Il mese del Sacro Cuore di Gesù

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Segnalazione del Centro Studi Federici
Cuore santissimo di Gesù, fonte di ogni bene, vi adoro, vi amo, vi ringrazio e, pentito vivamente dei miei peccati, vi presento questo povero mio cuore. Rendetelo umile, paziente, puro e in tutto conforme ai desideri vostri. 
Proteggetemi nei pericoli, consolatemi nelle afflizioni, concedetemi la sanità del corpo e dell’anima, soccorso nelle mie necessità spirituali e materiali, la vostra benedizione in tutte le mie opere e la grazia di una santa morte. Così sia.
 
Litanie del Sacro Cuore e atto di consacrazione:
Cor Jesu Sacratissimum, miserere nobis. 
 

Qualche spunto per un “grande reset” identitario

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per Informazione Cattolica

DALLA MORTE DELLA BALENA BIANCA ALLA PEGGIOR SINISTRA, TUTTA GENDER E CAPITALE

‘La Democrazia Cristiana è contagiosa: il fascismo fu virile, la DC è virale’. Fu la sorella bigotta della fratellanza comunista. Il suo massimo ideologo fu Orietta Berti che teorizzò: Finché la barca va, lasciala andare“. Con queste frasi impietose quanto sarcastiche, Marcello Veneziani definisce la Balena Bianca, poi morta sotto la mannaia di Tangentopoli, fuori dal Parlamento e dagli strali politici della Lega Nord di Bossi, che ne erose il consenso e mise in guardia dalla peggior mala gestio.

Con il 1993 arrivò la cosiddetta Seconda Repubblica, ovvero un rimescolamento degli equilibri, che diede la parvenza di un cambiamento, in cui marchette e clientele, collusioni ed affarismo venivano messe al bando in favore di onestà e trasparenza, competenza e abbattimento della burocrazia.

Ma la DC non morì davvero, perché la “mens democristiana”, figlia del modernismo teologico e dell’italica ipocrisia di quegli odiosi baciapile arraffoni, alleati di chiunque sia speculare al mantenimento del potere fine a se stesso, si incistò in tutti i partiti.

Il maggioritario fu farlocco perché più si “divide” e più si “impera”, mentre due sole coalizioni avrebbero bloccato il sistema di spartizione ed il “magna magna” avrebbe subito un arresto per troppi soggetti.

Poi arrivò il grillismo a dare il colpo di grazia, perché, anziché aprire il Parlamento come una scatola di tonno, ha fatto la fine della rana bollita ed è stato risucchiato come garante del Sistema delle poltrone, dell’incompetenza come prassi di governo e di opposizione, della trasformazione dell’abbattimento degli sprechi con il qualunquismo dell’antipolitica, che ha abbattuto persino il nobile aristotelico concetto di Politica, per favorire il primato dell’economia global su di essa, soprattutto quella con gli occhi a mandorla. Alleato naturale è divenuta la peggior sinistra, tutta gender e capitale.

La seconda Repubblica è la dimostrazione pratica, riconoscibile in ogni ambito pubblico, della peggior “DC virale”. Un’opposizione a questi modelli c’è e si richiama ai movimenti o partiti identitari, che sono però in difficoltà, perché il Sistema è un moloch che si trascina ed un carrozzone che si autoricicla, che infiltra e seduce, che costringe ad accettare coperchi ideologici globalisti, che ricatta e pone veti incrociati, utilizzando, anche, una fetta di Magistratura: quella che leggiamo nel bel libro di Sallusti su Palamara.

 

Ma, allora, questa Seconda Repubblica è stata all’altezza delle aspettative del popolo o ne ha tradito le aspirazioni divenendo peggiore della Prima? Se guardiamo al livello medio, senza generalizzare troppo, mantenendo il giusto equilibrio tomista, sembrerebbe che nei Palazzi romani vi fossero colonie di personaggi in cerca d’autore, in mano ai burocrati, camerieri dei banchieri privi di idee e identità politica propria, che vivono di slogan perché i partiti mancano di una vera classe dirigente, preparata e attenta alla “civitas”, che faccia proposte realizzabili e concrete, in almeno due visioni antropologiche diverse, con culture politiche, etiche e socio-economiche definite e alternative, con alleanze internazionali definite ed alternative, ma in un contesto di pari legittimazione.

La guerra è finita da un pezzo e non possiamo continuare coi preconcetti e gli schemi degli anni di piombo, altrimenti saremo sempre impreparati di fronte al mondo che cambia. La gestione dell’emergenza Covid dovrebbe aver insegnato qualcosa… Va bene lasciare il “grande reset” della seconda repubblica ai globalisti? Oppure sarebbe ora di costruire la proposta della terza repubblica, osservando il tradimento delle élite, la collaborazione coi nemici storici della nostra identità occidentale, l’impunità e la promozione dell’anticattolicesimo, la sovversione della civiltà classico-cristiana, l’invasione dei “nuovi schiavi” della globalizzazione, il ceto medio in ginocchio, l’umiliazione della Chiesa e dei suoi bimillenari principi?

Sul testo più letto al mondo, che rimane la Bibbia, si può trovare la storia di Giuda Maccabeo, che ha saputo opporsi alle forze che minacciavano l’identità del suo popolo. Julien Langella osserva, giustamente, che “la prima cosa che ci colpisce tra i maccabei è la loro viva pietà (che andrebbe recuperata da moltissimi dei “nostri”, n.d.r.) e la buona conoscenza del loro Paese (anche in fatto di cultura, infatti, a partire dalla scuola, ma anche sulla lettura e sui media si potrebbe fare un salto di qualità, n.d.r.). Quei ribelli ci hanno dimostrato che non c’è riconquista senza radicamento geografico, senza riappropriarsi del territorio. Di fronte al Ball mondialista e a tutti i tentativi di appiattimento generale, l’unica risposta efficace consiste nel riappropriarsi della propria lingua (valorizzando ogni peculiarità locale, n.d.r.) delle tradizioni, dei paesaggi, della gastronomia“, del turismo, delle politiche demografiche, delle abitudini, del ritorno alla terra, del rispetto della natura e del senso comunitario perduto dalla vita frenetica.

