Ecco perchè l’OMS è un’organizzazione corrotta e malsana

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di Joseph Mercola 

Fonte: Comedonchisciotte

“TrustWHO,” un film documentario prodotto da Lilian Franck, rivela le influenze clandestine che controllano (e hanno controllato fin dall’inizio) l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Fondata nel 1948 da 61 stati membri i cui contributi avevano inizialmente finanziato l’organizzazione, l’OMS è stata rapidamente infiltrata dall’industria.

Da Big Tobacco all’industria nucleare e farmaceutica, il comparto industriale ha sempre dettato l’agenda globale dell’OMS e continua a farlo ancora oggi, anteponendo profitto e potere alla salute pubblica [1].

Bill Gates è il finanziatore numero uno dell’OMS

Nell’aprile 2020, Donald Trump aveva sospeso i finanziamenti degli Stati Uniti all’OMS quando la sua amministrazione aveva condotto una revisione sul “ruolo [dell’OMS] nella gestione gravemente scorretta [della Covid-19] e nella copertura della diffusione del coronavirus”[2]. Questo aveva automaticamente fatto guadagnare alla Fondazione Bill & Melinda Gates la posizione di finanziatore numero uno dell’OMS. Dopo le elezioni, il presidente Joe Biden aveva rovesciato la decisione dell’amministrazione Trump, ripristinando i finanziamenti degli Stati Uniti all’OMS [3].

Tuttavia, Bill Gates è ancora il finanziatore numero uno, visto che contribuisce al bilancio biennale dell’OMS con 4,84 miliardi di dollari [4], più di qualsiasi altro governo degli stati membri. Come rivelato in “Vax-Unvax” [5] il nuovo libro di Robert F. Kennedy Jr. che uscirà nel novembre 2021 e che ho ricevuto in anteprima, “Gates ha usato in modo strategico i suoi capitali per corrompere con le sue distorte ed egoistiche priorità le agenzie di sostegno internazionale. Gli Stati Uniti storicamente sono sempre stati il più grande contributore diretto dell’OMS.”

Tuttavia, Bill Gates contribuisce all’OMS attraverso molteplici vie, tra cui la Bill & Melinda Gates Foundation e la GAVI, che è stata fondata dalla Gates Foundation in collaborazione con l’OMS, la Banca Mondiale e diverse aziende produttrici di vaccini.

A partire dal 2018, i contributi cumulativi della Gates Foundation e della GAVI hanno fatto di Gates il principale sponsor non ufficiale dell’OMS, anche prima della mossa dell’amministrazione Trump del 2020 di tagliare del tutto il sostegno [del governo americano] all’organizzazione. Infatti, Gates contribuisce in modo così massiccio che Politico aveva riportato nel 2017 un articolo molto critico [6] sulla sua indebita influenza finanziaria nelle politiche dell’OMS, influenza che, secondo Politico, stava facendo spendere all’agenzia:

“… una quantità sproporzionata di risorse nei progetti voluti da Gates … La sua influenza ha preoccupato ONG e accademici. Dal momento che il denaro della Fondazione Gates proviene da investimenti in grandi aziende, alcune personalità che si occupano di salute pubblica temono che [questi finanziamenti] possano servire come cavallo di Troia per consentire ad interessi aziendali di prevaricare il ruolo dell’OMS nella definizione degli standard e delle politiche sanitarie.” Continua a leggere

Vescovi affrontano il governo dittatoriale del Venezuela

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La Notizia
di Leonardo Motta
Il popolo venezuelano, oltre a dover subire le conseguenze del regime comunista che lo governa, nei giorni scorsi ha dovuto subire le grandi conseguenze delle piogge torrenziali in tutto il paese. E, come se non bastasse, ha avuto diverse vittime a causa del COVID-19 e per via della carenza di medicinali e, addirittura dei generi alimentari, visto che in molti non possono permettersi neanche l’acquisto dei beni di prima necessità.
Nella zona dello stato di Mérida sono morte 20 persone e migliaia sono rimaste senza casa.
La Caritas è stata immediata nel fornire aiuto, insieme ad altre organizzazioni, per assistere le persone colpite dalle piogge, ma ingiustamente la Guardia Nazionale del governo comunista, ha bloccato loro la strada e con la scusa di “Sono ordini superiori”, non hanno permesso loro l’accesso ai colpiti le zone.
Di fronte a questa oltraggiosa situazione, monsignor Luis Enrique Rojas, vescovo ausiliare dello stato di Mérida, si è recato al blocco e ha chiesto che i militari lasciassero passare l’aiuto tanto necessario. Il prelato ha ricevuto subito l’appoggio del resto dell’episcopato venezuelano.
Monsignor Ulises Gutiérrez, arcivescovo di Ciudad Bolívar, ha affermato che “è un crimine contro l’umanità impedire il passaggio di aiuti umanitari alle persone colpite dalle calamità. Questa situazione deve essere risolta immediatamente e i responsabili devono essere sospesi dalla loro posizione”.
Non è la prima volta che il governo dittatoriale del Venezuela impedisce il passaggio di aiuti umanitari dalla Colombia e dagli Stati Uniti al Paese guidato da Maduro.
Da parte sua, il presidente Nicolás Maduro ha definito i vescovi “degli insetti”, dei “diavoli in tonaca”.

La bomba demografica a orologeria è pronta a scoppiare

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di Leopoldo Gasbarro

La frase coniata da Walt Kelly attraverso il suo poster creato per la prima Giornata della Terra, il 22 aprile 1970 è detta dal suo personaggio Pogo. Il bambino è in piedi sul bordo di una palude con in mano un bastoncino per raccogliere la spazzatura. Ha in mano un sacco di tela in cui infilarla. Di fronte a lui ci sono tonnellate di rifiuti che gli umani hanno scaricato. Il poster recita:

Il motivo per cui gli umani si stanno estinguendo è semplice e diretto. È riassunto al meglio nella famosa frase del cartone di Pogo: “Abbiamo incontrato il nemico e lui siamo noi”.

