Passo dopo passo, questi ci portano proprio alla terza guerra

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Come già sapete, “Russia accusata di doping di Stato. La Wada, l’Agenzia mondiale antidoping, accusa la Russia e chiede la revoca di tutte le medaglie vinte all’Olimpiade di Londra 2012 e la sospensione dell’atletica dai prossimi Giochi di Rio “.

Provo a fare un elenco delle altre provocazioni occidentali contro la Russia, specie sul pericoloso teatro siriano.

  • il numero dei missili anticarro TOW in mano ai jihadisti, che con questi distruggono i cingolati siriani, “è aumentato in modo esponenziale”.
  • Il Pentagono ha dispiegato in Turchia sei caccia F-15 C, aerei il cui unico scopo è ingaggiare combattimenti con altri aerei. “Non servono certo per combattere l’ISIS”, hanno notato i comandi russi (che hanno mandato in Siria altri sistemi anti-aerei). “Non intendiamo fare della Siria un campo di guerra per procura fra Russia e Usa”, aveva detto Obama pochi giorni fa. E’ esattamente quel che sta facendo.
  • Gli Usa hanno fatto penetrare in Siria 50 uomini delle loro truppe speciali, ovviamente senza chiedere permesso al governo siriano, con lo scopo (dichiarato) di affiancare, addestrare e comandare i “ribelli moderati”. Identificati questa volta in una formazione che hanno chiamato “Sirian Democratic Forces”. Ma secondo Ben Hubbard, inviato del New York Times, che ha passato una settimana con loro, queste forze democratiche “esistono finora solo di nome”, trattandosi di spezzoni di miliziani kurdi e di reduci arabi già di Al Nusra (Al-Qaeda) senza un comando unificato (le due etnie si odiano). David Ignatius, la grande firma Washington Post, ha fatto notare che se 50 teste di cuoio sembran poche, avranno bisogno di supporto aereo Usa anche per rifornirle, per evacuarle in caso di guai, per tutto: insomma per provocare uno scontro aereo possibile coi russi.

Sulla tragedia del volo carico di turisti russi abbattuto sul Sinai, Usa e Regno Unito hanno dato per prime la notizia che si è trattato di un attentato e non di un incidente. Non hanno condiviso con Mosca quel che sapevano. Risulta ora che sono stati i servizi israeliani a captare conversazioni (i terroristi parlavano con accento britannico…) degli attentatori (prima o dopo l’attentato non si sa) e l’hanno detto agli americani. La tragedia ha suscitato ostentate manifestazioni di piacere ufficioso a Washington e Londra, per non parlare di Parigi e di Charlie Hebdo.

  • L‘ex vicedirettore della Cia Michael Morell ha spiegato perché: “Rafforza la percezione che l’ISIS sta vincendo, che la chiave della forza di questo gruppo ad attrarre reclute”.
  • Il colpo finale all’economia dell’Egitto (il cui 11,3% del Pil è portato dal turismo, 8-9 miliardi) è amplificato enormemente dopo che Regno Unito, Francia, Germania, Olanda e Lettonia e Lituania hanno vietato tutti i voli delle loro linee aeree sul Sinai – costringendo Mosca a far lo stesso. E’ una punizione per il regime del Cairo che si avvicinava troppo alla Russia. E’ un disastro economico per le agenzie turistiche russe (avevano là 80 mila persone da riportare a casa) e malumore popolare per tutti quelli – molti di più – che avevano prenotato vacanze a Sharm e non ci possono andare.
  • Un veicolo subacqueo radiocomandato e carico di esplosivo è stato casualmente scoperto, da operatori svedesi, nelle immediate vicinanze del North Stream, il gasdotto che porta il gas russo alla Germania, costruito da Gazprom. E’ un avvertimento a Berlino, oltre che a Mosca. https://www.rt.com/news/321163-drone-explosives-nord-stream/
  • Usa annuncia: venderà l’8 per cento delle sue riserve strategiche di petrolio. In questo momento di prezzi bassissimi, la cosa non ha senso economico. Ma ha senso politico: si tratta di far calare il barile ancor di più, per togliere alla Russia i mezzi per la sua presenza militare in Siria, mentre si cerca di impantanarla in un nuovo Afghanistan. L’evidente tensione del Medio Oriente rischiava probabilmente di provocare un rialzo- occorreva intervenire a manipolare i prezzi al ribasso. Infatti è bastata la notizia per far calare il petrolio di un 1,8%.

http://www.marketwatch.com/story/oil-extends-losses-ahead-of-us-inventory-data-2015-10-27

  • La guerriglia yemenita anti-saudita ha catturato in Yemen due operatori con passaporto americano che lavoravano per i sauditi – e che pare abbiano a che fare con l’abbattimento dell’aereo russo. I due sono contractor (della ex Blackwater); hanno detto di lavorare per l’ONU – l’Onu li ha smentiti.
  • -La morte di Michail Lesin a Washington. Lesin, intimo amico di Putin, era il creatore del nuovo sistema d’informazione internazionale di Mosca, che fa’ concorrenza alla CNN e all’insieme del sistema di informazione-propaganda Usa e occidentale, con gran dispetto della cosca mediatica occidentale. Morto “per attacco cardiaco”. Mentre era in un hotel di lusso e, formalmente, sotto la protezione del BDS (Bureau of Diplomatic Security) Usa, ossia la scorta fornita dall’America ai diplomatici esteri. Secondo voci che non siamo in grado di confermare, era stato Putin a mandare Lesin a Washington, come suo personale inviato, per trattare con Washington – con la dovuta riservatezza- gli scottanti retroscena dell’abbattimento sul Sinai dell’aereo russo, ossia le implicazioni occidentali. La misteriosa morte di Lesin, amico personale di Putin, è la risposta.
  • La Russia mette in pericolo l’ordine mondiale”: così Ashton Carter, il ministro del Pentagono. “La Russia è pericolosa per la sicurezza nazionale”: rapporto dei servizi inglesi reso noto in questi giorni.
Il Trident Usa sopra Los Angeles
  • Gli Usa lanciano un missile Trident da un sottomarino nucleare davanti alle coste di Los Angeles: è un missile balistico intercontinentale a testata atomica plurima di quelli che sarebbero lanciati nella guerra globale. “E’ probabilmente la più grande minaccia militare per Russia e Cina”, il segnale che l’America “è ancora il più grosso bullo del quartiere e può ridurre in cenere radioattiva i suoi nemici in un istante”, ha scritto un sito geopolitico.

Interrompo la lista perché a completarla sarebbe troppo lunga. Questa basta, credo, a indicare la strategia occidentale. L’accordo accettato da Kerry a Vienna è lettera morta, o Washington fa’ il pompiere incendiario. Mosca aveva proposto quell’incontro per mettere fine alla guerra ed aprire un tavolo di negoziati con tutti gli attori dell’area, avendo bisogno di arrivare presto alla fine delle operazioni militari. La forza russa impiegata non basta a liquidare un ISIS che viene continuamente riarmato di armi sempre più sofisticate. Secondo Saker, del resto (ammissione indicativa) “l’intervento russo non è mai stato inteso a debellare totalmente Daesh né a cambiare il corso della guerra civile”. Anzitutto, ha avuto lo scopo di spezzare l’impeto di Usa e Turchia per una invasione della Siria, perché era questo che pendeva sul paese un mese e mezzo fa; poi, fornire appoggio aereo alle forze di terra siriane, demoralizzate e rarificate da tanti anni di combattimenti. Infine, una difesa aerea sui siriani, che è sufficiente a rendere costoso un intervento aereo – poniamo – turco, ma non uno americano. Fedeli al detto di Clausewitz, i russi hanno usato la guerra come arma politica, per forzare Usa, arabi, turchi a sedersi al tavolo con l’Iran e a cessare il mantra Assad must Go.

