Verona, Maria «barbuta»: i tradizionalisti denunciano l’influencer

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Il sito di Aldo Maria Valli, il sito di Maurizio Blondet e altri organi di informazione hanno ripreso e diffuso il nostro comunicato che precede la querela a Simonetti.

L’articolo che più ci ha colpiti, in positivo, è stato quello del Corriere di Verona, inserto del Corriere della Sera, a firma di Angiola Petronio. Il taglio è chiaramente contrario all’iniziativa blasfema dell’influencer.

«Natività blasfema» dell’italo-tedesco Riccardo Simonetti, il circolo Christus Rex: «È vilipendio della religione, lo porteremo in tribunale»

Il Babbo Natale gay? Già visto. Gesù omosessuale? Già sfilato in vari Pride. Ma la «Natività» Lgbtq+, è una novità. La Madonna c’è. Ance San Giuseppe. E pure il Bambin Gesù. A mettere in scena il presepe in questione, un attivista e influencer italo-tedesco. Presepe, per molti, a dir poco «blasfemo». Se non altro perché la madonna, dallo stesso Simonetti rappresentata, ha un barba alquanto folta. E Giuseppe indossa un caftano rosa. Natività ai tempi dei diritti Lgbtq+, per chi l’ha pensata. Puro sacrilegio per molti che l’hanno vista. Tanto che quel «presepe» finirà per essere «esorcizzato» da un laicissimo tribunale.

Continua la lettura su: https://www.google.com/url?rct=j&sa=t&url=https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/21_dicembre_09/verona-maria-barbuta-tradizionalisti-denunciano-l-influencer-b055b0e6-5867-11ec-9b1c-c3a4331976aa.shtml&ct=ga&cd=CAEYACoTOTQxNDM4NTQ2NDIzMDE1NzA4NDIZNGVlYTFkNmIzZjM2MmY0YTppdDppdDpJVA&usg=AFQjCNFH7MUCYELMh3BvKzJMygKBurw3WA

La devozione all’Immacolata è la cura domiciliare per la pandemia anticristiana

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI per https://www.informazionecattolica.it/2021/12/06/la-devozione-allimmacolata-e-la-cura-domiciliare-per-la-pandemia-anticristiana/

LA “PANDEMIA SINISTRA DELL’ASSURDO“, IN NOME DELLA DITTATURA DEL RELATIVISMO, SI STA DIFFONDENDO A MACCHIA D’OLIO NELL’INDIFFERENZA DI TROPPI

Sappiamo di vivere i tempi della “pandemia anticristiana”, che ha come effetto collaterale di breve termine la secolarizzazione e di lungo termine la scomparsa della Fede così come da tutti conosciuta, ovunque e sempre. All’interno di tale “pandemia” spirituale viviamo da sempre nella lotta tra il Bene (Cristo e la Sua unica Chiesa, fondata su S. Pietro) e il male (le sovversioni dell’ordine divino, sia esso morale o naturale).E’ facile comprendere da che parte stia colei che avrebbe voluto cancellare l’augurio di Buon Natale ed il nome di Maria dall’Europa che, nonostante tutto, affonda le sue radici nel Cristianesimo.

E’ la “pandemia sinistra dell’assurdo”, che in nome della dittatura del relativismo (liberalismo massimalista e ultra-liberismo economico) si sta diffondendo a macchia d’olio nell’indifferenza di troppi.

Tutti i sinistri sembrano sguazzare, contenti e garruli nelle pandemie dell’ignoranza, della sub-cultura di un utopistico e transumano egualitarismo di massa, del ritorno alla lotta di classe attraverso la creazione di una pianificata guerra tra vaccinati (buoni e bravi) e non vaccinati (brutti e cattivi).

Godono nel poter sottomettere il popolo in assurde restrizioni, perché in questo contesto possono costruirsi l’uomo nuovo, privo di pensiero e inebetito dal Grande Fratello, facilmente manipolabile e, soprattutto, eterodiretto a distanza soprattutto nei consumi, secondo i desiderata dell’alta finanza keynesiana senza scrupoli.

Magari, qualcuno sogna addirittura il gulag, magari in una dimensione virtuale, per coloro che si ribellano alla nuovo religione globalista, che ha già il suo Dio nella scienza e la sua Maria nella tecnocrazia, per cui chi non si prostra davanti all’idolo del terzo Millennio riceve una sorta di scomunica laica, che, col tempo, consisterà nell’esclusione dalla società.

Il loro nemico era, è e resta il Cristianesimo. Più resistiamo nella fede, più si agitano. Più resistiamo nella difesa della Tradizione Cattolica, più le grandi famiglie che governano il Sistema globale si arrovellano nel pensare a come annientarci, convincendoci che, in realtà, stanno facendo il nostro bene. I figli delle tenebre sono sempre stati più scaltri dei figli della luce, perché hanno una malizia che i secondi non possono avere. E Gesù lo sapeva. Per questo ci lasciò detto di “essere astuti come serpenti e puri come colombe” (Mt., 10,16) per possedere la medicina domiciliare contro la “pandemia anticristiana”.

A breve festeggeremo l’Immacolata concezione di Maria, colei che schiaccia la testa del Serpente, la Madre di Dio e della Chiesa, avvocata nostra al momento del Giudizio particolare, verso la quale dobbiamo avere una tenera devozione filiale, perché nel Suo nome e nel Suo Cuore senza peccato troveremo sempre rifugio, pace, ma anche la forza per combattere la “pandemia anticristiana” che ammorba il mondo.

Il Santo Rosario, recitato ogni giorno, è un farmaco micidiale contro il virus del peccato. Molti, oramai, non si interessano più dell’eccelso significato di questa Festività, fonte di grazie indescrivibili per tutti noi, Suoi figli devoti. A Lei ricorriamo, in questi tempi così terribili ed a Lei affidiamoci. Non ci lascerà mai soli e vinceremo la morte con Lei, per mezzo di Lei.

