I “diritti umani” in Cina

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Un nuovo rapporto del governo degli Stati Uniti afferma che gli abusi dei diritti umani in Cina sono peggiorati nell’ultimo anno e ha messo in luce in particolare la crescente persecuzione dei cattolici cinesi sulla scia dell’accordo Vaticano-Cina del 2018.”Durante l’anno di riferimento 2019, la Commissione esecutivo-congressuale sulla Cina ha scoperto che la situazione dei diritti umani è peggiorata e lo stato di diritto ha continuato a deteriorarsi,poiché il governo e il Partito cinesi hanno sempre più utilizzato regolamenti e leggi per far valere il controllo sociale e politico”, ha svelato il rapporto annuale della commissione.Il rapporto afferma che “dopo che il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare della Cina ha firmato un accordo con la Santa Sede nel settembre 2018, le autorità locali cinesi hanno sottoposto i credenti cattolici in Cina ad un aumento le persecuzioni demolendo chiese,rimuovendo le croci e continuando a detenere il clero sotterraneo”.L’intervallo di tempo del rapporto copre i diritti umani in Cina da agosto 2018 ad agosto 2019. La commissione è stata istituita dal Congresso nel 2000, quando la Cina doveva entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio, e doveva riferire sui diritti umani nel paese e mantenere un database di prigionieri politici.Quest’ultimo rapporto rileva l’ascesa di campi di internamento di massa nella provincia occidentale dello Xinjiang, la brutale persecuzione di cristiani, musulmani e altre chiese o gruppi religiosi non registrati e la repressione dei manifestanti democratici a Hong Kong.Il piano quinquennale di “sinacizzazione”del Partito Comunista Cinese è in corso per stabilire il controllo statale sulla religione. “Studiosi e gruppi per i diritti internazionali hanno descritto la persecuzione religiosa in Cina nel corso dell’ultimo anno con un’intensità mai vista dalla Rivoluzione Culturale”, ha affermato il rapporto. Secondo quanto riferito, la Cina sta addirittura aumentando i controlli più severi su gruppi ed eventi religiosi nel 2020.Le nuove restrizioni che saranno applicate a febbraio 2020 includono l’obbligo che i gruppi religiosi “aderiscano alle direttive sulle religioni in Cina, implementando i valori del socialismo”e promuovano i “principi e le politiche del Partito Comunista Cinese”.Un altro articolo richiede che le autorità governative siano coinvolte nella selezione degli ufficiali religiosi e coinvolte in controversie, mentre le chiese sotterranee o le chiese”domestiche” saranno assolutamente vietate.L’accordo 2018 Vaticano-Cina sulla nomina dei vescovi mirava a unificare l’Associazione patriottica cattolica cinese, promossa dallo stato, con la Chiesa sotterranea, in comunione con Roma. Invece, la persecuzione della Chiesa sotterranea è continuata e, secondo alcuni, intensificata.Si stima che il numero di cattolici in Cina sia superiore a 10 milioni, con statistiche ufficiali che affermano che 6 milioni di cattolici fanno parte della chiesa promossa dallo stato.”Osservatori e credenti cattolici hanno espresso preoccupazione per il fatto che l’accordo non ha fornito un sostegno sufficiente per la comunità cattolica cinese, con uno studioso che ha sottolineato che la persecuzione delle autorità delle comunità cattoliche sotterranee e ufficiali si è effettivamente intensificata nell’ultimo anno sotto la campagna di sinicizzazione”, ha rilevato il rapporto, che ha ricordato come “le autorità cinesi locali hanno sottoposto i credenti cattolici in Cina ad un aumento delle persecuzioni, demolendo chiese,rimuovendo croci, continuando a detenere clandestino membri del clero”.Il rapporto ha anche evidenziato il trattamento del governo cinese nei confronti di altre comunità religiose.Nella regione autonoma uigura dello Xinjiang,nell’estremo ovest del paese, “la Commissione ritiene che le autorità cinesi possano commettere crimini contro l’umanità contro il popolo uiguro e altri musulmani turchi”, con stime di “un milione o più di uiguri” detenuti nei campi di internamento e di lavoro forzato.“Il personale di sicurezza nei campi ha sottoposto i detenuti a torture, inclusa l’ingestione forzata di droghe; punizione per comportamento ritenuto religioso; lavoro forzato; sovraffollamento; privazione di cibo; e indottrinamento politico”, afferma il rapporto. A causa del sovraffollamento, alcuni detenuti sono stati inviati in campi altrove in Cina;alcuni “sarebbero morti nei campi a causa di cattive condizioni, abbandono medico o altri motivi”. Sono stati segnalati anche “l’uso di scosse elettriche e il blocco di persone in posizioni dolorose” nei campi.In molte zone della Cina le autorità hanno istituito un “sistema di sorveglianza pervasivo e ad alta tecnologia”con telecamere di riconoscimento facciale e monitoraggio dei telefoni cellulari, nonché la raccolta di dati biometrici di membri di minoranze etniche. Mentre i musulmani sono stati sottoposti a severi controlli sulla pratica religiosa nella regione, le presunte misure “antiterrorismo”del governo potrebbero essere utilizzate nella regione autonoma di Ningxia Hui(Ningxia) dove risiedono molti musulmani Hui. Negli Stati Uniti sia la Camera che il Senato hanno approvato una legge, l’Uyghur Human Rights Policy Act, per fornire maggiori informazioni al governo federale sulle violazioni dei diritti umani commesse contro le minoranze etniche nello Xinjiang e sul trasferimento di tecnologia per consentire la sorveglianza di massa.In Italia, nei giorni scorsi, il deputato della Camera, on.le Vito Comencini, intervenendo in aula (qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=9RvapES347E)ha reso noti una serie di dati agghiaccianti sul regime comunista cinese. Rendendo noti i dati forniti dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”nel suo ultimo report sulla persecuzione anticristiana, Comencini ha spiegato che nella Cina di Xi Jinping la vita dei cristiani è divenuta più difficile dopo l’entrata in vigore, il 1° febbraio 2018, del nuovo Regolamento sugli affari religiosi. Questa normativa ha ulteriormente limitato la libertà di fede, delimitando molte attività religiose ai luoghi di culto registrati e introducendo ulteriori restrizioni. Il Partito Comunista ha, infatti, vietato gli insegnamenti religiosi “non autorizzati”, mentre gli sforzi per “sinicizzare” le credenze religiose proseguono a ritmo sostenuto, così come in alcune province del Paese continua la demolizione delle chiese e la rimozione delle croci, con le norme edilizie che vengono usate dal governo come dei pretesti per gli abbattimenti. Nel mese di aprile del 2018, in attesa della pubblicazione di una nuova versione delle Sacre Scritture dei cristiani “compatibile” con la sinicizzazione e il socialismo, è stata vietata la vendita online della Bibbia. In alcune regioni cinesi l’educazione è usata come uno strumento di condizionamento sociale: gli alunni hanno dovuto firmare una dichiarazione in cui sono stati costretti ad affermare che avrebbero «promosso l’ateismo e si sarebbero opposti alla fede in Dio».Lo scorso mese di marzo 2019 nella città di Guangzhou, funzionari pubblici hanno introdotto premi in denaro per coloro che forniscono informazioni in merito a chiese sotterranee e altri luoghi di culto “non ufficiali”. Chi procura informazioni utili riceve in cambio 100 yuan (l’equivalente di 12 euro e 85 centesimi), che possono diventare ben 10 mila yuan, circa due mesi di stipendiomedio, per chi aiuta il governo ad identificare ed arrestare ministri e membri di gruppi religiosi non graditi al regime.Parafrasando il professor Ernesto Galli della Loggia, ha concluso Comencini, dovremmo chiederci: «come mai la nostra cultura ha scarsa consapevolezza e memoria di questi fenomeni?». Dobbiamo arrivare ai livelli di persecuzione anticristiana come quella praticata dai “Boxers” all’inizio del ventesimo secolo (trentamila esecuzioni di cristiani in solo due mesi) per svegliarci? Dobbiamo ritornare ai livelli di crudeltà espressi dal famigerato Mao Tse-Tung e dalla sua persecuzione contro i cristiani per fare qualcosa?