Invece, il superstato-canaglia ha accresciuto la posta. D’altro canto, Daesh ha imparato adattarsi alla campagna aerea russa; sicché, dai bombardamenti a strutture dei terroristi, relativamente tranquilli, l’aviazione russa deve impegnarsi oggi nell’appoggio aereo ravvicinato alle forze di terra siriane impegnate in combattimento diretto, aumentando i pericoli di abbattimento (specie dato che in Usa si è parlato di fornire ai tagliagole i missili A/A a spalla) . Inoltre, “invece di trincerarsi sotto i bombardamenti, Daesh è andato all’offensiva in vari settori del fronte”, obbligando le povere forze siriane a dispersioni, che hanno impedito la concentrazione di sufficienti uomini e volume di fuoco che permetterebbe di ottenere un risultato risolutivo.

L’esplosione dell’aereo Kogalymavia volo 9268 sul Sinai, la cui responsabilità ultima sta nelle centrali che hanno promosso, armato e rafforzato il jihadismo takfiro (ossia gli occidentali coi sauditi e i turchi), più tutte le provocazioni citate sopra, hanno dato a Mosca la visione che “l’Occidente” la sta per impegnare in un conflitto militare, economico, propagandistico “senza fine prevedibile”, in cui come Occidente si debbono intendere anche Turchia, Saudia, Katar, Israele, tutto il jihadismo fanatico, la NATO e la UE: un confronto che Putin sa di non potersi permettere. Rispetto a tutti questi nemici, la Russia è un piccolo paese, la cui forza è limitata; non solo, ma mai intesa ad operazioni di lunga durata a migliaia di chilometri dalla madrepatria. “I russi hanno dato una soluzione audace e all’ultimo minuto, assolutamente vitale, a una situazione pericolosa che stava per peggiorare di molto”, scrive Saker. Se l’armata siriana non ottiene abbastanza presto uno sfondamento delle linee terroristiche, è inevitabile un intervento diretto di truppe dell’Iran, il che susciterebbe l’immaginabile stracciamento di vesti in “Occidente” e l’occasione per un vero ampliamento della guerra a Turchia, Saudia, Katar, Israele – magari NATO, in ogni caso il CENTCOM.

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Washington (non necessariamente la Casa Bianca, che a questo punto non conta più nulla) sta evidentemente alzando la posta in tutte le direzioni – non ultima, facendo mediaticamente della Russia lo stato-mostro, lo stato-paria che deve restituire le medaglie, il pericolo per la pace mondiale peggio di Daesh – e aumentandone i costi per Mosca, fino a che Putin si ritirerà, umiliandosi, prima di arrivare al punto in cui diventa inevitabile la terza guerra mondiale, atomica.

Il rischio di un simile calcolo dovrebbe essere evidente. Mosca non può già battere in ritirata. Dunque risponde alle provocazioni aumentando a sua volta la posta.

Con atti che diventano sempre più irreparabili.

Ha violato il divieto di sorvolo sullo Yemen imposto dai sauditi con un aereo da trasporto che è atterrato a Sana, a portare (dice) aiuti umanitari alla popolazione…diciamo meglio, agli Houti che i sauditi stanno massacrando. L’aereo era un cargo militare, è atterrato a Sanaa durante una delle peggiori tempeste di sabbia che lo Yemen ricordi, ed è stato scortato in volo dall’aviazione iraniana. Cosa ci fosse davvero in quell’aereo per gli Houti, difficile dire; qualcuno giura che potrebbero essere missili A/A per abbattere i caccia sauditi. Secondo altri, la cattura dei due contractors americani (probabilmente) della Blackwater, avvenuto a Sanaa, è stata opera di spetznaz che erano su quell’aereo umanitario; sarebbero stati addirittura i gestori-radar e comunicazioni che hanno reso possibile l’abbattimento del volo russo sul Sinai…una voce che non possiamo controllare (1).

Mosca ha finalmente cominciato a consegnare all’Iran i sospirati sistemi anti-aerei S-300, un contratto che aspettava di concretizzarsi dal 2007, e Mosca aveva sospeso per essere cortese con Israele (l’Iran è giunta ad aprire una causa arbitrale contro la Russia a Ginevra nel 2011). Ovviamente non occorre più aver tanti riguardi con Israele, se si è dipinti come il nuovo Terzo Reich, lo stato-mostro alla conquista del mondo (e delle medaglie olimpiche).

La polizia egiziana ha giusto ieri confermato l’uccisione di Ashraf Ali Hassanein Gharabli, indicato come capintesta di Daesh in Egitto, gruppo “Wilayat Sinai” che ha rivendicato l’attentato all’aereo russo: sembra per mano di speznaz o

di teste di cuoio inglesi (o forse gli inglesi hanno collaborato per silenziare il terrorista, e non cadesse vivo in mano ai russi? Una strana e intensa guerra sotterranea è in corso attorno all’Airbus esploso…).

Contro lo scudo antimissile installato dagli americani in Europa, che punta a rendere possibile il primo colpo nucleare secondo Mosca, Putin ha annunciato che “in questi ultimi tre anni, diversi missili efficaci sono stati testati con successo in Russia capaci di perforare lo scudo”.

Putin ha inviato in Siria un contingente di 4 mila russi: non in funzioni di combattimento, ma è il raddoppio del contingente rispetto a ieri.

Il rafforzamento della presenza militare Usa nei paesi dell’Est europa è tale, che un analista serbo, Joaquin Flores, ha parlato di una “occupazione militare di Lettonia, Lituania e Polonia sotto il pretesto di un’aggressione russa”.

Mosca può, in questo gioco al rilancio, armare i curdi contro la Turchia o fornire armamento agli Houtis in Yemen.

Il rischio è che in questo gioco pericoloso di provocazioni e risposte, dove né l’una né l’altra parte vogliono o possono indietreggiare, si scenda per la china scivolosa – che fu percorsa irresponsabilmente dalle potenze nel 1914 – in cui il conflitto diventa inevitabile, o scoppia per un “incidente”.

L’Europa potrebbe far qualcosa per interrompere questo gioco al rialzo. Ma naturalmente, è pienamente, rovinamente accodata alla follia Usa.

