Plutocrazia globale

Condividi su:

Questo articolo odierno di Maurizio Blondet è interessante e intelligente. Fornisce spunti di valutazione anche futura. Perciò lo riprendiamo dal sito dell’ottimo Alfio. Una sola raccomandazione che facciamo ai lettori è questa: quando si parla di geopolitica si tratta di un argomento estremamente vasto, che coinvolge interessi di ogni natura. L’approccio ad essa, a nostro avviso, deve essere equilibrato, pragmatico e molto legato ai fatti. Il motivo è la costante mutevolezza di scenari e strategie. Inoltre, non è che ogni virgola esca dalla bocca dei partecipanti a Davos divenga automaticamente legge di Stato. Già il fatto che queste assemblee siano pubbliche, sta a dimostrare che questi soggetti, oramai, hanno poco da nascondere. (n.d.r.)

 

 

 

Maurizio Blondet  21 Gennaio 2023

A  Davos hanno partecipato 116 miliardari –

* oltre 200 jet privati al giorno, piu’ transfer in elicotteri e auto scortate

* 400 responsabili delle politiche governative

* 600 amministratori delegati

Per cosa, se non, tornati in patria, per eseguire le direttive che Schwab  ha enunciato così ?

 

 

 

as-humanity

Mentre l’umanità si muove ulteriormente verso un futuro post-carbonio, LE PERSONE DEVONO ACCETTARE che cose come mangiare carne e proprietà privata sono semplicemente insostenibili” – Klaus Schwab – World Economic Forum ##WEF

Infatti subito  ha dichiarato  la sua obbedienza il presidente di Siemens Jim Hagemann Snabe al WEF 2023

Se un miliardo di persone smette di mangiare carne, avrà un grande impatto… Prevedo che avremo proteine che non verranno dalla carne in futuro, probabilmente avranno un sapore ancora migliore… Saranno a zero emissioni di carbonio e molto più sani”

Questo somiglia molto al “comunismo” di cui hanno parlato le veggenti di Garabandal.

Prima dell’Avvertimento verrà una tribolazione comunista, sembrerà come se i ‘comunisti’ si siano impadroniti del mondo intero: sarà molto difficile praticare la religione, e che i sacerdoti possano celebrare la Messa o che il popolo possa aprire le porte delle chiese. Sembrerà che la Chiesa sia scomparsa, a motivo delle persecuzioni religiose, e perché molta gente lascerà di praticare la religione, ma chi la praticherà dovrà farlo clandestinamente. Per i sacerdoti sarà molto difficile poter celebrare la Messa. Questo accadrà dappertutto, in tutte le nazioni.”

Nei primi anni 60 in cui avvennero le apparizioni, si poteva pensare al comunismo sovietico che conquistasse il mondo libero.  Ora vediamo che è il “comunismo dei miliardari”,   che ha  programmato di sequestrare ogni proprietà privata perché  “inefficiente”  capitalisticamente e  inquinante  e trasformarla in noleggi e affitti (coi canoni a nostro carico  da pagare a loro).

Qualche giornalista indipendente ha apostrofato per strada Schwab e  Bourla con domande “scomode” a cui costoro ovviamente non hanno  risposto.  Sembravano davvero impauriti;  la bolla di onnipotenza  dentro cui sono abituati a vivere era stata scossa

r

.  Prevedo che  per questo faranno sì che i governanti al loro servizio  rendano reati penali anche  queste   “aggressioni” come  “delitti d’odio”.  Già questa figura giuridiche – chiamiamola così  –  sta per diventare legge vigente in USA; e la  vicecommissaria della Commissione Europea, proprio a Davos, ha  annunciato la volontà di introdurla anche in Europa.

Vicepresidente della Commissione europea, Věra Jourová al WEF 2023

“Il Discorso d’odio illegale, lo  avrai presto negli Stati Uniti. Penso che abbiamo una forte ragione per cui abbiamo questo nel diritto penale”.

“Dobbiamo prenderci cura delle regole del diritto internazionale e rispettarle, e non cambiarle in un momento in cui ci sono paesi come la Russia che hanno deciso di non rispettarle. Paesi che rispettano il loro interesse nazionale andando oltre le regole, mentre dobbiamo tenere in considerazione l’ordine mondiale”

Decideranno cosa è odio e cosa no.

Le introdurrà    insieme alle norme che condannano la “disinformazione”  sui vaccini, ossia i dati reali  sulla loro letalità ed effetti avversi.  Sulla repressione e censura  di tale “disinformazione”  ha già emanato “raccomandazioni”   l’OMS, in vista della “prossima pandemia”; il Trattato Pandemico  Globale che sarà fatto approvare dagli Stati renderà vincolanti tali raccomandazioni.

Contro questo abominio, fra Gianni Templare consiglia di recitare il Salmo 58:

Di Davide. Miktam.

Rendete veramente giustizia o potenti,
giudicate con rettitudine gli uomini?
Voi tramate iniquità con il cuore,
sulla terra le vostre mani preparano violenze.

Sono traviati gli empi fin dal seno materno,
si pervertono fin dal grembo gli operatori di menzogna.
Sono velenosi come il serpente,
come vipera sorda che si tura le orecchie
per non udire la voce dell’incantatore,
del mago che incanta abilmente.

Spezzagli, o Dio, i denti nella bocca,
rompi, o Signore, le mascelle dei leoni.
Si dissolvano come acqua che si disperde,
come erba calpestata inaridiscano.

Passino come lumaca che si discioglie,
come aborto di donna che non vede il sole.
10 Prima che le vostre caldaie sentano i pruni,
vivi li travolga il turbine.
11 Il giusto godrà nel vedere la vendetta,
laverà i piedi nel sangue degli empi.
12 Gli uomini diranno: «C’è un premio per il giusto,
c’è Dio che fa giustizia sulla terra!».

Stoltemberg dixit

Condividi su:

