L’imbarazzante flop delle sardine: al sit in per la moschea partecipano in undici

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di Cristina Gauri

Pisa, 2 nov — La costruzione di una moschea a Pisa è un tema molto sentito tra la cittadinanza della città toscana: lo testimonia l’affluenza record — in negativo ovviamente, ben undici (11) persone — al sit in delle sardine volto alla raccolta fondi per la creazione di un centro di preghiera islamico in città. Un flop apocalittico, in altre parole.
Il sit in per la moschea di Pisa naufraga 
Non che avessimo dei dubbi, sin dal giorno dell’annuncio comparso sulla pagina dei sodali pisani di Mattia Santori: «Siete tutte e tutti invitati domenica 31 ottobre, alle ore 12, per un imperdibile appuntamento, con pranzo al sacco, sul luogo dove verrà costruita la moschea di Pisa. Sarà una splendida occasione per ritrovarci, conoscerci e cogliere l’occasione per raccogliere fondi per la costruzione della stessa». Così il post delle Sardine invitava simpatizzanti e militanti ad accorrere numerosi all’evento. «Un panino per la libertà di culto», questo il nome dell’iniziativa.
Le donazioni latitano
Le testimonianze fotografiche pubblicate dal sito L’Arno raccontano un’altra, prevedibile verità. Cioè che ai pisani non potrebbe fregare di meno della costruzione di una moschea, peraltro decisamente costosa — per la sua edificazione sono necessari 2 milioni e 800mila euro. Il tutto sotto l’egida dell’«incontro di culture», ovviamente. «Il luogo – proseguiva infatti il post – deve essere, come ha sempre voluto la comunità islamica, un’occasione d’incontro, per conoscere l’altro, un’altra cultura ed altre tradizioni, per un momento di accoglienza reciproca, che giovi alle vite personali di tutti noi ed al benessere collettivo». Buona fortuna alle sardine, allora, quando nel merito dell’«occasione di incontro» con «l’altra cultura» dovranno spiegare ai padri di famiglia musulmani la propria visione su gender e matrimoni omosessuali.   
Ma l’Imam è ottimista 
Nonostante il flop di domenica e la campagna di donazioni arenatasi a 8.356 euro di donazioni, da parte di 138 benefattori, l’imam Mohamed Khalil si dice ottimista: «Tra poco inizieranno i lavori della moschea, entro due anni saranno finiti». Sì, ma con che soldi? «Passeremo a una raccolta nazionale. Siamo fiduciosi, anche se i ritardi causati dal Covid ci hanno creato non pochi problemi». Non solo a voi, caro Imam. Non solo a voi.
Cristina Gauri

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/imbarazzante-flop-sardine-moschea-212978/

Così morirono i crociati a Sidone

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Recenti analisi su scheletri rinvenuti a Sidone, in Libano, ci aiutano a comprendere meglio i crociati caduti nel XIII secolo per difendere la città. Il ruolo del re san Luigi nella loro sepoltura.
 
Uccisi a colpi di spada o d’ascia, decapitati, massacrati in massa, crivellati di frecce. Il destino dei crociati che combatterono per difendere Sidone, l’odierna Saida a sud di Beirut, a metà del XIII secolo fu senza dubbio qualcosa di brutale. Lo evidenziano i ricercatori dell’Università di Bournemouth, nel Regno Unito, in un comunicato stampa diffuso il 14 settembre per sintetizzare uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, con altri due ricercatori britannici.
 
L’équipe ha analizzato gli scheletri umani rinvenuti nel 2015 in due fosse comuni trovate nel fossato del castello di San Luigi (Qalat al-Muizz) a Sidone, porto strategico per i crociati per oltre un secolo. In piena guerra, mancando il tempo per officiare un rito funebre per ogni singolo crociato caduto, fu d’obbligo il ricorso alla fossa comune.
 
In base alla presenza nelle sepolture di monete d’argento della metà del XIII secolo e di fibbie in rame per cinture di foggia franca i resti umani oggetto dello studio sono stati identificati come appartenenti ad almeno 25 crociati.
 
Usando la datazione al radiocarbonio, i ricercatori stimano che i soldati probabilmente morirono nelle battaglie del 1253 o del 1260, quando Sidone, controllata dai cristiani, fu attaccata direttamente dalle truppe del sultanato mamelucco, nel 1253, e dai mongoli dell’Ilkhanato, nel 1260.
 
In armi con una violenza estrema
 
La scoperta è davvero rara, sottolineano i ricercatori perché le fosse comuni di questo periodo sono piuttosto introvabili. «Il numero minimo di 25 individui supera significativamente quello dell’unico altro luogo di sepoltura comune a noi noto d’epoca crociata», affermano gli autori dello studio, riferendosi agli scheletri di cinque uomini caduti al Guado di Giacobbe, situato tra l’Alta Galilea e le alture del Golan, che, il 23 agosto 1179, si scontrarono l’esercito ayyubide guidato da Saladino e le milizie del Regno di Gerusalemme.
 
Dopo aver analizzato gli scheletri di Sidone, gli esperti hanno raggiunto un’altra conclusione: appartenevano a uomini fatti e ad adolescenti. Quindi non c’erano donne o bambini sul campo di battaglia.
 
Alcuni degli scheletri «mostrano ferite di spada alla parte posteriore del corpo, suggerendo che i soldati siano stati attaccati da dietro, probabilmente in fuga nel momento in cui sono stati colpiti. Altri hanno ferite di spada alla nuca, il che indica che potrebbero essere stati prigionieri giustiziati per decapitazione dopo la battaglia», riassume il comunicato dell’Università di Bournemouth.
 
I segni rimasti sugli scheletri dimostrano quanto sia stato brutale il combattimento. La concentrazione di ferite alla testa e alle spalle di alcuni soldati sarebbe «coerente» con il fatto che probabilmente fronteggiavano a piedi dei nemici a cavallo.
 
