La cittadinanza in Regno Christi e l’immigrazione selvaggia

Condividi su:

FB_20171227_07_04_23_Saved_Picture

di Matteo Castagna

Ha ragione Diego Fusaro laddove dice che, nel discorso di Natale, Bergoglio ha effettuato una “vera e propria omelia per lo ius soli: “Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto, sono i primi ad abbracciare colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza”. Legge del cuore (Hegel) e batticuore per l’umanità (ancora Hegel) non servono a nulla, senza considerare gli obiettivi rapporti di forza: i quali ci dicono che dare la cittadinanza a tutti è il primo passo per annichilire il concetto di cittadinanza e renderci tutti schiavi apolidi e migranti. La mondializzazione non vuole rendere cittadino chi ancora non lo è. Vuole rendere non-cittadino chi ancora lo è. Questo il punto. Insomma, l’omelia di Francesco, stavolta, sembra ispirarsi a Soros più che a Cristo“.

Sicché l’ultima spinta mondialista dell’anno viene proprio d’Oltretevere, in linea con le posizioni della sinistra che si lagna perché non è passata la legge che istituisce lo ius soli. Domani, infatti, Mattarella scioglierà le Camere e non ci sarà, quindi, più il tempo per votare alcunché. Ma, in questo modo, l’occupante del Soglio Pontificio non solo offre la sponda a “Liberi e Uguali” del Presidente del Senato, ma a tutta quella galassia che va dai centri sociali alla Cirinnà, dai catto-comunisti storici ai liberal di Emma Bonino. Del resto, per quest’ultima, che ricordiamo piangente di gioia al passaggio della legge che apre le porte all’eutanasia, Bergoglio ha sempre avuto parole d’elogio, considerandola tra i “grandi della Terra”.  Continua a leggere

26 Dicembre: S. Stefano Protomartire ora pro nobis

Condividi su:

Risultati immagini per Santo Stefano ProtomartireSegnalazione di Luciano Gallina

“A Gerusalemme il natale di Santo Stefano Protomartire, il quale fu lapidato dai Giudei non molto dopo l’Ascensione del Signore”.

Onnipotente e sempiterno Iddio, che col sangue del beato Stefano Levita accogliesti le primizie dei Martiri, concedi, te ne preghiamo, che sia nostro intercessore Colui che supplicò anche i suoi persecutori il Signor nostro Gesù Cristo, il quale con Te vive e regna nei secoli dei secoli. Così sia. (San Pio X, con decreto del 3/01/1914, ha concesso 300 giorni di Indulgenza a chi recita la suddetta antifona con la sua preghiera una volta al giorno; e l’indulgenza plenaria il 26 Dicembre e il 3 Agosto)

*******************************************************************

di Redazione

† Gerusalemme, 33 o 34 ca

La celebrazione liturgica di s. Stefano è stata da sempre fissata al 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio, furono posti i “comites Christi”, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio.  Continua a leggere

Catechismo Maggiore di S. Pio X: il Santo Natale

Condividi su:

Segnalazione del Centro Studi Federici

Catechismo Maggiore di San Pio X – Del santo Natale

4 D. Che festa è il santo Natale?
R. Il santo Natale è la festa istituita per celebrare la memoria della nascita temporale di Gesù Cristo.

5 D. Che cosa ha di particolare il santo Natale tra tutte le altre feste?
R. Il santo Natale tra tutte le altre feste ha due cose di particolare:
1 che si celebrano gli uffici divini nella notte precedente, secondo l’uso antico della Chiesa nelle vigilie;
2 che si celebrano tre messe da ogni sacerdote.