di Maurizio Murelli

“La Russia non deve vincere, l’Ucraina non può perdere”, Stoltemberg dixit. E lo dice perché nonostante le fantasiose e faziose cronache dei giornalisti inviati di guerra, allo stato delle cose la Russia sta vincendo e l’Ucraina perdendo. Stoltenberg, in pratica da segretario NATO (struttura militare) a capo politico europeo che detta l’agenda politica ai governi nazionali. Apro parentesi: l’informazione ha raggiunto un grado di spudoratezza tale da far pensare che gli operatori addetti siano preda di delirio o di deficienza. Si prenda ad esempio le cronache di questi giorni relative alla bidella pendolare di Napoli oppure, meglio ancora, la vicenda dell’arresto di Matteo Messina Denaro: “All’arresto del mafioso la gente, mossa da un grande sentimento di liberazione, ha circondato le forze dell’ordine applaudendo”, e nel darci questa notizia mandano in onda senza soluzione di continuità su tutti i tg un filmato dove si vedono 3 (DICASI TRE!) persone che si complimentano con gli agenti. Uno di questi tre è un cronista (quello con il piumino azzurro) che poi lo si rivede con la macchina fotografica in un successivo filmato davanti al primo “covo” di Denaro. La seconda e la terza persona sono palesemente agenti in borghese. Ma ai media gli piace raccontare la storia degli applausi e la raccontano chiamando a supporto il filmato. Così, tutti i commentatori, politici e mafiologi della prima e dell’ultima ora vanno in tv riprendendo la sdolcinata narrazione degli applausi liberatori. Che le manifestazioni contro la mafia organizzate a Castelvetrano siano praticamente andate deserte fatto salvo per la convocazione di boy scout, non è cosa meritevole di commento. Anzi, no: hanno commentato mistificando anche qui. Glisso sulla narrazione dei documenti che Denaro avrebbe ereditato da Riina, sull’agenda rossa di Borsellino che sarebbe stata asportata dal luogo dell’attentato da un mafioso anch’essa finita nelle mani di Denaro: pura fantasy… Potrei citare altri mille esempi di mistificazione, mi limito a quanto scritto solo per dire: se questo è il grado di mistificazione sulla cronaca nazionale, figuriamoci la cronaca relativa alla Grande Guerra Mondiale in corso che vede l’Ucraina solo uno dei luoghi ove essa guerra si svolge. Chiusa parentesi.
Oggi i polacchi (quando i tedeschi e i russi erano svegli e intelligenti avevano pensato di brasare definitivamente questa malefica nazione… ma hanno perso il tempo e ora ci devono rifare i conti) dicono che se la Germania non dà l’assenso, loro non rispetteranno i patti (accordi) e doneranno a Kyev i loro carri armati Leopard che invece i tedeschi dicono di non voler donare a meno che gli americani non donino loro carri Abrams. Ma gli americani che non sono fessi dicono che non li daranno perché gli ucraini non potrebbero utilizzarli in quanto servirebbe un lungo addestramento, abbisognano di uno sproposito di carburante per muoverli (carburante che gli ucraini on hanno) e via elencando nelle speciose giustificazioni. In compenso doneranno altri 45 milioni di dollari e munizionamento… affinché gli ucraini continuino a farsi massacrare illudendosi di vincere. Pare gli vogliano fornire missili capaci di colpire la Crimea. Altri armamenti li daranno gli inglesi, tra cui elicotteri e carri per l’utilizzo dei quali servirebbe un lungo addestramento e, non essendoci il tempo, saranno ancora una volta i mercenari inglesi, canadesi, francesi e americani a utilizzarli. Anche per quanto riguarda i sistemi antiaerei (tipo Patriot) che gli americani vogliono dare agli ucraini serve un lungo addestramento. Non è mica come sparare con un fucile. Per utilizzare quei sistemi d’arma serve un complesso logistico complesso e sofisticato. Sei mesi di addestramento non sarebbero sufficienti, e le rampe di missili da sole senza tutto l’apparato di contorno non hanno alcuna efficacia e verrebbero distrutti in men che si dica dall’aviazione russa. Anche qui, se quei sistemi anti-missile verranno allocati in Ucraina, servirà personale occidentale.
Nelle premesse alla riunione di oggi a Ramstein si dice che occorre far presto per super-armare l’Ucraina in modo da consentirgli tra febbraio-marzo una controffensiva. Se non è delirio o idiozia è una miserabile menzogna. Sul finire di febbraio il terreno ghiacciato delle steppe e delle tundre ucraini disgela e si trasforma in un oceano di fango che rende impossibile una avanzata di carri, in particolare dei carri che non sono stati concepiti per operare su quel terreno. Per contro, tutto lascia pensare che i Russi si stiano preparando per un’offensiva in grande stile da lanciare tra fine gennaio e inizio febbraio. Si sono preparati costruendo fortificazioni adatte a supportare la spinta in avanti delle truppe e, mettendo in conto la rabbiosa reazione occidentale, stanno piazzando batterie di difesa aerea sui palazzi istituzionali di Mosca. Per capire in quale logica prospettica sono entrati i russi basterebbe ascoltare quanto detto nella conferenza stampa mensile dal ministro degli esteri russo Lavrov, discorso che i nostri media si son ben guardati dal trasmettere, così come non è stato riportato quanto detto qualche giorno prima da Putin. Da quelle dichiarazioni si capisce bene che i russi non si fanno illusioni sulle reali intenzioni degli americani e del fatto che ormai l’Europa è una marionetta senz’anima incapace di agire per i propri interessi; al contrario l’Europa altro non è che uno strumento di manovra per gli interessi statunitensi, siano essi geopolitici, economici e finanziari.
Dunque la tragedia europea abbia continuità: più armi agli ucraini, più offese alla Federazione russa, più menzogne distribuite a piene mani ai popoli europei, senza un piano “b” rispetto a quello che vorrebbe l’umiliazione della Russia, la sua disintegrazione e quindi la sua subalternità agli interessi del modello unipolare occidentale targato USA. E tutto avviene in un quadro di totale inerzia da parte delle popolazioni europee e in totale subalternità delle élite politiche nazionali del continente Europa.

Stati Uniti ospitano leader dei terroristi Mko

Condividi su:

Segnalazione Il Faro sul Mondo

di Redazione Il Faro sul Mondo

Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato fermamente gli Stati Uniti per aver incontrato il capobanda del gruppo terroristico anti-iraniano Mujahedin Khalq (Mko) e per aver ribadito la loro alleanza con questi terroristi.

“L’alleanza del regime americano con gli assassini di oltre 17mila cittadini iraniani è diventata più chiara”, ha scritto in un tweet il portavoce del ministero, Nasser Kanaani.Kanaani. “La recente mossa di alcune figure politiche americane che hanno cercato di ‘imbiancare il terrorismo’ e santificare in modo riprovevole il capobanda terrorista dell’Mko, ha ulteriormente mostrato l’immagine fasulla dei diritti umani americani.

“Washington ha ospitato quello che i funzionari americani hanno definito un cosiddetto “raduno di gruppi di opposizione iraniani”. Al vertice hanno partecipato la famigerata capobanda dell’Mko, Maryam Rajavi e diversi ex funzionari americani, tra cui l’ex segretario di stato Mike Pompeo, i quali hanno sostenuto il “cambio di regime” in Iran e glorificato le “rivolte” sostenute dall’Occidente che hanno seminato morte e terrore in tutto l’Iran.

Stati Uniti anima delle “rivolte” in Iran

Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno espresso pieno sostegno ai “rivoltosi”, che hanno cercato di dirottare le proteste emerse dopo la morte di una giovane donna iraniana, Mahsa Amini.

L’Mko ha una storia oscura di omicidi e attentati contro il governo e la nazione iraniani. Si è notoriamente schierato con l’ex dittatore iracheno Saddam Hussein durante la guerra dell’Iraq (1980-88) contro la Repubblica Islamica.

Il famigerato gruppo terroristico organizza ogni anno sontuose conferenze a Parigi, con funzionari americani, occidentali e sauditi come ospiti d’onore. Su tutti Mike Pompeo, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, l’avvocato personale dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump Rudy Giuliani, l’ex primo ministro canadese Stephen Harper e l’ex capo dell’intelligence saudita, il principe Turki al-Faisal.

Fonte: https://ilfarosulmondo.it/stati-uniti-ospitano-leader-dei-terroristi-mko/

La Vita avanza negli Usa ed in Spagna

Condividi su:

Segnalazione Corrispondenza Romana

di Mauro Faverzani

La Corte d’Appello federale, negli Stati Uniti, ha bloccato definitivamente le controverse leggi volute su mandato dello stesso presidente americano Joe Biden, per costringere i medici cristiani a praticare gli aborti ed interventi chirurgici di transizione sessuale, contro la propria coscienza ed annullando una norma di segno esattamente opposto varata a suo tempo dall’amministrazione Trump. Ciò – è stato notato dai giudici – viola la legge federale, che tutela la libertà religiosa.

I funzionari del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani vorrebbero obbligare i sanitari di strutture religiose no-profit for-profit ad eseguire operazioni, nonché a porre in atto procedure, consulenze e trattamenti, mirati ad alterare il sesso biologico dei pazienti, nonché ad uccidere i figli nel grembo materno. Vasto il dissenso scoppiato evidentemente tra i sanitari, decisi a fermare tali provvedimenti liberticidi.

A fronte di una vittoria, altri scenari foschi si addensano all’orizzonte, come il tentativo posto in essere dalla Commissione americana per le pari opportunità e per l’Impiego, che, applicando in modo errato il Titolo VII della normativa sulla discriminazione sessuale, vorrebbe obbligare i datori di lavoro di enti religiosi a pagare ai propri dipendenti la copertura assicurativa necessaria per aborti ed interventi di transizione sessuale, ricorrendo anche all’antilingua e quindi rimpiazzando il termine «sesso» con quello, molto diverso, di «genere», come tristemente avvenuto in Europa. Insomma, non essendoci arrivati in un modo, da irriducibili coerenti, cercano di arrivarci nell’altro, ma v’è da auspicare che anche questo ennesimo tentativo venga azzerato.

