Orban sui cristiani perseguitati e sull’Europa che tace

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando
Aiutare i cristiani perseguitati nel mondo può aiutare a salvare l’Europa. Lo ha detto il primo ministro ungherese Viktor Orbán, denunciando l’indifferenza di gran parte dei politici europei sul tema.
Orbán ha spiegato che le radici cristiane del suo paese lo costringono ad aiutare i cristiani perseguitati per la loro fede.
Il cinquantaseienne politico ungherese, parlando a Budapest durante la seconda Conferenza internazionale sulla persecuzione cristiana, si è detto convinto di seminare “un seme, dando ai perseguitati ciò di cui hanno bisogno e restituendo loro la fede, l’amore e la perseveranza cristiana”.
Orbán, sposato con Aniko Levai, padre di cinque figli (Rahel, Gaspar, Sara, Rosa e Flora) è un cristiano calvinista, mentre sua moglie e i suoi figli sono cattolici.
Durante il suo discorso contro la persecuzione dei cristiani nel mondo, il premier del paese centroeuropeo ha elogiato le radici cristiane dell’Ungheria ed ha riferito che quattro persone su cinque perseguitate nel mondo lo sono a causa della loro fede cristiana.
Infatti, circa 245 milioni di cristiani in tutto il mondo subiscono un’estrema persecuzione. “Eppure, l’Europa rimane silenziosa ancora e ancora!”.
Il primo ministro ungherese ha sostenuto che la persecuzione cristiana non è solo un attacco alla gente, ma a un’intera cultura, che si verifica “anche qui in Europa”. Questa persecuzione a volte è violenta ma a volte più sottile, ed include “lo scambio di popolazione attraverso la migrazione di massa, la stigmatizzazione, la beffa e il muso del politicamente corretto”.
Difficile dargli torto!

La Cina degli “orrori”…

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di Matteo Orlando

 

Sterilizzazioni, aborti selettivi, infanticidio delle ragazze stanno creando problemi sempre più gravi in Cina, a causa di quella che viene definita la più grande atrocità bioetica al mondo.

Più di quattrocento cinquanta milioni di bambini sono stati uccisi prima di nascere nell’enorme paese asiatico a causa della politica del figlio unico, entrata in vigore una quarantina di anni fa, legge che ha costretto le famiglie ad avere un solo figlio (da pochissimi anni la soglia è stata elevata a 2 figli), pena sanzioni severe.
Recentemente, attraverso un documentario, è stata resa nota la storia di un’ostetrica cinese che ha ammesso di aver praticato sterilizzazioni e aborti per un totale che si aggira tra i 50 mila e i 60 mila casi.
One Child Nation, documentario di Nanfu Wang e Jialing Zhang (attualmente disponibile su iplayer della BBC), riporta interviste con funzionari cinesi, addetti
alla pianificazione familiare e la stessa famiglia di Nanfu. Il
documentario non ha paura di rivelare i brutali orrori delle sterilizzazioni
forzate e degli aborti. La ricerca chiarisce che ciò che sta accadendo accade su scala industriale.
Un alto funzionario della pianificazione familiare ha parlato
dell’aborto fetale fino alla fine della gravidanza . “Molti dei feti abortiti avevano 8 o 9 mesi. Quando sono stati abortiti erano ancora vivi”.
Mentre l’ostetrica si è pubblicamente pentita per quanto fatto, l’alto funzionario, nonostante abbia avuto esperienze
altrettanto orribili, ha detto ridendo che avrebbe fatto di nuovo tutto, ricordando persino che “durante gli aborti, le donne piangevano, imprecavano, combattevano, impazzivano”.
L’entità del lavaggio del cervello, mostrato da commenti come questo,
è stato uno degli aspetti più rivelatori del programma. Perfino quelli
che avevano sofferto terribilmente a causa della politica abortista sembravano ancora
accettare che fosse necessario. Praticamente tutti gli intervistati
sembravano ritenere che distruggere le case
delle persone che rifiutano la sterilizzazione “potrebbe essere crudele,
ma la politica è politica”.
Questo dimostra, se ce ne fosse bisogno, la brutale politica imposta da un regime fortemente coercitivo come quello comunista cinese.
Oltre al trauma di aborti forzati e sterilizzazioni, il documentario
analizza il danno irreparabile causato alle famiglie di bambini che vengono confiscati e portati in orfanotrofi per essere adottati all’estero.
C’è da ricordare che la “China Family Planning Association”, l’agenzia statale responsabile per garantire l’attuazione delle politiche, è membro
dell’International Federation of Family Planning (IPPF), la più grande organizzazione mondiale per l’aborto. Il Regno Unito e altri governi occidentali donano ogni anno milioni di dollari all’IPPF.

