Muro di Berlino, il Pd scorda “la matrice”: non cita mai il comunismo

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IL POST SUL CROLLO DEL MURO CHE DIVIDEVA LA GERMANIA. I DEM NON NOMINANO MAI L’URSS

di Giuseppe De Lorenzo

Hai voglia a ripetere a Giorgia Meloni che non ha ancora fatto i conti col fascismo. Hai voglia a chiedere a Lega e Fdi di non avere “ambiguità” sulla dittatura nera. Perché se poi, quando si presenta l’occasione, perdi il treno per condannare l’orrore comunista, beh: un minimo di ipocrisia la dimostri.
Succede che oggi sarebbe, anzi è, la ricorrenza della caduta del muro di Berlino costruito nel 1961. Il 9 novembre di 32 anni fa i tedeschi lo presero a picconate ponendo fine prima alla Ddr, un regime comunista, e poi a valanga all’intera Unione Sovietica. Momento storico di portata colossale. Che infatti oggi viene giustamente ricordato da tutti gli schieramenti politici in parlamento. Gli occhi, ovviamente, sono puntati sul Pd. Voglio dire: sono o non sono gli eredi più o meno diretti di quel Partito Comunista Italiano che va da Togliatti in giù? Bene. Uno va sulla pagina Facebook dei dem e si trova questo post qui, corredato da una delle foto più iconiche di fine anni ’80: un berlinese intento ad abbattere il muro che divideva la città in due. State a sentire:
“Lungo 156 km e alto quasi 4 metri, il muro di Berlino, costruito nel 1961, impedì la libera circolazione delle persone verso la Germania dell’Ovest. Simbolo tangibile di una divisione territoriale e politica, non solo tedesca, la sua caduta segnò la fine della Guerra Fredda e della divisione in due dell’Europa e del mondo, e anticipò la riunificazione della Germania. Furono migliaia i berlinesi che presero parte alla demolizione di quel muro che li tenne in ostaggio per quasi trent’anni. La caduta, nel 9 novembre 1989, divenne così espressione del bisogno di autodeterminazione da parte di chi non accettò più divisioni forzate e conflitti. La fine del bipolarismo tra Oriente e Occidente aprì le porte alla riunificazione necessaria e all’Unione europea. La storia insegna che il desiderio di libertà è più forte di ogni muro. Ieri come oggi.
Notate qualcosa di strano? Vi sembra mancare qualcosina? Provate a fare una ricerca per parole e cercate di capire se il Pd è davvero riuscito a non nominare mai la parola comunismo nelle quasi 800 battute del post. Ebbene sì, ce l’hanno fatta. Si sono dimenticati di specificare che quei mattoni furono messi per impedire ai berlinesi dell’Est di scappare dal presunto “paradiso comunista”. C’entra poco “l’autodeterminazione” contro le “divisioni forzate e i conflitti”. È solo fuffa la storia del “bipolarismo tra Oriente e Occidente”. Il “desiderio di libertà” non era generico, ma un anelito di liberazione dal regime sovietico. Non specificarlo, volutamente, significa tradire le 140 vittime dei Vopos, gli agenti della Polizia del popolo che sparavano contro chiunque tentasse di raggiungere l’Ovest. Scusi, Letta, ci spieghi: di che matrice era quel muro?

 

 

ZTL: morfologia sociologica e politica del perbenismo progressista

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di Riccardo Achilli

Fonte: Riccardo Achilli

Nulla di nuovo nell’analisi sociale del voto proposta dal Corriere: il Pd è felicemente, e senza rimpianti, il partito dei laureati, del ceto medio-alto metropolitano e dei figli sardinificati e universitari, che conserva un presidio nel mondo della P.A., in particolare in quello dell’insegnamento, ripieno di un precariato storico, essenzialmente per motivi clientelari. L’interclassismo ambiguo del Pd non poteva che portare a questo esito politico, in cui il progressismo dei più forti elimina l’esigenza di socialismo dei più deboli. Di conseguenza, privati della loro rappresentanza storica e traditi, i gruppi sociali tradizionali della sinistra votano Lega e Fdi, nel caso degli operai del Centro Nord, e M5S, nel caso dell’enorme sottoproletariato e proletariato dequalificato e sottopagato del Sud. Gli autonomi, parola molto generica per designare le mezze classi emergenti, dalle partite Iva al precariato cognitivo, passando per i mestieri semi imprenditoriali e semi proletari della new economy, votano per Fdi, che presenta una offerta politica in un certo senso “protettiva”, che propone le classiche forme assistenzialistiche della destra sociale ed anche un messaggio politico fortemente identitario, molto attraente per gruppi sociali caratterizzati da instabilità e sradicamento legato alla propria precarietà.

La marginalità, sociale, geografica ma anche urbana (nelle periferie urbane e nelle cinture periurbane di città medio piccole e territori interni, rurali o abbandonati) si allontana dalla sinistra e avanza una richiesta di protezione e difesa identitaria, che la sinistra non capisce e disprezza. Il M5S ne coglie una parte, localizzata al Sud, grazie alla protezione del Rdc, misura senza la quale il movimento si estinguerebbe definitivamente. Il resto è facile preda di una proposta che mette insieme assistenza sociale, difesa della casa, identità nazionale, sicurezza e respingimento dell’orda migratoria, cioè il classico pacchetto offerto dalla componente sociale e rautiana del vecchio Msi rivista ed aggiornata. La conclusione è banale, solo a volerla vedere con un minimo di onestà intellettuale: la linea di frattura politica non è più fra una sinistra socialcomunista che difende un blocco proletario relativamente omogeneo, proponendone un avanzamento dentro le strutture di una democrazia compiuta e welfaristica ed una destra liberale che difende i padroni ed i loro sgherri, con una destra populista e poujadista a misura della piccola borghesia. Quel mondo lì è finito. La linea di frattura oggi sta fra coloro che, per censo, livello educativo, competenze, possono prendere la nave che porta verso la cittadella del futuro e coloro che rimarranno fuori da questa cittadella, brutti, sporchi e cattivi, disprezzati e abbandonati in balia di una guerra fra poveri per risorse rese sempre più scarse dai cambiamenti climatici, dalla pressione antropica che proviene dal fondo della miseria delle masse africane ed asiatiche e dalla riduzione del lavoro imposta dalla rivoluzione cibernetica.