S.S. Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata l’8 dicembre del 1854. La verità della Immacolata Concezione era già patrimonio della fede orientale e della prima festa sotto questo titolo sin dal secolo VI e VII. Nella Chiesa latina sin dal mille. Il primo grande difensore dell’Immacolato concepimento di Maria, fu il francescano Duns Scoto, detto “Doctor subtilis”, nato a Duns in Scozia nel 1265. La sua assoluta certezza della Verginità di Maria, concepita, vissuta ed assunta in Cielo senza peccato, creò grandi ed accese dispute teologiche. Arrivato il giorno del grande atto Sorbonico, come si chiamava allora la disputa, mentre Scoto si avviava al luogo della discussione, si prostrò davanti ad una statua della Vergine che si trovava sul suo passaggio, e le indirizzò questa preghiera: Dignare me, laudare te, Virgo sacrata: da mihi virtutem contra hostes tuos. La Vergine, ad attestare il gradimento di questo atto, inclinò il capo: posizione questa che avrebbe poi conservata anche in seguito.

Ora, questa verità non è più incerta e disputabile, essa fa parte dei dogmi della nostra fede e fu solennemente definita da Pio IX il giorno 8 dicembre 1854 con la Bolla Ineffabilis, ove si proclama: “Il Dio ineffabile sin dal principio e innanzi ai secoli, elesse e dispose all’Unigenito suo Figlio una Madre, da cui fatto uomo, avesse egli a nascere nella felice pienezza dei tempi, e fra tutte le creature di tanto amore predilesse, lei, da compiacersi in lei sola con propensissimo affetto. Per il che, assai più che tutti i santi, la ricolmò dell’abbondanza di tutte le grazie celesti, tolte dal tesoro della divinità, in un modo così meraviglioso, che sempre affatto immune da ogni macchia, di peccato, e tutta bella e perfetta, ebbe in sé quella pienezza d’innocenza e di santità, di cui maggiore non può concepirsi al di sotto di Dio, e cui nessuno fuor che Dio stesso può raggiungere col pensiero. E per verità era del tutto conveniente, che sempre rifulgesse ornata degli splendori di perfettissima santità, ed affatto immune dalla stessa macchia della colpa originale, riportasse amplissimo trionfo dell’antico serpente, una sì venerabile Madre.

Dopoché mai non cessammo nell’umiltà e nel digiuno, di offrire a Dio Padre, per mezzo del Figliuol suo, le private nostre preghiere e quelle pubblicate della Chiesa, affinché si degnasse di dirigere e confortare la nostra mente colla virtù dello Spirito Santo, implorato il soccorso di tutta la corte celeste, ed invocato con gemiti lo Spirito Paraclito, il medesimo così ispirandoci, ad onore della santa ed individua Trinità, a decoro ed ornamento della vergine madre di Dio, ad esaltazione della fede cattolica e ad incremento della cristiana religione, coll’autorità del Signor Nostro Gesù Cristo, dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, e Nostra, dichiariamo, pronunziamo e definiamo, che la dottrina la quale ritiene che la Beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore dell’umano genere, fu preservata immune da ogni macchia di colpa originale, è da Dio rivelata e quindi da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli. Per la qual cosa, se alcuni presumessero, il che Iddio tenga lontano, di sentire in cuor loro diversamente da quanto fu da noi definito, conoscano e sappiano per fermo, che condannati dal proprio giudizio, hanno fatto naufragio nella fede” (Atti senigalliesi nel Bicentenario della nascita di Pio IX, Senigallia, 1992, pp. 259-266).

Apostolato cattolico: Amato in Spagna, Castagna a Telenuovo

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di Lucia Rezzonico

Continua l’apostolato pubblico dei nostri principali punti di riferimento. Da un lato, prosegue il tour spagnolo dell’ Avv. Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita e nova Civilitas, che porta in numerose chiese di Madrid, Barcellona e oltre, le sue conferenze sulle radici cristiane dell’Europa in questo periodo difficile dovuto alla pandemia.

Per ulteriori informazioni e foto: https://www.facebook.com/AvvocatoGianfrancoAmatoFanpage/?__cft__[0]=AZW3N9-O0KNaT4Zh4gTp8Ie2zOG14bTRyltApT2F6E2oE8NTn0w_FZ3TkfhEuHluKy-6_Viu-djor1rtT7IVI_fn1eykONW3OThRTDkWQh8jbGKd4T4Wq5wj3GOWHnE8kPE5STbsoT9pcG661di1f70y&__tn__=-UC%2CP-R

 

Dall’altro, il nostro Responsabile Nazionale Christus Rex Matteo Castagna riprende con le partecipazioni televisive e/o radiofoniche:

  • Telenuovo – Rosso&Nero condotto da Mario Zwirner il 03/12/2021 in collegamento Skype dal suo studio di casa, per commentare l’attualità (in studio l’Eurodeputato della Lega Mara Bizzotto e la Consigliere Comunale del Pd di Verona Elisa La Paglia): https://play.telenuovo.it/rosso-e-nero/tit-13154299
  • TelenuovoDestra&Sinistra condotto da Mario Zwirner il 04/12/2021 in studio con Etta Andreella del Partito Democratico, per commentare la posizione di una commissaria europea che avrebbe voluto eliminare gli auguri di Buon Natale, i nomi di Maria e Giuseppe per essere inclusivi verso i non credenti e per parlare di obbligo vaccinale: https://play.telenuovo.it/destra-e-sinistra/tit-13156529

Per ulteriori informazioni e foto: https://www.facebook.com/Traditio.Italia/?__cft__[0]=AZWoAyY8DTUauNEdkRb6epQuFFkLvx64ZHxbX9rGI9js7j6Q0AD91LR7E5cv8TkPwD4EW6fnW3bFUxBkT2Pp7PDZp-MOZHU_IrnpCJgZLTQNcpKBnijPrujzzIbX0UHOic_rwR0dYauq-puLv04Ouc2o3XUqJpX46cJSfKG-X8YABQ&__tn__=-UC%2CP-R

Telenuovo: Matteo Castagna a RossoeNero

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di Redazione

Su invito della redazione della trasmissione “Rosso&Nero” condotta da Mario Zwirner, domani, giovedì 2 dicembre 2021 dalle 12.45 alle 14.45 il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna sarà in diretta Skype dal suo studio a casa per commentare l’attualità assieme ad altri ospiti.

