Coerenza del Fare! sulla famiglia…

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di Federico Prati

Luciano e Mauro, primi «sposi» gay «Sarà Tosi ad unirci a fine estate»

Insieme da ben 37 anni, hanno prenotato la Casa di Giulietta. «Lo facciamo per essere un esempio»

VERONA «Non lo facciamo per noi. O meglio: non solo per noi. Noi abbiamo già tutto. Viviamo insieme da anni, condividiamo quello che abbiamo, stiamo bene così. Lo facciamo per essere un esempio». Luciano e Mauro, ecco i nomi dei primi «sposi» omosex a Verona, anche se di matrimonio in senso stretto non si può parlare. Ma ci sarà il rito, identico a quello civile, e ci sarà anche la location, una di quelle di Sposami a Verona, quasi certamente la Casa di Giulietta. C’è anche la data di massima: fine agosto, e gli slittamenti sembrano improbabili, data l’accelerazione del governo per rendere operativi i decreti attuativi della legge Cirinnà. C’è, infine, il celebrante: il sindaco Flavio Tosi. «Abbiamo saputo che ci tiene ad essere lui ad officiare la prima unione civile, e a noi sta benissimo». Anche se uno dei due sposi, Luciano Mazzucato, 63 anni, politicamente è un avversario, militando da anni nel Partito democratico, per il quale è consigliere in prima circoscrizione. «Per la cerimonia si era reso disponibile Vincenzo D’Arienzo (deputato del Pd, ndr), nostro caro amico, che non se la prenderà per questa “sostituzione”. – commenta la coppia -. È giusto che sia il primo cittadino, e c’è da dire che da qualche anno a questa parte, Tosi si è aperto molto su questi temi».

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Clinton/Trump: Il Paradosso e il Boomerang

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CLINTON TRUMP

Il Paradosso e il Boomerang.

 

di Sergio Di Cori Modigliani

 

Il paradosso del boomerang è il teorema base della surrealtà che viviamo. Tale paradosso (che possiamo anche chiamare paradang) equivale al prodotto dei due quadrati del paradosso e del boomerang. Una mente geniale, profonda e sottile come quella di Pitagora, sarebbe senz’altro in grado di spiegarlo anche in termini matematici. Non essendo il sottoscritto uno scienziato competente in queste materie, ho scelto di usare il teorema del paradosso come strumento critico di interpretazione della realtà applicandolo alla politica e alla società.  

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Addio Derrick, adesso sei tu il cattivo!

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Segnalazione di Federico Prati

La tv tedesca ha bandito per sempre Horst Tappert, l’attore che per anni ha interpretato l’ispettore Derrick nel fortunato telefilm tedesco.

Il motivo? Il suo passato nelle Waffen-SS.

Come vedete, la Germania ha scelto la tolleranza e libertà di opinione per difendersi dall’allarme terrorismo. Proprio così…

(www.repubblica.it) – Casi risolti spesso con la testa invece che con la pistola. Era questo uno dei segreti del successo dell’ispettore Derrick. La mancanza di violenza, la psicologia come strumento principale di analisi. Per decenni il commissario dall’aria triste ha incantato milioni di telespettatori non solo in Germania, ma in tantissimi altri paesi. E le televisioni continuano a proporlo: la Norvegia, ad esempio, sta trasmettendo in questo periodo un episodio al giorno. In patria, invece, per un eccesso di isterìa della tv pubblica, sarà bandito per sempre. Lo ha ammesso con Bild il portavoce dell’emittente Zdf: “Non lo avremo più in programma”; ha spiegato Peter Gruhne.

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Migranti, la ricetta Soros: “L’Ue si tassi e ne accolga 300mila l’anno”

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soros

Il finanziere si è espresso con un articolo su Foreign Policy

“L’Unione europea dvrebbe stabilire un target garantito di almeno 300.000 rifugiati dal Medio Oriente da accogliere e inserire in Europa ogni anno. Un totale che, si spera, potrebbe essere accolto anche da altri Paesi extra-europei. Ciò dovrebbe essere sufficiente a dissuaderli dal rischiare la vita cercando di attraversare il Mediterraneo, specialmente se il raggiungere l’Europa in modo illegale, tramite l’aiuto degli scafisti, comportasse l’esclusione a che venga loro riconosciuto lo status di autentici richiedenti asilo”. Così il finanziere americano George Soros, in un articolo scritto per Foreign Policy, a proposito dell’emergenza migratoria in Europa.

