Report e il servizio sui vaccini Covid, perché è scoppiata la polemica politica

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“Possiamo parlare di vergognoso linciaggio mediatico nei confronti di Sigfrido Ranucci, per aver posto degli interrogativi sulla terza dose e uno studio del Niguarda di Milano sulla protezione anticorpale. Chiunque muova critiche, per quanto circostanziate e motivate siano, alla “dottrina vaccinista” viene posto fuori dal dibattito pubblico – dice Matteo Castagna, Responsabile Nazionale di Christus Rex – e uno dei giornalisti che ha speso l’estate a girare l’Italia per parlare della “libertà di stampa e di informazione” viene messo sul banco degli imputati dai soloni del mainstream. Il Sistema giacobino vuole ghigliottinare i ricercatori senza padroni e paraocchi? In fondo l’ha sempre fatto, ma sembra che con Ranucci, ma anche con Mario Giordano, che non sono certamente sulla stessa linea di pensiero politico, si stia oltrepassando il limite, trasversalmente. La democrazia italica del 2021 manda al confino chi è fuori dal coro. Ma di cosa hanno paura?”

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Roma, 2 novembre 2021 – Sulla trasmissione tv Report di Sigfrido Ranucci tornano i riflettori della politica. Il servizio su vaccini terza dose andato in onda ieri sera non è piaciuto a ad una larga fetta di parlamentari. A cominciare da quelli del Pd che si appellano ai vertici della Comissione di Vigilanza Rai chiedendo “un chiarimento” sui contenuti dell’inchiesta a firma di  Samuele Bonaccorsi e Lorenzo Vendemiale.

“Su Report è andato in onda un lungo compendio delle più irresponsabili tesi No Vax e No Green Pass – si legge nell’interrogazione a firma dem -. Sedicenti infermieri, irriconoscibili e coperti dall’anonimato come se si trattasse di pentiti di mafia, che affermano di essersi infettati per responsabilità delle aziende farmaceutiche”.

E ancora: “Un sedicente ‘collaboratore del Comitato Tecnico Scientifico’, anch’egli irriconoscibile e anonimo, che denuncia la totale imperizia dell’organismo su cui poggiano le decisioni politiche a tutela della salute pubblica dall’inizio della pandemia. Dubbi sull’efficacia dei vaccini, perplessità sulla durata della copertura degli anticorpi, affermazioni del tutto campate in aria sulla ‘larga frequenza di effetti collaterali’ dopo la somministrazione del vaccino anti Covid, speculazioni dietrologiche sul ‘grande business della terza dose‘ detenuto da ‘multinazionali del farmaco’ concentrate solo a ‘accumulare enormi profitti con la perdita di efficacia della terza dose’, dubbi sulla efficacia del Green Pass e della sua eventuale estensione”.

Covid, si torna a parlare di obbligo vaccinale

La critica stavolta è bipartisan. Da Forza Italia arriva il commento di Andrea Ruggieri, deputato e membro della commissione di Vigilanza Rai. “Mi spiace ascoltare da Report la lagna qualunquista per cui ‘il vaccino è il business delle case farmaceutiche’, che per inciso hanno salvato il mondo. Mi spiace perché Report è la seguitissima trasmissione di un’azienda che dovrebbe esaltare il progresso scientifico e i suoi benefici anziché offrire argomenti agli scettici verso la bontà del vaccino”.

Si fa sentire anche Matteo Renzi, già in polemica con Report per un altro servizio che lo coinvolge: “In queste ore ricevo l’ennesimo attacco di Report. Non il primo, non l’ultimo. Per giudicare questa trasmissione mi bastano queste parole del conduttore Ranucci ieri: la terza dose è il business delle case farmaceutiche. Il vaccino non è un business, il vaccino per me è la salvezza dal coronavirus. Report non fa servizio pubblico, tutto qui”. CONTINUA SU: https://www.quotidiano.net/politica/report-vaccini-covid-1.6988874

 

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Ddl Zan, una legge orrenda affossata dallo “stratega” Letta

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di Redazione

Noi del Circolo Christus Rex abbiamo lavorato in silenzio coi Giuristi per la Vita per far comprendere gli errori gravi contenuti nel ddl Zan. A fine Maggio 2021, l’Avv. Gianfranco Amato ha partecipato ad un’audizione in Commissione Giustizia del Senato e ha spiegato tutte le problematiche di un ddl puramente ideologico, una “legge-bavaglio” e un tentativo da parte dei gruppi omosessualisti di raccogliere finanziamenti pubblici ed entrare nelle scuole a indottrinare i nostri figli con la teoria gender. Accanto al lavoro con le istituzioni, abbiamo, per mesi, scritto articoli sui media, sui siti, sensibilizzato l’opinione pubblica nelle strade e nei luoghi di ritrovo fino a raggiungere ambienti a noi estranei, come quelli liberali. Si sono mobilitate molte altre associazioni, famiglie, intellettuali, personaggi del mondo dello spettacolo, alcuni sacerdoti e istituti religiosi che hanno pregato incessantemente. Questa battaglia, alla fine, si è vinta. Ha vinto il buon senso. Ha vinto il Catechismo, sul quale potrà esserci scritto ancora che la sodomia è un peccato, senza rischiare denunce e censura. Dobbiamo ammettere, senza rammarico, che ci ha messo molto del suo, chi a sinistra ha fatto mancare i voti al suo ddl bandiera. 

di Corrado Ocone

L’AFFONDAMENTO DEL DDL ZAN FIGLIO DELLA STRATEGIA E DELL’ARROGANZA DEL SEGRETARIO PD

La “tagliola” alla fine ha funzionato: il decreto Zan è stato affossato con ben 33 voti di scarto. Senza dubbio è una vittoria del centrodestra, che ha voluto questo voto segreto dopo essersi invano battuto per far cambiare in alcuni punti il testo della proposta di legge. Ma è soprattutto una sconfitta della protervia e tracotanza ideologica della sinistra.