La registrazione della puntata sarà prossimamente visibile sul sito internet di Telenuovo

Liberalismo e secolarizzazione vogliono renderci indifferenti all’Incarnazione

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI per https://www.informazionecattolica.it/2021/11/29/liberalismo-e-secolarizzazione-vogliono-renderci-indifferenti-allincarnazione/

di Matteo Castagna

DISTRARRE SUL FINE DELLA VITA E, PER PRESUPPOSTO, VIVERE COME SE DIO NON ESISTESSE E FOSSE PRIVO DI DIRITTI, NELLA SUA QUALITÀ DI CREATORE, PORTA ALLA SUPERFICIALITÀ E ALLE IDEOLOGIE EFFIMERE

Il mondo scristianizzato prevede che il fine dell’uomo sia la felicità in questo mondo, che finisce con la morte. Si vive, perciò, assolutamente distratti dal vero fine della vita ossia il godimento di Dio nel Paradiso, per l’eternità, avendolo meritato attraverso la fermezza della fede e la costanza delle opere da essa derivanti. Distrarre sul fine della vita e, per presupposto, vivere come se Dio non esistesse e fosse privo di diritti, nella Sua qualità di Creatore, porta alla superficialità e alle ideologie effimere, che sono tutte finite.

Sopravvive il liberalismo, ovvero il più subdolo tra le invenzioni umane per evitare il rapporto con l’Aldilà, che non per forza nega Dio, ma crea una libertà di coscienza sul credere o meno, elevandola a valore assoluto. In tal modo, esisterebbe chi è legittimato dallo Stato a non credere e chi a credere, a seconda della sensibilità personale, perché la misericordia di Dio sarebbe così universale da non far distinzione tra colpa e merito così da garantire a tutti la salvezza eterna.

Noi che vogliamo, invece, rimanere cattolici, apostolici, romani, desideriamo sganciarci dalle distrazioni del mondo per meditare e lodare quanto ha fatto Cristo per noi e considerare quanto noi dobbiamo a Lui, per poter andare a goderLo per sempre.

Siamo entrati nel periodo di Avvento, che prepara il Natale del Messia, del Figlio del Dio vivente, ma proprio il liberalismo e la secolarizzazione contemporanei ci vogliono rendere indifferenti di fronte all’importanza di questo momento. Dobbiamo, dunque, dare due risposte ad altrettanti interrogativi: l’Incarnazione del Verbo è stata necessaria oppure solo conveniente? Se Adamo non avesse peccato, ci sarebbe stata ugualmente?

E’ teologicamente certo che la necessità dell’Incarnazione non è stata assoluta, anche supposta la volontà divina di riparare il genere umano. dopo il peccato originale, Dio avrebbe potuto distruggere il genere umano o ridurlo all’ordine naturale. Avrebbe potuto condonare la colpa o esigere una riparazione imperfetta da ciascun uomo o mandare un uomo con speciali grazie a riparare per tutti.

La Scrittura fa vedere sempre l’Incarnazione come un dono gratuito di Dio, non come una necessità.Così Dio ha amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito” (Gv. 3,16). “Giustificati gratis per la grazia di Lui, per la Redenzione che è in Cristo Gesù (Rom. 3,34)”. “Dio, che è ricco nella misericordia, per la sua immensa carità con cui ci ha amato, ci ha vivificato nel Cristo” (Ef. 2,4).

Sant’Atanasio (Orazione 2 contro Ario) dice: “Avrebbe potuto, anche se non fosse venuto mai il Cristo, soltanto parlare Dio, e sciogliere la maledizione. Sant’Epifanio, in una sua opera contro le eresie, dice che il Verbo si è incarnato: “per l’abbondante amore verso gli uomini spinto non da necessità ma da volontario disegno“. Sant’Agostino (De Agone Christiano 11,12) dopo aver posto la domanda di alcuni, che definisce stolti, se Dio non poteva liberare gli uomini, se non incarnandosi, risponde: “Lo avrebbe potuto assolutamente“.

E’ sentenza più probabile e più comune che dopo il peccato originale, posto che Dio esigesse una soddisfazione equivalente, era necessaria l’Incarnazione di una Persona divina. San Leone Magno, nel sermone della Natività (1,2) afferma: “Se non fosse vero Dio, non porterebbe il rimedio” al peccato originale.

Come spiega Giuseppe Casali nella sua Somma di Teologia Dogmatica (Ed. Regnum Christi, Lucca 1964) i Tomisti sostengono che l’offesa fatta a Dio col peccato è enorme ed infinita, perciò la riparazione la può dare solo una Persona infinita. Quindi, tutti i Teologi concordano sul fatto che “Dio ha decretato l’Incarnazione liberissimamente. Con essa ha voluto manifestare le sue perfezioni, ossia la sua gloria eterna. Dio avrebbe potuto volere l’Incarnazione anche indipendentemente dal peccato o da qualsiasi ipotesi”. I Tomisti sostengono che nella presente economia divina l’Incarnazione è talmente ordinata alla redenzione degli uomini, che se Adamo non avesse peccato, l’Incarnazione non ci sarebbe stata. Il nome Gesù, del resto, significa “Dio salva” e parliamo di redenzione in quanto Gesù, vero Dio e vero Uomo, ci ha riscattato, a prezzo del suo sangue, dalla schiavitù di Satana, in cui eravamo caduti per il peccato.

Raccoglierci in preghiera e prepararci al Natale con dei sacrifici volontari, in segno di espiazione dei peccati, con la meditazione di questi santi misteri è assai più consigliabile rispetto alla continua, sterile, maniacale polemica, ormai divenuta compulsiva, sulla nuova religione del mondo, con le sue più che evidenti iniquità.