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Don Bosco: “Dopo la venuta di Gesù Cristo gli ebrei non possono più salvarsi senza credere in Lui”

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Due giovani amici: San Giovanni Bosco e un ragazzo ebreo. Un dialogo… tutto da rileggere!

I Santi ci insegnano la via del Cielo. Mi hanno insegnato a leggerne la vita e a leggerne gli scritti, per star certo di ciò di cui mi nutro.

Così insegnava San Filippo: bisogna alternare la lettura delle vite dei Santi con la lettura degli scritti dei santi.

Stiamo preparandoci alla festa di San Giovanni Bosco e, stasera, leggendo il testo delle Memorie dell’Oratorio scritte dal Santo, mi sono imbattuto in questo brano. Racconta di un giovane San Giovanni Bosco, a dialogo con un suo caro amico, un giovanetto ebreo, di nome Giona.
Mi ha colpito per la chiarezza dell’insegnamento, l’efficacia della testimonianza, l’abbandono di ogni rispetto umano in favore della verità di Cristo:- Noi ebrei non possiamo salvarci?
– No, mio caro Giona, dopo la venuta di Gesù Cristo gli ebrei non possono più salvarsi senza credere in Lui.

Ma leggete tutto il racconto di San Giovanni Bosco:

10. L’ebreo Giona

L’anno di umanità, dimorando nel caffè dell’amico Giovanni Pianta contrassi relazione con un giovanetto ebreo di nome Giona.” Esso era sui diciotto anni, di bellissimo aspetto; cantava con una voce rara fra le più belle. Giuocava assai bene al bigliardo ed essendoci già conosciuti presso al libraio Elia, appena giungeva in bottega, dimandava tosto di me. lo gli portava grande affetto, egli poi era folle per amicizia verso di me. Ogni momento libero egli veniva a passarlo in mia camera; ci trattenevamo a cantare, a suonare il piano, a leggere, ascoltando volentieri mille storielle, che gli andava raccontando.

Un giorno gli accadde un disordine con rissa che poteva avere tristi conseguenze, onde egli corse da me per avere consiglio. «Se tu, o caro Giona, fossi cristiano, gli dissi, vorrei tosto condurti a confessarti; ma ciò non ti è possibile».
– Ma anche noi, se vogliamo, andiamo a confessarci.
-Andate a confessarvi, ma il vostro confessore non è tenuto al segreto, non ha potere di rimettervi i peccati, né può amministrare alcun sacramento.
– Se mi vuoi condurre, io andrò a confessarmi da un prete.
– Io ti potrei condurre, ma ci vuole molta preparazione.
– Quale?
– Sappi che la confessione rimette i peccati commessi dopo il battesimo;
perciò se tu vuoi ricevere qualche sacramento bisogna che prima di ogni altra cosa tu riceva il battesimo.
– Che cosa dovrei fare per ricevere il battesimo’?
– Istruirti nella cristiana religione, credere in Gesù Cristo vero Dio e vero
uomo. Fatto questo tu puoi ricevere il battesimo. – Quale vantaggio mi darà poi il battesimo`?
– Il battesimo ti scancella il peccato originale ed anche i peccati attuali, ti apre la strada a ricevere tutti gli altri sacramenti, ti fa insomma figliuolo di Dio ed erede del paradiso.
– Noi ebrei non possiamo salvarci’?
– No, mio caro Giona, dopo la venuta di Gesù Cristo gli ebrei non possono più salvarsi senza credere in Lui.
– Se mia madre viene a sapere che io voglio farmi cristiano, guai a me!
– Non temere, Dio e padrone dei cuori e se egli ti chiama a farti cristiano,
farà in modo che tua madre si contenterà o provvederà in qualche modo per
l’anima tua.
– Ma tu che mi vuoi tanto bene, se fossi al mio posto, che faresti?
– Comincerei ad istruirmi nella cristiana religione, intanto Dio aprirà la via a quanto si dovrà fare in avvenire. A questo scopo prendi il piccolo catechismo e comincia a studiarlo. Prega Dio che ti illumini e che ti faccia conoscere la verità.

Da quel giorno cominciò ad essere affezionato alla fede cristiana. Veniva al caffè e fatta appena una partita al bigliardo cercava tosto di me per discorrere di religione e del catechismo. Nello spazio di pochi mesi apprese a fare il segno della S. Croce, il Pater, Ave Maria, Credo ed altre verità principali della fede. Egli ne era contentissimo ed ogni giorno diventava migliore nel parlare e nell’operare.