Contro l’onda di questa subcultura da discount, scialba e incolore o, forse, per qualcuno, mono-subcultura arcobaleno, dobbiamo innalzare la diga identitaria. L’amore della piccola Patria non è d’ostacolo alla grande. Felix Gras, compagno di strada di Mistral, diceva: “amo il mio villaggio più del tuo villaggio, la mia Provenza più della tua provincia e la Francia più di tutto”. Dunque: io amo la mia Valpolicella più della tua Val Brembana, la mia Verona più della tua Vicenza e l’Italia più di tutto.

Le nostre appartenenze devono accumularsi l’una sull’altra in modo complementare e armonioso sotto il “giogo soave” del Regno sociale di Cristo Re delle cose visibili e invisibili. Farà il bene anche di chi non crede, poiché si fonda sull’Amore della Verità che rende liberi – come dice San Paolo – ed il rigetto dell’errore nichilista e relativista, che porta alla disperazione. E poi, perché abbiamo già provato e abbiamo sotto gli occhi cosa sia la “civiltà laicista”, ossia quella dell’odio verso Dio ed il Creato, la dittatura dei desideri sovversivi del diritto naturale, in un contesto di amebe prive di capacità critiche ed appiattite su mode irragionevoli, nel dominio dell’ignoranza e del brutto.

Come diceva Maurras: “lavorando alla ricostruzione della città o della provincia, si lavora a ricostruire la Nazione“, perché l’Italia integrale non può non dirsi cristiana – come sosteneva il miscredente Benedetto Croce – ed è l’Italia federale, dei campanili, delle arti e dei mestieri, degli operai e della piccola/media impresa che l’hanno resa una potenza invidiata da tutto il mondo.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/05/31/qualche-spunto-per-un-grande-reset-identitario/

Canata: scuole “conciliar-arcobaleno”

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Per esemplificare, affinché tutti i lettori comprendano, quando si parla di scuole cattoliche e vescovi si sottintende “ufficiali” ovvero conciliari. Sottintendiamo che la Chiesa Cattolica non ha nulla a che fare col Concilio vaticano II e con le sue gerarchie che non sono cattoliche ma apostate, ipso facto, et sine ulla declaratione, perché professano principi contrari a ciò che Cristo e la Chiesa hanno sempre insegnato e da tutti sempre è stato creduto nel mondo (n.d.r.) 

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di LEONARDO MOTTA

I cattolici canadesi si augurano che venga tolto dalle diocesi coinvolte il nome “cattolico” alle scuole ribelli.

L’Ottawa Catholic School Board (Canada) ha decretato che le sue 83 scuole cattoliche alzeranno per la prima volta la bandiera del Gay Pride a giugno. È esattamente l’opposto di quanto ha chiesto loro l’arcivescovo di Ottawa-Cornovaglia, Monsignor Marcel Damphousse, che ha raccolto il disagio di molti genitori.
L’arcivescovo, infatti, ha ricevuto numerose e-mail da genitori e insegnanti preoccupati, che hanno sottolineato come la bandiera non significhi semplicemente inclusione e tolleranza, ma piuttosto una “dichiarazione politica che incoraggia comportamenti e stili di vita che contraddicono l’insegnamento cattolico”.
“Mettiamo a repentaglio i nostri valori e la speciale identità del sistema scolastico cattolico quando sosteniamo ideologie incompatibili con l’insegnamento cattolico”, ha avvertito l’Arcivescovo che ha sottolineato come la bandiera arcobaleno promuova la divisione, mentre è la croce, segno dell’amore di Dio per ognuno di noi, il simbolo più forte di inclusione.
Tutto questo è stato ignorato dalla direzione delle scuole cattoliche di  Ottawa, che ha giustificato il proprio atteggiamento in una dichiarazione  assicurando che la bandiera arcobaleno -utilizzata dalla lobby gay occidentale, che include settori eretico-scismatici dei cosiddetti cristiani – “mostra alla comunità scolastica che le nostre scuole siano luoghi sicuri e accoglienti per gli studenti “2SLGBTQ +”(sic!).
John Curry, che è stato uno di coloro che hanno votato a favore del provvedimento, ha affermato che la mozione è un passo per offrire equità e inclusione a tutti gli studenti e al personale. “Questa azione, a mio avviso, non ha nulla a che fare con gli insegnamenti della Chiesa cattolica; piuttosto, ha tutto a che fare con la mia responsabilità di amministratore di un sistema educativo finanziato con fondi pubblici”, ha avuto la faccia tosta di dire.
Anche i consigli di amministrazione cattolici di Toronto e Waterloo hanno votato per sventolare la bandiera del Pride. Il consiglio scolastico cattolico del distretto di Halton, invece, ha respinto una mozione simile. Adesso i cattolici canadesi si augurano che venga tolto dalle diocesi coinvolte il nome “cattolico” alle scuole ribelli.

Obiezioni e risposte: Tanta gente onesta non va in chiesa!

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Segnalazione di Sursum Corda

Sul sito è disponibile il numero 232 del giorno 23 maggio 2021. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori. Per destinare il 5×1000 a Sursum Corda cliccare qui.

– Comunicato numero 232. Obiezioni e risposte: Tanta gente onesta non va in chiesa!;
– Libro pdf: Devozione a Santa Prudenziana, Vergine (19.5);
– Libro pdf: Vita e devozione a San Venanzio, Martire (18.5);
– Orazione a San Desiderio, Vescovo e Martire (23.5);
– Orazione a Santa Rita da Cascia, Vedova (22.5);
– Orazione ai Santi Sinesio e Teopompo, Martiri (21.5);
– Preghiera a San Bernardino da Siena (20.5);
– Preghiera a San Felice, Confessore (18.5);
– Preghiera a San Giovanni Battista de’ Rossi, Confessore (23.5);
– Preghiera a San Pasquale Baylon, Confessore (17.5);
– Preghiera a San Pietro Celestino, Papa (19.5);
– Preghiera a Santa Rita da Cascia, Vedova (22.5);
– Preghiera di Papa Pio XII nelle Missioni (21.5);
– Racconti miracolosi n° 86. Un triste giovane e San Bernardino da Siena;
– San Bernardino da Siena sui rapporti contro natura;
– Vita e devozione a San Venanzio, Martire (18.5).

