Elezioni in Finlandia: boom dei populisti alleati di Salvini

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Le elezioni legislative finlandesi sanciscono un sostanziale testa a testa tra socialdemocratici e populisti. Le previsioni rispettate e gli auspici di Matteo Salvini

Arrivano i primi risultati, quelli parziali, delle elezioni finlandesi: un appuntamento importante anche per comprendere cosa accadrà, nel paese scandinavo, quando si voterà per il rinnovo del Paramento europeo.

Un test, seppur parziale, per la tenuta dei partiti tradizionali del Vecchio continente. Secondo i dati che erano arrivati fino a poco fa, il partito socialdemocratico, che guida attualmente un governo di coalizione, si confermava saldo al primo posto, con il 19.1% dei voti. Un risultato positivo, ma non troppo soddisfacente.

La vera sorpresa è costituta dal “partito di coalizione nazionale”, che si piazzava al secondo posto, potendo vantare il 17,2% dei consensi. I Veri finlandesi, che fanno parte del “fronte sovranista”, si fermavano al 15,1%. Vuol dire che, con ogni probabilità, non dovrebbero avere chance di far parte dell’esecutivo. Il populismo, insomma, in Finlandia pareva attecchire, ma non sfondare. Le schede già scrutinate, mentre apprendevamo queste informazioni, erano pari al 35% del totale. A riportarle l’Agi. Poi, però, è arrivato lo scossone, con i Veri finlandesi in recupero e secondi in quello che sarà la classifica finale. Un ribaltamento delle sensazioni iniziali, che è stato confermato pure da Matteo Salvini: “Gli amici ‘populistì del Partito dei Finlandesi diventano secondo partito in Finlandia!!! Il 26 maggio, insieme alla Lega, finalmente si cambia l’Europa”. Questo è stato il commento a caldo del leader del Carroccio.

I sondaggi, nelle scorse settimane, avevano parlato di un affiancamento tra sovranisti e socialdemocratici. Uno scenario che, stando ai numeri attuali, sembra essersi verificato. Ma per i risultati definitivi di queste legislative bisognerà attendere ancora qualche ora. Bene, infine, pure il partito centrista, che può festeggiare per il raggiungimento del terzo posto sul podio delle elezioni: a questa formazione, ora come ora, viene assegnato il 15.4%. I populisti, però, ora sono secondi. Si sono lasciati alle spalle sia il “partito di coalizione nazionale” sia quello centrista, che occupano rispettivamente il quarto e il terzo posto in graduatoria. Stando alle proiezioni, infatti, i seggi conquistati dai socialdemocratici dovrebbero essere 40, mentre quelli su cui si siederanno i Veri finlandesi saranno 37. Manca ancora poco al termine dello scrutinio.

Tra le questioni che hanno consentito ai sovranisti di sbancare nelle zone periferiche – così come si legge sempre sull’Agi – anche le proposte sui cambiamenti climatici, che non hanno convinto le zone di confine. Questo, con la gestione dei fenomeni migratori e il taglio al sistema del welfare, ha rappresentato il tema principale della passata campagna elettorale

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/mondo/elezioni-finlandia-avanti-i-socialdemocratici-populisti-1679424.html?mobile_detect=false

Libia, Salvini avverte: “Migranti? I porti restano chiusi”

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Il ministro degli Interni, Salvini, rifiuta l’ipotesi di un aumento dei flussi migratori verso l’Italia: “In Italia si arriva con il permesso”

Matteo Salvini manda un messaggio chiaro sulla crisi in Libia. Il ministro degli Interni rifiuta l’ipotesi di un aumento dei flussi migratori verso l’Italia e di fatto pone già dei paletti che potrebbero mettere a riparo il Paese dall’arrivo di migranti dalla Libia.

“Non cambia nulla sulle politiche migratorie per l’Italia: in Italia si arriva con il permesso, coloro che scappano dalla guerra arrivano in aereo come stanno facendo. Ma i barchini, i gommoni o i pedalò in Italia, nei porti italiani non arrivano”, ha affermato il titolare degli Interni a margine della gara di Formula E.

Poi il ministro ha puntato ancora una volta il dito contro la Francia: “Stiamo lavorando perchè in Libia le cose non peggiorino, speriamo che tutti i Paesi occidentali facciano lo stesso e non ci sia qualcuno che come in Passato giochi alla guerra per motivi economici, in passato la Francia lo fece e spero non stia rifacendo lo stesso scherzetto perchè poi ne pagano le conseguenze”. Di fatto Salvini ha il sospetto che dietro la crisi libica e l’avanzata di Haftar verso Tripoli possa esserci proprio lo zampino dell’Eliseo. Un sospetto questo che ha trovato spazio anche tra i libici di Tripoli che sono scesi in piazza indossando i gilet gialli contro Macron. Infatti proprio ieri n gruppo di manifestanti libici ha protestato nella capitale denunciando le ingerenze di Parigi nella crisi ed il sostegno all’avanzata del generale Khalifa Haftar. I manifestanti avevano con se anche cartelli con su scritto “giù le mani dalla Libia” e “Macron, il petrolio non vale il mio sangue”.