Tracotanza sconfitta

Non era in gioco solo un problema di merito, seppure molto serio per i problemi di libertà che certi articoli (nella fattispecie l’1, il 4 e il 7) sollevavano, ma anche e in primo luogo di metodo. Quella che è stata sconfitta è la politica che non vuole confrontarsi con le idee degli altri e giungere ad un onorevole compromesso (è questo il senso del parlamento in una democrazia), nella cui direzione si era mossa la Lega di Matteo Salvini e anche Italia Viva, ma vuole affermare le proprie ragioni ritenendosi depositaria della Verità e della Moralità e quindi delegittimando moralmente chi la pensa diversamente. Il grado zero della politica, altro che populismo e antipolitica di destra!

È bastata una vittoria ad una tornata amministrativa perché la sinistra rialzasse le penne, ovvero dissotterrasse la sua vera natura e tentasse il colpo di mano su una legge che era per lei un simbolo piuttosto che una priorità: i veri sconfitti sono certo i transgender ma perché sono stati semplicemente “strumentalizzati” per un’operazione tutta e solo ideologica. Che vittoria simbolica sarebbe stata per loro se tutte le forze politiche si fossero mosse all’unisono come poteva accadere se solo la superbia e la “superiorità” (im)morale della sinistra si fossero per un attimo placate!

Legge liberticida

Ricapitoliamo. La legge Zan in sé non era una priorità, e anzi era pure discutibile in quanto pleonastica: le discriminazioni di ogni tipo sono già punite dalle leggi vigenti. In più, essa era confezionata in modo tale da non tutelare chi aveva un diverso concetto dei rapporti di genere e che, in sostanza, non avrebbe potuto nemmeno più esprimerli in quanto passibile di denuncia e condanna da parte di un giudice a cui veniva affidato ampio potere discrezionale. In questa situazione paradossale sarebbe venuta a trovarsi persino la Chiesa Cattolica, la quale, completamente sulla difensiva, ha dovuto timidamente affidarsi a una lettera di Stato ponendo il problema non sul terreno etico, in cui sarebbe stata sconfitta dagli aggressivi Guardiani del Pensiero Conforme, ma su quello degli accordi concordatari. In più, il testo licenziato da Zan adombrava una sorta di Pedagogia di Stato che avrebbe imposto ai giovani una sorta di rieducazione scolastica su base fluidic gender. In ogni caso, il centrodestra e il partito di Renzi avevano lavorato per un testo di mediazione che però è stato sempre rifiutato dal Pd, tranne qualche finta apertura dell’ultima ora di Enrico Letta ma non dello stesso Zan.

A coronamento di questa ingloriosa pagina della nostra democrazia, il commento del segretario del Pd che ha così scritto testualmente a commento del voto su Twitter: “Hanno voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l’Italia indietro. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà”.

Un commento che è un piccolo gioiello di mentalità comunista: c’è un movimento “oggettivo” e ineluttabile della storia che va semplicemente assecondato e accelerato, non un civile confronto  democratico fra opinioni diverse nella società e in Parlamento; la sinistra interpreta e anticipa il futuro radioso con il suo Partito e i suoi intellettuali “vera avanguardia del proletariato”;  il Parlamento non rappresenta il Paese vero che è “dall’altra parte”; la democrazia rappresentativa è un mero simulacro rispetto alla forza di  questo processo irreversibile. È la sostanza e le forme della democrazia liberale che vengono qui messe in discussione, e tanto più pericolosamente in quanto inconsciamente. E poi chiamano gli altri “fascisti”!

Corrado Ocone, 28 ottobre 2021

Fonte: https://www.nicolaporro.it/ddl-zan-una-legge-orrenda-affossata-dallo-stratega-letta/

È gradita la camicia nera, Berizzi no: Verona sbatte la porta in faccia al giornalista

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di Matteo Castagna

Avevo garantito ai miei 4 lettori una recensione del libro in questione, dopo averlo letto. Non potrò farla perché la gente della mia città sta dimostrando che non è interessata a questo testo. Sarà per un’altra volta.

 

di Valerio Benedetti

Roma, 28 ott – A quanto pare, a Verona Paolo Berizzi è ospite non gradito. Il giornalista di Repubblica, infatti, sta facendo una fatica del diavolo a trovare un luogo dove presentare il suo ultimo gioiello, È gradita la camicia nera: Verona, la città laboratorio dell’estrema destra tra l’Italia e l’Europa (Rizzoli). Come denuncia Repubblica, «gli addetti della casa editrice, in queste settimane, hanno cercato una sistemazione per organizzare l’evento ma non è emersa alcuna disponibilità. Nessuno a Verona si prende la responsabilità di ospitare la presentazione di un libro che parla di estrema destra, o almeno questo è ciò che emerge dopo le prime ricerche».

Perché Verona non vuole Berizzi?

Per Repubblica, insomma, nessuno vorrebbe presentare un «libro che parla di estrema destra», lasciando intendere che la città scaligera non sarebbe interessata a questo tema. Ma siamo sicuri che l’ostracismo di Verona nei confronti dell’irreprensibile Berizzi derivi proprio da questo? Forse no. Forse i colleghi di Repubblica hanno dimenticato che il loro inviato non si è comportato molto bene con i veronesi. Nessun problema, ci pensiamo noi a rinfrescar loro la memoria.