Tutte le fake news dei cacciatori di fake news

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Segnalazione del Centro Studi Federici

di Fulvio Scaglione

Così è (se vi pare), scena prima, parte prima. Siamo nel giugno 2020, il Washington Post spara la notiziona: la Russia ha pagato i talebani perché, a partire dal 2018, uccidessero soldati americani in Afghanistan. A ruota arriva il New York Times: titolare del programma di assassini prezzolati sarebbe l’Unità 29155 del Gru, i servizi segreti militari russi. E siccome siamo agli inizi della campagna elettorale Usa, si aggiunge: Donald Trump lo sapeva già da febbraio ma non ha detto né fatto nulla. Sottinteso: perché è una marionetta di Putin. Ovviamente Joe Biden ci si butta a pesce: “Non capisco perché questo Presidente non sia disposto ad affrontare Putin che paga taglie ai taliban perché uccidano soldati americani in Afghanistan”, dice durante il dibattito presidenziale del 22 ottobre. Altrettanto ovviamente la notiziona viene riversata tal quale da tutti (o quasi) i media della provincia italiana.  
 
Scena prima, parte seconda: aprile 2021, sono le stesse agenzie americane, militari e della sicurezza, a smentire la storia che merita, secondo loro, “low to moderate confidence”. La Nbcn, una delle Tv più accanite nell’inseguire la storia, traduce così: “Nel gergo dell’intelligence, una moderata fiducia significa che le informazioni sono plausibili e provenienti da fonti credibili, ma non abbastanza corroborate da meritare una valutazione più alta. Una bassa confidenza significa che l’analisi è basata su informazioni discutibili o non plausibili – o informazioni troppo frammentate o scarsamente confermate per trarre conclusioni solide. Può anche riflettere problemi con la credibilità delle fonti”. Nel linguaggio dei più raffinati centri studi si direbbe: balle, cucche, storie, favole.
 
Nessun paragone, nella provincia dell’impero, tra il risalto dato alla prima notizia (le taglie ai talebani) e quello, nullo, dato alla seconda (non era vero).
 
Così è (se vi pare), scena seconda, parte prima: un gruppo di hacker manda in tilt il più grande oleodotto Usa, quello della Colonial Oil che corre dalla costa Ovest a quella Est. Due giorni dopo il fatto, un noto giornalista italiano, più volte direttore, commentatore di fatti internazionali su quotidiani e Tv, scrive che si tratta dell’ennesimo attentato alle economie democratiche da parte di Stati autocratici. Cina o Russia, par di capire. 

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DDL Zan: quando la norma penale è strumento di rieducazione

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di Pietro Dubolino

Fonte: Centro studi Livatino

La reclusione può essere strumento ‘pedagogico’ per sanzionare chi non si allinea con la ‘cultura dell’indifferenza sessuale’? Considerazioni di Pietro Dubolino, presidente emerito di sezione della Corte di Cassazione, a margine dell’articolo del prof Giuseppe Savagnone, comparso su Giustizia insieme: il quale difende il filo conduttore delle nuove disposizioni, pur al prezzo di negare l’antico brocardo ‘Cogitationis poenam nemo patitur’.

1.  Nell’ambito dell’ormai strabocchevole pubblicistica che, dalle opposte trincee, ha per oggetto il DDL Zan sulla “omotransfobia”, mette conto segnalare l’articolo comparso il 25 maggio scorso sulla rivista giuridica Giustizia insieme a firma di Giuseppe Savagnone, professore emerito di storia e filosofia nei licei statali e direttore, per molti anni, dell’ufficio per la pastorale della cultura della diocesi di Palermo.

Articolo, quello anzidetto, che, pur provenendo da una sponda dichiaratamente di sinistra, e quindi comunque favorevole al disegno di legge in questione, vuole tuttavia caratterizzarsi per un approccio apparentemente moderato e conciliativo, manifestato in particolare nel richiamo, in termini di apprezzamento, se non anche di condivisione, alla presa di posizione di alcune associazioni femministe contrarie al concetto di “identità di genere”, accomunato, nel testo approvato dalla Camera ed attualmente in discussione al Senato, a quelli di “sesso”, “genere”, “orientamento sessuale” e definito come “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso”. Si tratta, però, di un’unica concessione che, guarda caso, viene rivolta ad un mondo, quello appunto delle associazioni femministe, tradizionalmente vicinissimo alla sinistra e delle cui opinioni, quindi, sarebbe assai sconsigliabile non tenere conto.

2. Quanto al resto, il sostegno al DDL Zan, nella sua attuale formulazione risulta, pur nell’apprezzabile pacatezza del linguaggio, assoluto e granitico. Il che non lo renderebbe particolarmente interessante se non fosse per il fatto che l’Autore, per un verso, minimizza quello che dovrebbe essere il contenuto meramente precettivo della norma in gestazione, affermando che essa prevederebbe “soltanto l’estensione ai comportamenti violenti ‘fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità’ [del]le aggravanti che già il nostro ordinamento prevede per quelli che riguardano i reati commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso”; per altro verso riconosce espressamente che il DDL Zan, in realtà, vuole avere un “carattere simbolico e pedagogico” e, pertanto, “non si limita a difendere i diritti delle persone omosessuali” ma, proprio per tale suo carattere, “pone le basi per una educazione capillare alla cultura dell’indifferenza sessuale”, per cui “si può facilmente prevedere che i suoi effetti non si manifesteranno [solo – N.d.R.] nelle aule dei tribunali, ma in tutte le sedi in cui si realizza un’opera educativa”. Continua a leggere