Egli aveva perduto il padre da fanciullo, la madre di nome Rachele aveva già inteso qualche voce vaga, ma non sapeva ancora niente di positivo. La cosa si scoprì in questo modo: un giorno nel fargli il letto ella trovò il catechismo che suo figlio aveva inavvedutamente dimenticato tra il materasso ed il saccone. Si mise ella a gridare per casa, portò il catechismo al rabbino e sospettando di quello che era di fatto, corse frettolosa dallo studente Bosco, di cui aveva più volte udito a parlare da suo figlio medesimo. Immaginatevi il tipo della bruttezza ed avrete un’idea della madre di Giona. Era cieca da un occhio, sorda da ambe le orecchie; naso grosso; quasi senza denti, labbra esorbitanti, bocca torta, mento lungo ed acuto, voce simile al grugnito di un poledro. Gli ebrei solevano chiamarla col nome di maga Lili [Lilith], col quale nome sogliono esprimere la cosa più brutta di loro nazione. La sua comparsa mi ha spaventato e senza dar tempo a riavermi prese a parlare così: «Affé che giuro, voi avete torto; voi, sì voi avete rovinato il mio Giona; l’avete disonorato in faccia al pubblico io non so che sarà di lui. Temo che finisca col farsi cristiano e voi ne siete la cagione».

Compresi allora chi era e di chi parlava e con tutta calma risposi che ella doveva essere contenta e ringraziare chi faceva del bene a suo figlio.
– Che bene è mai questo? Sarà un bene a far rinnegare la propria religione?
– Calmatevi, buona signora, le dissi, ed ascoltate: io non ho cercato il vostro Giona, ma ci siamo incontrati nella bottega del libraio Elia. Siamo divenuti amici senza saperne la cagione. Egli porta molta affezione a me; io l’amo assai, e da vero amico desidero che egli si salvi l’anima e che possa conoscere quella religione fuori di cui niuno può salvarsi. Notate bene, o madre di Giona, che io ho dato un libro a vostro figlio dicendogli soltanto d’istruirsi nella religione e se egli si facesse cristiano non abbandona la religione ebraica, ma la perfeziona.
– Se per disgrazia egli si facesse cristiano egli dovrebbe abbandonare i nostri profeti, perché i cristiani non credono ad Abramo, Isacco, Giacobbe, a Mosè né ai profeti.
– Anzi noi crediamo a tutti i santi patriarchi e a tutti i profeti della Bibbia. 1 loro scritti, i loro detti, le loro profezie formano il fondamento della fede cristiana.
– Se mai fosse qui il nostro rabbino, egli saprebbe che rispondere. lo non so né il Misna né il Gemara (sono le due parti del Talinted).” Ma che ne sarà del mio povero Giona?
Ciò detto se ne partì.

Qui sarebbe lungo riferire gli attacchi fattimi più volte dalla madre, dal suo rabbino, dai parenti di Giona. Non fu minaccia, violenza che non siasi usata contro al coraggioso giovanetto. Egli tutto soffrì e continuò ad istruirsi nella fede. Siccome in famiglia non era più sicuro della vita, così dovettesi allontanare da casa e vivere quasi mendicando. Molti però gli vennero in aiuto e affinché ogni cosa procedesse colla dovuta prudenza, raccomandai il mio allievo ad un dotto sacerdote, che si prese di lui cura paterna. Allora che fu a dovere istruito nella religione, mostrandosi impaziente di farsi cristiano, fu fatta una solennità che tornò di buon esempio a tutti i chieresi e di eccitamento ad altri ebrei, di cui parecchi abbracciarono più tardi il cristianesimo.

Il padrino e la madrina furono Carlo ed Ottavia coniugi Bertinetti,” i quali
provvidero a quanto occorreva al neofito che, divenuto cristiano, poté col suo lavoro procacciarsi onestamente il pane della vita. Il nome del neofito fu Luigi

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Migranti gay, la Danimarca rispedisce in Uganda tre donne lesbiche

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Segnalazione di Raimondo Gatto

 

Le autorità di Copenhagen hanno rifiutato la protezione internazionale a tre donne dell’Uganda, dove vige una severissima legislazione contro gli omosessuali.  

Non tutti i migranti gay hanno diritto all’asilo in Europa. La Danimarca ha negato il diritto d’asilo a tre donne lesbiche che fuggivano dall’Uganda, dove vige una severa legislazione contro gli omosessuali.  

A riferirlo è l’agenzia di stampa Ritzau, che racconta come le tre siano state respinte nel Paese d’origine perché la commissione incaricata di valutare la loro storia abbia giudicato il loro racconto insufficiente a garantire la protezione internazionale. 