Intanto, il Consiglio Superiore della Magistratura spagnolo ha messo in guardia: togliere l’obbligo del consenso dei genitori dalla scelta, compiuta da sedicenni e diciassettenni, di abortire – come previsto nel progetto di riforma della legge di merito, presentato dal ministro dell’Uguaglianza Irene Montero, esponente di Podemos – va contro la Costituzione, poiché si scontra con l’obbligo del padre e della madre di svolgere «funzioni inerenti alla potestà genitoriale», come previsto dall’art. 154 del Codice Civile. Della questione, comunque, il Consiglio discuterà in sessione plenaria il prossimo 22 dicembre: il parere dell’organo giudiziario è obbligatorio, ma non vincolante.

Intanto, lo scorso 8 dicembre, nonostante le minacce di azioni legali giunte dalla galassia pro-choice,la Contea di Lea, nel Nuovo Messico, ha approvato all’unanimità un’ordinanza relativa alla costituzione di una «Città-santuario per i non nati». È stata la prima iniziativa del genere negli Stati Uniti, come ricavato da Mark Lee Dickson, direttore di Right to Life of East Texas, ma un’altra sessantina di città ha già fatto altrettanto e molte altre sono pronte a provvedere entro l’inverno. Risoluzioni a favore della vita, benché non formulate quali leggi vincolanti, sono state approvate, inoltre, in Arkansas e nella Carolina del Nord.

A seguito di tale ordinanza, Whole Woman’s Health,catena di cliniche abortiste, ha deciso di non trasferirsi nella Contea di Lea, facendo saltare l’accordo immobiliare raggiunto. Si tenga presente che Whole Woman’s Health è una presenza molto strutturata, già presente in altre zone del Nuovo Messico: assicura l’organizzazione di aborti entro 24 ore e l’invio di pillole abortive per posta. Se questa volta ha rinunciato, è perché evidentemente ha intuito non esservi a Lea l’humus adatto per insediarsi. Da quando il Texas, con la legge sul battito cardiaco, ha limitato l’accesso all’aborto, l’industria pro-choice ha dirottato la propria utenza verso le città di confine del Nuovo Messico – come Lea per l’appunto -, potendo in questo Stato uccidere i figli in grembo senza particolari restrizioni. Ma l’iniziativa delle «Città-santuario per i non nati» sposta di nuovo l’attenzione verso la vita e, di conseguenza, verso le responsabilità intrinseche di chi la voglia spegnere. Sarebbe bello che tale iniziativa potesse essere assunta anche all’estero, magari anche in Italia.

LA STORIOGRAFIA ISTITUZIONALE SI PROSTRA ALLA POLITICA ANTIFASCISTA!

Condividi su:

Riceviamo e pubblichiamo da “IlCovo”…

Cari lettori, l’offensiva propagandistica antifascista, visti i tempi incredibilmente drammatici che stiamo vivendo, non poteva che aumentare, tanto in relazione alla degenerazione morale, politica sociale ed economica indotta dal medesimo sistema di potere dominante – che cerca di puntellare la traballante impalcatura di menzogne reiteratamente ripetute all’infinito su cui si fonda e si regge – quanto in rapporto all’operato che la “formica Fascista” del Covo sta realizzando, riguardo la diffusione della Verità sia sul Fascismo che sul sistema criminale demo-liberale che attualmente ci opprime. Proprio in relazione alla campagna propagandistica antifascista che negli ultimi anni ha ritrovato un accanimento ed una veemenza inusitati ai quale non si era più abituati da decenni, non bastavano più le velenose pseudo biografie romanzate sulla vita di Mussolini, oppure i filmetti basati sulla propaganda avversa più bolsa e ridicola che lo attaccano a mezzo dei pretesti più inverosimili, poiché vi sono due ulteriori elementi recenti che si inseriscono a pieno titolo in questa offensiva: la pubblicazione di una “opera magna” sulla “storia del Fascismo”, da parte dell’onnipresente Professore Emilio Gentile da Bojano e l’allestimento di un “Museo Istituzionale” sulla Repubblica Sociale in quel di Salò, ad opera del “discepolo defeliciano”, Prof. Giuseppe Parlato. Entrambi gli eventi mostrano, in modo smaccato, il loro aspetto propagandistico visceralmente antifascista che nulla ha da spartire né con la Storia né tantomeno con la Cultura. In concreto, mentre il Prof. E. Gentile da Bojano, non fa altro che sistematizzare e radicalizzare la propria interpretazione di stampo Sturziano, Liberale radicale, dismettendo definitivamente anche le apparenti vesti del ricercatore storico per indossare più opportunamente i panni del militante antifascista istituzionale, diffondendo tale “opera” attraverso tutti i canali ufficiali mediatici forniti dall’apparato propagandistico sistemico (non a caso, la pubblicazione in più volumi è curata e distribuita capillarmente dal giornale “Repubblica”), il Parlato, invece, viene direttamente “assunto” dall’Associazione “Reducistica” (sic!) dei Partigiani italiani (ANPI) (!), per “dogmatizzare” e garantire l’indiscutibilità “ufficiale” del “sacro verbo” politico antifascista, dove quel che risulta totalmente scandaloso è l’allestimento del Museo di cui si è occupato e dove l’associazione medesima pare abbia dettato le proprie condizioni all’illustre ricercatore, affinché lo sventurato visitatore venga indottrinato secondo i desiderata delle istituzioni antifasciste, ovverosia apprenda quanto stabilito dai tutori dell’antifascismo istituzionale, cioè precisamente che:

a) la responsabilità della guerra civile nel periodo 1943-45 va attribuita unicamente al Governo fascista della R.S.I. così come l’esclusiva volontà di pervenire ad una guerra “fratricida”, valutata quale componente politica essenziale del Fascismo;

b) ugualmente a tale esperienza politica va ascritta la sudditanza e la “collaborazione” con lo stragismo della Germania Nazional-Socialista (che ovviamente, viene assolutizzato, come se nessun altro Governo belligerante, secondo costoro, in quel frangente avesse commesso crimini!) e la conseguente definizione di “governo fantoccio”;

c) ultimo, ma non per importanza, l’assunzione di responsabilità della R.S.I. nello “sterminio degli ebrei”, e, in genere, la valenza razzista del fascismo.

Questi elementi, dall’ANPI sono ritenuti indiscutibili (si sa, la Storia ce la devono raccontare solo loro!), ed è stato richiesto esplicitamente al Parlato che essi vengano ribaditi e riaffermati nell’allestimento museale, senza possibilità alcuna di discussione, pena l’impossibilità di allestirlo! Ebbene, stiamo parlando della medesima storiografia che stigmatizza da sempre la richiesta dello Stato Fascista di un giuramento di fedeltà fatta ai funzionari pubblici – che non verteva affatto sulla richiesta di mentire o di abolire la cultura di altre provenienze filosofiche – ma che nulla ha da ridire rispetto all’indottrinamento politico che le viene imposto di diffondere! (qui) Una tale sfacciata prostrazione agli ordini della politica, in Italia non si era vista nell’Era del vituperato “regime in camicia nera”, ma si realizza senza battere ciglio nel “regime dei diritti, delle libertà e della tolleranza democratica”! La stessa “tolleranza” mostrata nei confronti di chi, da onesto cittadino, pur non facendo male a una mosca, definendosi però fascista e criticando il presente disordine liberale, può con ciò essere accusato di “denigrazione delle istituzioni” (cosa tale termine stia concretamente a significare, non è dato sapere!), una “violazione” che corrisponde ad un reato penale! Stesso discorso vale per il cosiddetto reato di “negazionismo”, che viene agitato come una clava sulle teste di chi dubita o critica le “versioni ufficiali” stabilite dal Sistema demo-liberale come verità assolute. (qui) Salta subito agli occhi di chi è ancora capace di una serena riflessione sull’attuale fase storica, come la transizione politico-sociale avvenuta dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, è quella da una Società gerarchica fondata sul contrasto di varie ed antitetiche visioni politico-morali – che però cercavano, TUTTE, la “prova dei fatti” per dimostrare la propria posizione “di parte” – a una Società monistica assolutistica ed appiattita verso il basso, priva di alcun vero senso critico e fondata su “comandi calati dall’alto” dall’oligarchia di potere dominante, che di fatto sono semplicemente ordini, da ritenere indiscutibili da parte di quella che è ormai classificata stabilmente come “massa”. 