Chi starà dentro le mura non potrà che maturare inclinazioni sempre più autoritarie per difendere i propri privilegi, risciacquando il senso di colpa in innocui diritti civili a propria misura. Fra le mura della cittadella dei soddisfatti ed il fango delle periferie dei miserabili, in questo Medio Evo prossimo venturo (per citare un libro) occorrerà aprirsi la strada per proporre un compromesso sociale, che evidentemente tenga conto delle esigenze materiali, ma anche securitarie ed identitarie, degli esclusi dalla cittadella.

Tutto il bottino alle multinazionali-finanziarie globali, ecco la legge sulla concorrenza

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di Sonia Savioli

Fonte: Sonia Savioli

La cosiddetta legge sulla concorrenza è un altro passo verso la dittatura delle multinazionali. Un loro funzionario, Mario Draghi, assistito e ossequiato da quella corte parassita in cui si è trasformato il parlamento italiano, segue passo dopo passo le direttive del Forum Economico Mondiale, la cricca delle multinazionali più potenti del mondo, per il loro progetto di accelerazione della Quarta Rivoluzione Industriale.

Quel progetto a cui è finalizzato l’inganno pandemico.

La legge “concorrenza” è l’ennesima distruzione dei beni pubblici e delle piccole attività autonome, a vantaggio dell’economia globalcapitalista, che è decisa ad occupare tutto il mercato, senza lasciare una briciola neanche ai passeri.

Si sottraggono alle pubbliche amministrazioni servizi e trasporti, la gestione dei rifiuti, il potere di amministrare qualsiasi bene comune.

Si “agevola l’accesso all’accreditamento delle strutture sanitarie private”, e anche queste cosiddette “agevolazioni” sono in realtà una sottrazione di potere alle istituzioni e una eliminazione dei controlli sui privati. “Abolire le barriere al commercio e al profitto privato” dicevano i documenti del Forum Economico Mondiale a proposito della “pandemia”.

I grossisti dei farmaci non saranno più obbligati, come succedeva finora, a distribuire tutti i farmaci; potranno distribuire quelli che preferiscono, e non dubitiamo che saranno i farmaci delle multinazionali, in grado di concedere loro un margine di profitto più ampio.

Tutto questo è nella LEGGE PER ELIMINARE QUALSIASI CONCORRENZA ALLE COMPAGNIE MULTINAZIONALI.

Si affida la gestione degli impianti idroelettrici (dighe!) ai privati. Impianti idroelettrici costruiti coi nostri soldi e che i nostri soldi continueranno a tenere (o rimettere?) in piedi, come è successo per il ponte Morandi.

Si dà il via libera a multinazionali come Huber, un’azienda parassita e strozzina, che non produce niente ma si limita a prendere il pizzo sulle prestazioni fornite da privati (i passaggi in auto) e da altre attività (ristoranti, corrieri, fattorini), e le “app e piattaforme digitali” sostituiranno i lavoratori impiegati nelle aziende di taxi, mentre la multinazionale strangolerà le aziende che parassita: è questo lo sviluppo del capitalismo globale.

Le società di capitali potranno aprire farmacie. Ma, naturalmente, saranno catene di farmacie molto “digitalizzate”, che potranno occupare tutto il mercato.

Come sono contenti gli psicopatici del Forum Economico Mondiale!

Ciaociao taxisti, farmacisti, operai comunali, lavoratori e tecnici della gestione dei rifiuti, lavoratori e tecnici degli impianti idroelettrici!

E, mentre tutti questi lavori e lavoratori si allontanano e svaniscono come fantasmi di trapassati, avanzano verso il futuro i sistemi di controllo cibernetico della dittatura del ventunesimo secolo. Il nazipass, detto “green”, è solo uno di essi e, naturalmente, verrà potenziato, ma ce ne sono altri e la legge contro la concorrenza e gli ostacoli alle multinazionali si occupa di diffonderli.

Per esempio, se metteremo sul nostro veicolo dispositivi che ci controllino negli spostamenti (li chiamano “raccolta dati”), avremo degli sconti sull’assicurazione auto, e inoltre, con le nuove forme di mobilità che utilizzano le app e piattaforme tecnologiche pagheremo meno che prendendo un taxi.

E’ con bocconcini come questi che i topolini vengono attirati nella trappola.

Non sarebbe ora di svegliarci tutti? Vaccinati e non, siamo tutti sulla stessa barca, che i banditi del FEM progettano di far colare a picco. Non ci sarò salvezza per nessuno, se non ci uniamo contro il progetto tirannico e folle del capitalismo globale, che esso chiama Quarta Rivoluzione Industriale. Una sorta di impero in cui la cibernetica sostituisce la repressione violenta e i lager, rendendo lager interi paesi, senza barriere apparenti ma con evidenti e drammatiche costrizioni, che saranno sempre più soffocanti e liberticide.

