Piaccia o no, il sovranismo sveglia l’Europa

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di Marcello Veneziani 

Fonte: Marcello Veneziani

I carri allegorici dell’eurocrazia sfilano uniti contro il pericolo nazional-sovranista e i suoi richiami mitologici veri e presunti. Napolitano, Prodi, Monti, Moscovici, il Collettivo Direttori dei Giornaloni all’unisono con l’Arco Euro-Costituzionale nostrano, si sono mobilitati contro il Pericolo Imminente, il sovranismo di casa e il sovranismo di fuori. L’allarme non è giustificato dalla minaccia di un golpe o di una rivoluzione armata – anche se i sovranisti vengono decorati con vecchi fregi nazifascisti – ma nasce dal terrore che il popolo europeo, in libere, pacifiche e democratiche elezioni, decida una svolta.

Non so se i sovranisti avranno davvero i numeri per capovolgere gli assetti di potere dell’Europa; non so se riusciranno a trovare un punto di convergenza ampio, pur nelle loro diversità nazionali e se troveranno alleati lungo la strada o in parlamento. E ancora non so se i sovranisti saranno in grado di far cambiare – e in meglio – quest’Europa asfittica e lacerata che ci ritroviamo addosso. Non so nemmeno se avranno strategie e non solo slogan, se avranno statisti o solo tribuni delle plebi scontente; insomma se saranno all’altezza della sfida. Non lo so, e magari dovremmo provarli su strada prima di bocciarli in salotto. Continua a leggere

Piaccia o no, il sovranismo sveglia l’Europa

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

I carri allegorici dell’eurocrazia sfilano uniti contro il pericolo nazional-sovranista e i suoi richiami mitologici veri e presunti. Napolitano, Prodi, Monti, Moscovici, il Collettivo Direttori dei Giornaloni all’unisono con l’Arco Euro-Costituzionale nostrano, si sono mobilitati contro il Pericolo Imminente, il sovranismo di casa e il sovranismo di fuori. L’allarme non è giustificato dalla minaccia di un golpe o di una rivoluzione armata – anche se i sovranisti vengono decorati con vecchi fregi nazifascisti – ma nasce dal terrore che il popolo europeo, in libere, pacifiche e democratiche elezioni, decida una svolta.

Non so se i sovranisti avranno davvero i numeri per capovolgere gli assetti di potere dell’Europa; non so se riusciranno a trovare un punto di convergenza ampio, pur nelle loro diversità nazionali e se troveranno alleati lungo la strada o in parlamento. E ancora non so se i sovranisti saranno in grado di far cambiare – e in meglio – quest’Europa asfittica e lacerata che ci ritroviamo addosso. Non so nemmeno se avranno strategie e non solo slogan, se avranno statisti o solo tribuni delle plebi scontente; insomma se saranno all’altezza della sfida. Non lo so, e magari dovremmo provarli su strada prima di bocciarli in salotto.

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Caccia all’uomo

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani
Lui parlava nell’occhio di bue e intorno era buio. Parlava, sentiva gli applausi, qualche invettiva. Tutte le attenzioni erano su di lui, si avvertiva dal silenzio e poi dal brusio che talvolta lo interrompeva. Lui parlava, twittava, selfava. Parlava e si faceva il vuoto intorno, era in fuga solitaria, nessuno gli stava al passo, nessuno gli contendeva il primato. Lui era solo e poi giù il deserto.Poi si videro ad un certo punto delle ombre avvicinarsi prima sotto il palco, poi stringersi intorno a lui. Dal cono di luce che era proiettato su di lui parlante, si intravedevano le sagome: alcuni svolazzavano come pipistrelli, avevano mantelli che potevano essere toghe, altri erano in tonaca, non mancavano gruppi di migranti aizzati, maestre con alunni ammaestrati, e poi tante sagome note di anchor-man, di giornalisti, di cantanti, di comici e di cineasti, orecchie d’asino d’intellettuali e professorini col registro incorporato; si vedevano profili di labbroni siliconati e barbette caprine, profili irregolari con la scucchia, sagome calve di capi politici, profili di tacchine che gloglottavano, e poi sentivi biascicare pisapie o vociare con la zeppa e poi parole minacciose in francese e in tedesco…

Il gruppo cresceva pian piano che si avvicinava al Parlante. E poi dal vociare venne lo strillare, e dallo strillare il minacciare, fino a che si arrivò alle mani, anzi alle mazze. Mazzate, mazzate, fino a che lui fu a terra, rannicchiato, sotto i colpi. Tutti intorno e lui in mezzo, solo, a prendere mazzate: è lui il negazionista, rinneghiamolo, è lui l’odiatore, odiamolo, è lui il violento, violentiamolo, è lui lo sterminatore, sterminiamolo e via maledicendo. Continua a leggere

