L’ammissione di Israele: “Colpiamo i convogli di Hezbollah in Siria dal 2013”

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I raid avvenuti dallo scorso ottobre ad oggi hanno ricevuto il visto del Cremlino. Stratfor rivela base Hezbollah a nord del confine tra Siria e Libano e possibile nuovo target dei caccia israeliani.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ammesso per la prima volta che Israele ha effettuato raid mirati in Siria contro decine di convogli che trasportavano armi avanzate destinate a Hezbollah.

netanyahu

 

È il primo riconoscimento pubblico dell’impegno militare di Israele in Siria. I due paesi sono ufficialmente ancora in guerra: Damasco non ha mai firmato un trattato di pace con la capitale de facto Gerusalemme. Lo scorso dicembre Netanyahu affermò chiaramente che Israele non avrebbe mai permesso il transito di forniture militari dalla Siria al Libano. Israele, sarebbe ufficialmente neutrale nella guerra civile siriana, ma dal 2013 ha effettuato una dozzina di attacchi aerei in tutta il paese colpendo anche strutture governative.

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La biografia “definitiva” del dittatore che fa a pezzi il mito del comunismo

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Lo storico russo Oleg V. Chlevnjuk, basandosi su nuovi documenti, racconta l’ascesa del tiranno e la discesa nell’incubo dell’Unione Sovietica, sconvolta dalle “purghe” e dalla povertà.

STALIN

Dal Libro nero del comunismo agli studi di Robert Conquest, Victor Zaslavsky e molti altri, più o meno conosciuti, più o meno di successo, non mancano i saggi che smontano il mito del socialismo. A questi si aggiunge ora Stalin. Biografia di un dittatore (Mondadori, pagg. 480, euro 28) di Oleg V. Chlevnjuk, la biografia considerata «definitiva» del dittatore sovietico. In realtà lo storico russo mette in fila una sterminata mole di documenti, in gran parte inediti o poco conosciuti, che è la pietra tombale sulle riletture nostalgiche e sui derivati contemporanei del comunismo. La vita di Stalin diventa l’occasione per raccontare l’ascesa dell’intero movimento bolscevico. L’autore non perde mai di vista Ioseb Dzugasvili (questo il vero nome del dittatore) ma ne inserisce la vita all’interno di un quadro molto vasto.

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E comincia la persecuzione dei cristiani. Dai medici

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I medici saranno obbligati a procurare aborti.  Sarà cancellato il diritto all’obiezione di coscienza.  E quelli che non vorranno uccidere, saranno espulsi dal Servizio Sanitario Nazionale, ossia perderanno il lavoro. E’ questo a cui mira la “pronuncia” del Consiglio d’Europa, che ha dato ragione ad un ripetuto ricorso – ebbene sì – della CGIL.  L’ex sindacato comunista “dei lavoratori”, avendo  abbandonato allo sfruttamento ipercapitalistico questi ultimi,  si ricicla come Mammana  Collettiva.  “Una sentenza importante”, ha plaudito la capo-mammana Camusso. La madama, a nome del suo sindacato, ha denunciato  l’Italia perché, dato l’alto numero di “medici obiettori”,  alle “donne” viene negato “il diritto all’interruzione di gravidanza – e questa è una “violazione della legge 194”  e del  loro “diritto alla salute” sancito dalla Carta Sociale europea (Art.11, diritto alla salute).

Per di più,  la Camusso ha denunciato che i medici  e infermieri abortisti soffrono di “discriminazione”.  Una tesi accolta come vera dal Consiglio UE, il quale  fa notare “che i medici che praticano l’aborto si limitano a rispettare la legge, per questa ragione ogni disparità di trattamento nei loro confronti è da ritenersi immotivata”.  Le “donne” poi, “costrette a recarsi in strutture distanti decine di km da casa o a rivolgersi al servizio privato”,  poverine, mettono “In pericolo la salute”.  Peggio: “ In molti casi la donna che intende esercitare un suo diritto abortendo viene dissuasa o spinta a desistere per via dei numerosi ostacoli”.