 

 

Vestiti da donna a scuola? Ha ragione il Prof. Martino Mora

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QUINTA COLONNA

di Matteo Castagna

Conosco da tanti anni il Prof. Martino Mora. E’ persona colta e distinta, elegante e molto determinata nell’argomentare ciò che ritiene giusto. Abbiamo opinioni differenti su alcune cose e che c’è di male? Non siamo tutti uguali (per Grazia di Dio!). Ho sempre avuto il piacere di un confronto schietto con lui, negli ultimi anni solo epistolare, ovvero social. E’ un cattolico sempre alla ricerca della verità, con passione e tenacia, è un ottimo insegnante (così mi dicono amici milanesi, ma io non ne dubito, perché è molto preparato e persona mite ed affabile). Abbiamo sempre avuto simili simpatie politiche, con quella capacità critica e vis polemica che ci rende antipatici agli “yes men”, ai disonesti, ai carrieristi ed ai paraculi, che non hanno, per forza, un colore politico. Anche in politica non la pensiamo sempre allo stesso modo; lui fervido autonomista, convinto legittimista e controrivoluzionario, io, certamente autonomista e controrivoluzionario, ma con modelli più vicini alla storia politica della destra italiana. Siamo sempre stati dalla stessa parte della barricata nel difendere etica e morale, intese sia come diritto naturale che come diritto divino. Oggi, si potrebbe dire che difendiamo, ciascuno con i suoi mezzi, la società naturale e, con essa, per forza, siamo dalla parte del decoro e del buon senso. Ciò che gli è capitato non può avermi stupito, altrimenti dimostrerei di vivere su Marte. Ma mi ha sconvolto perché egli è stato cacciato da scuola per non aver accettato, in classe, tre alunni travestiti da donna. Ai miei tempi (anni ’80) non solo nessun ragazzo sarebbe riuscito a uscire di casa con la gonna, ma se anche fosse accaduto, il mio direttore didattico o preside l’avrebbe subito mandato a casa a cambiarsi con una nota sul libretto personale. E, a casa, mamma e papà avrebbero proseguito col resto…

Perciò, nell’abbracciarlo, gli rivolgo la piena solidarietà mia e di tutto il Circolo “Christus Rex-Traditio” che rappresento, con una promessa: se avrai ripercussioni lavorative e se non ti arrecheremo ulteriori problemi, verremo noi a renderti il merito che, fino a qualche anno fa era la normalità per un insegnante. Nicola Porro e il Prof. Mora spiegano bene le motivazioni nell’articolo che segue, che non sono né bigotte né reazionarie…

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TRE RAGAZZI IN AULA VESTITI IN GONNA. IL PROF LI FA USCIRE. E FINISCE NEI GUAI

Qualche tempo fa, non ci saremmo neppure posti il problema. A scuola si va per imparare a far di conto, a leggere e a scrivere. Non per combattere battaglie per questo o per quel motivo. Il luogo merita il giusto contegno, anche nel vestirsi. Sarà per questo che un professore del liceo scientifico “Bottoni” di Milano s’è rifiutato di fare lezione a tre studenti vestiti “in modo inappropriato”. Cioè con la gonna.

Il “sit-in” è stato messo in atto in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, lo scorso 25 novembre. I maschietti si sono vestiti con la gonna perché – dicono – “troppo spesso” viene usata come “scusante di molestie, discriminazioni, stupri”. Il prof di storia e filosofia, però, appena li ha visti agghindati da signorine (uno con gonna lunga, il secondo con un tutu, il terzo con le unghie dipinte di rosso) li ha cacciati dall’aula per vestiario “inappropriato”.

Il caso è esploso – manco a dirlo – sui social network. E tanto tuonò che alla fine piovve. Gli altri studenti si stanno ribellando alla scelta del prof Martino Mora, uscendo dall’aula non appena il malcapitato tenta di fargli entrare in testa qualcosa sulla Critica della ragion pura di Kant. Non solo. Gli alunni si sono pure rivolti alla preside, Giovanna Mezzatesta, che ha preso in mano la questione. “Sto redigendo la relazione con i fatti accaduti – dice a La Stampa – che sono due: il fatto che Mora non abbia assolto al compito di vigilanza poiché ha cacciato dalla classe tre alunni e, poi, che si sia rifiutato di fare lezione. Aggiungerò anche le varie schifezze che ha scritto su Facebook contro di me e contro la scuola. E appena sarà pronta la consegnerò all’ufficio scolastico provinciale, che prenderà provvedimenti nei suoi confronti”. Per il prof appare scontata ormai la sospensione, che potrebbe arrivare già prima di Natale.

Il diretto interessato dal canto suo, resta fermo sulle sue posizioni. “Quel vestiario era inaccettabile, totalmente inadeguato al contesto. E avrei avuto la stessa reazione se fossero venuti vestiti da clown o da Babbo Natale“. Il bello è che dopo essersi rivolti alla preside, i tre giovani sono riusciti ad ottenere che il professore venisse “cacciato” dalla scuola. “La dottoressa Mezzatesta ha dato un ordine che non poteva dare – ribadisce il Mora – quello di allontanarmi da scuola, sono quindi io la parte lesa”. Anche perché, dice con qualche ragione il professore, “per solidarizzare con le donne non c’è bisogno di vestirsi da donne“. Si possono fare cortei, dichiarazioni sui social, iniziative varie: ma tra i banchi ci si presenta ben abbigliati. “Io a scuola – conclude il prof – vado in giacca e cravatta non perché voglio fare l’elegantone ma perché considero la scuola un santuario di coltura e educazione che merita un vestiario adeguato. E voglio che gli alunni facciano lo stesso: non siamo al Carnevale di Viareggio”. Come dargli torto?

Fonte: https://www.nicolaporro.it/gonnelle-a-scuola-ha-ragione-il-prof-di-milano/ 

Un grande movimento conservatore da contrapporre al globalismo progressista

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EDITORIALE DEL LUNEDI per https://www.informazionecattolica.it/2021/11/22/un-grande-movimento-conservatore-da-contrapporre-al-globalismo-progressista/

di Matteo Castagna

L’APPELLO DI MARCELLO VENEZIANI ALL’UNITÀ DELLA “MAGGIORANZA SILENZIOSA” IN UN GRANDE MOVIMENTO CONSERVATORE

L’astensionismo come diffidenza o addirittura repulsione verso la politica, da parte di molte persone, costituisce il grande partito di massa di tutti i periodi decadenti. L’Italia non fa eccezione. Persino nei sondaggi vediamo ridursi drasticamente la disponibilità a rispondere, tanto la gente è stufa.