Gaza è meglio di Auschwitz

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di Israel Shamir 

Fonte: Comedonchisciotte

Come una ragazzina rapita e chiusa in una cella da un maniaco pedofilo gli graffierebbe la disgustosa faccia con le sue unghie affilate, così Gaza invia i suoi missili fatti in casa a Tel Aviv. Non possono fare gran danno; sono solo pezzi di ferro arrugginito, pericolosi solo nell’improbabile evento di un impatto diretto, ma hanno risvegliato la bestia dentro al mostro. Ha meticolosamente allontanato ogni oggetto tagliente dalla sua portata, l’ha costretta per anni alla fame, così da farla diventare inerme e compiacente, si è assicurato che non avesse alcuna possibilità di vedere o di ottenere la libertà; ed ecco d’improvviso quel terribile dolore, quei graffi così profondi! Io ho il diritto di difendermi, grida lui mentre scatena i suoi jet F-16 per bombardarla fino a farla regredire all’età della pietra; e la sua spalla destra, il senile Presidente degli Stati Uniti, ripete a pappagallo: lui ha il diritto all’autodifesa! Fino a che lei lo graffia, lui può e deve colpirla! Non ci sarà alcun cessate il fuoco fino a che lei non sarà riportata con la forza all’obbedienza; e gli Stati Uniti hanno posto il veto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza, supportata da 15 dei 16 Paesi membri. Per non sbagliarsi, la Casa Bianca ha approvato una vendita di armi ad Israele per una somma totale di 735 milioni di dollari, cosicché potranno rifare l’11 settembre a qualsiasi grattacielo di loro gradimento, e non solo a New York. E hanno usato quelle armi con ottimi risultati.

La risoluzione del Consiglio bloccata dagli Stati Uniti dice ciò che dovrebbe essere fatto subito: Israele dovrebbe cessare i bombardamenti su Gaza, astenersi dall’interferire nei luoghi sacri, smetterla di impossessarsi delle case e delle terre dei Palestinesi. Ma questa è ben lungi dall’essere una soluzione esaustiva: la ragazza stuprata dovrebbe essere liberata dalla sua prigione. Cioè, i Palestinesi dovrebbe essere autorizzati a muoversi liberamente nella loro terra. L’esercito israeliano dovrebbe andarsene dai territori palestinesi. Il blocco di Gaza dovrebbe essere rimosso. Un goy e un ebreo dovrebbe avere pari diritti, come negli Stati Uniti. Qualsiasi legge basata sull’apartheid dovrebbe essere annullata. La dignità umana rispettata. E, infine, alla ragazza dovrebbe essere concesso di vivere in pace. Terre e case rubate restituite ai loro legittimi proprietari. I rifugiati dovrebbe tornare, elezioni libere. Ma siamo molto lontani da tutto questo.

Amici e colleghi ritengono che i Palestinesi di Gaza possono sconfiggere Israele o, almeno, causare un dolore lancinante al maniaco. Ahimè, non per ora. I Palestinesi stanno migliorando la loro capacità di risposta: durante la prima Intifada (1987) contro l’esercito avevano usato le pietre; nella seconda (2001) le armi da fuoco; all’inizio di questa terza Intifada (2021) stanno lanciando missili. Però, ogni volta, vengono sconfitti e, ad ogni sconfitta, la loro vita diventa sempre più difficile. Prima della prima Intifada, i Palestinesi si potevano muovere liberamente; prima della seconda Intifada, avevano la loro autonomia in Cisgiordania; ora non hanno più nulla e staremo a vedere ciò che verrà tolto loro. Questa è la ragione per cui, nonostante la posizione dei Palestinesi sia decisamente terribile, i Palestinesi vicini alla Cisgiordania non hanno molto interesse nell’entrare in un conflitto armato contro il loro formidabile nemico. I giovani disperati, senza futuro, invece entrano in un tale conflitto. E Gaza, questa prigione a cielo aperto gestita dagli stessi prigionierii, è intervenuta. Perchè per gli abitanti di Gaza, la differenza tra una vita che è un inferno in Terra e una morte che potrebbe essere migliore è assai piccola. Stanno pagando caro il loro coraggio. Continua a leggere

Intervista a don Francesco Ricossa: approccio cattolico alla crisi attuale

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Come Circolo Christus Rex-Traditio ci riconosciamo nelle parole di don Francesco Ricossa in questa intervista, soprattutto nella parte in cui parla, con la saggezza dell’ uomo di Dio, dell’approccio giusto e cattolico con cui affrontare la quotidianità: la pace interiore del vero cattolico, pensare a fare bene i propri doveri quotidiani e…chi ne ha la propensione, portare nella vita sociale e politica dei principi cattolici. 

Segnalazione del Centro Studi Federici

Intervista a don Francesco Ricossa (13/5/2021)

L’ordine morale in S. Tommaso d’Aquino

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Segnalazione della Schola Palatina

Comunichiamo che sono da oggi aperte le iscrizioni al nuovo corso L’ordine morale in San Tommaso d’Aquino a cura del prof. Umberto Galeazzi.
INIZIO IL 10 GIUNGO 2021
Che cosa imparerò in questo corso?
La felicità sta a cuore a ogni essere umano che tende all’appagamento del desiderio. Questa tensione accomuna tutti e spiega il dinamismo dell’agire, ma le posizioni divergono quando si tratta di individuare quel bene, conseguendo il quale si può raggiungere la piena realizzazione della persona, o felicità.
Questa ci può essere procurata dalle ricchezze? O dai piaceri? O dal potere? O dagli onori e dalla gloria? ecc.
Il genio speculativo dell’Aquinate, che non a caso è un classico della filosofia, considera realisticamente la condizione umana (che non può prescindere dalla metafisica della creazione) e fa vedere che ogni essere umano ha di fatto un fine ultimo, che vive, a torto o a ragione, come il bene supremo, e che motiva le sue scelte e la sua gerarchia di valori. Ma è decisivo scoprire il vero fine ultimo che non delude il suo desiderio infinito – originato dalla sua dimensione razionale – in quanto è il bene non manchevole, né caduco, sulla base del quale si giustifica l’etica come ordo amoris.
Per intendere oggi la posizione tommasiana non si può prescindere dall’attuale contesto mediatico-culturale-propagandistico (caratterizzato dall’apologia della trasgressione) e da un confronto critico con esso. Come non si può trascurare il buonismo permissivo e autoindulgente, né il relativismo, né si può evitare di discutere la tesi kantiana dell’autonomia come principio supremo dell’etica.
Il corso sarà articolato in 4 lezioni di 1 ora e 30 minuti ciascuna, compreso uno spazio per domande e risposte. Le lezioni si svolgeranno il giovedì dalle 18 alle 19:30. La data di inizio del corso è il 10 giugno 2021.
LEZIONE 1  – 10 giugno – ore 18 – 19:30
LEZIONE 2  – 17 giugno – ore 18 – 19:30
LEZIONE 3  – 24 giugno – ore 18 – 19:30
LEZIONE 4  – 1 luglio – ore 18 – 19:30