La Sacra Sindone di Torino sarà esposta a fine 2020

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
La Sacra Sindone, che la tradizione riconosce come il telo di circa quattro metri che avvolse il corpo terreno di Nostro Signore Gesù Cristo nel Santo Sepolcro di Gerusalemme, e che riporta, miracolosamente impressa, l’immagine dettagliata, anteriore e posteriore, dell’intero corpo del Crocifisso, sarà esposta al pubblico nel dicembre 2020, cinque anni dopo la sua ultima ostensione.
Monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino, città dove è conservata la preziosissima reliquia, ha annunciato che la Sacra Sindone potrebbe essere esposta dal 28 dicembre 2020 al 1 gennaio 2021.
Durante un incontro di giovani tenutosi in Polonia, l’arcivescovo ha anticipato che Torino ospiterà la prossima ostensione ed ha descritto l’importanza e l’opportunità di venerare la reliquia nel corso di un’ostensione pubblica.
Cinque anni fa, nei 67 giorni in cui era stata esposta al pubblico, la Sacra Sindone era stata visitata da oltre 2 milioni di pellegrini.
Commentando quella ostensione Nosiglia aveva sottolineato che la mostra è stata, come intensità umana e spirituale, “una delle più partecipate e vissute dai pellegrini”.
La Sindone di Torino è stata al centro di numerose indagini scientifiche e controversie a causa della natura inspiegabile di molte delle sue caratteristiche. Non è stato possibile determinare il modo in cui l’immagine di un uomo crocifisso si è impressa sulla tela e la maggior parte dei dettagli è stata apprezzata solo dopo l’invenzione della fotografia, risultando l’immagine una sorta di “negativo fotografico”.
Le ferite e i segni di sangue della tela coincidono in dettaglio con i racconti evangelici della Passione di Cristo e diversi studi hanno dichiarato che la datazione al Carbonio 14 che, diversi anni fa, aveva identificato l’origine della tela nei secoli XIII e XIV, era sbagliata sia per le parti contaminate usate per quelle rilevazioni, sia per i mezzi tecnici sicuramente meno evoluti rispetto alle tecnologie oggi disponibili.
Nei secoli la Chiesa non ha mai pronunciato ufficialmente l’autenticità della Sindone, ma la reliquia è stata venerata da numerosi Pontefici.

