Bp Sanborn on Six V2 Documents

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Segnalazione di don Anthony Cekada

 Donald J. Sanborn

The Errors of Vatican II: An Overview

Most Rev. Donald J. Sanborn

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All problems in the Novus Ordo church ultimately spring from the same source: Vatican II.

As part of Restoration Radio’s first season, Bishop Donald J. Sanborn gave a monumental three-hour interview on the six Council documents that were the key factors for ushering in the post-Conciliar revolution in faith and morals.

  • The Decree on Ecumenism
  • The Church in the Modern World
  • The Dogmatic Constitution on the Church
  • The Declaration on Non-Christian Religions
  • The Declaration on Religious Liberty
  • The Constitution on the Sacred Liturgy

Bishop Sanborn’s comments offer a bird’s eye view of the principal errors found in each document

True Restoration has just completed a 75-page transcript of the interview that is available only to TR’s subscribed Annual Members and not to the general public until January 1st.  But in the meantime, TR would like to offer a free copy of this 75 page document to those who make a $25 donation to SGGResources for it via this page.

You will receive access to the transcript via an email from TR as we forward your information to them.

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Isis. Putin smaschera Arabia, Qatar, EAU, Turchia

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novembre 17, 2015Redazione

Al G20 il presidente russo ha distribuito un rapporto americano che analizza i flussi di denaro provenienti dai cittadini di questi Stati. «Sono molti i ricchi arabi che giocano sporco»

 

 

Sono gli «angeli investitori» i cui fondi «sono semi da cui germogliano i gruppi jihadisti» ed arrivano da «Arabia Saudita, Qatar ed Emirati». Oggi sulla Stampa c’è una interessante corrispondenza di Maurizio Molinari da Antalya (Turchia) dove si è svolto il G20.
Molinari racconta la mossa a sorpresa del presidente russo Vladimir Putin che, al termine del summit, è stato molto esplicito nello spiegare che «l’Isis è finanziato da individui di 40 Paesi, inclusi alcuni membri del G20». E giusto per avvalorare le sue parole ha fatto distribuire ai presenti un dossier americano preparato a Washington dalla Brookings Institution in cui si analizzano dati raccolti nel 2013 e pubblicati nel 2014 che raccontano chi sono coloro che, attraverso donazioni private, foraggiano i terroristi. Follow the money, si diceva una volta. E le piste portano a cittadini del Qatar e dell’Arabia Saudita che hanno aiutato l’Isis «attraverso il sistema bancario del Kuwait».

 

DONAZIONI PRIVATE. I governi degli Emirati, dell’Arabia Saudita e del Qatar, a parole, condannano i terroristi. Ma cosa fanno per bloccare gli «angeli investitori»? Molinari riporta le parole del rapporto:

Fuad Hussein, capo di gabinetto di Massoud Barzani leader del Kurdistan iracheno, ritiene che «molti Stati arabi del Golfo in passato hanno finanziato gruppi sunniti in Siria ed Iraq che sono confluiti in Isis o in Al Nusra consentendogli di acquistare armi e pagare stipendi». «Una delle ragioni per cui i Paesi del Golfo consentono tali donazioni private – aggiunge Mahmud Othman, ex deputato curdo a Baghdad – è per tenere questi terroristi lontani il più possibile da loro». David Phillips, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa ora alla Columbia University di New York, assicura: «Sono molti i ricchi arabi che giocano sporco, i loro governi affermano di combattere Isis mentre loro lo finanziano». L’ammiraglio James Stavridis, ex comandante supremo della Nato, li chiama «angeli investitori» i cui fondi «sono semi da cui germogliano i gruppi jihadisti» ed arrivano da «Arabia Saudita, Qatar ed Emirati».

DOPPIOGIOCO TURCO. Putin non ha messo in imbarazzo solo chi governa gli Stati suddetti. Suo obiettivo polemico è stata anche la Turchia, paese in cui, secondo il Cremlino, abitano altri «angeli investitori».

