Predica l’odio, ma vive grazie all’aiuto sociale

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Segnalazione di F.F.

Abu Ramadan, 64enne libico, nelle sue occasionali prediche svolte alla moschea di Bienne, prega Allah «per la distruzione di tutti i nemici dell’Islam». Lo stato sociale gli ha versato 600.000 franchi

BIENNE – «Oh Allah ti prego di distruggere i nemici della nostra religione, distruggi gli ebrei, i cristiani, gli induisti, gli ortodossi e gli sciiti. Dio ti chiedo di distruggerli tutti e di restituire all’Islam la sua antica gloria». Queste parole, incitanti l’odio, sono state proferite dal 64enne Abu Ramadan lo scorso venerdì e riportate dal “Tages-Anzeiger”. Il libico, precedentemente disoccupato e ora in pensione, predica infatti occasionalmente nella moschea Ar’Rahman di Bienne.

Abu Ramadan è giunto nel nostro Paese alla fine del 1998 con lo statuto di rifugiato. In seguito ha ricevuto asilo e ora dispone di un regolare permesso C. Nonostante non abbia svolto alcuno studio in teologia, l’uomo viene soprannominato dai suoi “proseliti” lo “Sceicco”. E benché viva da 20 anni nel Canton Berna, il “profeta dell’odio” non è in grado di parlare né il tedesco né il francese. Continua a leggere

Islam e terrorismo: ecco la foto che smaschera l’ipocrisia dei media politically correct

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di Marcello Foa

Dunque riepiloghiamo: la Cia aveva avvertito i servizi spagnoli sul rischio di un attentato proprio alla Rambla. L’Isis (secondo la Clinton quando era Segretario di Stato, è creatura USA, n.d.r.) già in febbraio aveva minacciato azioni terroristiche nelle aree frequentate dai turisti e il rischio era così elevato che, come ha sottolineato ieri Germano Dottori durante lo speciale su Rai3, alcuni tour operator hanno reclutato in segreto più di 100 ex membri delle truppe speciali britanniche, affinché controllassero siti sensibili, come le spiagge di Ibiza.

Sulla strage di Barcellona è già stato detto quasi tutto, mi limito a due osservazioni.

La prima. Considerato l’altissimo livello di allarme era così difficile blindare le Ramblas con delle protezioni anti intrusione, come avviene in molte piazze europee? Purtroppo siamo di fronte, come già avvenuto a Parigi e a Nizza, a un clamoroso fallimento dei servizi di intelligence, in questo caso spagnoli.

La seconda. E’ giunto il momento di smascherare l’ossimoro dietro a cui si trincerano le autorità dopo fatti come questi. Il refrain è sempre lo stesso: orrore per gli attentati, ma noi siamo migliori, noi non dobbiamo aver paura; dunque dobbiamo continuare a mantenere le frontiere aperte e ad accogliere gli immigrati islamici. Paradossalmente fino ad oggi questo approccio è stato vincente, ma razionalmente non sta in piedi.

Anche l’ultimo attentato in Finlandia è avvenuto al grido di Allah Akbar.

E questo perbenismo porta a inaccettabili forme di autocensura. Guardate queste immagini:

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Vi ricordano qualcosa? La prima la conoscete tutti. I media non si sono fatti scrupoli nel mostrare l’immagine del piccolo Aylan, perché serviva a giustificare moralmente l’immigrazione, ma la seconda immagine, segnalata su twitter, non diventerà una hit mondiale. La maggior parte del pubblico non la vedrà mai, eppure mostra un altro bambino di tre anni ucciso assieme alla madre dei terroristi islamici sulla Rambla. Viene censurata. Perché se venisse diffusa susciterebbe un’altra ondata emotiva ma nel senso contrario a quello desiderato dal mainstream multiculturale e globalizzante. E’ un’ipocrisia, ma rivelatrice. Così si gestisce l’opinione pubblica.

