Messali a confronto

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dolan

 

Segnalazione di Pietro Ferrari

Il tema della liturgìa tradizionale è sempre molto sentito ma non tutti conoscono le differenze tra il Messale conciliare del 1962 e quello precedente. Mons Daniel Dolan ci fornisce una semplice comparazione non solo tra “vecchio e nuovo rito” ma anche tra i messali di G23 e Pio X.

Messali di Pio X e di G23 a confronto

Messa antica vs Nuova Messa

 

 

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Islamica Albione

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bradford

Segnalazione del Centro Studi Federici

I “poteri forti”, che vogliono destabilizzare la Vecchia Europa e agitare lo spauracchio islamico per giustificare la guerra permanente contro il terrorismo, possono essere soddisfatti. Grazie all’immigrazione forsennata, interi quartieri in numerose città europee sono controllati dai musulmani, che impongono sempre più la legge coranica. Un esempio emblematico proviene dalla Scozia, dove nella cittadina di Bradford (soprannominata Bradfordistan), un musulmano pakistano, forse per aver augurato buona Pasqua ai cristiani, è stato ucciso da un correligionario (nella foto: un gruppo di nuovi “scozzesi” davanti alla moschea di Bradford).

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‘Non ci sono innocenti’ e la gioventù di Freda e Ventura

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NON CI SONO INNOCENTI

Segnalazione Edizioni di Ar

C’è un antefatto: nel marzo del 1945, nelle campagne intorno a Vicenza, un manipolo di brigatisti neri dissotterra i cadaveri di alcuni partigiani e li getta sul sagrato della chiesa per vendicare i propri camerati che il prete si era rifiutato di seppellire.

L’episodio illumina del suo livore quello che accadrà due decenni più tardi. L’azione salta al 1967, dove troviamo alcuni neofascisti veneti riuniti in una piccola stanza nel centro storico di Padova. Sono estranei alla galassia di partitelli dell’area: le loro parole sono diverse, le voci diverse, le intenzioni diverse. Leggono i classici del proprio firmamento ideologico e ne traggono spunto per interpretare il panorama di quegli anni, divisi tra l’ebbrezza del boom economico e un presagio di tempesta.

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Bergoglio ha incontrato sabato Bernard Fellay, capo dei lefebvriani

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A Econe sono contentissimi di esser riconosciuti cattolici da Bergoglio (che, però, per Mons. Tissier “propaga l’eresia) e di poter confessare “validamente e lecitamente” per l’anno della Misericordia. Quindi prima soffrivano del misconoscimento conciliare e confessavano illecitamente? (n.d.r.)

 

Il colloquio “è andato bene”, spiegano fonti vaticane al Foglio. Si va verso la prelatura sul modello Opus Dei

di Matteo Matzuzzi | 04 Aprile 2016 ore 07:42

 

Mons. Bernard Fellay è alla guida della Fraternità San Pio X dal 1991

Il Papa ha incontrato sabato in Vaticano Bernard Fellay, Superiore generale e diretto successore di monsignor Marcel Lefebvre alla guida della Fraternità San Pio X. Il colloquio, apprende il Foglio, “è stato positivo”. Tra Francesco e Fellay “l’intesa è buona”. Si tratta di un ulteriore passo verso il riconoscimento canonico della Fraternità da parte della Santa Sede, nella forma di una prelatura costituita ad hoc sul modello di quella dell’Opus Dei, quindi con ampi margini di autonomia non solo organizzativa.

