Panama Papers, l’obiettivo è Putin

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panamaSegnalazione del Centro Studi Federici

Non si tratta di giornalismo d’inchiesta, ma di un’operazione contro il Presidente russo
 
La gestione giornalistica dei cosiddetti “Panama Papers” sta mettendo in luce che l’obiettivo principale dell’intera operazione è chiaramente il presidente russo Vladimir Putin. Si parla di giornalismo di inchiesta che ha tolto il velo sul ruolo delle società offshore di Panama e che ha messo in evidenza le magagne fiscali di migliaia di persone e la corruzione di molti capi di Stato. Eppure questo modo di nascondere capitali neri e spesso sporchi è in voga da decenni.
Ad esempio, quante società panamensi hanno costituito le banche svizzere per evitare che i loro clienti non residenti nel nostro Paese non pagassero l’euroritenuta sui redditi da interessi? Moltissime. E quanti trust, Anstalt del Liechtenstein e società nei paradisi fiscali sono state create nei decenni per celare gli aventi diritto economico di cospicui patrimoni? Moltissimi. Era ed è un segreto di Pulcinella che non è mai stato perseguito né dalle nostre autorità di sorveglianza (FINMA) né da quelle di altri Paesi.

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Bosnia: chi ha iniziato?

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Risultati immagini per Alija Izetbegovicdi Raimondo Gatto

Ecco ciò che scrive Sergio Romano sul Corriere di oggi, rispondendo ad un lettore che gli domanda cose successe in Bosnia relativamente agli ultimi processi ed alle relative condanne:
“Quella di Bosnia non fu, all’inizio, una guerra di religione. I musulmani avevano avuto da Tito, negli anni settanta, la qualifica di gruppo etnico: uno status che li autorizzava a godere di una certa autonomia amministrativa, Ma i loro costumi, con il passaggio del tempo, si erano fortemente secolarizzati e l’ideologia dominante era comunque il comunismo. Dopo la morte di Tito, tuttavia, la crisi dello Stato Jugoslavo rimise in discussione i rapporti di forza tra i maggiori gruppi etnici del paese. I serbi cercarono di recupeare la supremazia che avevano esercitato prima della formazione dello stato titino.

I croati, pur senza confessarlo sognavano il regno di Croazia, risorto grazie ad Italia e Germania durante la seonda guerra mondiale. I musulmani circondati da due grandi gruppi nazionali, rischiavano la sorte dei vasi di coccio tra quelli di ferro. Continua a leggere

“Christus Rex”, associazione Cattolica Apostolica Romana integrale, senza compromessi

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Risultati immagini per Christus Rexdi Matteo Castagna

Gran parte delle persone che scrivono su questo sito o che militano nel Circolo Christus Rex sono state, chi più, chi meno, vicine alla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Tutti noi, però, ad un certo punto abbiamo scelto di abbandonarla. Naturalmente non si è trattato di motivi personali, quanto di una progressiva maturazione sul piano dottrinale e disciplinare della Chiesa Cattolica, che precedentemente era sottovalutato o, persino, sconosciuto.

Già ai tempi della frequentazione della cappella di Verona, di Lanzago di Silea (TV) e del Priorato di Rimini (primi anni 2000) si rimaneva colpiti dalla pietà e dal coraggioso insegnamento anti-modernista dei sacerdoti, che molti di noi confrontavano con la parrocchia vicino a casa. Un abisso. Avevamo imparato che S.Ecc. Rev.ma Mons. Marcel Lefebvre aveva sostanzialmente salvato la Messa ed il sacerdozio Cattolici dalla devastazione conciliare. Sono due meriti enormi, che nessuno, in buona fede, può togliergli. La sua opera diceva di voler continuare su quel solco. E noi ci fidavamo, senza troppo approfondire, tanto da prodigarci per quanto potevamo nell’aiutare tale apostolato. C’è stato chi, attraverso 90.000 euro elargiti dalla politica ha consentito la ristrutturazione di un intero Priorato e la sistemazione di un altro, chi con altri fondi, sempre provenienti dalla politica, ha consentito la ristrutturazione del tetto e delle scale della chiesetta di Lanzago, ma c’era anche chi si prodigava nell’offrire cibo e bevande, chi aiutava la visibilità pubblica alla Buona Battaglia, chi offriva preghiere, chi si sacrificava nei lavori manuali. Ricordo che il “Papa” veniva attaccato per le posizioni a-cattoliche in materia di ecumenismo, libertà religiosa, indifferentismo, libertà di coscienza, attraverso la comparazione con le Encicliche pre-conciliari. Ricordo la fermezza nel rifiuto della “messa riformata” attraverso il “Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae” dei Card. Ottaviani e Bacci, ma scritto da S.Ecc. Rev.ma Mons. Guerard de Lauriers (quest’ultimo particolare non veniva specificato). Continua a leggere

Dietro i “Banana Pampers” si vede troppo Soros

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Di rivelazioni e scandali ne avremo per mesi, vista la mole dei dati trafugati.  Intanto, uno degli effetti   dei Panama Papers  – e probabilmente degli scopi per cui sono stati diffusi – lo ha  definito benissimo l’ottimo blogger Nuke the Wales:  è parte della “guerra che gli americani attraverso i loro servizi segreti e l’influenza su alcuni organismi sovranazionali chiave (Ocse) hanno fatto contro i così detti “paradisi fiscali”  altrui;  una battaglia altamente morale – come sempre – che libera dai concorrenti i paradisi fiscali che stanno impetuosamente crescendo in Usa.  “Gli stati americani del Delaware, Wyoming e Nevada sono da decenni all’opera come paradisi nel segreto on-shore, si sono specializzati nella creazione di società di comodo per chiunque desidera nascondere i beni d’oltremare.”