6 D. Perché la Chiesa ha voluto ritenere l’uso di celebrare nella notte del Natale i divini uffizi?
R. La Chiesa ha voluto ritenere l’uso di celebrare nella notte del Natale i divini uffizi per rinnovare con viva riconoscenza la memoria di quella notte, in cui, nascendo il divin Salvatore, cominciò l’opera della nostra redenzione. Continua a leggere

«BENEDETTO IL NATALE» DISCORSO DEL SANTO PADRE PIO XI PER LA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI

Condividi su:

1513665628330blobAula Concistoriale del Palazzo Apostolico Vaticano, Sua Santità Papa Pio XI
Mercoledì, 24 dicembre 1930

Venerabili fratelli e dilettissimi figli in Cristo,

Benedetto il Natale del Signore, che, insieme alle altre squisite consolazioni spirituali che suole arrecare a tutte le anime fedeli e non del tutto disattente al rinnovarsi ed al suonare delle ore di Dio, a Noi porta di nuovo anche questa sempre desideratissima ora di cuore a cuore con voi.

La voce del vostro cuore ha trovato tanta affettuosa espressione in quella del nuovo Decano del Sacro Collegio Cardinalizio, e Noi Ci affrettiamo a ringraziarvi dei vostri fraterni e filiali auguri, della. preziosa strenna delle preghiere che avete fatte per Noi e che Ci promettete di fare anche nelle sante feste e nel nuovo anno che sta per cominciare. Continua a leggere

Umiltà e stupore

Condividi su:

Risultati immagini per umiltà e stuporeScritto e segnalato da Danilo Quinto

Dice Nostro Signore Gesù Cristo (Mt. 11, 25-30): «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.  Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Commenta Sant’Agostino con straordinarie parole (Sermo, 126): «Ogni altro carico ti opprime e ti schiaccia, ma il carico di Cristo ti allevia il peso. Ogni altro carico è pesante, ma quello di Cristo ha le ali. Se a un uccello togli le ali, può sembrare che tu lo alleggerisca di peso, ma in realtà quanto più gli togli questo peso, tanto più lo blocchi a terra. Vedi dibattersi al suolo chi hai voluto alleggerire di un peso; restituiscigli le sue ali e vedrai come vola»

E’ il rapporto personale con Cristo che ci fa comprendere quanto Egli afferma: «Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero». Cristo c’insegna anche come fare per mettere in pratica nella nostra vita quotidiana quest’insegnamento. Dice: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore». Ci invita a vivere nella conoscenza e nella consapevolezza del nostro essere nulla. Solo questo sentire ed essere può accogliere quella libera iniziativa e quel meraviglioso dono di Dio, la grazia, che ci fa riconoscere che «Per noi Gesù venne a soffrire la fame e a dare cibo, venne a soffrire la sete e a dare da bere, venne rivestito della nostra mortalità e a rivestirci dell’immortalità, venne povero per farci ricchi (Sant’Agostino, Enarrationes in Psalmos, 49, 19). Solo l’umiltà ci porta ad abbandonarci alla volontà di Dio, a vivere su questa terra nell’attesa e nella speranza di Nuove Terre e Nuovi Cieli. San Matteo, riportando le parole di Gesù sugli scribi e i farisei, dice (23, 11-12): «Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato».  Ancora Sant’Agostino afferma (Epist. 118, 22): «Se mi chiedete che cosa vi è di più essenziale nella religione e nella disciplina di Gesù Cristo, vi risponderò: La prima cosa è l’umiltà, la seconda, l’umiltà, e la terza, l’umiltà».

I Potentati delle Tenebre fanno il loro lavoro, con il permesso di Dio e noi – secondo alcuni – non dovremmo neanche più supplicare Dio di «non indurci in tentazione», non dovremmo riconoscere con attitudine umile e mite la nostra inadeguatezza a lottare contro le tentazioni con le sole forze umane, non dovremmo piegare le nostre ginocchia rivolgendoci a Dio perchè ci renda forti. A chi dovremmo chiedere la forza per resistere agli assalti del male, al maligno? A lui non possiamo sfuggire se non è Dio stesso a liberarci, dando ascolto alla nostra umile preghiera perché venga in nostro soccorso e ci preservi dal male.