 In una recente intervista tradotta in più lingue e pubblicata sul sito della Fraternità, Fellay si mostrava assai disponibile al dialogo, sottolineando in più d’un passaggio l’apprezzamento per il Pontefice regnante: “Non mi stupirebbe – diceva il Superiore generale – che ci considerasse come una di queste periferie alle quali dona palesemente la sua preferenza. E in quella prospettiva, usa l’espressione ‘compiere un percorso’ con la gente in periferia, sperando che si arriverà a migliorare le cose. Dunque non è una volontà ferma di risolvere subito: un percorso va dove va… ma, alla fine, è abbastanza calmo, tranquillo, senza troppo sapere ciò che potrà risultare. Probabilmente, è questa una delle ragioni più profonde”. Un precedente incontro, portato alla luce dal sito Rorate Caeli, si era tenuto negli ultimi mesi del 2013, a Santa Marta. Non un vero colloquio, ma un incontro poco più che casuale. Sempre nell’intervista, Fellay osservava un altro aspetto, che fa comprendere quanto il percorso di riconciliazione sia avviato: “E’ chiaro che Papa Francesco vuole lasciarci vivere e sopravvivere. Ha perfino detto, a chi lo vuole sentire, che non farebbe mai del male alla Fraternità. Ha anche detto che noi siamo cattolici. Ha rifiutato di condannarci per scisma, dicendo: ‘non sono scismatici, sono cattolici’, anche se dopo ha usato un termine un po’ enigmatico, cioè che noi siamo in cammino verso la piena comunione. Questo termine ‘piena comunione’… sarebbe proprio bello una volta avere una definizione chiara, perché si vede che non corrisponde a niente di preciso. E’ un sentimento… è un non si sa troppo bene cosa”.

Un passaggio assai apprezzato a Econe, dove ha sede la Fraternità, è quello relativo alla facoltà concessa dal Pontefice ai cattolici di confessarsi anche presso sacerdoti lefebvriani. Il Papa lo ha chiarito nella Lettera dello scorso 1° settembre con cui ha concesso l’indulgenza in occasione dell’Anno giubilare : “Un’ultima considerazione è rivolta a quei fedeli che per diversi motivi si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X. Questo Anno giubilare della Misericordia non esclude nessuno. Da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile. Confido che nel prossimo futuro si possano trovare le soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall’esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati”.

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Sul “modello Verona” Report disse solo la verità

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tosi roar

 Analoga richiesta definitiva di archiviazione per il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna, che per il gip Livia Magro “ha detto solo la verità”. A due anni dalla puntata-shoc, la completa riabilitazione del programma e del giornalista Ranucci. E Tosi rinviato a giudizio coatto per calunnia, si dovrà presentare in tribunale il 15 Giugno:

Com’è andata a finire? “L’ARENA”

Di Sigfrido Ranucci

CONFERENZA STAMPA DI FLAVIO TOSI DEL 21/02/2014

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Prima di chiudere però un aggiornamento, com’è andata a finire una storia che ci ha

tenuto in graticola per due anni. Febbraio di due anni fa, ci stavamo occupando

dell’amministrazione di Verona. Bene, la querela con tanto di sputtanamento e

conferenza stampa arriva prima della messa in onda

ANGELO PANGRAZIO – TGR VENETO

Tosi, ha registrazioni audio/video portate questa mattina dal Procuratore della

Repubblica di Verona. Perché? Cosa c’è?

FLAVIO TOSI – SINDACO VERONA

Beh, sono registrazioni il cui protagonista è Sigfrido Ranucci – che noi abbiamo

denunciato appunto questa mattina alla Procura della Repubblica di Verona nelle mani

del procuratore Schinaia. Registrazioni nelle quali si dimostra che la trasmissione

Report e Sigfrido Ranucci che lavora per Report, co-autore, stava costruendo –

costruendo nel senso di montare qualcosa di non vero – una serie di notizie cercando

di averle, di comprarle anche in maniera illecita nel senso utilizzando in maniera

illecita fondi della Rai e utilizzando quindi una trasmissione di Stato, Report, Rai3, per

appunto distruggere politicamente e personalmente il sottoscritto.