Ankara assicura di aver rafforzato i controlli lungo la frontiera ma un alto ufficiale d’intelligence occidentale spiega che «la Turchia del Sud resta la maggior fonte di rifornimenti per Isis». «Ci sono oramai troppe persone coinvolte nel business nel sostegno agli estremisti in Turchia – conclude Jonathan Shanzer, ex analista di anti-terrorismo del Dipartimento del Tesoro Usa – e tornare completamente indietro è diventato assai difficile, esporrebbe Ankara a gravi rischi interni». Lo sgambetto di Putin è stato dunque anche a Recep Tayyp Erdogan, anfitrione del summit.

Foto Ansa

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Bergoglio dai Luterani: nessuna condanna per chi non va a Messa. Dio punisce solo chi “fa muri”

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DUE DI PICCHE

by ricciotti

di CdP Ricciotti.

Bergoglio recentemente ha reso omaggio ai Luterani a Roma (link 1 – link 2). Confrontiamo la sua fede con la Cattolica.

Dice Bergoglio: «Nel giorno del Giudizio non ti sarà chiesto se sei andato a Messa, ma se la tua vita l’avrai usata per fare muri o per servire. Tutti noi battezzati, luterani e cattolici, siamo in questa scelta: il servizio, l’essere servo»

Cosa dice, invece, la Chiesa? 125 D. Che cosa c’insegna il settimo articolo: Di là ha da venire a giudicare i vivi e i morti? R. «Il settimo, articolo del Credo c’insegna che alla fine del mondo Gesù Cristo pieno di gloria e maestà verrà dal cielo per giudicare tutti gli uomini, buoni e cattivi, e per dare a ciascuno il premio o la pena che avrà meritato». 867 D. Con qual peccato si perde la Fede? «R. La Fede si perde con negare o dubitare volontariamente anche di un solo articolo propostoci a credere». 909 D. Come si perde la Carità? «R. La Carità si perde con qualunque peccato mortale». 951 D. Qual è il peccato mortale? «R. Il peccato mortale è una trasgressione della divina legge, per la quale si manca gravemente ai doveri verso Dio, verso il prossimo, verso noi stessi». 469. Oltre i comandamenti di Dio, che altro dobbiamo noi osservare? «Oltre i comandamenti di Dio noi dobbiamo osservare i precetti della Chiesa».  474. Quanti e quali sono i precetti della Chiesa?  «I precetti della Chiesa sono cinque: Udir la Messa tutte le domeniche e le altre feste comandate […]». 475. Che cosa ci ordina il primo precetto o comandamento della Chiesa: Ascoltare la Messa tutte le domeniche e le altre feste comandate? «Il primo precetto della Chiesa: Ascoltare la Messa tutte le domeniche e le altre feste comandate, ci ordina di assistere con divozione alla santa Messa in tutte le domeniche e nelle altre feste di precetto». 472. È peccato trasgredire un precetto della Chiesa? «Il trasgredire avvertitamente un precetto della Chiesa in materia grave è peccato mortale». (Catechismo Maggiore)

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Registro italiano razzisti e omofobi

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REGISTRO

ECCO il link che riporta la notizia del registro; si tratta del RIRO – “Registro Italiano Razzisti e Omofobi”: http://osservatoriogender.famigliadomani.it/pubblicato-il-registro-italiano-dei-razzisti-e-omofobi-una-lista-di-proscrizione-online-degli-oppositori-al-diktat-etico-dominante/

Il registro vero e proprio lo trovi qui: http://www.registrorazzista.it/

E’ una specie di lista di proscrizione, contro il quale alcuni avvocati stanno valutando eventuali azioni legali.