Esattamente in questa direzione va anche il libello propagandistico succitato, edito dal Prof. Emilio Gentile da Bojano, il quale, pur basandosi sulle proprie interpretazioni  antifasciste “di sempre”, in questo volume “gigantesco” ha non solo radicalizzato (come dicevamo sopra) ma anche volgarizzato il proprio lavoro e “abbassato” il livello della ricerca; dai primi “Studi” che conservavano comunque un valore scientifico, adesso, alla fine della carriera ha sterzato decisamente verso l’opera di propaganda smaccata. Lo stile usato nel libro è narrativo, sul genere del “romanzo storico”, già usato da altri scribacchini dell’antifascismo di Stato nello stesso ambito. La linea direttrice è la medesima di quella richiesta esplicitamente dall’ANPI al Parlato, dove il Fascismo viene rappresentato plasticamente, esattamente per come imposto nella descrizione che si evince dalla Legge Scelba (qui). Siamo in presenza, di fatto se non di diritto, di un ulteriore “passo in avanti” (l’ultimo?) rispetto all’assetto istituzionale del Governo Assoggettato presente sulla penisola italiana. Dal lato “giuridico” la forma della “democrazia protetta” è in atto. Dal lato “culturale ufficiale”, la forma della religione antifascista, praticata da chi accusa falsamente il Fascismo di averne creata una sua proprie e “pagana” (…tutto questo sarebbe anche ironico, se non fosse tragico!), viene ormai sancita in modo dogmatizzante ed in forma perentoria. Ciò ha lo scopo palese di nascondere, mentire, defraudare, ingannare e in ultimo, opprimere l’intera popolazione italiana e mondiale, per garantire al vigente sistema satanico, messianistico, e pluto-massonico di portare avanti la propria agenda politica devastatrice, come mai si era visto finora! Altro che “libertà e diritti”!

L’elemento dirimente e plateale, rispetto tale tematica, è quello relativo alla letterale assunzione in pianta stabile nei ranghi dell’apparato istituzionale antifascista, quale elemento dell’apparato burocratico, dell’ex “ceto culturale” che simulava la propria indipendenza rispetto a quella che esso stesso qualificavano come “vulgata antifascista”. Tali ormai sono i cosiddetti “storici” un tempo bollati come “revisionisti”, quali Parlato ed E. Gentile, che adesso si sono trasformati in semplici megafoni di propaganda bellica antifascista. La differenza nodale, come dicevamo poc’anzi, rispetto alle dispute avvenute nel secolo precedente, sta nella totale noncuranza della verifica delle posizioni espresse, anche se con un presupposto “di parte”. Tali burocrati non tengono più minimamente conto della effettiva riscontrabilità delle proprie affermazioni, limitandosi ad usare un tono perentoriamente apodittico e tautologico. Evidentemente, l’era post pseudo-pandemica sta procedendo speditamente verso la realizzazione di tutti gli obiettivi presenti nell’agenda pluto-massonica in tutti gli ambiti. In breve, ormai un fatto risulta “vero solo perché è proclamato come tale” da certi ambienti. Se non lo è, tanto peggio per la realtà dei fatti, come da prassi consolidata! (qui). Tuttavia, come è nostro costume, Noi fascisti del Covo, alla chiacchiere di costoro, abbiamo opposto ed opponiamo i fatti della Storia!

Fatti che, in questa specifica situazione, sono davvero impietosi rispetto alla condotta espressa dagli “personaggi in cerca d’autore” di cui stiamo discutendo. Il Professor Gentile da Bojano, ne esce davvero malconcio. L’inversione a “U” praticata da costui (già visibile nel volume “Contro Cesare”, di cui abbiamo denunciato l’incredibile deformazione, per non dire falsificazione, dei fatti, in merito alle citazioni inserite nel testo, trattate in modo da poter permettere di sostenere la teoria del “paganesimo” fascista, qui), ha davvero poco a che vedere con la decenza e la deontologia professionale del ricercatore, perché i suoi precedenti lavori, andavano a scagliarsi proprio contro le “vulgate di comodo”, cioè contro la semplificazione politica e la volgarizzazione delle interpretazioni storiografiche, cosa che invece esegue egli stesso in questo ultimo “lavoro”. Senza voler ricordare ai nostri lettori le molteplici opere del Gentile da Bojano, da noi stessi citate in vari periodi della nostra attività, sempre in modo critico, possiamo riferirci a uno stralcio che, fra gli altri, abbiamo pubblicato sul nostro forum, abbastanza significativo, poiché riporta le interpretazioni sull’ “essenza” del Fascismo (qui). Nonostante che nella citazione riferita a questo link, il Gentile da Bojano renda evidente la propria interpretazione Liberale e antifascista, risulta ugualmente palese come egli non lo “riduca” alla semplice concezione “della vulgata antifascista” quale movimento violento, razzista e sterminatore sulla quale oggi si ritrova egli stesso appiattito! Anzi, proprio nella citazione salta agli occhi l’esatto opposto, quando proprio in riferimento alle differenze plateali col Nazional-Socialismo e col Comunismo (motivo per cui, secondo il Gentile da Bojano, lo stesso Totalitarismo Fascista non poteva essere equiparato a quello degli altri regimi così definiti, proprio per le differenze nodali riguardanti la violenza sistematica ed il razzismo da essi espressi, ma non presenti in quelle forme nel Fascismo Mussoliniano!) egli poneva in risalto esattamente la volontà del Fascismo di rendere codeste antinomie sempre più chiare e smaccate, distaccandosene:

…i fascisti protestavano la funzione rivoluzionaria del mito dello Stato totalitario, la sua dimensione nazionale ed europea e la sua «modernità» perché rispondente alle esigenze della società moderna occidentale, capace di risolvere con una formula nuova i problemi dell’epoca storica iniziata con la Rivoluzione francese, mentre molti fascisti rifiutarono l’assimilazione con i vari movimenti e regimi autoritari di destra, compreso il nazismo, che pullularono nell’Europa fra le due guerre mondiali. Questi, secondo i fascisti, rimanevano prigionieri di un pregiudizio tradizionalista, conservatore, nazionalista o razzista, e non potevano perciò aspirare a rappresentare una vera alternativa europea alla minaccia rivoluzionaria del comunismo, a svolgere una missione di «nuova civiltà» per tutti i popoli dell’Occidente, come invece avrebbe fatto il fascismo, in virtù dei principi dello Stato totalitario e delle qualità «universali» della stirpe italica: «Il Fascismo non è chiuso in se stesso, ma è europeo e si pone come europeo: e in verità, non come paladino di una nuova Santa Alleanza e di una nuova Restaurazione, ma di una nuova Rivoluzione, che ponga fine al plutocratismo materialistico moderno». La «nuova Europa» che il fascismo vagheggiava di riordinare, dopo la vittoria dell’Asse, quasi in concorrenza con il programma di «ordine nuovo» nazista, non avrebbe dovuto essere organizzata unicamente sulla base di una brutale ricomposizione di rapporti di forza, con la supremazia di una razza o di una classe, ma secondo i princìpi dell’organizzazione totalitaria, di cui il fascismo rivendicava l’originalità e la validità nei confronti del nazismo…  (Cfr. Edizione riveduta del volume “Il Mito dello Stato Nuovo” del 1999 edito da Laterza)

Inutile poi ricordare la posizione del Parlato, replicante pedissequamente quella del De Felice, per cui il “nostro” ha pure fondato un centro Culturale intitolato a Ugo Spirito (sic!), che, recentemente, guardate voi i casi della vita, ha pure acquisito il fondo della Scuola di Mistica Fascista! Le dichiarazioni di ossequiosa obbedienza agli ordini dell’ANPI proferite dal Parlato, che inverte e ribalta completamente la propria “posizione culturale”, hanno dell’incredibile la dove egli acconsente ad allinearsi ad una operazione di mera propaganda politica come si configura quella inerente la creazione del sedicente “Museo della Repubblica Sociale”. Insomma, “cultura (insieme alla Carità!) l’è morta”! Ma evidentemente lo era già dal 1945, ossia dall’indomani dell’instaurazione del regime di occupazione straniera permanente sul suolo che fu Italiano, che oggi giunge soltanto alle sue estreme ma logiche conseguenze!

