Riceviamo e pubblichiamo questa bella lettera, che cita don Ferdinando Rancan, sacerdote veronese, morto da non molto, al quale alcuni di noi furono affezionati e dal quale andavano a confessarsi. I genitori del nostro Resp. Naz. Matteo Castagna, ad esempio, furono sposati da lui.
Un fulgido esempio di Fede e Opere, seppur completamente diverso, è dato anche da un altro sacerdote diocesano, parroco per anni nel paesino di Spinga in Val Pusteria, morto da qualche giorno a 92 anni, acerrimo nemico del Concilio, che per almeno 4 anni celebrò solo la S. Messa tradizionale “non una cum”: don Joseph Zieglauer caro a noi veronesi perché celebrò nel 2000 la Messa pubblica di riparazione al primo Gay Pride in città.
di Patrizia Stella
Mai come in questo periodo storico in cui certi prelati della chiesa cattolica hanno voluto far emergere l’eretica figura di Lutero e del suo motto “Solo la fede salva”, mai come in questo periodo, è rispuntata la famosa diatriba “Meglio la fede o meglio le opere?” A maggior ragione perché anche San Paolo nella sua lettera ai Romani, affronta questo argomento affermando, a proposito di Abramo, che non esitò, per fede, a sacrificare il figlio Isacco, e pertanto: “Eredi dunque si diventa in virtù della fede, non in virtù della Legge…” (Rom. 4,1-13) dove per Legge San Paolo intende le opere della Legge.
La diatriba in realtà non esiste perché FEDE E OPERE SONO UN TUTT’UNO! Talmente unite che l’una non può sussistere senza l’altra e pertanto si richiamano a vicenda, o si annullano. Ma che cos’è la fede? Rispondiamo con le parole di don Ferdinando Rancan, sacerdote veronese morto all’inizio di quest’anno, tratto dal suo libro “Il senso del vivere”: “la fede è un’adesione a Dio che spinge a compiere le opere”. Semplice e chiaro. Non esiste una fede aleatoria, sulle nuvole alla quale aderisco senza contemporaneamente sentirmi spinto ad agire in concreto, con la mia vita, con le mie azioni, anche con la mia preghiera. Continua a leggere