Argentina: in 11 anni cattolici diminuiti del 13.6%

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L’ EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando
La maggior parte degli argentini continua a professare la religione cattolica, con una percentuale del 62,9%, sebbene con una riduzione del 13,6% rispetto alla misurazione di 11 anni fa, quando il cattolicesimo rappresentava 76,5% della popolazione del paese. La discesa è più pronunciata nella città autonoma di Buenos Aires e nel nord-ovest del paese.
Questi numeri sono emersi grazie alla “Segunda Encuesta Nacional sobre Creencias  y Actitudes Religiosas en Argentina”.
Un altro dato significativo è il dato dei cattolici coerenti, cioè quelli che praticano la loro religione.
Tra coloro che si dichiarano credenti, infatti, solo il 30,3% frequenta i servizi religiosi una volta o regolarmente.
La Chiesa è considerata la seconda istituzione più affidabile con un punteggio di 5,4 (a pari merito con le Forze Armate), dietro le università che hanno totalizzato un punteggio di 7,8. Al quarto posto c’è Papa Francesco con 5,3 punti, seguito dai mass media con 5 punti..
L’arrivo di Jorge Mario Bergoglio al pontificato non ha avuto un impatto significativo sulla vita religiosa degli argentini. L’82% afferma che la loro religiosità è rimasta la stessa; il 7,9% che è aumentata; il 7,3% che è diminuita, mentre il 2,4% ha dichiarato di non sapere.
Il 27,4% considera Jorge Mario Bergoglio un leader mondiale che denuncia situazioni di ingiustizia sul pianeta, il 27% lo accusa di essere troppo coinvolto nella politica e di occuparsi poco della parte spirituale, mentre il 40,6% lo trova indifferente e il 5% non sa cosa rispondere.
Un dato preoccupante è la crescita maggiore del numero di coloro che si dichiarano evangelici. Attualmente sono il 15,3% della popolazione “celeste”, quattro punti in più rispetto a un decennio fa.
Questa crescita è comunque inferiore a quanto è accaduto in altri paesi dell’America Latina, Brasile in particolare.
Un ultimo dato riguardante l’Argentina è quello relativo ad atei ed agnostici. Il 18,9% della popolazione afferma di non identificarsi con nessun credo, rappresenta una diminuzione prima del 13,6% dell’ultima misurazione.

Ricorda gli insegnamenti cattolici sul suicidio: donna fa causa al prete

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

 

La madre di un ragazzo adolescente, che si è suicidato, ha intentato una causa contro un prete dell’arcidiocesi di Detroit perché si è sentita “offesa” da quanto detto dal sacerdote durante il funerale del figlio, prete che condivideva semplicemente l’insegnamento cattolico sul suicidio. Continua a leggere

Undicimila scienziati chiedono la riduzione forzata della popolazione per combattere i cambiamenti climatici

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

Ben 11.000 “scienziati”, associati sotto la sigla Alliance of World
Scientists, hanno firmato un articolo sulla rivista BioScience in cui
dichiarano che “la popolazione mondiale deve essere stabilizzata” e
persino “gradualmente ridotta”, perché l'”emergenza climatica”
minaccia “il destino dell’umanità”. Continua a leggere

Sri Lanka, ai terroristi islamici: “Nessuno cambierà la nostra fede cattolica”