Invece, ulteriore esempio della veracità della realtà storica proposta sulle pagine di questo blog (a tacer di quanto abbiamo già portato alla vostra attenzione, che svergogna la tendenziosità delle ricostruzioni di tali cosiddetti “uomini di cultura”, ad es. qui qui), da Noi fascisti sempre opposta alla apoditticità propagandistica dell’antifascismo istituzionale, è quello dell’ulteriore studio che vogliamo proporre ai nostri lettori, eseguito da un Sacerdote Cattolico e Fascista (il che, secondo le interpretazioni di E. Gentile e Parlato sarebbe un assurdo storico, visto che oggi, per costoro, il Fascismo rappresenterebbe soltanto un paganesimo sterminatore razzista!). Il Libro cui alludiamo è un pregevolissimo esempio storico-politologico, che analizza la vicenda pre e post unitaria Italiana, dal punto di vista delle dottrine politiche e filosofiche che l’hanno inverata, mettendole a confronto col costituzionalismo Fascista. Tale lavoro, se messo in relazione coi libelli di propaganda bellica stilati dagli odierni propagandisti antifascisti, riluce come fosse il Sole paragonato all’abisso! Basterebbe solo questo libro per tacitare tutte le malevole interpretazioni di Emilio Gentile da Bojano e di conseguenza, pure quelle di Parlato, pure sbugiardate completamente anche dal Sacerdote Padre Antonio Messineo, da noi pubblicato in un recente articolo (qui), il quale come abbiamo ricordato è stato persino consultore dei cosiddetti “padri costituenti democratici”! Ma le smentite più clamorose alla vulgata antifascista arrivano da antifascisti seri come Carlo Silvestri (qui), e da studi di autori indipendenti e coscienziosi (qui). Dunque, il tipo di costituzionalismo fascista – che probabilmente, stando alla vulgata imposta dalle istituzioni demo-liberali antifasciste, quei contemporanei al “regime” hanno solo “sognato” di vivere, visto che ai “nostri tuttologi cattedratici” basta la “propria parola” per rendere vani tutti i fatti della Storia che invece la smentiscono platealmente e clamorosamente – viene descritto dal Sacerdote Fascista don Luigi Dilda come assolutamente armonico, non solo alla Civiltà Cattolico-Romana, ma allo stesso Sviluppo della Cultura ed Identità italiane, che sono rappresentate in modo coerente nella Dottrina di Mussolini. Ai nostri lettori, come nostro costume, riportiamo I FATTI, che, SOLI, “valgono e varranno sempre più delle parole” (cit. B. Mussolini). Dunque, buona lettura: Dopo la Rivoluzione Fascista! …e buone feste!

IlCovo https://bibliotecafascista.org/2022/12/24/storiografia-prostrata-alla-politica-antifascista/

La Bolletta del Natale

Condividi su:

Buongiorno Christus Rex
sono Veronica Colombo, e faccio parte del team di Prontobolletta.
Vi contatto in quanto avrei il piacere di presentarvi il nostro ultimo articolo che pone in analisi l’aumento dei costi a causa del consumo elevato di gas ed elettricità dentro e fuori le abitazioni di tutta Italia
Nel periodo Natalizio, non si parla solo di aumento dei costi e della spesa per la famiglia ma anche dell’impatto ambientale causato dalle luci e catene luminose che addobbano le case e fanno brillare le città. Solo in questo periodo dell’anno, in Italia, vengono immesse nell’atmosfera circa 20mila tonnellate di CO2 proprio a causa delle decorazioni natalizie. E’ davvero possibile limitare il consumo? In che modo risparmiare gas ed elettricità nelle abitazioni? 

di Veronica Colombo

Si prevede un Natale all’insegna dei rincari per tutto il territorio nazionale. Dalle bollette alla spesa per andare a sciare. La spesa per una famiglia sul Mercato Tutelato per il periodo natalizio è di circa 1,70 euro in bolletta della luce, quasi un euro in più rispetto al 2021, quando il costo stimato era di 0,77 euro.
Questo tenendo in conto che ogni famiglia utilizza almeno una catena di 300 luci Led per illuminare l’albero e un tubo Led per decorare esternamente balconi e finestre.

Ma non è solo un fattore di spesa e costi aumentati. Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale, calcolando l’impatto del Natale sull’ambiente, decorare la casa con luci e catene luminose produce in Italia circa 20mila tonnellate di CO2 che vengono immesse nell’atmosfera.
Come ogni Natale che si rispetti, in Italia, dall’8 dicembre al 6 gennaio sia gli interni che gli esterni delle abitazioni sono decorati con illuminazioni natalizie che rimangono accese diverse ore al giorno se non anche di notte.

Secondo SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale) si tratta di una vera e propria invasione di fili luminosi e di lampadine che determina un incremento dei consumi energetici di circa il +30% rispetto al resto dell’anno, pari a 1.600 MWh al giorno ossia 46.400 MWh di energia consumata solo nel periodo che va dall’8 dicembre all’Epifania. I consumi in questo periodo equivalgono a 650 tonnellate di CO2 immesse ogni giorno in atmosfera, tra le 18 mila e le 20mila tonnellate di CO2 durante l’intero periodo delle festività. Si tratta delle stesse tonnellate di Co2 emesse da oltre 6.000 automobili in un anno.

La spesa delle famiglie per illuminare le case con addobbi e luminarie costa oltre 30 milioni. Il consumo di energia cresce del 30%, impattando su bollette e ambiente. Per andare a sciare la media pro capite sarà compresa tra 1.400 e 1.600 euro, trasporti esclusi, con una crescita del 15-18% rispetto a un anno fa. Costi e impatto ambientale si abbattono sensibilmente se si ricorre alle luci Led per risparmiare in bolletta.

Con le luci Led l’incidenza sulle bollette è di pochi centesimi di euro al giorno. Al contrario, un filo di luci di vecchia generazione tenuto acceso diverse ore al giorno incide fino a 15 euro a famiglia sulla bolletta di dicembre. Ipotizzando l’utilizzo di 3 fili di luci tra interni e balconi, l’aggravio di spesa sul fronte dell’energia può raggiungere i 60 euro.

Come poter risparmiare durante le festività?                                                                                                                                             

Per risparmiare esistono alcuni ‘trucchi’ che possono aiutare a non spendere o consumare energia in modo spropositato.