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Intanto nulla, nulla abbiamo mai acquistato dalle nostre fonti in vent’anni di storia. Di

cosa ci stavamo occupando: di come e se giravano voti in cambio di appalti e

assunzioni, del pericolo di infiltrazioni della criminalità e della possibilità, se era vero

che il sindaco Tosi poteva essere ricattatato per via di un video compromettente. Chi

dice di possedere questo video incontra Sigfrido Ranucci e lo registra di nascosto, poi

porta i file al sindaco Tosi, che li rende pubblici e porta il materiale in procura. Allora

partono nei nostri confronti quattordici querele, nel tempo un po’ sono state

archiviate, le ultime nove poco tempo fa dal Tribunale di Verona, che scrive: “Non vi

è un solo fatto tra quelli raccontati nella trasmissione che non sia risultato vero”.

Determinante è stato anche il fatto che nei file portati da Tosi in procura non c’era

proprio tutta la verità. Rivediamo

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Quello che Tosi non sapeva, quando aveva portato in procura le registrazioni

clandestine fatte dal suo emissario, Sergio Borsato, è che anche noi avevamo le

nostre di registrazioni dalle quali emergeva un’altra versione dei fatti. La prima è che

non siamo noi a offrire soldi per il video hard, ma è lo stesso Borsato a chiederceli e

spiega anche il perché.

DA REPORT DEL 07-04-2014

SERGIO BORSATO

Io ti ho portato proprio tutta la persona intera con il CD…

SIGFRIDO RANUCCI

Ah grazie!

SERGIO BORSATO

Ce lo siamo portati a casa dall’estero. Però attenzione, questo ha una fifa boia. E…

dobbiamo vincere un po’ la sua paura. Lui ha paura che gli fanno la pelle perché

questo qua era presente, questo è quello che ha registrato il video.

SIGFRIDO RANUCCI

Ah ok.

SERGIO BORSATO

Cioè adesso però dobbiamo ammorbidire lui. Ma dopo bisogna pagarlo. E lui, lui mi

dice… A me servono per stare un altro po’ fuori dai coglioni.

SIGRFIDO RANUCCI

Sì.

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Borsato ci rivela anche di essere stato il depositario del filmato hard e di averlo offerto

in passato ad altri.

SERGIO BORSATO

Solo perché chiaramente io avevo simpatie bossiane, volevo portarlo nelle sedi della

Lega per cercare di far emergere sta roba. Il cucciolo eliminarlo da piccolo.

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Il cucciolo da eliminare nella guerra interna al partito era Tosi, astro nascente della

corrente che faceva capo a Maroni, antagonista di Bossi. Per questo nel 2011 Borsato

è andato a Vittorio Veneto a offrire il video ai dirigenti vicini a Bossi.

EX DIRIGENTE PROVINCIALE DELLA LEGA

Questo Dvd ce l’aveva in mano uno che lo portava, poi lo riportava. Nel mio caso,

Sergio era quello che lo portava… lo portava in giro.

SIGFRIDO RANUCCI

Sergio Borsato?

EX DIRIGENTE PROVINCIALE DELLA LEGA

Esatto.

SIGFRIDO RANUCCI

Se Lei mi dice esiste, perché l’ho visto…

EX DIRIGENTE PROVINCIALE DELLA LEGA

Ho visto dei fotogrammi.

SIGFRIDO RANUCCI

In quei fermi fotogrammi…

EX DIRIGENTE PROVINCIALE DELLA LEGA

C’è sempre ‘sta situazione. Io l’ho sempre chiamato il bunga-bunga di Tosi insomma.

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

L’ex dirigente della Lega ha poi confermato alla Digos di Padova di aver visto nella

borsa di Borsato i documenti compromettenti. E che Borsato andasse a offrire il

materiale sulla vita privata di Tosi, l’ha confermato al Gazzettino anche un altro

leghista: Gianantonio Da Re. Al termine della vicenda giudiziaria il gip Livia Magri,

archiviando le accuse nei nostri confronti, ha disposto invece l’imputazione coatta di

Tosi per calunnia e diffamazione aggravata nei confronti di Report e del sottoscritto

perché colpevoli di gravi omissioni.