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Un manifesto per la persecuzione

Si tratta di pure e semplici menzogne, come  è costante da parte di questo organo ideologico che promuove il  totalitarismo della dissoluzione, ossia a  un sistema giuridico  chiuso e totale che renda obbligatorie per legge tutte le pratiche aberranti (dai “diritti”degli invertiti al gender) e  proibisca per legge. “l numero dei punti Ivg [interruzione volontaria della gravidanza, ndr.] paragonato a quello dei punti nascita, mostra che mentre il numero di Ivg è pari a circa il 20% del numero di nascite, il numero di punti Ivg è pari al 74% del numero di punti nascita, superiore, cioè, a quello che sarebbe rispettando le proporzioni fra Ivg e nascite. Confrontando poi punti nascita e punti Ivg non in valore assoluto, ma rispetto alla popolazione femminile in età fertile, a livello nazionale, ogni 5 strutture in cui si fa un`Ivg, ce ne sono 7 in cui si partorisce”. Così Avvenire: “Le interruzioni di gravidanza volontarie vengono effettuate nel 60% delle strutture disponibili”.Se gli aborti calano, è per la diffusione universale dei contraccettivi  e anche per lì isterilimento di una popolazione vecchia, o che non si può più sposare per la precarietà del  lavoro.  O che  non ha più motivi per riprodursi, avendo perso le risorse interiori   essenziali.

Genova, 14 05 2008 davanti all'ospedale galliera protesta di alcune associazioni e dei centri sociali per le parole del papa contro l'aborto e per la culla per la vita messa al galliera foto a&g
Femministe contro i medici obiettori

Ma  che importa?  Quel che dà veramente fastidio al sistema totalitario  è che in Italia ’80 per cento dei medici sono obiettori”:  son questi che vanno “obbligati” a   commettere il delitto che   rifiutano.  Il “diritto” all’aborto delle “donne”   vale di più del diritto dei sanitari all’obiezione.  Essi stanno violando “una legge dello Stato”! Ecco una “situazione gravissima” che deve finire.  Il loro preteso “diritto”deve essere calpestato. Non verrà più riconosciuto.

Naturalmente questa non è ancora una “sentenza”, come ha detto un po’ troppo presto la  Mamma Camusso non essendo il Consiglio un tribunale, né un ente chiaramente definibile. Ma è chiaro che si punta a quello: vietare per legge la reazione normale dello normali coscienze, e obbligarle a compiere l’atto aberrante che è un diritto delle “donne”.  Più indiscutibile e cogente del “diritto” di un’anima a non fare il male.

E  non è un caso che questa pseudo-“sentenza” sia stata diffusa  – e strombazzata dai media-  nel momento stesso in cui El Papa  emana la sua  “Amoris Laetitia”, anch’essa  laudatissima dai media.  In essa non si tratta  solo di ammettere all’Eucarestia i divorziati risposati;   come ha detto  un cardinale, Caffarra, “Si introduce una consuetudine che a lungo andare determina questa idea nel popolo non solo cristiano: non esiste nessun matrimonio assolutamente indissolubile” .  Già  in sé la questione è tale, che la maggior parte della popolazione  – non esclusa la maggioranza dei cattolici attuali –   non ne capisce la pericolosità, e plaude alla misericordia e alla carità di El Papa contro gli arcigni “farisei dal cuore chiuso”,  controllori “della lettera delle Legge contro lo spirito. Lo si fa’ con un trucco di vecchia data, risalente al Concilio: si ribadisce la dottrina, in astratto, ma poi si ammette che “in certi casi”  concreti  sia possibile violarla; casi che nemmeno  vengono indicati, perché “ non ci si deve aspettare [ dalla Chiesa]  una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi”.  Tutto è lasciato al discernimento personale, “al foro interno”; ciascuno giudichi da sé  se la sua convivenza   gli consenta di fare la Comunione. Ci sono un  sacco “di casi difficili e famiglie ferite”  che sono attenuanti.  E  «A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa» (§305),

Secondo un cardinale, questa è  “una porta secondaria abilmente occultata per profanare il Sacramento del Matrimonio e dell’Eucaristia”.  Secondo un altro, Schonborn l’ultra modernista (e grande elettore di Bergoglio),  «La mia grande gioia per questo documento  sta nel fatto che esso  supera l’artificiosa, esteriore, netta divisione fra regolare e irregolare».

Ma è esattamente ciò che vogliono e promuovono le centrali del totalitarismo della dissoluzione  come il Consiglio d’Europa e i suoi complici ‘democratici’, dalla Cirinnà alla Camusso: “cancellare la distinzione fra regolare e irregolare”, per poi obbligare all’irregolare anche chi non vuole.  In pratica, l’attitudine che ha indotto El Papa a dire:  la dottrina sul matrimonio è riconfermata, ma   sono possibili eccezioni, si applica – a maggior ragione – all’aborto.  Quanti “casi dolorosi”, “situazioni particolari” da giudicare”nel foro interno”  giustificano l’uccisione del bambino nel ventre dalla madre? Da giudicare “con misericordia” sapendo che Cristo non condanna mai  nessuno?

