prevedeva acquisto illimitato di titoli di Paesi membri con spread fuori controllo.

Un giudizio che fu promosso dai falchi della CDU e doveva sostanzialmente occuparsi di accertare se: 1) la BCE stesse travalicando le sue funzioni (garanzia della stabilità dei prezzi); 2) se il meccanismo OMT fosse un modo fraudolento di aggirare il divieto di finanziamento degli Stati membri.

Dopo un lungo conflitto di competenze, nel 2016, la Corte dichiarò legittimo lo scudo antispread a patto che la BCE si attenesse scrupolosamente al rispetto di limiti di utilizzo molto stringenti. Fra questi il principale era che il loro volume dovesse essere estremamente limitato e preordinato.

Ora il problema è che alla luce di questo un QE da 750 mld rischia di far saltare il banco.

Sia per l’importo complessivo dell’operazione, sia perché un piano di acquisti forzati e cadenzati nel tempo determinerà per forza di cose un ulteriore scostamento dalle quote imposte dal capital key, in un contesto già fortemente sbilanciato in favore dei Paesi meno “virtuosi”.

Detto in altre parole si rischia che in pochissimo tempo non ci siano più bund tedeschi da comprare. Quindi per poter efficacemente attuare questo nuovo gigantesco QE la BCE dovrebbe necessarimente cambiare le regole, in modo da poter procedere ad acquisti massicci di titoli degli Stati con debiti più alti (Spagna e Italia in primis).

Ma questo inevitabilmente non solo violerebbe quei paletti posti dalla giurisprudenza di Karlsruhe in tema di OMT, ma farebbe al contempo aumentare la percezione di un QE esclusivo strumento di sostegno ai PIIGS.

Come è evidente quindi la questione è tutt’altro che una bazzecola.

Perché in uno scenario in cui per salvare l’Europa l’unica strada realmente percorribile è quella di una Germania che accetta politicamente (e pacificamente) di modificare ancora una volta le capital key (o magari di rinunciarvi definitivamente), i tedeschi stanno facendo l’esatto contrario.

Con la scusa che la questione dei limiti del mandato della Bce è orma diventata troppo centrale nella giurisprudenza costituzionale infatti, i tedeschi stanno di fatto demandando la decisone su QE e capital key al loro potere giurisdizionale. E il ricambio di organico in seno alla Corte di Karlsruhe lascia ipotizzare che insieme ad esso stia avvenendo un contestuale cambio di orientamento rispetto al passato.

Se così fosse o il piano Lagarde finirebbe vincolato agli stessi limiti posti a suo tempo per il piano OMT diversamente Berlino si chiamerebbe fuori.

Per questo affermare che il nuovo QE rischia di saltare per davvero non è un’assurdità.

In questo quadro quindi assume tutta un’altra logica e coerenza la notizia trapelata stanotte (e non ancora smentita) di Conte che avrebbe chiesto l’attivazione del MES.

Detto in parole più semplici.

Non ha nessun senso chiedere il MES se la BCE ha realmente cambiato orientamento di politica monetaria ed è pronta a creare dal nulla 750 mld di €. Se lo si fa evidentemente questo cambio di paradigma non è avvenuto.

Con tutta evidenza quindi, e consci dell’imminente decisione della giurisprudenza tedesca, alla BCE non hanno fatto altro che orchestrare un grande bluff (resta solo da capire se con o senza la complicità del Governo italiano).

In ogni caso fra un mese in mezzo il piano salva Europa potrebbe saltare per aria. E qualcuno rischia di restare col cerino in mano e la Troika in casa. Indovinate chi è.

FONTE: lantidiplomatico.it
LINK: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_corte_costituzionale_tedesca_decider_il_futuro_di_euro_e_ue_il_5_maggio/29278_33706/

Da https://comedonchisciotte.org/la-corte-costituzionale-tedesca-decidera-il-futuro-di-euro-e-ue-il-5-maggio/

Mentre il mondo si blinda i nostri porti restano “aperti”

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Mentre il mondo si blinda i nostri porti restano “aperti”

150 immigrati sbarcati nell’ultima settimana, più di 600 dall’inizio del contagio e questo anche se tutto il Nordafrica è ormai in emergenza: un altro motivo per “ringraziare” Conte

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L’emergenza coronavirus ha fatto passare in secondo piano la “questione immigrati” o, meglio, ne ha fatto emergere alcuni aspetti tenuti però nascosti dai media. Ormai la pandemia è diffusa anche nell’Africa del Nord, per cui tutti i Paesi dell’area hanno dichiarato lo stato di emergenza, dall’Egitto alla Libia, dalla Tunisia all’Algeria al Marocco.