Trump attacca l’Iran

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Con una foto pubblicata dall’ufficio stampa del Primo Ministro iracheno che mostra un veicolo in fiamme all’aeroporto internazionale di Baghdad il mondo ha saputo, venerdì 3 gennaio, dell’attacco aereo notturno americano che ha ucciso Qassem Soleimani, capo della truppa d’élite iraniana “Quds”, e Abu Mahdi al-Muhandis, vice comandante delle milizie irakene sostenute dall’Iran, note come forze di mobilitazione popolari.
Il Pentagono americano ha confermato che l’ordine è arrivato “direttamente dal presidente” Donald Trump.
La scelta delicata del Comandante in Capo nordamericano ha portato le già gravi tensioni tra USA e Iran alle stelle, ad un passo da un enorme conflitto militare che potrebbe scatenare una guerra globale.
Gli Stati Uniti hanno sollecitato i cittadini americani a lasciare l’Iraq “immediatamente”, citando con un linguaggio diplomatico “tensioni accresciute in Iraq e nella regione”.
Una dichiarazione del Dipartimento di Stato americano ha aggiunto che “a causa degli attacchi della milizia sostenuti dall’Iran contro il complesso dell’ambasciata americana, tutte le operazioni consolari sono sospese. I cittadini statunitensi non dovrebbero avvicinarsi all’ambasciata”.
A detta degli americani tutto ciò accade dopo che una folla ha tentato di assaltare l’ambasciata USA a Baghdad per protestare contro gli attacchi aerei statunitensi contro una milizia appoggiata dall’Iran.
Il leader libanese di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah, secondo quanto riferito dall’emittente Al Manar, ha affermato che il suo gruppo continuerà il percorso di Soleimani dopo la sua morte.
Nasrallah ha affermato che gli Stati Uniti non hanno raggiunto i loro obiettivi con questo “grande crimine” e che la punizione degli americani sarà una “responsabilità di tutti i combattenti”.
I militari israeliani sono in stato di allerta. Le forze armate israeliane avevano intensificato l’allerta tra i timori che l’Iran potesse colpire attraverso i suoi alleati regionali come Hezbollah a nord o attraverso il gruppo palestinese Hamas e la Jihad islamica a Gaza.
I funzionari del ministero degli Esteri e della difesa israeliani hanno annunciato un allarme di massima sicurezza alle delegazioni israeliane d’oltremare, temendo ritorsioni da parte dell’Iran dopo la morte di Soleimani.
Il ministro della difesa israeliano ha convocato i capi militari e di sicurezza del paese a Tel Aviv.
Nel frattempo, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha interrotto il suo viaggio in Grecia.
La Siria, attraverso l’agenzia di stampa statale SANA, che ha citato una fonte del ministero degli esteri, ha condannato l’uccisione di Soleimani.
La fonte ha detto che l’attacco ha costituito una “grave escalation” e ha ribadito la responsabilità degli Stati Uniti per l’instabilità in Iraq.
L’eminente religioso sciita iracheno Muqtada al-Sadr ha detto che l’uccisione di Soleimani invita le sue milizie (dell’esercito del “Mahdi”) e “altri gruppi armati nazionali e disciplinati” a prepararsi a proteggere l’Iraq.
Qays al-Khazali,  il capo della fazione armata di Asaib Ahl al-Haq, ha affermato che “tutti i combattenti dovrebbero essere in allerta per l’imminente battaglia e la grande vittoria. La fine di Israele e la rimozione degli Stati Uniti dalla regione saranno il risultato dell’assassinio di Soleimani e Muhandis”, ha affermato in una nota pubblicata dai media iracheni.
Il quotidiano libanese pro-Hezbollah Al-Akhbar
ha titolato: “Il martirio di Soleimani: è la guerra”.
Le morti di Soleimani e al-Muhandis rappresentano un potenziale punto di svolta in Medio Oriente e si prevede che scateneranno gravi ritorsioni sia da parte dell’Iran che di altre forze militari e/o terroristiche che sostengono gli sciiti nella regione, contro Israele e gli interessi degli Stati Uniti.
Ma chi era Qassem Soleimani?
Era il leader delle guardie rivoluzionarie iraniane.
Soleimani ha acquisito lo status di celebrità in patria e all’estero per il suo ruolo chiave nella lotta in Siria e Iraq. Era sopravvissuto a numerosi tentativi di omicidio contro di lui da parte di agenzie occidentali, israeliane e arabe negli ultimi 20 anni.
“Si è unito ai suoi fratelli martiri, ma ci vendicheremo energicamente sull’America”, ha detto Mohsen Rezaei, ex comandante del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica iraniana che ora è il segretario di un potente ente statale.
Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha chiesto tre giorni di lutto nazionale, dicendo che l’uccisione del maggiore generale Soleimani raddoppierà la motivazione della resistenza contro gli Stati Uniti e Israele.
Secondo la televisione di stato iraniana, Khamenei ha affermato che una dura vendetta attende i “criminali” che hanno ucciso Soleimani.
I leader democratici del Congresso americano hanno rilasciato dichiarazioni che condannano gli ordini del presidente Donald Trump, dicendo che il presidente non aveva ottenuto l’approvazione del Congresso.
Intanto il prezzo del petrolio è salito di oltre il 4% nella stessa mattinata di venerdì 3 gennaio, dopo la notizia della morte di Soleimani.
Joe Biden, ex vicepresidente e candidato democratico alla presidenza, ha dichiarato che mentre Soleimani meritava di essere assicurato alla giustizia, Trump “ha appena lanciato un candelotto di dinamite in una polveriera”.
Il Segretario di Stato Mike Pompeo ha twittato il video che fa vedere gli iracheni che ballano felici per le strade dopo la morte del Generale Soleimani.