NOTA

  1. Dal sito Aurora, riprendo la ricostruzione dei fatti che mi pare più completa.

“Un nuovo rapporto dell’Intelligence estera (SVR) che circola al Cremlino afferma che il Ministero degli Esteri è stato informato, il 5 novembre, dall’Ambasciata della Federazione a Washington DC di aver notificato all’Ufficio della sicurezza diplomatica degli Stati Uniti (BDS) che un russo sotto sua protezione era stato rivenuto morto nella sua stanza d’albergo a causa di un presunto infarto. Secondo la relazione, il russo sotto la protezione del BDS era Mikhail Lesin, inviato negli Stati Uniti dal Presidente Putin quale collegamento personale con i massimi funzionari dell’intelligence del regime di Obama sui negoziati su “circostanze/fatti” dell’abbattimento del Volo 9268 sull’Egitto da parte dello Stato islamico. L’ultimo dispaccio di Mikhail Lesin a Mosca prima della morte, il rapporto continua, descriveva l’incontro “polemico/argomentativo” con funzionari del regime di Obama, che minacciavano la Federazione per il tentativo di Mosca di riportare in Russia i due “contractor” statunitensi catturati nello Yemen, che il SVR “associa” ai terroristi dello Stato islamico che hanno abbattuto, rivendicandolo, il volo 9268. Come abbiamo già riportato, sulla base dei dati satellitari, il SVR è stato quasi immediatamente in grado di accertare che il volo 9268, partito da Sharm al-Shayq in Egitto, è stato abbattuto da un missile terra-aria inglese Starburst dopo che era stato “costretto/ingannato” a una quota inferiore da false “comunicazioni/ misure elettroniche” inviate dallo Yemen. Il SVR sa di tale base segreta nello Yemen per “travisare/ingannare” i voli da e per Sharm al-Shayq, la relazione nota, scoperta ad agosto quando un volo dell’inglese Thomas Airways, avvicinandosi a questa zona con 189 persone a bordo, fu “manipolato elettronicamente” e preso di mira da un missile terra-aria che il pilota poté schivare a meno di 300 metri. Sulla base dell’intelligence elettronica, il rapporto dice, il SVR ha stabilito che il missile sparato contro il volo della Thomas Airways e che ha distrutto il Volo 9268, era un atto terroristico commesso dallo Stato islamico, noto come Ansar Bayt al-Maqdis (Stato islamico del Sinai o Wilayat al-Sinai) che secondo funzionari degli USA “non é un gruppo jihadista male equipaggio, ma uno degli affiliati dello SIIL più attivi e potenti“.
A rendere il gruppo terroristico dello Stato islamico nel Sinai ancora più letale, la presente relazione continua, è stato il sostegno militare e finanziario dall’Arabia Saudita, compresi i missili antiaerei spalleggiabili Starburst forniti dalla società inglese Thales Air Defence all’Arabia Saudita nell’ambito di un contratto firmato nel 2007, e operativi apertamente nel regno. Subito dopo che il Volo 9268 è stato abbattuto dai terroristi dello Stato islamico, secondo il rapporto, una “squadra” combinata SVR-Spetsnaz (Forze Speciali) operante nello Yemen dall’attentato di agosto al volo della Thomas Airways, individuava la base utilizzata per “manipolare/ingannare” i voli sul Sinai e catturava i suoi due operatori, identificati dal SVR come cittadini statunitensi impiegati dalle Nazioni Unite, affermazione smentita dalle Nazioni Unite. Al momento d’iniziare gli “interrogatori/interviste” dei due statunitensi nello Yemen da parte degli “esperti” del SVR, secondo il rapporto, il Presidente Putin inviava Mikhail Lesin come suo emissario personale negli Stati Uniti per le implicazioni “catastrofiche” delle informazioni ricevute. Mikhail Lesin, va notato, era un’importante figura politica russa e l’esperto accreditato sui mass media che ha ispirato la creazione di Russia Today, dalla lunga amicizia personale con il Presidente Putin. Alla notizia della morte di Mikhail Lesin, la relazione afferma, il Presidente Putin ha ordinato che tutti i “negoziati” con gli Stati Uniti siano sospesi e che il SVR riportasse nella Federazione i due statunitensi catturati nello Yemen, come dettagliato in Un raid cattura le ‘risorse’ della CIA che hanno abbattuto l’aereo russo in Egitto. Nell’ulteriore “interrogatorio/intervista” di tali statunitensi al loro arrivo a Mosca, il rapporto continua, il SVR ha stabilito che erano dipendenti della compagnia di mercenari statunitense Academi, (Blackwater e Xe) con passaporti degli Stati Uniti che identificavano il loro Paese d’origine nella Colombia. Importante da notare sui due colombiani-statunitensi della Blackwater/Academi/Xe catturati dal SVR nello Yemen, secondo il rapporto, è che furono segnalati entrare nello Yemen sotto le mentite spoglie di soldati colombiani. Recentemente, infatti, un gruppo mediatico colombiano riferiva che nei successivi mesi più di 800 militari colombiani entreranno a Sana, Yemen, per sostenere l’offensiva dei sauditi e dei loro alleati che combattono nello Yemen. Sull’associazione dei due mercenari della Blackwater/Academi/Xe con la CIA, la relazione conclude, si attende ulteriore “esame/conferma” finanziaria, ma molti analisti del SVR ritengono sia solo questione di tempo per la prova definitiva. Comprendendo appieno la relazione, assieme tutti gli altri rapporti del SVR sul volo 9268, l’invio del consigliere per i media del Presidente Putin, Mikhail Lesin negli Stati Uniti prova che non è solo la Russia a sapere che l’aereo è stato abbattuto, ma anche i regimi di Obama e Cameron. Ciò che va stabilito da Russia e occidente, però, non è solo il modo migliore per manipolare i fatti sul disastro, ma il tipo di ritorsione che, se non è misurato ed equilibrato, quasi sicuramente precipiterebbe il mondo in guerra”.

Se questa versione è vera, allora alla terza guerra mondiale siamo già vicinissimi.

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Francia: i contadini scaricano letame davanti all’agenzia delle entrate – Video –

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Gli agricoltori contestano il piano del governo teso a sminuire la produzione e la distribuzione locale.

Francia, gli allevatori ‘minacciano’ Hollande con il letame

L’occasione è stata quella della visita del presidente della Repubblica francese, François Hollande, in Moselle, dipartimento francese della regione della Lorraine.

La FDSEA, Federazione dipartimentale di agricoltori dell’Ile-de-France ha organizzato varie manifestazioni in tutto il territorio per promuovere il cibo prodotto in Francia.

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Firenze: chi sostiene gli avvocati dei Rom? Le Fondazioni di George Soros

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Mendicanti multate fanno causa a Palazzo Vecchio. La causa civile è motivata dal sospetto che il Comune abbia schedato tre donne romene più volte sanzionate perchè chiedevano l’elemosina in strada.

26 nov – Hanno il sospetto di essere “schedate”, come “molti mendicanti” a Firenze. Per questo, tre cittadine di nazionalita’ romene, protagoniste di diversi verbali della polizia municipale del capoluogo toscano, hanno ottenuto la fissazione della prima udienza, che si terra’ ad aprile 2015, contro il Comune. Sono assistite ‘pro bono’ da tre avvocati, Alessandro Simoni, Eleonora Innocenti e Giacomo Pailli, che dopo aver chiesto chiarimenti a Palazzo Vecchio sull’esistenza di una sorta di database dei questuanti, non hanno avuto risposta.