L’altro elemento che si accompagna all’umiltà, è lo stupore. Di fronte al mondo, l’uomo dell’antichità provava sorpresa, meraviglia, stupore. Pensiamo a Platone – che affermava: «Caratteristica precipua del filosofo è provare meraviglia; non c’è altro inizio della filosofia all’infuori di questo» – o ad Aristotele, che scrive: «lo stupore spinse gli uomini alla filosofia». L’uomo della modernità spiega tutto quello che lo circonda con la scienza, con il positivismo. Pensa di possedere e di comprendere tutto. Non possiede e non comprende nulla, invece. Si affida e si aggrappa alle logiche umane, le insegue, come fosse da esse attanagliato. Pensiamo e agiamo, per adorare Dio e salvare la nostra anima, con lo stesso stupore dei pastori di Betlemme, che, rassicurati dall’Angelo, raggiungono la grotta dove si trova il Bambino Divino. Affidiamoci alla protezione della Nostra Mediatrice, la Santa Vergine Maria, che indica all’umanità la strada della salvezza. «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38) dice all’Angelo Gabriele, che le annuncia che Ella ha «trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30). Si abbandona alla volontà di Dio. Lo fa con fede viva, oltre che con purezza, umiltà, candore, obbedienza. Scrive Giuseppe Ricciotti: «Come nel precedente episodio di Zacharia, abbiamo anche qui l’apparizione inaspettata ed il turbamento di chi la contempla; ma questa volta il turbamento è prodotto, non dalla visione in sé, bensì dalle grandiose parole udite ch’erano stimate sproporzionate alla destinataria. Era dunque il turbamento dello spirito ch’è umile ed ha coscienza della propria bassezza». Diceva San Giovanni Bosco: «E’ quasi impossibile andare a Gesù se non ci si va per mezzo di Maria». Aveva compreso la Sua grandezza umile, toccata e scelta da Dio per generare immacolata Suo Figlio, per custodirLo e assisterLo nella Sua infanzia, nella Sua adolescenza, fino all’età della Sua predicazione, per starGli accanto sempre, fino alla Sua morte e per vederLo risorto.

Umiltà e stupore, quindi, se si vuole essere figli dell’unico Dio che salva.

Chiedo scusa a coloro che già lo conoscono, ma in conclusione vorrei citare un testo che amo molto. E’ contenuto in un libretto curato dalle Sorelle del IV Ramo della Comunità dei Figli di Dio. S’intitola: Il Santo Rosario con Divo Barsotti. Scrive Barsotti nella meditazione sul Terzo Mistero Gaudioso, dove contempliamo la nascita di Gesù nella povera grotta di Betlemme (Omelia detta a Casa San Sergio, Vigilia di Natale del 1967): «Egli vive con te, dove tu sei, nella tua casa: sta con te mentre tu spazzi le scale, ti parla mentre tu cammini per le strade del mondo, vive nel tuo cuore mentre tu vivi la tua povera vita senza ricordarti di lui. E tu non ti ricordi di Lui perché aspetti che Egli rompa la tua sordità, che Egli ti accechi nella Sua gloria. Ma Dio non fa così. Dio, proprio perché vuole donarsi, deve vestirsi di questa umiltà, deve sprofondare in questo silenzio, deve farsi vicino a te in questa povertà di segni che è la tua vita. E’ questo che noi dobbiamo vivere, miei cari fratelli: ma proprio nell’umiltà, ma proprio spazzando le scale, ma proprio facendo la cucina, ma proprio andando a letto, alzandoci, andando a mangiare, ma proprio camminando per la strada. Perché il segno della presenza di Dio non è lo straordinario, ma l’umiltà più pura, ma gli avvenimenti più ordinari e comuni della tua vita. Dov’è la gloria di Dio? Precisamente in questa umiltà, in questa povertà, in questo nulla. Perché mai nessuna grandezza, perché mai nessuna luce, perché mai nessun avvenimento poteva maggiormente misurare per l’uomo l’infinito amore di Dio, che non si voleva fare nemmeno simile a te, ma più piccolo ancora di te, che sei nulla, perché tu dovessi difenderlo, tu, tu dovessi dargli il tuo latte, tu, tu dovessi portarlo nelle tue braccia, perché Egli non sa camminare, perché Egli non sa parlare, perché Egli da sé non vive senza di te: sei tu che devi dargli la vita. Miei cari fratelli, mie care figliole, non vogliamo vivere in questo stupore continuo di una prossimità divina? Sì, la nostra vita deve essere questo semplice e continuo stupore; non vi chiedo più nulla tranne questo: vivere nello stupore continuo di una continua presenza di amore. Che cos’è lo stupore? Voi lo sapete, estasi. Quando si dice estasi si crede di parlare di chissà cosa di straordinario. Estasi è semplicemente lo stupore che ci fa uscire un po’ da noi stessi. Ma guarda! L’anima rimane sospesa nella meraviglia: è così inatteso il dono di Dio, è così sempre sempre nuova questa meravigliosa festa di amore che è la vita presente, in cui Egli viene senza mai farsi precedere da nulla perché sia più grande la tua gioia nell’incontrarti con Lui. Vivere questo, ecco la vita».