  • Innanzitutto bisognerebbe puntare sulle luci in qusanto arebbe meglio utilizzare una tipologia di luci Led sia per l’interno che per l’esterno delle abitazioni.
  • E’ possibile ridurre consumi e sprechi utilizzando timer che limitano la durata di accensione delle illuminazioni, e diminuendo il numero di luci sull’albero di Natale sfruttando oggetti riflettenti come specchi e palline argentate o dorate che riescono a ricreare, senza elettricità, un particolare sbrilluccichio.
  • Molto più luminose delle classiche grazie ai toni sul blu, riescono a risparmiare fino al 90% rispetto a quelle ad incandescenza. Leggermente più costose se confrontate con le tradizionali, non solo durano di più, ma consumano decisamente di meno.
  • Inoltre si può limitare l’utilizzo delle luci optando per la luce delle candele. Disponibili in forme e grandezze diverse, si possono scegliere anche quelle profumate che ricordano i classici aromi natalizi. In questo caso si riuscirà a creare nelle abitazioni un’atmosfera raccolta, accogliente e natalizia.
Come risparmiare il Gas a Natale?
Infine, alcuni consigli utili e non banali da ricordare se si vuole diminuire il consumo medio di Gas nelle abitazioni nel periodo Natalizio. Durante il periodo di Natale, pranzi e cene sono all’ordine del giorno, quindi passiamo molto tempo dietro ai fornelli con gli elettrodomestici in funzione.
Per risparmiare si può scegliere di usare il forno per le preparazioni grandi e che hanno bisogno di più tempo di cottura, mentre quello a microonde se dovete scaldare un piatto pronto.
Ricordiamo anche che durante il pranzo o la cena, complici anche gli abiti più pesanti, la vicinanza tra i commensali crea un naturale aumento della temperatura. In questo caso meglio abbassare il termostato e si avrà lo stesso risultato. Nel caso di riscaldamento centralizzato, visto che la maggiorate della giornata si passerà attorno al tavolo, meglio azionare solo quello presente nella stanza in cui ricevete gli ospiti e spegnerlo nel resto delle camere.

12 dicembre ore 23.30 Rai 1: la storia di Sergio Ramelli

Condividi su:

Segnalazione di Angelo Paratico

Lunedì 12 dicembre, su Rai 1 alle 23.30, nella sesta puntata di “Cronache criminali” lo lo scrittore e sceneggiatore, già magistrato, tra i massimi esperti di crime, Giancarlo De Cataldo, affronta il decennio più controverso della storia italiana contemporanea: gli anni 70.

Lo farà attraverso la ricostruzione degli omicidi di Sergio Ramelli a Milano nel 1975, e di Walter Rossi a Roma nel 1977.

Per la storia di Sergio Ramelli una nuova occasione di essere narrata al grande pubblico. Sarà un occasione che farà conoscere una storia che fa ancora paura e che, da martedì, a certi personaggi, farà ancora più paura.

Non mancate all’appuntamento lunedì prossimo alle 23,30 su Rai 1 e se non riuscite a vedere la puntata potrete guardarla in differita su RaiPlay

 

La Merkel ammette che Minsk era solo un espediente

Condividi su:

di Andrew Korybko

I critici potrebbero affermare che la nuova prospettiva del Presidente Putin è arrivata otto anni troppo tardi, ma tardi è sempre meglio che mai. La Merkel lo ha manipolato per anni prima di confessare il suo tradimento, che ha insegnato al leader russo la dolorosa lezione di non potersi più fidare di nessuno dei suoi pari occidentali. Invece, ora abbraccia con entusiasmo le sue grandi potenze del Sud globale, in particolare il Primo Ministro indiano Modi, che condivide la sua grande visione strategica di un futuro multipolare.

L’ex cancelliere finalmente esce allo scoperto

Nessuno può affermare con sicurezza di sapere come si concluderà l’ultima fase del conflitto ucraino, che ha avuto origine dall’operazione speciale che la Russia è stata costretta ad avviare per difendere l’integrità delle sue linee rosse di sicurezza nazionale dopo che la NATO le aveva oltrepassate. Dopotutto, i colpi di scena che si sono verificati finora hanno colto tutti di sorpresa, dalla riunificazione della Novorossia con la Russia ai due attacchi di droni di Kiev all’inizio di questa settimana nell’entroterra del suo vicino.

Detto questo, si può prevedere con sicurezza che il conflitto rimarrà quasi certamente prolungato negli anni a venire, sulla base della candida ammissione dell’ex cancelliere tedesco Merkel che il processo di pace di Minsk era solo un espediente per rafforzare le capacità militari offensive di Kiev. Le sue parole hanno fatto eco a quelle dell’ex presidente ucraino Poroshenko, che ha detto esattamente la stessa cosa all’inizio di quest’anno, con la differenza che lui non è mai stato considerato amico del presidente Putin, a differenza della Merkel.

L’operazione di manipolazione della percezione della Merkel contro Putin

I due parlano correntemente la lingua dell’altro, hanno trascorso gli anni della loro formazione professionale nell’ex Germania dell’Est, presiedono grandi potenze storiche e le loro rispettive economie sono chiaramente complementari, motivo per cui hanno collaborato strettamente su un’ampia gamma di questioni. Col tempo, il Presidente Putin ha iniziato a proiettare su di lei se stesso e la sua grande visione strategica di un’”Europa da Lisbona a Vladivostok”, che lei ha assecondato riflettendo retoricamente per alimentare i suoi pregiudizi di conferma.

In tutto questo tempo, però, si è scoperto che lei lo stava solo ingannando, dicendo al leader russo tutto ciò che voleva sentirsi dire, e il suo superficiale sostegno al processo di pace di Minsk è stato l’epitome del suo approccio manipolatorio al Presidente Putin. Ha valutato con precisione quanto lui desiderasse ardentemente che la pace prevalesse in Ucraina per sbloccare il promettente ruolo geostrategico di quel Paese come ponte tra la sua Unione Economica Eurasiatica (EAEU) e la sua Unione Europea, secondo la sua già citata visione a lungo termine.

Tuttavia, non aveva alcun desiderio di realizzarlo, nonostante la sua proposta fosse vantaggiosa per entrambe le parti, poiché la grande visione strategica di Merkel consisteva nel portare a termine il progetto secolare della Germania di prendere il controllo dell’Europa senza sparare un colpo. A tal fine, ha dovuto placare la Russia manipolando la percezione del suo leader, in modo che questi la considerasse erroneamente come il leader di uno Stato amico e quindi non esercitasse pressioni sul blocco in modo da ostacolare il suo obiettivo di espandere l’influenza tedesca su di esso.

Psicanalisi di Putin

Dal momento che la Merkel ha giocato così magistralmente con le aspettative del Presidente Putin, presentandosi falsamente come la stessa visionaria pragmatica e orientata all’economia che era lui, anziché come l’ideologa a somma zero che è stata in realtà per tutto questo tempo, il Presidente Putin è stato indotto con successo a fidarsi di lei. Il risultato finale è stato che il leader russo ha pazientemente trattenuto la sua Grande Potenza per quasi otto anni, nonostante le innumerevoli provocazioni contro la sua etica nell’ex Ucraina orientale.

La sua mentalità era che “il fine giustifica i mezzi”, che in questo contesto si riferiva al suo calcolo costi-benefici secondo il quale i costi pagati dalla popolazione russa del Donbass sarebbero valsi alla fine se la sua pazienza avesse guadagnato abbastanza tempo da permettere alla Germania di convincere Kiev ad attuare con successo gli accordi di Minsk, costruendo così alla fine un’”Europa da Lisbona a Vladivostok” che avrebbe portato benefici a tutti. Con il senno di poi, il problema è che il Presidente Putin era l’unico leader a volerlo veramente.

È stato ingannato per quasi otto anni dalla Merkel, con la quale ha stretto un forte legame durante i molti anni di mandato a causa delle loro affinità personali e della sua manipolazione di successo delle sue percezioni, facendogli credere erroneamente che lei condividesse la sua grande visione strategica, come è stato spiegato in precedenza. Essendo un vero statista, egli dava per scontato che i suoi colleghi – soprattutto quelli che rappresentavano grandi potenze come la Merkel – fossero dello stesso calibro professionale, e quindi dava per scontato che fossero tutti attori razionali.

Il senno di poi è 20/20

La realtà era però completamente diversa, poiché il Presidente Putin si è rivelato essere l’ultimo vero uomo di Stato occidentale, il che significa che era l’unico a operare su basi razionali, mentre tutti gli altri perseguivano obiettivi ideologici. Se ne è reso conto solo anni dopo, essendo invece caduto nella falsa percezione che tutti fossero più o meno visionari pragmatici e guidati dall’economia come lui, grazie soprattutto al successo dell’operazione di gestione della percezione condotta dalla Merkel nei suoi confronti.