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I fiancheggiatori del terrorismo islamico

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Terrorismo: gli Usa, la Francia e il Regno Unito hanno aiutato l’Isis

L’analisi di Paolo Sensini – I siriani stanno fronteggiando da cinque anni l’assalto sanguinario di quegli integralisti islamici che, in varia misura, vengono supportati da Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Israele, Stati Uniti, Inghilterra e Francia

“La Francia ha conosciuto ieri ciò che noi in Siria viviamo da 5 anni”. Sono queste le parole con cui il presidente siriano Bashar al-Assad, ricevendo una delegazione guidata dal parlamentare francese Thierry Mariani, ha commentato gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 che hanno lasciato sul terreno quasi 140 morti. Parole che pesano come macigni e con le quali, volente o nolente, Paesi come la Francia stanno iniziando a fare drammaticamente i conti. E siamo solo agli inizi.

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Il mazzo di carte e il Soldato

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di Padre Romualdo Maria Lafitte

Il MAZZO DI CARTE E DIO

(da Wink Martindale )

Durante la seconda guerra mondiale, i soldati americani, dopo lunghi combattimenti, arrivarono nella piccola città di Cassino. Era di Domenica. Un gruppo di giovani GI’s andarono in chiesa; il sergente chiese loro di prendere il loro libro di preghiera per leggere una preghiera con il sacerdote. Fra i militari, coloro che avevano tale libro lo presero.

Ma uno di loro non aveva libro di preghiera. Aveva soltanto un mazzo di carte. Le prese e cominciò a girarle. Il sergente vide le carte: —“Soldato, fatemi scomparire questo mazzo di carte”.

Dopo la funzione, il giovane soldato fu arrestato e portato dal capitano per essere punito. Il capitano disse: “Sergente, perché avete portato questo giovane ragazzo qui? ” — Egli giocava a carte in chiesa, Signore”. — Figlio, cosa hai da dire per la tua difesa ? —- Molto, signore, rispose il soldato” — Le disse il capitano: “Lo spero per te, ragazzo mio; perché altrimenti ti punirò come mai si è castigato un soldato”. —- Signor Capitano, spiegò il giovane GI, siamo appena arrivati da una marcia di 6 giorni. E non avevo con me ne messale ne libro di preghiere; spero di soddisfarLa, Signore, con la purezza della mia intenzione.” E il ragazzo cominciò a racontare la sua storia.

CARTE 1

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Stoltenberg vuole la NATO in guerra. Putin: Ma chi è il mandante?

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Tutto come da programma: il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha addirittura sollecitato Parigi ad invocare l’articolo 5, che obbliga i paesi membri dell’alleanza a scendere in guerra a fianco di uno di loro che sia aggredito. Stoltenberg obbedisce come sempre ad ordini americani. Se del “governo” americano non è certo. E ‘ certo invece che William Kristol, il guru dei neocon, esige dalle colonne del Washington Post l’invio di truppe di terra: mai sprecare un bell’attentato-strage. Jerry Hendrix, del Project for a New American Century, ha dichiarato a Time Magazine: “L’attacco di Parigi può essere l’evento catalizzatore che risveglia la comunità internazionale ad agire”. “Evento catalizzatore” è la stessa espressione che il medesimo ‘pensatoio’ allora diretto da Wolfowitz, Cheney, e simili – usò nel documento che emise nel 2000, un anno prima dell’11 Settembre. In quel documento, intitolato “Rebuilding the American Defense”, si propugnava un enorme riarmo degli Usa e lo scatenamento di anni di guerre per mantenere la supremazia della superpotenza. Certo, dicevano i compari, per convincere gli americani a intraprendere tale costosa impresa, occorrerà “qualche evento catastrofico e catalizzatore – tipo una nuova Pearl Harbor”. L’attentato di Bin Laden alle Torri Gemelle, con tanto di ritrovamento di passaporti dei dirottatori arabi sul luogo del disastro, fornì l’elemento catalizzatore. Anche adesso c’è il passaporto di uno degli attentatori: un falso, come ormai hanno stabilito la polizia greca e quella serba.

Forza, alla guerra! I neocon ed ambienti collegati, dopo aver creato e sostenuto l’ISIS (ricordate McCain col futuro Califfo in Siria nel 2013?), adesso ne esigono la distruzione. Dicono che la politica di Obama, di contenimento, è sbagliata. Ci vogliono le truppe di terra adesso, e subito. Ce le devono mettere gli europei. Non ce la fanno? Erdogan è pronto ad invadere la Siria del Nord per incenerire l’ISIS – che mantiene e coccola.