Alle ultime elezioni amministrative, si è presentata alle urne la metà degli aventi diritto. Il nostro è, fondamentalmente, un Paese conservatore, ove oggi la maggioranza fatica a trovare chi lo rappresenti. Il grillismo, col suo abbondante ed ipocrita decennio di antipolitica ha implementato, in maniera decisiva, questa tendenza alla disaffezione verso la cosa pubblica.

L’appello all’unità in un grande movimento conservatore, proposto da Marcello Veneziani in una recente intervista a Destra.it, ove l’orizzonte valoriale sia sempre chiaro e ben definito, ancorato nella tradizione e nell’identità classico-cristiana dell’Europa, nella difesa e nella riappropriazione del diritto naturale e negli intenti comuni su principi morali, non in contrasto con la Dottrina sociale della Chiesa, è da guardare con grande interesse. Soprattutto perché, sul fronte progressista e globalista, si stanno muovendo in nome del mero diritto positivo per un transumanesimo sistemico cui va assolutamente contrapposto un forte blocco che non sia mai subalterno né culturalmente, né idealmente, né politicamente e neppure economicamente. Altrimenti, vinceranno sempre loro.

Oggi si tende a confondere “politica” con “partitica” o “parlamentarismo”. La metafisica classica greca (Socrate, Platone, Aristotele), la filosofia morale e il diritto romano (Cicerone e Seneca) vengono perfezionati dalla patristica (da S. Agostino a S. Bernardo di Chiaravalle), dalla metafisica dell’essere scolastica e particolarmente tomistica (da S. Tommaso d’Aquino a Cornelio Fabro) e dal Diritto Pubblico Ecclesiastico (da Papa Gelasio I a Pio XII) costituiscono la “filosofia perenne” che definisce le radici dell’Europa come greco-romane e, poi, cattolico-romane.

Da essa traiamo la linfa vitale per depurarci degli errori della modernità e della post-modernità. Il vero inquinamento, quello da combattere con una vera politica green, è il veleno del “politicamente corretto”, che fa risalire tutto alla Rivoluzione francese, a Machiavelli, al luteranesimo, all’umanesimo ed al rinascimento.

Il catto-liberalismo ed il modernismo-democristiano ci presentano un’ immagine deformata della Dottrina politica cattolico-romana. “La Civiltà Cristiana è esistita. Non occorre inventarla, ma bisogna instaurarla e continuamente restaurarla contro gli assalti dell’utopia malsana” (San Pio X, Notre charge apostolique, 25/12/1910).

Quando Veneziani parla di un ritorno alle origini, vuol dire che non dobbiamo essere passatisti, ma imparando dal nostro glorioso passato, pensare il presente e guardare al futuro in linea di continuità. Per cui, l’uomo deve vivere coi piedi per terra, con la mente e il cuore rivolti al Cielo e con l’azione a fianco dei propri simili, ovvero la “comunità di destino”, di cui parla Gustave Thibon, in Diagnosi (1940).

Per S. Tommaso d’Aquino la politica o “morale sociale” è la scienza di ciò che l’uomo, come animale socievole, deve fare, orientandosi verso un determinato fine (De Regimine Principum, lib. I, cap. 1 e In Ethicorum, lib. I, lect. 1, n.3) che è il benessere comune materiale subordinato al fine ultimo spirituale.

Per S. Tommaso la Politica è la parte sociale della filosofia morale. La filosofia politica è una scienza pratica, che dà i principi per agire al cittadino che vive in una Società e che deve operare da uomo sociale. In breve, essa è riflessione razionale, seguita da azione concreta, sulla e nella vita sociale. La morale sociale o politica si fonda sulla metafisica, che ci fa conoscere: a) la vera natura dell’uomo, creatura immortale, e quindi il Fine ultimo al quale è destinato, che è Dio, per rapporto al quale gli atti umani sono moralmente buoni o cattivi, secondo che vi conducano o no (Summa contra Gentiles, lib. III, cap. 25); b) l’esistenza di un Dio personale e trascendente il mondo, maestro. legislatore e giudice dell’umanità, autore della legge morale, naturale e rivelata, oggettiva ed obbligatoria per tutti. (liberamente tratto da “La Sintesi del Tomismo”, Ed. Effedieffe, 2017).

Leggendo l’Etica Nicomachea (I, 1106b 36; ivi, I, 1099a, ivi, II, 1107a22-23; ivi, X, 1174a2-8) comprendiamo che da Aristotele in poi si parla di di politica come di una scienza architettonica, che regge, coordina e dirige tutte le altre scienze pratiche, quali il diritto, l’economia, la medicina, l’edilizia, ecc., che essa applica per regolamentare l’effettiva convivenza della comunità. Per Aristotele il fine dell’uomo è nella felicità che non consiste nei piaceri dei sensi, “che rendono l’uomo simile alle bestie” (G. Reale, Introduzione a Aristotele, cit., p. 129), né nell’onore fine a se stesso, né nell’accumulo di ricchezze ma nella vita virtuosa che il Cristianesimo ha portato a compimento con il rispetto dei Comandamenti e dei precetti della Chiesa Cattolica, che è Una, Santa, Apostolica e Romana.

La Regalità Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo è la sublimazione del ritorno alla Civitas Christiana, che è l’unica risposta metafisica e pratica alle crisi contemporanee.

