https://youtu.be/aYsMwbZrHEA
di Sara Donatelli
I GRANDE ARACRI A VERONA
L’inchiesta Aemilia, insieme ad altre inchieste “gemelle” (come ad esempio Kyterion in Calabria), ha fatto emergere non solo lo spessore criminale della Cosca Grande Aracri ma ha posto l’accento sulle sue capacità di tessere rapporti con diversi ambienti, siano essi politici, massonici, economici e persino religiosi. Focalizzando la nostra attenzione sui rapporti tra la cosca cutrese e il mondo economico, vediamo come, leggendo le carte del processo Aemilia, il clan Grande Aracri sia stato in grado di entrare anche nel mondo del business immobiliare veronese.
L’AFFARE RIZZI
In questo scenario si colloca la vicenda inerente all’affare del “Fallimento Rizzi”, che riguarda l’acquisizione dei beni della Rizzi Costruzioni s.r.l, una grande azienda fallita il cui procedimento era gestito dal tribunale fallimentare di Verona. Nell’ordinanza si legge che “l’organizzazione ‘ndranghetista emiliana intravede, dall’eventuale acquisizione dei beni immobili fallimentari e delle aree ex industriali ubicate tra la Gardesana e Verona, la possibilità di ricavare ingenti introiti, ammontanti a diversi milioni di Euro, che deriverebbero dalle vendite degli immobili in acquisizione (per alcuni beni infatti risultano interessati dei compratori “russi” non meglio identificati)”. E ancora “L’operazione dimostra la capacità di penetrazione anche in contesti diversi da quello emiliano, come quello veronese, coinvolgendo settori dell’imprenditoria come Moreno Nicolis – che dispone di contatti anche con l’Amministrazione comunale scaligera – e altre organizzazioni criminali come la famiglia Galasso”. Non solo il clan Grande Aracri, dunque. Ma altri protagonisti le cui storie e i cui nomi si intersecano e convergono tutti nella medesima vicenda. Al tavolo della trattiva (durata sei mesi, dal dicembre 2011 al maggio 2012) si siedono mafiosi, imprenditori, professionisti e persino politici. A spartirsi il bottino, due “gruppi”: quello emiliano (rappresentato inizialmente da Antonio Gualtieri e Francesco Lamanna, esponenti del clan Grande Aracri) e quello veronese (la famiglia Galasso-Larosa, riconducibile al clan Facchineri). Insieme al “gruppo emiliano” abbiamo tre tecnici: Roberta Tattini, Giovanni Summo e Mauro Sgarzi. In mezzo, Moreno Nicolis, imprenditore veronese, chiave d’accesso per entrare in contatto con l’amministrazione comunale veronese. Ai margini, infine, il vicesindaco e il sindaco di Verona, Vito Giacino (condannato in appello 3 anni e 4 mesi) e Flavio Tosi. Della vicenda del fallimento Rizzi ne ha lungamente parlato il Maresciallo Dubrovich (chiamato a deporre al processo Aemilia) che ha riconosciuto in Nicolis il “soggetto che ha permesso al sodalizio emiliano di avvicinarsi alla zona veronese per fare affari”. Ed è lo stesso Dubrovich che, parlando proprio dell’affare Rizzi, afferma come questo “doveva essere la più importante operazione finanziaria trattata da Gualtieri”. A dare l’input, dunque, è Moreno Nicolis che prospetta ad Antonio Gualtieri il progetto di acquisizione del patrimonio immobiliare derivante dal fallimento Rizzi Costruzioni s.r.l. Inizia la complessa trattativa.
di Matteo Castagna
La Calabria è una terra bellissima del Mezzogiorno d’Italia, e i calabresi un popolo che, come tutti, ha i suoi difetti e pregi. C’è chi si é organizzato per fare da punto di riferimento per le comunità sparse nel Nord Italia e nel mondo. Smanettando su internet, si incappa nel sito della “C3 International – Centro Culturale Calabrese” (www.c3international.it), che quest’anno compie trent’anni. In alto, cliccando su “Comitato d’Onore”, si trovano uomini pubblici e delle istituzioni di vario livello. Una lista politicamente molto interessante.