I giudici in campagna elettorale

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani
Governo Lega-M5S, Marcello Veneziani analizza in un’intervista ad Affaritaliani.it la situazione della maggioranza

“Stando alla temperatura dello scontro continuo e quotidiano, il governo Conte dovrebbe cadere subito dopo le elezioni europee. Stando però al quadro generale e alle convenienze è davvero difficile dirlo. Il problema non è solo l’atto della crisi ma anche e soprattutto che cosa succederà dopo. Uno scenario che potrebbe spaventare gli attori protagonisti, cioè M5S e Lega”. Lo scrittore e politologo Marcello Veneziani analizza in un’intervista ad Affaritaliani.it la situazione della maggioranza, alla luce delle tensioni sempre più forti, e che cosa potrebbe accadere dopo il 26 maggio. Continua a leggere

Non è colpa dei nazionalismi

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

C’era una volta il nazionalismo. Poi dopo la Seconda guerra mondiale anche i nazionalisti mutarono. Venne fuori il mito dell’Europa Nazione (lanciato da Filippo Anfuso), che fu la bandiera di noi ragazzi dei primi anni Settanta, Adriano Romualdi scrisse un breve pamphlet sul nazionalismo europeo, Maurice Bardéche fu cofondatore del Movimento Sociale Europeo, la destra nazionale si ispirò all’Europa delle patrie di De Gaulle, la destra rivoluzionaria seguì Jean Thiriart della Nazione europea che fondò la Giovane Europa, come Mazzini.

Insomma, il nazionalismo per la destra era acqua passata, glorioso ricordo per taluni, momento storico per altri. Poi è venuta l’Unione europea che dopo gli iniziali entusiasmi ha creato disagi, mortificazioni e rigetto. E ha alimentato, soprattutto nell’est uscito dal comunismo il desiderio di rinazionalizzare. Identità, sovranità, patria. Ma sarebbe un errore diventare anti-europeisti solo perché detestiamo questa specie di Non-Europa. Prima ancora che la destra europea sulla scia del Front National francese, è stata l’Europa stessa ad agitare il fantasma del ritorno dei nazionalismi. Anzi a sentire il racconto dominante di media, partiti e poteri europei, l’Europa corre solo un pericolo: che si riaffaccino i nazionalismi.

Ora vorrei ripercorrere i problemi che patisce l’Europa di oggi. Per cominciare, che c’entra la crisi economica mondiale e nazionale che viviamo da anni, l’espansione del debito, il buco nero della finanza, la disoccupazione e le nuove povertà, col nazionalismo tramontato da tanti decenni o che si affaccia oggi all’opposizione? Non sono piuttosto il frutto di governi, politiche, scelte economiche globali e mercati transnazionali? E poi, la corruzione delle classi dirigenti, la loro diffusa inadeguatezza, la loro cecità e incapacità di guidare e rappresentare gli interessi reali dei popoli, l’abisso tra governati e governanti, tra le istituzioni e i cittadini, sono causati dal nazionalismo o piuttosto nascono dai partiti, regimi, poteri, establishment, modelli politici opposti imperanti in Italia, in Europa e nella globalizzazione? E il presente degrado della vita pubblica, dei nostri centri storici, della cultura e dell’educazione dei popoli, le emergenze ambientali, strutturali, la crisi delle famiglie, del lavoro e del sud, le violenze sessuali, le ingiustizie sociali sono frutti del nazionalismo o piuttosto di processi, mentalità, governi, ideologie, modelli permissivi che sono ai suoi antipodi? Continua a leggere

E se la società liquida fosse un buco nell’acqua?

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani
Il mondo è entrato nel terzo millennio con una sola idea chiave, fluida e ossessiva, globale e inafferrabile: la modernità liquida. Vent’anni fa, alla fine dello scorso millennio, un sociologo venuto dall’est, Zygmunt Bauman, pubblicò il suo saggio Modernità liquida, tradotto nel passaggio di millennio in mezzo mondo, e in Italia da Laterza. Cominciò un tormentone, prima intellettuale poi mediatico, sull’avvento globale della liquidità, a cui presto si aggiunsero ulteriori corollari sfornati da Bauman in altrettanti libri: società liquida, amore liquido, vita liquida, arte liquida, sorveglianza liquida, paura liquida e via liquefacendo. Un mantra insistente da cui non ci siamo liberati e che nessuno mette in discussione. Perfino l’attrice bisessuale Kristen Stewart, presenta il suo nuovo film lgbt, dicendo di “credere nel sesso fluido”. Bauman è uno dei rari autori letti e citati da Papa Bergoglio, soprattutto a proposito delle vite di scarto, liquidate dalla società egoista: la riduzione della fede cristiana a sociologia comporta come sua conseguenza la sostituzione del pensiero, della teologia e della filosofia, con la sociologia pop, magari radical, come fu quella di Bauman. Scappa qualche ironia su questo nuovo san Gennaro laico col suo miracolo della liquefazione universale.