In Uganda effettivamente il governo ha da tempo inasprito le leggi per punire gli atteggiamenti omosessuali, con l’atto anti- omosessualità del 2014, che ha stabilito l’ergastolo per chi viene sorpreso a consumare rapporti con persone dello stesso sesso (in origine era addirittura prevista la pena di morte).  

La decisione delle autorità danesi è stata aspramente criticata dai gruppi di difesa dei diritti degli omosessuali: “Il rischio di persecuzione di gay e lesbiche, delle loro famiglie e di tutti i loro clan è molto concreto – spiega a Ritzau Hanne Gyberg, del gruppo Lgbt Asylum – Se vengono attaccati, minacciati o addirittura uccisi, gli omosessuali non possono contare sull’aiuto della polizia.”

 

“Crediamo che la decisione della commissione per l’asilo si basi su presupposti sbagliati – conclude la Gyberg – La Danimarca dovrebber riconsiderare questi casi.”

 

Fonte: Il Giornale.it 25 luglio 2016

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Quadri di Verona ostaggi di Poroshenko: chiamate Putin

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FIGURACCIA INTERNAZIONALE PER VERONA, IL CUI SINDACO DONA LA CITTADINANZA ONORARIA A POROSHENKO, PRESIDENTE UCRAINO, MA NON SI SA ANCORA QUANDO TORNERANNO I QUADRI RUBATI A CASTELVECCHIO NEL NOVEMBRE SCORSO. A KIEV E’ STATA ADDIRITTURA ORGANIZZATA UNA MOSTRA CON LE TELE. FONTI DIPLOMATICHE PARLANO DI UN RITORNO IN ITALIA IN AUTUNNO. POROSHENKO LE CONSEGNEREBBE DIRETTAMENTE A RENZI. ENNESIMO SCHIAFFO A TOSI E ALLA CITTA’

 

L’Ucraina si fa beffe dell’Italia e dei veronesi: Renzi, Franceschini e Tosi stanno facendo una figuraccia mondiale

putin poroshenko

Non sapete quanto ci rode, a dover scrivere che siamo l’Italietta di sempre che si fa mettere i piedi in testa perfino da un’Ucraina qualsiasi. E ci rode il doppio a pensare che é Verona, l’epicentro della figuraccia internazionale dei quadri “rubati” due volte. E sì, perché le 17 tele del Museo di Castelvecchio trafugate il 19 novembre 2015, ritrovate il 6 maggio e che sarebbero dovute tornare a casa già ai primi di luglio, sono ancora impacchettate nell’isola di Turunciuk sul fiume Dnestr, dopo essere state esposte a giugno in una mostra a Kiev, “Tesori salvati dell’Italia”, che era già di suo semplicemente offensiva.

Proprio così: offensiva. Perché quei capolavori di Tintoretto, Rubens, Mantegna, Pisanello sono refurtiva, mica un prestito come se ne fanno abitualmente fra musei in giro per il mondo. Sarebbero dovuti tornare al legittimo proprietario immediatamente. Invece, il premier ucraino Petro Poroshenko se l’é tenute, e chi avrebbe la responsabilità di difendere i nostri interessi, il ministro dei beni culturali Dario Franceschini e il sindaco veronese Flavio Tosi, non solo non ha alzato mezzo ditino di protesta, ma é pure volato all’inuagurazione del 13 maggio, per fare riverente atto di «riconoscenza». Ma riconoscenza di che? E’ stato fatto solo quel che si doveva fare: trovare quei dipinti. Ma non si é fatto tutto quel che si doveva fare: riportarli in patria.

Ché poi, fosse almeno servito a qualcosa, genuflettersi al cioccolataio di Kiev. Tosi gli ha regalato anche la cittadinanza onoraria di Verona. Lo ha invitato all’Arena, se verrà di persona ad accompagnare il ritorno del corpo del reato. Ma Poroshenko se n’é strafregato. Allora lo strenuo paladino del buon nome di Verona ha pressato il nostro capo del governo, Renzi, che a sua volta, a latere dell’ultimo summit della Nato a Varsavia, ha chiacchierato della questione con l’ucraino refrattario. Il Pd, per rendersi utile, tramite Alessia Rotta ha invece provato a combinar qualcosa bussando alla porta del braccio destro di Renzi, Luca Lotti, che ha dato una risposta generica prendendo tempo. Risultato di tutto questo tramestìo: zero assoluto. Quei benedetti quadri rimangono in mano di quelle belle lenze degli ucraini. Che ci hanno fatto pure, tutti tronfi, un’esposizione. Oltre al danno, la beffa.

