L’Occidente, regno della menzogna

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di Massimo Fini

Fonte: Massimo Fini

Se il cosiddetto Occidente continuerà imperterrito nella propria, costante, estenuante, ripugnante politica di doppio-pesismo, di cui, per restare sul pezzo, dà buona misura quel che sta succedendo a Gaza, con l’equiparazione fra un esercito tecnologicamente avanzatissimo e i guerriglieri straccioni di Hamas, fra i circa duecento razzi sparati verso Gerusalemme e Tel Aviv che hanno causato otto morti e i  circa duecentoventi palestinesi uccisi, tra cui un numero imprecisato di bambini, provocati dai bombardamenti israeliani su Gaza (davvero “intelligenti” questi missili se in un sol colpo sono riusciti a sterminare una famiglia composta da due donne e i loro otto bambini, sicuramente terroristi – peraltro, com’è noto, i bambini degli altri sono diversi dai nostri bambini se nella prima Guerra del Golfo, per non affrontare fin da subito l’imbelle esercito iracheno, che era stato battuto persino dai curdi, le “bombe chirurgiche” e i “missili intelligenti” uccisero, fra Bagdad e Bassora, 32.195 bambini, dati del Pentagono) politica sostenuta dai suoi media che, inutilmente vili, riescono a essere più realisti del re, nascondendo le verità scomode o rivelandole a metà il che è ancora più scorretto, dai e ridai farà la fine che si sarà meritato: morirà soffocato dalle sue stesse menzogne.

Una decina di giorni fa c’è stato un attentato terroristico a Kabul contro una scuola media frequentata da ragazzi e ragazze che ha causato 55 vittime. La Reuters, che non è proprio l’ultima agenzia di notizie del mondo,  ha subito attribuito l’attentato ai Talebani, seguita poi da pressoché tutta la stampa occidentale. Un falso. Bisognava andare a cercare con la lente sull’Internazionale la notizia, data da Tolo News, che è l’emittente dell’attuale governo afghano e quindi, in questo senso, al di sopra di ogni sospetto, che l’attentato era opera dello Stato islamico, cioè dell’Isis, e che i Talebani avevano escluso ogni loro coinvolgimento. Del resto questa smentita non era nemmeno necessaria. I Talebani, nella loro guerra d’indipendenza, hanno sempre puntato ad obbiettivi militari e politici cercando di limitare il più possibile gli inevitabili “effetti collaterali” per la semplice ragione  che non hanno alcun interesse ad inimicarsi la popolazione sul cui appoggio hanno potuto costruire la propria lotta di indipendenza durata vent’anni. Del resto nel “libretto azzurro” del 2009, naturalmente snobbato in Occidente, in cui il Mullah Omar dettava le regole cui dovevano attenersi i suoi combattenti, è scritto a chiare lettere: “Attacchi terroristi e attentati kamikaze. Il sacrificio di valorosi figli dell’Islam è lecito soltanto se il bersaglio è importante, vale a dire solo per obbiettivi militari e politici che abbiano una certa rilevanza col massimo impegno per scongiurare vittime civili”. Per altro c’è un precedente significativo. Quando nel 2014 i talebani pachistani attaccarono una scuola frequentata dai figli dei militari pachistani facendo 156 morti e 130 feriti, il movimento talebano afghano guidato dal Mullah Omar condannò senza se e senza ma quell’eccidio: “L’Emirato islamico è scioccato da quanto avvenuto e condivide il dolore della famiglie dei bambini uccisi nell’attacco”. Continua a leggere

Divorzio Bill e Melinda Gates: il possibile motivo

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di Alessandra Caparello

Dopo quello di Jeff e MacKenzie Bezos, un altro grande divorzio sotto i riflettori visto l’enorme patrimonio in ballo. Bill Gates e la moglie Melinda si lasciano dopo ben 27 anni di matrimonio.

Abbiamo preso la decisione dopo moltissime riflessioni e dopo aver fatto un gran lavoro sul nostro rapporto”, si legge nella dichiarazione postata dalla coppia. “Nel corso di 27 anni abbiamo cresciuto tre figli incredibili e costruito una fondazione che lavora in tutto il mondo con l’obiettivo di permettere a tutte le persone di condurre una vita sana e produttiva”, proseguono Bill e Melinda, rispettivamente 65 e 56 anni, assicurando che continueranno a condividere questo impegno e a lavorare insieme. I due si appellano quindi a tutti perchè vengano rispettati il loro spazio e la loro privacy nel momento in cui si incamminano verso una nuova vita.

Divorzio Bill e Melinda Gates: il retroscena

Grande l’incertezza venutasi a creare in merito al futuro della fondazione di famiglia, creata nel 200 per scopi filantropi e che gestisce asset per 50 miliardi di dollari, e sul destino dell’enorme patrimonio della coppia più ricca al mondo, che ammonta ad oltre 200 miliardi di dollari. Gates hanno speso circa 5 miliardi di dollari l’anno per sviluppare la ricerca nei settori della sanità e dell’istruzione soprattutto nei Paesi più poveri, combattendo malattie infettive come la malaria o a favore dell’alfabetizzazione e oltre un miliardo poi è stato stanziato per combattere l’attuale pandemia da Covid-19, investendo fin da subito nella ricerca dei vaccini.

Melinda, che detiene una ricchezza personale di circa 70 miliardi di dollari, non avanzerebbe alcuna pretesa economica nei confronti del marito che vanta un patrimonio di 133 miliardi, anche se è giallo sull’esistenza o meno di un contratto prematrimoniale. Secondo il Daily Mail, Bill Gates avrebbe intrattenuto per anni un rapporto con l’ex fiamma Ann Winblad con la quale aveva rotto nel 1987ogni anno ha passato un lungo weekend. Un accordo prematrimoniale accettato da Melinda avrebbe permesso a Bill di trascorrere un weekend all’anno in compagnia di Ann.

Fonte: www.wallstreetitalia.com 

Passaporto vaccinale italiano ed Ue. Come funziona

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di Alessandra Caparello

Dovrebbe essere operativo dal prossimo 16 maggio, il passaporto vaccinale italiano annunciato dal premier Mario Draghi che permetterà di viaggiare su tutto il territorio nazionale senza restrizioni. Una speranza per le imprese ricettive e l’economia che tenta così la strada della ripartenza dopo un anno e oltre di limitazioni a causa del Covid.