Conservatori di tutto il mondo unitevi

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Nel consueto editoriale del lunedì su InFormazione Cattolica (domani), il nostro Matteo Castagna replicherà all’ intelligente appello di Marcello Veneziani, che dimostra di essere l’intellettuale di riferimento di un’area un po’ troppo orfana di pensatori coraggiosi e realisti.

di Marcello Veneziani

E se il mondo avesse bisogno di un grande contraltare conservatore? Tu ti aspetti un’idea del genere dal conservatore spettinato Boris Johnson. E invece arriva da Vladimir Putin, autocrate ex-Kgb, intervenuto nei giorni scorsi al 18° incontro annuale del Club Internazionale di Discussione a Valdai. Il tema era “La Rivoluzione globale nel 21° secolo: l’individuo, i valori e lo Stato”. Dal suo ampio discorso abbiamo tratto una specie di manifesto dei conservatori, che sintetizziamo con le sue parole in dodici punti.

1) Solo gli Stati sovrani possono rispondere efficacemente alle sfide dei tempi e alle esigenze dei cittadini.

2) È più facile distruggere che creare, come tutti sappiamo. Noi in Russia lo sappiamo molto bene, purtroppo, per la nostra esperienza che abbiamo avuto diverse volte.

3) Le rivoluzioni non sono un modo per risolvere una crisi ma un modo per aggravarla. Nessuna rivoluzione valeva il danno che ha fatto al potenziale umano.

4) L’importanza di un solido sostegno nella sfera della morale, dell’etica e dei valori sta aumentando drammaticamente nel fragile mondo moderno. L’intreccio reciproco delle nazioni li arricchisce sicuramente, dando uno sguardo nuovo alle proprie tradizioni. Ma il processo deve essere organico e non può mai essere rapido. Qualsiasi tentativo di imporre agli altri i propri valori complica ulteriormente una situazione drammatica e può produrre reazioni ed esiti opposti rispetto a quelli previsti.

5) In Occidente c’è chi crede a un’eliminazione aggressiva di intere pagine dalla propria Storia, una “discriminazione al contrario” contro la maggioranza nell’interesse di una minoranza e la richiesta di rinunciare alle nozioni tradizionali di madre, padre, famiglia e persino di genere. La Russia ci è già passata. Dopo la rivoluzione del 1917, i bolscevichi, facendo affidamento sui dogmi di Marx ed Engels, dissero anche che avrebbero cambiato modi e costumi esistenti e non solo quelli politici ed economici, ma la stessa nozione di moralità umana e i fondamenti di una società sana.

6) La distruzione di valori secolari, religione e relazioni tra le persone, fino al rifiuto totale della famiglia (abbiamo avuto anche quello nell’Urss); tutto questo è stato proclamato progresso. A proposito, i bolscevichi erano assolutamente intolleranti verso opinioni diverse dalle loro.

7) In alcuni paesi occidentali la lotta per l’uguaglianza e contro la discriminazione si è trasformata in dogmatismo aggressivo al limite dell’assurdo, quando le opere dei grandi autori del passato – come Shakespeare – non vengono più insegnate nelle scuole o nelle università, perché le loro idee sono ritenute arretrate. I classici sono dichiarati arretrati e ignoranti dell’importanza del genere o della razza. A Hollywood vengono distribuiti promemoria sulla corretta narrazione e su quanti personaggi di che colore o genere dovrebbero essere in un film. Questo è anche peggio del dipartimento agit prop del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.

8) Contrastare gli atti di razzismo è una causa necessaria e nobile, ma la nuova “cancel culture” l’ha trasformata in “discriminazione al contrario”, cioè razzismo inverso. L’enfasi ossessiva sulla razza sta ulteriormente dividendo le persone, generando fanatismo.

9) Chiunque osi dire che gli uomini e le donne esistono davvero, il che è un fatto biologico, rischia di essere ostracizzato. “Genitore numero uno” e “Genitore numero due”, “Genitore alla nascita” invece di “madre” e “latte umano” che sostituisce “latte materno” perché potrebbe turbare le persone che non sono sicure del proprio genere. Negli anni ’20, anche i cosiddetti Kulturtraeger sovietici hanno inventato un nuovo linguaggio credendo di creare una nuova coscienza e di cambiare i valori in quel modo.

10) È mostruoso insegnare ai bambini fin da piccoli che un maschio può facilmente diventare una femmina e viceversa. I docenti impongono loro una scelta, escludendo i genitori dal processo e costringendo il bambino a prendere decisioni che possono sconvolgere la loro intera vita. Non si preoccupano nemmeno di consultarsi con gli psicologi infantili: un bambino è in grado di prendere una decisione di questo tipo? Chiamando le cose col loro nome, questo rasenta un crimine contro l’umanità e viene fatto in nome e sotto la bandiera del progresso.

11) Noi saremo guidati da un sano conservatorismo. Un approccio conservatore ma non un tradizionalismo ignorante, una paura del cambiamento o un gioco restrittivo, tanto meno un ritiro nel nostro guscio. Si tratta principalmente di fare affidamento su una tradizione collaudata nel tempo, la conservazione e la crescita della popolazione, una valutazione realistica di sé e degli altri, un preciso allineamento delle priorità e un fondamentale rifiuto dell’estremismo come metodo.

12) Il conservatorismo moderato è la linea di condotta più ragionevole. A un certo punto si cambierà inevitabilmente, ma finora non nuocere – il principio guida in medicina – sembra essere il più razionale. Viceversa si possono distruggere non solo le basi materiali ma anche le fondamenta spirituali dell’esistenza umana, lasciando dietro di sé un relitto morale in cui per molto tempo nulla può essere costruito per sostituirlo. Le nostre opinioni conservatrici configurano un conservatorismo ottimista. Crediamo che sia possibile uno sviluppo stabile e positivo. Tutto dipende principalmente dai nostri sforzi. Siamo pronti a lavorare con i nostri partner su comuni cause nobili.

Piaccia o meno, Putin esprime l’antitesi al progressismo radical statunitense e al totalitarismo capital-comunista cinese e dà una lezione di civiltà all’Europa.