Chiagni e fotti

Nell’agosto del 2020 un violento nubifragio aveva duramente colpito Verona (nonché Vicenza e Padova), e Berizzi pensò bene di pubblicare questo tweet: «Sono vicino a Verona e ai veronesi per il nubifragio che ha messo in ginocchio la città. I loro concittadini nazifascisti e razzisti che da anni fomentano odio contro i più deboli e augurano disgrazie a stranieri, negri, gay, ebrei, terroni, riflettano sul significato del karma». In sostanza, l’«umano» Berizzi disse che Verona, novella Sodoma dell’internazionale nera, si era meritata il nubifragio.

Come potete ben immaginare, il Comune scaligero non gradì affatto l’uscita del prode inviato di Repubblica. E lui, ovviamente non pentito, non si è mai sognato di chiedere scusa. Anzi: ha addirittura rilanciato pubblicando un libro sulla Gomorra dell’Adige. Davvero strano che Verona non muoia dalla voglia di accogliere Berizzi tra le sue mura. Sarà il karma.

Valerio Benedetti  

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/gradita-camicia-nera-berizzi-no-verona-sbatte-porta-in-faccia-a-giornalista-212518/

Il Demonio è il “sommo male” cui cediamo ogni volta che ci discostiamo dalle Leggi di Dio

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per InFormazione Cattolica: https://www.informazionecattolica.it/2021/10/25/il-demonio-e-il-sommo-male-cui-cediamo-ogni-volta-che-ci-discostiamo-dalle-leggi-di-dio/

PERCHE’ C’E’ IL MALE?

La sofferenza, soprattutto in tempi di crisi e decadenza quali i nostri, è motivo di profonda riflessione. Perciò, attraverso l’insegnamento dei Padri e Dottori della Chiesa, cercherò di dare una spiegazione all’interrogativo, che l’uomo si poneva ben prima della venuta di Cristo: “perché c’è il male?”

Sant’ Agostino, nel suo Sulle due anime, opera scritta contro i Manichei, si poneva questa domanda: “E’ mai possibile all’uomo conoscere il male supremo senza conoscere il Bene supremo?”

Poiché “il male è privazione del Bene”, non può esistere senza il Bene: dal punto di vista ontologico il male esiste solo perché c’è il Bene e quindi il primo presuppone strutturalmente il secondo. Perciò, anche dal punto di vista gnoseologico, la conoscenza del Bene è prioritaria, in quanto costituisce l’indispensabile presupposto per la conoscenza del male.

Sant’Agostino risolve la problematica nel trattato “la Natura del Bene”, composto verosimilmente nel 399. “Il Bene supremo al di sopra del quale non c’è niente è Dio – sostiene Agostino – e “per questo è un Bene immutabile ed eterno”. Le origini di questa dottrina risalgono, addirittura, a Platone, che nel suo Fedone ne ha dato quella formulazione che si è subito posta come un paradigma metafisico, punto di riferimento irreversibile. Sant’Agostino parla di Dio come essere immutabile ricordando le Sacre Scritture: “Io sono Colui che sono; e ai figli di Israele dirai: Colui che è, mi ha mandato”. E’ un richiamo a quel famoso testo dell’ Esodo, cui Agostino fa nelle sue opere un riferimento continuo. A conferma di ciò che sostiene Sant’Agostino vi sono anche passi dei Salmi, della Sapienza, di S. Paolo, San Giacomo e San Giovanni, in cui si ribadisce chiaramente che Dio è immutabile e incorruttibile. Ogni bene proviene da Lui. Opera di Lui è tutto ciò che è per natura, perché tutto ciò che è per natura è buono. Ogni natura è buona e ogni bene è ad opera di Dio; dunque ogni natura è ad opera di Dio.

Il termine natura, in questo contesto, significa realtà, ovvero ciò che ha essere. La creazione dal nulla (ex nihilo) da parte di Dio permette di poter dire che tutto deriva da Dio-Bene supremo. Perciò, essendo il Male la privazione del bene, significa che il peccato non può venire da Dio perché esso non conserva la natura ma la vizia. I peccati dipendono dalla volontà dei peccatori, come le Scritture attestano in molti modi. S. Agostino scrive: “il peccato o l’iniquità non è il desiderio di nature cattive, ma la rinuncia a nature migliori”.

Pertanto, il male non dipende dalle cose e da chi le ha create, bensì dall’uso scorretto che di essere viene fatto dall’uomo tramite un utilizzo erroneo del libero arbitrio, difforme rispetto al bene, con una scelta di ciò che è inferiore in luogo di ciò che è superiore: perciò l’iniquità non sta nelle cose, ma solamente nella volontà.

E’ proprio sulla questione della volontà che il pensiero cristiano diventa veramente rivoluzionario nell’ambito dell’etica e dell’antropologia rispetto al mondo classico, soprattutto greco. Nelle Confessioni, Sant’Agostino sostiene che il male è “un pervertimento della volontà che si torce da te, Dio, sostanza somma, verso le cose infime, e fa getto delle proprie viscere e si gonfia al di fuori”. E poi, continua: “…la volontà, distolta dall’immutabile e comune bene e rivolta ad un bene proprio, o ad un bene esteriore o inferiore, pecca”. Così, l’uomo, reso superbo, curioso e lascivo, si fa prendere da un’altra vita, che paragonata alla vita superiore, è una morte; tuttavia essa è regolata dal governo della divina provvidenza, che ordina ogni cosa nelle sedi adatte e distribuisce a ciascuno il suo, secondo i meriti.