Che vuol dire modernità liquida? Che è finito non solo il granitico mondo antico ma anche l’epoca solida del progresso; siamo entrati in una fase magmatica, inafferrabile nei suoi rapporti, postmoderna, in cui tutto scivola e il fluire divora ogni persistenza, ogni permanenza, ogni rigidità. Diluvio universale, anzi globale. I rapporti umani e i legami sociali si fanno liquidi e mutevoli, le convinzioni e le identità si fanno labili e fluenti, e via dicendo; le frontiere, i confini spariscono sommersi dalle onde liquide. La liquidità è ovunque (eccetto nell’economia, dove scarseggia). Continua a leggere

E a Lilli apparve il diavolo

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Non era un programma d’informazione giornalistica quello inscenato l’altra sera a Otto e mezzo da Lilli Gruber. Era un rito abbreviato dell’Inquisizione, o peggio, un esorcismo per scacciare il Diavolo, Matteo Satanini, al secolo Salvini. La Gruber aveva finalmente davanti a lei la Ragione Sociale del suo programma, l’Ossessione di ogni sua puntata: il Malefico Salvini. Non c’è serata che non contenga una decina di frecciate velenose contro l’Orco padano. La mission di Otto e mezzo è sparlare di Salvini e di tutto ciò che possa giovare a lui o ricondursi a lui, a torto o a ragione. E l’annessa ragione del suo programma è fissa sul tema derivato: se i grillini si possono redimere dall’abbraccio mortale di Salvini e se possono salvarsi, e salvare l’Italia, alleandosi con la sinistra, col Pd. Tutti gli ospiti si devono esercitare su questi due temi, è la loro prova del fuoco, il loro test d’ingresso. È una compagnia di giro a tema fisso.

Ma venerdì il Diavolo si è materializzato davanti a lei e al suo aiuto-esorcista, che faceva da spalla alla Gruber e cercava con gli occhi la sua approvazione e il suo sostegno. Non erano domande ma sentenze quelle che la Lilli rivolgeva alla Bestia Nera e non c’erano domande che non avessero già incorporata la risposta; ogni tentativo di replica difforme da parte dell’interessato era bocciato sul nascere, era considerata una diversione, un’elusione, comunque qualcosa che deviava la procedura (penale) del programma.

In molti passaggi era evidente l’inalberarsi e l’infastidirsi della conduttrice, il tono era alterato, a malapena era contenuto il livore isterico delle sue reazioni. In alcuni punti la Gruber sembrava un ufficiale austriaco che ordinava la raffica sul Nemico. Ma l’esecuzione alla fine non è riuscita, anzi si è ritorta a danno di chi la comandava.

Alle prime battute del programma anche chi non ha mai nutrito particolare simpatia per Salvini si sentiva quasi in dovere di solidarizzare con lui perché era imbarazzante il tono e il taglio dell’interrogatorio, la manifesta ostilità; nulla che ricordasse vagamente la deontologia professionale del giornalista. Ti pareva un’aggressione, più che un confronto. Con capi d’accusa che sconfinavano nel penale, nell’odio antropologico, nel disprezzo umano oltre che ideologico. Un disprezzo che si allargava a quei milioni d’italiani che la pensano come Salvini. Continua a leggere

Lettera a un ragazzo della classe Duemila

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QUINTA COLONNA

di  Marcello Veneziani

Caro Ragazzo nato nel Duemila, pensavo a te nel Novecento come a una figura mitologica, una specie di marziano che avrebbe abitato altri mondi, si sarebbe alimentato in altri modi, avrebbe viaggiato per altre galassie. Era questa la promessa euforica che circolava negli anni sessanta del secolo scorso, a cavallo delle conquiste spaziali e non solo. Era il sogno di fuggire dal Novecento ideologico e bellicoso per entrare in un millennio né rosso né nero, ma latteo come la via omonima, e vitreo, come si addice al video trasparente.

Padre di due figli nati nel millennio scorso, sognavo di avere un terzo figlio nel terzo millennio e per scherzare con l’immortalità, promettevo anche un quarto figlio nel quarto millennio… Ma poi la vita ha preso un’altra piega.