MV, Panorama (n.48)

L’attuale società post-moderna è la sintesi dei fallimenti delle rivoluzioni

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI per https://www.informazionecattolica.it/2021/11/15/lattuale-societa-post-moderna-e-la-sintesi-dei-fallimenti-delle-rivoluzioni/

di Matteo Castagna

A DIFFERENZA DELL’EGUALITARISMO LA COMUNITA’ DI DESTINO COSTITUISCE IL PRINCIPIO VITALE DI OGNI SOCIETA’

La società attuale, detta post-moderna, può essere vista come la sintesi dei fallimenti delle rivoluzioni condotte nei secoli precedenti contro la civiltà tradizionale, che era una comunità gerarchica ed organica, diretta da autorità provenienti da Dio, che al netto degli errori umani, perseguiva il bene comune nell’armonia fra Trono e Altare.

Noi cattolici crediamo che la vita delle società sia sottomessa ad un certo numero di leggi immutabili. La cosiddetta “comunità di destino” è la prima di queste leggi. Se scompare, i raggruppamenti umani cadono in preda alla sclerosi e all’anarchia. Essa esiste quanto gli uomini condividono spiritualmente o materialmente la stessa esistenza, per gli stessi fini e con gli stessi rischi.

Ha due forme distinte:

a) la somiglianza. C’è comunità di destino tra un operaio della Fiat e uno della Renault, tra due contadini di regioni diverse, tra il marinaio che conduce una rotta e quello che ne persegue un’altra. Costoro appartengono alla stessa classe sociale, fanno gli spessi lavori e conducono, più o meno, lo stesso genere di vita. I loro destini si assomigliano;

b) la solidarietà reciproca. Se a un lavoratore di una certa categoria capita una disgrazia, gli operai che operano in un’altra non ne saranno direttamente toccati. Se prendiamo due lavoratori dello stesso settore con ruoli differenti, essi vivranno, nel bene o nel male, seguendo destini non solo simili ma solidali.

Questa comunità di destino tra esseri che, attraverso la loro diversità di situazione e vocazione, rimangono strettamente dipendenti gli uni dagli altri, conferisce ai raggruppamenti umani il loro carattere organico. La famiglia è la comunità organica per eccellenza. Ben più che i legami di sangue, è l’interdipendenza dei destini, nella differenza ed armonia dei ruoli stabiliti dalla natura, che costruisce l’unità familiare, così come quella delle categorie lavorative. Il socialismo, declinato in ogni sua forma, oggi definibile come globalismo, tende all’egualitarismo assoluto, che, essendo innaturale, genera divisione e conflitto. La comunità di destino esige la solidarietà organica, ovvero l’esistenza di legami vitali tra gli uomini. Essa è il barometro della vitalità e della stabilità della società, che, invece, il modello liberal-capitalista mette a repentaglio in nome dell’egoismo assoluto e dell’ assolutizzazione disumana del profitto.

La crisi della post-modernità non è forse la deriva delle ideologie socialista e liberale, che è giunta al punto di implodere e che cerca in maniera subdola e, talvolta, tirannica, di risolvere il problema attraverso una transumana rimodulazione della sua alleanza strategica, già fallita dopo la Seconda Guerra Mondiale?

Al contrario della lotta di classe e dell’egoismo assoluto, che sono i figli degeneri del socialismo e del liberalismo, la comunità di destino presenta vari vantaggi che influiscono felicemente sulla vita sociale. Favorisce l’amore che è l’anima di ogni unità sociale. E’ chiaro che noi amiamo più più facilmente l’essere che vive al nostro fianco e condivide le nostre gioie e le nostre preoccupazioni, che non un estraneo, magari imposto dalla società liberal-socialista proprio al fine di distruggere la comunità di destino, in nome di un egualitarismo inesistente, impossibile perché innaturale e forzato perché che crea solo conflitti.

La comunità di destino verte a neutralizzare l’egoismo, piegandolo al servizio del bene comune, mentre l’interdipendenza crea, quasi automaticamente l’aiuto scambievole. Quando La Fontaine scrive che “se il tuo vicino viene a morire, è su di te che cade il fardello” presuppone l’esistenza di destini solidali. Gustave Thibon (1903-2001, nella foto qui sotto), in Diagnosi (1940), aveva ben compreso e scritto tutto questo: “Uno stato sociale è sano nella misura in cui tende a diminuire la tensione tra l’interesse e il dovere, è malsano nella misura in cui tende ad aggravarla“.

La soppressione della comunità di destino, voluta dal globalismo e dal mondialismo, distrugge il senso solidale dell’aiuto comunitario, distrugge i legami sociali, abbandona a se stesse le masse umane esponendole a tutti i risucchi di un egoismo senza contrappeso. Queste situazioni vengono, d’altronde, fin troppo confermate dallo spettacolo della società attuale, che ha ucciso Dio, dissolto la Patria e trasformato la famiglia, sciogliendo quella continuità vivente tra gli individui nello spazio e le generazioni nel tempo. Gli uomini disuniti come automi e privi di quella gerarchia che è principio naturale, ma odiato dal liberal-socialismo, disperdono i loro sforzi e producono solo opere di corto respiro, senza legame e senza unità. E’ in epoche come il Medioevo, in cui le differenze sociali e i privilegi erano portati alla loro suprema espressione, che gli uomini hanno vissuto con la massima profondità la loro comunità di destino. L’invidia, tipica dello spirito social-comunista distrugge l’armonia della comunità di destino, che è l’antidoto all’egualitarismo.

Tutto quanto è local, invece, favorisce la società di destino in una vera presa di coscienza del “noi” e del superamento dell’ “io”, figlio della cultura liberale. In tutti i campi, l’attaccamento al dato sensibile precede e condiziona l’amore dello spirituale e dell’universale. Perciò la comunità di destino è in grado di rispondere concretamente alle Sacre Scritture, laddove si dice: “Chi non ama suo fratello che vede, come potrà amare Dio che non vede?“.