Però è l’Europa il centro del contagio per cui neppure i disperati sono così convinti di voler venire qui e il business delle Ong si fa per la prima volta pericoloso, al punto che le “eroiche navi salva profughi” si stanno chiamando fuori dal teatro di operazioni.

Se le Ong rallentano, però, il governo italiano, al contrario apre sempre di più i porti; mentre Malta ha chiuso drasticamente e la Grecia ha persino aperto il fuoco contro chi cercava di entrare. Così, incredibilmente, da noi gli sbarchi continuano (150 solo nell’ultima settimana a Lampedusa) più di 600 dall’inizio dell’emergenza coronavirus.
Ed è ormai emergenza sanitaria al punto che anche il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, sempre disponibile all’accoglienza ha disposto la messa in quarantena degli sbarcati, chiedendo al ministro Lamorgese un protocollo per il loro immediato trasferimento sulla terraferma data la totale mancanza di misure preventive a salvaguardia della popolazione.

Queste follie avvengono solo in Italia mentre tutta l’Europa chiude le frontiere, i Paesi sospendono l’accordo di Schengen sulla libera circolazione delle persone e il presidente del Friuli Venezia Giulia invoca la presenza dell’Esercito al confine con la Slovenia per non permettere ingressi illegali sul territorio nazionale.

Possibile che la chiusura dei confini, anche solo come misura precauzionale, sia adottata da tutti tranne che da questo scellerato governo? Pur essendo ancora formalmente in vigore (non sono stati né abolite né modificate) le norme dei “decreti sicurezza” volute da Salvini? Norme che per prima l’attuale ministro Lamorgese non fa applicare, giustificando di conseguenza tutti quelli che violano la Legge: scafisti, trafficanti, mafiosi e speculatori compresi.

L’emergenza coronavirus ha demolito tanti luoghi comuni, a partire da quello che era “impossibile” controllare le frontiere europee che “indietro da Schengen” non si può tornare. Infatti, tutti: Austria, Francia, Spagna per prime; poi anche Germania e tutti i Paesi dell’Est ora hanno blindato i confini.

E l’Italia quali misure ha assunto nei confronti di chi arriva illegalmente dalla Libia? Nessuna. Silenzio dal ministero degli Interni che, però, sta preparando una spiacevole sorpresina per i sindaci.

Infatti, adesso che si sono cominciati a registrare i primi casi di contagio nei centri di accoglienza in Lombardia e che altri centri sono in fermento; la ministro si prepara a “sparpagliare” gli 85 mila immigrati attualmente ospitati (a spese nostre)… nei piccoli comuni. Immigrati che non accettano facilmente le misure di quarantena imposte agli italiani e sono regolarmente a passeggio per le vie delle città (si vedano Milano, Brescia e Bergamo). Già è difficile controllarli nelle strutture organizzate, figuriamoci se sparsi per i piccoli comuni.

Anche sulla reale “necessità”, sempre sbandierata da sindacati e grandi imprenditori, di avere questa massa di immigrati per attingere a manodopera a basso costo, bisognerà ricredersi. Con l’economia paralizzata e la crisi mondiale che incombe sono destinati a rimanere, come era prevedibile, solo un peso sociale e un fardello economico.
Ma i nostri porti rimangono aperti… parola di Conte e Lamorgese.

Da https://www.orwell.live/2020/03/21/mentre-il-mondo-si-blinda-i-nostri-porti-restano-aperti/

CORONAVIRUS, LA NUOVA PIAGA DELL’OCCIDENTE

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Coronavirus, perché i politici occidentali non hanno agito rapidamente?

Quasi tutti i paesi occidentali sono bloccati a causa della pandemia da Coronavirus e sui media e i social in molti si chiedono come mai sia potuto accadere tutto questo.

Un paragone che si fa è quello della nave in navigazione. Se un capitano, e i suoi ufficiali, hanno informazioni meteo aggiornate e competenze tecnico-professionali adeguate, nessuno si aspetta che la nave colpisca un iceberg.

Perché, invece, la classe politica dei paesi occidentali si è lasciata colpire dall’iceberg?

In generale si potrebbe dire che non hanno prestato la necessaria attenzione a ciò che stava accadendo in Cina. 

Coloro il cui compito è di stare attenti a ciò che accade nel mondo ci hanno veramente deluso e, sottovalutando tutto, non hanno permesso di bloccare, o almeno fortemente limitare, una crisi che avrebbe potuto essere evitata.

Naturalmente hanno disorientato anche le false, o almeno incomplete, informazioni arrivate dal regime comunista cinese. 

Ma andiamo ad analizzare la cronologia dei fatti per capire qualcosa. 

Oramai è noto che il primo caso di Coronavirus (o Covid-19 che dir si voglia) si è verificato in Cina il 17 novembre 2019. Il numero di casi è poi cresciuto a dicembre, e la maggior parte dei casi iniziali si è verificata intorno al mercato del pesce di Huanan (non è noto se per cause naturali o per sperimentazioni militari o altro).