RestiamoLiberi! Firma contro il ddl Zan, la legge bavaglio anti-omotransfobia!

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Segnalazione dell’Associazione Pro Vita e Famiglia

Le associazioni LGBT e alcuni partiti come Pd e M5S vogliono una norma contro l’omotransfobia, e il ddl Zan rischia di essere approvato definitivamente al Senato. Un simile disegno di legge è inutile, perché le persone omosessuali e transessuali sono già giustamente tutelate dalla legge contro atti violenti, ingiuriosi o discriminatori, come tutti, a prescindere dalle proprie tendenze sessuali. Invece, il ddl Zan prevede di punire con la reclusione mal definiti atti di omofobia o di transfobia, mettendo in pericolo libertà e diritti, in primis quelli di donne e bambini.

Infatti il disegno di legge imporrebbe i controversi concetti di “genere” e “identità di genere”, obbligando quindi a trattare un maschio biologico che si percepisce come donna in tutto e per tutto come una donna: garantendogli quindi l’accesso a luoghi e ambiti riservati alle donne, quali bagni, spogliatoi e gare sportive femminili (pena l’accusa di discriminazione sulla base dell’identità di genere), col serio rischio di agevolare abusi e violenze contro le donne, come del resto è già accaduto in Paesi con leggi simili.

Il ddl Zan, poi, introdurrebbe surrettiziamente l’ideologia gender nelle scuole, attraverso l’istituzione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”, in occasione della quale dovranno essere organizzati negli istituti incontri, cerimonie e iniziative analoghe. E chi dovesse manifestare pubblicamente sostegno per la famiglia naturale e per il diritto dei bambini a crescere con una mamma e un papà potrebbe essere condannato alla reclusione, in quanto tale atto potrebbe essere interpretato come omofobico o transfobico.

Se non reagiamo, questa “legge bavaglio” sarà presto approvata e rischieremo tutti il carcere e la rieducazione arcobaleno: firma ora questa petizione, compilando il modulo, per chiedere al Presidente della Repubblica Mattarella, al Presidente del Consiglio Draghi e al Presidente del Senato Casellati di non approvare questa legge liberticida!

— Ecco il messaggio che invieremo al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Presidente del Senato — Continua a leggere

Riparte il turismo e trova l’immigrazione sostanzialmente fuori controllo

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI PER InFORMAZIONE CATTOLICA.IT 

di Matteo Castagna

NELL’ULTIMO PERIODO CIRCA 14.000 PERSONE, DICONO LE FONTI UFFICIALI

Non pochi politici italiani si sono posti il problema della conciliabilità tra la ripresa del settore turistico e la sua compatibilità con un’immigrazione sostanzialmente fuori controllo. Anziché pensare a fare degli omosessuali delle “specie protette” modello panda, in barba al diritto naturale, o a imporre la tassa di successione a chi non arriva a fine mese perché non può lavorare a causa di restrizioni assurde quanto inutili, c’è anche, dal lato destro dell’emiciclo parlamentare chi pensa al rilancio del turismo in un Paese come l’Italia. E, per fortuna, si nota che possa faticare ulteriormente se continuano a sbarcare migliaia di clandestini. Circa 14.000 persone, nell’ultimo periodo – dicono le fonti ufficiali.

Non è giusto che degli innocenti muoiano in mare, perché sarebbe giusto che i barconi della morte non partissero. Poiché abbiamo capito tutti che vi sono interessi economici importanti dietro la tratta dei “nuovi schiavi”, la vera carità dovrebbe vedere impegnata l’Europa nella realizzazione di trattati internazionali ed aiuti mirati nelle terre di fuga, sul modello di quanto fece il governo Berlusconi con Gheddafi, donando all’Italia e all’Africa un periodo di tranquillità, pace e tolleranza, perché quanto alla redistribuzione degli immigrati, l’Unione Europea sembrerebbe fare orecchie da mercante.

Inoltre, la redistribuzione è un concetto sbagliato in sé per due motivi: 1) Gli esseri umani non sono delle merci da destinare di qua o di là. 2) L’immigrazione di popolamento costituisce un fenomeno profondamente negativo, perché è lo sradicamento forzato di gente che, potenzialmente, potrebbe star bene nella sua Patria. Dunque l’Europa dovrebbe lavorare, da un lato, alla messa in atto di politiche che favoriscano la natalità negli Stati membri e dall’altro al blocco dei confini per favorire non solo un graduale rimpatrio dei clandestini ma anche delle situazioni di benessere e stabilità che fermino questo continuo ed indecente racket. La responsabilità spetta, infatti, non all’immigrato, ma alla logica del capitale, che, dopo aver imposto la divisione internazionale del lavoro, ha ridotto l’uomo allo stato di merce delocalizzabile.