Sia chiaro: sebbene le cause del terrorismo non possano essere banalizzate e ha ragione chi sostiene che a destabilizzare il Medio Oriente siamo stati noi occidentali, in primis gli americani in Irak, Afghanistan, Libia e Siria, è innegabile che l’immigrazione incontrollata a cui stiamo assistendo da mesi e che riguarda principalmente l’Italia, sia fonte di destabilizzazione sociale, per la mancata integrazione di masse enormi di migranti a cui è impossibile garantire un lavoro e una normale accoglienza, e dunque di fenomeni estremi, come l’aumento della violenza, della criminalità, dell’estremismo religioso e, infine, del terrorismo.

Ecco perché ha ragione chi manifesta gridando “io non ho paura”. Ma quel grido andrebbe accompagnato con l’urlo: “Enough is enough” come dicono gli inglesi. Ovvero l’immigrazione incontrollata, soprattutto quella islamica, non è più accettabile. Ovvero, in italiano, abbiamo sopportato abbastanza.

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/08/18/immigrati-islamici-e-terrorismo-questa-foto-smaschera-lipocrisia-dei-media/ Continua a leggere

Soros scommette sul crollo della borsa

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1474400464-soros1George Soros continua a scommettere contro il mercato azionario americano .

Il Soros Fund Managment, infatti, ha collezionato opzioni put sui titoli PowerShares QQQ Trust, SPDR S & P 500 ETF, e iShares Russell 2000 ETF, per una scommessa al ribasso di 1, 8 miliardi di dollari. Nel mercato azionario, l’opzione put rappresenta quel tipo di contratto che conferisce al possessore il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare o vendere il titolo sul quale l’opzione stessa è iscritta – il sottostante – a un prezzo stabilito.

Secondo gli analisti finanziari, Soros potrà ricavarne qualcosa solo se la borsa crollerà. Nel mese di gennaio, il magnate aveva dichiarato che sarebbe stato impossibile prevedere le azioni di Trump ma era comunque sicuro che il mercato sarebbe imploso. Secondo Jeff Cox della CNBC, il magnate «prosegue dal 2016 la strategia di scommettere contro la borsa, con operazioni che finora non sono andate a buon fine considerando l’andamento». Dallo scorso anno il finanziare appare più coinvolto nella gestione del patrimonio di famiglia come non accadeva dal 2007 quando, all’indomani della crisi, aveva annusato i  problemi nel settore immobiliare che poi gli garantirono guadagni da oltre un miliardo di dollari.  Continua a leggere

Le rivelazioni di una gola profonda: “Mai salvato gente in pericolo, è un business a chi arriva prima”…

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La rivelazione shock a Quotidiano Nazionale di un addetto alla sicurezza, che vuole rimanere anonimo, impiegato su una nave di Save the Children: “I rapporti tra scafisti e molte organizzazioni sono evidenti”

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http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/migranti-le-rivelazioni-di-una-gola-profonda-mai-salvato-gente-in-pericolo-e-un-business-a-chi-arriva-prima-_3088902-201702a.shtml Continua a leggere

“Segnali e bugie: così le Ong proteggevano i trafficanti”

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Il racconto dell’uomo della security sulla nave: vietato raccogliere elementi che identificassero gli scafisti

di Fausto Biloslavo

Lucio M. è addetto alla sicurezza privata della nave Vos Hestia, di Save the children, che ha dato vita all’inchiesta della procura di Trapani sull’Ong tedesca Jugend Rettet.

Lunga esperienza in polizia, la sua squadra è stata imbarcata dal 5 settembre, all’inizio della missione dell’Ong, fino al 10 ottobre. E si è reso conto che c’era del marcio denunciandolo alle autorità.

Quali sono anomalie e collusioni nei soccorsi dei migranti da parte delle Ong che ha visto coi suoi occhi?

«Durante i miei 40 giorni in mare abbiamo prelevato in tre occasioni dei migranti dalla nave Juventa (messa sotto sequestro dalla procura di Trapani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ndr). Una volta hanno sostenuto di averne soccorsi 300-400, ma attorno alla nave non c’erano né gommoni, né barconi. I trafficanti che li hanno accompagnati dalla Libia sono tornati indietro con i natanti per riutilizzarli. Poi, in ottobre, non solo io, ma chi era a bordo di nave Vos Hestia di Save the children abbiamo visto che dalla Iuventa si allontanava un barchino ad alta velocità, con due persone, verso la costa. A mio avviso erano gli scafisti che avevano appena concluso il trasbordo di circa 140 migranti». Continua a leggere

Catania, altra accusa sulle Ong: “È associazione a delinquere”

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Segnalazione di F.F.