Per i medici credenti,  questo significa una cosa precisa quando verrà l’ordine di “obbedire alla 194 che è una legge dello Stato”,  altrimenti si sarà  espulsi dal Servizio Sanitario, non avranno da sperare in una difesa da parte della Chiesa Cattolica, ai cui comandamenti fanno  riferimento per legittimare la loro disobbedienza  civile.   Il loro diritto  (all’obiezione) diventa inferiore al “diritto delle donne all’aborto”; la libertà dei medici può venir conculcata in nome della  “libertà” di queste.  L’arbitrio ha il primato sul comandamento El Papa stesso potrà ritorcere contro i medici obiettori l’argomento che ha già fulminato contro i preti che esitassero a dare la Comunione ai risposati: “Un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone”. Così un medico sarà invitato a procurare aborti,  come  gli chiede la legge e la Camusso, “Perché è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato,  non si sia oggettivamente colpevoli”, a causa di “fattori attenuanti”  (sto citando frasi del  documento bergogliano).

Se la convivenza adulterina viene definita dal documento papale «la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo» (Amoris laetitia, 303),  non si vede perché  anche l’aborto non sia “ciò che Dio sta chiedendo” alla ragazza-madre  rimasta incinta.

Ovviamente lo stesso vale per l’eutanasia. E perché non per la pedofilia?

Su questo comincerà la persecuzione dei medici e sanitari obiettori . Persecuzione per la fede.  Saranno discriminati e si farà pressione  si di loro, minacciandone la carriera e l’emolumento,  perché commettano gli atti che nella loro coscienza sono delitto e omicidio.  Del resto,i credenti sono ormai così pochi, che la loro testimonianza e le loro sofferenze non incontreranno alcuna simpatia nella società.  Anzi l’opinione pubblica sarà contro di loro in massa –  non c’è  nulla  di cui i poteri totalitari non possono convincere l’opinione pubblica con apposite tecniche, come si è visto nel caso delle “nozze gay”  e nella teoria del gender –  anche perché “disubbidiscono a Francesco”, che è così buono.

O forse non  se ne accorgerà nemmeno, l’opinione pubblica. Perché non si creda che il Totalitarismo della Dissoluzione  perseguiterà i cristiani  coi vecchi metodi, il colpo alla nuca o mandandoli a farli divorare  dalle belve al circo; non sono così ingenui. I nuovi martiri non avranno la gloria di spargere il sangue.  Del resto, come disse Hitler proprio dei cattolici, “non voglio dei martiri, preferisco degli apostati”.  Gli atti di apostasia potranno essere  innumerevoli, e ignorati, nell’apostasia generale dei popoli europei giunti al capolinea della loro storia. La  loro storia è infatti cristiana; finita quella, saranno calpestati come il sale divenuto insipido.  Un  continente che sé voluto liberare dalla sottomissione alle leggi di Dio, sarà sottomesso dai wahabiti,   e da loro riceverà la legge.

© Roberto Monaldo / LaPresse 08-03-2008 Roma Interni Manifestazione organizzata da Cgil, Cisl, Uil, in occasione della Festa della Donna Nella foto Manifestanti
Manifestazione Cgil, Cisl, Uil

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Immigrazione incontrollata. Soggezione europea, sudditanza italiana

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Risultati immagini per immigrazione incontrollatadi Gianni Petrosillo

Gli esseri umani sono tutti fratelli. Come Caino e Abele. Se si affrontano temi socialmente critici e geopoliticamente rilevanti, come l’immigrazione, con la retorica antitetico-polare dei buonisti di sinistra e dei cattivisti di destra l’unico effetto che si ottiene è la rissa tra polli. Le zavorre culturali degli uni e degli altri, in singolar tenzone, ci sviano dalla questione aumentando la confusione. Il politicamente corretto di sinistra e il rozzamente scorretto di destra sono due facce della stessa medaglia. Tout se tient, diceva De Saussure.
L’immigrazione può essere una risorsa ma anche un serio problema. Ed oggi è, soprattutto, un fenomeno fuori controllo. Non tutti quelli che arrivano da noi possono essere accolti e integrati, anche se nessuno dovrebbe essere trattato da cane. Chi non ha le carte in regola deve essere, educatamente, riportato indietro per il suo bene e per il nostro. Se volessimo prevenire i guai dovremmo addirittura abbattere i barconi prima della partenza e smetterla di usare i nostri mezzi costieri come traghetti. Servono al pattugliamento delle acque territoriali e come tali devono essere utilizzati. Continua a leggere