Non sarebbe ora di svegliarci tutti? Ci hanno detto che niente sarà più come prima. Ce lo hanno detto i servi e i lacché del capitalismo globale. Bene, diciamolo noi a loro: Niente sarà più come prima, voi non ci sarete; faremo fallire il vostro progetto di dominio, costruiremo una società di uguaglianza e solidarietà, di rispetto e ripristino di quell’ambiente naturale che volete continuare a distruggere con il vostro falso “green new deal”. Una società dove non ci sarà più posto per la finanza globale, per le multinazionali e per i loro falsi scienziati e falsi politici.

Cominciamo subito, in tutte le piazze, in tutti i paesi e le città, in tutti i luoghi di lavoro e di studio: informare per resistere, resistere per cambiare.

Onda su onda, ci porta alla deriva

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

La quarta ondata del covid annunciata con grande allarme dai media; il terzo vaccino nell’arco di sei mesi prescritto praticamente a tutti con una campagna martellante; il novanta per cento di vaccinati indicata come nuova soglia d’immunità, dopo il settanta e dopo l’ottanta per cento dei mesi scorsi; il terzo anno di pandemia e di emergenza che si annuncia con certezza e apprensione: si può insinuare il dubbio che qualcosa non stia funzionando, che i poteri pubblici, politici, amministrativi e sanitari, e i loro corifei mediatici, abbiano fallito clamorosamente la sfida dei contagi e delle terapie, considerando che si alza sempre l’asticella e si rimanda sempre la salvezza? O si deve per forza concentrare ogni responsabilità, ogni attenzione e ogni condanna sulla esigua minoranza che non si è vaccinata e si ribella al green pass, con manifestazioni che gli stessi media giudicano di poco rilievo e con quattro gatti?

Avevo deciso in questa pandemia di sospendere ogni giudizio, non ritenendomi in grado di esprimere pareri netti e autorevoli in merito o indicare soluzioni alternative; con tutte le perplessità che ho sempre coltivato, ho continuato a seguire di malavoglia le prescrizioni e le proscrizioni imposte. Con una sola raccomandazione: allargare e non restringere i campi di ricerca e di sperimentazione, non limitarsi ai vaccini ma investire di più sulle cure per debellare o neutralizzare il virus. Insomma aggredire il covid su vari fronti, a monte e a valle. Personalmente ho usato come strategia di sopravvivenza quella di evitare tutti i programmi televisivi sul tema e cambiare canale o media quando appariva il santino del virologo di turno e dei centouno virologi di complemento. Sottrarmi, senza nessuna pretesa di insegnare a nessuno il mestiere. Non ho dunque alcuna tesi precostituita, nessuna soluzione alternativa, nessuna propensione al complotto.

Però quando ti alzi la mattina del 5 novembre del 2021 e vedi che il titolo principale dei principali giornali e media italiani è incentrato sulla quarta ondata, sull’euroterrorismo, sul pericolo che viene dall’est (dove peraltro sono già sotto osservazione i dodici paesi europei colpevoli di voler ripristinare i confini per arginare l”immigrazione), allora dici: basta, non se ne può più, non potete tenere l’umanità così a lungo in una gabbia di terrore, di obblighi e divieti, spostando continuamente gli obbiettivi da raggiungere, e facendo ricadere ogni colpa sui pochi che non seguono le vie obbligate. Se dopo venti mesi un virus non viene debellato nonostante l’80% di popolazione sia vaccinata, e anche due volte, se il covid è ancora virulento e pericoloso, vogliamo dirlo che siamo davanti a una sconfitta, anzi un fallimento delle classi dirigenti e delle forze sanitarie, farmaceutiche e amministrative senza precedenti? La moltiplicazione dei dubbi a questo punto è più che legittima: la strada intrapresa senza se e senza ma, imposta ai quattro quinti della popolazione, considerando che il restante quinto è per meta costituito da bambini, è stata davvero quella giusta? Un virus che supera il biennio, ditemelo voi perché io non lo so, ha precedenti? O se volete riformulo la domanda: è concepibile che all’entrata nel terzo anno di covid, si debbano ancora allestire, intensificare e amplificare vaccini, controlli e allarmi, senza contemplare soluzioni alternative o supplementari? E sfiorando la blasfemia, la bestemmia contro il dio vaccino: e se ci fosse un nesso tra le varianti e i vaccini, nonostante le dimostrazioni che il contagio riguarda in particolare chi non si è vaccinato? Dobbiamo considerare normale che i virologi si portino avanti col lavoro e si proiettino non nell’anno venturo ma addirittura nel 2023, che era un modo proverbiale per indicare il futuro lontano, predicendo che in quell’anno ci faranno un vaccino multitasking, onnicomprensivo, prodigioso, incluso di anti-influenzale? Se dopo sei mesi siamo al terzo vaccino, dopo ventiquattro mesi saremo alla dodicesima dose? Siamo entrati in un serial horror, in un raggiro universale, in una truffa colossale o che? A fronte di un fallimento così vistoso sono legittimi i dubbi, anche quello di aver imboccato una strada sbagliata, oltre che esserci affidati a percorsi sanitari e farmaceutici errati o inadeguati.

Il dramma, lo ammetto onestamente, è che non siamo in grado di opporre un’altra soluzione organica, né abbiamo poteri, voce in capitolo, mezzi e condizioni per poter indicare altri percorsi o correggere quelli presenti.