Male è distogliersi dal bene immutabile e rivolgersi ai beni mutevoli, che non è forzato ma volontario, dal quale consegue una degna e giusta pena di infelicità. Dal peccato originale in poi, l’uomo ha voluto cedere alle tentazioni del Demonio, primo fra tutte le creature, a disobbedire al Sommo Bene, col suo famoso non serviam! che ebbe come conseguenza la caduta negli Inferi.

Il Demonio è il Sommo male, cui cediamo ogni volta che ci discostiamo dal Sommo Bene, ossia dalle Leggi di Dio. Gesù Cristo, sommo Bene, consustanziale al Padre celeste, ci ha donato altri mezzi cui ricorrere per redimerci. La Confessione sacramentale è il più importante e odiato da Satana. Padre Pio passò la maggior parte del suo tempo a confessare, per questo il diavolo se la prendeva con lui in maniera feroce. Lo picchiava perché portava le anime a Dio, strappandole dalle sue mani malefiche e maliziose. La Vita in stato di Grazia pone al riparo da molti mali. Rifuggire scusanti ed alibi è un altro fondamentale esercizio della volontà, rivolto al bene supremo ed eterno. Da questo capiamo quanto possiamo fare per noi e per gli altri e quanto possiamo raggiungere attraverso una volontà diretta verso i 10 comandamenti ed i precetti della Chiesa.

Credo ut intelligam, intelligo ut credam! “Credo per comprendere, comprendo per credere”. Con queste parole, Sant’ Agostino afferma che condizione e fondamento della ricerca razionale debba essere la fede; d’altra parte l’uomo, grazie all’intelletto, può accogliere e comprenderne meglio i contenuti e così aderire al Sommo Bene, sapendo rialzarsi dalle cadute, coi mezzi che Cristo ha dato alla Chiesa Cattolica.

Sbarchi clandestini senza sosta, la Lamorgese fa finta di niente. E intanto manganella a Trieste

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di Redazione

“Non ho ancora sentito indignazione e solidarietà verso le tantissime persone perbene, che col Rosario in mano sono state manganellate o allontanate con gli idranti dalla polizia a Trieste, perché manifestavano ordinatamente il loro dissenso al green pass, di cui, in Europa, noi italiani siamo gli unici ad averne l’imposizionedice il Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio Matteo Castagnae questo è preoccupante perché siamo di fronte all’ipocrisia di Stato della democrazia a senso unico. Se dissenti dal Pensiero Unico, per il mainstream sei fascista. Se sei contrario al lasciapassare perché non è giusto pagare per poter lavorare o essere, de facto, obbligati a un Trattamento Sanitario, sei considerato un facinoroso o un elemento eversivo, anche se i vaccinati trasmettono comunque il virus, contagiano e vengono contagiati”.

“E loro? Scusate, ma chi usa idranti e manganelli contro una donna incinta, anziani, scioperanti seduti o in preghiera, che cos’è? E’ tolleranza, questa? E’ democrazia? Non una parola da chi sabato è sceso in piazza a Roma per un bolso antifascismo, a fascismo morto e sepolto da 76 anni. Chi non prende le difese del popolo, faccia un serio esame di coscienza e, poi, non si lamenti se la gente diserta le urne, non cerchi né trovi alibi. I lavoratori e le famiglie italiane sono esasperati da imposizioni folli! E noi, del Circolo Christus Rex-Traditio, saremo sempre dalla loro parte, perché sono il nostro prossimo, in maggior difficoltà”.

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di Cristina Gauri

Roma, 18 ott — Lamorgese «pugno di ferro» con i pacifici portuali di Trieste e guanti di velluto con ravers e sbarchi di clandestini. Dorme il Viminale, troppo impegnato a bersagliare manifestanti no green pass con idranti e lacrimogeni, mentre a Lampedusa si susseguono senza sosta gli approdi di immigrati.

Sbarchi, a Lampedusa continua l’invasione

La notte appena trascorsa ha visto l’arrivo di altri 170 clandestini, stipati nel tristemente noto hotspot di contrada Imbriacola, perennemente al collasso o sull’orlo della crisi. centosettanta nuovi ospiti della struttura da aggiungersi ai 152 arrivati ieri con sei diverse imbarcazioni. Nell’hotspot si trovano al momento 329 persone. La Prefettura di Agrigento, d’intesa con il Ministero dell’Interno, è impegnata nelle operazioni di «travaso» degli stranieri per evitare che la situazione degeneri. Impresa impossibile, visto il flusso continuo di sbarchi sull’isola: appena le autorità riescono a dare respiro alla struttura, trasferendo gruppi di immigrati, ecco che subito approdano altre centinaia di irregolari che vanno a colmare nuovamente la misura. 

Ci si mettono anche le Ong

La ciliegina sulla torta arriva dalle onnipresenti Ong, i taxi del Mediterraneo così solerti nel rifilarci migliaia di esseri umani disinteressandosi poi delle sorti che toccheranno gli stessi una volta varcati i nostri confini. Spacciatori? Ladri? Senzatetto? Prostitute? Vittime del caporalato? Non è affare dei sodali di Carola Rackete. Nel frattempo Alarm Phone ha lanciato via Twitter il consueto allarme chiedendo il salvataggio immediato di 75 persone a bordo di un gommone «in pericolo al largo di Garabuli (Libia). Non lasciateli annegare», scrivono i volontari.