La democrazia ai tempi di Panama

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di Massimo Fini

2136“Ora che il governo della Repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti, re e tetrarchi sono divenuti vassalli loro, a loro popoli e nazioni pagano tributi: noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione, senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la Repubblica esistesse davvero. Ma chi, chi se è un uomo, può ammettere che essi sprofondino nelle ricchezze e che sperperino nel costruire sul mare e nel livellare i monti, e che a noi manchi il necessario per vivere? Che essi si vadan costruendo case e case l’una appresso all’altra e che noi non si abbia in nessun angolo un tetto per la nostra famiglia? Per quanto comprino dipinti, statue, vasellame cesellato, per quanto abbattano edifici appena costruiti per ricostruirne altri, insomma per quanto dilapidino e maltrattino il denaro pubblico in tutti i modi pure non riescono a esaurire la loro ricchezza con i loro infiniti capricci. Per noi la miseria in casa, i debiti fuori, triste l’oggi, spaventoso il domani. Che abbiamo, insomma, se non l’infelicità del vivere?”. Continua a leggere

Siria: la liberazione di Al Qaryatayn

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1037783349Segnalazione del Centro Studi Federici

L’esercito siriano ha liberato Al Qaryatayn. L’anticità città assiro-cristiana era stata occupata ad agosto dall’ISIS
 
Al Qaryatayn è un’antica città situata nella Siria centrale. La popolazione si divide tra cristiani ed arabi sunniti. Per questo motivo Qaryatayn è conosciuta come città assiro-cristiana (siriaco-cristiana). Meno famosa della vicina Palmira, la città conserva numerose vestigia dell’antica classica. Fra i resti più famosi comprende i “Bagni di Saba”. Durante la dominazione romana Qaryatayn era conosciuta come un luogo di cura ed era una roccaforte della cavalleria legionaria romana. Allo stesso periodo risalgono colonne corinzie e ornamenti di marmo. Alla prima età cristiana risale il monastero di Mar Elian, datato al V secolo, e conosciuto anche come monastero di San Giuliano d’Emesa.

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Estrema “gratitudine” espressa ad Israele dai terroristi in Siria per l’aiuto prestato loro

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Risultati immagini per Israele terroristadi Maurizio Blondet

Il Canale 2 della televisióne israeliana ha segnalato che le autorità israeliane hanno prestato assistenza a più di 2.100 terroristi feriti che appartengono a distinti gruppi , includendo il Fronte al Nusra (il ramo di Al Qaida en Siria).
I media israeliani hanno rivelato che lo Stato di Israele sta prestando assistenza nei suoi ospedali ai terroristi jihadisti feriti con la finalità di curarli e permettere loro di tornare a combattere contro le forze dell’esercito siriano.

Gli stessi media israeliani hanno indicato che le ambulanze, che prelevano i terroristi e feriti e trasferiscono questi negli ospedali, svolgono questo servizio con discrezione per evitare le proteste e gli attacchi (già verificatisi in passato) da parte della popolazione del Golan occupato che non vedono di buon occhio questo aiuto che Israele presta ai terorristi. Continua a leggere

Report: «Zonin ormai nullatenente»

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Report: «Zonin ormai nullatenente»

gabanelli report

Nella storica trasmissione di Rai Tre condotta da Milena Gabanelli è andato in onda lo speciale sulle Banche Popolari. L’inchiesta, realizzata da Giovanna Boursier, ha dedicato ampio spazio anche alla BpVi. La giornalista non è però riuscita ad intervistare Gianni Zonin: l’ex presidente della banca é in Sudafrica e non rilascia interviste. Secondo Report, Zonin starebbe in questo momento cedendo parte delle sue società nonché gli immobili ai figli, diventando nullatenente.

Ampio spazio anche ai soci più arrabbiati. «Ci hanno venduto azioni come se fossero un investimento sicurissimo, dicendo che la banca era solida» ha affermato Davide Lunardon, come riporta Il Mattino di oggi, mentre Elisabetta Gatto ha ribadito: «ce le hanno vendute come oro. La mia mamma deve pagare la casa di riposo, non abbiamo soldi». Sul valore delle azioni, Boursier ha dovuto rivolgersi a Bankitalia e Bce, la cui capo vigilanza, Danièle Nouy, ha ricordato come le ispezioni siano partite nel 2014, dopo aver rilevato «un grande problema di sofferenze, dimensioni e governance».