C’é chi ha proposto che vada Vittorio Sgarbi, a riprenderli. Solo che si rischia di buttarla in boutade, con il critico e agitatore culturale, amante dell’arte almeno quanto di se stesso e del gusto di épater le bourgeois (mentre a volte il bourgeois ha ragione: nonostante la politica debba di norma star fuori dal merito delle scelte culturali, a Padova il sindaco Bitonci ha fatto bene, a impiantargli il casino su Toni Negri, il rivoluzionario per fortuna senza più vitalizio). Basti pensare alla sgarbiana mission impossible di riprendersi la Gioconda al Louvre, che poi si é rivelata un’abile mossa pubblicitaria sui social network per reclamizzare un’auto (francese).

No, qui ci vorrebbe qualcuno che fa davvero paura all’ineffabile Poroshenko. Coi prepotenti che si fanno beffe dei diritti altrui bisogna mostrare i denti, non mostrarsi deboli. E l’unico che i denti li ha, e li affonda già in Ucraina, non é certo italiano, tanto meno lo é la macchietta Renzi o il molliccio Franceschini o il tartufesco Tosi. L’unico si chiama Vladimir Vladimirovič Putin. Cari veronesi, appellatevi alla Santa Madre Russia. Almeno con Putin non rischiate di finire presi in giro davanti al mondo intero.

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I “Fratelli Maggiori” vogliono edificare il Terzo Tempio per incoronare il loro “Messia”

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hidalgo

Segnalazione di Federico Prati

 

https://www.youtube.com/watch?v=9LqSLq_rr5k

 

L’incontro sul Terzo Tempio è stato cercato e voluto dall’architetto Sonia Hidalgo Zurita Helena per portare a me i piani per la costruzione del Terzo Tempio. È grazie alla sua grande fede in Dio Onnipotente ed al suo lungo e faticoso lavoro eseguito in umiltà che oggi tutti possiamo ammirare e godere della visione del Terzo Tempio, il Tempio della Pace Eterna.

 

Pace e Benedizione siano con te, Sonia.

 

HYACH MESHCRY EL ZERACHH

 

Relazione del Morè Carmine Davide Delle Donne

 

Desiderio preliminarmente ringraziare la Comunità Ebraica di Roma per l’

accoglienza concessaci e le gentili signore e i distinti signori intervenuti.

I nostri studi, che conduco da oramai più di trent’anni, si sono dall’inizio occupati del Terzo Tempio in Gerusalemme, la sua ricostruzione ed il contesto in cui questo deve avvenire.

Questo tipo di studi rivengono da una antichissima tradizione risalente agli ebrei Dardain, dello Yemen, cui apparteneva il Morè Haim Wenna.

Il nostro percorso di studi è differente da quelli comuni poiché si basa su conoscenze della Torà, del mondo e della natura che non sono né possono essere scritte sui libri, pur essendo compiutamente e perfettamente inscritte nell’alveo della Legge di Mosè nostro Maestro.

Questo incontro, fortemente voluto dall’architetto Sonia Helena e ben volentieri accettato e incoraggiato da noi, si situa nel nostro percorso in un momento in cui, terminata la pubblicazione del testo “IL TERZO TEMPIO” riveniente dagli studi fin qui condotti e basati sulle profezie del profeta Ezechiele al riguardo, ci accingiamo a intensificare i rapporti con alcune organizzazioni, tipo il Temple Institute di Gerusalemme di cui facciamo parte, per poter portare la consapevolezza della necessità del Terzo Tempio nel mondo, per Israele e per le Nazioni.

In questo, la signora Sonia ci ha posto dinnanzi l’intera struttura del Terzo Tempio.

A cosa serve il Terzo Tempio? Non è una domanda banale. E non si può ricevere una risposta banale. Il Terzo Tempio è ciò che Israele attende da oramai duemila anni. Questa attesa è dovuta alla centralità che il Tempio ha nella vita religiosa e nelle pratiche cultuali prescritte nella Torà. Come sarebbe infatti possibile il prescritto pellegrinaggio di Pesach a Gerusalemme, se non vi è un Tempio dove recarsi? Questa impossibilità di compiere un obbligo, come molte altre prescrizioni con lo stesso vulnus, hanno creato un vuoto tragico nella quotidianità della pratica religiosa per tutto il popolo ebraico. Ma questo non possiamo certo considerare sia il frutto di una guerra persa con un esercito o con un conquistatore, per quanto potente.

Il luogo dove Iddio Benedetto ha permesso si potesse ricordare il Suo Nome, non può certo essere stato distrutto da uomini. Il Disegno Divino si compie per vie che non sono immediatamente comprensibili, e quando dico immediatamente mi riferisco a periodi di secoli, millenni anche.