Spero che i lettori che sono padri e madri vogliano leggere ai loro bambini e ai loro ragazzi questa bellissima meditazione di Don Divo Barsotti, recitando insieme in famiglia, la sera della Vigilia del Santo Natale, il Santo Rosario. Affidarsi di questi tempi alla lettura di testi di coloro che hanno vissuto con Dio e per Dio, è una grande consolazione.

Continua a leggere

La santificazione del tempo

Condividi su:

Risultati immagini per santificazione del tempoSegnalazione del Centro Studi Federici

di don Ugo Carandino

Editoriale di Opportune, Importune n. 33
Dalla Quaresima all’Avvento, da Pasqua a Natale… Col vortiginoso scorrere del tempo, “in ictu oculi”, anche il 2017 è quasi archiviato (senza “quasi” per chi riceverà il bollettino dopo le festività natalizie). Il passaggio da un anno all’altro solitamente è l’occasione di bilanci di ogni genere: anche la liturgia, con la funzione del 31 dicembre, dispone le anime a riflettere sulle grazie ricevute e sui peccati commessi nei dodici mesi che si lasciano alle spalle.
Le parole “grazia” e “peccato” sono molto impegnative, perché ci fanno pensare alle verità eterne, rivelate da Dio e negate/dimenticate/ banalizzate, a seconda dei casi, dagli uomini. L’eternità: è proprio la corsa del tempo (che la frenesia dei tempi moderni ci fa percepire sempre più veloce) a sfuggire alla nostra volontà, al nostro controllo. Per cui gli anni si rincorrono, le stagioni della vita di susseguono velocemente, senza poter disporre del tempo come vorremmo e, soprattutto, come dovremmo.
Vorremmo fare tante cose, ma alla ne delle giornate e, soprattutto, alla ne della vita, tante di queste cose non sono che progetti e desideri incompiuti. Nella misura in cui si tratta di cose non indispensabili o comunque di situazioni non imputabili alla nostra volontà (nel campo familiare, professionale, degli interessi personali), si può avere rammarico, ma la coscienza non è aggravata da nessun peso morale.

Continua a leggere

La ricetta del buon cristiano e qualche curiosità sul Natale

Condividi su:

 

Risultati immagini per Rosario in granidi Padre Romualdo Maria Lafitte OSB

Foglietto illustrativo

Farmaco: Rosario in grani

COMPOSIZIONE: ogni Rosario contiene: 50 Ave , 5 Padre Nostro, 5 Gloria al Padre, 1 Salve Regina.

PRINCIPIO ATTIVO: la Grazia di Dio.

CATEGORIA FARMACO: santificante effervescente.

USO: si consiglia il sovradosaggio.

SOVRADOSAGGIO: in caso di assunzione in dosi elevate si potrebbero avere manifestazioni di Gioia profonda, Slanci di Carità, Lodi impreviste a Dio.

INTERAZIONI: è possibile, anzi consigliabile, assumerlo insieme ad altre preghiere e ai Sacramenti, spe-cialmente il Santo Sacrificio della Messa e la Confessione.

DOSI CONSIGLIATE: da 1 a 3 al giorno.