Il green pass italiano sarà valido per tutti i turisti provenienti da Paesi Ue ed extra Ue che potranno così liberamente spostarsi per il Belpaese in vista dell’apertura della stagione estiva 2021.

Passaporto vaccinale italiano ed europeo: come funziona

Il certificato verde potrà essere, secondo le indiscrezioni, cartaceo o digitale e si potrà ottenere in caso di vaccinazione completa con vaccino riconosciuto dall’AIFA (due dosi Pfizer, Moderna, AstraZeneca e una dose con Johnson&Johnson) ovvero con il certificato di avvenuta guarigione dal Covid-19 e fine isolamento da almeno sei mesi ovvero con tampone negativo (molecolare o antigenico rapido) eseguito nelle 48 ore precedenti il viaggio.

Ad occuparsi del rilascio, verifica e l’accettazione di certificazioni Covid-19 interoperabili a livello nazionale ed europeo è la Piattaforma Nazionale DGC per l’emissione e validazione delle certificazioni verdi Covid-19. Insomma il green pass italiano è del tutto simile a quello europeo, il certificato verde su cui sta lavorando l’Unione europea per far ripartire il turismo internazionale che arriverà il 10 maggio in sperimentazione in 10 Stati (tra cui l’Italia), ma sarà tecnicamente pronto per il 1° giugno. Il pass verrà rilasciato a ogni cittadino UE che ha ricevuto il vaccino anti Covid, è guarito dall’infezione oppure è risultato negativo al tampone. Il green pass Ue sarà valido in tutti i Paesi dell’Unione europea, più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.

E’ bene ricordare che se per i turisti stranieri che vengono in Italia e per gli italiani che tornano dall’estero ci sarà il green pass, le regole per gli italiani che vanno in vacanza all’estero dipendono dal Paese di destinazione.

Fonte: https://www.wallstreetitalia.com/passaporto-vaccinale-italiano-ed-ue-come-funziona/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:%20Wall%20Street%20Italia&utm_content=passaporto-vaccinale-italiano-ed-ue-come-funziona&utm_expid=24d0ca8f6aa04e501a1696e2bb16eb15a1464a4f6d2645e107c1efc8f8ee3e0f

Pio XII e il carattere internazionale di Gerusalemme

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“La persuasione dell’opportunità di dare a Gerusalemme e dintorni, ove si trovano tanti e così preziosi ricordi della vita e della morte del Salvatore, un carattere internazionale che, nelle presenti circostanze, sembra meglio garantire la tutela dei santuari” (Pio XII).
 
Enciclica “In Multiplicibus Curis” di Pio XII
Nuove pubbliche preghiere per la pacificazione della Palestina. 
 