Dobbiamo però vigilare con la massima attenzione su quel delicato passaggio in cui il regime della sorveglianza sanitaria si estende automaticamente ad altri ambiti civili, culturali, politici, sociali. È impressionante l’ondata repressiva e liberticida che c’è in giro che esonda dai confini sanitari e si allarga ovunque. Oscuramenti sui social, intimidazioni, censure dappertutto e nuove restrizioni si annunciano in ogni campo. Lo dico anche per esperienza personale. Considerando che i social sono, bene o male, l’unico luogo in cui il privato dissenso si fa pubblico, è di una gravità enorme. Se solo tocchi certi temi “sensibili” o presunti tali, anche argomentando, non insultando nessuno né semplificando con tesi “oltraggiose”, sei subito censurato e punito. E non puoi prendertela con nessuno perché ti dicono che il mandante è l’algoritmo, dunque la censura è anonima, come la banda dei sequestri. Anonimo, come il covid.

La colpa in ambo i casi non è di chi usa questi agenti anonimi per veicolare e controllare la gente ma del caso o della tecnica. Se non possiamo fare e dire molto in ambito sanitario, sorvegliamo almeno le linee di frontiera della nostra libertà, della nostra dignità e dei diritti. Occhio alla dogana, alle mascherine ideologiche e agli sconfinamenti delle “ondate” sanitarie. Cantava Bruno Lauzi: “onda su onda il mare ci porterà alla deriva, in balia di una sorte bizzarra e cattiva”…

Segnalazione libraria: “Del tutto invalido e assolutamente nullo”

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Un libro essenziale per comprendere la situazione ecclesiale. Vescovi e sacerdoti ordinati con il rito riformato da Montini nel 1968 sono invalidi, ovvero nulli. La formula della consacrazione episcopale non conferisce l’ordine secondo quanto richiesto dalla Chiesa Cattolica. Ne consegue che un “vescovo” non può ordinare validamente un “prete”. E’ questa la chiave del disastro conciliare e post-conciliare. L’ “operazione sopravvivenza” per chi ha vera vocazione religiosa è quella di procedere alla riordinazione da parte di un vero vescovo. (per info scrivere a c.r.traditio@gmail.com) Particolarmente grave per chi si professa Cattolico Apostolico Romano integrale è accettare i nuovi riti e far finta di credere che gli ordinati o consacrati siano veri Pastori della Chiesa. Ne consegue che la cosiddetta “communicatio in sacris”, oramai d’uso corrente dalle parti di alcuni priorati cosiddetti d’area tradizionale, è un sacrilegio enorme.

Segnalazione del Centro Studi Federici

Novità libraria: “Del tutto invalido e assolutamente nullo” di don Antony Cekada
 
Dopo la pubblicazione in italiano delle opere di don Cekada “Non si prega più come prima” e poi di “Frutto del lavoro dell’uomo” il Centro Librario Sodalitium presenta in un opuscolo questi due articoli (risalenti al 2006 e 2007) sulla questione dei nuovi riti di ordinazione. Nel primo articolo l’autore spiega perché la nuova formula è da considerarsi invalida e nel secondo risponde ad alcune obbiezioni che gli sono state fatte dopo la pubblicazione del primo articolo.
Questa questione è estremamente importante poiché ha delle conseguenze dottrinali e pratiche che toccano la vita spirituale e la salvezza eterna dei cattolici: se infatti un prete o vescovo non è validamente ordinato ne consegue che i sacramenti che amministra sono per la maggior parte invalidi. In questi due articoli il nostro confratello americano affronta unicamente la questione della validità della nuova formula della consacrazione episcopale, che è il gradino più alto del sacramento dell’Ordine.
Possa la lettura di questo libretto illuminare le menti di molti fedeli – e dei sacerdoti in particolare – sulla gravità della situazione in cui si trova la Chiesa a causa delle riforme che sono state fatte al Concilio Vaticano II. Con esse si rendono invalidi e nulli la maggior parte dei sacramenti amministrati con il nuovo rito di Paolo VI (si salvano, se correttamente amministrati, il battesimo e il matrimonio).
 
 

Il tremendo virus della Cristianofobia

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La cristianofobia dilaga ormai ad ogni latitudine e le cronache confermano un dato in progressivo peggioramento (Usa, Spagna, Nigeria, India, ecc.)
di Mauro Faverzani

Non solo Covid-19… Dall’anno scorso c’è un altro virus, che serpeggia nel mondo intero, non meno temibile: è quello della persecuzione contro i cristiani. Dilaga ormai ad ogni latitudine e le cronache confermano un dato in progressivo peggioramento. Dal maggio 2020, la Conferenza episcopale statunitense ha contato 95 nuovi attacchi a chiese o fedeli in tutto il Paese: incendi, statue di santi decapitate, intimidazioni con armi da fuoco, è capitato di tutto. Gesti assurdi, sferrati con odio e furia incontrollata. Tanto da spingere l’episcopato americano a diffondere una lettera lo scorso primo giugno, per chiedere una rivalutazione del bilancio della Fema,l’Agenzia federale per la gestione delle emergenze, rivalutazione che tenga conto di un sostegno anche economico, per mettere in sicurezza i luoghi di culto da quest’esplosione di violenza contro la fede: «In questo momento di crescente estremismo e di opposizione a vari gruppi religiosi ed alla religione in quanto tale, incoraggiamo il Congresso ad aumentare il budget totale per il programma di sicurezza a 360 milioni di dollari per il 2022» contro i 180 del 2021, rivelatisi assolutamente insufficienti per far fronte alle 3 mila richieste pervenute.