Il contributo del re
 
L’analisi degli isotopi dentali e gli studi sul Dna hanno consentito anche di individuare le origini geografiche dei soldati. Alcuni erano nati in Europa, altri nel Vicino Oriente. Taluni erano di discendenza mista, probabilmente discendenti di crociati che si erano accoppiati con donne locali. Dati coerenti con la composizione sociale delle truppe crociati descritta dalle fonti storiche.
 
Secondo i documenti storici, Luigi IX di Francia, il sovrano – poi dichiarato santo – che guidò la settima crociata, era presente in Terra Santa al momento dell’attacco a Sidone nel 1253. Il re «andò in città dopo la battaglia e aiutò personalmente a seppellire i cadaveri in decomposizione in fosse comuni come queste», spiega nel comunicato del già citato ateneo britannico il dottor Piers Mitchell, dell’Università di Cambridge, che ha collaborato allo studio.
 
Le cronache di Jean de Joinville, cavaliere francese e biografo di san Luigi nonché testimone oculare della Settima crociata, riportano che «Egli (il re – ndr) aveva portato personalmente i corpi, tutti marci e maleodoranti, per deporli nelle fosse, senza mai turarsi il naso, come facevano gli altri». (c.l.)
 
 

Tendenze totalitarie odierne: la gender theory

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di Gennaro Scala

Fonte: Gennaro Scala

È soprattutto oggi il mondo cattolico ad accusare di totalitarismo la gender theory. Riteniamo che la consapevolezza dei pericoli che essa comporta debba essere patrimonio anche dei non cattolici. Pur non condividendo per nulla i principi su cui si basa l’educazione infantile cattolica, tuttavia essa non è definibile come totalitaria, perché non mira quella radicale ridefinizione dell’essere umano come invece vorrebbe la gender theory. Detto senza mezzi termini: voler cancellare l’identità maschile/femminile è un’aspirazione totalitaria. Ma vediamo quali sono le radici di tali tendenze.

Quanti hanno affrontato la questione del totalitarismo, in primo luogo Hannah Arendt, hanno effettuato un’omissione, non hanno indagato a fondo le radici del totalitarismo, che sono da ricercare nello stato liberale classico, trasformando il concetto di totalitarismo, nonostante gli elementi di verità, in uno strumento propagandistico del liberalismo. Il regime totalitario non è un nuovo regime (come vuole Arendt), ma è il funzionamento dello stato moderno in condizioni di crisi: in una fase di mobilitazione totale per la guerra totale, come nella Germania nazista; in una fase di modernizzazione accelerata come fu l’Unione Sovietica staliniana. La rivoluzione sovietica, vista con il senno di poi, non fu una rivoluzione “proletaria”, ma, per la classica eterogenesi dei fini, l’estensione dello stato moderno al di fuori dell’occidente, in seguito diventato egemone a livello globale come principale forma di organizzazione delle società. All’obiezione prevedibile secondo cui la rivoluzione sovietica nominalmente comunista intendeva proprio eliminare lo spazio dell’iniziativa privata, rispondiamo che vista nel ciclo lungo, ha portato, dopo la fase staliniana della costruzione dello stato russo moderno, al ripristino dello spazio privato dopo il crollo del comunismo. Non è questo il luogo per approfondire tali questioni, spero però sia sufficiente a mettere in discussione il modello propagandistico dei “due totalitarismi”, fascismo e comunismo, a cui si contrappone il regno della libertà liberale, perché tale modello ci rende ciechi rispetto alle tendenze totalitarie odierne che nascono dal seno del neo-libealismo.

Il totalitarismo ha come presupposto l’enorme concentrazione del potere coercitivo che caratterizza lo stato moderno, rappresentato dallo stato liberale classico. Abbiamo una polarizzazione tra concentrazione del potere coercitivo dello stato e individualismo: perché si affermi una sfera della libertà privata in cui l’individuo possa svolgere “liberamente” la sua attività è necessario che lo stato concentri il potere relativo alla sfera pubblica. È questa principalmente la ragione del successo dello stato moderno: dando vita ad una sfera della “libertà privata” ha dato grande impulso all’iniziativa economica privata, la quale si traduce in ricchezza, sviluppo economico, tecnico e scientifico e quindi in potenza dello stato.

Tale concentrazione del potere coercitivo che caratterizza lo sviluppo dello stato moderno dal ‘500 ad oggi (vedi in merito i fondamentali studi di Charles Tilly), comporta la progressiva distruzione delle “comunità intermedie”, quella “furia del dileguare” che Hegel attribuiva alla sola rivoluzione francese, ma che è in realtà una caratteristica propria dello stato moderno in quanto tale. La libertà nello stato moderno è essenzialmente libertà di perseguire il proprio interesse, a differenza della libertà nel mondo antico greco-romano che era la libertà di partecipare alla sfera pubblica, secondo l’intramontabile definizione di Benjamin Constant.

Il sistema parlamentare è interno alla concentrazione del potere dello stato, come osservò Tocqueville la rivoluzione francese conservò ed estese la concentrazione dei poteri ereditata dall’assolutismo. Come ebbe a scrivere Kant in un passo illuminante: “Che cos’è un monarca assoluto? È quello che, se dice: “Guerra sia”, è subito guerra. – Che cos’è viceversa un monarca limitato? Colui che prima deve chiedere al popolo se ci debba essere o no la guerra; e se il popolo dice “Non ci dev’essere guerra”, allora non viene fatta. – La guerra, infatti, è una condizione in cui tutte le forze dello stato devono stare agli ordini del suo capo supremo. Ora, le guerre che ha condotto il monarca britannico senza chiedere alcun consenso su ciò sono davvero molte. Perciò tale re è un monarca assoluto, cosa che in base alla costituzione egli non dovrebbe essere; la quale, invece, si può sempre aggirare, proprio perché attraverso quei poteri dello stato può assicurarsi il consenso dei rappresentanti del popolo, dato cioè che egli ha il potere di affidare tutti gli uffici e gli onori. Per avere successo, un tale meccanismo di corruzione non ha certo bisogno della pubblicità. Perciò rimane sotto il velo, molto evidente, del segreto.” A noi moderni sembra addirittura inconcepibile che la guerra possa davvero essere decisa democraticamente, ma così avveniva nella antica Roma repubblicana.