LUCA TIRAPELLE – LEGALE REPORT PROCEDIMENTI GIUDIZIARI VERONA

Il fatto di aver sottaciuto, di aver omesso di riferire nella denuncia depositata, la

denuncia preventiva depositata nei confronti dei cronisti di Report, il fatto che proprio

il suo emissario si dichiarò di essere uno dei detentori, per lo meno uno dei detentori

di questo video hard.

SIGFRIDO RANUCCI FUORI CAMPO

Secondo il gip ci sarebbe anche un’altra omissione che rivelerebbe la malafede del

sindaco.

LUCA TIRAPELLE – LEGALE REPORT PROCEDIMENTI GIUDIZIARI VERONA

L’altra omissione è che vi fosse proprio un accordo preventivo tra il sindaco di Verona

e Sergio Borsato per cercare di carpire delle informazioni e tutti gli elementi di

inchiesta che sarebbero poi confluiti nella trasmissione di Report andata in onda il 7

aprile del ’14.

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Quindi tutto bene per noi che siamo stati archiviati, mentre il pubblico ministero ha

chiesto per Tosi il rinvio a giudizio per calunnia nei confronti del nostro Sigfrido

Ranucci. Il tribunale si esprimerà il prossimo 23 giugno.

 

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Mons. Fellay: “Francesco ci spaventa enormemente, e non solo noi. Eppur ci piace”

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E se la benevolenza fosse dovuta alla sostanziale rinuncia della pubblica Buona Battaglia?

La sorprendente analisi dell’enigma Francesco fatta dal superiore generale della Fraternità San Pio X, Bernard Fellay. Con il resoconto delle visite di un cardinale e di tre vescovi, inviati segretamente da Roma

di Sandro Magister


ROMA, 1 aprile 2016 – L’ecumenismo di papa Francesco è davvero a larghissimo raggio. Ha incontrato il patriarca ortodosso di Mosca, andrà in Svezia a celebrare i cinquecento anni di Lutero, è amico di molti leader pentecostali, ha perfino in simpatia i seguaci dell’arcivescovo ipertradizionalista Marcel Lefebvre.

E quest’ultimo è il dato più sorprendente. Perché in campo cattolico l’ostilità contro i lefebvriani è tanto più intollerante proprio tra coloro che più si fanno vanto di spirito ecumenico e di misericordia.

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Ci mancava il “patriarca” di Venezia: “no alla legge anti-moschee, è contro libertà religiosa”

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SPATRIARCA

Moraglia segue l’erroneo e quindi eretico concetto di “libertà religiosa” scaturito dal Conciliabolo Vaticano II, estendendo tale “libertà” a tutti i culti, non solo al Cattolicesimo, unica vera Religione:

VENEZIA – Non si deve retrocedere dal «bene fondamentale della libertà religiosa»: così il Patriarca di VeneziaFrancesco Moraglia motiva la propria preoccupazione per quella che è già stata definita la legge veneta “antimoschee”. (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({}); Il riferimento, sottolinea in un intervento uscito su Gente Veneta, è alla proposta che arriverà il 5 aprile in consiglio regionale veneto sulla «modifica alla legge sul governo del territorio» che punta a introdurre una nuova normativa per la realizzazione di edifici per servizi religiosi e «il loro inserimento omogeneo» negli strumenti urbanistici dei comuni. «L’esercizio, anche pubblico, della fede è valore civile ed ecclesiale – sostiene il Patriarca – che permette a tutti di esprimersi rispettando le altrui convinzioni». Moraglia afferma di comprendere come «il contesto attuale sia complesso e frammentato e, per questo, richieda molte attenzioni». «Si esigano pure le giuste forme di tutela e di garanzia, si richieda un forte senso di responsabilità e di rispetto da parte di tutti, anche un senso più vivo della legalità – chiarisce – ma non si retroceda dal principio irrinunciabile della libertà religiosa». Per il prelato, «la libertà religiosa, rispettosa della coscienza altrui e amante delle buone regole del vivere civile, deve oggi più che mai essere potenziata. Non restringiamone i confini.

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E’ “scandalo Guidi”, o delle procure wahabite?