Meglio il Football o i videogames?

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

 

Alcuni legislatori degli Stati Uniti vogliono cambiare il modo in cui i bambini giocano a football americano, per renderlo più sicuro.
Lo stato di New York è l’ultimo a considerare la modifica delle norme, nel tentativo di ridurre le lesioni alla testa.
Ma, anche con un nuovo studio che evidenzia i rischi del gioco, c’è molta resistenza, a partire dai potentati economici della NFL (la National Football League).
Il gioco del Football per bambini è sotto tiro poiché ai giocatori della NFL viene sempre più diagnosticata l’encefalopatia traumatica cronica (CTE), causata da colpi estremi e ripetuti alla testa. Facendo eco alle preoccupazioni di molti genitori, nel 2013 Barack Obama aveva affermato che se avesse avuto un figlio avrebbe “pensato a lungo prima di lasciarlo giocare a Football”.
Un sondaggio condotto dalla Robert Morris University di Pittsburgh ha rilevato che il 46,7% dei genitori afferma che è probabile che incoraggino il loro bambino a praticare uno sport completamente diverso.
Le preoccupazioni stanno guadagnando terreno ad Albany, dove il Comitato permanente per la salute dell’Assemblea dello Stato di New York si è riunito per prendere in considerazione un nuovo disegno di legge, che sarà discusso nel mese di gennaio 2020, che vieti di giocare a Football ai minori di 12 anni.
Nel 2018, era stato introdotto un disegno di legge simile a quanto già proposto in California, Illinois, Maryland e New Jersey ma, sorprendentemente, era caduta la proposta, in seguito alle proteste da parte dei genitori.
Steve Alic, direttore delle comunicazioni per USA Football, l’organo di governo del football amatoriale, ha spiegato: “parliamo spesso con i genitori e chiaramente non vogliono che il governo dica loro quando e come i loro figli dovrebbero fare sport. Vogliono prendere decisioni informate per se stessi”.
Eppure, c’è una tendenza crescente, negli sport americani, a sradicare qualsiasi tipo di contatto. La US Soccer Federation ha vietato di dirigere la palla per i giocatori di età inferiore ai 10 anni mentre i controlli del corpo nell’hockey su ghiaccio sono vietati fino a quando i giocatori non raggiungono i 13.
L’Institute for the Study of Youth Sport stima che 40 milioni di bambini si impegnino in attività sportive negli Stati Uniti ogni anno.
La Commissione per la sicurezza dei prodotti di consumo ha mostrato che solo il 21 percento di tutte le lesioni traumatiche al cervello tra bambini e adolescenti americani è causato da attività sportive e ricreative e il colpevole numero 1 è il ciclismo, con 40 mila 272 incidenti nell’ultimo anno. Il football arriva al secondo posto, con 21 mila 878 incidenti segnalati. Eppure nessuno chiede il divieto dell’uso delle biciclette.
Uno studio di Anthony Kontos dell’Università di Pittsburgh ha registrato solo 20 commozioni cerebrali – o circa 1,76 per 1.000 pratiche/partite di football – su circa 11 mila incontri disputati tra 468 bambini di età compresa tra 8 e 12 anni in una stagione. Lo studio ha concluso che i bambini semplicemente non erano abbastanza grandi o abbastanza forti a quell’età da arrecarsi danni reciproci.
Secondo USA Football ai giovani giocatori oggi è offerta una formazione specifica per la loro età e dimensione fisica, “che limita il contatto e introduce livelli di contatto adeguati ad un gioco più intelligente”. Negli Stati Uniti oggi ci sarebbero attrezzature più sicure, allenatori più qualificati e una consapevolezza molto maggiore dei rischi.
Nessun genitore, per quanto protettivo, può garantire che il proprio figlio non si troverà mai in pericolo.
E qualcuno si chiede qual è l’alternativa al football se si dovesse vietarlo ai bambini.
Il golf, risponde qualcuno, ma molti non possono permetterselo economicamente. Verrebbe da chiedersi: produce meno conseguenze lo stare ore e ore davanti ai videogiochi o gli smartphone?