Tra le molteplici preoccupazioni che Ci assillano in questo periodo di tempo tanto pieno di conseguenze decisive per la vita della grande famiglia umana e che Ci fanno sentire così grave il peso del supremo pontificato, occupa un posto particolare quella che Ci è causata dalla guerra che sconvolge la Palestina. In piena verità possiamo dirvi, venerabili fratelli, che né lieta né triste vicenda riesce ad attenuare il dolore mantenuto vivo nel Nostro animo dal pensiero che sulla terra su cui il Signore nostro Gesù Cristo versò il suo sangue per apportare a tutta quanta l’umanità la redenzione e la salvezza, continua a scorrere il sangue degli uomini; che sotto i cieli nei quali echeggiò nella fatidica notte l’evangelico annunzio di pace si continua a combattere, si accresce la miseria dei miseri e il terrore degli atterriti, mentre migliaia di profughi, smarriti e incalzati, vagano lontano dalla patria in cerca di un ricovero e di un pane. 
A rendere più cocente questo Nostro dolore contribuiscono non solo le notizie che continuamente Ci giungono di distruzioni e di danni causati agli edifici sacri e di beneficenza sorti attorno ai luoghi santi, ma anche il timore ch’esse Ci ispirano per la sorte di questi stessi luoghi, disseminati in tutta la Palestina e in maggior numero sul suolo della città santa, che furono santificati dalla nascita, dalla vita e dalla morte del Salvatore. Non è necessario assicurarvi, venerabili fratelli, che posti in mezzo allo spettacolo di tanti mali e alla previsione di mali maggiori, Noi non Ci siamo rinchiusi nel Nostro dolore, ma abbiamo fatto quanto era in Nostro potere per cercare di apportarvi rimedio. 
Parlando, prima ancora che il conflitto armato avesse inizio, a una delegazione di notabili arabi venuta a renderCi omaggio, manifestammo la Nostra viva sollecitudine per la pace in Palestina e, condannando ogni ricorso ad atti violenti, dichiarammo che essa non poteva realizzarsi se non nella verità e nella giustizia, cioè nel rispetto dei diritti di ognuno, delle tradizioni acquisite, specialmente nel campo religioso, come pure nello stretto adempimento dei doveri e degli obblighi di ciascun gruppo di abitanti. Dichiarata la guerra, senza discostarCi dall’attitudine di imparzialità impostaCi dal Nostro ministero apostolico che Ci colloca al di sopra dei conflitti dai quali è agitata la società umana, non mancammo di adoperarci, nella misura che dipendeva da Noi e secondo le possibilità che si sono offerte, per il trionfo della giustizia e della pace in Palestina e per il rispetto e la tutela dei luoghi santi. 
Nel tempo stesso, sollecitati dai numerosi e urgenti appelli quotidianamente rivolti a questa sede apostolica, abbiamo cercato di venire per quanto possibile in soccorso delle infelici vittime della guerra, inviando a tal fine ai Nostri rappresentanti in Palestina, nel Libano e in Egitto i mezzi a Nostra disposizione, e incoraggiando il sorgere e l’affermarsi, tra i cattolici nei vari paesi, di iniziative tendenti allo stesso scopo. Convinti, peraltro, della insufficienza dei mezzi umani per l’adeguata soluzione di una questione di cui tutti possono vedere l’eccezionale complessità, abbiamo soprattutto fatto costantemente ricorso al grande mezzo della preghiera, e nella Nostra recente lettera enciclica Auspicia quaedam vi invitammo, venerabili fratelli, a pregare e a far pregare i fedeli affidati alla vostra sollecitudine pastorale, affinché, sotto gli auspici della Vergine santissima, «conciliate le cose nella giustizia, ritornassero felicemente in Palestina la concordia e la pace».(2) 
Sappiamo che il Nostro invito non vi è stato rivolto invano. Né ignoriamo che, mentre con le Nostre suppliche e con la Nostra opera Ci adoperavamo in unione con il mondo cattolico per la pace in Palestina, uomini di buona volontà hanno moltiplicato nello stesso intento, senza badare a pericoli e sacrifici, nobili sforzi ai quali Ci è grato rendere omaggio. Tuttavia, il perdurare del conflitto e l’accrescersi ininterrotto delle rovine morali e materiali che inesorabilmente lo accompagnano, Ci inducono a rinnovarvi, venerabili fratelli, con accresciuta insistenza il Nostro invito, nella speranza che esso venga accolto non solo da voi, ma anche da tutto il mondo cristiano. 
Come dichiarammo il 2 giugno scorso ai membri del sacro collegio dei cardinali, mettendoli a parte delle Nostre ansietà per la Palestina, Noi non crediamo che il mondo cristiano potrebbe contemplare indifferente o in una sterile indignazione quella terra sacra, alla quale ognuno si accostava col più profondo rispetto per baciarla col più ardente amore, calpestata ancora da truppe in guerra e colpita da bombardamenti aerei; non crediamo che esso potrebbe lasciar consumare la devastazione dei luoghi santi, sconvolgere il sepolcro di Gesù Cristo. Siamo pieni di fiducia che le fervide suppliche che si innalzano a Dio onnipotente e misericordioso dai cristiani sparsi nel vasto mondo, insieme con le aspirazioni di tanti nobili cuori ardentemente solleciti del vero e del bene, possano rendere meno arduo agli uomini che reggono i destini dei popoli il compito di far sì che la giustizia e la pace in Palestina divengano una benefica realtà e, con l’efficace cooperazione di tutti gli interessati, si crei un ordine che garantisca a ciascuna delle parti al presente in conflitto, la sicurezza dell’esistenza e insieme condizioni fisiche e morali di vita capaci di fondare normalmente uno stato di benessere spirituale e materiale. 
Siamo pieni di fiducia che queste suppliche e queste aspirazioni indice del valore che ai luoghi santi annette così gran parte della famiglia umana, rafforzino negli alti consessi, nei quali si discutono i problemi della pace, la persuasione dell’opportunità di dare a Gerusalemme e dintorni, ove si trovano tanti e così preziosi ricordi della vita e della morte del Salvatore, un carattere internazionale che, nelle presenti circostanze, sembra meglio garantire la tutela dei santuari. Così pure occorrerà assicurare con garanzie internazionali sia il libero accesso ai luoghi santi disseminati nella Palestina, sia la libertà di culto e il rispetto dei costumi e delle tradizioni religiose. 
E possa così sorgere presto il giorno in cui gli uomini abbiano di nuovo la possibilità di accorrere in pio pellegrinaggio ai luoghi santi per ritrovare svelato in quei monumenti viventi dell’Amore, che si sublima nel sacrificio della vita per i fratelli, il grande segreto della pacifica convivenza umana. Con questa fiducia, Noi impartiamo di cuore a voi, venerabili fratelli, ai vostri fedeli e a tutti coloro che accoglieranno con animo volonteroso questo Nostro appello, in auspicio dei divini favori e come pegno della Nostra benevolenza, l’apostolica benedizione. 
Castel Gandolfo, presso Roma, 24 ottobre 1948, anno X del Nostro pontificato. 
 
PIO PP. XII 
 

Esistenza degli Angeli e dottrina cattolica

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Segnalazione di Carlo di Pietro

Sul sito è disponibile il numero 231 del giorno 16 maggio 2021. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori. Per destinare il 5×1000 a Sursum Corda cliccare qui.

– Comunicato numero 231. Esistenza degli Angeli e dottrina cattolica;
– Orazione a San Roberto Bellarmino, Cardinale e Dottore (13.5);
– Orazione ai Santi Nereo, Achilleo, Flavia Domitilla e Pancrazio, Martiri (12.5);
– Orazioni a San Pancrazio, Martire (12.5);
– Orazioni a Sant’Ignazio da Laconi, Confessore (11.5);
– Preghiera a San Bonifacio, Martire (14.5);
– Preghiera a San Giovanni Battista de La Salle (15.5);
– Preghiera a Sant’Antonino di Firenze, Vescovo e Confessore (10.5);
– Preghiera a Sant’Ubaldo, Vescovo (16.5);
– Preghiera a Santa Maria Domenica Mazzarello (14.5);
– Preghiera ai Santi Martiri Gordiano ed Epimaco (10.5);
– Triduo a San Felice da Cantalice per le vocazioni (dal 15.5 al 17.5).

Israele si nasconde dietro la Shoah per umiliare i palestinesi

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Di certo questo articolo non è tacciabile di antisemitismo, visto chi lo scrive, con una certa onestà intellettuale… (N.d.R.)

di Moni Ovadia 

“Isaia, capitolo 1, versetto 17.  Imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate ragione all’orfano, difendete la causa della vedova”. Moni Ovadia – attore, musicista e scrittore di origini bulgare e di cultura ebraica – cita a memoria un passo della Bibbia per commentare l’ennesima aggressione dell’Esercito Israeliano ai danni dei cittadini palestinesi cacciati – dai coloni israeliani – dalle loro case a Gerusalemme Est, poi bombardati da una delle aviazioni più potenti del mondo nella Striscia di Gaza. Intervistato da Fanpage.it, Ovadia non ha dubbi sul dove schierarsi: “Dalla parte dei palestinesi, cioè dalla parte degli oppressi. Essere ebrei, e io lo sono, significa stare dalla parte dei più deboli”.