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“Prete” blasfemo organizza pranzo islamico e corsi di arabo in parrocchia

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Pranzo interreligioso a Ventimiglia

Oscena la deriva irenista della chiesa, con alcuni suoi ‘parroci’ ormai degradate a macchiette dell’invasione islamica. Il parroco Francesco Marcoaldi, di Ventimiglia, già invasa da orde di clandestini, ha regalato i locali della propria parrocchia ai coloni islamici locali islamizzare i bambini. Ufficialmente, li chiamano “corsi di arabo per bambini”. E il gallo nemmeno ha iniziato a cantare.

Per ringraziarlo della marchetta interreligiosa, si è tenuto nei locali della Parrocchia di San Nicola, a Ventimiglia un pranzo halal. “E’ stato un modo per ringraziarci – ha affermato senza vergogna don Francesco -. Un pranzo in famiglia offerto dalla locale comunità islamica, come segno di gratitudine per aver offerto loro i locali per la scuola”.

“Sono molto grato – ha dichiarato l’Imam – per quello che sta facendo la parrocchia e mi ha meravigliato il fatto di trovare subito le porte aperte”. Ora le chiamano ‘porte’.

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In guerra contro Al Sisi. Ce lo chiede Regeni. Anzi Obama

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“Gentiloni ritira l’ambasciatore dal Cairo. La  mamma di Regeni: non ci fermeremo”.  Bombarderemo l’Egitto per mamma Regeni?  Niente di impossibile dati i precedenti: dopotutto, la politica estera anti-siriana l’hanno dettata al paese  le due Vanesse, obbligandoci a finanziare i terroristi loro amici con 6 milioni (e forse più).  Eppure la cosa non cessa di apparire demenziale. Un amico giornalista mi chiedeva l’altro ieri:  “Perché secondo te continuano  menarla con Regeni, in tv, radio giornali? Non l’hanno mai fatto..”.

Adesso si sta chiarendo. Un articolo di Guido Rampoldi su Il Fatto (un giornalista amerikano  per un giornale sempre più amerikano  sotto Peter Gomez) sunteggia: Al Sisi , il mostro fascista, il Pinochet cairota,  è debole, non forte.   Ha deluso la sua stessa borghesia. L’Occidente ha deciso che restituire l’Egitto ai Fratelli Musulmani è meglio. D’accordo, i Fratelli Musulmani non sono democratici  né tanto civili, però  loro al potere “sbarreranno la strada all’IS”.

Questo sarebbe il “ragionamento”. Dietro a cui c’è questo:  Obama ci riprova, a dare l’Egitto ai Fratelli Musulmani. Stermineranno gli ultimi cristiani copti, ma Al Sisi va rovesciato perché è  amico di Mosca (in neolingua: “non partecipa alla lotta contro IS”). Ora si chiarisce qualcosa: anche il fatto che “i servizi egiziani” abbiano fatto trovare il cadavere dell’ingenuo agente britannico (a sua insaputa?) , anche se hanno tutti i mezzi per far sparire un corpo per sempre.  Magari,  con questo sapiente errore, questi “servizi” si sono garantiti un futuro anche sotto il governo amerikano dei Muslim Brothers.

Attenzione, perché  anche Renzi è vicino a fare la stessa fine:  s’è giocato tutto per tenere buoni rapporti con Al Sisi, ed ha perso. Non piace a Bruxelles né a Berlino. E anche all’Occidente, non piace. Troppo vicino a Mosca. Aspettate  rallegravi, voi che fate politica con la pancia (o quel che sta sotto): ci daranno un capo di governo più allineato, il quarto non votato.

Vi sembra inverosimile, lo so. Ma  cito il blogger e acuto analista strategico Bruno Ballardini, che a caldo ha buttato lì: “Dopo la Siria, anche l’Egitto è diventato per noi uno stato-canaglia. Ma non siamo noi che abbiamo deciso. Noi prendiamo ordini dagli Usa. Entreremo in guerra perché lo vogliono gli Usa. Al Sisi verrà fatto cadere e l’Egitto verrà preso dalle opposizioni islamiche sostenute dai sauditi e dagli Usa. Regeni è stato l’agnello sacrificale di una criminale strategia americana per destabilizzare il Medio Oriente”.

Per capire, bisogna riferirsi alla riunione del Consiglio Atlantico, che s’è tenuta a Washington da mercoledì a venerdì scorso. Lì probabilmente è stato deciso tutto. I media ovviamente ne hanno taciuto.