Il primo nome che salta all’occhio è quello del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. Ex Alleanza Nazionale ed ex delfino di Gianfranco Fini. E per tanti anni amico e compagno di partito dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno (inabissatosi politicamente dopo l’inchiesta su Mafia Capitale), il quale, dal maggio 2011, aveva come vicecapo di gabinetto la dottoressa Anna Bottiglieri. A quel tempo la Bottiglieri, oggi vicecapo di gabinetto del Ministero dei beni Culturali, era anche giudice della prima sezione del Tar del Lazio.
Nome di spicco é quello del calabresissimo Corrado Calabrò, già presidente del Tar del Lazio, poi presidente dell’Autorità per le Comunicazioni (Agcom) e quindi Presidente Onorario del Consiglio di Stato dal 2009, organo importantissimo, addirittura il «vero governo ombra di questa Repubblica», secondo il magistrato Alessio Liberati (Il Fatto Quotidiano, 28 maggio 2012). Ne sa qualcosa l’avvocato Fabio Salvadori, veronese ma vicentino di nascita, già nella segreteria del sindaco veronese Flavio Tosi nel primo mandato Tosi (2007-2012), che era stato fatto decadere da ogni ruolo in Agcom con firma del presidente Calabrò nel 2006. Il provvedimento, impugnato davanti al Tar del Lazio, vi rimase fermo per 8 anni. All’appello, il Consiglio di Stato emette una sentenza di “manifesta infondatezza” in soli 20 giorni, fatto alquanto raro. (Fra l’altro, vicesindaco di Tosi dal 2007 al 2008 è stato un ex commissario Agcom, dal 1998 al 2005: Alfredo Meocci).
Ma la vera passione della pattuglia calabrese va alla comunicazione. Scorrendo la lista della C3 International troviamo il cosentino Francesco Posteraro, avvocato, pure lui consigliere di Agcom. Dal punto di vista politico, risulta un fedelissimo dell’onorevole Lorenzo Cesa, segretario Udc, già delfino di Pierferdinando Casini (improvvidamente divorziatosi da Azzurra Caltagirone), con una fedina penale piuttosto opaca. Posteraro in Agcom è competente a controllare anche il settore poste. Le cronache recenti mettono in risalto la stretta vicinanza tra la cosiddetta “area popolare” (Udc, Ncd e altri) e le Poste, se consideriamo quanto già emerso in merito alle assunzioni dei parenti del segretario Ncd (e ministro degli Interni), Angelino Alfano.
Riccardo Capecchi, certamente professionista capace, è divenuto dall’aprile scorso segretario generale di Agcom, giungendo da Poste Italiane. Sempre in Agcom è arrivato da pochi mesi, come responsabile del servizio giuridico, Claudio Contessa, già consigliere di Stato, ex capo-ufficio legislativo dell’ex ministro più amato dagli esodati e pensionati italiani, la lacrimosa Elsa Fornero.
Il calabrese (ma da tanti anni a Verona) Giovanni Pompei Forte, politico di vecchia data, si è occupato, tra l’altro, di invitare il 12 gennaio 2011 l’allora dirigente alla segreteria del sindaco Tosi per una serata di presentazione di un libro di Calabrò al teatro Camploy, con la presenza di altri illustrissimi membri della C3 International (presidente in testa). La figlia di Pompei Forte, Katia Maria, è consigliere comunale della Lista Tosi, ora partito del “Fare!”. La ricordiamo citata nel corso della puntata Report su Rai3 del 7 aprile 2014, che dava conto di una cena a cui era presente in un ristorante di Crotone (ne scrisse anche il quotidiano veronese L’Arena), col sindaco scaligero all’epoca in campagna elettorale. Presenziavano anche l’imprenditore crotonese Raffaele Vrenna (su cui ha gli occhi addosso la Direzione antimafia di Catanzaro) e l’ex presidente della Provincia di Crotone, Stanislao Zurlo.