San Tommaso d’Aquino, nella Summa Teologica (I-II, q. 105, a. 3) spiega che “con gli stranieri ci possono essere due tipi di rapporto: l’uno di pace, l’altro di guerra” (in corpore). Innanzi tutto non li si accoglie subito come compatrioti e correligionari. Aristotele insegnava che “si possono considerare come cittadini solo quelli che iniziano ad essere presenti nella Nazione ospitante a partire dal loro nonno” (Politica, libro III, capitolo 1, lezione 1). Quindi, capiamo, che fin dall’antichità nessun saggio prendeva in considerazione lo “ius soli”. Forse, Aristotele avrebbe, invece preso per sovversivo dell’ordine nazionale chi si fosse sognato di propugnare tale ingiustizia…È chiaro che per l’Angelico si può permettere agli stranieri, che sono di passaggio nella Nazione (se sono pacifici e se si integrano nella cultura e nella religione del Paese che li accoglie), di restarvi.

Ma vi pare il caso generale contingente? Se sono ostili, come le orde di musulmani che ci invadono per conquistarci all’islam o per delinquere, allora vale la legittima difesa, che porta la Nazione invasa a respingere lo straniero, che è un ingiusto aggressore: “vim vi repellere licet / è lecito respingere la forza con la forza”, alla faccia del buonismo interessato di certuni, che non è accoglienza ma business camuffato. Mentre l’Italia deve fare lecito business col turismo, grazie alle meraviglie di cui dispone grazie alla civiltà classico-cristiana ed alla natura.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/05/24/riparte-il-turismo-e-trova-limmigrazione-sostanzialmente-fuori-controllo/

Cina, arrestati ​​vescovo, sette sacerdoti e dieci seminaristi

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

In soli due giorni, quasi tutto il personale ecclesiastico della Prefettura apostolica di Xinxiang (che conta 100.000 fedeli.) è stato “eliminato” con un’operazione delle forze di polizia della provincia
di Hebei. Il 21 maggio il vescovo Zhang Weizhu è stato arrestato; il giorno prima erano stati arrestati sette sacerdoti e dieci seminaristi.
Il 20 maggio, nel primo pomeriggio, circa 100 poliziotti della provincia di Hebei – da Cangzhou, Hejian e Shaheqiao – hanno circondato l’edificio adibito a seminario diocesano a Shaheqiao, Hebei.
Xinxiang utilizzava come seminario una piccola fabbrica di proprietà di un cattolico dell’Hebei. La polizia è entrata nell’edificio e ha arrestato quattro sacerdoti, professori di seminario e altri tre sacerdoti che svolgono attività pastorale. Insieme a loro hanno arrestato 10 seminaristi che stavano frequentando le lezioni in fabbrica.

A seguito delle direttive del Nuovo Regolamento sulle attività religiose, la fabbrica è stata chiusa e il direttore dell’azienda è stato arrestato.
La Prefettura Apostolica di Xinxiang non è riconosciuta dal governo cinese. Per questo tutte le attività di sacerdoti, seminaristi e fedeli sono considerate “illegali” e “criminali”.
Dopo il raid, la polizia ha sequestrato tutti gli effetti personali di sacerdoti e seminaristi.
Dato l’enorme dispiegamento di forze di polizia, si ritiene che il raid fosse pianificato da molto tempo. Le autorità civili ritengono che ci siano alcuni seminaristi (che sono riusciti a scappare) “latitanti” e li stanno cercando nella zona (le forze di polizia vanno di casa in casa per trovarli).
L’arcivescovo Joseph Zhang Weizhu, 63 anni, è stato ordinato vescovo nel 1991 ed è stato incarcerato più volte.
Da quando è stato firmato l’accordo interinale tra Cina e Santa Sede, è aumentata la persecuzione contro i cattolici, soprattutto quelli non ufficiali. L’accordo si riferisce solo alla nomina di nuovi vescovi, ma la premessa era che il resto della situazione della Chiesa sarebbe rimasto in sospeso fino a quando i problemi non sarebbero stati affrontati attraverso il dialogo tra le due parti. Al contrario, le forze dell’ordine hanno posto agli arresti domiciliari vescovi, inflitto multe altissime ai fedeli, espulso parroci dalle chiese e arrestato sacerdoti e seminaristi. Molti fedeli ritengono che “l’accordo sia stato tradito”.
Basta essere scoperti con segni legati alla fede cattolica (croci, statue, immagini sacre, fotografie del Papa, ecc.), per essere rapiti, arrestati, ricevere la distruzione degli oggetti e delle multe salate.
Questo si chiama Comunismo! Ma qualcuno in Italia, vorrebbe andare a braccetto con il PCC!

Bill Gates e Jeffrey Epstein: quando il filantropo è amico del pedofilo

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Segnalazione del Centro Studi Federici

I dolori del giovane Bill (Gates) – 1 
 
I dolori del giovane Bill (Gates) – 2 
 
Nella foto: Bill Gates e Jeffrey Epstein, secondo e terzo da destra.

Apologia della capra

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QUINTA COLONNA

di Livio Cadè

Fonte: Ereticamente

I. Elogio dell’ignoranza

“Getta il sapere e non avrai tristezza“.

Si suol dire “ignorante come una capra”. Credo che alla capra poco o nulla importi di questo stupido pregiudizio. Ma a coloro che vi credono va ricordato un episodio della Patrologia Latina ove si narra della capra che salvò un santo eremita del deserto. Costui, non sapendo distinguere le erbe buone da quelle velenose, sarebbe morto se una capra, che per antico istinto sapeva riconoscere le piante non mangiabili, brucando in silenzio non gli avesse insegnato a riconoscerle. Il sant’uomo fu dunque soccorso dalla sapienza di una capra.

La nostra civiltà vive nel culto del sapere. Ma il nostro sapere è a volte nemico di una naturale saggezza e di una vera sapienza. Quella che chiamiamo conoscenza è spesso ignoranza, e viceversa. In tal senso Lao-Tze dice: “rinnega la conoscenza e il popolo cento volte ne trarrà giovamento”, massima che troverebbe oggi ben pochi seguaci. Tutti sembran infatti d’accordo nel dire che l’ignoranza è un male. Tuttavia è chiaro che siamo tutti ignoranti, in quanto ogni conoscere ha dei limiti e i campi del conoscere sono infiniti.