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di Matteo Orlando per
I sopravvissuti agli attacchi terroristici di matrice islamica che hanno colpito lo Sri Lanka in occasione dell’ultima Pasqua hanno cominciato a condividere le loro testimonianza di fede cattolica.
Dopo 6 mesi, i fedeli hanno espresso la convinzione che la fede cattolica è l’unica base autentica per andare avanti. “Solo le preghiere, un buon rapporto con il Signore e con Maria sono strumenti di salvezza”.
“Le bombe hanno ucciso tante persone”, hanno detto diversi credenti ad AsiaNews. “È un dolore fisico che è difficile da sopportare. Le ferite causate dai proiettili sono già state chiuse, ma non l’impatto della violenza”.
I sopravvissuti hanno spiegato che, anche se sono passati 6 mesi, le loro lacrime, le loro perdite e la loro agonia “sono molto forti”.
“Un giorno le ferite fisiche guariranno, ma quelle interiori non guariranno mai. Avremo bisogno di molto tempo prima che la vita torni alla normalità”.
I fedeli cattolici contattati da AsiaNews hanno espresso la convinzione che i 263 morti sono martiri della fede cattolica.
Ai musulmani terroristi la sessantottenne
Theresa Haami ha detto:
“Non abbiamo ancora una risposta certa dalla legge sui fatti terroristi ma la nostra fede è rimasta la stessa di prima della tragedia. Nessuno può cambiare la nostra fede cattolica”.
Per i cattolici srilankesi l’attacco ha significato “una lezione spirituale e fisica per il paese e il mondo. In termini spirituali ci hanno fatto capire che dobbiamo essere pronti in qualsiasi momento ad abbandonare la vita terrena e rispondere alla chiamata di Dio”.
I sopravvissuti agli attacchi hanno spiegato che dal punto di vista fisico “le autorità devono creare un paese pacifico, un ambiente che protegga tutti gli abitanti, in modo che possiamo vivere come una nazione libera”.

Il genocidio dei cristiani armeni riconosciuto dagli Usa, non senza polemiche turche e fake news

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L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Matteo Orlando

La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha riconosciuto ilgenocidio armeno. Attraverso una votazione storica l’organo
rappresentativo nordamericano ha approvato una risoluzione che riconosce uno dei più gravi genocidi della storia, perpetrato dai musulmani turchi nei confronti dei cristiani armeni.
La risoluzione, approvata con 405 voti a favore e 11 contrari, prevede la “commemorazione del genocidio armeno” e “il rifiuto dei tentativi (…) di associare il governo degli Stati Uniti alla negazione del genocidio armeno”.
Il governo turco ha reagito con rabbia. Il ministro degli Esteri, Mevlut Çavusoglu, ha assicurato che “è una vendetta per aver rovinato i piani americani in Siria “. E ha aggiunto che “questa vergognosa decisione di sfruttare la storia per scopi politici è nulla per il nostro governo e il nostro popolo”. Il presidente-sultano turco Erdogan, da parte sua, ha affermato che “l’accusa è un grande insulto”.
Già nell’aprile 2015 il Parlamento europeo aveva approvato una risoluzione che chiedeva alle autorità turche di riconoscere il genocidio armeno. Continua a leggere

I cattolici dove non te li aspetti

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando
Nella luterana Islanda cresce rapidamente la presenza dei cattolici.
Se nel 1994 i cattolici rappresentavano l’1% della popolazione, con l’accelerazione dell’immigrazione nel 21° secolo, alimentata dalla rapida crescita economica dell’Islanda, il numero di cattolici che vivono nel paese nordico sono aumentati del quadruplo.
Così ad ottobre 2019, le persone di fede cattolica rappresentano il 4% della popolazione.
Le persone di origine polacca sono i cattolici più numerosi e rappresentano oltre il 40% di tutti i cittadini stranieri che vivono nel paese, seguiti dai lituani.
Landakotskirkja a Reykjavík con il suo sacerdote Jakob Rolland è la chiesa che ha visto il più alto aumento di presenze e talvolta non è in grado di accogliere il gran numero di persone che vi accorrono.
Rispetto all’Europa continentale, dove la Chiesa cattolica sta perdendo fedeli in molti luoghi, in parte a causa di alcuni scandali, in parte per una accettazione incondizionata del modernismo, in Islanda si registra un’inversione di tendenza.
Negli ultimi anni la Chiesa nazionale luterana islandese ha registrato un calo dei membri e delle presenze ai culti.
Negli anni ’90, circa il 90% della popolazione era registrato nella Chiesa nazionale. Adesso la cifra si è ridotta al 64%.
Un numero record è uscito nel 2010 quando la Chiesa nazionale luterana è stata accusata di aver tentato di coprire i crimini sessuali commessi dall’ex “vescovo” Ólafur Skúlason.
Sono molte le persone che si uniscono alla Chiesa cattolica e lasciano la Chiesa luterana perché stufi delle derive, etiche e dottrinali, dei seguaci dell’eretico Martin Lutero.
Molti hanno giustificato il loro avvicinamento al cattolicesimo legandolo al fatto che le loro obiezioni ai disegni di legge che consentono il matrimonio tra persone dello stesso sesso e riguardo all’aborto non sono state prese in considerazione dai vertici della Chiesa luterana.
È molto interessante notare come il cattolicesimo fiorisca in un paese che è uno dei più progressisti al mondo.
La tendenza è chiara: più si devia la fede cristiana verso le idee del mondo, più protestanti (come in Islanda e paesi Scandinavi), evangelici (come in Nord America) e anglicani (come nel Regno Unito) si avvicinano al cattolicesimo. Portando benefici anche in senso economico alla Chiesa Cattolica.
Come in Germania, anche in Islanda la chiesa cattolica riceve finanziamenti dallo stato per ogni nuovo membro registrato.
I benefici sono anche in campo politico e sociale perché sono già diverse le iniziative cattoliche per spingere il governo ad ascoltare le preoccupazioni dei cattolici in merito alle questioni etico-sociali.