Un altro uomo importante della C3 International è il commendator Gerardo Smurra. Chi é Gerardo Smurra? Il patron di un gruppo di auto-pullman composto dalla Simet di Rossano Calabro e dalla ditta veronese Autoservizi Pasqualini, quest’ultima un «un ottimo rapporto» con Aptv (controllata di Comune e Provincia di Verona del settore trasporti, oggi Atv). Amministratore unico di Aptv è stata Patrizia Dusi, già compagna del fido autista di Tosi, tal Idelmo Benedetti (patente ritirata da qualche mese per eccesso di velocità). A proposito: Flavio Tosi da tempo sta cercando di aggregare un polo moderato centrista, si veda ad esempio l’ultimissima liason con Alfano sul Sì al referendum costituzionale.
Altro pezzo da novanta della C3 International è Andrea Monorchio, per una vita Ragioniere Generale dello Stato, ex vicepresidente della Banca Popolare di Vicenza con Zonin. Dimenticavamo: presidente della C3 International é l’onorevole Peppino Accroglianò (nella foto da www.c3international.it), ex deputato democristiano (e zio di Antonella Accroglianò, la “dama nera” dell’Anas, a suo tempo arrestata per questioni di tangenti). Completano la lista dei nomi eccellenti Vicenza Busa, presidente del Gruppo Equitalia, Ernesto Carbone deputato Pd (quello del “ciaone”), Antonio Catricalà (ex presidente dell’Autorità per la Concorrenza e prima ancora segretario generale Agcom), il famoso produttore cinematografico Fulvio Lucisano e niente meno che Leon Panetta, segretario alla Difesa degli Usa. (ex capo della C.I.A., n.d.r.)
di Luciano Lago
Nell’anno 2014, il 9 di Agosto, l’Arcivescovo cristiano iracheno di Mosul, Emil Nona, aveva ammonito l’Europa affermando: “Le nostre sofferenze di oggi sono il preludio dei quelle che anche voi europei e cristiani occidentali dovrete soffrire in un futuro prossimo”.
Quelle parole erano profetiche di quanto sarebbe presto accaduto: l’attacco jihadista contro la Chiesa di Saint Etienne du Rouvray in Francia, lo scorso martedì, che è culminato con il primo sacerdote cattolico assassinato dallo Stato Islamico sul suolo europeo, ci ha fatto ricordare quel monito.

Non fu soltanto l’arcivescovo caldeo a lanciare quell’avvertimento, nell’anno precedente, nel 2013, vi era stata la denuncia del Vicario apostolico di Aleppo, in Siria, Monsignor Giuseppe Nazzaro, il quale aveva denunciato l’indifferenza dell’Europa mentre veniveno massacrate e perseguitate le comunità cristiane d’Oriente con l’aggressione dei gruppi terroristi jihadisti armati dall’Arabia Saudita e dall’Occidente: “Europa cieca e muta di fronte alle soffferenze delle comunità cristiane d’Oriente” , aveva gridato il religioso per svegliare le coscienze degli europei. L’appello fu totalmente ignorato ed oscurato dai media atlantisti che sostenevano la campagna voluta da Washington dell’Assad “tiranno” da abbattere. Vedi: Vicario apostolico d’Aleppo accusa l’Occidente
IL LIBRO SI PUO’ ORDINARE ANCHE A “CHRISTUS REX-TRADITIO” INVIANDO UNA E-MAIL A info.traditio@gmail.com
Manca (anzi, mancava), nel variegato panorama letterario cattolico, un testo rigoroso e documentato di analisi della sua teologia
L’altro Ratzinger. Manca (anzi, mancava), nel variegato panorama letterario cattolico, un testo rigoroso e documentato di analisi critica della teologia di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI.

di Mattia Rossi
Ora, dopo un passaggio al setaccio della sterminata produzione del predecessore di Francesco, le Edizioni Radio Spada hanno dato alle stampe Joseph Aloisius Ratzinger – L’altra teologia del “papa emerito” (pagg. 238, euro 18,90), un ricco volume del giornalista e scrittore Carlo Di Pietro. L’autore, potentino, tra le firme più prolifiche del tradizionalismo cattolico attive sul web, dopo un passato in seminario è stato uno dei fondatori del blog Pontifex , il sito cattolico tradizionalista finito alla ribalta delle cronache nazionali nel 2013 per essere stato oggetto di attacchi hacker in seguito alle proprie posizioni sull’omosessualità per poi scomparire misteriosamente dalla rete.