Venite qui, miiardari!
Venite qui  a riciclare!

“Il Delaware ha attuato leggi che lo rendono la miglior giurisdizione per la formazione di società. Offre la migliore protezione per chi non vuole rivelare la propria identità come beneficiario di una società e promuove elevati livelli di segreto bancario: non rivela i dettagli sui conti societari. Consente inoltre alle aziende di ri-domiciliarsi entro i propri confini, infatti questo stato ospita circa il 50% delle imprese quotate degli USA.

“Lo scorso settembre 2015, Andrew Penney (amministratore delegato di Rothschild Wealth Management & Trust, con sede a Londra, e con filiali a Milano, Zurigo e Hong Kong, gestisce circa 23 miliardi $ per 7.000 clienti) ha tenuto una conferenza in cui spiegava come si può evitare di pagare le tasse e come può aiutare i clienti a spostare le loro fortune negli USA, tenendo tutto nascosto ai rispettivi governi di provenienza”.

Dal blog "Liberticida"
Dal blog di Nuke the Wales

L’altro vistoso tentativo dell’operazione, sporcare la reputazione di Vladimir Putin, condotta con immenso zelo dai media non solo anglo-americani, sembra abbia fatto relativamente cilecca. Qui   la valutazione è di Limes, non particolarmente filo-Putin:  “Putin ha due miliardi di dollari a Panama, dicevano i primi lanci d’agenzia. Qualche ora dopo erano “ambienti riconducibili a Putin” ad averli. Poi sono i suoi amici e conoscenti. Non lui o suo figlio, o suo padre o suo cognato. (…) Questa perenne necessità di dimostrare che Putin è il coacervo di ogni vizio e colpa dice molto dell’insicurezza delle nostre ragioni più che delle fragilità (pur notevoli) del suo regime”.

Il Cremlino ha risposto (sui media niente)

Come ha spiegato l’addetto stampa di Putin, Dmitri Peskov, era già da qualche giorno che riceveva da giornalisti esteri “richieste untuosamente gentili, in forma di domande  sul presidente personalmente, oltre a tentativi di contattare la sua famiglia, di parlare dei suoi amici d’infanzia, di affari –  Kovalchuk, Rotenberg [due uomini d’affari già colpiti da sanzioni americane, il primo  detto ‘il banchiere personale di Putin, ndr.] di certe ditte offshore  con gente d’affari che Putin non ha mai visto.  Tutto questo è molto ripetitivo, con variazioni a cui seguiva un’altra ripetizione”.

Lo ICIJ, il gigantesco Consorzio Internazionale di Giornalisti Investigativi che ha messo a punto il colossale trafugamento di dati panamensi, già nel 2013 aveva cercato di coinvolgere la moglie del vice-primo ministro,Igor Shuvalov, insieme con il milionario Gennady Timchenko in una storia  di conti segreti alle Isole Vergini Britanniche. Nel 2015,  lo ICIJ ha ‘rivelato’ che il suddetto Timchenko era caduto sotto sanzioni Usa in quanto cliente della banca HSBC, multata dalle autorità americane.  Adesso, ha aggiunto Peskov,   simultaneamente all’azione dello ICIJ, “una nota agenzia di stama internazionale sta preparando una pubblicazione basata su  certe asserzioni dello Organized Crime and Corruption Reporting Project,  che sono rimasticature di rapporti di Putin con uomini d’affari, di  uomini d’affari che ottengono da lui contratti pubblici, di uomini d’affari che si arricchiscono a spese di Putin…”. La nota agenzia ha presentato una lista di domande a cui chiede a Putin di rispondere.  Domande, Peskov ha esemplificato, del tipo: “E’  vero che il suo patrimonio ammonta a 40 miliardi di dollari? Che possiede queste villone o quei mega-yachts?  Dicono inoltre che Putin mantiene un intimo rapporto con Sergei Roldugin (il violoncellista, che è anche azionista della banca Russia),  rapporto che consisterebbe  in una frode presidenziale. Domande che insinuano che Putin è associato in qualche modo agli affari o a certe aziende –   Continuiamo a ripetere no, no, no. Adesso il Kremlino non risponde più.  Ci son modi legali per difendere la dignità e l’onore del presidente”.