Com’è cambiato, Erdogan. Ha dichiarato: la Turchia è vittima del terrorismo, lo conosce per esperienza (l’attentato-strage di Ankara contro i suoi oppositori ne è un bell’esempio); “deve finire il gioco il mio terrorista è buono, il vostro è cattivo – Il terrorismo non ha religione, né nazione , nessuna razza, nessuna patria”.

Parole sante. Peccato siano esattamente le stesse che Erdogan ha pronunciato due settimane fa a Bruxelles, dove ha tenuto l’impressionante comizio coi turchi fatti venire in pulmann dalla Germania, per accusare la UE di non sostenerlo adeguatamente nella sua lotta contro i curdi del PKK.

Tutti ripetono un copione un po’ frusto, nemmeno cambiano le parole. Come al solito Francois Hollande ha cominciato la guerra da solo: i suoi caccia hanno bombardato Rakka. Lo dice lui. Che cosa abbiano bombardato i francesi, lo dicono anche i nostri media sulle veline di Parigi. Credeteci e dormite tranquilli: la guerra all’ISI è cominciata!

Perché tanta fretta di truppe NATO

C’è fretta, c’è fretta di coinvolgere la NATO. Perché, pare l’azione militare russo-iraniana a sud di Aleppo sta avendo successo, e ci sono alcune centinaia di terroristi accerchiati: fra di essi potrebbero esserci – chissà – oltre a mercenari (della ex Blackwater?) anche tipi delle unità speciali USA, quasi sicuramente ufficiali arabi sauditi che è meglio non far finire nelle mani dei vincitori russi. Secondo la TASS, già il 26 ottobre gli occidentali hanno allestito un ponte aereo per portar fuori parecchi terroristi dell’ISIS: due aerei della Turkish Airlines, uno del Katar e uno degli Emirati sono arrivati, riusciti ad atterrare e sottrarre alle bombe di Mosca 500 combattenti islamici di elite (sauditi ed altri VIP), che poi hanno depositato in Yemen. Il modello era quello dei bei tempi, in cui su mandato di Bush jr., poco prima dell’attacco americano in Afghanistan dopo l’11 settembre, un ponte aereo del Pakistan aveva portato in salvo 5 mila talebani d’alto livello e consiglieri militari pakistani ed americani.

Adesso che i siriani e gli iraniani, sotto la copertura aerea dei russi, sono avanzati a sud di Aleppo a pochi chilometri da Sarakib, che è il bivio cruciale delle camionabili di Damasco ad Aleppo e Lattakia, altre centinaia di mercenari Usa e vari terroristi di riguardo sembra siano chiusi nella sacca. E stavolta manca l’aeroporto su cui far atterrare gli aerei per l’esfiltrazione. Perciò mentre i neocon e il Pentagono mettono sotto accusa Obama, egli – Obama – pare avere una particolare fretta di mandare truppe di terra. Ad Antalya ha ostentatamente trovato un “accordo” con Putin – ovviamente scritto nella sabbia, ma apparentemente ciò ritarda l’intervento di terra di Erdogan, che vede sfumare la finestra di opportunità – ancora qualche giorno e i successi russi saranno forse consolidati.

Putin sta trattando da posizione di forza: militare ed anche morale (per quel che vale in Occidente) perché i russi sono i soli a combattere veramente l’ISIS. Pare che ad Antalya abbia posto la domanda: a chi giova la strage di Parigi? Chi sono le menti? Domanda imbarazzante.

Per esempio Doch Charles William, analista senior della Quillam Foundation (Un think tank specializzato sulla Siria) ritiene difficile che l’ISIS, che si trova sotto enorme pressione in Siria, abbia organizzato l’azione militare di Parigi; l’ha rivendicata, ma è ben altra cosa. Secondo Bruce Hoffman, del centro for Security Policy della Georgetown, citato dal New York Times, il tipo di azione fa’ pensare piuttosto ad Al Qaeda…ma ohibò, Al Qaeda in Siria sono i terrorsti moderati, “I nostri terroristi”. Insomma la paternità dell’attacco, data per certa dai nostri media e politici tanto vogliosi di scendere in guerra “contro l’ISIS” non appare così sicura agli analisti.