La Sea Watch a caccia di clandestini

Intanto Sea Watch 3 inanella operazioni di recupero clandestini: 5 in meno di 24 ore, per un totale di 322 immigrati a bordo. «5 soccorsi in meno di 24 ore. Dopo i due interventi di ieri, questa mattina abbiamo prestato assistenza ad altre tre imbarcazioni portando a bordo 202 persone. 322 persone sono ora al sicuro su SeaWatch3 anche grazie al supporto del nostro aereo Seabird», twittano soddisfatti quelli di Sea Watch Italy. Il copione è già scritto. Ora bisogna solo attendere che la nave si riempia di persone fino a scoppiare, così da poter lanciare l’allarme e avanzare la richiesta di «porto sicuro». Prima si rivolgeranno a Malta, che come da copione fingerà di essere sorda, e poi all’Italia, con Lamorgese che srotolerà il tappeto rosso d’ordinanza.   

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/sbarchi-clandestini-senza-sosta-lamorgese-211175/

Perché non dobbiamo disperare in questi tempi bui

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2021/10/18/ecco-perche-non-dobbiamo-disperare-in-questi-tempi-bui/

I TEMPI CHE VIVIAMO SONO DI CRISI, DECADENZA E TRIBOLAZIONI, MA…

I tempi che viviamo sono di crisi, decadenza e tribolazioni. A livello sociale, alcuni articoli d’attualità svelano uno scenario preoccupante, perché tutti gli studi rilevano un aumento degli stati di insicurezza, di irritabilità, di malessere, frustrazione, depressione e, soprattutto, a salire è il numero dei suicidi, correlabile alla situazione generale di instabilità. Sono più di 700.000 (una su cento) le persone che si sono tolte la vita nel 2019. Un numero allarmante quello che emerge dall’ultimo studio condotto dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS).

Dai licenziamenti alle difficoltà economiche, insieme all’interazioni a distanza, il COVID ha portato a galla diverse problematiche emotive e fisiche, che hanno reso il fenomeno del suicidio più popolare a soggetti sotto stress. L’OMS ha dichiarato, infatti, che i programmi di prevenzione sono “addirittura più importanti ora” rispetto ad altri tempi. Secondo i dati del Suicide Worldwide 2019, i suicidi sono la quarta causa di morte fra i giovani dai 15 ai 29 anni, seguiti dai casi di incidenti stradali, tubercolosi e violenze interpersonali (in comunità o in famiglia) ed il Covid ha amplificato il fenomeno.

L’aiuto della Fede può risultare, dunque, fondamentale, in questa situazione angosciosa, in cui la vita normale è sospesa da circa due anni. Il dolore, qualunque esso sia, va posto ai piedi della Croce di Cristo, evitando la disperazione, trasformandola in speranza. Ha scritto in proposito padre Réginald Garrigou-Lagrange (1877-1964): “L’abbagliante luce soprannaturale con cui Dio acceca l’anima, rivela ad essa le sue miserie, le sue impotenze, la sua povertà, essa vede che per se stessa non è che un nulla, e che da sè non può che ritornare al nulla, sbagliare e peccare, chiudendosi. Nel medesimo tempo, l’anima si sente impotente a fare qualsiasi cosa per la propria salvezza; ha l’impressione che tutto ciò che intraprende fallisca, mentre le altre anime riescono. Invece di avanzare, le sembra di retrocedere“.

Il Signore ha insegnato a diventare miti e umili di cuore a sua somiglianza, per mezzo della croce, attraverso la quale Egli purifica la fede: “La fede è la virtù che consiste nel credere ciò che Dio ha rivelato solo per il motivo che Lui l’ha rivelato. Ma noi crediamo anche perché sperimentiamo in noi l’azione di Dio tramite le consolazioni che ci dà e dei progressi che ci fa compiere, perché le cose che intraprendiamo per Lui ci riescono, perché vediamo l’armonia dei dogmi tra di loro e con le grandi verità naturali. […] Nostro Signore permette che in piena aridità spirituale e desolazione noi ci sentiamo completamente smarriti. Qui le tentazioni del demonio (anche il suicidio) si fanno più forti, perché siamo in una condizione di maggior debolezza, e dunque le prove si fanno sempre più gravose da sopportare. Ma il Cristo ha detto che non ci verrà data nessuna prova superiore a quella che possiamo sopportare”.

E’ ancora Réginald Garrigou-Lagrange OP che assicura: “la Speranza è la virtù che ci fa desiderare di raggiungere e possedere Dio appoggiandoci sul suo stesso aiuto. In realtà, per raggiungere il cielo e vivere la nostra la nostra vita religiosa ci appoggiamo su Dio, – ed è questo il motivo principale della speranza – ma ci appoggiamo anche su noi stessi, sulle nostre virtù, sulla riuscita delle nostre opere, suoi nostri amici e sull’aiuto dei nostri superiori. Ma se Dio ci togliesse d’improvviso tutti questi soccorsi umani, – i nostri affini, l’affetto, la stima dei nostri superiori, – se ci rivelasse le nostre miserie e la nostra reale impotenza, spereremmo ancora in Lui? I santi hanno aperto contro ogni speranza umana, perché Dio è infinitamente potente e buono; non è Lui che ci abbandona per primo; Egli vuole sempre rialzarci dalle nostre colpe quando l’anima nostra grida verso di Lui. Così Gesù purifica, nel crogiolo del dolore, la speranza dei suoi più intimi amici. E dopo la speranza è la volta della carità. E’ la virtù suprema che ci fa amare Dio per se stesso, perché infinitamente buono e perché ci ha amati per primo (1 Gv. 4,10). Quando all’anima non proviene che amarezza da parte di Dio e degli uomini, quando è ridotta nello stesso stato di nostro Signore che esclamava sulla Croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?“. E’ allora che il suo atto di amore salva il mondo ed essa diventa, in qualche modo, corredentrice come la Madre Dolorosa.