L’obiettivo del libro di Di Pietro è notevole: smontare la teologia di Ratzinger. E questo è chiaro sin dal titolo del volume che, forse non a caso, abbraccia tutta la parabola ratzingeriana. Joseph Ratzinger, infatti, noto ai più solamente in veste di Prefetto alla Congregazione per la dottrina della fede e braccio destro di Giovanni Paolo II eletto poi Papa, fu anche una delle menti di spicco, negli anni Sessanta, al Concilio Vaticano II. Tra le navate di San Pietro, Ratzinger militò tra le fila dei progressisti, cioè tra quei pensatori di formazione «renana» assai inclini a dare una sterzata modernista (poi riuscita) all’assise indetta da Giovanni XXIII.
Da giovane teologo al Concilio, dunque, fino a «papa emerito», parole poste, però, tra virgolette. Perché? Semplicemente perché il «papato emerito», da un punto di vista canonico e metafisico, non esiste, è un’invenzione di Ratzinger. L’ultima innovazione di Benedetto XVI. Ecco, è proprio di questo che tratta il controrivoluzionario libro di Carlo Di Pietro: «Confutare, o almeno provare a farlo, tante delle affermazioni sostenute da Ratzinger» e dimostrare come, nonostante il conservatorismo ecclesiale tenti di dipingerlo come il custode della Tradizione, non abbia fatto altro che cavalcare le nuove dottrine emanate dal Vaticano II. Un’impresa ardua? Sì, scrive Di Pietro. Notevole parte la gioca, tra gli altri, la nuova dottrina pan-religiosa secondo cui tutte le fedi sono uguali. Qualche esempio: dalla stima di Ratzinger per l’islam a quella per l’induismo, dalla lode dei protestanti alla non condanna del modernismo, dalla salvezza anche per i pagani alla condanna del Concilio di Trento.
CONFERENZA IN VERSIONE INTEGRALE:
https://www.youtube.com/watch?v=LL700m2A6ko
INTERVENTO DI DON CURZIO NITOGLIA (SUL PIANO KALERGI):
https://www.youtube.com/watch?v=B1T6nP-nvfU
INTERVENTO DI MATTEO CASTAGNA (SULL’ACCOGLIENZA BUSINESS):
https://www.youtube.com/watch?v=KMzOvTC4YXc
Il 17 Giugno 2016, su invito del Sig. Sabino Debonis (moderatore), don Curzio Nitoglia, sacerdote residente a Velletri (Roma) presso il convento delle suore Discepole del Cenacolo e Matteo Castagna, Responsabile Nazionale del Circolo Cattolico “Christus Rex” hanno parlato all’Hotel Reggio Emilia dell’omonima città del tema: DECADENZA: DAL PIANO KALERGI ALL’ACCOGLIENZA BUSINESS. SEGNI DEI TEMPI O AZIONI PREORDINATE?”
Un’ottima organizzazione ha riempito la sala con un pubblico eterogeneo, particolarmente attento. La serata è stata definita da tutti i presenti un autentico successo sia per la qualità degli interventi che per la partecipazione. Si tratta del primo incontro di un ciclo di conferenze che Debonis ha intenzione di organizzare sulle tematiche di maggiore attualità, ove non si mancherà di parlare di sovranità monetaria e signoraggio bancario, di sovranità politica e crisi ecclesiale, di gender e questione morale, di agricoltura e autarchia. Presto verranno forniti i dettagli. Intanto, buona visione e, soprattutto, buon ascolto.
Il Circolo Cattolico “CHRISTUS REX” si riconosce pienamente in questo comunicato dell’Istituto Mater Boni Consilii, chiaro, preciso, conciso e realistico. Un’analisi che ogni cattolico dovrebbe far propria, in questi tempi di crisi e decadenza. (n.d.r.)
Comunica
to dell’Istituto Mater Boni Consilii
MARTIRIO O CASTIGO?