A livello internazionale la notizia che Wuhan era stata colpita da un nuovo virus era arrivata alla fine di dicembre, inizio gennaio. Solo il 31 dicembre, colpevolmente, i cinesi hanno informato l’Organizzazione mondiale della sanità in merito a nuovi casi di polmonite di eziologia sconosciuta.

Il ritardo del regime comunista cinese nel segnalare ciò che stava accadendo a Wuhan non ha aiutato assolutamente gli altri paesi di agire rapidamente.

Con la coscienza sporca, solo l’11 e il 12 gennaio le autorità cinesi hanno condiviso la sequenza genetica del virus con i vari paesi del mondo per sviluppare dei kit diagnostici specifici. 

Entro il 21 gennaio erano già 440 i decessi confermati in Cina e il giorno dopo, il 22 gennaio si contavano già sette casi di coronavirus confermati fuori dalla Cina (viaggiatori arrivati da Wuhan).

Questo avrebbe dovuto far suonare un campanello d’allarme nelle capitali occidentali, specialmente perché si avvicinava il capodanno cinese del 25 gennaio, visto che molti lavoratori cinesi, residenti in Occidente, sarebbero tornati a casa per festeggiare e, al loro rientro in Europa, avrebbero potuto portare il virus sia in Europa che in Nord America, come in effetti è accaduto.

Ma i leader occidentali che cosa hanno fatto? Solo due iniziative, entrambe altamente contestabili.

La più inutile delle due è stata la misurazione della temperatura dei passeggeri arrivati negli aeroporti da luoghi considerati a rischio. Questa misura, infatti, al limite ha permesso di identificare solo le persone che avevano la febbre ma sappiamo come la gran parte della gente sviluppa il coronavirus senza sintomi. Inoltre, se qualcuno era stato infettato due-tre giorni prima del viaggio aereo, è arrivato in Occidente senza alcun sintomo.

Nessuno ha pensato di applicare una misura, drastica ma efficace, che risale alla Repubblica Serenissima di Venezia.

Tra il 1347 e il 1359 la Peste nera sterminò circa il 30% della popolazione dell’Europa e dell’Asia. Venezia fu la prima ad emanare provvedimenti per arginare la diffusione della peste. Già nel 1347, nel primo anno di epidemia, prima di entrare nella laguna della Repubblica Serenissima le navi e le persone che arrivavano dovevano sottoporsi ad un isolamento di 40 giorni (da qui l’origine della parola “quarantena”, che è una parola veneziana, in italiano si diceva “quarantina”), numero legato, probabilmente, ai giorni trascorsi da Gesù nel deserto, giorni all’origine, nella liturgia cattolica, del tempo di Quaresima.

Da quel momento il termine di 40 giorni è passato alla storia come periodo da dover superare per ritrovare la salute.

Perché questo isolamento precauzionale non è stato fatto nei paesi occidentali?

Il 31 gennaio 2020 a Roma sono stati riscontrati i primi due casi di coronavirus in Italia. Indovinate un po’ su quali persone? Due cittadini cinesi.

Le autorità allora cosa hanno fatto? Hanno posto in quarantena tutti coloro che arrivavano dalla Cina? 

Bloccando i voli diretti dalla Cina hanno permesso l’arrivo di tanti dal paese asiatico attraverso gli scali in altre nazioni (contribuendo così, sicuramente, alla diffusione, soprattutto da parte degli asintomatici, del coronavirus sulla penisola) e, non contenti, anche alcuni giorni dopo scorrazzavano in locali gestiti da cinesi dicendo: “non c’è alcun problema”.

Adesso, come sappiamo, l’Italia è diventata l’hotspot di coronavirus numero uno al mondo, con migliaia di morti, con 60 milioni di persone in quarantena e una economia praticamente distrutta, rasa al suolo.

Non sarebbe stato meglio chiudere le frontiere per tempo, totalmente, come ha fatto per esempio la Russia di Putin, e mettere tutti i viaggiatori arrivati in Italia in quarantena?

Di cosa si occupavano in Italia il 13 febbraio, un giorno dopo che le Nazioni Unite avevano attivato il proprio team di gestione delle crisi per far fronte a un rapido aumento del problema coronavirus, i giornali? 

Di Salvini. Non ci credete? La Repubblica: “C’è un giudice per Salvini”. Il Corriere della Sera: “Processo per Salvini, vince il sì”. Mentre Il Fatto Quotidiano titolava: “È il nuovo salva ladri”.