LA SITUAZIONE IN OCCIDENTE
Qualche esempio? Nel luglio dell’anno scorso, poco prima della S. Messa feriale, un uomo ha diretto il suo minivan contro il santuario intitolato alla Regina della Pace, in Florida. Dopo lo schianto ha cercato di dar fuoco al mezzo, poi si è dato alla fuga, ma è stato individuato ed arrestato. Nel marzo scorso, invece, in Missouri, la Madre badessa del monastero benedettino intitolato a Maria Regina degli Apostoli ha trovato due proiettili conficcati nel muro della sua cella. Nel periodo precedente altri colpi erano già stati sparati contro l’edificio. Il Cancelliere della Diocesi di Brooklyn, Padre Anthony Hernandez, ha espresso chiaramente la sua preoccupazione a fronte di tali eventi: «Siamo davvero preoccupati – ha detto – di questa tendenza emergente ai crimini d’odio contro i cattolici».
L’anticlericalismo però dilaga anche in Europa ed, in particolare, in quella che fu la cattolicissima Spagna, dove ancora una volta il governo socialcomunista si dedica ad un nuovo attacco contro la Chiesa. In un proprio comunicato, la lista di estrema sinistra Unidos Podemos ha chiesto all’esecutivo di annullare tutti gli accordi in essere tra lo Stato e la Santa Sede e di abolire i relativi benefici fiscali concessi, considerati come un’«anomalia democratica», di eliminare l’insegnamento della religione dalla Scuola, di recuperare il patrimonio immatricolato dalla Chiesa e di promuovere indagini suppletive circa gli abusi sessuali commessi dal clero. Il tutto, per assicurare così laicismo ed aconfessionalità alle istituzioni, ritenendo che il Concordato di Franco, firmato nel 1953, in realtà non sia mai stato abrogato, dimenticando però come, in ogni caso, nel gennaio 1979 Spagna e Santa Sede abbiano firmato i nuovi accordi, abrogando quelli precedenti. Richieste, dunque, quelle avanzate, totalmente infondate e folli, come si evince anche dalle parole espresse in proposito dai deputati di Podemos Javier Sánchez Serna e Martina Velarde: «La Chiesa cattolica – hanno detto – continua a godere di scandalosi privilegi, che violano la Costituzione spagnola. La gerarchia cattolica riceve ogni anno 11 miliardi di euro dalle casse pubbliche, tuttavia è esente dal pagamento di tasse come l’Ibi. Il paradiso dei vescovi non è in cielo, è un paradiso fiscale ed è in Spagna».
L’aggressione della Sinistra alla Chiesa qui è talmente grave da spingere Sofía Ruiz del Cueto, vicepresidente della programmazione e della produzione della sezione spagnola del network televisivo cattolico EWTN, a dedicare all’«evangelizzazione della Spagna» la veglia di adorazione, trasmessa in diretta domenica scorsa e rilanciata da EWTN Usa News, realizzando quanto chiesto dalla Madonna ovvero pregare: «L’evangelizzazione della Spagna – ha dichiarato Ruiz del Cueto – ovvero della nazione che ha evangelizzato il mondo è un evento con ripercussioni mondiali». C’è da sperarlo, poiché il bisogno e l’urgenza sono evidenti.

LA SITUAZIONE IN AFRICA
Intanto, però, le cronache riservano nuove sofferenze e nuovi dolori, anche guardando all’Africa, in Nigeria nello specifico, dove lo scorso 11 ottobre un gruppo di uomini armati ha assaltato il seminario di Cristo Re a Fayat, nella diocesi di Kafanchan, aprendo il fuoco ed invadendo i locali. I 130 studenti in quel momento erano riuniti per la S. Messa del mattino: sei di loro sono rimasti feriti, tre del quarto anno di Teologia sono stati sequestrati ma rilasciati due giorni dopo.
La situazione qui è davvero pesante: la Chiesa ha pubblicamente denunciato come i cattolici, in Nigeria, siano vittime non di banali “scontri” per questioni terriere, bensì di un vero e proprio processo di pulizia etnica e religiosa ad opera degli islamici Fulani con la complicità dello Stato. Il vescovo di Makurdi, mons. Wilfred Anagbe, è stato chiarissimo: «Questa è una guerra religiosa – ha detto -. Hanno un’agenda, che è l’islamizzazione del Paese. E lo stanno facendo, eliminando accuratamente tutti i cristiani ed occupando i loro territori», ammazzando e bruciando case. Le cifre ufficiali parlano di 3 mila morti finora, ma chi è sul campo stima le vittime in almeno 36 mila, oltre a molti sfollati ed indigenti. Molte ong hanno già abbandonato le zone a rischio, a restare è solo la Chiesa, segno di speranza e strumento operativo per far arrivare gli aiuti a quanti si trovino in difficoltà. Come è stato rilevato da Johan Viljoen, direttore del Denis Hurley Peace Institute in Sudafrica, quella in corso è un’«occupazione concertata e ben pianificata. Non credo che l’esercito stia cercando di risolvere qualcosa. Semmai cerca d’incoraggiare» tale triste fenomeno, dato che, dopo anni di violenza, «non un solo Fulani è stato processato». Del resto, la riluttanza delle forze armate ad intervenire discende direttamente dal coinvolgimento diretto dello Stato ad alti livelli in questa sconcertante epurazione di massa. Mons. Anagbe osserva come «tutti i capi militari della marina, dell’aviazione e della polizia siano musulmani». Padre Joseph Fidelis della diocesi di Maiduguri ribadisce: «Non è uno scontro, è un lento genocidio. Costringere le persone a lasciare le loro terre, privarle dei mezzi di sussistenza e massacrarle, ebbene questa è una forma di genocidio». Da qui l’appello all’Occidente, chiedendo preghiere ed aiuti. Ma l’Occidente, troppo preda di un suicidio collettivo chiamato aborto, eutanasia, suicidio assistito e dintorni, è purtroppo sordo ai richiami che giungono da fratelli nella fede, che dall’altra parte del globo chiedono soccorso.
Anche l’India piange gli attacchi dei fondamentalisti indù contro i cristiani: solo nello scorso 3 ottobre si sono registrati almeno 13 episodi di violenza e minacce contro le comunità di Uttarakhand, Haryana, Uttar Pradesh, Chhattisgarh, Madhya Pradesh e Nuova Delhi, la capitale. Urlando slogan inneggianti al dio indù Ram, gli estremisti del Sangh Parivar hanno aggredito i fedeli riuniti in preghiera e distrutto i luoghi di culto, oltre ad aver lanciato false accuse di conversioni forzate a danno dei sacerdoti. Secondo Padre Cedric Prakash, gesuita, «la violenza è in aumento».
America, Europa, Africa ed Asia: in pochi minuti abbiamo fatto il giro del mondo. Ma è un mondo in preda alla follia, alla violenza, all’integralismo, un mondo che pare aver deciso che per i cristiani non v’è posto…