Quelli che il “ddl Zan è cosa buona…” ci proveranno ancora

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EDITORIALE del LUNEDI per InFormazione Cattolica

di Matteo Castagna

MATRIMONIO E FAMIGLIA COMPOSTI DA UOMO, DONNA E FIGLI NON SONO IL FRUTTO DI UNA CULTURA CHE PUÒ CAMBIARE, O DI UN PRECONCETTO SOCIALE IMPOSTO, PERCHÉ È VERITÀ ANTROPOLOGICA INCONTROVERTIBILE

 

Credere di aver vinto la guerra contro chi vuole sovvertire l’ordine naturale, attraverso sofismi o l’affermazione di presunti diritti, anche attraverso l’imposizione legislativa di norme liberticide ed anticristiane, sarebbe da ingenui.

L’affossamento del ddl Zan, avvenuto in un particolare contesto politico, non significa che in futuro non si ripresenteranno le stesse istanze, altre insidie e le stesse problematiche.

Il terreno dello scontro non va visto nel paravento della tutela dalle discriminazioni di persone di diverso orientamento sessuale, perché le leggi e le aggravanti per chi commette atti violenti verso un gay ci sono già e quindi, togliendo di mezzo questa “scusa”, troviamo la volontà di imporre per legge il cosiddetto diritto positivo, contro chi si fa difensore del diritto naturale.

L’ osannato Stato laico, ovvero ateo, si porrebbe, dunque, come unica fonte del diritto e della morale, in una rigida concezione positivistica. Anche se esso si professa privo di un fondamento morale che lo legittimi e lo trascenda, avendo messo nel cassetto la regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo tramite 300 anni di spirito liberale, pretende di poter entrare nelle questioni di ordine morale, secondo il criterio positivista, che proclama giusto tutto ciò che l’autorità stabilisce (iustum quia iussum e non più, invece, iussum quia iustum).

Il noto giurista austriaco Hans Kelsen (1881-1973) è uno dei maggiori interpreti di questa teoria, su cui si fonda il pensiero moderno e post-moderno: <<una qualsiasi norma, proprio perché posta (positiva) e imposta dall’autorità o dalla maggioranza è per ciò stesso valida, buona e diventa “diritto giusto”>>.

Si tratta della dittatura della maggioranza, che legittima legalmente qualsiasi arbitrarietà, sotto la categoria dei diritti umani. Si proclama, spesso in nome della libertà di coscienza, la libertà dalla legge divina e dalla legge naturale, scritta nel cuore stesso dell’uomo, per assoggettarsi alle leggi umane, fatte di maggioranze sempre più variabili e, quindi, inconsistenti. E’, probabilmente, questa l’essenza del liberalismo che troppi, per giustificare l’errore ed il proprio comodo sregolato, hanno portato in seno al cristianesimo, che ne è la negazione per antonomasia.

Nel contesto attuale, il Sistema globale impone una visione antropologica dell’uomo di tipo scientista e tecnicista, che non tiene minimamente conto della sua natura di essere chiamato alla trascendenza. Tale visione rinchiude l’uomo nell’immanenza, comprime o nega la legge naturale, perdendo ogni fondamento e riferimento metafisico, sia nel campo teoretico che in quello morale e pratico. Anche il diritto diventa autonomo dalla morale e si sposta nel positivismo scientista.

Dal diritto naturale (oggettivo, desunto dalla natura) che prevede una biologia chiara e netta, ove uomo e donna sono complementari e, al tempo stesso, indispensabili alla procreazione, si è passati al diritto positivo, che trova la sua giustificazione nelle pulsioni, negli istinti e nei desideri di alcune persone, senza avere più il suo fondamento nel creato così come voluto dal Creatore.

Il darwinismo è servito a mettere in discussione la Creazione per preparare il terreno al positivismo individualista anticristiano. La visione secolarizzata e immanentista dell’uomo fa perdere il senso della morale e smarrisce quello del diritto.

Traslando al matrimonio e alla famiglia il positivismo individualista moderno, troveremo sempre la sovversione del diritto in nome di un presunto bene, persino “contra naturam”, dell’essere umano.

Matrimonio e Famiglia composti da uomo, donna e figli non sono il frutto di una cultura che può cambiare, o di un preconcetto sociale imposto dalla Chiesa, perché è verità antropologica incontrovertibile in quanto naturale, elevata, semmai, dal cristianesimo a Sacramento indissolubile, finalizzato alla vita. Cercare di cambiare la legge naturale e divina con il diritto positivo significa pervertire la verità dell’uomo, barattandola subdolamente e brutalmente con surrogati svianti e lesivi della dignità della creatura fatta ad immagine e somiglianza di Dio-Amore. L’odio verso Dio-Amore cercherà sempre di creare un diritto positivo che giustifichi e legalizzi il peccato. L’ha già fatto col divorzio e l’aborto, con le “unioni civili” volte a parificare l’unione tra persone dello stesso sesso al matrimonino, e ora ci sta provando anche con utero in affitto ed eutanasia.

S. Ignazio di Antiochia, vescovo e martire, uno dei primi Padri della Chiesa (I/II secolo dopo Cristo) scrisse nella sua lettera agli Efesini: << Non illudetevi, fratelli miei, coloro che corrompono le famiglie non erediteranno il regno di Dio (cfr. Cor 6, 9-10). se coloro che così fecero secondo la carne furono puniti con la morte, quanto più non dovrà essere punito colui che con perversa dottrina corrompe la fede divina, per la quale Gesù cristo è stato crocifisso? Un uomo macchiatosi di un tale delitto andrà nel fuoco inestinguibile, e così pure chi lo ascolta>>.  La lotta tra Bene e male continuerà finché Dio lo permetterà, perciò non facciamoci prendere da facili entusiasmi, ma stiamo forti nella realtà e saldi nel diritto naturale, protetto dallo stendardo di Cristo Re. Mettiamoci in gioco, con coraggio, perché i tempi che ci attendono saranno sempre più difficili e necessiteranno di coraggio e audacia.

Ci saranno utili dei rappresentanti che abbiano la volontà e i mezzi per combattere, almeno a difesa del diritto naturale, poiché le sirene del mondo, del denaro facile e della moda sono una forte tentazione, anche tra le fila di coloro che dovrebbero stare alla destra del Padre.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/11/08/quelli-che-il-ddl-zan-e-cosa-buona-ci-proveranno-ancora/

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