 

Spunta la Open Society Foundation

Abbiamo visto che Peskov cita lo Organized Crime and Corruption Reporting Project;  altro nome con cui si presenta il superconsorzio di “indipendenti” giornalisti anti-corruzione, ICIJ.  Il quale a sua volta è una emanazione di una ONG denominata  Non-Governmental Organization Center for Public Integrity; una grossa entità “non-profit”,  quella che paga i giornalisti dediti alle opere di moralizzazione, ed è finanziata dalle solite fondazioni di celebri miliardari americani, alcune delle quali note per essere succursali della Cia  e/o  del Partito Democratico: Ford Foundation, Rockefeller Foundation, Carnegie Endowment, e un’altra mezza dozzina di meno note. Ma soprattutto dalla Open Society Foundation   le celebre fondazione  di Georges Soros, e dalla Sunlight Foundation, che è sempre di Soros.

Chi aiuta il Consortium
Chi aiuta il Consortium? Anche lo USAID

Infatti, come hanno rilevato i russi  spulciando i loro archivi, questo ICIJ si è illustrato  nel 1996 per una campagna demolitrice contro il giornalista (paleo)conservatore Patrick Buchanan,  fortemente anti-neocon,   che s’era candidato alle elezioni presidenziali, e che Soros odiava  e riuscì infine a costringere al ritiro.  Il Consorzio è stato anche l’arma di punta nella  quasi decennale offensiva di Soros contro i fratelli Koch, miliardari ebrei come lui ma non “liberal”; in questa battaglia senza esclusione di colpi (passata alla toria come Luxembourg Papers)  i giornalisti morali di Soros sono stati anche condannati per  distorsione dei fatti ed altre violazioni del diritto.  Similmente, a  gennaio del 2015, quando Soros cominciò la sua speculazione contro il franco svizzero,   i suoi “giornalisti indipendenti” si lanciarono in una inchiesta sul tema: “Come le banche svizzere riciclano il denaro sporco”.   Un bell’ausilio all’attacco speculativo, che forzò la Banca Centrale elvetica a sganciare il franco dall’euro, rivalutandolo rovinosamente (scommettiamo che Soros era long sul Franco? )

http://www.zerohedge.com/news/2015-01-23/how-swiss-national-bank-almost-crushed-george-soros

Una volta intravisto lo zampino di Soros, i  bersagli dei Panama Papers – o Banana Pampers, come già li descrive qualcuno – si spiegano. Per esempio, all’inizio nessun nome americano, e poi – date le domande nate nei media- ah sì, sono 441 , ma nessun politico.  Per la Francia, grande campagna mediatica il maggiordomo di Jean Marie Le Pen, il tesoro del Front National.  Niente invece sulle “600 ditte israeliane e i circa 850 azionisti israeliani elencati come detentori di  conti offshore, fra cui la Banca Leumi e la Banca Hapoalim” (le più grosse di Sion), su cui il fisco israeliano ha aperto un’indagine.

Il modus operandi

I dati vengono selezionati. Lo ha ammesso Le Monde, che fa’ parte del Consorzio (stranamente né il New York Times né il Wall Street Journal sono della partita: strano davveo, una frattura in quel mondo).  In un articolo dal titolo: “Perché le Monde non pubblica integralmente i dati dei Panama Papers” spiega: “2600 gigaottetti di dati personali inclusi nel database non saranno mai pubblicati, perché contengono “dati privatissimi”; come indirizzi, fotocopie di passaporti corrispondenze private, bollette della luce”. E oltretutto, “il fatto di  possedere una società offshore non è in sé illegale”: bontà sua,  l’organo ufficioso del Grand Orient riconosce che la globalizzazione consiste appunto nella “libera circolazione” dei capitali.

Verranno pubblicati invece i dati delle “215 mila strutture offshore”, ossia le 215000  società, “con   per  ciascuna la data di creazione, di scioglimento, l’identità degli azionisti dichiarati”.

Verranno pubblicate “a maggio dallo ICIJ”.

Attenzione a questa frasetta: Le Monde ammette di non avere in mano i dati  con cui, per esempio, ha accusato il maggiordomo (sic) di Le Pen di avere un conto alla Mossack-Fonseca, per conto del padrone.  Il giornale francese dipende dallo ICIJ, che  li compulsa, seleziona, e li pubblicherà “a maggio”. Quanto all’identità degli azionisti dichiarati, è un dettaglio divertente: gli azionisti dichiarati sono dei prestanome,  come è ovvio  in questo tipo di società.  Dunque la soffiata sul maggiordomo del F N  gli è stata soffiata, e il giornale  l’’ha strombazzata senza aver visto la documentazione. Sicuro che poi  “i dati” che saranno diffusi “a maggio” confermeranno l’accusa?

Cosa valgono le accuse di Le Monde, senza i documenti? La risposta dell’organo del Grand Orient è molto significativa: “Per noi è importante condurre l’inchiesta (…) e interrogare le personalità messe in causa in modo da dar loro l’occasione di spiegarsi”

Capito? E’ esattamente la stessa tattica  descritta da Peskov: i giornalisti stranieri arrivano e melliflui “interrogano” Putin “per dargli l’occasione di spiegarsi: è vero che lei possiede 40 miliardi? Che è suo quel  certo  mega-yacht?”.