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/politica/libia-salvini-avverte-migranti-i-porti-restano-chiusi-1679015.html?mobile_detect=false

Sant’Alfonso sull’ecumenismo, sulla tolleranza e sul dialogo interreligioso

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[Premesse sulla vera religione e sull’ordine sociale] Dicono di più gli increduli che la rivelazione divina sarebbe contraria alla pace delle repubbliche, poiché ella vieterebbe alla Chiesa di tollerare altra religione che non segua la rivelazione; e ciò sarebbe cagione di mille sedizioni e discordie tra i popoli. Quindi non possono soffrire il dogma evangelico, che fuori della Chiesa cattolica non vi è salute. Ecco come scrive il Rousseau (Emil. t. 3. p. 172): “A Dio non piaccia ch’io predichi giammai agli uomini i dogmi crudeli dell’intolleranza, e che li porti a detestare il loro prossimo, dicendo agli altri; voi sarete dannati”. Aggiunge nello stesso luogo: “L’intolleranza è un dogma orribile, che arma gli uni contro gli altri, e li rende nemici del genere umano”. Sicché vorrebbero i deisti che dalla nostra Chiesa cattolica si permettesse una tolleranza ecclesiastica, con cui si facesse credere ai popoli, “che ogni uomo dabbene, in qualunque religione che viva, possa salvarsi”: così parla il nominato Rousseau nella lettera alla pag. 86.

Dicono che la religione deve riguardarsi come una legge nazionale, una legge di pura politica esteriore (siccome scrive lo stesso Rousseau nella citata lettera), la quale in conseguenza non obbliga, che sino a quando si dimora nel paese ove una tale legge è in vigore. Bella regola di credere e di operare! Da questa ne seguirebbe, che un cristiano, se dimora presso i cristiani, deve credere che Gesù Cristo sia figlio di Dio, e Salvatore del mondo: se presso i turchi, deve credere che Gesù Cristo non sia che un misero precursore di Maometto: se presso i giudei, un impostore e seduttore. Ma tutta questa credenza sarebbe esterna, poiché secondo i deisti internamente ognuno può credere quel che vuole; ed ecco, col dogma della tolleranza, aperta una pubblica scuola d’ipocrisia, abominata dagli stessi gentili, i quali dopo aver costretto i cristiani per via di tormenti a rinunziare alla fede, li deridevano poi e li disprezzavano, se quelli per debolezza la rinnegavano. Oltreché, fondandosi la tolleranza secondo i deisti sulla ragione dell’interesse dello stato e della polizia del governo, ne segue che, cambiandosi col tempo le ragioni dell’interesse e della polizia, si cambierà insieme il dogma della tolleranza; onde quei che prima dovevano tollerarsi, col tempo poi non si potranno più tollerare. Sicché il dogma, dagl’increduli giudicato essenziale alla religione per il bene comune della pace, sarà col tempo una legge variabile? Dunque i dogmi essenziali della religione anche sono variabili? Continua a leggere

Battuta la Francia, l’Italia è ancora la seconda manifattura d’Europa

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La pubblicazione dei più recenti dati Eurostat, riferiti alle elaborazioni economiche al 31 dicembre 2017, ha ufficializzato il sorpasso della Francia sull’Italia quale seconda potenza d’Europa per output manifatturiero, riportando per il Paese d’Oltralpe un prodotto industriale di 889,4 miliardi di euro contro gli 883,7 del nostro Paese (comunque ai massimi dal 2011 a oggi).

“Negli anni precedenti, l’Italia era stata sempre davanti”, sottolinea l’Agi. “Tra il 2010 e il 2013 il divario è stato stabilmente superiore ai 100 miliardi di euro, salvo poi assottigliarsi nel 2014 a a poco più di 65 miliardi, risalire nel 2015 a 83 miliardi e poi ridiscendere nel 2016 a meno di 35 miliardi. Alla fine nel 2017, stando a dati che ribadiamo comunque sono ancora provvisori, il sorpasso c’è stato”. Segno che l’Italia è stata costretta ad abdicare alla posizione di “seconda manifattura d’Europa” a lungo presentata come emblema della capacità del sistema Paese di resistere alle problematiche economiche degli ultimi decenni e alle asimmetrie legate all’ingresso nell’euro? Non proprio.