Gli umani sono la ragione per cui gli umani si stanno estinguendo. Non facciamo abbastanza bambini. È così semplice.

Il numero chiave è 2.1. 

Si riferisce a 2,1 figli per coppia, noto come tasso di sostituzione. Il tasso di sostituzione è il numero di figli che ogni coppia deve avere in media per mantenere la popolazione mondiale a un livello costante. Un tasso di natalità di 1,8 è inferiore al tasso di sostituzione di 2,1. Ciò significa che  popolazione sta diminuendo.

Perché il tasso di sostituzione non è 2.0? Se due persone hanno due figli, questo non mantiene la popolazione a un livello costante? La risposta è no a causa della mortalità infantile e di altre morti premature. Se una coppia ha due figli e uno muore prima di raggiungere l’età adulta, solo un figlio può contribuire alla futura crescita della popolazione da adulto. Un tasso di natalità di 2,1 compensa questo fattore e contribuisce a due figli adulti ogni due genitori adulti. Ovviamente nessuno ha 2,1 figli. Il tasso di sostituzione è nella media. Se cinque coppie hanno tre figli ciascuna e altre due coppie hanno un figlio ciascuna, la media delle sette coppie è di 2,43 per coppia, ben al di sopra del tasso di sostituzione di 2,1.

Allo stesso modo, non è necessario che ogni coppia abbia un numero uguale di ragazzi e ragazze. Ancora una volta, è tutta una questione di medie. Se una coppia ha tre maschi e un’altra coppia ha tre femmine, la distribuzione complessiva maschi/femmine è 50/50 e il tasso di natalità è 3.0. Funziona bene per far crescere la popolazione.

A proposito, in grandi campioni di popolazione nascono leggermente più maschi che femmine. È perfettamente normale ed è causato da fattori genetici. Non è un problema. Finché ci sono più maschi che femmine, non c’è limite pratico alla capacità di ogni femmina di riprodursi.

Questo è ciò che conta nella demografia.

Questa è la realtà: i dati demografici non sono solo uno dei tanti fattori che influenzano i mercati. La demografia è il fattore dominante con un ampio margine rispetto a tutti gli altri.

Posso elencare tutti i fattori che influenzano i prezzi di mercato. Questi includono tassi di interesse, tassi di cambio, inflazione, deflazione, tassi ufficiali della banca centrale, catene di approvvigionamento, geopolitica, aspettative dei consumatori e molti altri.

Tuttavia, nessuno di questi è importante quanto i dati demografici perché i dati demografici riguardano le persone e le economie non sono altro che la somma totale delle azioni degli individui in quelle economie.

Demograficamente, il Giappone è il canarino nella miniera di carbone. Il Giappone ha avuto più recessioni e nessuna crescita sostenuta per oltre trent’anni. Questa moderna depressione coincide con il fatto che il Giappone ha la società più vecchia di qualsiasi grande economia.

L’età media in Giappone oggi è di 48,6 anni. (L’età media odierna negli Stati Uniti è di 38,5 anni Questi numeri peggioreranno rapidamente.

Nel 2050, l’età media giapponese sarà di 53 anni. La Cina 50 anni e gli Stati Uniti 42 . La vecchiaia è altamente correlata con il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la demenza. Il Giappone è già una società che invecchia e a crescita lenta.

Il resto del mondo sarà presto nelle stesse condizioni del Giappone. La bomba demografica a orologeria è già esplosa.

Coloro che si aspettano che l’Africa subsahariana compensi i bassi tassi di natalità nel mondo sviluppato potrebbero rimanere delusi nello scoprire che i tassi di natalità africani stanno calando bruscamente e potrebbero presto essere bassi come quelli del Nord America e dell’Europa occidentale.

E la Cina e l’India, con le loro enormi popolazioni?

Insieme, questi due paesi hanno una popolazione di circa 2,8 miliardi di persone su una popolazione mondiale totale di circa 7,9 miliardi di persone. In altre parole, Cina e India hanno il 35% di tutte le persone del pianeta. Mentre vanno, così va la popolazione mondiale.

Contrariamente alla percezione popolare, la popolazione cinese sta crollando e l’India non crescerà così velocemente come molti si aspettano e potrebbe presto iniziare il proprio forte declino.

Le tre maggiori cause dell’effetto “bomba demografica” sono l’urbanizzazione, l’istruzione e l’emancipazione delle donne. Tutti e tre hanno un effetto di amplificazione.

Il collasso demografico è inevitabile; è già integrato nei tassi di natalità esistenti e nelle tendenze probabili. Eppure, non è la fine del mondo. Non sarà nemmeno la fine dell’umanità. Ma sarà la fine di un paradigma economico di maggiore crescita, maggiore consumo e maggiore produzione che ha prevalso negli ultimi duecento anni.

Il nuovo paradigma consisterà in un minor numero di persone nelle città più grandi, una forma di urbanizzazione senza precedenti al di là di quanto già sappiamo. Le industrie legacy come le automobili cadranno nel dimenticatoio. L’assistenza sanitaria in generale e l’assistenza agli anziani in particolare esploderanno.