Dalla procura guidata dal pm Zuccaro spunta un’ipotesi di reato più pesante rispetto a quella del caso Iuventa a Trapani

di Franco Grilli

Una seconda inchiesta può travolgere le Ong. Questa volta arriva dalla Procura di Catania e riguarda il fascicolo seguito dal procuratore Carmelo Zuccaro, il primo in assoluto a denunciare i presunti rapporti tra migranti, traffcanti e Ong. Continua a leggere

GERMANIA – Gender e islam i nuovi diktat della scuola tedesca

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

L’inizio del nuovo anno scolastico in Assia appare alquanto turbolento. Non solo per la cronica carenza di insegnanti, soprattutto nelle aree metropolitane, come a Francoforte o nella regione del Reno-Meno, carenza che ha già provocato vivaci proteste. Docenti e famiglie hanno pubblicamente contestato il ministro per l’Istruzione dell’Assia, Ralph Alexander Lorz.

A far problema, ora, sono tuttavia due questioni prettamente ideologiche, innestate a forza sul percorso didattico delle scuole di ogni ordine e grado: gender e islam.

Le nuove Linee guida sull’educazione sessuale prevedono che sin dalla prima elementare, quindi a sei anni, nella testa degli alunni venga inculcata l’«accettazione della diversità sessuale», che comporta l’insegnamento obbligatorio di omosessualità, bisessualità, transessualità e dintorni, in ossequio ai mantra della più spudorata ideologia gender. Il maestro cercherà di convincere i suoi piccoli alunni del fatto che la sessualità sia un semplice costrutto sociale o culturale, a dispetto di qualsiasi evidenza di natura e di quanto appreso eventualmente in casa. Ed a far carriera saranno soprattutto quegli insegnanti, distintisi per un curriculum genderfriendly. Le scuole sono chiamate, in sostanza, a fare opera di indottrinamento, obbedendo ai diktat del pensiero unico. Il Piano d’azione per l’inclusione e la diversità in Assia, fortemente voluto dai Verdi, mira a trasformare l’Assia in una sorta di “Stato-modello” Lgbt. Continua a leggere

ONG e flussi di immigrati: filantropia o ideologia?

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ONG e flussi di immigrati: filantropia o ideologia?Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Lupo Glori

Dalle infinite polemiche per l’introduzione dello Ius Soli al nuovo codice di condotta per le Organizzazioni Non Governative (Ong) che effettuano operazioni di soccorso in mare, il tema immigrazione continua ad essere al centro del dibattito politico italiano ed europeo e promette di essere l’ago della bilancia attorno al quale si giocheranno le prossime elezioni politiche.

Tutto nasce a fine aprile, quando il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, viene travolto dalle polemiche per aver avanzato, dai microfoni di Agorà su Raitre, alcune legittime perplessità riguardo presunte collusioni tra operatori umanitari e trafficanti libici: «A mio avviso alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante. Si perseguono da parte di alcune Ong finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi. Moltiplicate 8.500 per 600 euro circa che è il costo di ogni viaggio: sono cifre significative in tre, quattro giorni».

Le dichiarazioni di Zuccaro ovviamente non erano campate in aria ma basate su intercettazioni ben documentate, sebbene non utilizzabili processualmente, in quanto acquisite attraverso mezzi di comunicazione non ufficialmente riconosciuti, come spiegato dallo stesso procuratore siciliano: «C’è un colloquio radio tra persone a terra in Libia e altre su una nave che rispondono ‘potete mandarli… noi siamo qui…’ tra gli atti conoscitivi della Procura, ma processualmente non è utilizzabile perché proviene da una fonte non ufficialmente identificabile». Continua a leggere

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