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La Catalogna vota sì, parte il processo d’indipendenza. Rajoy: “Resterà Spagna”

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Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Ok alla mozione che dà l’avvio alla formazione della repubblica catalana. Proteste di tutti i partiti. Il premier: «Impediremo che questa sfida alla democrazia si compia»

I rappresentanti popolari mostrano le bandiere spagnole durante il voto al Parlamento di Barcellona

09/11/2015
francesco olivo

Uno strappo storico. Il Parlamento di Barcellona ha votato la mozione che dà l’avvio alla formazione della repubblica catalana, 72 deputati a favore, 63 contrari. I parlamentari popolari hanno mostrato bandiere spagnole per protesta.

Quella di oggi è una decisione che fa seguito alla vittoria delle forze indipendentiste alle elezioni del 27 settembre. Il governo Rajoy è pronto a reagire: «Utilizzeremo lo stato di diritto per impedire che questa sfida alla democrazia si compia – dice il premier in una dichiarazione ufficiale da Salamanca -, metteremo in marcia tutti i meccanismi che la legge ci concede. E’ un tentativo che disprezza la pluralità spagnola. Ma i cittadini stiano tranquilli: la Catalogna resterà in Spagna e in Europa. Siamo una democrazia avanzata».

La mozione, composta da nove punti, dichiara esplicitamente che non verranno più rispettate le sentenze delle istituzioni spagnole in particolar modo quelle del tribunale costituzionale. Ed è proprio all’alta corte che il governo di Madrid si rivolgerà come prima reazione ufficiale. Tutti i partiti spagnoli, seppur con diversi accenti, criticano duramente il voto del parlamento catalano: «E’ un attentato alla democrazia», dice Susana Diaz la presidente dell’Andalusia e potente dirigente socialista. Rajoy incontrerà domani il leader del Psoe Pedro Sánchez alla Moncloa per cercare un fronte comune davanti alla sfida indipendentista. In prima linea contro la secessione anche Ciudadanos, il nuovo partito guidato dal catalano Albert Rivera molto quotato dai sondaggi. Podemos mantiene una posizione diversa, no all’indipendenza, ma sì a un referendum.

All’esterno del parlamento della ciutadela di Barcellona manifestanti indipendentisti che hanno festeggiato all’annunicio dei risultati del voto e bandiere spagnole che hanno fischiato, nessun incidente, come sempre da queste parti, ma certo tanta tensione.

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Nasce la “Cosa Rossa”: centri sociali, gay, clandestini e islamici saranno ben rappresentati

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L’altra faccia della medaglia, la Cosa verde-azzurra col trio Berlusconi, Salvini, Meloni si ricompatta a Bologna in nome dei consueti slogan

Un logo in rosso su fondo giallo che farebbe la felicità dei tifosi romanisti. È il simbolo della nuova “Cosa Rossa” – Sinistra Italiana – neonato gruppo parlamentare sorto dalle ceneri di Sel e con l’apporto di fuoriusciti del Pd come Fassina, D’Attorre e altri irriducibili oppositori della leadership di Matteo Renzi e che si è ritrovato in queste ore al teatro “Quirino” di Roma. Il nuovo gruppo è composto da 31 deputati (25 provengono da Sel e 6 dal Pd). Al Senato nascerà solo in un secondo momento e includerà i 7 di Sel,Corradino Mineo e due ex M5s. Il gruppo della Camera, ha annunciato Monica Gregori, avrà come consulente economico l’economista statunitense premio Nobel Joseph Stiglitz.

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“don” Fabio Corazzina: “Sì alle unioni civili gay ed ai matrimoni per i preti”

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Intervistato da Brescia Today, don Fabio Corazzina, già coordinatore nazionale di Pax Christi, l’associazione portata alla ribalta soprattutto da don Tonino Bello, apre alle unioni gay ed al matrimonio per i sacerdoti.

“Non bisogna essere fondamentalisti ed integralisti ed incapaci di vedere la vita della gente. – ha dichiarato – Non si deve commettere l’errore di erigere dei muri. Tutti siamo chiamati a superare i confini e ad accogliere, a tenere le porte aperte in un continuo confronto con il Vangelo. La Chiesa che trasforma i confini in muri non è la mia Chiesa, è quella contro la quale ho lottato e continuerò a lottare. Credo che lo Stato debba riconoscere le unioni civili, anche quelle tra omosessuali, perché tali coppie devono essere tutelate.Estendendo i diritti (e i doveri pure) e la tutela ad altre forme di famiglie non si toglie niente alla famiglia tradizionale e non si attacca la sua dignità.”

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San Francesco difese le Crociate dinanzi al Sultano d’Egitto

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Istruzione Cattolica mercoledì, 15:54
Il Sultano sottopose a Francesco D’Assisi un’altra questione:”II vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vuol togliervi la tonaca,dunque voi cristiani non dovreste imbracciare armi e combattere i vostri nemici”; rispose il beato Francesco:”Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Il perdono di cui Cristo parla non è un perdono folle, cieco, incondizionato, ma un perdono meritato. Gesù infatti ha detto: “Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino e, rivoltandosi, vi sbranino”. Infatti il Signore ha voluto dirci che la misericordia va dispensata a tutti, anche a chi non la merita, ma che almeno sia capace di comprenderla e farne frutto, e non a chi è disposto ad errare con la stessa tenacia e convinzione di prima. Altrove, oltretutto, è detto: “Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te”. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo massima giustizia quando vi combattono, perché voi avete invaso delle terre cristiane e conquistato Gerusalemme, progettate di invadere l’Europa intera, oltraggiate il Santo Sepolcro, distruggete chiese, uccidete tutti i cristiani che vi capitano tra le mani, bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla sua religione quanti uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare, adorare, o magari solo rispettare il Creatore e Redentore del mondo e lasciare in pace i cristiani, allora essi vi amerebbero come se stessi”.

L’episodio è tratta dal numero 2691 delle Fonti Francescane, una raccolta di testi riconosciuta e approvata dalla Chiesa sulla storia dell’Ordine francescano e i suoi protagonisti. L’Opera è risultata fondamentale per numerosissime questione in materia di fede, o per l’agiografia di numerosi santi, tra cui proprio San Francesco.

Insomma, in un colpo solo Francesco, il santo prediletto da Dio, che era già divenuto frate e preso i suoi voti, difese l’opera del crociati e propose al sultano la conversione. Egli non riuscì tuttavia nel suo intento, ma suscitò profonda ammirazione nel sultano che lo vide come un sant’uomo e lo trattò con rispetto: dopo aver offerto invano a Francesco numerose ricchezze, lo lasciò tornare incolume all’accampamento dei crociati.

Gesù scaccia a suon di frustate i mercanti dal tempio.

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Dalla Messa al Catechismo. Dovevamo rendere tutto “comprensibile”, per non capirci più nulla

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Istruzione Cattolica venerdì, 21:44
Stavo or ora riflettendo, parlando con un amico prete, che “non abbiamo mai avuto fedeli così ignoranti” come da quando tutto a messa è diventato “comprensibile” e persino la pastorale “adulta” rasenta l’infantilismo.

Abbiamo dovuto attendere la messa nella nostra lingua per non capirci più nulla. Abbiamo dovuto aspettare la “partecipazione” per diventare così passivi mentalmente nonostante l’attivismo fisico. Siamo giunti al punto in cui è diventato una astrazione indefinibile persino la Presenza Reale sull’altare: spesso i fedeli non ne sono più consapevoli, il clero, dal canto suo, quando non è scettico è indifferente; entrambi sono fermi sulla strinsciante quasi certezza che si tratti di un simbolo.

