Il culto a San Simonino

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Obiezioni mosse alla storia del beato Simone da Wagenseil e altri
 
In occasione della festa di san Simonino 2022 (24 marzo) pubblichiamo il Cap. 23 del libro del Sac. Giuseppe Divina, parroco di san Pietro in Trento: Storia del Beato Simone da Trento. Compilata sui processi autentici istituiti contro gli ebrei sopra altri documenti contemporanei (Trento 1902, tipografia Artigianelli).
 
 

La via cattolica per la Pace

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/03/21/la-via-cattolica-per-la-pace/

SULLA GUERRA I MEDIA HANNO UN APPROCCIO VIZIATO DAL MANICHEISMO LIBERALE

L’eccesso di esemplificazione in fenomeni complessi ed epocali come quelli che stiamo vivendo porta a posizioni tranchant che possono essere un ostacolo insormontabile per addivenire alla pace.

media avrebbero un ruolo importante nel dare un’informazione equilibrata, non deformata dalla propaganda. Dietro la guerra in Ucraina, ci sono motivazioni geopolitiche, economiche, culturali, storiche, religiose. Invece, assistiamo ad un approccio viziato dal manicheismo liberale, che è di matrice illuminista e protestante, per cui dopo il 1991, col crollo del muro di Berlino e dell’Unione Sovietica, ovvero del comunismo, non vi sono più contrapposizioni ideologiche.

Esiste solo l’Occidente guidato dagli Stati Uniti e “fine della storia”, per dirla con una frase del politologo nippo-americano Francis Fukuyama.

Negli anni ’90 iniziava il processo di trasformazione del modello liberal-capitalista del XX secolo in globalismo. Il mondo unipolare, però, ha trovato alcuni ostacoli fin da subito, come ad esempio l’Islam politico, l’ascesa dei cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, india, Cina, Sudafrica) ma anche il populismo, persino in America, nella forma adottata da Donald Trump. I grandi globalisti George Soros, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Bill Gates, Barack Obama, Klaus Schwab, Hillary Clinton, Bernard Henri Levy e Joe Biden vogliono superare queste battute d’arresto al dominio globale e cementare il trionfo globale del liberalismo, che negli ultimi 30 anni ha progressivamente mutato la società, non solo attraverso la tecnologia, ma nei processi sociali e culturali, nella diffusione delle politiche di genere (LGBTQ+), nell’educazione, attraverso programmi scolastici mirati alla cancellazione di ogni identità e alla costruzione dell’ “uomo nuovo” come soggetto amorale, privo di pensiero e idee, sessuomane, perverso, transumano.

L’eredità di due anni di emergenza sanitaria è aver divinizzato la scienza (scientismo) come quinta colonna del sistema liberale, nell’arte si fa trionfare il surrealismo, nei social-media si alimenta la superbia della persona comune che si sente tuttologa, come zuccherino a un’umanità di sudditi consumatori dei prodotti delle élites globaliste. In tutto questo, non c’è più posto per Dio, che viene sostituito dalla religione unica mondiale, ossia l’unità nella diversità che fa convivere la Verità con l’errore, negando il principio di non contraddizione.

Va detto con estrema obiettività che Russia e Cina non hanno opposto un’ideologia contrastante. Al contrario, hanno fatto proprie le tesi del liberismo economico, fino a diventare due Superpotenze. Se è vero che Xi Jinping detiene il debito pubblico degli Stati Uniti e Putin dispone di una grande forza nucleare, l’Occidente liberale dimostra la sua debolezza nel non aver tenuto conto dell’avanzata esponenziale, concorrenziale e globale dell’Oriente del mondo.

Ha, dunque, ragione Alexander Dugin quando dice che “il comunismo è scomparso, ma l’Oriente, l’Eurasia, no“. Appare, quindi, piuttosto realistico ritenere che l’Occidente abbia sottovalutato l’altra parte del mondo, oggi in grande fermento, e che cerchi di sostituire la realtà stessa con il dominio incontrastato del mondo virtuale.

In un articolo sul Financial Times, Fukuyama parla direttamente della “guerra di Putin all’ordine liberale”. Perciò “l’operazione militare speciale in Ucraina è un accordo decisivo per stabilire la Russia come civiltà, come polo sovrano di un mondo multipolare”. Tutti i geopolitici anglosassoni hanno compreso tale assunto, da Halford Mackinder (1861-1947) a Zbigniew Brzezinski (1928-2017). Non potrà esservi pace duratura finché l’Occidente liberale non prenderà atto che dal suo fallimento è sorta una reazione multipolare incredibilmente forte, guidata dalla Russia.