La sua prolungata farsa nel fingere di condividere la sua grande visione strategica è stata abbastanza convincente da indurre il Presidente Putin ad abbassare la guardia, a dare per scontate le sue parole e a supporre che avrebbe fatto in modo che la Germania alla fine convincesse Kiev ad attuare pienamente gli accordi di Minsk. Se avesse sospettato la sua disonestà, avrebbe certamente abbandonato questo approccio molto prima, ma è caduto completamente nella sua recita, poiché si è conformato al suo pregiudizio di conferma di leader razionale di una Grande Potenza.

Questo spiega perché abbia aspettato così a lungo prima di ordinare l’operazione speciale, dal momento che confidava sinceramente che lei condividesse la sua grande visione strategica di un’”Europa da Lisbona a Vladivostok”, che richiedeva una pace duratura in Ucraina per essere attuata. Invece, la Merkel cercava spietatamente di portare a termine il complotto secolare della Germania per prendere il controllo dell’Europa senza sparare un colpo, cosa che il suo successore Scholz ha quasi ammesso di voler fare nel manifesto appena pubblicato dalla rivista Foreign Affairs.

Non è una coincidenza che poco dopo la Merkel abbia confessato le sue vere intenzioni di assecondare il processo di pace di Minsk, dal momento che non c’era più motivo di rimanere riservata. Scholz ha vuotato il sacco vantandosi dell’agenda egemonica della Germania, che ha apertamente descritto come guidata dal desiderio di rispondere alle minacce che, secondo lui, provengono “più immediatamente” dalla Russia. Non avendo nulla da perdere, la Merkel si è tolta la maschera e ha finalmente mostrato al Presidente Putin il suo vero volto.

Non c’è dubbio che lui si sia reso conto, qualche tempo prima dell’inizio dell’operazione speciale del suo Paese, che lei lo aveva ingannato per anni, motivo per cui ha intrapreso quel passo fatidico alla fine di febbraio, ma ora è in bella mostra anche per il mondo intero. La Merkel era l’unico politico occidentale di cui il Presidente Putin si fidasse sinceramente, e questo è uno dei motivi per cui ha rimandato l’ordine della suddetta operazione per quasi otto anni, nella falsa speranza che la Merkel potesse contribuire a garantire la pace in Ucraina.

L’impatto psicologico del tradimento della Merkel

Dopo che la Merkel ha ammesso così sfacciatamente di aver tradito la sua fiducia vantandosi del fatto che “Putin avrebbe potuto facilmente invadere [l’Ucraina] all’epoca” se lei non fosse stata al fianco del processo di pace di Minsk, facendolo così desistere per quasi un decennio, è improbabile che il leader russo si fidi ancora di qualcuno in Occidente. Questa intuizione psicologica aggiunge un contesto cruciale alla coincidenza con cui ha dichiarato, lo stesso giorno in cui è caduta l’intervista, che il conflitto ucraino “potrebbe essere un processo lungo”.

È chiaro che ora ha capito che si tratta di una lotta prolungata per il futuro della transizione sistemica globale, anche se la Russia può ancora vincere strategicamente anche nello scenario di uno stallo militare in Ucraina. Questo perché tale esito porterebbe i processi multipolari a guida indiana a continuare a proliferare, cambiando così in modo irreversibile il corso delle relazioni internazionali. A questo punto della nuova guerra fredda, la Russia sta combattendo un conflitto difensivo, ma per una volta il tempo è dalla sua parte.

Il Presidente Putin ora sa che ogni pausa nei combattimenti sarà solo un’opportunità per entrambe le parti di riorganizzarsi, riarmarsi e inevitabilmente riprendere le operazioni offensive, il che significa che il campo di gioco strategico è ora livellato, poiché finalmente sta operando secondo la stessa mentalità dei suoi avversari già da anni. Ciò rafforzerà la sua determinazione a continuare a fare tutto il possibile per accelerare i processi multipolari, il che richiede innanzitutto il mantenimento della Linea di Controllo (LOC).

La nuova grande visione strategica di Putin

Per perseguire questo obiettivo più immediato, la Russia potrebbe effettivamente riprendere a partecipare al processo di pace, precedentemente sabotato, a patto che vengano soddisfatte almeno superficialmente alcune condizioni, ma nessuno dovrebbe interpretare questo potenziale sviluppo come un segnale di debolezza strategica da parte sua, a differenza di quanto avveniva in passato. La differenza tra allora e oggi è che il Presidente Putin ha imparato molte lezioni dolorose e non intende più approfittare dei suoi gesti di buona volontà.

Mentre il processo di pace di Minsk, col senno di poi, non è stato altro che un mezzo per manipolare le percezioni del Presidente Putin al fine di influenzarlo a esercitare moderazione e quindi a guadagnare tempo per Kiev per prepararsi a un’offensiva finale nel Donbass, qualsiasi processo gli succederà non sarà altro che un mezzo per il leader russo per guadagnare tempo affinché i processi multipolari continuino a proliferare a spese del Miliardo d’oro dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti e dei loro interessi egemonici unipolari.

Il grande obiettivo strategico del Presidente Putin non è più un’”Europa da Lisbona a Vladivostok”, ma riformare le relazioni internazionali in piena collaborazione con i Paesi del Sud globale guidato dai BRICS e dalla SCO, di cui la Russia fa parte, affinché l’ordine mondiale diventi più democratico, equo e giusto. Ciò è in linea con la visione esposta nel suo Manifesto Rivoluzionario Globale, su cui si è basato nelle ultime due stagioni e che oggi può essere descritto come l’ideologia non ufficiale della sua Grande Potenza.

Pensieri conclusivi

I critici potrebbero affermare che la nuova prospettiva del Presidente Putin è arrivata otto anni troppo tardi, ma tardi è sempre meglio che mai. La Merkel lo ha manipolato per anni prima di confessare il suo tradimento, che ha insegnato al leader russo la dolorosa lezione di non potersi più fidare di nessuno dei suoi pari occidentali. Invece, ora abbraccia con entusiasmo le sue grandi potenze del Sud globale, in particolare il Primo Ministro indiano Modi, che condivide la sua grande visione strategica di un futuro multipolare.

La transizione sistemica globale sta attualmente procedendo lungo questo percorso, ma ha ancora bisogno di tempo per diventare irreversibile, il che a sua volta richiede che la Russia mantenga la posizione di blocco. Che sia attraverso mezzi militari, politici o una combinazione di questi due mezzi, ci si aspetta che il Presidente Putin faccia tutto ciò che è in suo potere per guadagnare tempo affinché questi processi multipolari guidati dall’India continuino a proliferare a tal fine, il che garantisce che il conflitto ucraino rimarrà prolungato indipendentemente da qualsiasi cosa si dica.

Pubblicato in partnership su One World – Korybko Substack

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Foto: Idee&Azione

9 dicembre 2022

IL CROCIFISSO ESILIATO

Condividi su:

Segnalazione del Centro Studi Livatino

di Mauro Ronco

Il Crocifisso di Munster viene rimosso dalla Friedensaal del Municipio di Westfalia in occasione della conferenza sulla pace dei Ministri degli Esteri del 3 e 4 novembre scorso. In Europa si litiga su tutto, ma sul Crocifisso l’accordo è totale: non va accolto. È così, nel luogo dove si pose fine alla guerra di religione nel 1648, si sancisce sbrigativamente l’esilio di quel che venne riconosciuto come fondamento della pace in Europa.

1La rimozione del Crocifisso di Münster. – I Ministri degli Esteri del G7 (Germania, Francia, Italia, Giappone, Canada, USA e Gran Bretagna) si sono incontrati nei giorni 3 e 4 novembre 2022 nella Città di Münster della Westfalia per una conferenza sulla pace organizzata dal Ministero Federale degli Esteri sotto la presidenza della Ministra tedesca Annalena Baerbock, esponente del partito dei Grünen.

L’incontro è avvenuto nella Friedenssaal dello storico municipio di Münster ove vennero siglati i Trattati di Westfalia che misero fine nel 1648 alla trentennale guerra di religione tra protestanti e cattolici consumatasi in larga parte dell’Europa.