Eppure le nostre nonne non erano così. Le nostre nonne spesso non sapevano né leggere né scrivere, non conoscevano né il latino né l’italiano, eppure capivano e sapevano non tutto ma l’Essenziale.
Vedete, una mia nonna era nata nel profondo Sud del 1909,in un paese di grande miseria, dove l’analfabetismo era del 99% e la fame pure. Era già vecchia quando io nacqui.
Il giorno prima alla cresima (lo stesso fu per la prima comunione) mi chiamò e così come aveva fatto con i suoi figli, mi spiegò cosa stavo facendo, in due parole: “ADESSO TU DIVENTI un CRISTIANO COMPLETO”.
Capii tutto e rimasi basito, perché, solo allora mi resi conto, dopo tanti anni di catechismo ero arrivato a quel giorno senza sapere di preciso cosa stessi facendo, cosa significasse. Perché nessuno era stato capace di trasmettermelo.
Mia nonna invece, che non aveva alcuna cultura e ciò che sapeva l’aveva imparato da sua nonna e “a (come diceva lei) dottrina”… come chimavano il catechismo di una volta, mi consegnava quello che le era stato trasmesso a sua volta.
Non l’ho mai dimenticato.
Allora ebbe ragione il cardinale di Monaco: il dramma della chiesa è la scomparsa “delle nonne” che trasmettevano quel che avevano ricevuto.

Autore: Il Mastino

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I morti russi muoiono sempre un po’ meno

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05/11/2015 Per una settimana circa i media occidentali, a proposito dell’aereo russo caduto sul Sinai, hanno rimosso l’ipotesi dell’attentato dell’Isis. Perché? E perché non riconoscere che la Russia è un partner importante nella lotta al terrorismo islamista

A San Pietroburgo, il cordoglio per le vittime dell’aereo russo abbattuto sul Siinai (Reuters).

Per una settimana quasi tutti i media occidentali, ritrosi come giovinette, han fatto di tutto per non parlare di terrorismo islamico. Anche se c’era la rivendicazione dell’Isis. Anche se le compagnie aeree (fatto significativo: per prime quelle delle monarchie del Golfo) annunciavano di aver sospeso i voli su quella rotta. Anche se i voli russi verso le spiagge dell’Egitto sono frequentissimi e non si era mai avuto notizia di problemi o incidenti.

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Cara figlia mia, non vergognarti di un papà fascista

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VENEZIANI

Ritrovo una lettera che scrissi a mia figlia tredicenne, la dedico a Daria Bignardi che ha chiesto al grillino Di Battista se si vergogna di suo padre «fascista».

«Cara Federica, sei tornata da scuola sconcertata perché la professoressa d’italiano ti ha chiamato in disparte e ti ha detto: hanno scoperto che sei la figlia di…, ne hanno parlato in consiglio d’istituto. Te la faranno pagare. Qui sono tutti dell’altra parrocchia. E l’anno prossimo che vai al liceo, mi raccomando, se ti chiedono se sei figlia di… nega, dì che è un caso di omonimia. Ti possono fare del male. Non dire ai professori né ai compagni di scuola chi è tuo padre… Cara Federica, non so se la tua professoressa abbia esagerato, soffra di mania di persecuzione oppure no. A me sembra impossibile che succedano oggi queste cose. Mi sembra impossibile che in una società liberale e indifferente, cinica e buonista, aperta a ogni diversità, che non crede praticamente in niente, ci sia qualcuno che crede ancora all’esistenza del diavolo di destra. Un male per giunta genetico, razziale, ereditario, se ricade su di te, ignara tredicenne, solo perché sei mia figlia.

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Avanza in Europa una strana compagnia del dissenso

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Dalla Polonia all’Italia passando per la Francia, s’avanza in tutta Europa uno strano “populista”. Che cos’hanno in comune Orban e Lindo Ferretti, Chesterton e l’ateologo Onfray?

Pubblichiamo l’articolo contenuto nel numero di Tempi in edicola

Che cos’hanno in comune Viktor Orban e Giovanni Lindo Ferretti? I centri sociali non conformi e la Manif pour tous? L’“ateologo” Michel Onfray e Gilbert K. Chesterton? Ida Magli e la Lega Nord? Perché, nel vortice della crisi del sistema sociale europeo, seconda solo al disastro post-bellico, uomini ed esperienze storicamente irriducibili gli uni con gli altri sembrano appartenere oggi al medesimo blocco critico, rispetto al totem dell’Unione Europea e alle sue derive multiculturaliste? Come mai i cosiddetti temi eticamente sensibili – dai matrimoni gay all’utero in affitto – sono sempre più oggetto della società civile e sempre meno della gerarchia ecclesiastica? E perché, infine, “l’identità” è diventata il vettore principale del populismo, sostituendo la giustizia, il fisco e la sicurezza?

Tante domande per una reazione che nasce dallo stesso rigetto: dal rifiuto che venga modificata l’idea di uomo con l’evaporazione del sesso come realtà biologica, che venga modificato lo stile di vita delle comunità dall’arrivo indotto e incontrollato di extracomunitari (stimato dal Pentagono in 250 milioni per ciò che riguarda il “mantenimento” dell’Europa), e che con questo combinato disposto venga stravolto l’impianto e il costume dei popoli, sostrato prodotto e sedimentato da secoli di storia. Una reazione tutt’altro che organizzata e organica questa, ma che “esplode” nelle piazze (come il 20 giugno a Roma), nelle librerie (con il successo dei polemisti francesi), in attesa di vedere quanto lo sarà nelle urne (dal Front National a Pegida, dopo l’exploit dei movimenti identitari nell’Europa dell’Est, ultima in ordine di tempo la Polonia).

Nei quotidiani mainstream, ad esempio, ci si chiede con allarmismo come mai le viscere popolari, dopo essere state tramortite, cercano strade, leader, movimenti che interpretano il “non ne possiamo più di queste élite” tra gli irregolari e fuori dalle maglie del politicamente corretto. Ci si chiede in fondo come mai il popolo “cocciuto” non accetti di delegare così volentieri le ultime porzioni di sovranità. Sostituire la bandiera “rainbow” (quella del movimento Lgbt) con un tricolore in uno spazio del Municipio, come è successo a Roma per mano dei giovani del centro sociale identitario Foro 753: nell’Italia del 2015 questo rappresenta un atto di disobbedienza ed è la cifra estetica della nuova forma di opposizione che sta maturando anche nel Belpaese.