Ora ti incontro in giro, ti sfioro per strada, ti incrocio mentre esci da scuola o vai all’università, e ti vedo fin troppo uguale a me, a noi, brontosauri del millennio passato. Ma sotto la buccia di una somiglianza, se poi mi affaccio nella tua vita, nel tuo lessico, nel tuo immaginario, nel tuo sapere, trovo un abisso di differenze. Alcune sono decisamente a tuo vantaggio: la capacità di abitare la tecnica e il globo, con una padronanza che noi non avevamo, la capacità di navigare nell’universo matematico, la tua refrattarietà ai sogni collettivi, salvo fiammate ambientaliste nel nome di Gretology, la nuova setta planetaria. Ma la sensazione che poi mi coglie è esattamente rovesciata rispetto a quella che ti fanno percepire media, scuola & agenzie globali: ti hanno fatto credere di avere una visuale più lunga, più larga, globale, rispetto alle generazioni precedenti. Continua a leggere

Le tendine AntiCristo e il Dio antifascista

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Non mi sono ancora ripreso dal video di Alessandra Moretti, esponente telegenica del Pd, che giustifica la decisione del sindaco del Pd di Pieve di Cento, Sergio Maccagnani, di coprire con le tendine i simboli cristiani che appaiono in cimitero per non turbare la sensibilità di chi non è credente. Il progetto, spiega il sindaco, “prevede di montare un sistema di oscuramento motorizzato con teli di tessuto che consentiranno di coprir temporaneamente le immagini sacre e le tombe di famiglia, così da permettere la celebrazione di riti laici”. Pensavo fosse una fake, una gag, una caricatura fatta ai danni del pd, della sinistra e dei laici. Invece, l’esponente nazionale del Pd la riprende sul serio e con favore, nel programma televisivo di Paolo Del Debbio, sottolineando che si tratta di tendini “amovibili”. Non ci posso credere.

Temo che una tendina inamovibile, dura come una cataratta di demenza, sia scesa a oscurare quelle menti. Proviamo a ragionare seppur in presenza di sragione. Una civiltà che da secoli, da millenni, segue dei riti religiosi, adotta i simboli religiosi, vive tra segni della cristianità in ogni luogo (chiese, piazze, ospedali, scuole, palazzi civici, cimiteri comunali, ecc.), a un certo punto dovrebbe occultare i suoi simboli per non recare turbamento a chi non crede. Premesso che ciascuno è libero di credere o no, ma che fastidio, che turbamento, che problema può dare un simbolo cristiano a chi cristiano non è? Se non annette alcun significato a quei simboli, se li declassa a puro arredo funebre, che tormento o affronto subisce? Che sofferenza può avere se è nato e cresciuto in un paese, in una civiltà, in una storia, in cui quei simboli sono e restano prevalenti nei secoli? Capisco che a Notre-Dame il prode Micron, cognome più realista di Macron, dimentichi la “ragione sociale” della cattedrale e la tratti come un monumento laico, statale e repubblicano. Capisco che i cristiani per Obama e per la Clinton siano ridotti a una setta primitiva di “adoratori della Pasqua”. Ma con le tendine AntiCristo abbiamo raggiunto l’Idiozia Perfetta, inarrivabile, che ce la invidieranno i laici e gli anticristiani di tutto il mondo, dallo Sri Lanka al Canada, per toccare tutti i gradi dell’arcobaleno. Continua a leggere

Quando i proletari trucidavano le signore

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

A ogni corteo del Primo Maggio le mie vecchie zie ricordavano con orrore l’eccidio delle sorelle Porro ad Andria nel loro palazzo di famiglia. In realtà era accaduto in occasione della prima Festa della Donna – che dunque cominciò con un duplice femminicidio “progressista” – ma il corteo dei lavoratori, la Cgil di Peppino Di Vittorio, i comunisti, suscitavano nelle case dei signori e dei proprietari quel ricordo spaventato. Ricordo uno slogan sentito da bambino a piazza Catuma, ad Andria: “Nemmeno un padrone si salverà”. Nicola Porro avrà una memoria famigliare più diretta delle due signorine trucidate dalla “cieca plebe pervertita”, come fu scritto nel manifesto funebre. Va pure detto che nel dopoguerra le condizioni dei braccianti in Puglia erano infami, sfruttati e trattati come schiavi dai caporali, a volte costretti alle museruole per non mangiare i frutti raccolti…

Per decenni quell’eccidio fu rimosso o considerato un tributo inevitabile al progresso sociale o un esempio di lotta di classe, antipasto della rivoluzione. Luciana Castellina e Milena Agus hanno dedicato a quell’eccidio un libro – Guardati dalla fame – comprensivo sia verso le due sorelle, che consideravano l’ingiustizia sociale come un fatto naturale, una sorte, sia verso la folla inferocita che le uccise. Il mondo è cambiato, i nuovi signori ora sono radical chic e i nuovi affamati sono i migranti che sbarcano. E comunque i poveri stanno con Salvini o coi 5stelle. Ma uccidere due donne inermi e devote, solo perché rappresentavano la classe odiata, resta una vile barbarie e un crimine comunista. Vale usare la definizione di femminicidio anche se le due signore non erano emancipate femministe ma anziane possidenti all’antica?

MV

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