Esistono ancora i buoni Samaritani

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Quasi 400 buoni samaritani hanno donato ad un veterano della Seconda Guerra Mondiale circa 10 mila dollari che aveva perso a causa di una truffa.
Il fatto è accaduto a Fresno, in California.
Floyd Smith, 92 anni, che ha prestato servizio nella Marina alla fine della seconda guerra mondiale, aveva perso gran parte dei suoi risparmi per colpa di Mark Gleizer, un uomo che aveva fatto lavori a casa sua poco dopo la morte di sua moglie.
Smith ha spiegato di avere sentito Gleizer affermare di essere in gravi difficoltà finanziarie e per questo motivo gli aveva prestato circa diecimila dollari che non ha mai più recuperato.
Dopo che la storia di Smith si è diffusa sui media americani, ben 374 persone hanno deciso di fare donazioni al veterano che ha ricevuto un regalo speciale per questo Natale: un assegno di dodici mila e 472 dollari.
“Non è fantastico? Ci sono così tante brave persone in questo mondo”, ha detto Smith. Il 92enne ora prevede di tornare al mare, o almeno in spiaggia, per una luna di miele con la sua nuova moglie. Un hotel a Cayucos, in California, ha donato un soggiorno di due notti per la coppia.
Smith riceverà anche una donazione di nuovissimi apparecchi acustici da Beltone.
“Dio ha il suo braccio intorno alle mie spalle”, disse Smith. “sorridi, e il mondo ti sorride. Piangi e piangi da solo”.
Una bella storia natalizia che ci invita a riflettere e che invita i nostri anziani a stare attenti a chi lasciano entrare in casa

Cristiani del Medioriente a rischio genocidio?

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

I cristiani del Medio Oriente sono a diretto rischio di un secondo genocidio che li minaccia di spazzare via dalle terre della Bibbia.
È quanto ha affermato un esperto della regione che ha coordinato i soccorsi di emergenza lì per quasi un decennio.
Padre Andrzej Halemba, capo dei progetti per il Medio Oriente di Aid to the Church in Need (Aiuto alla Chiesa che soffre), ha affermato che i cristiani potrebbero affrontare la sradicazione totale da paesi come l’Iraq e la Siria, dove sono esistiti fin dai tempi dei primi apostoli di Cristo.
Padre Halemba ha dichiarato: “Non posso immaginare il Medio Oriente senza i cristiani. Ma la minaccia è reale, anche dopo l’ISIS. La mentalità genocida è viva con Al-Nusra e altri gruppi. Solo se i cristiani rimarranno uniti potranno rimanere in Medio Oriente. Altrimenti, potrebbe accadere quello che è accaduto in Turchia dopo il terribile genocidio del 1915″.
Padre Halemba ha affermato che la sradicazione del cristianesimo sarebbe tragica sia dal punto di vista della pluralità religiosa sia per il fatto del ruolo che i cristiani rivestono come costruttori di ponti di pace nelle zone di conflitto.
I cristiani sono l’anima del Paese e svolgono un ruolo molto importante nelle società mediorientali.
“I cristiani lavorano per la pace, la coesistenza pacifica e la collaborazione per il bene del Paese”.
Nel 2003, c’erano 1,5 milioni di cristiani in Iraq, ora ce ne sono meno di 250 mila.
In Siria nel 2011 c’erano 1,5 milioni di cristiani e ora ce ne sono 500 mila.
In Iraq e Siria, Aiuto alla Chiesa che soffre ha sostenuto centinaia di progetti, aiutando i cristiani che vogliono rimanere nelle loro terre natali con cestini alimentari, acqua pulita, latte per bambini, borse di studio e riparazioni per case e chiese.
In questo 2019 l’organizzazione benefica ha approvato 147 progetti in Siria. Nel 2018 ACS ha supportato 40 progetti in Iraq.
Padre Halemba ha dichiarato: “Quando cerchiamo di aiutare i cristiani in una mano abbiamo il pane per sfamare la gente, nell’altra la Bibbia. Forniamo aiuto sia materiale che spirituale nella forma”