Non mancheranno le opportunità di investimento. Tuttavia, gli investitori dovranno evitare molti investimenti tradizionali che hanno avuto buoni risultati in passato ma avranno poco o nessun ruolo in un futuro che invecchia e fortemente urbanizzato.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/assicurazioni/la-bomba-demografica-a-orologeria-e-pronta-a-scoppiare/?utm_source=nicolaporro.it&utm_medium=link&utm_campaign=economiafinanza

Due Nomi

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di Giorgio Agamben

Fonte: Quodlibet

Due nomi da tenere a mente: Alessandro La Fortezza, Andrea Camperio Ciani. Sono due docenti che sono pronti a dimettersi dall’insegnamento perché rifiutano il green pass come strumento di discriminazione sociale. Qui alcune parole che hanno scritto, il primo in una lettera aperta ai suoi studenti, il secondo nella lettera di dimissioni al rettore dell’Università in cui insegna.
«Cari ragazzi, a giugno ci eravamo salutati con un “arrivederci”, invece oggi devo dirvi che forse a settembre a scuola non ci vedremo… Farò il vaccino quando e se sarò convinto che sia la cosa giusta da fare, non certo per andare al ristorante, ad un concerto o dove che sia. Nemmeno per conservare il posto di lavoro. Ricordiamoci che “non di solo pane vivrà l’uomo” (Mt. 4,4) … se anche un domani dovessi decidere di vaccinarmi, oppure se sentissi la necessità di sottopormi ad un tampone diagnostico, non scaricherei comunque il passaporto verde, affinché le mie scelte individuali, quali che siano, non diventino motivo di discriminazione per chi avesse fatto scelte differenti».
«Collega Rettore, (non uso superlativi per ciò che segue), io sottoscritto Andrea Camperio Ciani, professore ordinario di codesta libera Università degli studi di Padova, avendo appreso dal decreto rettorale dell’obbligatorietà della tessera green pass per svolgere lezioni, dichiaro formalmente, a lei, e per conoscenza al ministro dell’Università Maria Cristina Messa ed al Ministro della Sanità Roberto Speranza, che avrò l’onore e la dignità di rimettere davanti a lei il mio green pass».
Due esempi, che se fossero seguiti dagli altri docenti, toglierebbero ogni valore all’infame decreto di un governo che discrimina come cittadini di seconda classe chi rifiuta il green pass, nello stesso momento in cui, con un apposito decreto (n. 44/2021, ora convertito in legge) si è esonerato da ogni responsabilità in caso di morte o di lesione causata dai vaccini. È tempo, sia per i docenti che per gli studenti, di ritrovare, dopo due anni di stato di eccezione e di annullamento di tutte le più elementari libertà, quella coscienza politica che sembra scomparsa dalle scuole e dalle università.

Covid, il dato del Regno Unito spaventa il mondo: nei vaccinati il tasso di letalità è più alto che nei non vaccinati

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Fonte: Fabrizio Fratus

Covid, nel Regno Unito il tasso di letalità è più alto tra i vaccinati che tra i non vaccinati: i dati che spaventano il mondo
Il Regno Unito è uno dei Paesi al mondo che ha completato per primo, insieme a Israele, la campagna vaccinale raggiungendo numeri elevatissimi di popolazione vaccinata (oltre il 70% dell’intera cittadinanza, più del 90% dei maggiorenni con più di 18 anni) già la scorsa primavera. Tuttavia la vaccinazione di massa non è bastata ad evitare la nuova ondata estiva provocata dalla variante Delta, che ha nuovamente riempito gli ospedali britannici di malati e portato la media dei morti giornalieri nelle ultime due settimane ad oltre 110 vittime ogni 24 ore.
Nei giorni scorsi il governo britannico ha pubblicato il consueto bollettino mensile con l’analisi dettagliata dell’andamento epidemiologico. Il documento originale è il seguente:

https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/1012644/Technical_Briefing_21.pdf se

Nel bollettino vengono fornite le analisi degli gli effetti delle varie varianti del virus nel Regno Unito in un sottoinsieme di pazienti covid in cui il genoma è stato identificato. La tabella 5 (pagina 22 e 23) si riferisce alla variante delta che ora è dominante. La tabella fornisce i dati di contagi, ricoveri e decessi per stato vaccinale e riporta quanto segue:

Non vaccinati: 183.133
Vaccinati con ciclo completo: 73.372
Totale morti dal 15 Febbraio al 15 Agosto:

Non vaccinati: 390
Vaccinati con ciclo completo: 679
Tasso di letalità (percentuale di morti tra i contagiati):

Non vaccinati: 0,21%
Vaccinati con ciclo completo: 0,92%
Quindi, visti così i dati, sembrerebbe che i vaccinati hanno una più alta probabilità di morire in caso di contagio rispetto ai non vaccinati. Ma il dato potrebbe essere fortemente condizionato dall’età dei contagiati, perchè sappiamo che i giovani non hanno gravi conseguenze dal Covid e quindi un alto numero di contagi tra i giovani non vaccinati potrebbe condizionare il tasso di positività. Fortunatamente nella tabella fornita nel documento del governo britannico i dati sono anche differenziati per due fasce d’età: under 50 e over 50. E allora possiamo approfondire meglio:

Totale contagiati dal 15 Febbraio al 15 Agosto:

Non vaccinati under 50: 178.280
Non vaccinati over 50: 4.891
Vaccinati con ciclo completo under 50: 40.544
Vaccinati con ciclo completo over 50: 32.828
Totale morti dal 15 Febbraio al 15 Agosto:

Non vaccinati under 50: 72
Non vaccinati over 50: 318
Vaccinati con ciclo completo under 50: 27
Vaccinati con ciclo completo over 50: 652
Tasso di letalità (percentuale di morti tra i contagiati):