Le Monde farà lo stesso. E’ un genere di domande esemplificato da questa: “Da quanto tempo lei ha smesso di picchiare sua moglie?”.  Quando il poveretto nega: “Mai ho picchiato mia moglie!”, i giornali hanno il titolo già fatto: “Il politico X: non ho mai picchiato mia moglie”.  L’articolo spiega: sì, effettivamente ha smesso, o così dice.

E la reputazione della vittima è rovinata.  Sono tecniche che noi giornalisti conosciamo bene.

Oltretutto,  visto che lo ICIJ e i suoi associati le usano con tanta dovizia, viene un sospetto: che  non abbiano in mano quasi nulla  di concreto. Il che è logico:  hanno i nomi di persone, che non sono che dei prestanome. E la Mossack-Fonseca   s’è rifiutata di validare i documenti, perché le sono stati sottratti con la frode.

Per esempio, stringi stringi, i soli nomi russi che hanno in mano sono due (dicesi 2): il celebre violoncellista Sergei Roldughin, e il miliardario ebreo Arkadi Rotenberg. Che – dicono – sono “intimi di Putin”,  quindi….Diamo a Putin l’occasione di spiegarsi.  Diamo alla Famiglia Le Pen l’occasione di spiegarsi. Mica li accusiamo (non avendo le prove  in mano), mica siamo scemi.

Il resto viene a poco a poco, accuratamente selezionato dai giornalisti di Soros, mossi dal più puro moralismo. Il polverone  può giovare alla candidata Hillary  Clinton, braccata dall’FBI per certe sue mail dove racconta che ha invaso la Libia per rendere più sicuro Israele, e sta per perdere le elezioni presidenziali.

La minaccia di Obama, ossia ISIS

In queste settimane, la disinformazione Made in Usa ha raggiunto vertici di virtuosismo  eccezionale. Per esempio  sulla Siria: i media – anche la nostra 7 del noto Mentana – hanno esaltato la notizia seguente: i maggiorenti della setta alawita (quella della famiglia Assad) hanno chiesto ad Assad di dimettersi,  per agevolare la transizione. Basta una breve verifica per apprendere che è un falso Made in Usa. Un  altro sciame di “notizie”  dà impressione che Obama   si  sia messo d’accordo con  Putin sulla Siria, che i due  se la intendano perfettamente  sulla tregua in corso e sulla transizione. La verità è l’esatto contrario:  il Pentagono ha ricominciato un nuovo addestramento di gruppi jihadisti, e  li hanno riarmati con missili Usa, pagati dai sauditi e inoltrati dalla Turchia.  Così rinfrancati, i jihadisti hanno violato la tregua e ripreso i combattimenti, abbattendo anche un caccia siriano e usando anche gas iprite contro una base aerea.

le nuove armi americane
le nuove armi americane

La realtà –  nascosta dai media – è che mai le reazioni fra Mosca e Washington sono state ostili come in questi giorni, mai così prossime alla guerra calda. Lo dimostra,fra gli altri, il fatto che al “Vertice sulla Sicurezza Nucleare” organizzato a fine marzo da Obama, il cui scopo sarebbe appunto far avanzare la non-proliferazione  e far calare il rischio atomico,  Putin s’è rifiutato di partecipare e la Russia, la seconda potenza nucleare,  non è stata invitata. In questo contesto, va inteso il cosiddetto “l’allarme” di Obama alla conclusione del vertice sulla “sicurezza”  sul fatto che ISIS, Al Qaeda possano dotarsi di un’arma nucleare, perché “non c’è dubbio che questi pazzi la utilizzerebbero per uccidere quanti più innocenti possibile”.  A chi è chiaro che Obama (coi sauditi) ri-arma ISIS e Al Qaeda, è anche chiaro cosa significa questa previsione: è una minaccia che l’America ha diretto, specificamente, contro gli europei, gli alleati; se non si accodano alla  ostilità contro Mosca, il terrorismo islamico gli farà vedere ben altri attentati, oltre quelli di Parigi e Bruxelles.

obama minaccia

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LA CROCIATA DI RE SEBASTIANO

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LA CROCIATA  DI RE SEBASTIANO

 

di Raimondo Gatto

LA CROCIATA DI RE SEBASTIANO

Appena terminato il nefasto concilio, iniziò un’opera di riscrittura dell’epopea crociata; ciò non deve meravigliare perché una parte del mondo cattolico aveva prima metabolizzato, poi fatto proprio, i principi della rivoluzione.  Emblematica in quei tristi anni fu la restituzione al governo laicista turco della bandiera di Lepanto, il 5 marzo 1965 che si conservava a Roma nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Fu un gratuito gesto con il quale Paolo VI volle dare applicazione alle nuove tendenze emerse durante il concilio concernente i rapporti con l’islam; peraltro la Turchia, mai aveva richiesto la restituzione del vessillo.

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Il governo polacco pronto ad abolire la legge sull’aborto

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capa polacca

Segnalazione Corrispondenza Romana

Buone notizie, finalmente: giungono dalla Polonia, dove il partito di maggioranza, Prawo i Sprawiedlywosc (Diritto e Giustizia), ha annunciato pubblicamente di voler puntare con decisione all’abolizione della legge sull’aborto, senza compromessi: lo ha annunciato la premier, Beata Szydlo (nella foto), parlando alla radio pubblica, nonché il leader storico, Jaroslaw Kaczynski. Il motivo è evidente: tutelare la vita del nascituro.