In quel periodo in Italia le “priorità numero uno” erano l’antisemitismo, il razzismo, l’accoglienza dei migranti…

In Italia, nei primi venti giorni di febbraio, quasi nessuno nella classe politica si è dimostrato interessato al Coronavirus, nonostante la pubblicazione sulla principale rivista medica “The Lancet” del 24 gennaio di un rapporto intitolato “Un nuovo scoppio di coronavirus di interesse globale”.

Il coronavirus, purtroppo, è stato preso in considerazione solo quando è stato troppo tardi, il 21 febbraio, dopo l’emergere del focolaio di Codogno.

Invece di sonnecchiare o guardare altrove, se coloro il cui compito è quello di proteggerci avessero agito rapidamente, al momento giusto, probabilmente ci saremmo risparmiati tutti le misure draconiane che sono state prese con ritardo e che stiamo vivendo.

Se si fosse agito per tempo, mettendo in quarantena tutti coloro che entravano in Italia dai “punti di crisi”, probabilmente il contagio da coronavirus sarebbe stato molto più limitato.

Tralasciando l’aspetto sanitario, i costi per le economie dei paesi occidentali, Italia in particolare, sono incalcolabili. Intere industrie e attività imprenditoriali medio-piccole rischiano la chiusura definitiva. Già oggi molte persone si trovano senza mezzi di sussistenza reali. E non si vede una luce in fondo al tunnel, nonostante la stupidità crescente, dovuta alla mancanza di fede cattolica, che molti alimentano attraverso flash mob dai balconi, canti e idiozie simili. Solo Dio può salvarci da una pandemia e, soprattutto, da un post pandemia. È tempo di una preghiera intensa, non delle varie manifestazioni dell’ateismo contemporaneo (canti, balli, inni, film sulle pareti delle case e simili…).

Due ultime curiosità. 

La dottoressa Jennifer Roback Morse, presidente del Ruth Institute americano, come peraltro ha fatto il Presidente brasiliano Bolsonaro, ha dichiarato che “l’invecchiamento della popolazione italiana è un fattore nella diffusione di una malattia a cui gli anziani sono particolarmente sensibili”. Secondo la Morse il problema demografico italiano, la caduta della fertilità, è lo sfondo della crisi sanitaria da coronavirus. “Il tasso di fertilità in Italia è ora di 1,33 figli per donna, molto al di sotto del livello di sostituzione di 2,1”, ha spiegato Morse. Di conseguenza, l’Italia ha una popolazione in rapido invecchiamento. Quasi un quarto, il 23% della popolazione italiana, ha ora più di 65 anni. Nel 2019, l’età media era di 46,3 anni, si prevede che salga a 51,4 anni entro il 2050. Secondo la Morse “l’Italia dovrebbe (e avrebbe dovuto) promuovere la procreazione. La Russia ha una Giornata nazionale del concepimento per affrontare la crisi della fertilità. L’Ungheria ha recentemente introdotto incentivi alla nascita. Invece di cercare di coinvolgere più donne nella forza lavoro o di ammettere più migranti – entrambe soluzioni a breve termine, nella migliore delle ipotesi – l’Italia dovrebbe incoraggiare le famiglie italiane ad avere più figli. Una nazione senza figli non ha futuro. Dobbiamo fare tutto il possibile per limitare la diffusione della malattia ma dobbiamo anche comprendere il ruolo dei dati demografici nel creare il tipo di popolazione soggetta al coronavirus e ad altre pandemie”.

La seconda curiosità riguarda l’ “Andrà tutto bene”, lo slogan che caratterizza la risposta sociale (ipocrita e irreale) al coronavirus.

Si tratta di una frase adottata da quasi tutti come gesto di speranza (mentre in realtà, ripetiamo, l’unica speranza è Dio). La scrivono adulti e bambini ma in pochi sanno chi l’ha formulata: Nostro Signore Gesù Cristo. Lo ha ben spiegato il vescovo di Alghero monsignor Mauro Maria Morfino. La riferì Santa Giuliana di Norwich, una mistica vissuta nell’Inghilterra medioevale, tra il 1342 e il 1430. L’Europa ai tempi di Giuliana era devastata dalla guerra dei cento anni fra inglesi e francesi e c’era anche una terribile pestilenza. Santa Giuliana, che aveva il dono di parlare con Nostro Signore Gesù Cristo, ricevette da Lui, nel maggio 1373, queste parole: “All shall will be well”. Ma già San Paolo aveva chiarito bene la questione: “Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (Romani, 8,28).

 

MATTEO ORLANDO

Il mistero del virus

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Ma poi si è capito come è nato e chi lo ha propagato il coronavirus? Fatalità, errore, incoscienza, bestialità? Io non l’ho ancora capito, ho una serie di informazioni, anche troppe, ho un mucchio di sensazionali rivelazioni e una valanga di interpretazioni contrastanti ma alla fine non so niente di preciso. Nulla più di quanto sapessimo all’inizio. E non per curiosità, sete di conoscenza, per farne storia o solo per risalire a eventuali colpe di singoli o di gruppi, di istituzioni o di stati. Ma perché il miglior modo per evitare che si ripeta, è capire come nasce, da dove nasce e come si riproduce. E chi, cosa dobbiamo temere, oltre i contagi animali.