Da quanto detto ricaviamo il modo di portare la Croce. E’ necessario evitare di lamentarci di soffrire a causa degli altri, per imparare a sopportare le croci, che Egli decide per noi. L’esercizio della virtù sta nel “sopportarle con rassegnazione, amore e riconoscenza. E’ necessario, infatti, soffrire. Il progresso moderno che cerca di sopprimere la croce, come quei “nemici della croce” di cui parla San Paolo (Fil. 3,18) non conseguirà mai ciò che desidera. “Se ci agitiamo come il cattivo ladrone, la nostra irritazione non farà che accrescere la nostra sofferenza. Nostro Signore ci chiede di lasciarlo fare, di lasciarlo lavorare per riprodurre in noi la sua immagine. La sofferenza va amata come mezzo di salvezza così come si può amare una medicina molto amara ma che ci ridarà la salute“.

Il Signore non ci chiede di sentire sensibilmente quest’amore, ma di trarne la prova perseverando, nonostante le tribolazioni, nella pratica dei doveri di stato, dei doveri religiosi, specialmente nella preghiera. Gesù attende che ci rivolgiamo a Lui con una preghiera ardente, perché Egli ha già deciso di esaudirci e di condurci molto più in alto di quanto possiamo desiderare noi stessi. L’accettazione della croce ha l’effetto di accrescere in noi le tre virtù propriamente divine di fede, speranza e carità, rendendo la nostra anima simile all’anima di Cristo e, perciò, simile a Dio. La croce conduce tutti i cristiani alla vera luce di Dio, preludio del cielo”. “Per crucem, ad lucem”! (R. Garrigou-Lagrange, Vita Spirituale, Ed. Effedieffe, Milano 2019, pp. 192-198, I^ Edizione Città Nuova, 1965).

Amato e Castagna: S. Rosario per la Giustizia Sociale

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di Redazione

Ospiti del Borgo S. Benedetto di Nicola Pasqualato, ieri il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna e l’Avv. Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita e di Nova Civilitas hanno recitato un S. Rosario io onore della B.V. Maria della Vittoria, affinché interceda per la Giustizia Sociale, in questi tempi così bui e tribolati.

Eccone la registrazione YouTube: https://youtu.be/8HfxS7jcbF0

 

Il giustificazionismo di matrice protestante avanza

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Il Direttore del giornale online www.informazionecattolica.it ci ha comunicato oggi il successo di questi editoriali settimanali, che vengono pubblicati ogni lunedì, da circa un anno e mezzo. Hanno picchi di 38.000 visite sul sito, mentre la pagina Facebook del quotidiano ha superato le 160.000 persone raggiunte. “Si tratta di un risultato molto importante per me – ha detto e scritto Matteo Castagnae soprattutto per i contenuti, non sempre facili ed intuitivi, che esprimo coi miei articoli a carattere teologico e metapolitico. Non mi aspettavo un simile successo, che mi stimola a fare sempre di più per i miei lettori, che sono gli unici miei editori, essendo il mio giornalismo un’opera di apostolato cattolico. Ringrazio il Direttore, che ha sempre riposto fiducia nel mio operato e sono lieto che anche i numeri gli diano ragione”. 

L’EDITORIALE del LUNEDI per InFormazione Cattolica

di Matteo Castagna

NELLA NOSTRA SOCIETA’ MANCA IL SENSO DEL PECCATO

La secolarizzazione porta con sé il fatto grave per cui le autorità, gli opinionisti, i filosofi cattolici sembrerebbero aver dimenticato il senso del peccato. Il giustificazionismo di matrice protestante pare avere avvolto anche i migliori, come la nebbia addormenta, in un certo qual modo, i sensi.

Se la Fede senza le opere è morta – come scrive San Giacomo – è, altresì vero che non basta la sola fede per salvarsi. Occorre, in via ordinaria, morire in grazia di Dio, ovvero riconciliati, attraverso il sacramento della confessione, con il nostro Creatore, che è immensa bontà e, altrettanto, somma Giustizia. Non sarebbe buono se non fosse, parimenti, giusto. E’ ovvio che nessuno può sostituirsi a Dio nel giudizio, così come mettere in discussione la Sua infinita misericordia, tanto quanto non ci si può far scudo di essa per peccare fortemente, con pieno assenso e deliberato consenso, in materia grave. Dove starebbe, altrimenti, il merito per la salvezza eterna? Per questo, possiamo ritenere come il colpo da maestro di Satana non solo il fatto di esser riuscito a far credere al mondo che egli non esista, ma soprattutto aver suscitato nella mente di alcuni e, de facto, nella prassi di molte persone, la facoltà di vivere come se anche il peccato non esistesse, o, comunque, fosse un qualcosa di superabile, perché perdonato, in automatico, dal Signore.

Non vi è nulla di più pernicioso per le anime di non riconoscersi peccatrici. Vediamo perché il peccato vada riconosciuto, accusato, perché siano indispensabili una contrizione perfetta nei suoi confronti, il proponimento serio e sincero di non commetterlo più, ed il pieno ravvedimento. Esso è un atto umano contro la Legge divina, che si esprime in pensieri, parole, azioni o omissioni. Trattandosi di atto umano esso presuppone sempre la cognizione e la libertà del soggetto, e quindi sempre qualche grado di malizia. La legge divina è naturale o positiva. Oltre ai peccati mortali e veniali che differiscono per gravità e livello di malizia, vi sono i peccati di specie morale, che sono gli atti che si oppongono alle virtù, in modo contrario oppure diverso.