La grande identità religiosa cristiano-ortodossa di questa reazione determina dei problemi di non poco conto per il mondo cristiano-cattolico, che non può permettersi di vedere incrinarsi il primato petrino di Roma, nonostante la secolarizzazione.

Nel mese di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, è più che mai necessario pregare perché il Cuore Immacolato di Maria possa trionfare sul virus liberale, sul cancro social-comunista e sulla paralisi modernista, così che la Chiesa possa irradiare di Luce salvifica tutto il Creato, affinché la pace non sia solo assenza di guerra ma la tranquillità dell’Ordine dato dal Magistero Perenne e dalla Dottrina Sociale dei Papi.

 

San Pio X il Papa parrocchiano di San Giuseppe al Trionfale

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Auguri per la festa di san Giuseppe, Sposo della B. V. Maria, Padre putativo di Gesù e Patrono della Chiesa universale. Lo festeggiamo con questo articolo relativo al ruolo che ebbe san Pio X nella costruzione della parrocchia di San Giuseppe al Trionfale a Roma.
 
San Pio X il Papa parrocchiano di San Giuseppe al Trionfale
 
Proseguiamo il viaggio nella storia del quartiere romano de Il Trionfale nato e sviluppato intorno alla parrocchia di San Giuseppe.
A sostenere Don Luigi Guanella che si adoperava per i poveri non solo con le opere sociali ma soprattutto con la costruzione di chiese in ogni luogo dove voleva far nascere una comunità fu un “parrocchiano” speciale: il Papa Pio X.
Il Pontefice si definì da subito un “parrocchiano di San Giuseppe”, anche perché dai giardini vaticani agli inizi del ‘900 il cantiere della basilica si vedeva vicina. 
Alejandro Maria Dieguez nel libro pubblicato per i cento anni della parrocchia scrive: “Fin dall’inizio del suo pontificato, Pio X, un Papa pastore vissuto sempre a contatto diretto con la realtà dei fedeli, aveva constatato gli effetti dell’incremento della popolazione di Roma per l’espansione edilizia e quindi la necessità di indirizzare risorse umane e materiali verso la periferia, diventata quasi ‘terra di missione’.
Il Papa inizia rivedendo l’assetto delle parrocchie, le toglie dal centro meno abitato e ne fa nascere nuove in periferia, molte ne fa costruire con quasi 12 milioni da lui faticosamente stanziati. 
Quando don Guanella nel 1908 va in udienza dal Papa per proporre la costruzione di una chiesa per una nuova parrocchia il Papa è entusiasta: “Sento che avete un pensierino lontano di fare una chiesa oltre porta Trionfale. Vi auguro che quel pensiero si faccia vicino e concreto” dice a Don Guanella. Ma non si ferma agli auguri. “Voi – dice – avete sperimentato gli effetti della divina Provvidenza. Non tentate Iddio, ma confidate, confidate ne sarei tanto tanto contento. Dicono che sono ricco e ricevo milioni. Non credetelo perché non è vero! Dalle fonti alle quali vorrebbero alludere non ricevo neppure un centesimo. Tuttavia in quanti posso io vi aiuterò, perché una chiesa in quella località è proprio necessaria”.
Pio X in varie occasioni e momenti arrivò a contribuire con 440 mila lire. Una somma davvero alta a quel tempo. Sarebbe stato un prestito in attesa della vendita dei terreni delle colonìe di Monte Mario, come scritto in una ricevuta firmata da Don Guanella. Ma il Papa sapeva che lo “straccione” come lo chiamava affettuosamente, non gli avrebbe ridato nulla: “pagheranno, non pagheranno, intanto mi hanno fatto una chiesa necessaria”. Il debito alla fine fu del tutto condonato. Ma la chiesa veniva su bene, e al Trionfale tra le baracche, lavoravano le suore che al loro arrivano avevano solo una cappellina proprio in una di quelle baracche. 
Il Papa volle che la nuova chiesa fosse utile e anche bella. Così toglie il ciborio dorato dalla Capella di Santa Matilde e la regala alla chiesa di San Giuseppe. 
Le donazione riguardano poi l’asilo e la mensa, ma soprattutto la cura pastorale. Il Papa sa che la gente deve avere facilità di trovare confessori e sacerdoti disponibili all’ascolto.  I sussidi si moltiplicano in varie forme, una lunga serie di aiuti che arrivano anche tramite i suoi segretari che spesso si univano ai preti della parrocchia per fare apostolato.  San Giuseppe non era solo una parrocchia ma un vero centro di carità e di ascolto. E questo grazie al Papa.
Il Trionfale si trasformava così da zona degradata a luogo di riferimento. 
Don Bacciarini scrive: “Qui il bene bisogna farlo più fuori di chiesa che in chiesa. Qui si indice una prima Comunione? L’avviso in chiesa e sul bollettino è lettera morta: bisogna andare a domicilio e non una ma due e tre volte. Tale è l’indifferenza romana”. 
E aggiunge: “Senza questo metodo noi possiamo star qui a confessare donne e poche anche di quelle e lasciare che la massa del popolo dorma i sonni della sua indifferenza che fa spavento”. 
Parole drammaticamente attuali anche oggi proprio nella città del Papa come in tante altre parti del mondo. 
Quando a marzo del 1912 Don Guanella andò in udienza due volte dal Papa con gruppi di fedeli e sacerdoti la nuova chiesa era stata appena inaugurata, il 19 marzo appunto. Di questo Guanella parla con il Papa. Le sorelle del pontefice avevano partecipato alla messa pontificale.
Sulla facciata della chiesa si legge: “ O Giuseppe- patrono della Chiesa cattolica- in questo tempio- che ricorda il giubileo sacerdotale ed episcopale – di Pio X- benedici al suo zelo – inteso  a restaurare ogni cosa in Cristo”. 
 