Pur restando formalmente democratica, con la democrazia parlamentare moderna, si afferma una relativa democratizzazione, che tempera le tendenze distruttive del sistema, dettata soprattutto dalla necessità di includere la popolazione a cui si richiede il servizio di leva, democratizzazione che riguarda soprattutto forme di garanzie sociale più che di effettiva partecipazione politica. Sono proprio queste forme di garanzie che mira a distruggere il neo-liberismo che si accompagna ad un evento che segna un cambiamento strutturale: l’abbandono della leva di massa.

La distruzione delle comunità intermedie è solo tendenziale, in quanto una vita a-comunitaria, cioè a-sociale non è vivibile, per cui da un lato abbiamo il sistema delle pseudo-comunità (come notava Costanzo Preve), altre forme comunitarie invece sussistono seppure in forme menomata e abnorme qual’è la famiglia “mononucleare” odierna. Ma se non contrastata da altre forze, la tendenza dello stato moderno, in quanto animato da un’illimitata volontà di potenza, è quella di distruggere ogni forma di comunità, e questo si verifica sia all’interno dello stato, che nei rapporti inter-nazionali dove l’imperialismo occidentale a guida statunitense mira virtualmente a distruggere ogni forma di aggregazione statuale.

Grande merito di Louis Dumont è l’aver mostrato (Saggi sull’individualismo) come la stessa ideologia razziale hitleriana vada vista come una delle multiformi manifestazioni dell’individualismo moderno (il quale, v ripetuto, è inseparabile dalla concentrazione del potere dello stato): al venir meno delle forme tradizionali di identità culturale e religiosa, l’ideologia razziale supplisce con una forma di identità meccanica, pseudo-scientifica, sulla base di creazione di “razze” pseudo-biologiche. Secondo Dumont, quindi, la teoria razziale è un modo per creare una pseudo-identità in un mondo in cui l’individualismo ha distrutto le identità religiose e culturali.

La polarizzazione tra concentrazione del potere coercitivo da parte dello stato e creazione di una sfera privata in cui l’individuo è libero di perseguire il suo interesse è il funzionamento normale del sistema. L’intrusione in questa sfera da parte dello stato è l’anomalia costituita dal totalitarismo, il quale è essenzialmente la rottura del patto che costituisce la sfera della libertà privata. Ma è proprio questa polarizzazione che crea la possibilità di questa intrusione, perché l’individuo è di fatto solo di fronte lo stato, e sta solo a quest’ultimo “rispettare il patto”. Dal momento che l’individuo ha consegnato (secondo il modello hobbesiano) ogni potere allo stato, di fronte a esso è di fatti senza difese.

Con l’egemonia del capitalismo manageriale statunitense abbiamo una trasformazione: oltre alla concentrazione del potere coercitivo abbiamo la concentrazione del potere spirituale o ideologico. Essa, secondo gli studiosi della Scuola di Francoforte e affini, come Bruno Bettelheim, comportava strutturalmente un intervento nella vita individuale che minava la sfera della libertà individuale, cioè una tendenza totalitaria insita nel sistema stesso.
Questa precisazione riguardo alle trasformazioni dello stato sul modello egemone statunitense è importante perché è nell’ambito dei mass media che le lobby gay hanno un deciso radicamento, mentre dal mondo accademico viene la definizione teorica del concetto di gender. Complessivamente si tratta di una teoria elaborata e diffusa dal ceto medio semicolto (su tale blocco sociale vedi il mio Origini del ceto medio semicolto). Dai media viene il martellamento per quanto riguarda il politicamente corretto, chi non è d’accordo in merito a determinate politiche viene additato come omofobo o femminicida, a seconda dei casi, per quanto riguarda la famiglia, o come razzista per quanto riguarda l’immigrazione.

Per evitare ogni equivoco “complottista”, chiariamo che non c’è nessun ufficio segreto che pianifica occultamente la distruzione della famiglia, si tratta di dinamiche che insorgono all’interno del sistema di rapporti sociali. Dal momento non vi è più una normale riproduzione del sistema, siccome la famiglia normale con prole richiede un livello di integrazione sociale che l’attuale sistema di rapporti occidentale non fornisce più, vengono propagandate le “famiglie alternative” (di conseguenza acquisiscono peso le lobby gay radicate nei vari media) e così al posto dei diritti sociali (garanzie sulla continuità del lavoro, sistema pensionistico, sanità, istruzione) abbiamo i diritti individuali, cioè un’espansione della sfera della libertà individuale, in special modo la sfera sessuale, nell’ambito della quale virtualmente l’individuo è libero di fare tutto. Una libertà a costo zero per lo stato che si espande a scapito della socialità dell’essere umano.
È in questa crisi di sistema che si manifestano le tendenze totalitarie che caratterizzano le teorie gender. Se il paragone tra il totalitarismo nazista e le tendenze totalitarie odierne può sembrare azzardato, invitiamo a considerare questo passo da Il cuore vigile di Bruno Bettelheim:

«Quando il controllo esterno, in una forma o nell’altra, raggiunge finalmente l’intimità dei rapporti sessuali, come avviene nello Stato di massa di Hitler, all’individuo non viene lasciato quasi nulla di personale, di diverso, di unico. Quando la vita sessuale dell’uomo è regolata da controlli esterni, come il suo lavoro o il suo modo di divertirsi, egli ha definitivamente e completamente perduto ogni autonomia personale; il poco di identità che gli rimane può solo risiedere nell’atteggiamento interiore verso una tale evirazione»