Non vaccinati under 50: 0,04%
Non vaccinati over 50: 6,5%
Vaccinati con ciclo completo under 50: 0,06%
Vaccinati con ciclo completo over 50: 1,99%
Questo dato è molto importante perchè da un lato documenta l’efficacia dei vaccini per la riduzione del rischio da Covid nelle persone con più di 50 anni, seppur non in modo trascendentale, mentre dall’altro certifica come i giovani abbiano addirittura un aumento del rischio di morte da Covid nel caso in cui siano vaccinati.
L’efficacia dei vaccini è messa fortemente in discussione da questi dati: se vi dicessero che in caso di contagio potreste ridurre il rischio di morte dal sei al due per cento, cambierebbe significativamente la vostra preoccupazione nei confronti del virus? Ebbene, il risultato delle vaccinazioni di massa è nel Regno Unito la riduzione del rischio di morte in caso di contagio da Covid proprio dal 6,5% all’1,99% per gli adulti e anziani (over 50 anni). Una riduzione del rischio, seppur minima.
Al contrario, nel caso dei giovani (under 50 anni) il tasso di letalità (percentuale di morti sui contagiati) aumenta per chi ha ricevuto il vaccino (0,06%) rispetto a chi non ha ricevuto il vaccino (0,04%).
Molti esperti, come Peter McCullough, avevano già annunciato uno scenario di questo tipo argomentando già dai mesi scorsi come i vaccini sperimentali stessero danneggiando in generale la salute delle persone e anche se efficaci per la protezione dalla prima variante del virus (che adesso non circola più), non lo sarebbero stati altrettanto per le altre varianti con il rischio che se infettati da queste ultime sarebbe stato più difficile sopravvivere all’infezione perché nel frattempo il sistema immunitario era stato danneggiato dal vaccino.
La cosa più allarmante è che adesso i vaccini, con il passare dei mesi, perdono ulteriore efficacia proprio rispetto al contagio: ecco perchè la terza dose si rende necessaria per le persone fragili e debilitate (come accade da sempre, ogni anno, per l’influenza stagionale) mentre sarebbe opportuno evitare di continuare a vaccinare i giovani sani che già di base non hanno rischi dal Covid. Già in Italia avevamo documentato un sensibile aumento del tasso di letalità tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati negli over 80. Questi numerosi segnali d’allarme che arrivano dal mondo basteranno per aprire gli occhi ai governi?
https://www.meteoweb.eu/2021/08/regno-unito-tasso-di-letalita-vaccinati-non-vaccinati/1717671/

PS
SARS-CoV-2, identificata una nuova variante in Sudafrica: “ha maggiore trasmissibilità e maggiore capacità di eludere gli anticorpi”
Identificata in Sudafrica, una nuova variante di SARS-CoV-2 che ha un preoccupante numero di mutazioni: ha “una maggiore trasmissibilità” e una maggiore abilità di eludere gli anticorpi
Allora prenotiamo scorte  la 4 dose!
l’Italia è ancora oggi il paese con il più alto tasso di morti per milione di abitanti.
SPERANZA CON I SUOI ESPERTI HANNO FALLITO E NON È UNA QUESTIONE POLITICA MA DI VITA O MORTE

“Le serate di San Pietroburgo”

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LA RECENSIONE
di Leonardo Motta

 

56 FRECCE CONTRO-RIVOLUZIONARIE SULLE ORME DI
JOSEPH DE MAISTRE
“Dobbiamo dare il benvenuto a un libro come ‘Le serate di San Pietroburgo oggi – 56 frecce contro-rivoluzionarie’ (a cura di Giuseppe Brienza e Matteo Orlando, Edizioni Solfanelli, Chieti 2021, pp. 272, € 15), perché è un testo che nasce nel solco della tradizione e, in un’epoca come quella attuale, rappresenta un’operazione di grande coraggio.
Il coraggio sta innanzitutto nei contenuti espressi, decisamente oltre il mainstream, e che sta nell’autorevolezza di firme decisamente e fieramente non-allineate. Una raccolta del pensiero critico, la definirei. Onore al merito”.
Così ha introdotto il volume di due giornalisti pubblicisti italiani il vice segretario federale della Lega Salvini Premier on.le Lorenzo Fontana.
Il filosofo cattolico Joseph de Maistre è stato un vero maestro di saggezza intellettuale, di rigore morale e di acume politico. Indimenticabile è il suo “Le serate di San Pietroburgo oggi” (pubblicato nel 1821) al quale si richiamano Brienza e Orlando, specificando che il libro contiene “56 frecce contro-rivoluzionarie”, vale a dire altrettanti contributi contro-rivoluzionari divisi in 10 aree tematiche, ovvero Anticomunismo, Contro-Rivoluzione Cattolica, Conservatorismo, Dottrina Sociale Cattolica, Famiglia, Magistero Pontificio contemporaneo, Falsi miti e Rivoluzione moderna, Storia della Chiesa, Diritto alla vita e Terrorismo.
Oltre agli stessi Brienza e Orlando, sono diversi gli autori, alternativi al Politicamente corretto, che hanno curato le varie frecce contro-rivoluzionarie. Si va dal Generale dell’Esercito Marco Bertolini a Don Samuele Cecotti, dalla scrittrice Silvana De Mari al padre benedettino Don Massimo Lapponi, dal Vicario per il Laicato e la Cultura della diocesi di Trieste Mons. Ettore Malnati al filosofo cattolico Giacomo Samek Lodovici, dal curatore della Rassegna stampa del Centro cattolico di Documentazione di Marina di Pisa Pietro Licciardi al saggista e cantautore Piero Chiappano.
Il Vice Segretario Federale della Lega ha riconosciuto nel libro un “rimanere saldamente ancorati a ciò che ha composto le radici della nostra civiltà”, uno sguardo alla storia “con il coraggio dell’obbiettività, approfondendo temi e contenuti che troppo a lungo sono stati dati per assodati”.
I contributi de “Le serate di San Pietroburgo oggi”, secondo Fontana, “incarnano, 200 anni dopo, la medesima voglia di verità che mosse la penna di Joseph de Maistre che, in tempi rivoluzionari costruì il pensiero controrivoluzionario, nei tempi di rovinosa rottura col passato osò dire che quel passato era da preservare, tutelare”.
Leonardo Motta

Così è nata la discriminazione dei non vaccinati

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La diffusione globale e mediatica del Covid-19 ha resuscitato i miti eterni di untori da processare e baluardi da elevare a scudo della salvezza comunitaria. Un immaginario che fotografando le paure collettive ha riproposto, seppur in chiave rivisitata, la strutturale contrapposizione Noi/Loro proposta tempo addietro dal filosofo del linguaggio Van Dijk per studiare la costruzione sociale del pregiudizio ed in seguito utilizzata per l’analisi politica contemporanea. Questa schematizzazione cognitiva si presta bene ad interpretare l’esperienza pandemica che stiamo vivendo caratterizzata continuamente dalla distinzione tra un Noi, relativo a chi è del gruppo e un Loro, relativo a chi non lo è.