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guidi

   

Il 17 aprile si vota il referendum contro le trivelle  a mare. Sconfitta certa per gli ecologisti,  arcobaleni e vendoliani promotori:  occorre il voto del 50 per cento più uno degli aventi diritto, e  secondo  i sondaggi, andrà a votare il 20%.  Come   rimediare?

Lo si deve ricavare dai giornali, che dicono e non dicono, tanto è pericoloso il potere che sfidano: “Alcuni magistrati anti-trivelle”, a Potenza, han suscitato uno scandalo giudiziario “a orologeria  contro il governo” per “condizionare il risultato del referendum del 17 aprile”.   I magistrati forniscono ai giornali le intercettazioni fra la ministra Guidi e il suo “fidanzato”, che certo fanno una brutta impressione: ma sono del 2014, perché proprio alla vigilia del referendum minacciato dalle astensioni?  Il trucco è: richiedendo proprio oggi le custodie cautelari (il carcere preventivo), si possono e devono “rendere pubblici gli atti” ossia le intercettazioni d’accusa. Su cui il circo mediatico salta  come un cane sull’osso.

Dalle intercettazioni, gli accusatori di Potenza  risalgono a “un sistema”, alla “lobby del petrolio”,  insomma ad uno dei loro soliti teoremi che – in secondo grado  di giudizio –  quasi sempre  finiscono in nulla, con tutti assolti  (spesso dopo mesi di carcere preventivo e la vita distrutta); ma ormai hanno raggiunto lo scopo, con l’aiuto dei giornali manettari e dell’opposizione più  pirla: fermare  lo sviluppo. Quelli sono i magistrati anti-Tav, anti Ilva, anti-trivelle, anti-tutto ciò che produce  e dà lavoro qualificato . Una magistratura retriva e arretrata perché priva di ogni cultura industriale, regressiva come i wahabiti,  che sta   imponendo la “sue” politiche  (anti)industriali  ad un governicchio facile da destabilizzare con scandali veri e presunti, grazie ad intercettazioni a tappeto 24 ore su 24.  Non  sto difendendo il governicchio: dico che il pericolo è   la magistratura. Il governicchio ha dritto di fare politiche industriali , e  il progetto Tampa Rossa  lo è. La “Lobby”,  il “sistema” che la magistratura accusa è, fra l’altro, l’Eni. Questa magistratura vuole che Taranto viva di coltivazione delle cozze,  l’Italia di energia solare (coi pannelli Made in China),  la Basilicata viva di noci,   il Sud di sussidi pubblici e false pensioni di invalidità, e che i treni  vadano a 25 allora. Soprattutto,  protegge i poteri indebiti che s’è conquistata con Mani Pulite.  .

Posto qui di seguito l’articolo di uno dei pochi giornalisti che non risponda con le salivazioni dei cani di Pavlov, disponendosi all’attacco  degli accusati della magistratura manettara, che poi saranno  prosciolti anni dopo. Mattia Feltri, de La Stampa.  E’ un excursus storico delle imprese del potere giudiziari contro il potere esecutivo. I neretti sono miei.

Giudici di nuovo in campo. E ora la sfida è a Renzi

mattia feltri

Ieri Fabrizio Cicchitto ha detto apertamente quello che Matteo Renzi sospetta e si limita a riferire a beneficio dei retroscena: «Bisogna parlare di una bomba ad orologeria fatta esplodere con il meccanismo procedurale della richiesta di custodie cautelari e la conseguente pubblicità degli atti». E poi: «Non a caso questa richiesta è stata avanzata adesso, indipendentemente dal fatto che l’indagine è stata aperta nel 2014 e in questo modo si fa esplodere la bomba proprio alla vigilia dei referendum di aprile».

Il concetto di «giustizia a orologeria» sembrava ormai fuori moda, almeno da quando il massimo teorico, Silvio Berlusconi, occupa i margini della cronaca, compresa quella giudiziaria. Ed è forse la prima volta che esponenti di una maggioranza di centrosinistra – presidente del Consiglio compreso, e nonostante Cicchitto venga dal centrodestra – si esprimono così apertamente sui fini politici dell’azione giudiziaria.