Bettelheim in questo passo paragona le tendenze totalitarie della “società di massa” statunitense alla Germania nazista. La gender theory segna un ulteriore passo rispetto al bombardamento propagandistico dei media che mira ad un pesante condizionamento individuale, la gender theory ha una dimensione non solo ideologica, ma fattiva, le pratiche ad essa ispirata mirano ad una esplicita trasformazione della psicologia dei bambini attraverso l’adozione di precisi programmi all’interno del sistema scolastico, i quali mirano al superamento degli “stereotipi di genere”, operando apertamente una manipolazione della personalità del bambino. Esse costituiscono un’inaudita intrusione nella vita del bambino, una manipolazione della sua psiche sulla base del presupposto che non esiste un’identità di genere che affondi le sue radici nella natura, ma che l’identità di genere è solo un costrutto culturale e in quanto tale modificabile a piacimento. Ma è solo uno degli orrori della gender theory: il bambino non avrebbe bisogno della figura di un padre e di una madre, dei ruoli differenziati di madre e padre presenti in tutte la storia delle società umane oggi non ci sarebbe più bisogno, e l’assenza di una figura materna o paterna non provocherebbe nessuna sofferenza al bambino.

Mentre la teoria della razza era una negazione della realtà su base biologista (riducendo l’essere umano al suo dato biologico si negava il fatto culturale, specifico dell’essere umano), l’ideologia gender è una negazione della realtà su base culturalista, essa nega il lato biologico dell’essere umano, astraendo il solo dato culturale che in tal modo diventa uno strumento per la manipolazione delle identità. L’ideologia gender nei suoi esponenti più estremisti arriva addirittura a negare la figura della madre, la maternità non sarebbe un fatto naturale ma solo culturale al fine di legittimare una pratica abominevole come il cosiddetto utero in affitto.
Quel sentimento naturale che farebbe sentire in colpa qualsiasi essere umano normale a strappare i cuccioli alla gatta o alla cagna che allatta non vale più per i cuccioli dell’essere umano. Il neonato non avrebbe nessun danno dall’essere privato del seno della madre, per cui la pratica dell’utero in affitto è lecita. Sergio Lo Giudice, senatore Pd, in un intervista televisiva ha dichiarato di aver effettuato la pratica dell’utero in affitto all’estero dove questa è consentita. Lo stesso riferisce che, al posto dell’allattamento, si faceva consegnare il latte dalla madre per darlo al bambino, perché doveva rompere il più precocemente possibile il legame con la madre. E queste pratiche infami, degne di durissima sanzione penale, perché violenza esercitata su un essere del tutto indifeso passano per comportamenti normali, accettabili. In un dibattito televisivo Dario de Gregorio, in un altro video che ha fatto il giro dei social media, per giustificare la sua pratica di utero in affitto, ha definito la madre un “concetto antropologico”, volendo dire che non esiste una dimensione naturale nell’essere madre, ma solo culturale. In questo modo la madre del bambino di cui egli si è appropriato è stata cancellata. Ecco i mostri, i nuovi Mengele che produce la gender theory.

Il totalitarismo odierno è diverso da quello del secolo scorso (ricordiamo che tendenze totalitarie si presentano in tutti gli stati impegnati nella guerra: vedi ad es. imprigionamento dei cittadini statunitensi sulla base della sola origine tedesca o giapponese durante la seconda guerra mondiale). La fine della leva di massa (e sarebbe tutto da approfondire il legame tra fine della leva di massa e precarizzazione) segna un cambiamento decisivo nello stato moderno (vedi in merito il mio articolo Ripensare la rivoluzione francese). Oggi lo stato, poiché ritiene di avere un enorme potere tecnologico, e date le trasformazioni dell’esercito che necessita dell’apporto di professionisti, non ricerca più l’inquadramento di massa come durante le guerre mondiali fecero le “democrazie liberali”, la Germania nazista, e la Russia sovietica, piuttosto intende governare tramite l’esclusione, e per questo persegue il caos, sia all’interno dello stato che nei rapporti inter-nazionali. Ma questo caos prevede un mondo da incubo. Chi saprà e vorrà opporsi non è ancora dato vedere. Considerata la situazione, il movimento cattolico contro la devastazione della famiglia sarebbe da sostenere, nonostante tutti i limiti del movimento italiano, molto meglio però il movimento francese che vuole essere “pour tous”.

Il mese di novembre

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Segnalazione del Centro Studi Federici

 
Catechismo Maggiore di San Pio X – Della commemorazione dei fedeli defunti 
 
212 D. Perché dopo la festa di tutti i Santi si fa dalla Chiesa la commemorazione di tutti i fedeli defunti?
R. Dopo la festa di tutti i Santi si fa dalla Chiesa la commemorazione di tutti i fedeli defunti che sono in purgatorio, perché è conveniente che la Chiesa militante, dopo avere onorato e invocato con una festa generale e solenne, il patrocinio della Chiesa trionfante, venga in soccorso della Chiesa purgante con un generale e solenne suffragio.
 
213 D. Come possiamo noi suffragare le anime dei fedeli defunti?
R. Noi possiamo suffragare le anime dei fedeli defunti colle preghiere, colle limosine e con tutte le altre buone opere, ma sopratutto col santo sacrifizio della Messa.
214 D. Per quali anime dobbiamo noi nella commemorazione de’ fedeli defunti applicare i nostri suffragi, secondo la mente della Chiesa?
R. Nella commemorazione di tutti i fedeli defunti noi dobbiamo applicare i nostri suffragi, non solamente per le anime de’ nostri parenti, amici e benefattori, ma anche per tutte le altre che si trovano nel purgatorio.
215 D. Qual frutto dobbiamo noi ricavare dalla commemorazione di tutti i fedeli defunti?
 