Non abbiamo ancora capito se i cinesi sono stati solo vittime o responsabili, se è un incidente in laboratorio o nella vita corrente, se è stato tardivo o tempestivo il loro reagire, fino a che punto risale il loro eventuale grado di colposità. E non si comprende se tutto è coperto da segreto militare, se ci sono cose che non si possono divulgare, guerre fredde sommerse. Non ci è ancora chiaro perché in Italia è esploso prima e più di ogni altro luogo d’Occidente con una mortalità che in percentuale ci rende tristemente primi al mondo. Perché abbiamo questo primato: sfiga, scarsità di strutture, colpe politiche, leggerezza, o che? Perché un morbo cinese attacca proprio l’Italia, c’è una spiegazione più razionale del fatto che Marco Polo fu il primo ad arrivare in Cina sette secoli fa? Né abbiamo capito come è meglio affrontarlo, se con metodo british-brexit, o con metodo latino-mediterraneo, barricandoci tra le calde pareti materne della casa. Non è possibile fare previsioni di durata e di estensione, c’è chi parla di giorni e chi di mesi per il coprifuoco, c’è chi dice che sarà infettata più della metà della popolazione e chi dà numeri ristretti ad alcune decine di migliaia.

Il picco, anche agli occhi di scienziati e virologi si sposta come un cursore impazzito, ogni giorno e a ogni notizia, e così le aspettative di contagio, il boom annunciato al sud e a Roma oppure no, resta inarrivabile il primato tragico della Lombardia. Il bla-bla intorno al covid-19 non dà più informazione, semmai più confusione e apprensione, i pareri degli esperti oscillano tra le ovvie ripetizioni dei mantra igienici di massa a previsioni diametralmente opposte; certo, tiene alto il livello d’allarme e sollecita comportamenti prudenti, un tempo si sarebbe detto “da timorati di Dio”. Solo chi è in prima linea, negli ospedali più assaltati, per esempio tra Bergamo e Brescia, non fa previsioni, ci racconta solo l’inferno dal vivo e a volte dal morto. Senza dire del mistero su come lascerà stremati l’Italia, l’Europa e il mondo; ma questo rientra già nelle incognite di ogni futuro.

Insomma, è strano: viviamo nella società globale dominata dalla scienza, dalla programmazione tecnologica, dall’informazione e dai social, dai business plane e dalla democrazia elettronica eppure navighiamo a fari spenti nella notte, è incomprensibile quel che è accaduto, perché è accaduto, che trafila segue il contagio, se non i misteriosi capricci del caso. Ed è incomprensibile e incontrollabile quel che accade e come rimediare, oltre la profilassi certa, antica e puerile, come lavarsi le mani o isolarsi tutti da tutti, in casa o nei confini.

Tutto è avvolto nel Mistero. Esattamente come davanti alla peste e al colera dei secoli scorsi, esattamente come i terrori dell’Anno Mille, e di qualche altra annunciata fine del mondo. Di fronte al Mistero, alla Paura e alla Restrizione, pur vivendo in una società sofisticata reagiamo come bambini, anzi veniamo incoraggiati a comportarci come bambini: cantiamo la canzone dal balcone, sventoliamo la bandiera, facciamo il meritato applauso al personale sanitario. Battiam battiam le mani evviva il Direttor. O ci mandiamo video, vignette e battute per giocare col Mostro, per esorcizzare il Mammone.

Certo ogni tanto ti arriva il video di Quello-che-ha-Capito-Tutto, quello che sa ciò che tutti gli altri ignorano, o che dice la Verità perché lui è libero, non è pagato da nessuno, non dipende da una struttura sanitaria, da un potere, dalla stampa. Quindi può sparare profezie (o chiamatele in altro modo) all’impazzata. Lui sa, lui ha intuìto, e te lo spiega. E di solito niente è come appare. In tanti abbiamo fame di ascoltare favole, qualcuno anche di narrarle.

La realtà è che brancoliamo nel Mistero né più né meno che nell’antichità. Non sappiamo nulla più di quanto sapessero i nostri antenati, quelli che si rivolgevano ai santi e alle madonne, o peggio agli stregoni e alle megere, per proteggersi dal male. A quelli che compivano riti per scacciare il male. Lo facciamo anche noi, per esempio, col rito scaramantico Tutto andrà bene. Ma sì, facciamo tutto quel che serve a farci stare meglio, anche il corno e il ferro di cavallo.