L’ultimo governo caduto per effetti penali è stato quello di Romano Prodi nel 2008 (l’altro era quello di Berlusconi nel 1994). Ora è preminente e comodissima la tesi secondo cui l’esecutivo era venuto giù per la corruzione del senatore Sergio De Gregorio, passato con la Casa delle libertà in cambio di finanziamenti e onori (e sempre che la teoria regga ai tre gradi di giudizio); ma chiunque capirà il diverso peso dell’uscita dalla maggioranza dell’Udeur di Clemente Mastella ministro della Giustizia.

La moglie Sandra Lonardo era stata arrestata e messa ai domiciliari per una serie di accuse che otto anni dopo sono evaporate o disperse, e Mastella, in lite con un molto turgido Antonio Di Pietro, chiedeva a Prodi solidarietà. Fra i due, il Professore scelse naturalmente l’alleato prossimo alla magistratura, e Mastella votò la sfiducia.

È complicato sostenere che a Potenza coltivino progetti politici e calibrino i tempi d’intervento, anche perché dell’inchiesta in sé si è capito poco, nulla di quanti denari siano eventualmente girati, in che cosa consistano gli atti corruttivi e se non siano piuttosto di lobbying,   ma tutto delle imbarazzanti implicazioni della ministra Federica Guidi e del suo fidanzato.

È uno schema abbastanza ripetitivo. Pochi ricorderanno il nome di Ercole Incalza, nessuno i contorni degli addebiti con cui la procura di Firenze lo ha arrestato un anno fa, ma tutti del tracollo del ministero delle Infrastrutture retto da Maurizio Lupi e di cui Incalza era altissimo dirigente. Poche settimane fa Incalza è stato prosciolto nel disinteresse generale, e alla fine l’azione della procura magari non aveva obiettivi politici ma le conseguenze sono state tali, e gravi.

Dall’inizio della Seconda repubblica la maggior causa di mortalità in politica è dipesa dalle inchieste della magistratura, non sempre concluse con successo, spesso con condanne decisamente ridimensionate rispetto ai presupposti, altre volte con il trionfo pieno degli imputati (il caso di Calogero Mannino, assolto dopo quattordici anni da accuse di mafia è il più notevole) e viene in mente per esempio l’inchiesta Why Not di Luigi De Magistris, una specie di kolossal giudiziario in cui era finito dentro chiunque, da Prodi in giù.

Alla fine i condannati saranno stati cinque o sei su una cinquantina, e il pubblico ministero è stato premiato con la fama e l’elezione a sindaco di Napoli. Dimostrare la premeditazione di De Magistris è impossibile e inutile, però è dura trattenere il sospetto che tante inchieste contro la politica (così scalcagnata da offrire occasioni a ripetizione) dipendano almeno in parte dal rilievo che hanno in tv e sui giornali, dalla reputazione che garantiscono, dall’assenza di conseguenze in caso di errore, soprattutto dalla guerra fra politica e magistratura cominciata con Mani pulite nel 1992, e davanti alla quale una classe dirigente corrotta e squalificata, anche se ben oltre i suoi demeriti, accettò di arretrare.

Un regola classica delle dinamiche istituzionali dice che un potere tende per sua natura ad espandersi: quello giudiziario ha occupato lo spazio lasciato libero da esecutivo e legislativo e, sempre per sua natura, non accetta di cederlo. Berlusconi e Prodi, per motivi opposti, hanno perso la partita. Ora sembra volerla riprendere Renzi, e promette di essere una partita avvincente.

PS.