R. Dalla commemorazione di tutti i fedeli defunti dobbiamo ricavare questo frutto:
– pensare che anche noi dovremo morir presto, e presentarci al tribunale di Dio per rendergli conto di tutta la nostra vita;
– concepire un grande orrore al peccato, considerando quanto rigorosamente Iddio lo punisca nell’altra vita, e soddisfare in questa alla sua giustizia colle opere di penitenza per i peccati commessi.
 
 
La pace dei Santi (canto popolare)
 
La pace dei Santi concedi, Signore,
ai morti aspettanti l’eterna mercè:
lenisci il dolore li porta con te,
lenisci il dolore li porta con te.
Requiem aeternam dona eis Domine,
et lux perpetua luceat eis,
et lux perpetua luceat eis.
 
Pel sangue versato da te sulla croce
ascolta la voce di tanto dolor;
il giorno infinito risplenda per lor,
il giorno infinito risplenda per lor.
Requiem…
 
O madre Maria, de’ figli conforto,
conducili al porto di luce e beltà;
deh, abbi per l’alme materna pietà,
deh, abbi per l’alme materna pietà.
Requiem…
 
Deh, fa’ che si ascolti nel buio romito
dei cari sepolti la voce del cuor;
la gioia infinita concedi, o Signor,
la gioia infinita concedi, o Signor.
Requiem…
 

Due Italie e due mobilitazioni: per la libertà di lavorare e per la libertà di processare le idee

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2021/11/01/due-italie-e-due-mobilitazioni-per-la-liberta-di-lavorare-e-per-la-liberta-di-processare-le-idee/

I POTERI FORTI CONTINUANO IL LORO LAVORO DI PREPARAZIONE DELLA SOCIETÀ CHE VERRÀ, BASATA SU TRE CARDINI: LO SCIENTISMO, LA TECNOCRAZIA E IL GLOBALISMO

In Italia assistiamo a due mobilitazioni differenti: una contro il green pass e l’altra contro la bocciatura del ddl Zan. La prima, capitanata dai portuali di Trieste, rivendica il diritto al lavoro per tutti, senza obblighi di natura sanitaria, quali il vaccino o il tampone. La seconda, capitanata dalle associazioni LGBT, protesta contro il Senato, che ha respinto la votazione su una proposta di legge pansessualista, che mirava a sanzionare duramente i pubblici sostenitori del diritto naturale.

Mentre il popolo viene distratto da queste questioni, i poteri forti continuano il loro lavoro di preparazione della società che verrà, basata su tre cardini: lo scientismo, ovvero la divinizzazione della scienza come bene assoluto e supremo, al posto di Dio; la tecnocrazia, ovvero il primato delle macchine e della tecnologia sull’uomo, in nome del profitto; il globalismo, ovvero il “socialismo della povertà”, in nome di una transumana uguaglianza universale, governata dal primato dell’economia sulla politica, del materialismo sull’etica. “Il potere economico in mano a poche persone”, oggi i padroni delle multinazionali e i grandi speculatori dell’alta finanza internazionale, viene condannato già nell’Enciclica Quadragesimo Anno di S.S. Pio XI, promulgata il 15 maggio 1931, che appartiene alla dottrina sociale della Chiesa, perenne e immutabile.

Troviamo, allora, un nesso comune tra le due mobilitazioni degli italiani: la difesa di una libertà da parte di chi segue l’esempio di Stefano Puzzer e la difesa di una parvenza di libertà da parte degli LGBT e da coloro che sono stati ingannati dalla martellante propaganda arcobaleno. Forse, non è un caso che chi è favorevole al ddl Zan, tendenzialmente, sia anche strenuo sostenitore dell’obbligatorietà vaccinale e del green pass…

Chi ha la consapevolezza di lottare contro un lasciapassare sanitario che potrebbe divenire, già nel 2022, anche uno strumento di controllo fiscale, sostiene il diritto al lavoro, così come lo abbiamo sempre conosciuto e, come garantito dall’art. 1 della Costituzione. Principio sacrosanto di libertà, come diritto e come dovere.

La teologia morale cattolica sta dalla parte di queste persone. Il lavoro “è un diritto di giustizia sociale che ha come corrispettivo il dovere dello Stato di promuovere il bene comune e quindi di combattere la disoccupazione (non di indurla! n.d.r.) aprendo vie al lavoro”, non di chiuderle! (P. Pavan, Libertà di lavoro e diritto al lavoro, in “Atti della XX Settimana Sociale di Venezia”, Roma 1947) Si può obiettare che anche il diritto alla salute vada perseguito dallo Stato, in nome del bene comune. E’ assolutamente vero in via generale, ma vacilla nel caso di specie, perché i vaccini, che vengono proposti, attualmente, come unica forma di cura del Covid-19, non garantiscono l’immunizzazione delle persone, perché chi è vaccinato può prendere e trasmettere il virus, tanto quanto un non vaccinato.

I casi Israele e Regno Unito ne sono le prove provate. Perciò, paradossalmente rispetto a quanto sostiene il governo Draghi, l’obbligo del green pass per lavorare (di cui l’Italia è capofila e unico Paese europeo) appare misura eccessiva e sproporzionata, soprattutto perché chi fa il tampone ogni 48 ore dà più garanzie di essere negativo all’infezione rispetto a chi detiene il lasciapassare da vaccinato, che è un potenziale contagiato e trasmettitore del virus, ma non più controllato. Ne deduciamo che il bene comune che lo Stato deve garantire resta il lavoro, ponendo in essere tutte le politiche necessarie per implementarlo, così da consentire una vita normale al maggior numero di persone, nonché la libertà di coscienza in merito all’inoculazione del vaccino.