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New Musical Composition by Fr. Cekada

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Segnalazione di don Anthony Cekada

Veni, Sancte Spiritus: A New Musical Setting

rosoneA liturgical motet by Rev. Anthony Cekada

Listen here

Composed for unison choir, Soprano descant and organ accompaniment, Veni, Sancte Spiritus may be used for the Sequence on Pentecost, a processional on a solemn occasion (such as an ordination or confirmation) or even as an Offertory motet.

If you like it, please pass the link along to your local choir director!

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Meditazione per la domenica in Albis

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Apparizione a San Tommaso Apostolo

di Fra Leone da Bagnoregio

MEDITAZIONE PER LA DOMENICA IN ALBIS

Anticamente i battezzati nella Vigilia Pasquale dismettevano le vesti bianche perché finiva per loro il periodo di festa essendo terminata con la celebrazione dei vespri del sabato.

Nei paesi di origine gallica viene chiamata domenica di Quasi Modo, prendendo spunto dalle prime parole dell’antifona all’Introito.

Oggi è il giorno della dimostrazione della nostra fede, invero la nostra fede non deve essere una fede tiepida, il nostro mondo imbevuto di razionalismo che vuole in ogni cosa trovare certezze materiali ed emargina il soprannaturale, allontana da noi l’aspirazione dell’anima verso il cielo. Tutto l’ufficio della Santa Messa è imbevuto di questa prova di fede. In questo mondo che ci circonda privo di principi soprannaturali è d’obbligo per noi dare prova di fede, non solo nelle nostre famiglie, ma anche pubblicamente definendoci cristiani di fronte ad un mondo che rinnega Nostro Signore Gesù Cristo.

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Ezra Pound e la Teosofia

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ezra pound

Segnalazione del Centro Studi Federici

 

di don Francesco Ricossa (dalla rivista “Sodalitium”, n. 67, dicembre 2015)

 

Basta uno sguardo. La nobile figura del poeta Ezra Pound impone rispetto a chi ne mira i tratti. Ancor più meritano rispetto le sue catene. Il poeta che cantò la bellezza dell’Italia del medioevo e del rinascimento, e che condannò l’usura, l’uomo che rimase fedele pur sapendo di andare incontro alla umana sconfitta, non può che suscitare istintiva ammirazione.

Proprio per questo ho pensato fosse mio dovere mettere in guardia i cattolici fedeli alla tradizione, affinché il rispetto per l’uomo non si tramuti in adesione al pensiero di Ezra Pound.

Il militante cattolico ha da essere cattolico: né liberale, né socialista. E se alcuni – in materia economica – sono tentati dai principi del liberalismo, altri non evitano gli errori del socialismo, anche quando si illudono di seguire una “terza via” che non è, però, quella segnalata dal magistero della Chiesa (che non è terza, ma ben precedente le altre due). Tra costoro, sono moltissimi coloro che si rifanno esplicitamente o implicitamente, direttamente o indirettamente, al pensiero, o al nome di Ezra Pound. Non è mia intenzione, in questa sede, esaminare questo pensiero. Mi limiterò esclusivamente a informare i nostri lettori sugli ambienti nei quali questo pensiero trovò la sua origine culturale, in modo tale che dalla fonte si possa meglio valutare il corso d’acqua dal quale dovremmo – secondo alcuni – abbeverarci. 

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Nuovo film Disney di indottrinamento di massa

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ZOOTROPOLIS

Segnalazione Redazione BastaBugie

Nella città di Zootropolis, popolata da animali, ciascuno può essere (e fare) ciò che vuole, sganciato da ogni regola morale

 

di Alfredo De Matteo

È uscito nelle sale cinematografiche italiane Zootropolis, il nuovo film d’animazione della Walt Disney realizzato in computer grafica. La trama segue le avventure di una coniglietta che decide di lasciare i suoi genitori e il posto dove è cresciuta per coronare il sogno di diventare il primo coniglio poliziotto nella città di Zootropolis, dove il mondo animale si è evoluto e affrancato dai limiti della natura; qui prede e predatori convivono armoniosamente e tutto sembra possibile, anche cambiare la propria identità.  LOGICHE PERVERSE E PERVERTITRICI Il nuovo cartone della Disney entra frontalmente nelle tematiche più attuali, proponendo allo spettatore i soliti cliché propagandati dalla modernità, ma li affronta distorcendo la realtà, al fine di piegarla alle logiche perverse e pervertitrici della società pansessualista post moderna. Nella città di Zootropolis, infatti, l’armonia si fonda sulla negazione delle differenze, nel nome della tolleranza e del rispetto reciproco; armonia che sembra rompersi in seguito ad alcuni casi di animali predatori “impazziti” che attaccano le prede. Le indagini della protagonista coniglietta, nel frattempo divenuta poliziotto, sembrano portare all’amara conclusione che tali casi siano da addebitare alla biologia, ad un improvviso risveglio della natura, di quella natura che era stata faticosamente vinta dall’evoluzione morale del mondo animale: da ciò scaturisce il panico tra la popolazione di Zootropolis, che inizia a scorgere nel diverso da sé una possibile minaccia.