Ma si compie.

Il Terzo Tempio è, mi auguro, chiaro a tutti che deve essere il Tempio della Pace Eterna per tutta l’Umanità, altrimenti non può essere. Quando affermo che deve essere per tutta l’umanità non ci sono scorciatoie: realmente voglio dire per tutta l’umanità, ebrei, cristiani, islamici, e tutti le genti del mondo.

Solo così sarà possibile che la Shekhinah e la Benedizione del nostro Dio, il Dio di Abramo, padre di una moltitudine di nazioni, di Isacco, santificato nel mistero del sacrificio e di Giacobbe, da Iddio chiamato Israele, possa tornare ad abitare in mezzo agli uomini permanentemente.

Tutta l’umanità si troverà ad essere in pace e il Tempio sarà il suggello di Dio per la raggiunta pace finale fra tutte le genti: la meta del Disegno Divino che viene rivelato.

 

Carmine Davide Delle Donne

 

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CENTRO-DESTRA: REQUIEM PER L’UNIONE DEI MODERATI

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Michele Rallo

Centro-destra: dove eravamo rimasti? Ah, si, ai risultati delle amministrative “col botto”; anche se l’eco dei ballottaggi italiani era rapidamente svanita sotto l’onda d’urto del Brexit e dell’orgia di commenti (spesso ridicoli) che ne era seguìta.

Eppure, a ben guardare, sia le amministrative italiane che il referendum inglese (per tacere delle presidenziali austriache, annullate per palesi irregolarità) hanno dato – per quanto attiene al nostro “fronte interno” – una duplice, precisa indicazione. Evidente il suo primo aspetto, quello che riguarda il bulletto fiorentino: un avviso di sfratto.

Ma – a ben guardare – è altrettanto chiaro anche il secondo segnale: un De profundis per la “unione dei moderati” vagheggiata da un Berlusconi rimasto politicamente al 1994. Quanto diversa sia la realtà italiana ed europea del 2016 è chiaro a tutti. E non tanto per le dinamiche nazionali (la “seconda repubblica” si è rivelata assai peggiore della prima), quanto per il quadro generale, segnato in modo irreversibile dalla degenerazione antipopolare delle istituzioni dell’UE e da un’invasione migratoria che, nei piani di chi l’ha progettata, dovrebbe condurre alla fine degli Stati nazionali ed al completo imbastardimento (etnico e culturale) delle popolazioni europee.

 

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STAR TREK E LA FANTASCIENZA GAY

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ENTERPRISESegnalazione Redazione BastaBugie

 

 