Il peccato capitale è quello al quale la natura decaduta dell’uomo è molto proclive, e diviene sorgente di molte altre mancanze, senza che questo appellativo significhi che ciascuno di tali peccati sia necessariamente una colpa mortale. Anche le tendenze ai peccati, per cui conviene, in tal senso, parlare di difetti o vizi capitali. San Gregorio Magno rese comune l’uso di annoverare sette peccati capitali: la superbia, l’avarizia, la lussuria, l’invidia, la gola, l’ira e l’accidia. S. Tommaso (S. Theol., I-II, q.84, a. 3 e 4) giustifica questo numero tenendo conto dei beni a cui l’uomo decaduto maggiormente tende, e dei mali da cui più rifugge. Tre, infatti, sono i beni creati ai quali la natura umana, dopo il peccato, è più proclive: la propria eccellenza, donde la superbia; i piaceri dei sensi, donde la gola e la lussuria; le ricchezze, donde l’avarizia. Due sono, d’altra parte, i mali dai quali maggiormente rifugge la natura decaduta: la diminuzione della propria eccellenza, donde l’invidia; la privazione della propria quiete e il dolore, donde l’accidia e l’ira. Nella Sacra Scrittura (Eccle. 9,15), la superbia è detta principio di tutti gli altri peccati; è stato, infatti, il peccato degli Angeli decaduti e di Adamo e, per natura sua, può condurre a qualunque peccato. La lotta contro i peccati capitali e le tendenze ad essi dà una pace profonda perché ristabilisce in noi l’ordine infranto dal peccato. Come sarebbe utile sentir predicare in tutte le chiese queste verità, indispensabili alla vita soprannaturale ed allo stato di grazia!

Ci sono, poi, i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, quelli contro lo Spirito Santo e quelli che rendono l’uomo un pubblico peccatore. Dal sec. XVI invalse l’uso di includere nella prima categoria le colpe che infrangono gravemente l’ordine sociale, e delle quali è detto espressamente nelle Sacre Scritture che gridano al cospetto del Signore, ossia invocano il castigo di Dio su coloro che li commettono. Sono quattro: l’omicidio (Gen. 4,10); la sodomia (Gen. 19,13); l’oppressione delle vedove e degli orfani (Es. 22,22 ss.); il negare la mercede dovuta agli operai (Deut. 24, 14 ss: Giac. 5,4); (Tratto da: B. Markelbach, Summa theol. mor., I, Parisiis 1938, n. 445). Nella seconda categoria, l’espressione peccati contro lo Spirito Santo deriva da testi scritturistici (Matt. 12,31; Marc. 3,29; Luc. 12,10). Si intendeva la sistematica opposizione a qualunque influsso della grazia, da parte dei Farisei, i quali, per malizia, attribuivano al diavolo le opere miracolose fatte da Cristo per confermare la sua divina missione a salvare gli uomini. I Padri e gli Scolastici estesero in questa categoria tutti i peccati che consistono nel disprezzo e repulsione, per cattiva volontà, dei mezzi concessi dalla divina bontà all’uomo, al fine di ritrarlo dal peccato e salvarlo: una tale repulsione è un’offesa tutta particolare allo Spirito Santo, cui vengono attribuite le opere divine di santificazione. Essi sono: la disperazione della propria salvezza; la presunzione di conseguire l’eterna beatitudine senza meriti e penitenza; l’impugnazione ossia la negazione della verità cristiana, conosciuta come rivelata da Dio; l’invidia del bene soprannaturale del prossimo; l’ostinazione nel male, ossia la volontà di persistere nel peccato; il proposito di non pentirsi, ossia il resistere fino alla morte agli impulsi della grazia. Infine, peccatori pubblici sono coloro il cui stato di permanenza nella colpa grave è reso noto per mezzo di una sentenza di condanna, o è, di fatto, conosciuta da una gran parte degli abitanti di un luogo o dei membri di una comunità. Fra i pubblici peccatori si devono, dunque, annoverare, tra gli altri: coloro che danno grave scandalo con la loro condotta contraria alle Leggi di Dio, con ubriachezze e bestemmie; i nominalmente scomunicati o interdetti; i manifestatamente infami; i concubinari e le donne pubbliche, da molti conosciute come tali; coloro i quali notoriamente esercitano una professione illecita, o liberamente e pubblicamente fanno parte di una associazione proibita, ad esempio alla Massoneria, al partito comunista, o altre società dello stesso genere. A tali soggetti sono proibiti la Comunione, il Viatico e l’Estrema Unzione, laddove essi non siano pentiti sinceramente e abbiano dimostrato sincera volontà di riparare, nella misura del possibile, allo scandalo dato. (tratto da: B. Merkelbach, Summa Theologiae moralis, III, Parisiis 1939, n. 89, 277, 705, 871; M. Pruemmer, Manuale theologiae moralis, III, Frigurgi B. 1940, n. 79, 503. Cfr pure tutti gli altri testi di teologia morale e di diritto canonico nei trattati de Eucharistia, de sepoltura ecclesiastica. Contenuti presenti nel Dizionario di Teologia Morale, vol. II, pag. 319 – 322 Card. Roberti – Mons. Palazzini, Ed. Effedieffe 2019, da Edizione Studium, 1955).