Da questa parte del mondo quello di questi giorni viene descritto come uno “scontro”, addirittura come una “disputa immobiliare” su alcune case a Gerusalemme Est. Cosa ne pensa?
È una narrazione completamente distorta. Non c’è nessuno scontro, perché non c’è paragone tra la forza dell’esercito israeliano e quella della resistenza palestinese. Parliamo di un’aggressione vera e propria e di una superiorità soverchiante da parte di Tel Aviv. Da anni Israele occupa illegalmente le terre dei palestinesi e sottopone a continue e quotidiane umiliazioni quel popolo nell’indifferenza della comunità internazionale. Quello di Israele è un governo razzista e segregazionista; se non fosse per le elezioni direi anche fascista. Vogliono cacciare i palestinesi dalle loro case, cancellare la loro identità culturale, e lo stanno facendo forti della compiacenza di gran parte delle potenze mondiali, compresi paesi arabi come Egitto, Giordania e Arabia Saudita. Quello palestinese è il popolo più solo e indifeso del mondo.

Anche in questo caso la comunità internazionale sembra distinguersi per equilibrismo… Si fanno appelli al “cessate il fuoco”, si condanna il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza, ma non si entra mai nel cuore del problema, l’occupazione militare di Gerusalemme Est.
I governi di USA e UE, salvo rare eccezioni, sono composti da ipocriti perché accettano il ricatto degli israeliani sulla Shoah. Io sono ebreo, so cosa è stata la Shoah, e per questo mi domando come si possa legittimare la politica cattiva e sadica del primo ministro Benjamin Netanyahu nei confronti dei palestinesi. Israele continua a giocare il ruolo del povero, piccolo paese indifeso, ha invece uno degli eserciti più potenti del mondo e l’appoggio incondizionato di USA  e UE, mentre la Cina se ne lava le mani. Uno dei suoi pochi nemici storici, la Siria, sarà fuori gioco per 50 anni. Dell’Iran non parliamo: ogni volta che alza la voce, Israele la fa pagare ai palestinesi.

Il suo giudizio sul governo israeliano è molto duro, ma qual è quello sulla società civile israeliana?
Ho solo fonti israeliane, per scelta non uso fonti arabe né palestinesi. C’è in Israele una minoranza coraggiosa che tiene in vita i valori dell’ebraismo e denuncia da anni i crimini di Israele. Parlo di personalità come Gideon Levy, firma storica del quotidiano Haaretz, che accusa il governo di praticare politiche di apartheid nei confronti dei palestinesi. Parlo della sua collega Amira Hass, che racconta i soprusi praticati ai palestinesi. E parlo di un politico moderato come Avraham Burg, ex presidente della Knesset (il parlamento israeliano), che ha chiesto formalmente di non essere più designato come ebreo nel registro della popolazione israeliana. Lui dice: ‘Se gli ebrei sono padroni di Israele non voglio essere ebreo’. Cito: ‘Non smetterò di sentirmi un ebreo ma non voglio più far parte della collettività ebraica in Israele, non voglio percepirmi come un privilegiato rispetto ai non ebrei, chiedo di essere un cittadino israeliano e basta’. Sa perché questa scelta?

No.

La legge sullo stato nazione prevede che in Israele siano titolari di pieni diritti solo i cittadini ebrei, ovvero i figli di madre ebrea. I palestinesi, invece, no. Eppure sono almeno 1,8 milioni. Quella del governo israeliano nei confronti dei palestinesi è, come rilevato di recente anche da Human Right Watch, una politica di apartheid sotto alcuni punti di vista non troppo diversa da quella praticata in Sudafrica.

Si arriverà mai alla pace tra Israele e palestinesi? E a quale pace?
L’importante è che non sia la pace del più forte imposta al più debole. La pace si può fare solo tra eguali: finché gli israeliani non si ritireranno dalle terre occupate, finché cioè non verrà ristabilita la legalità internazionale, non si potrà iniziare nessun vero negoziato di pace.

continua su: https://www.fanpage.it/attualita/moni-ovadia-a-fanpage-it-israele-si-nasconde-dietro-la-shoah-per-umiliare-i-palestinesi/
https://www.fanpage.it/

La famiglia e gli omofobi per i padroni dello Stato servile

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di Matteo Castagna per Arianna Editrice

Per molti versi, possiamo dire di vivere lo “Stato servile”, così come lo intendeva il grande Hilaire Belloc. Il social-capitalismo, promettendo chimere di libertà ha assoggettato l’uomo in una schiavitù che Belloc definisce in modo lapidario: “definiamo Stato servile l’ordinamento di una società nella quale il numero di famiglie e di individui costretti dalla legge a lavorare a beneficio di altre famiglie e altri individui è tanto grande da far sì che questo lavoro si imprima sull’intera comunità come un marchio”.

In questo clima di follia omofila, abortista, divorzista, consumista, le seguenti riflessioni di G.K. Chesterton sono un ottimo antidoto a tutte le teorie che a poco a poco stanno trasformando le voglie dell’io in legge della natura. La lotta è aspra. Siamo di fronte all’avanzare della Sovversione social-capitalista, per cui la libertà apparente, è soltanto specchio per le allodole, dove i grandi manovratori cercano di seminare le personali ideologie. E noi siamo i sudditi dello Stato servile preconizzato da Belloc. Con l’aggravante che il Vaticano non è composto di tanti don Camillo che guidano il gregge, ma da una schiera di don Chicchì schierati con le famiglie sovversive dell’ordine naturale, morale, politico ed economico. La società vive dentro la gabbia dorata del tutto è permesso, perché tutto è diritto. Si confonde il desiderio col diritto perché la società atea, che non è laica ma laicista, ha trasformato i paradigmi e calpestato la tradizione e l’identità. Il relativismo aggressivo appoggiato dall’ideologia del genere continua la sua opera di distruzione del sistema antropologico dell’uomo che si fa Dio contro quello del Dio che si è fatto uomo per la nostra salvezza.