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La superiorità morale Usa ci insegna e ci punisce

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Perché Boeri nasconde le pensioni pubbliche

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Il fotogenico presidente dell’Inps è tornato a suonare il suo ritornello: chiedere un contributo di solidarietà alle pensioni più alte. Quelle private, s’intende. Quelle pubbliche, mai. Boeri ci ha rivelato l’ultimo scandaloso privilegio che i conti Inps alimentano: 475 mila italiani  percepiscono la pensione da 36 anni. A questi – che hanno il torto di essere ancora vivi – Boeri pensa di chiedere “un contributo di solidarietà” – però, leggo dalla stampa, “escluse le baby pensioni degli statali”.

Boeri esenta dal contributo di solidarietà gli statali che prendono la pensione non da 36,   bensì  da 43 anni.  Sono statali quasi tutti:  425 mila.  A loro la legge Rumor del ’73 consentì di andare in pensione dopo 14 anni 6 mesi un giorno se donne sposate,  20 anni, dopo  25 i dipendenti degli enti locali.   Vent’anni di ”lavoro”,  e quarantatré di  ozio pagato,  senza contare il secondo lavoro (magari nero) che probabilmente hanno fatto per ammazzare il tempo, sottraendolo ad altri.  “Ci sono 16.953 fortunatissimi baby pensionati che si sono ritirati a 35 anni e che restano in pensione quasi 54 anni”.

Quanto è la loro pensione?

Prendono, in media, 1500 euro mensili.  Un regalo totale  in confronto ai contributi versati (o non versati affatto, da parte dello Stato loro datore di lavoro):  in pratica, ricevono soldi senza copertura, pagati da noi.  Quanti? noi contribuenti versiamo a questi ex pubblici 7,43 miliardi  ogni anno.

Tanto ci costano: una mezza finanziaria annua. Oltre il 5% della spesa Inps per pensioni serve a coprire l’esborso per i baby pensionati.

Secondo Confartigianato, i baby-pensionati pubblici (8 su 10) e privati (2 su 10)  costano allo Stato “ circa 163,5 miliardi, una «tassa» di 6630 euro a carico di ogni lavoratore”  pagante.   Il conto è presto fatto: siccome baby-pensionati ricevono la pensione per quasi 16 anni in più del pensionato medio Inps,  la maggior spesa pubblica  cumulata per  gli anni di pensione  eccedenti la media arriva già a 148,6 miliardi; poi si devono aggiungere i mancati introiti per contributi non versati dai baby-pnsionati del privato, e fanno  altri 14,8 miliardi di euro.  Così si arriva a 163,5 miliardi. Si tenga presente  – per avere un dato di confronto –   che la spesa complessiva annua per le pensioni è di 195 miliardi.

E non ci sono fra gli statali i pensionati minimi a meno di 500 euro mensili

Eppure  Boeri ha preso cura di precisare che dai suoi progetti di tagli (contributi di solidarietà) “sono esclusi i baby-pensionati statali”. Perché? Potete immaginare il motivo: quelli sono una categoria potente, pericolosa e privilegiata. Appartengono  all’Oligarchia Parassitaria e Inadempiente, intoccabile. Quella i cui stipendi aumentano anche quando  quelli privati sono tagliati; che noi contribuenti dobbiamo pagare sempre più anche in questi anni di recessione, in cui un numero  sempre maggiore di noi resta disoccupato. Insomma quelli che – come corpo –  hanno in mano il Potere. Il potere che usano come una forza occupante nemica.  Un corpo separato numerosissimo, con le loro famiglie,  che forma un temibile blocco elettorale, che i politici compiacciono in tutti i modi che la loro demagogia escogita; e che come occupante di “posti”, se irritato o sfidato, può bloccare   il funzionamento della società e dell’economia.

Sto esagerando? Fateci caso: L’Inps –  che è governata di fatto dalla Triplice sindacale, ramo fondamentale del Parassita –   pubblica e diffonde, in genere, solo le pensioni che ‘eroga’ ai privati; sulle pensioni pubbliche mantiene  un delicato silenzio. Soprattutto, non  dà mai ai media i dati pubblici e privati “insieme”,  uno a fianco all’altro.

Chissà perché? Grazie ai nostri  potenti mezzi investigativi e intellettuali, siamo in grado di avanzare l’ipotesi: per impedivi di fare confronti. Fra il vostro stipendio privato – se lo avete ancora – e il loro.  Fra le loro pensioni e le vostre: quelle soprattutto rivelano  la loro situazione di dominio su di voi e di privilegio  scandaloso e indebito.