Netflix offende ancora i Cristiani

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di Matteo Orlando per

 

Netflix ha nuovamente offeso i cristiani. Dopo la programmazione di varie serie con messaggi contro il Cristianesimo, alcuni addirittura con messaggi esplicitamente satanisti, stavolta si è superato davvero il segno. In occasione del Natale la società americana ha caricato un film dove Gesù Cristo, Nostro Signore, viene ridicolizzato e bestemmiato definendolo “gay”, gli apostoli vengono oltraggiati dall’accusa di essere “omosessuali e alcolisti”, la Beata Vergine Maria viene bestemmiata descrivendola come una “prostituta che ha ingannato San Giuseppe passando il figlio di un altro come frutto dello Spirito Santo”.

Il film, spacciato per satirico, in realtà volutamente blasfemo, è intitolato in portoghese “A Primeira Tentação de Cristo” (La prima tentazione di Cristo) ed è stato prodotto come “speciale di Natale” dal collettivo brasiliano Porta dos Fundos.
La pellicola blasfema è stata presentata in anteprima sulla piattaforma il 3 dicembre scorso ed è stata diffusa con sottotitoli in inglese, tedesco, italiano e francese. Nel film si vede Gesù che ritorna dopo un “viaggio” di 40 giorni nel deserto ed è invitato ad una festa a sorpresa per festeggiare i suoi 30 anni. Poi il film ritrae gli apostoli e lo stesso Cristo come omosessuali.
L’uscita del film ha suscitato diverse reazioni e molti cristiani hanno incoraggiato a punire questi “geni” curatori della distribuzione via internet di film, serie televisive e altri contenuti d’intrattenimento a pagamento, con l’unico metodo che quel tipo di persone capisce: il linguaggio del denaro. Infatti molti hanno provveduto alla cancellazione dell’abbonamento di Netflix ed hanno invitato altri a fare lo stesso, come forma di protesta non violenta avverso quest’ultima pellicola blasfema.
Dom Henrique Soares da Costa, vescovo di Palmares, ha pubblicamente definito il film “beffardo ed estremamente irrispettoso” nei confronti della fede cristiana ed ha esortato i fedeli a cancellare la loro iscrizione alla celebre piattaforma streaming, definendo la disdetta dell’abbonamento come un “regalo, semplice e bello, per il Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria”.
Nel suo testo, l’alto prelato si è lamentato del film definendolo uno “schiaffo al volto di tutti i cristiani, uno sputò in faccia che deride la nostra fede”. Dom Henrique ha confessato di essere stato un abbonato alla piattaforma di streaming, ma adesso ha annullato il suo abbonamento. “Era il minimo che potessi fare! L’ho disdetto e mi sono sentito felice, contento, come uno che rende omaggio a Qualcuno molto amato!”.
Forse i gestori di Netflix non hanno ancora capito che offendere il Figlio di Dio, prima o poi, porterà i veri cristiani abbonati alla piattaforma a disdire il loro di abbonamento.
Uomini d’affari atei, ma che dovrebbero essere almeno intelligenti nell’adorare il loro “Dio Quattrino”, non hanno ancora capito che offendere il Cristianesimo porterà come conseguenza una grande offesa ad una buona parte del loro target di riferimento, le famiglie.
In passato altre aziende hanno già sperimentato la perdita di milioni di euro per trovate a dir poco imbarazzanti, come fece la Guillette che aveva pensato di presentare stereotipi di uomini in cui li ridicolizzava per ingraziarsi il femminismo ed aveva perso moltissimi clienti che erano passati “ad altri rasoi”. Accadrà questo anche con Netflix? Speriamo.
Intanto c’è una richiesta su Change.org per la rimozione del film che ha raccolto un milione e mezzo di firme (un numero in continuo aumento).