Come tutti sanno, due militanti maomettani hanno sgozzato, nella chiesa parrocchiale di Saint-Etienne-du-Rouvray, in Normandia, un sacerdote, don Jacques Hamel. Inutile dire che si tratta di un crimine orrendo e sacrilego, e che preghiamo in suffragio dell’anima di questo confratello nel sacerdozio (era stato ordinato nel 1958).
Molti battezzati si sono chiesti se non si possa parlare di martirio, nel senso stretto e “canonico” del termine: così ad esempio il superiore del distretto francese della Fraternità San Pio X, Christian Bouchacourt, che considera la povera vittima un martire dell’Islam, ucciso in chiesa “durante una messa”.
Le testimonianze sulla vita e sul ministero dell’anziano sacerdote francese, però, parlano d’altro. Don Hamel, non diversamente da tutti i fedeli seguaci del Vaticano II, era attivamente impegnato nel “dialogo interreligioso” con i negatori della Trinità e della divinità di Cristo. E la “messa” che la vittima celebrava era quella riformata che il fondatore della società religiosa di don Bouchacourt chiamava, a ragione, la “messa di Lutero”.
A meno di diventare adepti del wojtyliano “ecumenismo del martirio”, non si può riconoscere in un modernista, anche se ucciso in quanto cristiano, un “martire della fede”, specie in senso stretto e canonico del termine. Il martire testimonia infatti col sangue, della verità e della fede professata in vita e in morte. I Padri della Chiesa hanno sempre negato ai battezzati eretici o scismatici, anche se soffrivano e venivano uccisi in quanto cristiani, lo statuto di martiri. L’ignoranza invincibile (incolpevole) può rendere esente da peccato (formale) chi cade in errore contro la fede, ma non può farne però un testimone della verità.
C’è da chiedersi allora se quanto accaduto, e quanto forse ancora accadrà (Dio non voglia), non sia piuttosto un castigo, non tanto verso la singola persona vittima dell’odio sacrilego (cf Luca XIII, 1-5), quanto del modernismo tutto, per l’empia sua benevolenza verso i nemici della divinità di Gesù Cristo e della Fede nella Santissima Trinità. Ammonisce il Signore: “Se non farete penitenza, perirete tutti allo stesso modo”. Queste parole fanno tremare, se si pensa che l’invito alla penitenza, l’ammonimento del Signore, con i suoi castighi, ad abbandonare lo spirito apostatico della dichiarazione Nostra aetate, che sta dando i suoi frutti a tutti evidenti, non è stato accolto. Al contrario! Domenica 31 luglio i musulmani sono stati invitati a predicare nelle chiese cattoliche profanate di Francia e d’Italia! Nessun cattolico che non voglia cadere nella fossa può prendere come guida dei ciechi che guidano altri ciechi. Nessun cattolico che voglia salvarsi, e non perire in eterno, può seguire chi considera irrilevante – almeno di fatto – il credere o non credere alla divinità di Cristo e alla Santissima Trinità. Che Dio ci salvi, salvi la fede dei cattolici dal modernismo, e ci scampi dai giusti castighi con i quali il Signore punisce e punirà l’offesa fatta al Suo Nome.
Verrua Savoia, 1° agosto 2016, San Pietro in Vincoli
Fonte: http://www.sodalitium.biz/martirio-o-castigo/ Continua a leggere
Secondo Foad Aodi, presidente del Co-mai sarebbero stati più di 23.000 i musulmani che hanno ieri avrebbero aderito al suo appello a recarsi nella chiesa più vicina.
A parte il fatto che non è dato sapere come il Foad Aodi abbia potuto monitorare i 23mila suoi fratelli che si recavano in chiesa in tutta Italia, ma se fate una botta di conti il dato sulla partecipazione che i propagandisti della nuova religione crislamica vendono come di grande partecipazione – se anche fosse vero – è davvero ridicolo, una vera presa per il naso dei beoti.
di Gianni Toffali
Nell’ambito della GMG 2016, a Cracovia, la “festa degli italiani”, dove è intervenuto in video-conferenza anche Bergoglio, è stata presentata da Lodovica Comello che, nemmeno un mese fa, è stata la madrina al “Gay Pride” di Milano.