Perché? Perché  un tempo la cassa di previdenza degli statali  era una cosa a parte. Ma “è stata fusa nell’Inps a inizio del 2012  per evitarne la bancarotta”;  scrive 24 Ore, “e ha portato un virus dentro le casse dell’istituto. Il virus è il deficit permanente della ex cassa pensione pubblica che perde a rotta di collo da anni”. Un  buco “strutturale”, che è la causa prima della “voragine dei conti Inps”. Perché “ con la fusione nell’Inps le perdite e i disavanzi patrimoniali sono stati trasferiti  e provocano le maxiperdite dell’Inps”.

Sono “trasferite”  a chi, le maxi-perdite? A voi del settore privato,  le hanno accollate:   a voi pensionati del privato. Che avete pagato i contributi  (notoriamente troppo alti)   non solo per voi, ma anche per loro.  Infatti, i contributi dei  pubblici “ non sono mai stati sufficienti a coprire le spese per pensioni,  che tra l’altro rispetto al comparto privato sono assai più elevate come importo  –  Prestazioni che salgono a una velocità ben maggiore della crescita dei contributi”.

Di per sé, la vostra previdenza sociale, di voi privati, sarebbe in pareggio. Se l’Inps è in perdita di 9 miliardi l’anno, sapete chi ringraziare.

Vediamo: di quanto le pensioni pubbliche sono superiori  a quelle  dei privati?

Pensioni dipendenti pubblici: 1.772 euro, +72% su privati. 

“Le pensioni vigenti dei dipendenti pubblici nel 2015 valgono in media 1.772 euro al mese, circa il 72% in più rispetto a quelle medie dei lavoratori dipendenti del settore privato (1.026 euro)”.

Capito?Voi pensionati privati prendete in media 1000  euro, e loro 1770. Anzi, la differenza a loro favore non fa’ che aumentare:  “ Sulle nuove pensioni liquidate nel 2015 la differenza è tra 1.872 euro per i pensionati pubblici e 1.012 euro per i privati”.   Notate che i pubblici dipendenti maschi superano i 2.200 euro mensili.  Non male, vero?  Tutto a spese vostre, perché loro non hanno pagato i contributi  per meritare un simile premio.

La sua pensione supera la vostra
La sua pensione supera la vostra

Come  si spiega la grande differenza? Dice 24 Ore: “con le  carriere meno discontinue e più lunghe dei lavoratori pubblici”:  ovvio, sono inamovibili e illicenziabili,  se ci si prova il Tar del Lazio e la Corte Costituzionale li reintegrano nei loro  privilegi,  “e con le retribuzioni medie più alte rispetto al settore privato”.

Ci sono casi-limite come questo:

“96% pensioni tranvieri superiori a contributi”
Dai dati Inps pubblicati emerge anche che il 96% delle pensioni degli autoferrotranvieri è superiore a quanto si avrebbe avuto sulla base del calcolo contributivo. Nel 2015 il fondo trasporti, soppresso nel 1996, avrà un deficit di 918 milioni di euro e un debito di 19,8 miliardi”.

Ma quante sono, insomma, le pensioni dei privilegiati del pubblico impiego? “Le pensioni erogate dall’Inps Gestione Dipendenti Pubblici al 1 gennaio 2015 sono 2.818.300. La spesa complessiva ammonta a quasi 65 miliardi di euro, in aumento dello 0,75% rispetto all’anno precedente”.

Sora Ilva adesso è in pensione
Sora Ilva adesso è in pensione

Una spesa in bancarotta  strutturale, che viene accollata a tutti noi: “Se si mettono in fila i bilanci dell’ex Inpdap si scopre che le perdita sono state di ben 110 miliardi negli ultimi 10 anni. Un colabrodo. Con lo Stato che ogni anno interviene a ripianare il buco miliardario”, ma solo in parte.

Capito o no? Se il”costo del lavoro” privato in Italia è   troppo alto, se rimanete “meno competitivi”  mentre voi siete pagati meno degli altri europei  –  la famosa forbice tra quel che ricevete netto in busta paga e quel che paga il datore i lavoro, quasi il doppio –, è essenzialmente  perché pagate i contributi anche per gli statali. I quali   occupano il tempo, quando sono in ufficio e quando non timbrano il cartellino per i colleghi assenti (uno su tre), a intralciare la vostra attività produttiva in tutti i modi che riescono ad immaginare.  Ossessionati dal controllo su di voi, evasore fiscale potenziale – vi controllano perché sospettano che non li pagate mai abbastanza, che nascondiate qualcosa per voi dei vostri guadagni invece che versarli al Fisco, la greppia da cui si servono a man bassa.

Non ci sono statali né  regionali o comunali, fra i 2,6 milioni d “minimi” a meno di 500 euro mensili. Queste gioie spettano solo ai privati.  Ora, ricapitoliamo: i 425 mila  baby-pensionati statali hanno una pensione media di 1500 euro  da 40 anni. I pensionati pubblici, di oltre 1700 –  che è il 72% in più di quel che prendono i pensionati privati in media. Non sarebbe giusto chiedere a loro un “contributo di solidarietà”? Un atto elementare di giustizia sociale?

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Invece non si osa. Questa categoria s’è conquistata il privilegio di inamovibilità, illicenziabilità, ed aumento automatico degli stipendi,qualunque cosa succeda al paese.  Il paese è da otto anni in recessione, poi in depressione grave, ma  loro ogni tanto scioperano perché vogliono l’aumento. E nessuno cerchi di appurare quanto lavorano, quanto sono produttivi  o improduttivi: hanno vinto o’concuorzo, e tanto basta.