Secondo Chesterton “è vero che tutte le donne di buonsenso pensano che tutti gli uomini di studio siano pazzi. Se è per questo, è vero anche che tutte le donne di qualsiasi tipo pensano che tutti gli uomini di qualsiasi tipo siano pazzi. Ma non te lo scrivono in un telegramma, così come non scriverebbero che l’erba è verde o che Dio è misericordioso. Queste sono verità evidenti e spesso, note anche in privato” (da “Il Club dei mestieri stravaganti”). “La variabilità è una delle virtù di una donna. Essa consente di evitare le esigenze più grevi della poligamia. Se si dispone di una buona moglie, si è sicuri di avere un harem spirituale (“Daily News”). “Se gli Americani possono divorziare per “incompatibilità di carattere”, mi chiedo come mai non abbiano tutti divorziato. Ho conosciuto molti matrimoni felici, ma mai nessuno “compatibile”. Tutto il senso del matrimonio sta nel lottare e nell’andare oltre l’istante in cui l’incompatibilità diventa evidente. Perché un uomo e una donna, come tali, sono incompatibili” (da “Cosa c’è di sbagliato nel mondo“). “Vorrei dire per via di metafora che i sessi sono due ostinati pezzi di ferro, che se mai si potranno fondere, si fonderanno allo stato incandescente. Ogni donna finirà per scoprire che suo marito è un animale egoista, se paragonato all’ideale femminile. Ma è bene che ella compia la scoperta della bestia mentre entrambi si trovano ancora a vivere la storia de “La Bella e il Mostro”. Ogni uomo deve scoprire che sua moglie è irritabile, vale a dire tanto sensibile da fare impazzire: perché di fronte all’ideale maschile ogni donna è folle… Tutto il valore dei normali rapporti fra uomo e donna sta nel fatto che essi incominciano veramente a criticarsi quando incominciano ad ammirarsi davvero. Ed è bello che sia così. Io sostengo, e non rifiuto alcuna parte di responsabilità in tale affermazione, che è meglio che i due sessi non si comprendano, fino al momento in cui si uniranno in matrimonio. E’ bene che non abbiano la conoscenza prima di avere il rispetto e la carità… Coloro che da Dio vennero separati, nessun uomo osi unire” (da “L’uomo comune”).

“La donna media è a capo di qualcosa di cui può fare ciò che vuole; l’uomo medio deve obbedire agli ordini e nient’altro” (da All thing considered). “La famiglia è il test della libertà, perché è l’unica cosa che l’uomo libero fa da sé e per sé” (da Fancies versus fads). “Amore mio, che altro posso fare? Quale altra occupazione può avere un uomo valido su questa terra, fuorché di sposarvi? Che alternativa c’è al matrimonio, eccetto il sonno? Non certo la libertà. A meno che non sposiate Dio, come le nostre monache in Irlanda, bisogna sposiate un Uomo, cioè a dire Me. La terza ed ultima ipotesi sarebbe che sposaste voi stessa e viveste con voi, voi, voi sola: cioè a dire in quella compagnia che mai è soddisfatta e non soddisfa mai” (da “Le avventure di un uomo vivo”). “M’avete persuaso che, abbandonando la propria moglie, uno realmente commette qualche cosa d’iniquo e pericoloso, […] perché nessuno potrà più trovarlo, e invece tutti abbiamo bisogno di essere trovati” (da “Le avventure di un uomo vivo”). “Matrimoni imprudenti! E ditemi: dove mai in cielo o in terra si son visti matrimoni prudenti? Altrettanto varrebbe discorrere di suicidi prudenti!” (da “Le avventure di un uomo vivo”). “Il matrimonio è un duello all’ultimo sangue, che nessun uomo d’onore dovrebbe declinare” (da “Le avventure di un uomo vivo”).

E’ evidente che il saggio Chesterton, con queste sue riflessioni, non prendeva neppure in considerazione la possibilità di matrimoni diversi da quelli tra un uomo e una donna. Chesterton potrebbe essere considerato un “omofobo” ante litteram e i suoi libri dati in pasto dei BLM per una pira immediata. E nessuno dovrebbe lamentarsi perché, del resto, il nostro secolo ha Fedez…

 

Fonte: https://ariannaeditrice.musvc2.net/e/t?q=7%3dFZ7YI%26B%3d3%26H%3dBS9U%26x%3dSAZD%26K%3diN3Ft_LZsQ_Wj_HRwY_Rg_LZsQ_VoMxQ.jHj5wDb9m9uLr3f.C3_HRwY_Rg51Jj7xBj_LZsQ_VoBb-0jCjAu9b-9-5j1bpBj-IvEgIk9-q91-9-q5mHpHr-4fFuE-tNjJp-MnHwCu5%26e%3dG4Iw7A.DfN%26rI%3d5aGU

Il regime della sorveglianza

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Dunque, ricapitoliamo. Non è consentito avere un’opinione difforme in tema di covid e di pandemia, di chiusure e di vaccini rispetto a quelle somministrate dai vettori ufficiali; l’accusa di negazionismo o di no vax, di contravvenire alle regole dei social, della vita pubblica, dell’ordinamento è dietro l’angolo. È poi vietato avere giudizi difformi sulle coppie omosessuali, sulle maternità surrogate, le adozioni gay e in generale sui rapporti omo-trans-lesbiche; chi ha idee diverse, o semplicemente continua a difendere le differenze naturali, la famiglia, la nascita secondo natura e la vita secondo tradizione, entra in una sfera d’interdizione che passa dalla riprovazione al veto. Forti proibizioni sono introdotte da leggi, moniti e censure sui social. In tema di femminismo, diritti delle donne o riguardanti caratteristiche fisiche, etniche, lessicali si innescano processi sommari, a colpi di MeToo, catcalling e affini, che generano separazione e diffidenza tra uomini e donne. È vietato poi chiamare clandestini i migranti irregolari; i rom col nome tradizionale di zingari, i neri con l’appellativo antico di negri, senza alcuna connotazione dispregiativa; per ogni disabilità non vanno usati i termini adoperati da sempre, ma solo diversamente abili. E’ vietato nutrire un’opinione diversa da quella istituzionale in tema di fascismo e antifascismo, di razzismo e di nazismo, di storia e di massacri.