Ma non eravamo una società ad alta tecnologia che derideva il ricorso alla religione e al fato, che programmava tutto e si affidava solo alla scienza e al calcolo? Stiamo da un mese a litigare sulle mascherine, il tampone e l’amuchina; ammazza l’industrializzazione, la velocizzazione, la stampante 3d, il mercato… Di fronte al pericolo torniamo nelle caverne. Siamo primitivi in case accessoriate, aborigeni con lo smartphone. Siamo iper-dotati sul piano sanitario e iper-cablati ma disarmati quando passiamo a chiederci perché accade, come rispondere, in che modo evitare, arginare. Vince il caso, più la strana sensazione di vivere nella trama di un fanta-romanzo. Vediamo tutto quel che succede nel mondo in diretta a casa nostra, ma non abbiamo il senso degli avvenimenti esattamente come cento, mille, diecimila anni fa. Mistero batte Progresso e noi dentro un film da incubo.

MV, La Verità 18 marzo 2020

Da

Il mistero del virus

Coronavirus, Giuseppe Conte conferma: “Inevitabile la proroga del blocco totale”. La fine? Data da destinarsi

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In un giorno, 475 vittime. Il coronavirus in Italia non ne aveva mai fatte tante in 24 ore. E nemmeno in Cina. Certo, la curva dei contagi cresce in termini percentuali sempre meno. Ma lo scenario è catastrofico. Siamo nel bel mezzo della guerra. Ed in questo contesto, raccolte dal Corriere della Sera, ecco le parole di Giuseppe Conte. Il premier che conferma ciò che davamo ormai per scontato da giorni: il blocco totale durerà ben oltre il tre aprile. Ma non solo: probabili nuove misure ancor più stringenti e la chiusura di tutte le aziende che non sono reputate “strategiche”.

“Abbiamo evitato il collasso del sistema, le misure restrittive stanno funzionando, ed è ovvio che quando raggiungeremo un picco e il contagio comincerà a decrescere, almeno in percentuale, speriamo fra qualche giorno, non potremo tornare subito alla vita di prima – premette il presidente del Consiglio -. Al momento non è ragionevole dire di più, ma è chiaro che i provvedimenti che abbiamo preso, sia quello che ha chiuso molto delle attività aziendali e individuali del Paese, sia quello che riguarda la scuola, non potranno che essere prorogati alla scadenza”, conferma.

E ancora. “Bisogna usare il buonsenso e agire tutti con la massima consapevolezza, le sanzioni penali per chi trasgredisce ci sono e verranno applicate in modo severo e sono d’accordo con quei sindaci che hanno chiuso anche le ville e i parchi, una cosa è fare attività sportiva un’altra è trasformare i luoghi pubblici in punti di assembramento, cosa inammissibile. Al momento non sono previste altre misure restrittive di largo respiro, ma se non saranno rispettati i divieti dovremo agire”.

Per quel che riguarda le chiusure aziendali, l’ipotesi sul tavolo propone di considerare “strategiche” tutte quelle quotate a Piazza Affari, comprese banche e istituti finanziari: “Stiamo studiando il provvedimento, di sicuro non consentiremo a nessuno di approfittare di un momento di debolezza del nostro Paese”, risponde Conte assicurando che anche in questo settore l’esecutivo è pronto a prendere misure estreme. Ma oltre alle parole, per difendere un sistema economico già ampiamente moribondo, servono i fatti.

Da

https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/21369190/coronavirus_giuseppe_conte_inevitabile_proroga_chiusure_aziende_scuola_casa.html

L’ITALIA NON HA BISOGNO DEL MES – Alberto Bagnai –

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Emergenza coronavirus: conferenza stampa di Matteo Salvini ed Alberto Bagnai che si è tenuta a Roma mercoledì 18 marzo 2020 alle ore 15:45. L’intervento del Presidente della Commissione Finanze del Senato, spiega in modo limpido perché l’Italia non ha bisogno del MES.

Nonostante le borse di tutto il mondo crollino, e sorvolando sugli interventi a gamba tesa della sig.ra Lagarde, l’Italia non è in bancarotta. L’allarme dei mercati deriva da una richiesta, pensata male e comunicata peggio, di accedere ai fondi del MES. Cos’è il MES e perché anche solo menzionarlo è da irresponsabili in un contesto turbolento che deriva da un’emergenza sanitaria?

Il Governo deve dare una spiegazione alle Camere che rappresentano i cittadini.