Davanti alla “rivoluzione antropologica” in atto – quella che Eric Zemmour in Francia ha smascherato dietro il trittico “Derisione, Decostruzione, Distruzione” e che ha preso di mira gli assi cartesiani della costituzione geografica, sessuale e sociale di un popolo – si sta organizzando in tutta Europa un’inedita “compagnia del dissenso”: qualcosa che non si indirizza più esclusivamente alla critica del sistema di produzione o sulla distribuzione della ricchezza ma che combatte per riaffermare la realtà rispetto all’ingegneria sociale, la Storia rispetto alla fiction, la comunità rispetto alla giungla globale, il concetto di classico contro il liquido, sempre più liquefatto. A sostegno di tutto ciò – seppur a volte in maniera confusa e in parte contraddittoria – vi è un’opposizione politica di opzione identitaria in maggioranza, con appendici critiche anche a sinistra. Ma il vero motore, il laboratorio di questa reazione proviene da una categoria inedita per il cosiddetto blocco conservatore: è il mondo della cultura, dell’associazionismo e della società che si stanno interrogando su come organizzare questa controriforma. C’è chi ha parlato, a proposito, del primo ’68 reazionario, chi di una particolare appendice del populismo. Tra di loro, invece, capita spesso di sentire uno slogan: l’umano contro il post-umano.

Prima di tutto: che uomo è?
«Si tratta di preparare i giovani a non appartenere a nulla, a non identificarsi in nulla, a non sapere orientarsi sessualmente ma anche geograficamente: a che servirebbe visto che il pianeta è di tutti?». Ida Magli, antropologa, scrittrice e pamphlettista, con la sua prosa efficace già due anni fa denunciava così in Difendere l’Italia quali siano le reali intenzioni del processo di integrazione europea, sempre più invasivo nella determinazione di questa “rivoluzione antropologica”. Proprio in queste settimane i provvedimenti inseriti tra le “priorità” del governo Renzi – ossia l’introduzione dello ius soli sulla cittadinanza e il ddl Cirinnà bis sulle unioni civili – si innestano in quella volontà: “preparare” una generazione a essere sempre più disorientata rispetto al naturale processo di autodeterminazione sessuale e comunitario per affermare “l’altrove” sancito dai dettami (la cui pressione si esprime sotto forma di sanzioni e “raccomandazioni”) dell’Europa e delle minoranze attive.

Lo ha spiegato bene Giuseppe De Rita da dove proviene questa spinta: «La cultura gender è attiva all’interno dei mezzi di comunicazione che fanno opinione – ha spiegato il presidente del Censis a Intelligonews – e ha conquistato la maggioranza di coloro che devono prendere delle decisioni. Coloro che invece saranno oggetto di quella decisione, le persone comuni, sentono che nessuno li ha interpellati. In televisione e nei media vengono presentate le istanze di persone acculturate, di ceto medio-alto, che si battono per le unioni gay, ma stento a immaginare che il meccanico di Bordighera si ponga il problema di stare con il proprio compagno e averci un figlio. Perciò la gente si mobilita ma non è una reazione cattolica, è una reazione istintiva contro quella minoranza». Reazione, questa, che vede in Italia diversi speaker: in prima fila abbiamo cattolici di sinistra come Mario Adinolfi, esponenti di centrodestra come Eugenia Roccella, rappresentanti di peso del mondo economico come Ettore Gotti Tedeschi, scrittori e saggisti come Costanza Miriano, movimenti laici come la Manif pour tous Italia e una miriade di associazioni (ProVita, Sentinelle in piedi, Comitato per la famiglia) e di testate giornalistiche che proprio su questo rappresentano quel pachtwork eterodosso che se non trova un terminale privilegiato a livello politico è proprio perché anche qui la “nuova antropologia” ha annullato, perché le ha annichilite, gran parte delle differenze.

Se le risposte a questa crisi – che coniuga quella relativa al debito sovrano con quella nichilista e post-contemporanea –, ossia sovranità, identità, tutela della differenza, sembrano nascere dal milieu del pensiero conservatore, se non nella vera e propria dottrina tradizionale, sorprende il fatto che proprio il cleavage, la frattura, non si muova più sullo schema assiale destra-sinistra. Lo spiega bene, suo malgrado, Matteo Renzi quando rivendica, ad esempio, che «tagliare le tasse non è di destra». E la conferma arriva, come contrappasso, dalle ventate liberal che si respirano all’interno del cosiddetto schieramento di centrodestra dove, seppur in forma non aggressiva, le “aperture” sono sbandierate da diversi importanti esponenti di Forza Italia. Politicamente è stata Marine Le Pen a teorizzare, e a mettere in pratica, come lo scontro oggi sia tra alto e basso, élite contro il popolo. È qui che si è confermata quella nuova (e antica) soggettività che trova adesioni e manifestazioni in tutti i paesi europei e che si manifesta, prima di tutto, come reazione ai diktat di Bruxelles ma che – nella sua corrente identitaria – all’Unione Europea imputa anche il processo ingegneristico, di vera e propria trasformazione sociale.

Un patrimonio da difendere
I politologi lo chiamano “populismo patrimoniale”: è la reazione che i ceti sociali maggioritari oppongono a questo attacco che riguarda il sistema di vita, oltre che il mero interesse economico, e che si presenta non solo sotto la veste dello “straniero” ma anche dell’“estraneo” alla propria identità. Questo è ben visibile in Francia, ad esempio, dove anche diversi cittadini di fede musulmana e comunità numericamente non indifferenti di immigrati di seconda e terza generazione sostengono le tesi degli identitari e del Front National su immigrazione e famiglia, in quanto ritengono universale la difesa di alcune questioni.

Proprio in difesa di questo asse – identità e famiglia – si sta formando un’internazionale populista che continua a mettere in allarme i normalizzatori di Bruxelles. Dal cesaropapismo di Vladimir Putin all’Ungheria come corpo mistico di Viktor Orban, passando per il conservatorismo integrale della vincitrice delle elezioni polacche Beata Szydlo fino alla declinazione laica ma fisiologicamente tradizionalista del Front National e della Lega: su questo binario viaggia la critica sovranista all’idea che l’agenda sulla politica della famiglia possa essere decisa da organizzazioni sovranazionali o ispirate da network e mecenati (come nel caso delle Femen). E in alcune realtà, come in Francia, dove il processo di secolarizzazione e le criticità hanno debordato, ecco gli intellettuali in prima linea a denunciare i rischi di questo “smarrimento”.

Se Alain de Benoist, padre della nuova destra francese, è considerato uno storico punto di riferimento della critica al mondialismo (a cui oppone un robusto differenzialismo), a rendere questa stagione ancora più intrigante è la reazione di pensatori con un pedigree tutt’altro che conforme al fronte della tradizione. Si va da “la grande sostituzione” etnica studiata e rilanciata dallo scrittore omosessuale Renaud Camus, scenario che giorno dopo giorno assomiglia sempre meno al plot di un romanzo distopico e sempre di più a una realtà prossima; alla “società plasmata sui valori femminili” denunciata da Eric Zemmour, in base alla quale la società francese e quella occidentale sarebbero destinate al “suicidio”, all’egemonia dell’islam e della sua etica perché deficitarie oramai dell’elemento virile che conduce – quando serve – all’affermazione, allo strappo.

Ha creato scandalo poi, tra gli intellò, l’indipendenza di giudizio di uno dei principali pensatori della sinistra libertaria, il filosofo-star Michel Onfray, che è stato messo all’indice pubblicamente da Christian Salmon per non essersi allineato sui temi dell’identità, del gender, del “corpo della donna in affitto”. Messo all’indice – con l’accusa sommaria di «stare a destra» solo per richiamo mediatico – a causa di concetti “scandalosi” come questo: «Che cosa ci immaginiamo, che il bambino potrà vivere una vita serena, equilibrata, armoniosa, mentalmente soddisfacente per lui, per gli altri, per chi gli sta accanto e per la sua discendenza, quando saprà che è stato comprato, venduto?».