Oltre i divieti ci sono poi le cancellazioni del passato, in termini di amnesia collettiva della memoria storica e rimozione di tanti orrori, autori, imprese, personaggi, storie e pensieri non allineati. Tutto ciò che attiene alla nostra civiltà, tradizione e retaggio va deprecato o va accantonato per non urtare la sensibilità di chi non vi appartiene; bisogna sempre assumere il punto di vista a noi più estraneo e più remoto. Prima gli stranieri, per rovesciare un noto slogan politico fondato sulla preferenza nazionale.

In questa poderosa restrizione di pratiche, linguaggi e opinioni, la libertà consentita è un corridoio stretto e corto che si può percorrere all’interno delle opinioni lecite, in un perimetro assai angusto; appena superi il “range” consentito, coi limiti imposti alle divergenze, scatta la censura, la riprovazione, la denuncia, la condanna o l’isolamento, il cordone sanitario, la morte civile. Continua a leggere

C’è una cospirazione dietro l’emergenza sanitaria?

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LETTERE DEL LETTORE

Riceviamo e pubblichiamo, perché non vogliamo censurare chi esprime idee critiche, sebbene non le condividiamo nell’impostazione. Precisiamo che quanto qui scritto non appartiene alla linea del Circolo “Christus Rex-Traditio” sull’argomento, ma ad un filone cospirazionista, che prevede giudizi ed un futuro molto opinabili. Noi non abbiamo la sfera di cristallo e ci manteniamo sulla linea del realismo e dell’osservazione dell’evidenza, di fronte a fatti concreti e conclamati.

di Leonardo Motta

Le cure ci sono, ma non valgono, in affari, quanto le sostanze genico-sperimentali iniettate come fosse un vero vaccino, erroneamente chiamato, dai più, vaccino contro il covid-19.
Eppure, oltre a non essere efficiente, è dannoso, con conseguenze per la salute indelebili, ma anche con conclusioni, a volte, e a breve termine, mortali.
Nel prossimo Autunno ci sarà un’altra ondata. Loro vogliono così, e faranno in modo di metterci uno contro l’altro; sarà la più miserabile guerra tra poveri?
La quarta ondata sarà causata soprattutto dai giovani e da coloro che ancora non si sono sottoposti alla non vaccinazione, ma alla “timbratura” con l’ago acuto e velenoso della campagna mondiale di “antidoto di massa contro la verità” avanguardia del transumanesimo e precursore per un controllo totale della popolazione mondiale da parte del vertice della piramide.
Il disegno, unendo i puntini, è abbastanza evidente e l’immagine che viene fuori è inequivocabile ed ha solo un significato. Ci sarà il comando per la terza dose con l’intento di creare definitamente la dipendenza con un ciclo annuale. Toccherà anche agli innocenti e loro, i bambini, pagheranno il tributo più caro per la “nobile causa” e per il trionfo del  “nuovo umanesimo”.
Usciremo da una gabbia stretta,  per un’altra più larga, ma con le maglie molto, molto più piccole.
La verità, si dice, che prima o poi viene a galla, ma il tempo nel mondo, non sempre è tra mani galanti, ha il suo limite, non è perfetto quanto lo è il “Presente Infinito dell’Essere”. Ed è quasi superfluo dire che solo il suo Imperativo Presente, garantisce la libertà.

Il ddl Zan vuole imporre i desideri di pochi, contrari al diritto naturale

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CON IL VOLER METTERE LA LIBERTÀ DOVE ESSA NON È, LA SI DISTRUGGE DOVE DIO L’HA MESSA

di Matteo Castagna

Le restrizioni delle libertà di movimento, di associazione e molto altro, in particolar modo il coprifuoco e l’obbligo vaccinale per la categoria lavorativa dei sanitari pongono numerosi interrogativi sul concetto stesso di libertà.

Sembrerebbe che dopo più di un anno, si iniziasse a vedere la luce in fondo al tunnel e che realmente questa sospensione dei diritti inalienabili degli individui sia momentanea e passeggera. Successivamente, e nelle dovute sedi, si potrà stabilire se siano state veramente necessarie.

Qualcuno ha approfittato del momento difficile per cercare di inserire a tutti i costi anche una proposta di legge liberticida per imporre il pensiero unico arcobaleno e, di conseguenza, imbavagliare il catechismo, sostituendo la cultura tradizionale con un’ideologia sovversiva dell’ordine naturale. La manifestazione di Milano è stata una meravigliosa risposta di popolo e di famiglia alle sinistre dei disvalori.

Pascal ha scritto che “sarebbe altrettanto mostruoso distruggere la libertà là dove Dio l’ha messa, che introdurla dove non è”. Il ddl Zan vorrebbe fare proprio questo, imponendo i desideri di pochi, chiamandoli diritti, contro il diritto naturale, che è legge di Dio.

Secondo Gustave Thibon “nella formula di Pascal si riuniscono e stigmatizzano i due attentati con i quali i tiranni (confessi o mascherati) minacciano la vera libertà dei popoli: l’oppressione e la corruzione, la distruzione per atrofia e la distruzione per enfiagione”. “Si dice all’agnello: sei libero di essere o di non essere erbivoro. A questo punto si riconducono, in ultima analisi, istituzioni che alimentano nel cervello di tutti gli uomini l’illusione di essere pienamente sovrani di se stessi, uguali a chiunque e di risolvere, con il loro voto, i problemi più estranei alla loro competenza”.

Continua Tibon in Diagnosi: “Ma stiracchiare e dilatare in tal modo la libertà è anche il modo più sicuro per (e più perfido) per sopprimerla. Dopo aver permesso al proprio desiderio e alla propria scelta di aggirarsi tra i cibi carnei, l’erbivoro corrotto non sa più scegliere fra le piante che lo circondano; l’uomo del popolo, imbottito di idee “generali” e di ambizioni assurde, perde la saggezza specifica del suo ambiente sociale e professionale. Non è libero fuori del suo ordine: ha solo l’illusione della libertà; egli è mosso, in realtà, da parole vuote e da passioni malsane e la sua sovranità universale si risolve in fumo e commedia. Ma il più grave, il più terribile è che esso non è più libero nel suo stesso ordine. Nulla ha contribuito a distruggere, nell’anima delle masse, la vera libertà e la vera saggezza più di un certo mito della libertà”.