 

Da

L’ITALIA NON HA BISOGNO DEL MES – Alberto Bagnai – #Byoblu24

Coronavirus, gli immigrati se ne fregano anche a Bergamo. Tutti ammassati in stazione

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Bergamo, 18 mar – Quasi 4000 contagiati a Bergamo, 1 ogni 279 abitanti (ma sono le incomplete stime ufficiali). Esauriti gli 80 posti in terapia intensiva all’ospedale Papa Giovanni XXIII. Centinaia e centinaia di morti, bare ammassate nelle Chiese – le camere ardenti sono piene da giorni – una fila di carri funebri fuori dal cimitero. L’economia di una delle province più produttive del Nord in ginocchio, la popolazione confinata nelle proprie abitazioni in attesa che qualcosa migliori.

Ma per qualcuno questi dati non significano nulla, non esiste alcun allarme, non esistono restrizioni e multe – non esistono nemmeno tutori dell’ordine pronti a sanzionare e denunciare. Parliamo ovviamente degli immigrati, che nemmeno nella città italiana più piagata dal Covid-19 si starebbero degnando di obbedire alle misure di contenimento del contagio dettate dal Dcpm firmato da Conte. E’ apparso infatti l’altro ieri, sul gruppo cittadino del capoluogo orobico, un post di un allarmato cittadino che avrebbe immortalato vari assembramenti di immigrati di origine africana nei pressi della stazione ferroviaria di Bergamo. Il consueto spettacolo di stranieri ammassati su panchine e marciapiedi intenti a fare non si sa che cosa, a cui i bergamaschi sono ormai abituati da tempo, non cessa quindi nemmeno in tempo di grave epidemia, e quel che è peggio, nessun tutore dell’ordine interviene per dissipare tali gruppetti.

Del resto inizia ad essere un fenomeno diffuso: lo abbiamo visto a Roma, dove branchi di subsahariani si appostano in tutta tranquillità sui gradini dei giardinettidavanti a Piazza venezia, a Milano, dove gang di stranieri si prendono a sprangate in quegli stessi giardini in cui agli italiani è severamente vietato accedere, o a Napoli,dove africani girano ubriachi per strada sfottendo la municipale. La saga – ne siamo sicuri –  è destinata a continuare per tutto il periodo di quarantena.

Da

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/coronavirus-immigrati-fregano-anche-a-bergamo-ammassati-stazione-150048/

A Roma non la contano giusta

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Qualche giorno fa ho ricevuto due telefonate private da esponenti delle istituzioni che conosco da anni. “Chiamo l’amico più che il giornalista”, mi hanno più o meno detto entrambi, aggiungendo “Stai attento, perché fonti riservate prevedono l’esplosione del contagio a Roma nei prossimi giorni”. E’ trascorso qualche giorno da quelle telefonate, e apparentemente nella capitale e in genere nella Regione Lazio quella esplosione non c’è stata. I dati nazionali sono impressionanti, ma ancora il bollettino ufficiale di ieri mattina diceva 84 contagiati in più nel Lazio, che è arrivato a quota 618, con 199 contagiati a Roma, 191 nella sua provincia e 228 nelle altre province laziali. Con numeri così bassi difficile parlare di pandemia in questa area, e quindi è possibile che l’allarme che mi è stato lanciato fosse poco fondato e le fonti da cui provenivano non così attendibili. Però ieri sera ho sentito dire in tv dal ministro della Salute, Roberto Speranza “Io credo che l’indice complessivo del numero dei contagiati sia superiore a quello che appare”, e allora ho iniziato ad avere qualche dubbio non su chi mi aveva avvertito, ma sulla Regione Lazio che sta fornendo dati forse molto calmierati. Mi è capitato qualche giorno di ricevere segnalazioni da lettori e conoscenti assai superiori a quelle censite nel bollettino del giorno e credo proprio che molti dati del contagio qui più che altrove non vengano classificati nei bollettini quotidiani. Il motivo è più che intuibile: non ci sono posti necessari al ricovero di tutti i malati, figuriamoci se poi avessero bisogno di terapia intensiva e quindi si cerca di ritardare il più possibile l’ingresso nel circuito ospedaliero dei malati. Qualche giorno fa è arrivato il disperato appello di una giovane malata- ed è una sola delle tante storie che sono in grado di raccontare- che da tre giorni aveva febbre molto alta e tosse persistente dal primo pomeriggio in poi. Aveva già avuto un mese fa l’influenza. Allarmata ha provato a mettersi in contatto con i numeri verdi regionali: non risponde nessuno, cosa segnalataci da gran parte dei lettori. Allora ha chiamato il 112, dove hanno risposto subito e raccolta la sua storia: “La facciamo chiamare dal 118”. Nelle 48 ore successive nessuno si è fatto sentire.