Va’ segnalato una volta tanto a suo onore che Matteo Renzi, al G20, criticando la Francia e i suoi bombardamenti su Rakka (dicono loro) ha detto che la risposta della comunità internazionale “deve essere frutto di una strategia, non semplicemente di una reazione: la reazione ha prodotto disastri come la Libia, mentre noi abbiamo bisogno di una strategia”. Almeno ha capito l’essenziale. Non è cosa da poco, con tutta la stampa e i talk show che incitano alla guerra, e intervistano tipi come Luttwak e la Selma dall’Olio (la neocon moglie di Ferara) che ripetono: per debellare l’ISIS “basta una brigata” europea. Anche Wolfowitz, Perle e quelli della nuova Pearl Harbor dicevano dell’invasione dell’Irak: “Sarà una passeggiata”. Era 15 anni fa.

Era in corso una esercitazione. Simulava un attacco plurimo.

Mentre finivo il pezzo, un collega mi manda un video da France Info dove un infermiere soccorritore, Patrick Pelloux, dice in diretta : “Per fortuna questa mattina al SAMU di Parigi (un gruppo di ambulanze, ndr.) era stato programmato un esercizio che simulava un attacco a più siti, così eravamo preparati. Si deve sapere che c’era una mobilitazione di forze di polizia, pompieri, soccorritori, associazioni che sono venute, e abbiamo cercato di salvare più persone possibile”

https://willyloman.wordpress.com/2015/11/14/parisattacks-updates-emt-talking-about-a-drill-and-cia-chief-met-with-french-intel-oct-28th/

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Parigi, la comunità ebraica francese avvertita ore prima di attacco terroristico

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Parigi, la comunità ebraica francese avvertita ore prima di attacco terroristico

PARIGI-I funzionari di sicurezza della comunità ebraica francese alcune ore prima dell’attentato terroristico a Parigi era stata avvertita della possibilità concreta dell’imminenza di un grande attacco terroristico nel Paese. A darne notizia, il quotidiano israeliano The Times of Israel.

Secondo la fonte israeliana la comunità ebraica francese addirittura aveva preventivamente provveduto, già da due mesi, a vendere il celebre teatro parigino Bataclan, di sua proprietà da decenni in cui è avvenuto uno dei più sanguinosi attentati di venerdì, nel quale sono state ferocemente macellate oltre 70 delle 129 vittime totali.

 

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Ecumania suicida, Parolin: “Giubileo aperto ai seguaci dell’islam”

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Cardinale Parolin: “Si tratta di un’iniziativa opportuna perchè è quanto mai necessaria una offensiva della misericordia. Quel che è successo in Francia illustra, in modo più evidente ancora, che nessuno puo considerarsi escluso dal terrorismo”

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Perché il centrodestra non è credibile

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IL TRIO MEDUSA

di Pietro Ferrari

Matteo Salvini sulle tasse ripete il vecchio fasullo automatismo veteroliberista (addirittura delirante e catastrofico se prima non usciamo dal SEBC e non inauguriamo una VERA sovranità monetaria) e riduce spesso quello dei Rom e dell’immigrazione a problema urbanistico, ben sapendo che per mutare strategìe continentali e geopolitiche, servirebbero consensi più che plebiscitari per evitare che i pasdaràn della Costituzione blocchino qualsiasi iniziativa. Pur volendo dimenticarci delle offese ai meridionali che ‘non meritavano l’euro’, quando i centri sociali vengono oggi definiti da Salvini ‘squadristi’ e l’Unione Europea ‘peggiore di Mussolini’, abbiamo già capito con quale becerume culturale abbiamo a che fare. Salvini fino a pochi mesi fa giudicava Berlusconi impresentabile (ma fondamentale per le elezioni regionali) ed oggi non più, perché comunque, alza il margine di presenze in piazza.