Titolo originale: Usa, Spagna, Nigeria, India, qui scorre sangue cattolico
Fonte: Corrispondenza Romana, 20 ottobre 2021

L’ONU INVENTA IL DINOSAURO AMBIENTALISTA CHE CI TERRORIZZA: VI ESTINGUERETE!

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Nonostante la Cina produca il quadruplo dei combustibili fossili rispetto all’Europa, alla Cop26 ottiene l’esenzione fino al 2030 (VIDEO: Un dinosauro all’Onu)
di Leone Grotti

L’Onu ci è ricascata di nuovo. Ogni volta che la realtà bussa alla porta del Palazzo di vetro, e le trattative tra Stati sugli investimenti per contrastare il cambiamento climatico prendono una brutta piega, le Nazioni Unite decidono di alzare il tono della retorica e del catastrofismo. Non basta più Greta Thunberg, ormai professionista navigata nell’arte dello sferzare i potenti con accuse e minacce, ora c’è Frankie il dinosauro.
È lui il protagonista del filmato realizzato dall’Onu in occasione della Cop26, che aprirà i battenti domenica a Glasgow. Nel video (meglio non chiedere quanto è stato speso per realizzarlo) un velociraptor fa irruzione all’assemblea Onu e prende la parola dal pulpito per avvertire gli essere umani che, se non agiranno subito, faranno la stessa fine dei dinosauri. Con una differenza:
«Noi ci siamo estinti a causa di un asteroide. Qual è la vostra scusa? Ogni anno i governi spendono centinaia di miliardi di fondi pubblici per finanziare sussidi ai combustibili fossili. È come se noi li avessimo spesi per finanziare meteoriti giganti!».
L’operazione simpatia – per la voce è stato ingaggiato niente meno che Jack Black – è assicurata e Frankie il dinosauro strappa applausi alla platea. «Ascoltate gente», esordisce con piglio da capopopolo: «So una o due cosette sull’estinzione. E lasciatemelo dire: l’estinzione è una brutta cosa, ma causare da sé l’estinzione della propria specie è la cosa più ridicola che abbia mai sentito in 70 milioni di anni».
Gli astanti dell’assemblea pendono tutti dalle labbra di Frankie, forse per paura di contraddirlo e di esserne divorati poco dopo, e non osano interrompere il suo discorso, che raggiunge presto l’apice: «Siamo onesti: avete davanti un’enorme opportunità, adesso che dovete ricostruire le vostre economie e riprendervi da questa pandemia. Questa è la grande occasione dell’umanità. Ecco quindi la mia pazza idea: non scegliete l’estinzione. Salvate la vostra specie prima che sia troppo tardi».
«Adesso o mai più» è lo slogan che compare alla fine del filmato, mentre la platea si alza in piedi ad applaudire Frankie, il dinosauro saggio che, contro ogni aspettativa, non prova neanche un po’ di rancore per quella natura matrigna che l’ha condannato all’estinzione.

Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 2 minuti e mezzo) dal titolo “Frankie the Dinosaur” si può vedere lo spot finanziato dall’Onu per diffondere il terrore di una (fantomatica) estinzione del genere umano.

https://www.youtube.com/watch?v=L9eFABJqGTM

Titolo originale: Non bastava Greta. Ora l’Onu s’inventa Frankie il dinosauro: Vi estinguerete
Fonte: Tempi, 29 ottobre 2021

L’insegnamento di Dante: é la donna che salva l’uomo (e anche l’umanità)

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di Ferdinando Bergamaschi

Il 2021 è stato l’anno delle celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante. Il Sommo Poeta, come tutti sanno, ha affrontato profondamente molti temi nella sua opera: da quello teologico a quello politico, da quello esoterico a quello poetico. Noi vogliamo però considerarne uno nello specifico: il tema della donna. In particolare esso è protagonista nella Vita Nova scritta tra il 1292 e il 1295. In questo scritto giovanile, che è una sorta di autobiografia, il Sommo Poeta definisce per la prima volta il suo concetto di donna in rapporto non solo all’amore ma alla sua funzione universale. La corrente spirituale, culturale e poetica del “Dolce stil novo” è quella che “informa” Dante in tutta la sua visione del mondo e della vita. In questa corrente la gentilezza, che è la nobiltà dell’anima e quindi la nobiltà spirituale, è il fondamento di tutto. Solo il cuore gentile può provare il vero, eterno amore. Tramite l’amore, ci spiega Dante, la donna può indurre la gentilezza nel cuore dell’uomo. Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Cino da Pistoia, Dante stesso e alcuni altri ci indicano la donna intesa come donna-angelo, la quale è lo strumento per rendere veramente “gentile” e quindi puro il cuore dell’uomo.  Come si vede vi è un ulteriore salto di qualità perfino rispetto all’ “amor cortese” della precedente poesia d’amore, nella quale ancora l’elemento passionale, per quanto sublimato e per quanto accostato all’idealizzazione della figura femminile, sussisteva. Come nell’amor cortese, comunque, anche nel Dolce stil novo siamo in una dimensione in cui non c’è in nessun modo la pretesa da parte dell’uomo di voler corrisposto il proprio amore. Si ama, e questo è tutto. La donna amata è lasciata libera, e questo atteggiamento liberale, che è amore per la libertà, non è una concessione (il che già di per sé tradirebbe una brama di fondo) ma è il presupposto stesso del vero amore. Questa concezione influenzerà qualche anno più tardi anche la visione di Francesco Petrarca il quale però dovrà scontrarsi contro l’eccesso di passione che caratterizzava il suo amore per Laura e che egli non seppe superare.