Parlando di sapere, oggi si intende di solito la competenza scientifica, conoscenza del mondo par excellence, ritenuta ormai motore imprescindibile dell’evoluzione sociale. Sono invece svalutate altre forme di conoscenza: saperi tradizionali, saggezza popolare, intuizione spirituale ecc. A questi saperi stabili, abbarbicati nel profondo dell’esperienza umana, si è sostituita una conoscenza priva di radici, di carattere incerto e volatile.

Tale conoscenza, essendo amministrata da una ristretta cerchia di esperti, lascia l’uomo medio in uno stato di perenne minorità e lo consegna alla tutela di un nuovo clero scientifico. Ma mentre il pensiero della Chiesa poggiava su basi ferme, quello della scienza, da Galileo in poi, ha sempre mostrato natura provvisoria. Nel suo tendere verso un progresso infinito determina una continua precarietà, e ci costringe a spingere i massi del sapere come in un supplizio di Sisifo.

Guardando alla storia, si può dubitare che questa conoscenza abbia contribuito alla nostra felicità e alla creazione di un mondo migliore. Si potrebbe anzi credere il contrario. I più tuttavia sostengono l’innocenza e la verginità della scienza. Sembrano ignorare che oggi la conoscenza non è, come poteva essere per i greci, pura teoria e contemplazione intellettuale ma, sulla traccia di Bacone,  ricerca del potere che nasce dal sapere, strumento di dominio sulle cose. Una conoscenza che fosse disinteressata comprensione del reale, filosofica meditazione sul senso della vita, ci sembrerebbe una perdita di tempo. Il sapere deve essere finalizzato a scopi pratici, tradursi in una tecnica, generare un profitto. Perciò il tempio della scienza si è riempito di mercanti e prostitute. Continua a leggere

La maschera della “democrazia liberale” crolla con un BANG

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di Pepe Escobar

Fonte: Comedonchisciotte

Nakba, maggio 2021. Gli storici del futuro segneranno questo giorno come la data in cui la cosiddetta “democrazia liberale” aveva emanato il suo proclama visivo: noi bombardiamo le agenzie di stampa e distruggiamo la libertà di stampa in un campo di concentramento a cielo aperto, mentre, proprio come fossimo in stato d’assedio, proibiamo manifestazioni pacifiche nel cuore stesso dell’Europa.E, se vi ribellate, noi vi cancelliamo

Gaza come Parigi. I bombardamenti alla torre di al-Jalaa (un edificio residenziale che ospita gli studi di al-Jazeera e AP, solo per citarne alcuni) compiuti dall’”unica democrazia nel Vicino Oriente” sono direttamente connessi al “verboten” pronunciato dal Ministro degli Interni del presidente Macron.

In pratica, Parigi ha avallato le provocazioni della potenza occupante a Gerusalemme Est: l’invasione della moschea di al-Aqsa, completa di gas lacrimogeni e granate stordenti; bande razziste sioniste che molestavano e gridavano “morte agli Arabi“; coloni armati che aggredivano famiglie palestinesi minacciate di espulsione dalle loro case a Sheikh Jarrah e Silwan; una campagna di bombardamenti a tappeto le cui vittime, in media, sono per il 30% bambini.

La folla di Parigi non si è fatta intimorire. Dal Boulevard Barbes fino a Piazza della Repubblica, ha marciato per le strade al grido di “Israele assassino, Macron complice.” Intuivano che Le Petit Roi, un impiegatuccio dei Rothschild, aveva appena distrutto l’eredità storica nazionale, quella che aveva dato vita alla Declaration Universale des Droits de L’Homme.

La maschera della “democrazia liberale” cade e ricade in continuazione, con gli imperialisti del Big Tech che diligentemente cancellano la voce dei Palestinesi e dei difensori della Palestina, a braccetto con un teatrino diplomatico kabuki che ingannerebbe solo i cerebrolesi.

Il 16 maggio, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha presieduto una riunione online dell’UNSC (Concilio di Sicurezza delle Nazioni Unite), il cui link è stato bloccato, senza interruzioni, da Washington per tutta la settimana. Ricordiamo che la Cina, nel mese di maggio, ha la presidenza dell’UNSC.

Non è stato nemmeno possibile per l’UNSC arrivare ad almeno una dichiarazione congiunta, di nuovo perchè è stato vigliaccamente bloccato dall’Impero del Caos.

Hua Liming, l’ambasciatore cinese in Iran, ha sintetizzato così: “Gli Stati Uniti non vogliono cedere alla Cina il ruolo di mediatore nel conflitto tra Israele e la Palestina, specialmente quando è Cina ad avere la presidenza dell’UNSC.”

La procedura standard usata dalla Casa Bianca in queste situazioni è quella del “dialogo:” “ti faccio un’offerta che non puoi rifiutare,” in puro stile mafioso, portato avanti con entrambe le parti e sotto banco; come d’altronde aveva già dimostrato il Manichino alla Casa Bianca, un dichiarato sionista, con uno sconcertante tweet in cui “ribadiva il diritto di Israele ad autodifendersi.”

E Hua, giustamente, enfatizza “Questa è la ragione principale per cui ogni soluzione o cessate il fuoco tra Israele e Gaza o altre forze nella regione, sarebbe solo temporaneo.”

Il Sud globale è costantemente bombardato dalla retorica imperiale dei “diritti umani,” da Navalny, l’ imbroglione condannato, ai falsi reportage sullo Xinjiang; ma quando è veramente in atto una catastrofe dei diritti umani scatenata dai bombardamenti a tappeto dell’alleato colonialista, Hua Liming sottolinea come “l’ipocrisia e gli ambigui standard degli Stati Uniti vengano di nuovo a galla.”