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“Perché sono sionista” di Oriana Fallaci

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fallaci
By On 17 novembre, 2014 · Leave a Comment

Conclusione: sono sionista perche’ sono egoista e se muore Israele, nostro migliore e coraggioso alleato, dietro Israele moriremo anche noi…..
Oriana Fallaci

Dall’intervista originale in spagnolo: icees.org.bo
.

Non voglio spiegare che significa ”sionismo”, perche’ penso che il lettore colto e abbastanza informato lo sappia.Tutti parlano del sionismo e quasi sempre male pero’ la maggioranza non sa’ il suo significato e questo e’ molto triste. Sono sionista non perche’ ami gli ebrei ( e li amo) ne’ perche’ ho sangue ebreo ( non si sa mai…) ne’ per essere ”spirito di contraddizione” e lo sono…Non sono sionista perche’ sono multimiliardaria ne’ potente che ovviamente non lo sono..come molti ebrei non lo sono. non sono sionista perche’ faccio parte di misteriose organizzazioni internazionali che nessuno conosce ma di cui molti parlano…non sono sionista perche’ sono massone che non lo sono e non sionista perche’ non sono cristiana perche’ ho l’onore di esserlo.
In questa nostra societa’ tanto manipolata dai mezzi di INcomunicazione e tanto latinamente ( curioso termine no?) usata per determinati ”centri sociali” che siano religiosi, etnici o politici,con inconfessabili e perverse intenzioni di riuscire ad eliminare il popolo da Israele nel migliore dei casi; che nel peggiore e per niente occulto, quello che si pretende direttamente e’ lo sterminio ( nel linguaggio genocida si parla di ”gettarli al mare”) di otto milioni di persone che vivono nel territorio piu’ singolare e controverso di quelli che sono sulla faccia del nostro pianeta terra. sono solo un paio di milioni in piu’ di quelli che stermino’ Hitler…
Uno e’ basso perche’ non e’ alto o viceversa e io sono sionista perche’ non sono antisionista e in questo non ci sono ambiguita’. O si e’ sionista o non lo si e’.

In definitiva sono sionista perche’ respiro, perche’ penso,perche’ vedo, perche’ esisto,perche’ so’….Sono sionista perche’ conosco Israele e la sua gente e gli arabi che vivono li’ e godono degli stessi diritti degli ebrei e temono gli arabi dall’altra parte e tacciono e sono colpevoli perche’ tacciono…pero’ quando parli con loro nell’intimita’ della loro casa manifestano la loro gioia per vivere, lavorare e educare i loro figli in liberta’ piena, liberta’ anche di essere atei e le donne di essere libere in citta’ come Tel Aviv, jaffa o Gerusalemme.

Sono sionista perche’ non mi piace che sgozzino la gente, che lapidino le donne o che uomini adulti si sposino con bambine.

Sono sionista perche’ amo la cultura e ringrazio ai tanti scienziati, intellettuali, medici, letterati, musicisti, architetti,ingegneri, matematici, e fisici ebrei che in proporzione maggiore rispetto al resto della terra hanno dato di piu’ e nonostante siano stati i piu’ oppressi…

e per ultimo sono sionista perche’ sono donna, europea e occidentale. Perche’ adoro la mia maniera di vivere e detesto che mi si voglia imporre qualcosa. Perche’ amo la liberta’ sopra ogni cosa. perche’ rispetto le donne, perche’ bevo quello che voglio e mi piace il prosciutto e perche’ ognuno col suo culo fa quello che vuole signori…e signore! Of course!

Conclusione: sono sionista perche’ sono egoista e se muore Israele, nostro migliore e coraggioso alleato, dietro Israele moriremo anche noi…..
Oriana Fallaci.