E’ bene sfatare un’altra sciocchezza, che è quella di sostenere che il vaccino sia gratis mentre il tampone sia a pagamento. Sono entrambi a pagamento, solo che il primo viene saldato, ab origine, con le nostre tasse ed il secondo viene, di fatto, pagato due volte dal lavoratore: con le tasse alla fonte e, poi, con l’esborso in farmacia. Quindi, nessuno grava economicamente sulle spalle di un altro. Anzi, chi si tampona ogni due giorni dà più sicurezze a se stesso e agli altri, nonché paga pure di tasca sua.

La parvenza di libertà è costituita dal ddl Zan, bocciato al Senato, più per le defezioni delle sinistre (Pd e Movimento 5 Stelle) che per una volontà espressa del centrodestra. Il diritto naturale è superiore ad ogni desiderio personale. La confusione tra diritto e desiderio ha portato ad una proposta di legge ideologica che dava piena facoltà ai gruppi LGBT di propagandare la teoria gender nelle scuole (art. 7 ddl Zan) e la totale discrezionalità ai magistrati nell’attribuire pene detentive pesanti nei confronti di coloro che “istigano alla discriminazione per motivi fondati sul sesso, genere, orientamento sessuale…”, estendendo così l’art. 604bis del codice di procedura penale. Vero che Zan prevedeva un “pericolo concreto” di istigazione alla discriminazione e alla violenza, ma chi l’avrebbe deciso e su che base o fatto non ancora compiuto si sarebbe dovuta esprimere oggettivamente la giustizia ordinaria? Ciò che viene fatto passare come una libertà ed una tutela, in realtà è un bavaglio nei confronti del comune buon senso, della nostra cultura, dei cattolici, dei politici che difendono il diritto naturale, di tutti coloro che dicono che i bambini hanno bisogno di mamma e papà.

Fosse passato il ddl Zan, avremmo potuto ancora scrivere, senza rischiare una denuncia, che, come recita il Catechismo di San Pio X, “la sodomia è peccato impuro contro-natura”, iscritto tra quelli che “gridano vendetta al cospetto di Dio”, dalla cui pratica peccaminosa occorre rifuggire, tramite l’astinenza? Oppure, sulla scia di altre opere e statue abbattute dai Black Lives Matter, si sarebbe dovuta sbianchettare la Bibbia, laddove dice: “La sodomia è un peccato abominevole (Gen. 13,13; Lev. 18,22; 20,13; Rom. 1, 26-27; 1 Cor. 6,9; 1 Tim. 1,10); “ripugna intrinsecamente alla natura e al fine primario dell’atto sessuale: è lussuria contro natura (v. Lussuria)” (cfr. Dizionario di Teologia Morale, Card. Roberti – Mons. Palazzini. Vol. II, Ed. Effedieffe, 2019, pag. 709, I edizione Editrice Studium, 1955)?

Ecco, chi crede che il ddl Zan avrebbe difeso dalle discriminazioni le persone con inclinazioni omosessuali, sappia che le leggi esistono già, così come le aggravanti dei “futili motivi”, che vanno a perseguire le violenze, ma non prevedono, grazie a Dio, di processare né i principi morali né coloro che li professano pubblicamente. I talebani del gender hanno sbagliato residenza…almeno per ora.

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Il debito nazionale non può avere un tetto massimo. Imporre un tetto al debito è un’assurdità, perché provocherà deflazione e alla fine non vi sarebbero più soldi in giro.

Prediche nel deserto

Una raccolta di articoli di Paolo Barnard scritti dal 2008 sino al giorno prima della fine del mandato di Mario Monti, il 28 aprile 2013. Si tratta di politica internazionale, nazionale ed economia.


 

Usurocrazia svelata

Chi controlla l’emissione del denaro possiede un’arma di potenza inaudita. Chi lo può produrre dal nulla può anche comprare sia beni materiali che tutti quegli uomini che son pronti a vendersi, in spregio a ogni morale. Conoscere il potere dell’usura è il passo obbligato per creare una società prospera e giusta.


Storia delle banche centrali

Stephen Mitford Goodson è nato in Sud Africa, dove s’è laureato in Legge, Filosofia ed Economia.

Entrò nel mondo della finanza e nel 2003 ricoprì la carica di direttore della South African Reserve Bank, con l’ambizione di voler trasformare il mondo della finanza sudafricana.

Ha pubblicato una dozzina di libri, spesso creando fortissime controversie.


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COP26: 400 jet privati a Glasgow aiutano l’ambiente

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Non credo che sulla faccia della terra esista un evento più inutile e ipocrita del cop26, la riunione mondiale per discutere delle misure contro il cambiamento climatico. Inutile, perché mancano proprio quei paesi che, per motivi economici più che giustificabili, sono quelli che maggiormente contribuiscono all’emissione di CO2, cioè India e Cina, a cui si è aggiunta la Turchia di Erdogan. Praticamente il 36% delle emissioni di tutto il mondo ha deciso di prendere una strada autonoma

L’Italia ha emissioni confrontabili con quelle della Turchia e una frazione infinitesima di quelle della Cina, eppure prende parte a questa grande sceneggiata. Si sa già che le conclusioni saranno minime: alla fine la strategia per il CO2 occidentale si riduce a una marea di tasse sull’energia che non finanziano nulla di pratico, ma servono solo ad ammazzare crescita e occupazione. Praticamente, non potendo impoverire con una guerra, ce la creiamo in modo falsato.

Per comprendere l’ipocrisia ricordiamo che questa banda di ambientalisti selvaggi arriverà con 400 jet privati, tanto da mandare in crisi tutto l’aeroporto di Glasgow:

Primo fra tutti quello di Jeff Bezos, quindi quelli dei vari potenti del mondo…

Tra questi quello del Principe Carlo che si attende una militarizzazione del problema. Un serio passo avanti per la democrazia.

Ovviamente è arrivato anche Biden con il suo corteo di 85 auto, tutte ecologiche.