Intanto dagli Usa arriva Chalice, il primo supereroe transessuale

da Osservatorio Gender

Nel nuovo film di Star Trek (“Star Trek Beyond”) uno dei personaggi principali farà un pubblico coming-out. Il primo personaggio apertamente e dichiaratamente gay della saga sci-fi sarà infatti Hikaru Sulu,interpretato dall’attore John Cho. Nella pellicola sì scoprirà che Sulu è impegnato in una relazione omosessuale con un altro uomo, e insieme stanno crescendo una bambina. John Cho ha spiegato: “Mi è piaciuto l’approccio, che non voleva rendere particolarmente importante il momento, normalità verso la quale spero che la specie umana si stia muovendo, e il fatto di non politicizzare l’orientamento sessuale delle persone”. Nella serie televisiva andata in onda dal 1966 al 1991 Sulu era eterosessuale mentre il suo interprete, George Takei, ha rivelato la propria omosessualità nel 2005. Il caso vuole… Il lungometraggio verrà distribuito nelle sale italiane a partire dal 21 luglio, trasportando nuovamente un personaggio gay nella cinematografia. Qui, i limiti della fantascienza di Star Trek, sono assolutamente superati dai limiti della follia di un mondo che va ormai totalmente alla rovescia. Nota di BastaBugie: l’articolo sottostante dal titolo “Dagli Stati Uniti arriva Chalice, il primo supereroe transgender” parla dell’ultima (squallida) trovata di Paul Jenkins, autore storico della Marvel, che darà così un bel contributo alla “normalizzazione” dei transgender. Ecco dunque l’articolo completo pubblicato su Osservatorio Gender il 7 luglio 2016: Negli Stati Uniti è in arrivo il primo supereroe transgender con un ruolo di primo piano. Sebbene, nel mondo dei fumetti, vi siano già stati, infatti, in passato personaggi transgender essi hanno sempre recitato un ruolo secondario. Chalice, il personaggio al centro della nuova serie Alters, per la prima volta rivestirà invece la parte di protagonista, dando così un bel contributo alla “normalizzazione” transgender. La storia sarà scritta da Paul Jenkins, autore storico della Marvel, azienda statunitense di proprietà di The Walt Disney Company, creatore di kolossal come Inhumans, L’incredibile Hulk, L’uomo ragno e Origin, la fortunata serie incentrata sul passato di Wolverine. Alters prevede che, in un futuro ormai prossimo, le persone con speciali abilità iniziano ad emergere e le loro mutazioni conferiranno a tali personaggi dei vantaggi analoghi a quegli degli X-Men della Marvel. Jenkins confida che la serie con al centro il personaggio transgender diverrà presto molto popolare: «Chalice resterà il personaggio centrale dell’intera serie. Credo che diventerà molto popolare». Secondo la trama, Chalice vive sotto le sembianze di Charlie Young, secondo di tre fratelli, preoccupato che la sua transizione possa avere delle conseguenze su tutta la famiglia già colpita dalla disgrazia di avere un figlio affetto da paralisi cerebrale. La storia prende le mosse dal momento in cui Chalice decide di intraprendere la terapia ormonale ed è in attesa di rivelare il tutto ai suoi genitori. L’autore di Alters sottolinea come, nella stesura della sua storia, sia stato scrupolosamente attento a contemplare anche altre tipologie di discriminazione oltre alla tematica LGBT: «Comunque, ho cercato di fare in modo che tutto il libro non fosse centrato solo sui temi LGBT. Abbiamo anche altri esempi di personaggi che si trovano in situazioni di svantaggio e che, per questo, sono soggetti a discriminazioni continue; un personaggio che cambia forma continuamente e che si rompe il collo; un altro affetto da stress post-traumatico, ad esempio». Di fatto, per la prima volta nel mondo dei fumetti, il protagonista al centro della storia non sarà maschio o femmina ma un po’ dell’uno e un po’ dell’altro in perfetto ed ossequioso stile gender fluid!

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Verona Pulita: Caso “Ferroli”, Fondazione Arena, Agec

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segnalazione di www.veronapulita.it

CROCE VR PULITA

“Ferroli: un’ecatombe sociale e tante famiglie distrutte, boicotteremo i loro prodotti”

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FONDAZIONE ARENA

“La Fondazione ha 29 milioni di buco. Disastro della coppia Tosi-Girondini, porteremo carte alla Guardia di Finanza”

(bilancio consultabile suhttp://www.vvox.it/wp-content/uploads/2016/07/Bilancio-FAV-2015.pdf) Michele Croce, candidato sindaco del movimento Verona Pulita, rende noti i dati contenuti nel bilancio approvato dal commissario Fuortes lo scorso giugno Verona – 19 luglio 2016 – “Con quattro mesi di ritardo siamo finalmente riusciti a scoprire che la Fondazione Arena ha ben 28 milioni e 600mila euro di debiti complessivi, di cui otto con …

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 BILANCIO AGEC

“Bilancio Agec, attivo ridicolo e 7.000 euro per il nuovo logo. Hanno ridotto manutenzione ordinaria”

Michele Croce, già presidente di Agec Verona, commenta l’approvazione da parte della Giunta del bilancio della partecipata dal Comune Verona – 16 luglio 2016 – “Provo imbarazzo per come hanno ridotto Agec: quella grande realtà che era un patrimonio per la città è ormai diventato un consulenzificio: oltre 380mila euro per incarichi affidati ad esterni rispetto all’azienda, rispetto ai 350mila …

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“Papa” Lutero II

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Segnalazione di Gianni Toffali Questa nota è uscita su “L’Espresso” n. 30 del 2016, in edicola dal 22 luglio, nella pagina d’opinione dal titolo “Settimo cielo” affidata a Sandro Magister.

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351342?refresh_ce

Un papa che non s’era mai visto. Un po’ protestante

L’idillio tra Francesco e i seguaci di Lutero. L’allarme di cardinali e vescovi contro la “protestantizzazione” della Chiesa cattolica. Ma anche la diffidenza di autorevoli teologi luterani  di Sandro Magister