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Report: Finché c’è guerra c’è speranza…

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Finché c'è guerra c'è speranza

Argomenti: Società
Autori: Sigfrido Ranucci
Stagioni: 2016

Sembra incredibile, ma in Italia c’è chi di giorno indossa i panni del fruttivendolo e la notte gioca a fare la guerra. Un filo rosso che parte da un paesino in provincia d’Imperia e arriva fino a dentro i palazzi di Agusta Westland – Finmeccanica. Nell’inchiesta realizzata da Sigfrido Ranucci, un trafficante d’armi svela alcuni dei meccanismi con i quali le armi arrivano nei paesi africani e in Medio Oriente. Il trafficante racconta anche dell’addestramento fatto sotto copertura nello Yemen dai militari italiani, finalizzato a preparare guerriglieri arabi da utilizzare in funzione anti Isis. Finito l’addestramento, però, nel giro di poche ore i combattenti sarebbero passati nelle fila dei terroristi.

Dall’inchiesta emerge soprattutto la storia di una struttura clandestina dedita all’arruolamento di contractor e all’addestramento di milizie. Una struttura formata da un ex camionista e rappresentante di aspirapolveri, coinvolto in passato in un traffico d’armi; un fruttivendolo sospettato di essere il punto di riferimento di Michele Zagaria, il più feroce dei capi del clan dei Casalesi; un colonnello dell’aeronautica in congedo; ex membri della legione straniera ed ex carabinieri. Tutti insieme, coordinati da un ex promoter della Mediolanum, avrebbero partecipato, con vari ruoli, a un progetto di addestramento di milizie su richiesta di un somalo che ha vissuto a lungo in Italia. Ufficialmente la finalità dell’addestramento sembra essere quella di formare milizie anti pirateria da utilizzare nei mari adiacenti il corno d’Africa. Ma è così? E perché il somalo utilizza una struttura clandestina invece di quelle ufficiali per realizzare il suo progetto? Sullo sfondo emerge il sospetto e il rischio che queste milizie possano confluire nelle fila delle organizzazioni terroristiche. Dall’inchiesta emerge anche che l’ex promoter della Mediolanum cercherebbe di piazzare in paesi sotto embargo elicotteri prodotti da Finmeccanica – Agusta, su incarico di Andrea Pardi, cioè del manager della società Italiana Elicotteri che si è reso protagonista circa un mese fa dell’incredibile aggressione al nostro inviato Giorgio Mottola. Pardi, per vendere a paesi in conflitto o sotto embargo, si sarebbe fatto aiutare da politici insospettabili.

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Simon Elliot, alias Al-Baghdadi capo indiscusso ISIS, genitori ebrei, agente del Mossad

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da Croah

Abu Bakr al-Baghdadi è il Califfo a capo della milizia EIIL (Stato islamico dell’Iraq e del Levante) rinominato EI (Stato islamico). Oltre alle atrocità commesse da questi veri e propri eserciti del terrore, nuove informazioni offrono maggiore chiarezza sulla situazione.

Urgenti e molto serie: le reti sociali fanno girare importanti informazioni provenienti dall’Iran in grado di rivelare la vera identità del capo dello Stato islamico (Daesh).

Il vero nome di Abu Bakr al-Baghdadi è “Simon Elliott”, di padre e madre ebrei.

Il cosiddetto “Eliott” è stato reclutato dal Mossad israeliano per un anno, durante il quale, si è formato nello spionaggio e sul terreno per condurre una strategia distruttiva delle società arabe e islamiche.

Questa informazione è stata attribuita a Edward Snowden e pubblicata da giornali e altri siti web: il leader dello “Stato islamico” Abu Bakr al-Baghdadi, ha collaborato con i servizi segreti degli Stati Uniti, britannici e israeliani per creare una organizzazione capace di attrarre estremisti in tutto il mondo in un unico luogo. (Fonte: Radio-ajyal.com)

Un’altra fonte conferma questa affermazione, il sito Egy-press:

Con il supporto fotografico, scoppia la bomba mediatica iraniana che svela la vera identità dell’Emiro Daesh sionista.