L’evento è talmente inutile e ipocrita che non credo proprio ne parlerò più, Ciò non significa che tutto ciò non abbia delle conseguenze: le stiamo pagando tutti i giorni, nella bolletta della luce, e nessuno è mai stato ascoltato sulla materia.

Questo è il nuovo mondo, che militarizza la guerra al clima, ma non difende democrazia, benessere e libertà.

Fonte: https://scenarieconomici.it/cop26-400-jet-privati-a-glasgow-aiutano-lambiente/

Rispuntano le Sardine: picnic per finanziare moschea a Pisa

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Pisa, 27 ott – Non c’è che dire, il movimento delle Sardine ce la mette proprio tutta per cercare di far parlare di sé anche con iniziative che spesso suscitano ilarità generale, come nel caso della finta occupazione con sacco a pelo del Nazareno. Questa volta l’oggetto della mobilitazione del movimento capitanato dall’istruttore di frisbee Mattia Santori è la costruzione di una moschea a Pisa.

Le Sardine raccolgono fondi per… una moschea

La vicenda ha generato un forte dibattito in città tra favorevoli e contrari ed è stata al centro di un braccio di ferro legale tra la Comunità Islamica e il Comune di Pisa, guidato dal centrodestra. Alla fine, in seguito a un ordinanza del Tar, il Comune è stato costretto a concedere il permesso, e così la Comunità Islamica ha avviato una campagna di raccolta fondi per le ingenti spese da sostenere. L’iniziativa non sta però riscuotendo un grande successo ed in tre mesi sono stati raggranellati solamente 8 mila euro, una somma davvero misera considerato che l’obiettivo della campagna è quello di ottenere 2,8 milioni di euro.

Un picnic per pochi intimi

Ma ecco che in loro supporto arrivano le Sardine con l’iniziativa “Un panino per la libertà di culto”. “Siete tutte e tutti invitati – annunciano gli organizzatori – per un imperdibile appuntamento, con pranzo al sacco, sul luogo dove verrà costruita la moschea di Pisa. Sarà una splendida occasione per ritrovarci, conoscerci e cogliere l’occasione per raccogliere fondi per la costruzione della stessa”.

Chissà se durante questo momento di confronto i pesciolini parleranno con i fedeli musulmani anche delle loro idee riguardo matrimoni omosessuali e insegnamento del gender nelle scuole. Certo è che viste le premesse difficilmente l’iniziativa sposterà molto in termini economici. Gli organizzatori infatti fanno sapere che “sul posto saranno disponibili 12 sedie con due tavoli” e il post su Facebook si ferma a 10 condivisioni. Insomma, un picnic per pochi intimi.

Lorenzo Berti

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/rispuntano-le-sardine-picnic-per-finanziare-la-moschea-di-pisa-212410/

Quanto ci è costato davvero il buco Mps

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IN MENO DI CINQUE ANNI MONTE DEI PASCHI DI SIENA COSTERÀ PIÙ DI UNDICI MILIARDI AI CONTRIBUENTI ITALIANI

di Antonio Mastropasqua

Nascondersi dietro il “più antico marchio di banca del mondo” è una delle ultime invenzioni che la politica italiana (o almeno una sua parte) si è proposta per giustificare la permanenza dello Stato nel capitale di Mps. A questo punto non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno teorizzasse la necessità di una banca a capitale pubblico per gestire meglio il Pnrr. Le follie dello Stato imprenditore generano mostri. Non da oggi. Non solo per le sorti del Monte dei Paschi di Siena. C’è una costante in tutto ciò: lo sperpero di denaro pubblico, cioè la metodica dissipazione delle risorse drenate dalle tasche dei cittadini attraverso l’imposizione fiscale, invece che la loro conversione su obiettivi di interesse nazionale.

Liquidate le richieste di Unicredit (che per accollarsi il sistema Mps aveva chiesto al Mef circa 8 miliardi) c’è la certezza che ai 5,4 miliardi “spesi” dallo Stato nel 2017 per il “salvataggio” della banca più antica del mondo, se ne aggiungeranno entro l’anno altri 2 per ricapitalizzare l’Istituto, e altri 4 almeno per rendere appetibile la banca a un altro interlocutore, meno rigoroso nella richiesta dei tagli al personale (circa un terzo degli attuali 21mila dipendenti). Sempre che la Commissione europea non sanzioni il nostro Paese che si era impegnato a restituire al mercato Mps entro la fine del 2021. La scadenza dovrà comunque essere rinegoziata.

In meno di cinque anni lo scherzetto Mps costerà poco più di undici miliardi ai contribuenti italiani. Più o meno quanti ne sono stati buttati – negli ultimi dieci anni – nel buco nero di Alitalia, prima di far decollare Ita. Con buona pace di commissari (da Luigi Gubitosi a Daniele Discepolo, Enrico Laghi e Stefano Paleari fino a Giuseppe Leogrande) – e decine di consulenti dei commissari – che si sono succeduti con analoghi insuccessi (ma con personali soddisfazioni retributive) nella cabina di pilotaggio della ex compagnia di bandiera.

Altri 5-6 miliardi mal contati sono le risorse bruciate negli altoforni dell’Ilva, durante la stagione dell’esproprio dai Riva fino all’acquisizione della maggioranza del capitale da parte dello Stato italiano (con Invitalia), attraverso le cure di 5 governi diversi (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte), 4 commissari (Enrico Bondi, Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi) e un sub commissario (Edo Ronchi). Con il risultato di non avere più la siderurgia italiana. Così come non possiamo più contare alcuna leadership nel trasporto aereo. E per le banche, meglio tacere per carità di patria.