Nel Dolce stil novo la donna è l’oggetto della contemplazione, e in quanto la donna è donna-angelo o donna-miracolo questa contemplazione è contemplazione di bellezza. La donna è la vera e unica mediazione per poter accedere al divino: ella è l’angelo, appunto. L’uomo non ama più per avere qualcosa in cambio; l’amore è fine a se stesso e ciò che reca beatitudine è appunto la contemplazione della donna-miracolo. Questa contemplazione della donna è la salvezza dell’uomo. Come è stato fatto notare da molti studiosi la parola latina salus significa al tempo stesso “saluto” e “salvezza”; il saluto “gentile” di Beatrice a Dante, quindi, attesta il ruolo di lei come mediatrice della grazia divina. E’ significativo  che le  parole  del   saluto     sono   le  uniche   che Beatrice rivolge a Dante nella Vita Nova.

Nella Divina Commedia Dante sviluppa ulteriormente il suo rapporto con Beatrice, che ritroviamo con lui dapprima nell’Inferno (Canto II), poi nel Purgatorio (Canto XXX e XXXI) e infine nel Paradiso (Canto XXXI). Qui Beatrice, il cui intervento è sollecitato dalla Vergine Maria per mezzo di Santa Lucia, prende il posto  di Virgilio   come  guida  di  Dante.

Beatrice dapprima si  esprime con severità nei confronti di Dante per i peccati che egli ha commesso, ma mano a mano che i due salgono ella gli rivolge sorrisi beatifici; Beatrice infine perdona Dante, si toglie il velo e gli mostra tutta la sua bellezza.

E’ lei che lo conduce in Paradiso e lo lascerà nelle mani dell’ultima guida che avrà il Sommo Poeta: San Bernardo di Chiaravalle. Giunti alla candida rosa dei beati, infatti, Dante si volge verso Beatrice ma non la trova: al suo posto c’è il santo di Clairvaux, devoto alla Madonna.

L’ultimo sentimento che Dante rivolge a Beatrice è quello della gratitudine. Beatrice dunque ha la forza di destare in Dante il più puro dei sentimenti, quello della gratitudine appunto. Questo sentimento non conosce inimicizia, avversità, rancore: se si ha il cuore puro esso si prova anche e soprattutto nei confronti di coloro che ci hanno fatto del male. Purificato così da Beatrice Dante può avviarsi con San Bernardo alla contemplazione della Santa Vergine, alla quale il Sommo Poeta è stato condotto proprio in virtù della gentilezza del suo cuore.

E’ però importante far notare che la funzione di Beatrice nella Commedia è di tipo differente rispetto a quella definita nella Vita Nova. Nella Commedia infatti Dante si rivolge all’intera umanità e in nome di essa egli compie il suo viaggio, quel viaggio che Dio voleva che compisse. Si è dunque qui in una nuova dimensione, non più soltanto personale. Dante ha ora il compito di indicare a tutta quanta l’umanità la via che conduce alla salvezza. Ma tutto ciò non fa che trasportare su un piano universale  un evento personale: tanto la salvezza dell’umanità quanto la salvezza di Dante sono dovute alla donna.

Fenomeno Maneskin: gli Stati Uniti sempre più stregati dall’italian rock

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di Ferdinando Bergamaschi

Maneskin: «Sono un’incredibile rockband italiana la cui musica è stata trasmessa in streaming oltre tre miliardi di volte. Hanno appena aperto per i Rolling Stones. Sono fantastici». Dopo il «Grazie mille ragazzi!» di Mike Jagger sul palco di Los Angeles, è stata una regina dei talk americani come Ellen DeGeneres a lanciare con queste parole la band romana nel suo famosissimo show televisivo. E il loro rock con “Mammamia”, “Zitti e buoni” e “Beggin’”, fa volare l’Italia della musica sul tetto del mondo. 

Dopo la conquista degli States, i prossimi appuntamenti della band romana prevedono sia una tournée italiana che culminerà il 9 luglio prossimo a Roma; sia una serie di date europee che vedrà i Maneskin protagonisti in tutte le principali capitali europee, da Londra a Varsavia, da Parigi a Berlino, da Bruxelles a Budapest. 

Dalla strada a X Factor

Agli inizi però era la strada. E precisamente via del Corso a Roma. È lì che il gruppo si esibisce le prime volte, nel 2016. Quando andava meglio venivano arruolati in locali e bar della Capitale. Poi la svolta. Nel 2017 i Maneskin provano la via del talent show e approdano a X Factor. Prendono così parte all’11ª edizione del programma e hanno la fortuna di finire nella squadra di Manuel Agnelli, guru italiano del rock in tutte le sue correnti. E sotto la sua guida si aggiudicano il secondo posto della gara.

La vetrina del talent show apre loro la strada per una serie di successi. Nel marzo del 2018 con il singolo “Morirò da re” i Maneskin si aggiudicano il doppio disco di platino. E in settembre pubblicano il singolo “Torna a casa”, che arriverà in vetta alla Top Singoli della Fimi.