Dunque, la frase di Pascal può essere così modificata: con il voler mettere la libertà dove essa non è, la si distrugge dove Dio l’ha messa. L’uomo che non accetta di essere relativamente libero, sarà assolutamente schiavo. Del Pensiero Unico.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/05/17/il-ddl-zan-vuole-imporre-i-desideri-di-pochi-contrari-al-diritto-naturale/

“Christus Rex” oggi a Milano contro il DDL ZAN

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di Redazione

Oggi una delegazione del Circolo Christus Rex-Traditio parteciperà alla manifestazione di Pro Vita e Famiglia contro il ddl Zan, che si terrà a Milano, in piazza Duomo, nel pomeriggio.

Il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna commenta: “ho letto che a teatro è previsto uno sconto, ma solo per chi sostiene il ddl Zan. subito credevo si trattasse di uno scherzo, invece è proprio vero. I paladini dell’ anti-discriminazione che compiono un atto discriminatorio verso chi non la pensa come loro? Beh, è grottesco, ma non stupisce perché è in linea con lo spirito del ddl: discriminare i cattolici e tutti coloro che sono contrari a indottrinamento gender nelle scuole, utero in affitto e adozioni a coppie dello stesso sesso. Mi chiedo cosa succederebbe se vi fossero dei negozi che applicassero sconti solo a chi è contrario all’ideologia arcobaleno: credo che chiederebbero la deportazione in un gulag…. 

A maggior ragione, oggi saremo migliaia di persone a manifestare per la libertà – continua Castagna. Noi per la libertà religiosa di poter continuare ad insegnare ai nostri figli che la famiglia è fatta da mamma, papà e figli, senza che nessuno abbia a soffrire “per colpa” della biologia e perché altre forme di unione non sono diritti ma desideri, che il cattolicesimo chiama peccati. Sicuramente, c’è un punto che mi pare non sia stato ancora sollevato pubblicamente da nessuno e, quindi, lo faccio io – conclude il Responsabile Nazionale di Christus Rex-Traditio: sostenere che il sacerdozio debba continuare ad essere solo maschile costituirà “un’istigazione alla discriminazione” oppure sarà ancora concesso vedere solo preti maschi e suore femmine? Ci sarà qualcuno che pretenderà la figura del “suoro” nei conventi delle clarisse o delle benedettine? Assurdo quanto distopico o prospettiva realistica? 

 

A teatro con lo sconto? Sì, ma solo se sostieni il Ddl Zan

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di Cristina Gauri

Milano, 13 mag — A teatro con lo sconto, ma solo se appoggi il Ddl Zan. Se sei povero e non sostieni la legge contro l’omotransfobia, puoi anche startene a casa. E’ l’iniziativa lanciata da Gaia Calimani, presidente di Manifatture Teatrali Milanesi, Onlus foraggiata da Comune di Milano, Regione e Mibact che gestisce i teatri Litta di corso Magenta e Leonardo di via Ampère.

Pur percependo fondi pubblici, sembrerebbe proprio che le belle anime di Mtm si riservano di discriminare i clienti in base alla loro posizione ideologica riguardo il discutibilissimo contenuto del Ddl. Del resto, nell’era delle mascherine e dei patentini vaccinali effettivamente si sentiva il bisogno di introdurre un nuovo «pass» per potere usufruire di servizi.

A teatro con lo sconto (ma solo se sostieni il Ddl Zan)

«Presentatevi in cassa con scritto sul palmo della mano Ddl Zan e vi riserveremo un ingresso a teatro a 10 euro», si legge sulle pagina social di Mtm. «Siamo l’arcobaleno di Dorothy nel magico regno di Oz, ma non solo quello — continua l’appello lanciato su Facebook —. Per questo vogliamo invitarvi a teatro a 10 euro, per questo nuovo inizio che si possa essere davvero in molti. Ci saremo anche noi e saremo insieme per una causa in cui crediamo». Per usufruire della promozione basta mettersi in contatto con la biglietteria di Mtm.

Sofo chiede controlli 
Lo sconto «ideologizzato» ha sollevato le forti critiche dell’europarlamentare Vincenzo Sofo che ha condannato l’iniziativa sui social. L’accusa è di farsi pubblicità strumentalizzando i diritti gay; soprattutto, di sfruttare i fondi pubblici per propagandare la propria ideologia.
«Sono talmente in buona fede — scrive su Facebook — che strumentalizzano il vessillo dei diritti gay per farsi notorietà, attirare pubblico e fare soldi. Sono talmente parassiti che sfruttano i finanziamenti pubblici al settore della cultura per fare propaganda politica. Con il collega Carlo Fidanza chiederemo una verifica per capire se questa gente, che vanta sul proprio sito i patrocini del Ministero dei Beni culturali e di Regione Lombardia, percepisca da questi o da altri entri contributi pubblici per la propria attività». Fondi che «finirebbero per essere i soldi con cui si offre lo sconto pro Ddl Zan. Se riscontreremo anomalie, ci batteremo perché questi fondi, soldi di tutti i cittadini, siano tolti a tutti coloro che li utilizzano per mettere in atto campagne discriminatorie».

 

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/teatro-sconto-ddl-zan-assurda-mtm-193311/

Necrologio di civiltà

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di Giuliano Guzzo

La nuova copertina dell’Espresso, in realtà, non è una copertina. É un necrologio. Ritrae la fine della famiglia, della compresenza di padre e madre, della differenza tra i sessi, dell’allattamento, del diritto di un bambino ad essere educato e non indottrinato. Significativamente, poi, il soggett* ritratt* è senza occhi. Forse per non correre il rischio di vedersi o forse perché una società che si suicida – degradando la religione a opinione ed elevando i desideri a dogmi – non può che essere cieca.

Perché non vede che i figli son doni e non pretese, che ormoni e chirurgia camuffano un’identità ma non la cambiano, che non si può dire «la diversità è ricchezza» e poi tifare per il ddl Zan, che falcidia la prima diversità: quella di pensiero. Per una volta, credo passerò in edicola a comprarlo, L’Espresso e spero lo facciano in tanti, assicurando magari un record di vendite. Così gli archeologi del futuro, studiando il tracollo della società occidentale attraverso le letture dei loro avi, vedranno che no, non è stato affatto un caso.