I ribelli in Italia
E in Italia? Come abbiamo visto la reazione si esprime a livello popolare, associazionistico e culturale prima che politico. Anche il web è parte importante della risposta al processo uniformante in corso. Facendo proprio il motto di Gilbert K. Chesterton «la serietà non è una virtù», numerosi gruppi di internauti (uno dei più divertenti è “La via culturale al socialismo”) contrappongono alla retorica che trova eco, ad esempio, nella seriosità declamatoria di Laura Boldrini, un armamentario di goliardia che mette alla berlina soprattutto l’uso di inventare neologismi e sostituire vocaboli della lingua corrente. Certo, esistono anche interpreti istituzionali di questa ribellione (come Roberto Maroni che, da governatore della Lombardia, ha patrocinato e rivendicato convegni “scomodi” sulla famiglia) e sul fronte dei leader Matteo Salvini e Giorgia Meloni guidano un’opposizione che rispetto al “no tasse” cerca di declinare una critica più complessa al vero e proprio sistema di governo che arriva dall’Unione Europea anche sui temi antropologici: a portare, cioè, un po’ di ordine rispetto alla debolezza dell’“anarchia etica” rivendicata sull’argomento da Berlusconi.

A questi, per lo meno sul contrasto al paradigma dei neo-valori, si sono affiancati nuovi compagni di viaggio che chiudono il cerchio di questa poliedrica “compagnia del dissenso”. Ed è indicativo che anch’essi, come è avvenuto in Francia, non provengano dai lidi consueti del pensiero e dell’invettiva tradizionalista. Uno è sicuramente Diego Fusaro, giovane filosofo neomarxista appassionato di Gentile, che – immunizzato dalle derive liberal della sinistra – riprende la lezione realista a partire proprio da un approccio critico all’idea di progresso e all’apologia della società dei diritti: «Al di là della carnevalata della divisione in tifoserie calcistiche pro e contro la famiglia tradizionale, occorre rilevare un aspetto: il fanatismo economico aspira a distruggere la famiglia, giacché essa – Aristotele docet – costituisce la prima forma di comunità ed è la prova che suffraga l’essenza naturaliter comunitaria dell’uomo. Nasciamo in comunità e – con buona pace della Thatcher e dell’individualismo robinsoniano dei neoliberali – l’individuo è già sempre collocato in una comunità originaria, senza la quale non sarebbe possibile».

Ha creato una crisi di nervi, infine, tra i cultori del ribellismo à la page, l’uscita alla festa di Atreju di Giovanni Lindo Ferretti, già leader della band cult del punk italiano, i Cccp, frontman dei Pgr (Per Grazia Ricevuta) e solista, sull’altro tema chiave della narrazione neo-internazionalista, quello dei cosiddetti “migranti”: «C’è un diritto dell’umanità a vivere in pace nella propria terra, ma lo straniero è straniero – ha ribattuto l’artista –, uno Stato che non protegge i confini e non pensa ai suoi compatrioti non è uno Stato. Mi fanno molta impressione le persone che mettono i propri cari all’ospizio per dedicarsi ai poveri del terzo mondo». Dai tradizionalisti ai punk, insomma, la narrazione che esalta l’“apolide” comincia a trovare pane per i suoi denti: le vie del dissenso “identitario” sono davvero infinite.

Foto Polonia Ansa/Ap
Foto Le Pen e Lindo Ferretti Ansa

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La storia libera dall’ideologia Ecco il fine del “revisionismo”

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Il fascismo fu un fenomeno contiguo al leninismo in cui convivevano movimento e regime. La Resistenza? Coinvolse la minoranza del Paese

La storiografia, per natura, non può che essere revisionista, se per revisionismo s’intende il continuo esame dei giudizi precedenti a fronte delle nuove acquisizioni della ricerca. Ciò è banale. Come aveva giustamente sentenziato Benedetto Croce, la storia è sempre storia contemporanea, dato che ogni generazione rilegge il passato in base al presente. Poiché questo muta – cioè mutano i valori, gli interessi, gli orientamenti – allora non può non mutare anche il giudizio storico. Ha scritto Marc Bloch: «il passato è, per definizione, un dato non modificabile, ma la conoscenza del passato si trasforma e si perfeziona incessantemente».Premettiamo queste elementari considerazioni alla nostra riflessione sul revisionismo storiografico di Renzo De Felice perché egli era sostanzialmente concorde con tali premesse. A più riprese affermò infatti che la ricerca storiografica doveva rimanere «estremamente aperta a tutte la più varie suggestioni interpretative e pronta a non scartare aprioristicamente nessuna ipotesi».

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“Francesco è sereno”. Per forza, Nuzzi lo aiuta….

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Il libro di Nuzzi è, di fatto, uno sponsor di bergoglio, che appare il “santo” riformatore, umile e povero contro una “casta” di cattivi, superbi e lussuriosi cardinali ancorati al passato…ma sappiamo tutti che non è così, nonostante il libro, tradotto in circa 20 lingue e già diffusissimo contribuisca a creare nell’ immaginario collettivo un Bergoglio “super-strar…

Date per scontate le spregevoli figure, il malcostume e le ripugnanti azioni prelatizie degli ultimi scandali vaticani, ci sia dato qui di subodorare una accorta regia. Basta mettere in rilievo la tempistica, la successione degli eventi provocati, e la loro coordinazione, che testimoniano una vasta e concorde operazione a più mani.

Fase 1 – Vengono annunciati non uno, ma due libri sugli scandali vaticani, scritti indipendentemente da due autori, che dicono di non conoscersi, e fatti uscire dagli editori in contemporanea.

Fase 2 – Seguono i clamorosi arresti della gendarmeria pontificia di due personaggi indicati come “i corvi” che hanno passato le notizie “riservate” ai due giornalisti autori dei due libri in prossima uscita. L’aver dato documenti riservati è « frutto di un grave tradimento della fiducia accordata dal Papa».

Il caso, senza precedenti moderni, dei due personaggi cacciati nelle segrete del Vaticano (la belloccia Chauqui e “ un prelato dell’Opus Dei”, strizzano l’occhio i giornali), è naturalmente un ottimo battage per i due libri. Che non sono ancora usciti, ma che tutti ormai attendono spasmodicamente. Nel mondo intero. Gli editori, previdenti, han già firmato contratti e traduzioni in 15 paesi.

La Sala stampa bergogliana emana uno stranissimo comunicato, come se conoscesse in anticipo il contenuto dei libri, e lo approvasse, solo ne deplorasse il “modo”.

Pubblicazioni di questo genere non concorrono in alcun modo a stabilire chiarezza e verità, ma piuttosto a generare confusione e interpretazioni parziali e tendenziose. Bisogna assolutamente evitare l’equivoco di pensare che ciò sia un modo per aiutare la missione del papa“. Perché, magari qualcuno può sospettare che l’intera manovra sia fatta per “aiutare” la missione del papa? E quale missione?