Una aggiunta su Ercole Incalza, l’alto dirigente del ministero delle Infrastrutture  assolto dopo mesi di arresti.  Una delle accuse: “secondo i pm, Incalza, come dirigente del ministero delle Infrastrutture , si sarebbe “prodigato per bypassare vincoli e autorizzazioni paesaggistici, anche attestando nelle varianti al progetto che non fosse necessaria una nuova valutazione di impatto ambientale, con riferimento allo scavo del tunnel vicino a monumenti come la Fortezza da Basso”. Insomma la sua colpa era di far avanzare il progetto vincendo e districando le mille trappole e lacciuoli della cosiddetta “legislazione” garantista  e da una  burocrazia odiosa e oppressiva.  Oggi Incalza è stato assolto. Anzi prosciolto e archiviato  in 14 inchieste, ma i giornali si bevono qualsiasi cosa venga detta loro dalle procure”, secondo le sue stesse parole. 

 

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Cesare Mori: il Prefetto di ferro

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CESARE MORI

Segnalazione di Cristian Rossettini

martedì 8 dicembre 2015

Cesare Primo Mori -Pavia, 22 dicembre 1871 – Udine, 6 luglio 1942- 

Nei primi anni di vita crebbe nel brefotrofio di Pavia con i nome e cognomi provvisori Primo Nerbi (in quanto fu il primo orfano ad essere accolto: Primo resterà comunque il suo secondo nome); fu riconosciuto dai suoi genitori naturali nell’ottobre del 1879. Studiò presso l’Accademia Militare di Torino, ma avendo sposato una ragazza, Angelina Salvi, che non disponeva della dote richiesta dai regolamenti militari dell’epoca, dovette dimettersi. Passò quindi in polizia, operando prima a Ravenna, poi, nel 1904, a Castelvetrano, in provincia di Trapani.

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COSI’ PARLO’ MASSIMO BONDI’: J’ACCUSE…

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Segnalazione Lega Nazionale Antipredazione degli Organi

www.antipredazione.org 31/03/16 Comunicato n.7

COSI’ PARLO’ MASSIMO BONDI’

L.D. Patol. Chir. e Proped. Clinica Università La Sapienza-Roma, Patologo e Chirurgo generale, MD. General Surgeon Sidney-Australia, Presidente Comitato Medico-Scientifico Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente. Grande medico, un luminare, che ha saputo coniugare scienza ed etica e denunciare espianti/trapianti come crimini, anticipando che in neurologia il fattore tempo è decisivo e che il coma è un sintomo non una diagnosi. Fin dal primo espianto/trapianto di cuore (Barnard) scrisse su Ospedale D’Italia “se il cadavere non c’é (e non c’è in presenza di cuore pulsante e circolazione e respirazione in atto) trattasi allora di omicidio”.

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FATIMA E L’ORA DEL COLPO ALL’ANIMA DELL’EUROPA CRISTIANA

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Roncalli-MontiniL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

La Chiesa, come società perfetta istituita da Nostro Signore per la salvezza, è invitta perché vive della fede nella Verità ovvero in Gesù Cristo, Suo Capo.

La Cristianità, invece, dipende dalla salute della Chiesa Militante e può soffrire pesanti sconfitte, fino a sembrare liquidata, come succede nei nostri tempi.

È quanto rivela simbolicamente il Segreto di Fatima, più chiaro nel 1960.

Il cattolico sa che la Chiesa e il Papa hanno tantissimi nemici, ma che il potere dato a questo capo, per rappresentare il Signore vincitore del mondo, è senza limite; è l’anima che reggerà sempre le civiltà. Continua a leggere

9/04: Conferenza sui cristiani in Terra Santa e in Siria del C.S. Federici

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Risultati immagini per cristiani in SiriaSegnalazione del Centro Studi Federici

Sabato 9 aprile 2016 alle ore 16,00 a Milano il Centro Studi Davide Albertario invita alla conferenza: 
 
“Perseguiteranno anche voi”. La situazione dei cristiani in Terra Santa e in Siria. Relatore: don Ugo Carandino.
 
La conferenza si terrà presso la sede del Centro Studi a Milano in via (privata) della Torre 38 [ingresso a fianco del portone condominiale], zona viale Monza (Turro).
 
 
 

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