INDICAZIONI TERAPEUTICHE: contro la tiepidezza spirituale, aiuta nel cammino verso la Santità, in caso di tentazioni, acidità e pesantezza di coscienza, libera le anime dal Purgatorio, risolve problemi.

POSOLOGIA: uso orale. Da assumere con raccoglimento. Effetti migliorati con assunzione in famiglia.

EFFETTI INDESIDERATI: se recitato ogni giorno, può provocare un cerchio alla testa.

CONTROINDICAZIONI: nessuna.

VALIDITÀ: non è soggetta ad alcuna forma di deterioramento.

PRODUTTORE Laboratori M.SS. – Maria Santissima.

ATTENZIONE: Tenere il medicinale alla portata dei bambini!

CONSIGLI DI USO: Assumere 1 Padre nostro e 10 Ave Maria, seguiti subito di 1 Gloria al Padre. Ripetere l’operazione 5 volte. Si può anche dividere in piccole dosi e prendere durante l’arco della giornata. Continua a leggere

8 Dicembre: Immacolata Concezione della Santa Vergine Maria

Condividi su:

Risultati immagini per proclamazione del dogma dell'Immacolata

A cura del Circolo Cattolico Christus Rex

Martedì, l’argomento è stato oggetto della catechesi tenuta per i militanti di “Christus Rex” a Verona, presso la sala consiglio del G.S.V.V. di Via Albere 43. Domani sarà la grande Festa dell’Immacolata Concezione di Maria. Chi non ha la Grazia della Santa Messa tradizionale “non una cum” (unica Messa per assolvere il Precetto)  entro un’ora di viaggio, potrà leggere il Proprio, recitare il S. Rosario e aggiungere preghiere all’Immacolata. Inoltre, sempre per santificare degnamente la Festa, dovrà compiere uno o più atti di pietà e carità.

La festa dell’Immacolata Concezione della Santa Vergine è la più solenne di tutte quelle che la Chiesa celebra nel sacro tempo dell’Avvento; e se è necessario che la prima parte dell’anno presenti la commemorazione di qualcuno dei misteri di Maria, non ve n’è alcuno il cui oggetto possa offrire più commoventi armonie con le pie preoccupazioni della Chiesa in questa mistica stagione della attesa. Celebriamo dunque con gioia questa solennità, poiché la Concezione di Maria presagisce la prossima Nascita di Gesù. Continua a leggere

I conciliari riabilitano il gesuita eretico Teilhard de Chardin

Condividi su:

di Tomas de Torquemada

Niente di nuovo, tutto in continuità con la follia conciliare. L’iniziativa è ufficiale. Il 18 novembre l’Assemblea plenaria dell’istituzione conciliare “Pontificio Consiglio della cultura” ha approvato la richiesta a Bergoglio di rimuovere il Monitum della Cattolica Sacra Congregazione del Sant’Uffizio sulle opere di padre Pierre Teilhard de Chardin, S.J. , che ha chiesto al non-papa, occupante il Soglio di S. Pietro, di «considerare la possibilità di revocare il Monitum che dal 1962 è stato imposto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (già Sant’Uffizio) sugli scritti del P. Pierre Teilhard de Chardin SJ». Continua a leggere

Catechismo Maggiore di San Pio X – Dell’Avvento

Condividi su:

Con Domenica 3 Dicembre siamo entrati nel periodo di Avvento: le quattro settimane che precedono l’Incarnazione di N.S. Gesù Cristo. I motivi di questo periodo ce li spiega il Catechismo di San Pio X (N.d.r.)

Segnalazione del Centro Studi Federici

1 D. Perché si chiamano Avvento le quattro settimane che precedono la solennità del santo Natale?

R. Le quattro settimane che precedono la solennità del santo Natale si chiamano Avvento, che vuoi dire venuta, perché in questo tempo la Chiesa ci dispone a celebrare degnamente la memoria della prima venuta di Gesù Cristo in questo mondo colla sua nascita temporale.

2 D. Che cosa ci propone la santa Chiesa a considerare nell’Avvento?

R. La Chiesa nell’Avvento ci propone a considerare quattro cose: Continua a leggere

1 45 46 47 48 49 50 51 106