L’intelligence e il servizio segreto iraniano hanno scoperto la vera e piena identità dell’Emiro Daech, che è conosciuto con il nome di Abu Bakr Al Baghdadi; Il suo vero nome è Elliot Shimon. Il suo ruolo nel Mossad: Agente segreto nello spionaggio sionista. Il suo nome falso: Ibrahim ibn Awad ibn Ibrahim Al Al Badri Arradoui Hoseini.

Il piano: entrare nel cuore militare e civile dei paesi che vengono dichiarati come una minaccia per Israele, al fine di distruggerli per facilitare, successivamente, l’affermazione dello stato sionista su tutta l’area del Medio Oriente, al fine di stabilire il Grande Israele.

Una pagina di un sito yemenita trasmette anche le informazioni. Mi ricordo un flash di questa importante informazione, molto seria e molto pericolosa. Fonti dei media iraniani sono state in grado di rilevare e dimostrare l’identità del capo dello Stato islamico (Daesh).

La questione importante è che il vero nome di Abu Bakr al-Baghdadi è “Simon Elliott” nato da genitori ebrei.

Il cosiddetto Califfo “Eliot” è stato reclutato nel Mossad israeliano in un anno in cui ha combattuto, è stato sottoposto a numerose esercitazioni militari e superato molti test, anche sul campo per essere in grado di guidare un effetto devastante sulla vita e il pensiero arabo e islamico.

Le notizie rivelate da Snowden hanno confermato il suo ruolo di agente segreto, ripreso da molti giornali e siti web. Il leader dello “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”, Abu Bakr al-Baghdadi, collabora con la CIA e i servizi segreti britannici al fine di creare un’organizzazione terroristica che attira estremisti da tutto il mondo per coordinarli in un unico luogo.

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Flotilla 2010/ Mandato arresto per Netanyahu e altri 7 sionisti

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Flotilla 2010/ Mandato arresto per Netanyahu e altri 7 sionisti

Madrid – Un giudice in Spagna ha emesso un mandatato di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu e altri sette ex e attuali funzionari sionisti per il loro coinvolgimento nella tragedia della Mavi Marmara.

Secondo quanto riferito dai media spagnoli, questi individui potrebbero essere arrestati se mettono piede sul suolo spagnolo, lo scrive il Jerusalem Post. Il 31 maggio del 2010, un commando israeliano ha attaccato la nave turca che faceva parte della Freedom Flotilla, nel Mar Mediterraneo, a circa 75 miglia dalle coste della Palestina occupata. Il raid e’ finito in un massacro: nove cittadini turchi sono rimasti uccisi al colpo. Altre 50 persone sono rimaste ferite. Uno dei feriti e’ deceduto quattro anni dopo. Il cargo trasportava aiuti umanitari per gli abitanti della striscia assediata di Gaza.

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Parigi: “i terroristi sembravano membri delle forze speciali”

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A dare la notizia è il Corriere della Sera, che riporta i racconti di alcuni testimoni.

Ecco cosa dice il Corriere:

“«Erano bianchi, erano giovani sui 25 anni». E ancora: «Sembravano soldati delle forze speciali». A poco meno di dodici ore si hanno ancora informazioni scarne sull’identità degli attentatori di Parigi. Dalle informazioni confermate, per il momento dalla polizia, è noto che 8 di loro sono morti, 6 si sono fatti esplodere dopo aver innescato le cinture esplosive, 2 sono stati uccisi dagli agenti speciali intervenuti. Non è escluso che anche altri siano fuggiti e che la polizia li stia cercando. In alcune testimonianze raccolte da Le Monde si parla di due auto nere, con alla guida 18-20enni, di cui una immatricolata in Belgio che sarebbe stata ritrovata. Ma si tratta di notizie che non hanno ancora trovato conferma. Così come non è confermata la notizia che sarebbe stato trovato un passaporto siriano sul corpo di uno dei kamikaze morti allo Stade de France. Europe 1 riferisce anche dell’identificazione di un secondo attentatore: si tratterebbe di un cittadino francese.”

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