L’esempio di un imprenditore cattolico

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Con sede a Baltimora, la St. John Properties ha sviluppato, costruito e possiede migliaia di chilometri quadrati di uffici, flex/ricerca e sviluppo, vendita al dettaglio, magazzino e spazi residenziali e serve oltre 2.200 clienti in Maryland, Colorado, Louisiana, Nevada, Pennsylvania, Utah, Virginia e Wisconsin.
I 198 dipendenti dell’agenzia immobiliare statunitense, durante la festa di Natale dell’azienda, hanno accolto con sorpresa ed emozione l’annuncio dell’inatteso “bonus”. L’arcidiocesi di Baltimora ha elogiato la generosità dell’uomo d’affari cattolico, ricordando che l’imprenditore ha imparato l’importanza di essere generoso nel restituire alla società ciò che viene ricevuto.
L’ottantunenne St. John, durante una festa organizzata per celebrare il recente successo della sua azienda, ha spiegato il motivo del gesto: “volevo celebrare i buoni risultati e renderli significativi per le persone che hanno reso davvero possibile tutto ciò. Io dirigo la ‘nave’ ma sono loro quelli che la fanno avanzare”.
I 10 milioni di dollari saranno  distribuiti tra i 198 dipendenti a seconda degli stipendi. Gli assegni saranno da un minimo di cinquanta mila dollari ad un massimo di 240 mila dollari.
Quanto fatto dall’uomo d’affari americano e un segno che richiama, seppur lontanamente, la dottrina cattolica sull’impresa e l’economia. Per i cattolici, infatti, sono da rifiutare sia l’economia di matrice social-comunista sia quella di matrice capital-liberista.
L’economia di matrice cattolica dovrebbe essere centrata sulla reciprocità imprenditore-dipendenti, sul bene comune e sulla persona al centro dell’imprenditoria.
È bene ricordare che San Pio X, nel famoso catechismo sul quale si sono formati (e continuano a formarsi) milioni di cattolici, annovera tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio sia l’opprimere i poveri che frodare della giusta mercede gli operai.

Il Pakistan e i falsi matrimoni

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In Pakistan, uno dei paesi islamici più grandi del mondo, secondo la Associated Press 629 donne sono state vendute come schiave per diventare mogli di altrettanti uomini cinesi.

La terribile notizia conferma il fenomeno della tratta di donne dal paese dell’Asia meridionale al gigante cinese, casi che si sono intensificati negli ultimi mesi.

Secondo gli investigatori di Islamabad il fenomeno potrebbe essere di proporzioni molto più ampie, se solo le autorità giudiziarie avessero continuato a registrare le denunce di scomparsa delle donne arrivate dalle famiglie. Invece, dopo un primo impulso investigativo, si è registrata una battuta d’arresto progressiva nella rilevazione dei casi.

La gente che ha denunciato questa infame tratta ha motivato questa battuta d’arresto per le pressioni e le interferenze del governo islamico di Islamabad, esecutivo che avrebbe esercitato la propria influenza per frenare le indagini al fine di non danneggiare il legame “redditizio” con Pechino.

Secondo alcuni parenti delle vittime, un episodio significativo è quanto accaduto lo scorso ottobre a Faisalabad dove la locale Corte ha rilasciato 31 cinesi accusati di tratta di esseri umani.

Secondo i denuncianti, i parenti delle vittime avrebbero rinunciato a testimoniare a causa di minacce o indennizzi ricevuti per tacere.

Lo scandalo delle donne cristiane e musulmane vendute come “schiave del sesso” a mariti cinesi è esploso in particolare a metà del 2019.

A maggio, infatti, sono state arrestate sei persone, tra cui un pastore protestante, accusate di organizzare matrimoni forzati tra giovani donne cristiane pakistane e giovani cinesi.

La piaga dei falsi matrimoni tra pakistane e giovani cinesi è denunciata da tempo da parte dei pochi cattolici presenti nel Paese, ma le autorità hanno sempre sottovalutato le denunce. Adesso l’elevato numero di vittime coinvolte in questo nuovo caso ha fatto aprire gli occhi a molti su questo nuovo mercato di esseri umani che rivela la presenza di organizzazioni ramificate in Pakistan e Cina.

Le giovani donne “selezionate” sono in particolare giovani di famiglie povere e analfabete, incapaci di riconoscere il pericolo e le pratiche seduttive dei trafficanti. Alcune vedono nel “sogno cinese” la soluzione di tutti i loro mali (miseria, assenza di famiglie, relazioni sentimentali conclusesi negativamente).

Il vantaggio economico per le famiglie, peraltro, non è così rilevante. Gli intermediari cinesi e pakistani affermano che per ogni moglie “offerta” guadagnano da 23 a 56 mila euro, ma solo poco più di 1.100 euro sono dati alle famiglie.

Oltre a soddisfare i piaceri sessuali dei mariti cinesi, alcune donne sono state utilizzate anche per alimentare il traffico di organi.