Certe volte,  nei miei sogni più folli,  mi immagino di essere un riformatore, e avanzo la mia riforma più audace: una legge di un articolo, che dice: “Gli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici   dipendono dall’aumento per Prodotto Nazionale Lordo. Sono passibili di diminuzione nella percentuale in cui il PIL, eventualmente,  decresca”.  Siccome il Pil, dal 2008, è sceso del 25%, gli statali si  vedrebbero decurtare gli stipendi di altrettanto.  Con  questa “riforma”, spererei di rendere i dipendenti pubblici co-interessati al miglioramento dell’economia generale,  ansiosi per i disoccupati del settore privato, per le fabbriche che  chiudono; insomma  di renderli solidali al comune destino, interessati al bene comune  –   dal quale oggi si sentono estranei.  Come, appunto, una forza d’occupazione nemica.

Ma  ve lo dico prima io: quella riforma è follemente impossibile. Non si troverebbe mai  in Parlamento una maggioranza per attuarla e sfidare così il potere della Casta. Pensate che siccome  il 62 per cento  dei baby-pensionati pubblici sono nel Nord Italia, la Lega Nord si è sempre opposta a risanare quel bubbone di parassitismo.  Del resto la moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, gode del privilegio in persona. Come insegnante è andata in pensione a 39 anni, nel 1992.

Così, come sempre, il  “contributo di solidarietà” lo faranno pagare a voi. Pensionati o contribuenti Inps privati.  Ha cominciato con questa  storia dei 475 mila che prendono la pensione da 36 anni, dimenticando che ci  sono 425 mila ex statali che la prendono da oltre 40; e adesso dicono che taglieranno un po’ “le pensioni più  alte”. Ora, sulle pensioni alte, il prelievo aggiuntivo l’hanno già messo: del 6 per cento su quelle tra 91.300-150 mila euro annui lordi, del 18% su quelle superiori a 200 mila annui lordi. Escluse sempre le pensioni pubbliche, perché loro hanno vinto  o’concuorzo.

Ma sapete quanto rende a  questa sovrattassa? 12  milioni di euro l’anno. Una miseria, una briciola per  quelle fauci insaziabili. Basta pensare che solo le due Camere – ossia la testa del Behemot,   con i  barbieri a 120 mila euro, e il noto bar ristorante  di cui i deputati non pagano  nemmeno i caffè   –  costano 1,5 miliardi  annui. Non milioni, miliardi.  Ossia mille volte di più della sovrattassa sui pensionati ricchi privati.  Abbiamo ancora molto da “contribuire”. Siate solidali, con lorsignori.

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Caso Guidi: è solo l’inizio del temporale?

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CIPPE E CIOPPE

Segnalazione Arianna Editrice

di Aldo Giannuli 

Bella grana per Renzi questa del caso Guidi, proprio sotto referendum sulle trivelle e ad un passo dalle amministrative. Intanto, l’episodio fa capire bene perché il governo ci tiene tanto a far fallire il referendum… Pour cause. Da un punto di vista penale la situazione non è ancora chiara, soprattutto per la definizione dell’eventuale reato (corruzione? Interessi privati? Abuso innominati in atti d’ufficio? Agiottaggio? Disastro ambientale colposo o doloso?) vedremo, per ora non ne sappiamo abbastanza. Quello che invece è chiaro è il disastro sul piano d’immagine.

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L’altra verità sui Panama papers e non fa onore alla stampa occidentale

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PANAMA PAPERS

Segnalazione Arianna Editrice

di Marcello Foa

I Panama Papers di clamore ne hanno suscitato. Indignazione, anche, com’è inevitabile quando vengono rivelati i conti milionari di centinaia di personalità di caratura mondiale. Ma siamo sicuri che si tratti di giornalismo? La risposta non è affatto scontata. Certo, sarebbe molto facile e comodo unirsi al coro di indignazione e di condanna per le rivelazioni. La stampa internazionale tende ad essere conformista e se un pool di prestigiose testate pubblica i risultati di quella che viene presentata come una straordinaria inchiesta giornalistica la “verità” trasmessa al mondo diventa univoca e incontestabile.

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SGG Live Mass Webcasts Resume!

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MOSTRISCIATTOLO

 

Segnalazione di don Anthony Cekada

 

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Internet Service Gremlins Banished

SGG’s highly skilled tech volunteer squad was finally able to banish the gremlins that kept our internet service and Mass webcasts offline for three long days.

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In case you haven’t heard about St. Gertrude the Great Church, we webcast the  traditional liturgy live, with solid preaching, to Catholics throughout the world.

  • Sunday Masses: 7:30, 9:00 (High), 11:30 AM, 5:45 PM.
  • School Days: 11:20 AM (High) with children’s sermon
  • Fridays: 5:45 PM with Benediction.
  • Saturdays: 7:30, 8:10 AM
  • Holy Days: As announced in Bulletin
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