Temo che questo non sia un caso isolato. E che proprio per questo i numeri siano assai più elevati di quanto non ci venga detto. A Roma il coronavirus ha colpito seriamente la politica: è malato il viceministro della Salute, Pier Paolo Sileri, e lo è Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio che ha passato giorni difficili e a cui auguriamo di venirne presto fuori tornando sul ponte di comando. Sono ammalati vigili urbani, autisti Atac, la gente comune. E il contagio è assai facile: fino alla serrata del decreto governativo i romani hanno fatto di tutto, poi si sono spaventati un po’, ma è durata 24-36 ore. Video e fotografie ci fanno vedere un traffico che di giorno in giorno è cresciuto, l’assalto un po’ cretino ai parchi, molta più gente a passeggio (ieri mattina a piazza Bologna sembrava un giorno normale), immigrati che si accalcano un alcune zone, la tensione che è già un po’ caduta. Qualche guaio l’ha fatto la stessa Regione, tagliando i treni pendolari perché c’era meno gente che si muoveva. Così gli unici in funzione sono presi di assalto da chi deve per forza muoversi. Le immagini che pubblichiamo oggi sia dai convogli che alla discesa dei passeggeri a Termini dicono che se lì in mezzo c’è un contagiato, il virus galoppa. Non solo: la protezione dei cittadini e perfino degli operatori sanitari fa acqua da tutte le parti, perché la Regione oggi non è in grado di assicurare a tutti le protezioni di cui hanno bisogno (mascherine filtranti in primis). Arrivano le proteste di medici e infermieri ogni giorno, perché devono utilizzare prodotti che dovrebbero invece buttare via dopo otto ore, ma senza alternativa restano l’unica soluzione a disposizione. A Roma poi ci sono 150 case di cura private, e lì debbono arrangiarsi.
Per tutti questi motivi e per quello che dicono Speranza come i massimi virologi, i numeri forniti dalla Regione sul contagio nel Lazio non dicono la verità e sottovalutano di molto la realtà. Il motivo purtroppo è ben noto: da anni questo governo regionale taglia indiscriminatamente posti letto e chiude ospedali, senza per altro tamponare la voragine in altro modo. Oggi la Saanità del Lazio non è attrezzata per affrontare questa emergenza, e poco contano i comunicati e gli annunci che ogni giorno vengono diramati per rassicurare. All’improvviso si aprono uno dietro l’altro dei reparti “Covid 19” perché il solo ospedale che accoglieva i pazienti gravi- lo Spallanzani- è minuscolo e non in grado di affrontare alcuna emergenza vera. Ma si procede un po’ a casaccio. Meglio averli che essere privi di ogni cosa, però non possiamo dimenticarci che la Columbus dell’ospedale Gemelli aperta ieri doveva essere chiusa solo qualche mese fa, e immagino che qualche problema di funzionalità abbia. Poi si è corsi- altro mistero- ad aprire un nuovo Covid nell’Istituto clinico Casalpalocco, una piccola clinica specializzata in cardiochirurgia presieduta dall’ex senatore Valentino Martelli e appartenente al gruppo GVM di Ettore Sansavini, ben conosciuto in Emilia Romagna. Una scelta incomprensibile visto che come dicono gli amministratori della struttura nella relazione all’ultimo bilancio depositato in camera di commercio, la clinica da anni perde milioni di euro “da un lato per le difficoltà a lavorare in una piazza difficile quale Roma e dall’altro per il diniego che abbiamo subito, da parte della Regione Lazio, all’accreditamento della nostra struttura”. Ma come, l’assessorato alla Sanità della Regione prima ritiene quella struttura non meritevole di accreditamento, provocando la stizza di quegli imprenditori convinti di avere subito un torto, e poi all’improvviso la struttura viene scelta per una delle funzioni più delicate, come il fronte della guerra al coronavirus? La cosa ha talmente stupito che le opposizioni pretendono spiegazioni dall’assessore Alessio D’Amato. Altre ne sono state indicate per tamponare la voragine che ora rischiano di pagare i malati. Ma ci vuole tempo ad attrezzarle (Policlinico Umberto I, Eastman e Tor Vergata), e soprattutto per liberare posti all’emergenza si dovranno mandare via malati anche gravi che lì non erano finiti per caso. Chi cura tutti gli altri? Perché di terapie intensive c’è bisogno anche per tutti loro. Non è che uno preso da un infarto può chiedergli gentilmente di ripassare più tardi perché l’assessore alla Sanità del Lazio ha altri diavoli per i capelli. Lo stesso vale per tutti gli altri malati, perché un trapianto rimandato quando necessario può mettere a rischio vite umane. Certo, le voragini non si riempono con cestelli di sabbia. Ma qualcosa in più ci sarebbe da attendersi anche ora, perché la saluta di tutti vale più dell’orgoglio dei singoli.

Da

https://www.iltempo.it/roma-capitale/2020/03/18/news/coronavirus-roma-numeri-ufficiali-contagi-ritardi-registrazione-diagnosi-mancano-posti-letto-ospedali-1297148/

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