La “festa degli italiani” si è tenuta nel luogo simbolo della città polacca, il Santuario della Divina Misericordia – precisamente dal piazzale antistante il Santuario di “San Giovanni Paolo II”, ed è stata trasmessa in diretta da TV2000 e radio InBlu, le emittenti della CEI.
Quindi alla CEI, il responsabile delle manifestazioni artistiche sarà stato sicuramente al corrente, avrà “messo la sua firma”, avrà dato il suo placet, avrà condiviso che la madrina di un Gay Pride fosse, implicitamente, anche la “madrina” della “festa degli italiani” della GMG 2016. Se così non fosse, sarebbe un addormentato o uno sprovveduto.
Complimenti! Ottimo!
Stupenda l’espressione della Comello! Sarà stata quella ad accattivare i responsabili della manifestazione artistica?
Poi uno si spiega perché il popolo del Family Day è stato lasciato solo in piazza. Per ben due volte.
Facciamo una scommessa? Scommettiamo che il prossimo anno il Gay Pride romano sarà trasmesso in diretta da TV2000 e radio InBlu?
Così, per costruire ponti e abbattere muri.
Evvaaaaiii!!!!!
http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/06/22/news/gay_pride_milano_lodovica_comello-142572040/
Segnalazione di Gianni Toffali
Sex and the church. L’Amoris Laetitia invade Cracovia
Alla giornata mondiale della gioventù sono stati distribuiti ai ragazzi convenuti da ogni angolo di mondo opuscoli di educazione sessuale il cui contenuto non può che togliere ogni dubbio sulle intenzioni dei suoi ideatori e promotori, e sulle loro pulsioni profonde. Senza nemmeno il tentativo di mascherarle sotto un velo pietoso di pudicizia perché, tutto ormai si consuma nel segno dell’esibizione. Cosa devono ancora vedere le anime belle per capire l’abisso in cui è scivolata la neochiesa?
di Matteo Castagna Responsabile Nazionale del Circolo “Christus Rex”
“Verona replica a Cirinnà, Arcigay e Pd con una presenza a Porta Palio modello sagra dell’anguria in un paesino della bassa, come avevamo previsto già nei giorni scorsi. Un’ autentica spernacchiata del popolo scaligero al Governo ed alla sua iniqua legge sulle unioni (in)civili. Quattro gatti accaldati, che si sentono fare l’elogio di Tosi, perché ha fatto una “mutazione genetica”: Ieri coi cattolici tradizionalisti indossando la maglietta “Noi Romeo e Giulietta, voi Sodoma e Gomorra”, oggi pronto a celebrare l’unione tra “Romeo e Romeo”, alla casa di Giulietta.
Ma Monica Cirinnà simula felicità ed è in grado di dire che in città le richieste di “unioni civili” sono già molte. Nessuno ha riso, forse per ordine di partito. Quante sono? Ben 12 su 250.000 abitanti e vedremo quante ne andranno veramente in porto. Siamo alle comiche.
Noi, intanto, ci rivedremo presso la Corte Costituzionale ove depositeremo istanza per l’obiezione di coscienza estesa a tutti, non solo ai sindaci, perché non si può delegare ad altri di peccare al osto proprio, addirittura per legge! Neppure Stalin…E alzeremo le barricate, assieme a tutte le forze politiche e non, che hanno ancora buon senso contro l’adozione di minori a coppie dello stesso sesso. Si tratterebbe di un’aberrazione ai danni dei bambini, che per natura hanno bisogno di mamma e papà”.
Editto per la Spagna
Don Fernando e donna Isabella, per grazia di Dio re e regina di Castiglia, di Leone, di Aragona, di Sicilia, di Granada, di Toledo, di Valencia, di Galizia, di Maiorca, di Siviglia, di Sardegna, di Cordova, di Corsica, di Murgia, di Jaèn, dell’Algarve, di Algeria, di Gibilterra, e delle isole di Canaria, conte e contessa di Barcellona e signori di Biscaglia e Molina, duchi di Atene e di Neopatria, conti di Rossiglione e di Cerdania, marchesi di Oristano e di Goziano.