Il tutto è iniziato nel gennaio del 2020 con il dilagarsi nel nostro paese di un costante sentimento sinofobico (anticinese) sfociato in insulti, divieti ed episodi di discriminazione nei confronti della popolazione asiatica; tra i fatti più eclatanti il cartello choc all’ingresso di un negozio di Roma che recitava: “A tutte le persone provenienti dalla Cina non è permesso di entrare in questo posto”. Nell’esperienza traumatica del primo lockdown occidentale tutto italiano, l’attenzione si è spostata ai nostri vicini di casa. La “delazione da coronavirus” diviene ben presto il passatempo quotidiano di un numero sempre maggiore di persone. Segnalazioni continue da parte di cittadini che accusano il proprio vicino di essere andato a fare una passeggiata di troppo col cane, di tenere una festa in casa o di esser stato visto più volte in un giorno al supermercato. Il tutto immancabilmente registrato sui profili social.

Insomma il fenomeno è ben noto: la sindrome, presa in prestito dai Malavoglia, della Zuppidda (persone che fanno le spie) che coinvolge ben presto anche i vertici istituzionali. Come non ricordare il montaggio degli amministratori italiani che danno di matto con chi esce di casa che ha fatto il giro del mondo, per tutti il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, doppiato persino in giapponese.

Trascorsa di buon grado l’estate, l’opposizione costitutiva del binomio Noi/Loro si sposta sull’asse vacanzieri/non vacanzieri dove i primi, in special modo i giovani, vengono incolpati di aver causato la seconda ondata autunnale con i loro comportamenti spregiudicati (sic.). Ed eccoci giunti al più alto grado di evidenza della caratterizzazione linguistica sopra esposta dove la carica polemica nei confronti della dimensione del loro raggiunge il massimo grado: vaccinati vs non vaccinati. È qui che l’affermazione di appartenenza produce una netta polarizzazione secondo i principi di ingroup/outgroup, in termini metaforici è come se costruissimo una regione del Noi ed una regione del Loro, un confine al di dentro del quale si è nel giusto ed al di fuori si è nel torto, creando un processo per sua natura conflittuale e polemico.
Come si è arrivati a ciò? Come uscirne? Quale società ci aspetta? Le ragioni di questa caratteristica espressiva (noi/loro) propria ed esclusiva di questa pandemia affondano nella gestione incontrollata ed insufficiente della comunicazione del rischio messa in campo dalle autorità pubbliche e sanitarie. Dopo l’11 settembre del 2001, il Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta negli Usa ha elaborato il modello Crisis and Emergency Risk Communication vincolato alla dimensione spazio e tempo del qui e ora come conseguenza dei possibili pericoli di contaminazione da antrace. Nell’ultima edizione del manuale, che prende il medesimo nome del centro, in copertina si legge: Be first. Be right. Be credible (Sii il primo. Sii corretto. Sii credibile) che sono i principi fondamentali per una corretta strategia di comunicazione del rischio. Tutti sono stati completamente disattesi nell’attuale crisi infodemica che stiamo vivendo. Un esempio per tutti l’avvio della campagna vaccinale con il disastro comunicativo riferito ad alcuni tipi di vaccini che altro non ha fatto che gettare caos e confusione nella popolazione.

La pandemia si combatte certamente con i vaccini, ma prima e dopo è ancor più utile saper gestire le relazioni comunicative che evitano la diffusione di tutti i tipi di virus, non solo quelli sanitari, ma anche quelli ideologici e culturali che non sanno confrontarsi con la realtà delle relazioni sociali, e quindi generano sempre nuove pandemie. Le persone hanno bisogno di relazioni come dell’aria e del pane e devono essere seguite per imparare a distinguere le loro differenti qualità in rapporto ai poteri causali che le condizionano.

Come ne usciremo? Quando la crisi ci avrà abbandonato saremo capaci di condividere un identico “principio di umanità”? Non lo sappiamo. Il rischio terribile è che le tensioni tra le persone esplodano. È per questo che accanto al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza andrebbe pensato anche un grande Piano Nazionale di Educazione e Solidarietà volto alla costruzione di un nuovo patto generazionale fondato su valori culturali condivisi dove l’ascolto e il dialogo prevalgano sulla contrapposizione tra il Noi ed il Loro. Ai posteri l’ardua sentenza!

DA

Così è nata la discriminazione dei non vaccinati

Non resta che inginocchiarci ai Talebani

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Affrontare il problema Afghanistan in termini di analisi è, almeno per me, opera velleitaria e inutile, per cui me ne guarderò bene. Trovo ridicolo sputare sentenze su un Paese che dai tempi di Alessandro Magno ha respinto qualsiasi invasore, seppur dotato di eserciti potenti e in possesso di armi via via più moderne e sofisticate.

Dopo il virus di Wuhan, e il suo pendant il vaccino, inizierà una nuova pandemia di chiacchiere? Parto da un presupposto: impossibile pretendere “cambiamenti” (nel significato più ampio del termine) sulla base di teorie non supportate da una determinazione feroce di execution. Gli afgani l’execution l’hanno nel sangue, noi europei l’abbiamo persa settant’anni fa. L’Europa ha rinunciato a essere una grande potenza, diventando un grande discount e una Ong moralizzante. Pretendiamo che gli americani facciano per conto nostro le guerre nei nostri territori di influenza e li critichiamo perché, dopo averle perse tutte, si ritirano pure da questa, lasciandoci in mutande.