Considerare i dati netti non esaurisce la questione. Non è infatti il semplice confronto tra il valore complessivo del Pil generato dalla manifattura a chiudere la partita. A essere cruciale, nel confronto, è infatti il valore aggiunto generato dall’industria manifatturiera, ovvero l’incremento effettivo di output connesso all’intervento dell’industria nazionale, a cui vanno aggiunti i consumi intermedi delle filiere produttive e la variazione delle scorte. Indicatori più precisi rispetto a quelli su cui si basa la ricerca sulla produzione aggregata, eccessivamente focalizzata sulle proiezioni tendenziali della contabilità nazionale, molto spesso influenzate da un grado significativo di variabilità. Continua a leggere

La vergogna della sinistra che strumentalizza le foibe per celebrare il 25 aprile

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Il deputato di Fdi Federico Mollicone denuncia: “In vista del 25 aprile sono apparsi questi manifesti che sfruttano la tragedia delle foibe per attaccare il governo, “infoibando” Lega e 5 Stelle. È una vergogna. Viene insultata la memoria di chi ha perso la vita, e il dolore dei familiari. Raggi rimuova immediatamente questo schifo e siano arrestati i responsabili. Si fermi la barbarie negazionista”.

Vietato criticare Soros: Roger Scruton licenziato

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Come riporta Gli Occhi della Guerra, il noto filosofo e scrittore Roger Scruton, 75 anni, professore all’Università di Buckingham, è stato licenziato con effetto immediato dalla presidenza della commissione “Building better, building beautiful”, dipendente dal ministero dei Lavori pubblici.

L’accademico è finito nella bufera per via di un’intervista rilasciata al NewStatesman. Roger Scruton ha spiegato che “chiunque non pensi che ci sia un impero di Soros in Ungheria non ha osservato i fatti” e che è “un’assurdità” accusare il primo ministro ungherese Viktor Orbán di antisemitismo. Lo stesso vale per le accuse di islamofobia rivolte a Orbàn. “Gli ungheresi erano estremamente allarmati dall’improvvisa invasione di enormi tribù di musulmani provenienti dal Medio Oriente”. L’islamofobia è, ha sottolineato, “una parola di propaganda inventata dai Fratelli Musulmani per fermare la discussione su un problema importante”.

Roger Scruton licenziato dopo un’intervista

L’accademico ha anche criticato l’ascesa della Cina: “Stanno creando dei robot dal proprio popolo, ogni cinese è una specie di replica del prossimo e questa è una cosa molto spaventosa”. E sulla globalizzazione e il libero mercato: “È scandaloso che Amazon non paghi alcuna tassa in questo Paese, o quasi nulla, ma operi dal Lussemburgo, che è un piccolo Paese di latta, che sembra avere sempre più potere su di noi. Si sarebbe potuto fare molto di più per disciplinare gli affari internazionali”.

A seguito dell’intervista, il governo inglese lo ha licenziato con effetto immediato dalla presidenza della commissione “Building better, building beautiful”, dipendente dal ministero dei Lavori pubblici. Ruolo che ricopriva a titolo gratuito. “Il professor Scruton – ha sottolineato un portavoce del ministero – è stato licenziato con effetto immediato per i suoi commenti inaccettabili”.

La dittatura del politicamente corretto è realtà.

FONTE – https://oltrelalinea.news/2019/04/13/vietato-criticare-soros-roger-scruton-licenziato/

Ungheria: linea dura, nessuna concessione a Soros

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L’Ungheria non ha alcuna intenzione di mediare con l’Ue e con il finanziere George Soros. Secondo un portavoce del governo, Budapest non allenterà le regole per le università internazionali nonostante le pressioni dell’UE e le offerte dalla Germania di mediare sull’Università fondata da Soros.

“Non c’è alcun cambiamento nella nostra visione principale”, ha detto alla Reuters il portavoce del governo Zoltan Kovacs. “Non cambieremo le leggi e i regolamenti che regolano l’istruzione superiore in Ungheria. Operiamo ancora su questa base”.
L’Università dell’Europa centrale, istituita da George Soros, trasferirà parte dei suoi corsi in Austria a partire da settembre a causa delle restrizioni introdotte dal governo ungherese.

La disputa fra Viktor Orbàn e Soros è uno dei temi principali che hanno portato alla sospensione di Fidesz da parte del Partito Popolare Europeo prima delle elezioni di maggio.