LUTEROGLIO

ROMA, 22 luglio 2016 – Nell’allarmata lettera che tredici cardinali di cinque continenti si apprestavano a consegnare a papa Francesco all’inizio dell’ultimo sinodo, essi lo mettevano in guardia dal portare anche la Chiesa cattolica al “collasso delle chiese protestanti liberali nell’epoca moderna, accelerato dal loro abbandono di elementi chiave della fede e della pratica cristiana, in nome dell’adattamento pastorale”: > Tredici cardinali hanno scritto al papa. Ecco la lettera (12.10.2015) Poi in extremis i tredici cancellarono queste due righe dalla lettera effettivamente messa nelle mani del papa. Ma oggi le riscriverebbero pari pari, visto l’idillio sempre più marcato che si sta sviluppando tra Francesco e i seguaci di Lutero. Il 31 ottobre Jorge Mario Bergoglio volerà in Svezia, a Lund, accolto dalla locale vescovo donna, per festeggiare assieme alla Federazione luterana mondiale i cinquecento anni della Riforma protestante. E più s’avvicina quella data, più il papa manifesta simpatia per il grande eretico. Nell’ultima delle sue conferenze stampa volanti, di ritorno dall’Armenia, ha tessuto l’elogio di Lutero. Ha detto che era animato dalle migliori intenzioni e che la sua riforma fu “una medicina per la Chiesa”, sorvolando sulle divergenze dogmatiche essenziali che da cinque secoli contrappongono protestanti e cattolici, perché – sono sempre parole sue, questa volta dette nel tempio luterano di Roma – “la vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni”: > Conferenza stampa… L’ecumenismo di Francesco è fatto così. Il primato è ai gesti, agli abbracci, a qualche atto caritatevole fatto assieme. I contrasti di dottrina, anche abissali, li lascia alle discussioni dei teologi, che confinerebbe volentieri “su un’isola deserta”, come ama dire neanche troppo per scherzo. La prova finora insuperata di questo suo approccio è stata, lo scorso 15 novembre durante la visita ai luterani di Roma, la risposta che diede a una protestante che gli chiedeva se poteva fare la comunione a messa, assieme al marito cattolico. La risposta di Francesco fu una fantasmagorica girandola di sì, no, non so, fate voi. Ma non perché il papa non sapesse cosa dire. La “liquidità” espressiva era voluta. Era la sua maniera di rimettere tutto in discussione, rendendo tutto opinabile e quindi praticabile: > Risposte del Santo Padre… Puntualmente, è arrivata infatti “La Civiltà Cattolica”, la rivista dei gesuiti di Roma che è ormai la passaparola di Casa Santa Marta, a confermare che sì, Francesco voleva far capire proprio questo: che anche i protestanti possono fare la comunione nella messa cattolica: > Comunione per tutti, anche per i protestanti (1.7.2016) Ha un bel dire il cardinale Gerhard L. Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, che “noi cattolici non abbiamo alcun motivo per festeggiare il 31 ottobre 1517, cioè l’inizio della Riforma che portò alla rottura della cristianità occidentale”. Papa Francesco neanche lo ascolta e la festa la fa, incurante che Müller – che era appunto uno dei tredici cardinali della memorabile lettera – la veda come un altro passo verso la “protestantizzazione” della Chiesa cattolica: > Come il cardinale Müller rilegge il papa (29.3.2016) Un papa come Bergoglio, in realtà, a un moderno Lutero non dispiacerebbe. Niente più indulgenze né purgatorio, che cinque secoli fa furono la scintilla della rottura. E invece una superlativa esaltazione della divina misericordia, che lava via gratis i peccati di tutti: > Le indulgenze e il purgatorio? Francesco li ha messi in soffitta (19.12.2016) Non è detto, però, che l’idillio sia ricambiato da tutti i protestanti. In Italia, il loro ceppo storico è costituito dalla minuscola ma vivace Chiesa valdese. E i suoi due più insigni teologi, Giorgio Tourn e Paolo Ricca – entrambi della stessa generazione di Bergoglio ed entrambi formati alla scuola del maggior teologo protestante del Novecento, Karl Barth –, sono molto critici della deriva secolarizzante sia della loro Chiesa, sia della Chiesa di papa Francesco. “La malattia – ha detto Ricca in un recente dibattito a due su “Riforma” – è che siamo tutti volti al sociale, cosa sacrosanta, ma nel sociale esauriamo il discorso cristiano, e fuori da lì siamo muti”. E Tourn: “La politica di papa Bergoglio è un fare la carità. Ma è chiaro che la sola testimonianza dell’amore fraterno non porta automaticamente a conoscere Cristo. Non c’è oggi un silenzio di Dio, ma il silenzio nostro su Dio”: > Una Chiesa in torpore Francesco però va avanti imperterrito e pochi giorni fa ha perfino nominato un teologo protestante suo amico, Marcelo Figueroa, direttore della nuova edizione argentina de “L’Osservatore Romano”: > Pope Francis and His Unofficial Spokespeople
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