La guerra la iniziò George Bush adottando la strategia neocon di “esportare la democrazia”. Barack Obama la continuò in nome del Nation Building, una colossale balla che lo stesso Joe Biden (che pure allora era il suo vice) ha smentito nel discorso dell’altro ieri, dicendo che erano lì per “difendere gli interessi americani” e che se ne andavano perché “non avevano più alcun interesse”. Impeccabile motivazione. Infatti dopo vent’anni di investimenti, la creazione di un esercito nazionale super equipaggiato di 300 mila soldati, quattro taleban in croce sono entrati in tutte le città, Kabul compresa, senza che la popolazione insorgesse. Un disastro per le leadership euro americane, con Biden paragonato al maresciallo Badoglio (sic!). Diciamocelo. Il politically correct, la cancel culture, la woke culture, questo stravagante modo di ragionare radical chic, stanno portando l’Occidente alla sconfitta in ogni campo. Non resta che inginocchiarci anche ai taleban. La prima dichiarazione dei taleban taglia ogni discussione: “Diritti garantiti alle donne purché rispettino la sharia”. Punto.

Eppure il libro Il Grande Gioco di Peter Hopkirk spiegava perché l’Afghanistan respingerà sempre e comunque qualsiasi invasore. Noi lo consideriamo un Paese-Stato ma non lo è, e non intende esserlo: è un insieme di tribù in millenarie ostilità fra di loro, con a capo i cosiddetti “signori della guerra e della droga”. Gli stessi taleban di etnia pashtun (il 36%) non si illudono di dominare le altre etnie, come i tagiki (34%), gli hazara (15%), gli uzbeki (9%). Tutti si accontentano di vivere di pastorizia e, da anni, grazie ai vizi (oppiacei) di noi occidentali, si sono arricchiti con la coltivazione del papavero. Comuni tagliagole e padroni degli oppiacei ma fermissimi sui loro valori religiosi e socio culturali.

In realtà, noi europei non abbiamo più valori, né religiosi, né culturali, quindi nulla possiamo né insegnare, né esportare. Siamo diventati dei “consumatori”, in lockdown perenne, sempre sul divano di cittadinanza e armati fino ai denti di tastiere e di app, con un cervello sempre più mignon. Dei poveretti poveracci. Un tempo c’era un detto: “Quando un Impero spende più di interessi sul debito pubblico che per gli armamenti, i suoi cittadini diventeranno servi”. È il caso dell’Occidente, America compresa. Quest’indice, negli Stati Uniti si invertì durante la presidenza Obama. Non parliamo dell’Europa. Da allora, l’Occidente marcia compatto verso il Terzo Secolo dopo Cristo (declino e fine dell’Impero Romano).

Nel 2001 abbiamo ferocemente criticato i talebani (musulmani di stretta osservanza) sulla distruzione dei due Buddha di Bamyan. Nel 2020 abbiamo esaltato la nostra “meglio gioventù” che ha distrutto le statue dei nostri Padri della Patria, a partire da Cristoforo Colombo. Cancel Culture in purezza. Taleban radical chic? Che piaccia o meno, a questo punto della storia il libro di riferimento per noi occidentali può essere solo Submission di Michel Houellebecq. Se avete tempo, leggetelo e poi decidete che fare. Però mi raccomando: zero chiacchiere, solo execution.

DA

Non resta che inginocchiarci ai Talebani

La vera libertà

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di Matteo Castagna,  editoriale odierno per www.informazionecattolica.it 

Nel cercare di evitare due opposti fanatismi, quello vaccinista e quello antivaccinista, l’equilibrio sta nel saper utilizzare intelletto e volontà in ottica critica, così da poter fare una libera scelta. Sarebbe davvero grave che questo semplice, quanto logico principio naturale, fosse violato da altri tipi di logiche (o, meglio, interessi) che non hanno nulla a che vedere con la ragione, con la scienza e con la verità. Consigliando di vivere questa crisi globale santificando il momento presente, così come mirabilmente indicato dal canonico Pierre Feige (1857-1947), ispirato a San Francesco di Sales: “pensiamo solamente a far bene oggi; quando l’indomani sarà arrivato si chiamerà oggi ed allora ci penseremo”, vogliamo proprio guardare ai fatti in tale ottica, continuando a rigettare ogni ossessione compulsiva (che è un male in ogni ambito) per continuare a guardare al fine ultimo dell’uomo. E’ Sant’Ignazio di Loyola che ci viene in aiuto, in “Principio e fondamento” della prima settimana degli Esercizi Spirituali più raccomandati dalla Chiesa: “L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così raggiungere la salvezza; (…) perciò è necessario renderci indifferenti verso tutte le realtà create (in tutto quello che è lasciato alla scelta del nostro libero arbitrio e non gli è proibito), in modo che non desideriamo da parte nostra la salute piuttosto che la malattia, la ricchezza piuttosto che la povertà, l’onore piuttosto che il disonore, una vita lunga piuttosto che una vita breve, e così per tutto il resto, desiderando e scegliendo soltanto quello che ci può condurre meglio al fine per cui siamo creati”.