Poco meno di 30 miliardi che gli italiani hanno pagato più o meno a loro insaputa. Avremmo potuto finanziare una manovra più incisiva di quella immaginata per quest’anno, con una riduzione del cuneo fiscale che avrebbe prodotto sensibili aumenti nelle tasche di milioni di lavoratori e un alleggerimento dei costi di impresa per migliaia di aziende. Per gli amanti del genere, avremmo potuto avere risorse per pagare per quasi quattro anni il reddito di cittadinanza a meritevoli e profittatori.

Avremmo avuto le risorse per finanziare Quota 100 per altri tre anni. Avremmo potuto costruire più o meno quattro ponti sullo Stretto di Messina. Avremmo potuto ammodernare tutta la rete stradale di interesse provinciale e quella autostradale. Avremmo potuto ricostruire Amatrice, Norcia e tutta l’Italia centrale che da cinque anni aspetta di vedere rimosse anche le macerie del sisma del 2016. Avremmo potuto…

Antonio Mastrapasqua, 29 ottobre 2021

Fonte: https://www.nicolaporro.it/quanto-ci-e-costato-davvero-il-buco-mps/

Delirio a sinistra: la cancel culture fa altre due vittime

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QUINTA COLONNA
L’EGEMONIA CULTURALE POLITICAMENTE CORRETTA HA MESSO ALL’INDICE PURE SHAKESPEARE E JEFFERSON

di Toc Toc

Cercando di offrire una risposta sul perché le rivoluzioni comuniste non si fossero verificate anche nei Paesi industrializzati, Antonio Gramsci elaborò il concetto di egemonia culturale: per creare una rete di capillare diffusione delle idee comuniste, era necessario prendere il controllo di tutti gli strumenti culturali, in primis la scuola, le biblioteche ed i mezzi di comunicazione di massa, figli dell’ideologia dominante capitalista.

Gramsci ideò la distinzione tra dominio e direzione. Secondo il padre fondatore del Pci, il dominio coincideva con il potere governativo, pressoché irraggiungibile per i comunisti a causa della fortissima popolarità dei liberali e dei socialisti, mentre la direzione consisteva nell’imposizione di un’egemonia intellettuale comunista che doveva fungere da collante tra le varie classi sociali del Paese. Se l’auspicio di Gramsci si è dimostrato vincente – soprattutto in Italia, in cui librerie e giornali alzano un coro unico raccontando e descrivendo la politics quotidiana – oggi tutto questo non sembra più sufficiente.

Negli ultimi anni, hanno preso forza due modi di riscrivere e sanificare la grande cultura letteraria: il primo è quello della distruzione di opere e statue – come dimostrato dalle azioni deliranti del gruppo Black Lives Matter. Il secondo consiste nell’adattarle alla nostra epoca, giudicarle secondi i canoni conformistici e morali della nostra attualità. Entrambe, indistintamente, possiamo considerarle due forme diverse di cancel culture, tra i segmenti più influenti dell’ideologia del politicamente corretto.

Come riportato dal Telegraph, anche William Shakespeare e Thomas Jefferson sono caduti vittima della cultura della cancellazione. Non due qualsiasi, ma rispettivamente il più importante poeta inglese ed uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, alla Casa Bianca dal 1801 al 1809. L’opera teatrale shakespeariana in discussione è La Tempesta, una delle ultime del grande drammaturgo, che racconta la storia di Prospero, duca di Milano in esilio, dovutosi rifugiare con la figlia su un’isola incantata dopo il naufragio della barca. Qui, pone in schiavitù l’unico abitante dell’isola, Calibano. Per il Globe Theatre – proprio il teatro londinese in cui recitava la compagnia di Shakespeare – questo è bastato per liquidare la commedia come “razzista” e “colonialista”, definendola pure “problematica”.

Spostandoci dall’altra parte dell’Atlantico, invece, la New York Public Design Commission ha votato all’unanimità per rimuovere la statua di Thomas Jefferson dalla camera di consiglio del municipio della città. E questo perché, quado morì nel 1826, l’ex Presidente possedeva 130 schiavi. Non conta il periodo storico in cui Jefferson o Shakespeare sono vissuti, né i canoni morali dell’epoca, e neanche il contesto in cui i grandi del passato sono cresciuti, conta solamente che le memorie, i monumenti e le pagine di storia siano conformi alla nostra epoca, assurgendoci presuntuosamente a migliore generazione umana mai vissuta, legittimata a decidere ciò che può essere raccontato, tramandato e insegnato.

All’inizio dell’articolo, ricordavamo come l’obiettivo di Gramsci consistesse nell’assumere il controllo dei mezzi di comunicazione. Oggi siamo andati oltre: è necessario, se non doveroso, mettere al bando tutte le testimonianze che siano estranee ai nostri canoni morali, politici e sociali. Anche cercando – perché no – di emarginare tutti coloro che cercano di porsi in contro corrente a questa logica perversante. Non è né uno scherzo né un complotto. Un eccellente articolo di Giulio Meotti sul Foglio ha testimoniato “la vita di alcuni prof alle prese con la cancel culture”, vittime di dimissioni, sit-in davanti a casa e boicottaggi: “Per una frase fraintesa come un commento razzista (la parola spook, il cui primo significato è “fantasma”, ma che in gergo ha anche il senso spregiativo di “negro”), Coleman – professore di lettere antiche ad Athena – non difeso da quella Facoltà di cui era stato la stella, ha dovuto rassegnare le dimissioni.”

Insomma, ieri Gramsci parlava di “forma di controllo”, oggi i progressisti di cancellazione. Chissà se, in un futuro prossimo, si discuterà se configurare un reato nel possesso di alcuni libri o volumi. Intanto, in una società distopica, questa possibilità è già stata straordinariamente raccontata da Ray Bradbury nel romanzo di fantascienza Fahrenheit 451. Guarda caso, l’anno in cui si ambienta è il 2022…

Matteo Milanesi, 28 ottobre 2021

Fonte: https://www.nicolaporro.it/delirio-a-sinistra-la-cancel-culture-fa-altre-due-vittime/

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