Il riarmo  NATO  in Europa

“E’ il risveglio della minaccia russa” che costringe “l’Europa a riarmarsi”:  così   Jens Stoltenberg, il segretario della NATO, all’uscita dal Consiglio Atlantico.  Per nostra fortuna, rispetto all’anno scorso “quando qui a Washington ha parlato dell’atteggiamento destabilizzante della Russia, della sua preparazione militare e della sua aggressione all’Ucraina” (sic), abbiamo  compiuto progressi significativi: la NATO è più agile e la sua volontà di difesa è più forte.  La forza di reazione NATO è ora tre volte più grande, abbiamo nuove basi nella parte  Est dell’Alleanza (…) Abbiamo iniziato lo sviluppo e la formazione di capacità militare in Georgia, Moldavia e Giordania”.

Il riarmo di Georgia e Moldavia perché  è la Russia ad essere aggressiva, e dunque bisogna minacciarla ai suoi confini; ma la Giordania? “Per proteggere il nostro territorio”, ha detto Stoltenberg, “dobbiamo esser pronti ad agire al di là dei nostri confini.  Molto al di là.  Là, si tratta di “sconfiggere l’IS nelle sue roccaforti in Irak e Siria”, è ovvio. Per questo Stoltenberg ha già preso contatto con il segretario dl Consiglio di Cooperazione del Golfo – una alleanza militare che comprende Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait, Katar, Emirati,  ossia tutti quelli che sostengono l’IS.

In questi nuovi paesi alleati, la NATO  comincerà la sua espansione con “la formazione e il supporto di unità militari locali”. Come in Afghanistan, ha aggiunto lo Stolto, dove “ la NATO è riuscita a fare dell’esercito afghano una unità potente e tecnologicamente ben attrezzata”.

In conferenza stampa, lo Stolto ha dovuto ammettere che “non c’è al momento la minaccia di un attacco russo”,  Però non c’è nemmeno “alcun ritorno alla normalità in Europa,”, perché la Russia non cede la Crimea a Kiev… sicchè stiamo riarmando. Potentemente.  Il bilancio preventivo NATO  per il 2017 prevede spese per 582,7 miliardi di dollari,  mentre il Pentagono stanzi 187 miliardi di dollari per le missioni all’estero, ovviamente per ammassare uomini e truppe a ridosso dell’aggressore.

Immediata la grancassa propagandistica s’è messa a rullare.  Il 6 aprile, sulla  tv francese France 2, è andato in onda un grande e giubilante servizio sul riarmo dei nostri alleati dell’Est: “In Polonia, totale, 40 miliardi di euro! In Estonia si accolgono a braccia aperte le navi della NATO venute in rinforzo nella regione…”.  E “hanno ragione ad essere inquieti. Se siete lettone, estone, polacco e sentite Putin dire che ’bisogna restaurare la potenza della Russia nella sua zona storica d’influenza’  si può effettivamente parlare di minaccia russa. E quelle due operazioni militari in Ucraina e in Siria”. Ancora sic: in Ucraina, quale? E quando mai Putin ha pronunciato la frase che gli si attribuisce?  Se mai ha pronunciato il contrario: “La Russia non sta cercando di riprendersi l’URSS, ma nessuno vuol credere…io vorrei pensare che nessuno al mondo è tanto pazzo da usare le armi nucleari”  (al Telegraph, 21 dicembre 2015).

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/vladimir-putin/12061170/Vladimir-Putin-We-dont-want-the-USSR-back-but-no-one-believes-us.html

Poi France 2 ha mostrato come la Polonia sta spendendo i suoi 40 miliardi aggiuntivi di spese militari (tutta roba Made in Usa).

Polonia, nuovi acquisti
Polonia, nuovi acquisti

Per fortuna, il sito “Les Crises” dell’economista Olivier Berruyer, ha elaborato alcune tabelle che mostrano la forza relativa dell’aggressore (la Russia) e dell’aggredito (NATO): tabelle che ovviamente France 2 non ha mostrato.

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Vi si vede che la NATO spende per abitante,   in preparazione bellica,  il 50%  in più  della Russia. “E voi pensate che i russi ardano dalla voglia di un conflitto con una strutture 7 volte più popolosa e dispone di un bilancio militare dieci volte  superiore?”.