La Massoneria tra Francescani e partiti politici

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

Come ha annunciato la Gran Loggia spagnola del Grande Oriente spagnolo nella sua ultima newsletter, è stato firmato un accordo di collaborazione tra la loggia massonica Maimonide di Cordova e i fratelli francescani della Croce bianca,
presenti nella città andalusa dal 1977.
L’accordo, firmato da un rappresentante della comunità massonica e da un religioso della congregazione francescana, si sostiene che avrà come scopo quello di “affrontare i bisogni più urgenti delle persone che ospita” la Casa della Famiglia di San Francesco di Assisi.
La loggia Maimonide contribuirà, “altruisticamente, con le sue risorse umane e materiali ai programmi di povertà, salute o dipendenza”.
La notizia non è stata accolta bene dai veri cattolici di Spagna, consci dell’inconciliabilità tra fede cattolica e massoneria, come ricordato dai papi degli ultimi due secoli.
Malumori di questo tipo ha causato anche in Italia la scelta della sezione umbra di Fratelli d’Italia di candidare un noto massone, già maestro venerabile di loggia.
Si tratta del commercialista camerunense Paul Dongmeza, da 37 anni in Italia.
“Vengo da una cultura sincretica e iniziatica”, ha sostenuto Dongmeza. E con questa formazione para-spirituale fu semplice per Dongmeza entrare nella Loggia massonica “Tiberi” di Perugia.
Sentito da La Nuova Bussola Quotidiana ha detto: “non sono più maestro venerabile, ma sono iscritto alla Massoneria. Del resto, non è un mistero, i giornali parlano di me”.
Dongmeza, che è il primo massone africano pubblicamente candidato in un partito di destra, ha naturalmente attirato le critiche degli stessi militanti cattolici del partito.
“Non abbiamo preclusioni. Non so se Dongmeza sia ancora affiliato”, ha detto al giornalista Andrea Zambrano il senatore Franco Zaffini, coordinatore di FdI in Umbria.
“Collabora con noi sui temi a lui cari come la cooperazione con l’Africa, dato che ha una associazione che si chiama Italia Attiva”.
Secondo il Senatore non sarebbe un problema per il partito l’eventuale affiliazione alla Massoneria di Dongmeza. “A Perugia ci sono una trentina di logge, non mi meraviglierei, ma non è materia politicamente rilevante. Si tratta di scelte private”.
Non la pensa così la leader nazionale di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che si richiama sovente alle radici cristiane (come ha fatto recentemente in Piazza San Giovanni) e si è più volte opposta a massonerie e poteri forti.
La leader di Fratelli d’Italia ha fatto della propria distanza da tutte le consorterie lobbistiche, Massoneria compresa, un imperativo della sua azione politica, imperativo confermato più volte durante le sue interviste e comizi.
Se è così, allora cosa è successo con le candidature in Umbria?
La Meloni, solitamente molto attenta e precisa, ha sbagliato un colpo? O, come sostengono alcuni sui social, è stata tenuta all’oscuro dell’affiliazione massonica di uno dei candidati umbri? Richiamarsi alla dottrina e alla tradizione cristiana implica necessariamente il rifiuto delle posizioni antropocentriche e anticattoliche della Massoneria.
Indipendentemente dalla conoscenza del caso da parte della Meloni, come è probabile, il caso rilancia il tema del reclutamento di candidati massoni nei partiti politici.
Parafrasando la richiesta della Meloni di un patto anti-inciucio, si potrebbe chiedere anche un patto pubblico per non candidare massoni nelle liste dell’intero centro-destra.
Solo così Giorgia Meloni si riprenderà da questa “mancata vigilanza da buona mater familias” e i militanti di Fratelli d’Italia potranno dormire sonni tranquilli e tenere lontani “corpi idealmente estranei alla base elettorale tradizionale” del partito in forte crescita.

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