Un ufficiale della Polizia pakistana, parlando con Asia News ha spiegato: “nessuno aiuta queste giovani donne e la mafia cinese è in aumento. Perché? Il motivo è che sanno di non rischiare nulla”.

L’animalismo oltranzista della Brambilla e i malumori in Forza Italia

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L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando
Il Capogruppo regionale toscano di Forza Italia
Maurizio Marchetti si è scagliato contro la sua collega di partito Michela Vittoria Brambilla che, da qualche anno oramai, continua a diffondere iniziativa e proposte quanto meno discutibili.
L’ultima provocazione si è registrata qualche giorno fa quando la “rossa” ha esibito, in Piazza Montecitorio, il suino “Dior” con guinzaglio e pettorina.
Con una lettera aperta trasmessa al Presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi il Capogruppo regionale toscano degli azzurri ha chiesto all’europarlamentare Berlusconi “una presa di distanze” dall’iniziativa dell’Onorevole Michela Vittoria Brambilla, perchè “non è col folklore che si fa cultura di un corretto rapporto uomo-animale. No ad approcci solo emotivi, serve competenza. Anche nel nome di Dior e della natura etologica di tutti gli animali”.
Maurizio Marchetti ha espresso il suo “forte disagio” per l’iniziativa dell’onorevole Brambilla “nel nome di un tipo di animalismo”  non certamente condivisibile.
“Abbiamo a cuore natura, paesaggio ed habitat – ha scritto Marchetti a Berlusconi – il benessere dei nostri territori nonché di ogni individuo che li popola, a qualunque specie animale o vegetale esso appartenga, è tra le nostre priorità. Ma c’è modo e modo. Quello praticato dall’Onorevole Brambilla, non ritengo possa essere il modo di Forza Italia. Di certo non è il mio. Amerei sentirTi affermare che non è neppure il Tuo”, dice a Berlusconi.
Per Marchetti “non tutto quel che è addomesticabile deve necessariamente divenire domestico. La cultura del benessere animale non può essere derubricata a folklore mediatico poiché questo nuoce per primo all’animale violato nella sua natura etologica ed esibito quale testimonial di un animalismo ‘gnegnè’, privo di compiutezza cognitiva e dannoso rispetto alla formazione della pubblica opinione e della coscienza collettiva. A fronte di un principio condivisibile come il contrasto a metodi violenti nelle pratiche di allevamento, si interviene con una spettacolarizzazione che non restituisce dignità all’animale”.
Marchetti ha tenuto anche a sottolineare l’ovvio: “i suini etologicamente hanno bisogno di stare in campagna, non di essere portati a guinzaglio a spasso per Roma. E’ una forma di maltrattamento che non fa sanguinare l’animale, ma lo snatura”.
Il consigliere toscano ha voluto ricordare al “Silvio nazionale” che Forza Italia “è vincente laddove guarda con equilibrio e competenza alle materie, rifuggendo dalle tentazioni dei facili ‘ismi’ tra cui quello ambientale”.
Marchetti, dopo aver passato in rassegna normative e tecnologie dedicate proprio al benessere animale all’interno delle imprese zootecniche, cita come negativa l’esperienza toscana dove “il Pd e la sinistra” hanno portato avanti “arroccamenti veteroambientalisti” di cui “le economie rurali pagano continuamente lo scotto”.
Maurizio Marchetti si è dichiarato provocatoriamente, ma non troppo, “dalla parte di Dior nella sua ‘suinità’, dalla parte dei lupi nella loro maestosa ‘luposità’ predatoria ma contemperando le esigenze di protezione delle greggi nel rispetto della loro ‘lanosa fragilità’ o delle mandrie nella loro ‘muccosità’”. L’impostazione vale, secondo Marchetti, anche per gli animali d’affezione: “Sono dalla parte anche degli animali domestici e dei tanti randagi che popolano i canili italiani, ma non dalla parte di chi i cani li infiocchetta o li tempesta di strass: questo non è rispetto per la loro caninità. Altrimenti si finisce per favorire l’universo degli staffettisti compulsivi, degli adottatori seriali spesso impreparati, del cane da borsetta… Non tutto può essere costretto entro guinzagli e pettorine. C’è tutto un mondo fuori. La coscienza animale non è per forza animalista oltranzista. Non è folklore assimilabile al circo con animali”.
Qualcuno, aggiungiamo noi, ricordi alla Brambilla che è vero che l’uomo ha il dovere di custodire gli animali, come parte del creato, ma ha anche, per volontà dello stesso Creatore, il diritto di usarli legittimamente (per nutrimento per esempio). Mentre (è bene sottolinearlo ai più sprovveduti) gli animali, per il diritto naturale, non sono soggetti che possano reclamare “diritti umani” perché umani non sono!
Tutt’al più, ripetiamo, sono gli umani che hanno il dovere di tutelare il creato.

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