Spese militari UE e Russia
Spese militari UE e Russia

Ma qui Berruyer dimentica:  sono proprio i piccoli stati e più deboli quelli che, periodicamente,  attaccano proditoriamente la Superpotenza e  la costringono a far la guerra.  Caso unico nella storia,  ogni  70 anni o giù di lì gli Usa sono aggrediti da staterelli. A cominciare dal  Messico nel 1836  (“Ricordati di  Alamo”), che costrinse gli Usa ad impossessarai del Texas; continuando nel 1898, quando la Spagna  miserrima, morendo dalla voglia di impegnarsi in una guerra  dall’altra parte dell’Atlantico contro la potenza americana che aveva la flotta in Florida, a 70 miglia da Cuba, cosa fece? Fece saltare il Maine, la corazzata american che era giusto in visita a Cuba. Così gravemente offeso, il presidente Theodor Roosevelt fu costretto a strappare a Madrid  Cuba, ultimo lacerto dell’impero spagnolo, e già che c’era, anche a liberare le Filippine, nel Pacifico, esercitandovi poi una democratica occupazione. E come dimenticare  i cattivi tedeschi che nel 1917, non avendo abbastanza nemici,  vollero a tutti i costi affondare il Lusitania, forzando la pacifica America ad intervenie nella grande guerra?  Poi, si sa, c’è stato il Giappone che ha sfidato l’America  a Pearl Harbor; il Vietnam nell’Incidente del Tonkino sfidò la pacifica America un’altra volta,  e giù guerra.

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E’ proprio perché la Russia è  (secondo loro) debole –  the hollow superpower, ha valutato l’Economist –

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che  l’America sarà  attaccata da essa, vedrete.  Basta una nuova Pearl Harbor in Europa.

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Negazionismo, ok del Senato al ddl «Pene fino a tre anni di carcere»

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Vietate anche l’apologia e la minimizzazione della Shoah, dei genocidi, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra. Gattegna (Ucei): «Pagina importante»

di Redazione Online

La cerimonia delle candele, a Birkenau, in occasione dei settant’anni della liberazione del campo di Auschwitz -Birkenau  (Ap/Alik Keplicz) La cerimonia delle candele, a Birkenau, in occasione dei settant’anni della liberazione del campo di Auschwitz -Birkenau (Ap/Alik Keplicz)

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Il Senato dice sì al ddl contro il negazionismo che ora deve passare all’esame della Camera. I sì sono stati 234, 8 gli astenuti e 3 i no. Il disegno di legge punisce il negazionismo, l’apologia e la minimizzazione della Shoah, dei genocidi, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra con la reclusione fino a tre anni. I primi firmatari del disegno di legge sono stati Silvana Amati, senatrice del Partito democratico, e Lucio Malan, senatore di Forza Italia, cui si sono aggiunti molti altri parlamentari appartenenti a diversi schieramenti politici.

Gattegna: «Si scrive una pagina importante»

«Si scrive una pagina importante nella storia del nostro Paese. Un provvedimento che costituisce un baluardo per la difesa della libertà di tutti, mirato a colpire i falsari che tentano di negare la Shoah, di offenderne le vittime e di colpire chi difende il valore universale della Memoria. La norma è il frutto di una lunga collaborazione tra le istituzioni e le Comunità ebraiche e porterà all’attuazione anche in Italia della Decisione quadro europea 2008/913/GAI, che obbliga gli Stati membri a combattere e a sanzionare penalmente certe forme ed espressioni di razzismo, xenofobia e dell’istigazione all’odio» interviene in una nota, il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, che ringrazia i parlamentari che si sono impegnati per il ddl e il presidente del Senato Pietro Grasso. Gattegna precisa anche che «l’impegno dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, in collaborazione con la Comunità ebraica di Roma, è stato quello di predisporre assieme al Parlamento un disegno di legge che non configuri un reato d’opinione, ma vada a colpire atti lesivi della dignità umana – prosegue la nota -. Su questo principio si fonda il testo di legge approvato al Senato, che costituisce un argine contro chi vuole distorcere la Storia al fine di seminare odio e antisemitismo. Uno strumento normativo che non si sostituisce, bensì integra il ruolo fondamentale dell’educazione – aggiunge – l’unica azione in grado di prevenire che le nuove generazioni vengano avvelenate da versioni strumentalmente alterate dei fatti storici».

La commozione di Pacifici

«Ci sono voluti mesi di duro lavoro e un ampio dibattito sia in Commissione Giustizia sia in Aula, ma alla fine il primo grande passo è compiuto. È un atto che ci commuove, perché la mente va soprattutto a tutti quei sopravvissuti che hanno dato e ancora danno la loro vita per raccontare alle future generazioni l’orrore della macchina della morte nazista e l’inferno dei campi di sterminio. Negare ciò che loro hanno vissuto, negare la Shoah, deve essere punito perché altro non è che la massima espressione moderna dell’odio nei confronti degli ebrei» afferma, in una nota, il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici.