Una telefonata può fermare tutto

Amos Yadlin, capo dell’intelligence militare dell’esercito israeliano e consigliere militare diplomatico israeliano negli Stati Uniti, in un meeting con gli Sionisti del Sud Africa, ha ammesso l’ovvio: la carneficina sionista contro Gaza può essere fermata dal Manichino, rivelatosi nient’altro che un pupazzo dei Sionisti.

Yadlin ha dichiarato che l’amministrazione del Manichino, o meglio l’orchestrina che lo dirige, starebbe diventando “impaziente” e che “non sarebbe sorpreso se tutto questo terminasse in 48 ore.” E ancora, “se l’Egitto chiedesse ad Israele di fermarsi, Israele non si fermerebbe. Ma se gli Americani chiedessero ad Israele di fermarsi, Israele dovrebbe stare a sentire.”

L’Impero adotta sempre il suo particolare, ambiguo linguaggio quando si interfaccia con la “comunità internazionale,” in teoria riunita attorno alle Nazioni Unite. La sua propaganda però viene bevuta solo da quell’accozzaglia di partner criminali, tirapiedi, lacchè, barboncini e vassalli, che, In nome dell’Impero ignorano o pisciano sulla testa dell’80% della popolazione del pianeta. Confrontato con la realtà dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Libia, della Siria, dello Yemen, dell’Ucraina e di tanti altri, “l’ordine mondiale basato sul diritto” non sembra neanche un gioco per ritardati mentali.

Quindi, la prossima volta che sentirete un esemplare sub-zoologico portare avanti l’argomentazione che “Israele ha diritto all’autodifesa,” l’unica possibile risposta è di scatenare i fatti come se fossero missili.

Ogni essere senziente che si ricordi di avere una coscienza, sa che la Palestina sta combattendo contro un progetto razzista coloniale, dotato di un esercito armato di tutto punto, di bombe nucleari e abituato a praticare il terrorismo di stato.

Gaza ha 8 campi profughi, alcuni vengono bombardati proprio in questo momento. Non dimenticate che Israele ha governato direttamente Gaza dal 1967 al 2005 e ha fatto meno di zero per migliorare le spaventose condizioni della popolazione.

Ci sono solo 22 ambulatori medici, 16 uffici per i servizi sociali e 11 centri di distribuzione alimentare, che servono circa 1 milione di persone. Nessun aeroporto o porto, entrambi distrutti da Israele. Il tasso di disoccupazione è del 50%, il più alto di tutto il pianeta. L’acqua potabile è disponibile solo per il 5% della popolazione.

Ma poi c’è la Resistenza. Elijah Magnier ha mostrato come abbia già perforato la pretesa aura di invulnerabilità e di “prestigio” di Israele – e non ci si può sbagliare, perché la velocità, la precisione, la portata e la potenza dei razzi e dei missili possono solo migliorare.

Parallelamente, con una saggia mossa strategica, Hamas e la Jihad islamica hanno detto chiaro e tondo che preferiscono che Hezbollah non si faccia coinvolgere direttamente, per ora, permettendo così all’intero Sud globale di concentrarsi sulla carneficina perpetrata contro Gaza.

“Un paesaggio di ferro e desolazione”

Sociologie de Jerusalem di Sylvaine Bulle, è un libro breve ma alquanto illuminante, che mostra come la battaglia di Gerusalemme Est sia importante per il futuro della Palestina quanto la tragedia di Gaza.

Bulle sottolinea il “razzismo interno” di Israele, direttamente collegato all’egemonia dell’élite di estrema destra sionista, che ha portato, come diretta conseguenza, alla marginalizzazione di Gerusalemme Est, costretta ad una situazione di “dipendenza forzata” dalla occidentalizzata Gerusalemme Ovest.

Bulle dimostra come Gerusalemme Est esista ora solo come un “paesaggio di ferro e desolazione,” con una giustapposizione di zone abbandonate e zone ad alta densità demografica. I Palestinesi che vivono in queste zone non sono considerati o rispettati come cittadini.

La situazione è molto peggiorata dopo il 2004 e la costruzione del muro, che ha impedito la mobilità quotidiana dei Palestinesi che vivono nei territori occupati e dei Palestinesi di Gerusalemme. Questa è stata una frattura in più, con parti di Gerusalemme Est isolate dal muro e moltissime persone che ora vivono in una vera e propria terra di nessuno. Pochissimi nell’Occidente “liberal-democratico” hanno idea di cosa significhi veramente una situazione del genere.

I Palestinesi che vivono a Gerusalemme Est non hanno nazionalità israeliana, molti hanno passaporto giordano. Ma ora anche i Palestinesi con nazionalità israeliana, le nuove generazioni, non vedono più alcun motivo per ritenersi cittadini israeliani e si stanno ribellando, in molti casi in poveri villaggi nel centro del paese.

Per quanto riguarda gli Israeliani della sinistra storica, sono stati neutralizzati e non hanno più alcun potere politico, proprio perchè non sono stati in grado di integrare le masse dei lavoratori, catturate invece dagli estremisti religiosi.

La conclusione di Bulle, espressa con fin troppa diplomazia (questa è la Francia, dopo tutto) è inevitabile: lo stato di Israele è sempre più ebraico e sempre meno democratico, un regime sionista di fatto. Bulle crede che sia possibile ricreare una connessione tra identità nazionale ebraica e democrazia, che includa anche i diritti delle minoranze palestinesi.

Spiacente, ma non succederà, come dimostrano tutti gli orrori della tragedia che è iniziata a Gerusalemme Est.

La via dolorosa continua,  e tutti noi vi assistiamo con orrore. Immaginate solo che livello intergalattico di isteria verrebbe a crearsi se Russia o Cina bombardassero, lanciassero granate e missili e uccidessero bambini in aree residenziali. Non c’è da stupirsi che l’Impero del Caos e delle Bugie, che vorrebbe apparire come una democrazia liberale mentre favorisce il mortale progetto sionista, si stia sempre più avvicinando al bidone dei rifiuti della storia.

 

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/pescobar/the-mask-of-liberal-democracy-falls-with-a-bang/

Tradotto da Robin per comedonchisciotte.org

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