Il carattere simbolico della Friedenssaal dal punto di vista religioso è evidenziato  dalla sporgenza nella sala di una parete rivestita di legno ove è situato un grande Crocifisso, il Ratskreuz del XVI secolo. Innanzi alla venerabile icona furono siglati i Trattati di pace del 1648. Ancora oggi gli eletti al Consiglio della Città, prima di assumere le funzioni di Consiglieri, prestano giuramento innanzi a questo Crocifisso, di inestimabile valore religioso e storico.

In occasione dell’incontro dei Ministri degli Esteri del  G7 il Crocifisso è stato rimosso. Il quotidiano tedesco Die Welt ha riportato in un primo momento tale notizia riferendo quanto dichiarato dal portavoce della Città di Münster, che la rimozione era stata richiesta dalla Ministra in persona. La notizia è stata successivamente corretta. Alle critiche di alcuni deputati dei partiti cristiani CDU e CSU ha fatto seguito una dichiarazione del Ministero degli esteri, sulla circostanza che non era stato il desiderio della Ministra a provocare la rimozione.

La decisione non avrebbe avuto alcuna rilevanza politica, poiché era stata decisa dalla Divisione-protocollo del Ministero previo accordo con la Città di Münster. Annalena Baerbock nel pomeriggio del 4 novembre ha soggiunto di aver appreso della rimozione allorché aveva fatto ingresso in  mattinata nella Friedenssaal: “il Crocifisso è anche parte della storia del luogo, perciò avrebbe anche potuto rimanerci”.

2L’offesa al patrimonio religioso e culturale dell’Europa. – L’episodio si rileva come segno della tendenza sempre più accentuata di cancellare dal territorio europeo i simboli cristiani e, in specie, la Croce su cui Nostro Signore Gesù Cristo è morto per riconciliare al Padre gli uomini e le donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi.

Con la sua precisazione – non priva di ambiguità, poiché il Sindaco di Münster Markus Lewe ha dichiarato: “questa decisione non avrebbe dovuto essere presa e me ne rammarico”- la Ministra ha inteso togliere rilievo politico al gesto.

La ragione per cui ella ha dichiarato che il Crocifisso avrebbe potuto anche restare nella Friedenssaal – cioè che quell’icona costituisce una parte della storia del luogo – rivela anzitutto il suo ateismo: ella, allo stesso modo del Cancelliere tedesco e del Ministro dell’Economia, ha prestato giuramento, assumendo l’incarico di Ministro, omettendo il richiamo a Dio presente nella formula prescritta dalla legge tedesca.

Ma la precisazione fatta mostra soprattutto la sua incomprensione profonda in ordine al significato degli eventi storici.

Ella ha dichiarato che il Crocifisso avrebbe potuto rimanere nella Friedenssaal perché fa parte della storia del luogo, trascurando con ciò di ricordare che tutti gli eventi storici sono costituiti non soltanto da un supporto fisico-materiale, bensì soprattutto da un significato spirituale, che illumina di luce razionale il fine per cui gli uomini hanno tenuto determinate condotte.

Il Crocifisso di Münster ,nonché la sottoscrizione innanzi a esso dei Trattati di pace non sono un fatto storico muto che fa parte soltanto della storia di un luogo, ma costituiscono il patrimonio, anche culturale, che la generazione che stipulò la pace trasmise alla seguente, e così via, generazione per generazione. L’atto di trasmissione non è puramente meccanico, giacché incorpora il valore spirituale inerente agli atti compiuti dai protagonisti della pace del 1648.

La storia non è soltanto il passato, come sembra ritenere Annalena Baerbock. All’evento del 1648, celebrato innanzi al Crocifisso, ella amputa il valore spirituale che gli uomini dell’epoca ad esso assegnarono. Tale valore spirituale è il principio costitutivo concreto di una civiltà, di una società, di una nazione. Si tratta di ciò che rende possibile il progresso, l’educazione, la stessa vita della cultura, come vita di creazione e di assimilazione di un patrimonio realizzato dall’umanità. La trasmissione del valore spirituale sintetizza lo statuto concreto dell’uomo come spirito incarnato che vive nel tempo.

La rimozione del Crocifisso dalla Friedenssaal – indipendentemente da chi ne sia stato l’autore materiale  – costituisce un atto simbolico espressivo del rigetto del patrimonio spirituale comune ai popoli europei.

3Il rancore contro lo statuto ontologico integrale dell’uomo, spirito incarnato. – L’uomo è anche un ente spirituale, composto indissolubilmente di anima e di corpo. La sua spiritualità suscita in lui l’energia di superare i suoi limiti fisici e psicologici nella ricerca dell’essere, del bene e dell’unità. Questi beni costituiscono obiettivamente la dimensione che perfeziona in modo specifico la natura umana.

La rimozione dei simboli religiosi – o la loro devastazione o imbrattamento, come accade sempre più spesso in Europa e nell’America del Nord[1] – esprime, pertanto, un vero e proprio rancore contro  la natura della persona e contro la sua tendenza intrinseca all’autotrascendimento e al perfezionamento della sua natura in Dio creatore e provvidente.

Quindi i gesti del tipo di quelli di Münster offendono la persona umana e il suo diritto alla libertà religiosa. Essa non consiste infatti soltanto nell’immunità dalla coercizione ad essere forzato ad agire secondo la coscienza, ma anche nella libertà positiva di proporre pubblicamente la fede, perché “le moltitudini hanno il diritto di conoscere le ricchezze del mistero di Cristo”[2].

La cosiddetta cancel culture della memoria religiosa e, in specie, della memoria dei popoli che hanno visto la nascita della loro civiltà sul fondamento della fede religiosa, costituisce anche una grave aggressione al diritto alla libertà religiosa, che “è la premessa e la garanzia di tutte le libertà che assicurano il bene comune delle persone e dei popoli”[3].

4. La sfida a Dio onnipotente. – Né va dimenticato, infine e soprattutto, che per i cristiani la cancellazione di simboli religiosi e, in particolare, dell’icona di Nostro Signore Gesù Cristo che riconcilia gli uomini al Padre con il sacrificio della Croce, costituisce anche espressione di quel “Non serviam”, che fu pronunciato dall’Arcangelo ribelle nel tempo misterioso precedente alla creazione del mondo degli uomini. Il “Non serviam” si è ripetuto innumerevoli volte nella storia; oggi sembra essersi eretto come principio cardine della cancel culture, che intende strappar via la prima Tavola del Decalogo, in cui è scritto ciò che Dio per bocca di Mosè disse a Israele riunito in assemblea: “Io sono il Signore, tuo Dio… non avere altri dei di fronte a me”[4].

Questa sfida rischia di far scomparire la nostra civiltà secondo l’ammonimento di Giambattista Vico nella Scienza Nuova, per cui tutte le nazioni sorsero e tutte si conservano o si distruggono a seconda che in esse siano venerate la religione, il matrimonio, e la tradizione[5].


[1] In Vandea nel 2018 fu eretta su decisione del Municipio di Sables-d’Olonne una statua di San Michele nella piazza antistante la chiesa di Saint Michel. Su ricorso dell’associazione La Libre Pensée il Tribunale amministrativo e la Corte di Appello amministrativa di Nantes hanno ordinato con le loro sentenze di rimuovere la statua (sentenze rispettivamente del 16.12.2021 e del 16.09.2022). Ciò perché “la statua dell’Arcangelo San Michele…è un emblema religioso” e, pertanto, il suo insediamento è contrario alla legge del 1905  sulla separazione tra Chiesa e Stato. Le Maire di Sables-d’Olonne ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, forte anche di un referendum, estraneo alla procedura giudiziaria nel quale gli abitanti della Città avevano espresso il loro parere favorevole alla permanenza della statua nella misura del 94.51%.

[3] Ibidem, § 39.

[4] Deut., 5,6.

[5] G. Vico, Scienza Nuova (1744): Libro Primo – Dello Stabilimento de’ Principj , Bompiani, Milano, 2013, 825-906.

1 2 3 4 5 6 7 10