Necrologio di civiltà

La violenza nelle coppie omosessuali: i veri numeri

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Dalla legge Zan alle adozioni, la narrazione dominante dipinge le coppie omosessuali come paradisi di affetto, premure e dolcezza. Peccato solo che i numeri dicano tutt’altro

di Cristina Cauri

Tutto è cominciato il primo aprile scorso, con la sentenza della Corte di Cassazione che accordava la possibilità di adozione internazionale a una coppia omosessuale. È bastato il lancio di agenzia perché gli ululati di gioia delle orde di sostenitori Lgbt si unissero in un unico, arcobalenato diktat: «E ora fateci adottare anche in Italia». Dateci i minori delle case famiglia, intima Marrazzo del Partito gay. Hanno bisogno di amore – l’amore delle coppie omosessuali, s’intende. Legioni di attivisti Lgbt e di semplici adolescenti con il cervello già masterizzato e riprogrammato dalla propaganda gender si riversano quindi sui social, sparando ad alzo zero sulla «famiglia tradizionale», tratteggiandola come l’alveo in cui si perpetrano i peggiori abomini sui figli e dove viene impartita l’educazione più perversa e ipocrita. Vengono passati in rassegna i vari stereotipi – gli stereotipi, sì, quelli che la sinistra è così pronta a stigmatizzare a convenienza – sui nuclei famigliari cis-etero: il padre religioso che va a trans, la madre alcolizzata, le violenze domestiche sui figli.

La violenza nelle coppie omosessuali

In contemporanea, si pone su di un piedistallo immacolato l’amore che caratterizzerebbe, invece, le unioni omosessuali: puro, privo di violenza o sopraffazione. Dateci gli orfani, noi siamo in grado di amarli, voi non amate nemmeno i vostri figli: anzi, dateci anche quelli. Come a Bibbiano. Sulla base di quali dati vengano espresse queste considerazioni nessuno lo sa, loro in primis. Anche perché basta googlare «violenza domestica nelle coppie omosessuali» per dare la stura al calderone degli studi scientifici ufficiali che rivelano, ancora una volta, il deliberato inganno sotto il quale si cela la bramosia adottiva a tinte arcobaleno. Qui vi riporteremo le statistiche più clamorose.

Le cifre di cui non si parla

Nello studio redatto nel 2018 dal dottor Pedro A. Costa When Intimate Partner Violence Meets Same Sex Couples: A Review of Same Sex Intimate Partner Violence e pubblicato sulla piattaforma Frontiers, viene letteralmente fatto a pezzi il mito che vede la violenza tra partner affettivi come un problema esclusivo delle relazioni eterosessuali. Lo provano una serie di ricerche che rivelano come l’incidenza delle violenze domestiche tra le coppie gay sia paragonabile (Turell 2000) o superiore a quella tra le coppie eterosessuali (Messinger 2011, Kelley et al. 2012). Secondo uno dei rapporti di studio più recenti e rappresentativi, negli Usa quasi un terzo dei maschi delle minoranze sessuali e metà delle donne delle medesime minoranze hanno affermato di essere stati vittima di abusi fisici o psicologici in una relazione romantica. Inoltre, più del 50% degli uomini gay e quasi il 75% delle donne lesbiche ha riferito di essere stato vittima di Ipv (violenza all’interno della coppia) psicologica (Breiding et al. 2013). Solo negli Stati Uniti sono 4,1 milioni gli appartenenti alla comunità Lgbt ad aver subito Ipv nel corso della propria vita. Altri studi indicati nella ricerca e condotti sulle popolazioni nordamericana, australiana, cinese e britannica rivelano che…

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/violenza-coppie-omosessuali-191292/

La devastazione dei luoghi di culto cristiani in Francia

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

In Francia si perde un luogo di culto cristiano ogni due settimane.
Sebbene i luoghi di culto cattolici continuino ad essere la maggioranza degli edifici di culto, in Francia viene eretta una moschea ogni 15 giorni, mentre un edificio cristiano viene distrutto allo stesso ritmo.
Le ultime statistiche mostrano che più di due monumenti cristiani vengono attaccati ogni giorno, e più della metà degli incidenti finisce con la profanazione.
L’Osservatorio del patrimonio religioso di Parigi, in un comunicato presentato dal presidente dell’istituto, Edouard de Lamaze, ha avvertito della progressiva escalation di violenza che ogni due settimane fa sparire un edificio religioso.

Dopo lo sfortunato incendio nella cattedrale di Notre-Dame, l’ostilità contro la religione è aumentata. La maggior parte degli attacchi sono stati perpetrati su edifici cattolici.
Il comunicato afferma: “Nonostante i monumenti cattolici siano ancora avanti, in Francia viene eretta una moschea ogni 15 giorni, mentre un edificio cristiano viene distrutto allo stesso ritmo. Ciò crea una svolta nel territorio di cui tenere conto. Durante il 2018 nella sola Francia, 129 chiese sono state vittime di attacchi, ma il numero totale di attacchi a luoghi di culto cattolici è stato un totale di 877. Queste cifre sono quintuplicate in soli dieci anni. All’inizio degli anni ’70 lo scrittore e giornalista Michel de Saint Pierre pubblicò un libro dal titolo “Chiese in rovina, Chiesa in pericolo di estinzione”, in cui era già suonato l’allarme. Ma da allora la situazione è decuplicata o addirittura centuplicata.

Cinquemila edifici cattolici rischiano di scomparire nei prossimi anni. La causa di questa scomparsa, però, va oltre la crescente ostilità a cui sono sottoposti. Questi siti religiosi sono anche profondamente trascurati dalle autorità pubbliche. Questi edifici non sono mai stati sottoposti a lavori di restauro o a misure di protezione contro incendi o furti”, conclude il comunicato. Va ricordato che la legge in vigore dal 1905 ha reso i comuni proprietari dei propri edifici religiosi e molti sono caduti in stato di abbandono da parte dello Stato.

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