Come racconta IlGiornale.it, alla fine di dicembre Gerorge Soros e la sua università sono costrette ad abbandonare Budapest dopo le norme varate dal governo ungherese contro le attività dell’ateneo tanto criticato. Da settembre 2019 la Cue aprirà i battenti a Vienna, in Austria. E chissà come verrà accolta.

Da subito sono montate le proteste dei rappresentati dell’Università di Soros. “La Ceu è stata espulsa. Un’ istituzione americana è stata cacciata da un paese che è alleato della Nato. Un’ istituzione europea è stata estromessa da un paese membro dell’Ue”, ha urlato ieri Michael Ignatieff, presidente della Ceu, in un comunicato ufficiale pubblicato sul sito internet dell’ateneo.

fonte – https://oltrelalinea.news/2019/04/13/ungheria-linea-dura-nessuna-concessione-a-soros/

Catechismo Maggiore di san Pio X – Della settimana santa

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Della settimana santa in generale

45. Perché l’ultima settimana di Quaresima si dice santa?

L’ultima settimana di Quaresima si dice santa, perché in essa si celebra la memoria dei più grandi misteri operati da Gesù Cristo per la nostra redenzione.

46. Di qual mistero si fa memoria nella domenica delle Palme?

Nella domenica delle Palme si fa memoria dell’entrata trionfante che Gesù Cristo fece in Gerusalemme sei giorni avanti la sua passione.

47. Per qual causa Gesù Cristo valle entrare trionfante in Gerusalemme avanti la sua passione?

Gesù Cristo avanti la sua passione volle entrare trionfante in Gerusalemme, come era stato predetto:
1. per animare i suoi discepoli dando loro in tal maniera una chiara prova che andava a patire spontaneamente;
2. per insegnarci che colla sua morte egli trionferebbe del demonio, del mondo e della carne, e che ci aprirebbe l’entrata in cielo.

48. Qual mistero si celebra nel giovedì santo?

Nel giovedì santo si celebra l’istituzione del santissimo Sacramento dell’Eucaristia.

49. Qual mistero si ricorda nel venerdì santo?

Nel venerdì santo si ricorda la passione e morte del Salvatore.

50. Quali misteri si onorano nel sabato santo?

Nel sabato santo si onorano la sepoltura di Gesù Cristo e la sua discesa al limbo e dopo il segno del Gloria si comincia ad onorare la sua gloriosa resurrezione.

51. Che cosa dobbiamo noi fare per passare la settimana santa secondo la mente della Chiesa?

Per passare la settimana santa secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare tre cose:
1. unire al digiuno un maggior raccoglimento interno, e un maggior fervore di orazione;
2. meditare di continuo con ispirito di compunzione i patimenti di Gesù Cristo;
3. assistere se si può, ai divini uffici con questo medesimo spirito.

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L’esecuzione di Giovanni Gentile, settantacinque anni di ambiguità

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LA NOSTRA STORIA

«Io ho ragioni che non posso dire qui, perché, perché…toccano cose che forse ancora non si possono dire, ma molto precise». Questo lasciava intendere sull’assassinio di Giovanni Gentile il filosofo ed ex senatore del PCI Cesare Luporini durante una trasmissione radiofonica di Radio Tre nell’aprile del 1989, ma nel giro di quattro anni portò con sé il segreto nella tomba.
Alle soglie del settantacinquesimo anniversario dell’omicidio Gentile non sarebbe perciò innoportuno tornare sul possibile significato di questa frase sibillina, avvalendosi anche di alcuni risultati dell’indagine condotta da Luciano Mecacci nel suo libro “La Ghirlanda fiorentina e la morte di Giovanni Gentile” (Adelphi, 2014).

Com’è noto, la sentenza di morte del filosofo apparve per la prima volta nel febbraio del 1944 sul foglio socialista di Lugano «Libera Stampa», per poi essere riproposta sull’organo clandestino del PCI «La Nostra Lotta» in forma leggermente modificata: in entrambi i casi gli articoli portavano la firma del latinista Concetto Marchesi e nascevano come radicale rigetto delle proposte di conciliazione nazionale avanzate da Gentile nel corso del 1943. In realtà il secondo articolo, quello in cui compare il famigerato verdetto («senatore Gentile, la giustizia del popolo ha emesso la sua sentenza: MORTE!») venne modificato da Girolamo Li Causi, responsabile della stampa clandestina del PCI, e avallato da Togliatti. L’esecuzione avvenne all’ingresso della villa di Montalto al Salviatino il 15 aprile 1944 da un commando di gappisti fiorentini composto da Bruno Fanciullacci e Giuseppe Martini, anche se restano ancora incertezze su chi fu dei due a sparare. Continua a leggere

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