Al principe Giovanni mio molto caro e amatissimo figlio, e agli infanti, ai prelati, ai duchi, marchesi, conti, maestri degli ordini, priori, uomini ricchi, commendatori, alcadi dei castelli e delle roccaforti dei nostri regni e signorie, e ai consigli, ai cavalieri, agli scudieri ufficiali e agli uomini buoni della nobilissima e realissima città di Burgos e alle altre città, villaggi e luoghi del suo vescovato come degli altri arcivescovati e diocesi dei nostri regni e signorie, nonché alle aliame dei giudei della detta città di Burgos e di tutte le altre città, villaggi e luoghi del suo vescovato e di tutte le altre città, villaggi e luoghi dei nostri detti regni e signorie, come pure a tutti i giudei e alle singole persone degli stessi, sia uomini che donne di qualunque età, e a tutte le altre persone di qualsiasi legge, stato, dignità, preminenza e condizioni essi siano, ai quali il di sotto contenuto in questa nostra carta in qualche maniera competa o possa competere, salute e grazia.
Segnalazione di Federico Prati
Julian Borger, The Guardian, 15 gennaio 2014
Israele ha rubato segreti nucleari e produce di nascosto bombe atomiche dagli anni ’50. E i governi occidentali, tra cui di Gran Bretagna e Stati Uniti, chiudono un occhio. Ma come possiamo aspettarci che l’Iran freni le ambizioni nucleari se gli israeliani non si chiariranno?4146483624cia-israel-dimona. Nelle profondità delle sabbie del deserto, uno Stato mediorientale assediato ha costruito bombe nucleari in segreto, utilizzando tecnologie e materiali forniti da potenze amiche o rubati da una rete di agenti clandestini. E’ roba da thriller e il tipo di narrazione spesso usata per caratterizzare i peggiori timori sul programma nucleare iraniano. In realtà, però, le intelligence di Stati Uniti e Regno Unito credono che Teheran non abbia deciso di costruire una bomba, e i programmi atomici dell’Iran sono continuamente monitorati internazionalmente. Il racconto esotico della bomba nascosta nel deserto è una storia vera però. Solo che riguarda un altro Paese. Con una straordinaria serie di sotterfugi, Israele è riuscito ad assemblare un arsenale nucleare clandestino stimato in 80 testate, pari a India e Pakistan, ed ha anche testato una bomba quasi mezzo secolo fa, con scarse proteste internazionali o alcuna consapevolezza pubblica di ciò che facesse. Nonostante il fatto che il programma nucleare d’Israele sia un segreto di Pulcinella grazie a un tecnico scontento, Mordechai Vanunu, che lo denunciò nel 1986, la posizione ufficiale d’Israele è come sempre mai confermarne o negarne l’esistenza. Quando l’ex- presidente della Knesset Avraham Burg ruppe il tabù nel dicembre 2013, dichiarando il possesso israeliano di armi nucleari e chimiche e descrivendo la politica ufficiale di non divulgazione come “obsoleta e infantile“, un gruppo di destra chiese formalmente che venisse indagato per tradimento. Nel frattempo, i governi occidentali hanno supportato la politica dell’”opacità”, evitando ogni menzione della questione. Nel 2009, quando una giornalista veterana di Washington, Helen Thomas, chiese a Barack Obama nel primo mese di presidenza se sapesse di un Paese del Medio Oriente con armi nucleari, schivò la trappola dicendo solo che non voleva “speculare”. I governi del Regno Unito hanno generalmente seguito l’esempio. Alla domanda alla Camera dei Lord nel novembre 2013 sulle armi nucleari israeliane, la baronessa Warsi rispose tangenzialmente, “Israele non ha dichiarato un programma di armi nucleari.
La Turchia dovrebbe spiegare l’abbattimento dell’aereo militare russo Su-24, anche se danneggerà le relazioni con la NATO e gli Stati Uniti, ritiene l’ex vicepresidente dell’Assemblea parlamentare dell’OSCE ed ex segretario di Stato per la Difesa della Germania Willy Wimmer.
“Secondo le mie informazioni, sono stati complici dell’abbattimento un aereo americano e uno saudita dotato del sistema radar AWACS. L’aereo americano era decollato da Cipro. L’altro velivolo è partito da una base in Arabia Saudita.
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