Grasso: «Passo decisivo»

«L’approvazione del disegno di legge sul reato di negazionismo ad amplissima maggioranza, quasi all’unanimità, conferma l’intenzione, da parte delle istituzioni repubblicane, di compiere un ulteriore e decisivo passo nel contrasto a tutte le forme di offesa alle vittime e di negazione di quella terribile pagina della nostra storia che è stata la Shoah»scrive inoltre il presidente del Senato Grasso in una lettera inviata a Renzo Gattegna. Grasso,che era presente, insieme con il presidente dell’Ucei, il 27 gennaio scorso ad Auschwitz, per la commemorazione dei settant’anni dalla liberazione, si definisce «sinceramente orgoglioso» per la votazione avvenuta nell’Aula di Palazzo Madama, e aggiunge: «Come presidente del Senato ho più volte espresso la necessità di dotarci di una legge che introducesse il reato di negazionismo: l’Italia finalmente esprime in maniera chiara l’adesione agli orientamenti normativi presenti in altri Paesi e già in vigore a livello europeo».

Il testo del ddl

Più in dettaglio, il testo approvato dal Senato prevede che incitare pubblicamente a commettere un delitto sarà tanto più grave se l’istigazione si fonderà sulla negazione della Shoah, dei crimini di guerra o contro l’umanità. Il provvedimento modifica l’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, la cosiddetta legge Reale, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale. Con le nuove regole riscritte nella commissione Giustizia presieduta da Francesco Nitto Palma, il Senato, trasformando il negazionismo in un’aggravante anziché in un reato (come prevedeva il testo precedente che in un primo momento si voleva votare addirittura in sede deliberante), ha voluto salvaguardare la libertà di espressione e ha voluto evitare limiti o restrizioni alla ricerca storica. Per evitare l’introduzione di un reato di opinione, insomma, si prevede, attraverso un intervento sulla legge Reale, un’aggravante di pena di tre anni se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento a commettere atti di discriminazione razziale si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dallo statuto della Corte penale internazionale. Contestualmente si è ridotto da cinque a tre anni il limite massimo della pena per chiunque pubblicamente istighi a commettere delitti.

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Sinodo, la decisione di Bergoglio: comunione possibile per i divorziati risposati

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Pubblicata l’esortazione ‘Amoris Laetitia’ che tira le somme del dibattito nella Chiesa sulla famiglia. Bergoglio invita a valutare caso per caso e chiede “autocritica” per le rigidità del passato. Sottolinea che non è più peccato mortale vivere situazioni “irregolari”. Ribadito il no agli anticoncezionali: “Ma il sesso è un dono per gli sposi, non un male permesso”

di ANDREA GUALTIERI

Sinodo, la decisione del Papa: comunione possibile per i divorziati risposati(ansa)CITTA’ DEL VATICANO – Le condizioni sono molto rigide perché “in nessun modo la Chiesa deve rinunciare a proporre l’ideale pieno del matrimonio”. Ma la porta d’accesso ai sacramenti per chi vive situazioni familiari “irregolari”, compresi i divorziati risposati, si è aperta. La decisione del Papa è scritta nella ‘Amoris Laetitia’, l’esortazione apostolica firmata il 19 marzo e pubblicata oggi, con la quale si sancisce il punto d’arrivo dell’analisi sulla famiglia voluta da Francesco e portata avanti per più di due anni. Con un testo di 260 pagine, suddiviso in 9 capitoli e 325 paragrafi, nel quale si citano anche Borges e Martin Luther King, il pontefice affronta tutte le criticità che hanno messo in crisi la pastorale contemporanea: dai fallimenti matrimoniali all’omosessualità, dalle unioni civili alla contraccezione. Bergoglio tira le somme delle riflessioni che, nel sinodo straordinario del 2014 e in quello ordinario dell’ottobre scorso, hanno acceso i toni tra i presuli, tanto da spingere lo stesso pontefice, nella premessa del suo documento, a rilevare che i dibattiti, “perfino tra i ministri della Chiesa”, vanno “da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche”.

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IL«PAPA BUONO»: «MISSING LINK» DELL’INVOLUZIONE FINALE

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Roncalli . missing linkL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Spiego la scelta di questi termini a partire da «involuzione», il contrario di evoluzione per l’essere umano; declino di quel che gli è speciale perché creato a immagine e somiglianza di Dio: l’intelligenza e la volontà, alla base della fede integra e pura.

Come da articoli precedenti, questa visione trova base evangelica nella meditazione della frase di Gesù: “Quando il Figlio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?” (Lc 18, 8). Essa rimanda al tempo della fine del mondo, quando le difficoltà di credere saranno crescenti, forse fatali, per la sopravvivenza della fede per cui l’uomo è stato creato – difficoltà perfino (se non specialmente) nei chierici a essa votati. Continua a leggere

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