Osservare i 10 Comandamenti è un compito non facile, ma è il modus vivendi attraverso il quale ciascuno di noi attende il Giudizio particolare, sperando in un’ Eternità nella visione beatifica di Dio. Nel corso del suo ultimo anno di vita, San Tommaso d’Aquino volle tenere delle omelie ai suoi studenti ed al popolo napoletano dal pulpito di San Domenico Maggiore. Si tratta di 58 prediche, tra cui troviamo un tesoro spirituale quale un Commento al Decalogo, che è stato pronunciato perché mantenga la sua validità ed autorevolezza lungo tutti i secoli, quindi sempre attuale:

“Per conseguire la salvezza, l’uomo deve conoscere alcune nozioni di base: cosa credere, cosa desiderare e infine che cosa fare. Alla prima esigenza ha risposto il Simbolo, che raccoglie gli articoli della rivelazione; alla seconda, la preghiera del «Padre nostro»; e alla terza, la legge (di Dio). Partendo da questa indagine circa le cose che bisogna praticare (in ordine alla salvezza), ci troviamo di fronte a diversi tipi di legge. Innanzitutto c’è la legge naturale, che altro non è se non il lume della ragione di cui ci ha dotato il Creatore, e in base al quale possiamo conoscere ciò che va fatto e ciò che invece dobbiamo evitare. Questa luce orientativa fu inserita nella natura umana all’atto della creazione; e tuttavia molti credono d’essere scusati circa l’inosservanza della legge appellandosi all’ignoranza della medesima. Il profeta (Davide), dopo aver riportato ciò che essi dicono a propria discolpa («Chi ci mostrerà il bene che dobbiamo fare?» (Sal 4, 6), risponde loro dicendo: «Su di noi è impressa, o Signore, la luce della tua bontà» (Sal 4, 7): il lume cioè della retta ragione. Nessuno infatti ignora che non è bene fare ad altri quanto noi stessi non vorremmo subire, e norme fondamentali del genere.

Ricorderemo in proposito che egli (l’uomo) può essere distolto dal malaffare, e indotto al bene, attraverso due metodi: o quello del timore, o quello dell’amore.

Difatti il deterrente più efficace per strappare un individuo dal peccato è la paura dell’inferno [che accoglierebbe il peccatore] dopo l’estremo giudizio. «Principio di saggezza è il timor di Dio» (Sir I, 16) giacché scaccia la tentazione del peccare (cf. Sir I, 27). Sebbene non possa considerarsi senz’altro un giusto colui che evita di incorrere in colpa per il solo timore dei castighi, tuttavia la sua riabilitazione prende di qui l’avvio. (…)

Vi è però un’altra possibilità d’intervento: quella da parte dell’amore. Tale è la legge di Cristo: la legge della carità evangelica.

Varie le differenze tra legge dell’amore e legge del timore. Questa rende servile l’animo di chi la osserva, mentre la prima crea degli uomini liberi (151). Chi si comporta bene soltanto per paura del castigo, si comporta da servo; chi si ispira all’amore fa invece come i figli, come l’uomo che sia padrone delle proprie azioni (152). «Dove è lo spirito del Signore, ivi c’è libertà» (2 Cor 3, 17).

(…) Le scelte umane, per esser chiamate davvero buone, devono concordare con la regola della carità.

(…) La carità costituisce un valido presidio di fronte alle avversità: chi la possiede non resterà danneggiato ma, all’opposto, trarrà profitto dalle stesse sventure. Ce lo ricorda san Paolo: «Ogni cosa concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8, 28); anzi – a chi ama davvero – perfino le cose avverse e difficili appaiono quasi soavi, ed è un’esperienza che ognuno può far da sé (159).

(La carità) conduce alla felicità, essendo l’eterna beatitudine una promessa serbata per chi avrà vissuto nella pratica della carità. Tutto il resto non conta, se manca l’amore soprannaturale (160). Ormai prossimo al martirio, l’apostolo Paolo confidava di poter ricevere la corona che il Signore, giudice giusto, darà nell’ultimo giorno «a tutti quelli che avranno vissuto con amore l’attesa della sua venuta» (2 Tm 4, 8).

La beatitudine sarà concessa in grado maggiore o minore, in rapporto al grado di carità e non alla perfezione con cui poté essere praticata un’altra virtù. Tanto è vero che si potrebbero citare non poche persone che condussero una vita di maggior astinenza rispetto agli apostoli, eppure questi sorpassano chiunque altro nel grado di beatitudine avendo superato ciascuno di noi per l’ardore della carità, essi che – come Paolo scrisse ai romani – godettero per primi dei doni dello Spirito (161).

(…) La carità comunica all’uomo una superiore dignità. Tutte le creature, certo, rendono testimonianza alla maestà del Creatore come le opere artificiali sono soggette al loro artefice. Con questa differenza però, che la carità rende l’uomo, da servo che era, libero e amico di Dio, sulla parola del Signore: «Non vi chiamo più servi ma amici» (Gv 15, 15). (…) Quantunque (la carità) sia un dono divino, per ottenere la carità occorrono da parte nostra le debite disposizioni. (…)

Infine, ad aumentare la carità contribuisce la fortezza di fronte alle avversità. È noto a chiunque infatti che, quando accettiamo di portare il peso della tribolazione per amore di qualcuno, quel sentimento che ci ha sostenuti viene a esserne rinforzato. Le «grandi acque» di cui parla il Cantico dei Cantici – ossia le più varie tribolazioni – «non poterono spegnere l’amore, né i numi sommergerlo» (Ct 8, 7). Per questo, i santi che sopportano le prove della vita per amore di Dio, ne escono rinvigoriti, con una carità più accesa, un po’ come l’artista che predilige l’opera su cui maggiormente si è affaticato. In modo analogo, quanto più han da soffrire per mantenersi fedeli a Dio nelle angustie, di tanto i giusti si elevano nella scala della carità. Può applicarsi loro l’espressione biblica: «Le acque crebbero e sollevarono l’arca, la quale si alzò al di sopra della terra; ingrossarono e crebbero ancora… e l’arca galleggiava alla superficie. Andarono ancor più aumentando… di modo che tutte le montagne che sono sotto il cielo furono coperte… Non scampò che Noè con quelli che erano insieme a lui nell’arca» (Gn 7, 17). Ebbene, «l’arca» – si intenda la Chiesa o l’anima del giusto – rimarrà a galla sotto l’imperversare delle prove, grazie proprio alla carità”.