Fase 3 – I due libri continuano a non essere disponibili; nessuno li ha ancora letti, ma già i media ricevono anticipazioni succulente e intervistano i due autori. “Ricchezza, sprechi e giochi di potere – attrici e viaggi d’oro, sartorie e tv porno; spese fantasma per milioni; hanno rubato i soldi per le Messe”, sono alcuni dei titoli.

Fase 4 – I media in delirio concorde spiegano: questo nuovo Vatileaks è un altro complotto dei “conservatori” che impediscono al Papa di “fare le riforme”. I corrotti, ladri di offerte delle Messe e per l’ospedale del Bambin Gesù, i possessori di attici da 700 mq, sono quelli stessi che “non vogliono il rinnovamento”, la “pulizia nelle finanze vaticane”, sono i malversatori che usano lo Ior per riciclaggio….e via così. Non è assolutamente vero – molti dei coinvolti sono stati nominati da Bergoglio alle cariche di cui hanno profittato, dei modernisti, degli arrivisti e lecchini. Ma il messaggio che deve passare è: vedete, la Chiesa “vecchia” è corrotta, le gerarchie “conservatrici” sono ricche e scandalose, i cardinali fanno schifo, e sono luridi proprio quelli che si oppongono al “nuovo”. .. solo il Papa è pulito e innovatore e onesto, anzi santo….E’ esattamente il messaggio che Bergoglio e la sua junta sudamericana hanno voluto far passare fin dall’inizio.

“I media italiani vivono in una bolla di papolatria”, scrive giustamente Socci, “vedono Bergoglio come il Bene assoluto e chi dissente da lui è dipinto come un losco cospiratore o un emissario del Male”.

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Fase 5 – Lo scandalo non indigna né addolora più di tanto sua santità. “Francesco è sereno e sa cosa fare…Procede senza incertezza sulla strada della buona amministrazione”.

Fase 6 – Il Nuzzi, uno dei due autori dei due libri simultanei, indice la conferenza-stampa di lancio del suo volume e ripete la parola d’ordine convenuta: “Credo che questo papa stia portando avanti delle riforme e che incontri molte difficoltà”. E’ la tesi che deve passare. Le “riforme”, le “riforme”: Comunione ai divorziati, nozze gay, Chiesa povera per i poveri, tutto il repertorio. Se fosse stato Bergoglio a suggerire la strategia, non avrebbe potuto far meglio a proprio favore. Nuzzi, in conferenza stampa dice anche un’altra cosa, di punto in bianco: di non aver “avuto nessun contatto con il Papa”. E perché dovrebbe aver avuto un contato col Papa? Chi ci pensava? E poi aggiunge: “Se lo avessi avuto, certamente non lo renderei pubblico perché ci sarebbero altre strumentalizzazioni”. E se, magari, il Nuzzi l’avesse dunque incontrato, il Papa? Se questo fosse tutto un ben architettato complotto a favore di Francesco? Grazie a questi “scandali” (molti dei quali vecchi e già noti, altri che scandali non sono…come i soldi che occorrono per le cause di beatificazione) la Junta sudamericana potrà procedere a nuove purghe nella curia romana.

Se tutto ciò vi sembra inverosimile complottismo, ricordate che questo papato ha la fiducia della Massoneria. Bergoglio è stato eletto il 13 marzo 2013. Nello stesso giorno, poche ore dopo, un comunicato ufficiale del Grande Oriente veniva diramato. In esso, il gran maestro Gustavo Raffi prevedeva con gioia incontenibile: “Con Papa Francesco, nulla sarà più come prima”.

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Domanda ingenua: come faceva Raffi a saperlo prima? Prima di tutti? E perché salutava El Papa con un comunicato ufficiale, su carta intestata del Grande Oriente, dunque non a titolo personale, ma della Fratellanza Universale? Anticipando inoltre i motivi propagandistico-ideologici che l’argentino avrebbe messo al centro della sua azione: Il gesuita che è vicino agli ultimi della storia ha la grande occasione per mostrare al mondo il volto di una Chiesa che deve recuperare l’annuncio di una nuova umanità (notate la terminologia muratoria, ndr) . Bergoglio conosce la vita reale e ricorderà la lezione di uno dei suoi teologi di riferimento, Romano Guardini, per il quale non si può staccare la verità dall’amore”.

“La semplice croce che ha indossato sulla veste bianca -conclude il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani – lascia sperare che una Chiesa del popolo ritrovi la capacità di dialogare con tutti gli uomini di buona volontà e con la Massoneria che, come insegna l’esperienza dell’America Latina, lavora per il bene e il progresso dell’umanità, avendo come riferimenti Bolivar, Allende e José Martí, solo per citarne alcuni”.

Alcuni dei laicissimi personaggi che hanno tirato fuori il nuovo scandalo vaticano hanno arie e parole da massoni. Quando la Massoneria decide che è ora di “aiutare il Papa” può ben organizzare il concerto papolatrico così vistoso sui media. Che poi questa grancassa semini disgusto, nausea e sgomento fra i fedeli, tanto meglio.

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R.C. Kalergi e la tentazione anti-cattolica

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La mia relazione audio su Kalergi, diretta ad inaugurare la Giornata Radiospadista del 25 Aprile sull’Europa, non era affatto contraria al libro su R.C. Kalergi scritto da M. Simonetti (Ediz. Radio Spada), né voleva esserne una recensione, anche se gli ha fatto indirettamente pubblicità. Ecco perché, nella sua ‘risposta’ audio, risulta improprio parlare di qualche ‘excusatio non petita’ da parte mia, in quanto il ‘petitum’ non era il contenuto del libro. Le mie considerazioni specifiche sul libro sono altre. Il tema è interessante, ma di nicchia, chiaramente generato da uno studio monografico su Idealismo Pratico, attorno a cui è stato ‘montato’ un libro, a tratti senza capo né coda e confuso (M. Simonetti ha scritto cose molto migliori – come Hannah l’antisemita e Demonocrazia – quindi posso dirlo).

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Il giornalismo della carta stampata soccombe con quello televisionista

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Il giornalismo della carta stampata soccombe con quello televisionista

Basta confrontare i casi di “Ballarò ” e “Di Martedì”, con Giannini e RaiTre piano piano battuti da Floris e da La7.
di Pietrangelo Buttafuoco – 9 novembre 2015
Giovanni Floris batte Massimo Giannini negli ascolti. “Di Martedì”, la trasmissione de La7 supera “Ballarò” in onda su Rai3, ed è dunque il giornalismo della carta stampata a soccombere rispetto a quello televisionista perché la disfida non è tanto nei volti ma nella sostanza di uno specifico. Uno specifico filmico, si potrebbe dire. Laddove è la professionalità delle immagini a vincere sulla chiacchiera, è la specializzazione del ritmo ad attrarre rispetto all’assegnazione dei ruoli in commedia ed è il mestiere di chi sa fare in confronto a chi non sa fare – con quell’affare lì, con lo schermo – a rendere giustizia a quello che fino a ieri, il dio della televisione, è stato un dio minore nel pantheon dell’informazione. È il luogo delle immagini, la tivù. Una cosa è Michele Santoro, un’altra è Gian Antonio Stella (un professionista immune da videite). È quest’ultimo ad avere saputo evocare – anche dall’alto dei libri – “la casta”ma è stato il Conduttore unico delle coscienze ad aver saputo mettere in scena la stagione dell’antipolitica.

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