Sul palco dell’Ariston

Ma è nell’inverno del 2021 che la band raggiunge la consacrazione nazionale. Infatti, subito dopo la pubblicazione del nuovo singolo, “Vent’anni”, viene annunciata la loro partecipazione al Festival di Sanremo. Sul palco dell’Ariston cantano “Zitti e buoni”, un brano in stile hard rock: si aggiudicherà la 71ª edizione della kermesse, che con i Maneskin torna un trampolino di lancio per il mercato internazionale. Poi di diritto ecco l’Eurovision Song Contest 2021 in rappresentanza dell’Italia; e i Maneskin vinceranno pure questa gara canora (terzi italiani nella storia della manifestazione, dopo nomi di una vita fa come Gigliola Cinquetti e Toto Cutugno).

Passo di carica

Nei mesi successivi la loro marcia prosegue a passo di carica: in luglio il quartetto raggiunge la vetta della classifica mondiale di Spotify con la sua versione di Beggin’ di Frankie Valli and The Four SeasonsIn agosto esce una nuova versione di “I Wanna Be Your Slave”, cantata insieme a un mito del rock come Iggy Pop.

E veniamo alle scorse settimane. In ottobre esce il singolo “Mammamia” che ottiene subito un grande successo. Alla fine del mese i Maneskin volano negli Usa e si esibiscono al Tonight Show di Jimmy Fallon che annuncia la partecipazione del gruppo in apertura del concerto degli Stones. 

Non sono chiari di luna

Maneskin in danese singnifica “chiaro di luna”. E danese è l’origine di Victoria De Angelis, detta Vic, la bassista del gruppo, secondo molti, il motore della band. È lei che fonda il gruppo nel 2015 con Thomas Raggi, il chitarrista; ed è lei che nello stesso anno seleziona, scarta e ripesca Damiano David, il frontman; ed è ancora Vic che recluta Ethan Torchio, il batterista. Quando viene intervistata in inglese, nelle trasferte all’estero, è lei a tenere il microfono in mano per la band, a condurre la conversazione con accento perfetto, lei a presentare, condurre, spiegare.

E sotto la guida di questa ragazza una cosa è certa: chi aveva ironizzato sul nome del gruppo, magari profetizzando per i Maneskin un destino da chiari di luna, ha preso un grosso abbaglio. Perché adesso stanno illuminando il rock di tutto il mondo.

Zona Rossa, Report fa chiarezza sul famoso rapporto dell’Oms: guai per Roberto Speranza

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Report è un noto programma di inchieste su temi di carattere economico e sociale. Lo show è condotto da Sigfrido Ranucci e va in onda ogni lunedì sera su Rai 3. Nella puntata andata in onda ieri, 8 Novembre 2021, Report ha smentito Roberto Speranza e Silvio Brusaferro sul rapporto Oms ritirato sulla gestione in Italia dei primi mesi della pandemia. La vicenda risale al maggio del 2020 ed ancora oggi un tema caldo, che Report ha affrontato nel servizio “La resa dei conti”.

Zona Rossa, Report fa chiarezza sul rapporto dell’Oms: guai per Roberto Speranza

Nella puntata di ieri, 8 Novembre 2021, il programma di Rai 3 Report, attraverso il servizio “La resa dei conti”, è tornata sul caso che del rapporto Oms pubblicato, rimosso e mai più pubblicato sulla gestione dei primi mesi della pandemia in Italia. La vicenda del maggio 2020 ha indotto il ricercatore Oms Francesco Zambon a dimettersi. Ora la nota trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci ha svelato nuovi documenti e intercettazioni da cui emergono azioni e parole del ministro della Salute, Roberto Speranza.

Lo scorso 28 aprile in Senato, come riportato da Start Magazine, il ministro Speranza sul ritiro del rapporto dell’Oms ha dichiarato: «È esclusivamente una decisione interna all’Organizzazione mondiale della Sanità. È stato ritirato per inesattezze fattuali. Tra gli errori, quello relativo alla timeline dell’epidemia in Cina. La stessa Oms Europa ha dichiarato che in nessun momento il Governo italiano ha chiesto all’Oms di rimuovere il documento». Ora i messaggi tra il ministro e Silvio Brusaferro riportati da Report andrebbero a smentire Speranza sul suo ruolo che ha sempre negato nella vicenda.

“Scagionata” in parte Regione Lombardia

Una puntata decisamente scoppiettante quella di ieri sera di Report su Rai 3. Il programma ha cercato di scagionare in parte la Regione Lombardia per la mancata chiusura di Alzano e Nembro, che secondo i pm di Bergamo che indagano per epidemia colposa è costata migliaia di morti. Come riportato da Il Giornale.it, fu il direttore della sanità lombarda Luigi Cajazzo a scrivere all’Oms chiedendo la zona rossa il 7 marzo 2020.

Una parziale riabilitazione per la Regione guidata da Attilio Fontana e per lo stesso Cajazzo, indagato per aver riaperto il Pronto Soccorso dell’ospedale di Alzano dopo i primi contagi, ordine che Cajazzo però dice di non aver mai dato. Inoltre, ricadrebbe sotto la piena responsabilità del ministro della Salute Roberto Speranza la mancata attuazione del piano pandemico. A confermarlo ci sarebbe un parere legale firmato dal magistrato Nicola Ruggiero, richiesto dal ministero e inviato a Goffredo Zaccardi, da qualche settimana ex capo di gabinetto del ministro Leu.

Quando riprende Report 2021-2022: tutte le novità del programma di Rai 3

Fonte: https://tvzap.it/news/report-chiarezza-famoso-rapporto-oms-roberto-speranza/

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