Terrorismo, il “Papa” tratta con i talebani (via Erdogan)

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Il dopo Kabul potrebbe diventare un inferno. Un rapporto dell’Intelligence, che circola nei nostri Palazzi di Governo, apre scenari inquietanti. Forse solo un’iniziativa riservata, da parte della Segreteria di Stato Vaticana, potrebbe esserci miracolosamente d’aiuto. Testa o Croce quindi. “L’alert”, classificato ‘rischio alto’, annuncia una nuova ondata di immigrazione e, soprattutto, il pericolo terroristico‘elevato’ a livello 3 su 5. Del resto, prima della drammatica fuga degli americani dall’Afghanistan voluta dal novello ‘Badoglio’ Biden, il ministro degli Esteri Di Maio, concludendo il vertice con gli 83 paesi della Coalizione globale anti Isis, ha affermato: “La minaccia è particolarmente allarmante nel continente africano. Per questo motivo ho proposto di istituire un Gruppo di Lavoro dedicato all’Africa, che possa identificare e fermare le minacce terroristiche”. Un allarme che la capa dell’intelligence Elisabetta Belloni ha declinato anche davanti al Copasir. Due mesi fa al vertice della Coalizione non si era parlato specificatamente di Libia e Tunisia, che oggi appaiono i due convitati di pietra.

Il pericolo talebano per l’Italia

Sono molteplici i temi che vengono valutati dai Servizi di sicurezza alla luce della presa di potere dei Talebani che hanno sbaraccato i segni del ventennio di ‘peacekeeping’ più in fretta del rave party di Viterbo. Basta tornare indietro al 2014, quando i jihadisti proclamarono la nascita del Califfato Islamico in Iraq e in Siria, ne seguì un’ondata di attentati terroristici: dagli attacchi ai bagnanti in spiaggia,  al Museo del Bardo in Tunisia. Non fu risparmiata l’Europa, con le carneficine soprattutto in Francia, Belgio e Germania. Questi attentati non erano però il frutto di un’organizzazione militare coordinata, ma singole iniziative di lupi solitari spinti da spirito di emulazione. La triste constatazione è che l’Islam politico ha già dimostrato di poter sconfiggere gli Usa, con l’Europa di Merkel, Macron e Draghi, purtroppo, non pervenuta. Il pericolo imminente  è che la clamorosa rivincita dei Talebani potrebbe rivitalizzare il fanatismo islamico. Ed è questo lo scenario che personalità del calibro del sottosegretario alla sicurezza Franco Gabrielli  e il capo dell’Aise Gianni Caravelli paventano al Premier che alla prima prova sullo scenario internazionale, come Presidente di turno del G20 appare titubante.

Cosa accadrà dopo Kabul

Le immagini di Kabul sono terribili. Il parallelo mediatico  tra i poveretti che precipitano dagli aerei al decollo e chi cadeva dalle torri gemelle in fiamme è immediato. Ma il raffronto più pertinente è con la caduta di Saigon. Ora, come allora, la forza profonda è l’aggiustamento dei rapporti tra USA e Cina. Saigon cadde nel 1976, pochi anni dopo la visita di Nixon a Pechino, quando ancora Washington ed i comunisti cinesi non avevano ripristinato rapporti diplomatici. Kabul è caduta dopo solo un anno dagli accordi di Trump a Doha con i Talebani. È in corso un conflitto aperto tra Governi che si potrebbero definire tradizionalisti e fazioni fondamentaliste del cosidetto Islam politico. Lo scontro è stato definito dalla guerra civile in Siria ed Iraq tra l’Isis con la coalizione anti-Daesh appunto, ma è evidente in Egitto con Al Sisi sostenuto da Arabia, Emirati ed Israele contro i Fratelli Musulmani appoggiati dal Qatar e dalla Turchia. Lo stesso schieramento che si fronteggia in Libia con Haftar (con Egitto, Emirati e Russia) contro il Governo di Tripoli, riconosciuto dall’Onu e dall’Italia, ma sostenuto militarmente da Qatar e Turchia. In questo quadro la Tunisia, senza le rimesse dei migranti che un tempo lavoravano in Libia e senza le entrate del turismo per via del Covid, rischia l’implosione e a poco serve il cambio degli uomini dell’intelligence locale e gli arresti dei parlamentari. Il pericolo islamista in Tunisia è molto alto. È il Paese che in assoluto ha fornito all’Isis più foreign fighters, che potrebbero anche tornare.

Se nel mondo ci sarà un’altra serie di attacchi per affermare il potere dei Talebani, il terreno in Libia e in Tunisia è già pronto. Per l’Europa così  sbandata sarà dura. Gli americani si sono da tempo ritirati dalla Libia e sostanzialmente da sempre disinteressati della Tunisia e del resto dell’Africa. Se la vittoria talebana dovesse rilanciare il terrorismo jihadista dall’Africa verso l’Europa il problema non sarà loro. L’Italia potrebbe però essere risparmiata, se non dagli sbarchi, almeno da possibili attentati perché si è inaspettatamente aperto un canale riservato tra Santa Sede e Talebani per creare un reale corridoio umanitario, cosa che l’Europa tra mille inutili chiacchiere non è riuscita a organizzare. Per renderlo possibile, sotto la spinta di Bergoglio, sta lavorando la Segreteria di Stato e la Congregazione delle Chiese Orientali  con una triangolazione che passa dalla Turchia di Erdogan, e che vede nella collaborazione con i Talebani un ulteriore passo per il suo sultanato. Forse, quindi, sarà Papa Francesco con la sua iniziativa sotto traccia a tener fuori l’Italia dagli attacchi, visto che il nostro fronte interno è così disomogeneo, capace solo di frenare qualsiasi azione di politica estera che non sia una continua polemica anti-Salvini sul fronte dell’immigrazione. Per Draghi, che ha studiato dai gesuiti, potrebbe essere un altro gesuita a corrergli in aiuto. Una mano lava l’altra.

 

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Terrorismo, il Papa tratta con i talebani (via Erdogan)

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