Gesù non ha mai detto che essere cristiani sia facile. Occorre meritarsi la corona di Gloria, teniamolo sempre a mente, anche se queste eterne verità vengono sottaciute, deformate o, addirittura negate.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/10/11/il-giustificazionismo-di-matrice-protestante-avanza/

No green pass, cosa ci dicono davvero le piazze piene

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DENTRO LA NOTIZIA

Il commento pubblicato sui social da parte del Responsabile Nazionale di Christus Rex Matteo Castagna:

RISPETTO PER PIAZZA DEL POPOLO
È incredibile come certa comunicazione possa diventare faziosa nel distorcere la realtà e come, certa politica istituzionale si dimostri priva di capacità d’analisi e suddita del mainstream di sinistra.
È assurdo che oggi i principali quotidiani non titolino: “A ROMA, UNA MAREA UMANA, COME DA ANNI NON SI VEDEVA, SI È RITROVATA SPONTANEAMENTE PER DIRE NO AL GREEN PASS”. Invece, il leitmotiv si è trasformato in una nenia per riesumare un anacronistico antifascismo, che serve solo a deviare l’attenzione dall’oggetto di una protesta, che non andrebbe snobbato ma ascoltato e rispettato, prima che, alla lunga, possa diventare un problema sociale ingestibile.
La politica non sia miope ed ipocrita, inseguendo bolse retoriche o questioni funzionali allo status quo, ma dia risposte serie e concrete alla rabbia e disperazione di tantissime persone.

di Eugenio Palazzini

10 Ott. – Da Milano a Roma, ieri migliaia di persone sono scese in piazza contro il green pass. Una mobilitazione impressionante condita da pesanti scontri, soprattutto nella capitale. Tentare però di bollare la protesta semplicemente come violenta è sciocco e riduttivo, perché non corrispondente al vero. Si rischia insomma di distorcere la realtà senza ottenere alcun risultato effettivo se non quello di acuire una rabbia sempre meno latente. Non sappiamo con esattezza quante persone abbiano gridato la propria netta contrarietà al certificato verde reso obbligatorio dal governo anche sui posti di lavoro – darsi al gioco dei numeri esatti in questi casi lascia il tempo che trova –, ma le foto di Piazza del Popolo piena ci dicono che erano più di 10mila a urlare “no green pass“.

Piazze no green pass: ma quale “fascismo”

Viceversa è chiaro a tutti che chi ha devastato la sede della Cgil e si è scontrato con la polizia ha fatto più rumore – come sempre accade quando vanno in scena gli scontri – ma rappresentava una netta minoranza dei manifestanti. Chi ha interesse a stroncare sul nascere le montanti proteste ricorre allora al solito metodo comunicativo: fare di tutta l’erba un fascismo montante. Eppure basterebbe osservare attentamente immagini e video delle manifestazioni di ieri per capire che quelle piazze erano intergenerazionali e politicamente inclassificabili. Lo erano perché  insolitamente riunivano giovani e meno giovani, Forza Nuova e centri sociali, nuovi e vecchi cittadini disillusi dalla politica. Un magma del tutto insolito.

La campanella della rabbia

La campanella del disincanto diffuso era già suonata e per sentirne il suono sarebbe stato sufficiente soffermarsi sul dato più emblematico delle elezioni amministrative dello scorso fine settimana: l’astensionismo. Quasi il 50% degli italiani ha scelto di disertare le urne, segno di un distacco totale dalla proposta politica. Stavolta quindi non servirà etichettare la piazza con i soliti termini tirati fuori dal cilindro dello sdegno. Non sarà lo spauracchio “squadrista” a riportare la palla al centro del confronto civile, perché quel confronto è stato troppo a lungo negato alla gran parte di coloro che protestano e si sentono abbandonati dalle istituzioni.

Lo ha parzialmente compreso anche il Corriere della Sera, che stamani apre così: “Manifestazioni no green pass, i timori di un’escalation. Volti mai visti tra i «soliti noti»: chi era in piazza”. Quei volti “mai visti” sono l’emblema di un’inafferrabile contestazione, a cui gettare addosso un colore piuttosto che un altro è un’operazione ben poco utile a contenerla. Il governo lo sa bene, ma ritiene che per stringere le maglie della repressione del dissenso, sia più funzionale negare l’evidenza.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/no-green-pass-cosa-ci-dicono-piazze-roma-milano-210262/

Catechesi di “Christus Rex”: l’attualità della battaglia di Lepanto, a cura dell’Ing. Raffaele Amato

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di Redazione

il Circolo Christus Rex-Traditio da circa due anni tiene delle riunioni online sulla piattaforma MEET “Catechesi del Circolo Christus Rex-Traditio” riservate ai suoi militanti, sostenitori e simpatizzanti. Si svolgono ogni primo Mercoledì del mese alle ore 21.00. Chi desiderasse partecipare, può chiamare il Responsabile Nazionale Matteo Castagna al numero +39/3474230340 per un colloquio conoscitivo e, successivamente, partecipare alla formazione cattolica. In alternativa, è possibile scrivere una mail a c.r.traditio@gmail.com indicando i propri dati e la volontà di partecipare alle catechesi, così da poter ricevere il link per accedere.

Stasera, primo mercoledì di Ottobre, l’Ing. Raffaele Amato terrà un’istruzione sull’ “ATTUALITA’ DELLA BATTAGLIA DI LEPANTO DEL 1571”, la cui ricorrenza è domani, 7 ottobre. Seguiranno, la recita del Santo Rosario, guidato sempre dall’ Ing. Amato e poi ci sarà spazio per il dibattito, anche su tematiche di attualità. Le riunioni sono riservate agli iscritti, non sono registrate né vengono diffusi i contenuti, in alcuna forma, al fine di garantire la piena libertà e privacy di tutti ed evitare eventuali imbarazzi nel porgere domande.

Il prossimo Mercoledì 3 Novembre alle ore 21.00 ci sarà un’istruzione di Storia della Dottrina Sociale della Chiesa su “LA VITA ETICO-GIURIDICA DELLA CHIESA PRECOSTANTINIANA” seguita da dibattito anche su temi di attualità.

L’importanza della formazione cattolica è fondamentale per se stessi e per l’apostolato.

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