 

Catechismo Maggiore di San Pio X – Della festa di San Giuseppe

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di Redazione

Oggi è San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale. Festa di precetto. Sono prescritti digiuno e astinenza. Santa Messa tradizionale “non una cum” gli occupanti conciliari a Rovereto loc. Mori Stazione, chiesa di Sant’Ignazio di Loyola alle ore 18.00 celebrata da don Ugolino Giugni, IMBC.

 

185 D. Perché la Chiesa celebra con speciale solennità la festa di S. Giuseppe?

R. La Chiesa celebra con speciale solennità la festa di S. Giuseppe, perché egli é stato uno dei più grandi santi, sposo di Maria Vergine, padre putativo di Gesù Cristo, e fu dichiarato Patrono della Chiesa.

186 D. Che cosa vuoi dire: Giuseppe fu padre putativo di Gesù Cristo?

R. Le parole: Giuseppe fu padre putativo di Gesù Cristo, voglion dire che egli era comunemente creduto padre di Gesù Cristo, perché adempì verso di lui gli offici paterni.

187 D. Dove dimorava d’ordinario S. Giuseppe?

R. S. Giuseppe d’ordinario dimorava in Nazaret, piccola città della Galilea.

188 D. Qual’era la professione di S. Giuseppe?

R. SGiuseppe, benché fosse della stirpe reale di David, era povero, e ridotto a guadagnarsi il vitto colla fatica delle sue mani.

189 D. Che cosa c’insegna la povertà della famiglia di Gesù Cristo?

R. La povertà della famiglia di Gesù Cristo c’insegna a distaccare il cuore dalle ricchezze, e a soffrire volentieri la povertà, se Dio ci vuole in questo stato.

190 D. A qual gloria crediamo noi, che Iddio abbia elevato S. Giuseppe nel cielo?

R. Noi crediamo che Iddio abbia elevato San Giuseppe ad un’altissima gloria, quanto è stato eminente il suo grado e la sua santità sulla terra.

191 D. Qual’è la protezione di S. Giuseppe verso i suoi devoti?

R. La protezione di S. Giuseppe verso i suoi devoti è potentissima, perché non è credibile che Gesù Cristo voglia negare alcuna grazia ad un Santo a cui in terra ha voluto esser soggetto.

192 D. Qual grazia speciale dobbiamo noi sperare dall’intercessione di S. Giuseppe?

R. La grazia speciale che noi dobbiamo sperare dall’intercessione di S. Giuseppe è quella di una buona morte, perché egli ebbe la sorte di morire tra le braccia di Gesù e di Maria.

193 D. Che cosa dobbiamo noi fare per meritarci la protezione di S. Giuseppe?

R. Per meritarci la protezione di S. Giuseppe noi dobbiamo invocarlo sovente, e imitarlo nelle sue virtù, e sopratutto nella sua umiltà e perfetta rassegnazione alla divina volontà, la quale fu sempre la regola delle sue azioni.

Fonte: https://www.sodalitium.biz/catechismo-maggiore-san-giuseppe/

Catechismo Maggiore di San Pio X – Della Quaresima

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Catechismo Maggiore di San Pio X – Della Quaresima

35 D. Che è la Quaresima?
R. La Quaresima è un tempo di digiuno e di penitenza istituito dalla Chiesa per tradizione apostolica.

36 D. Per qual fine è istituita la Quaresima?
R. La Quaresima è istituita:
1.    per farci conoscere l’obbligo che abbiamo di far penitenza in tutto il tempo della nostra vita, di cui, secondo i santi Padri la Quaresima è la figura;
2.    per imitare in qualche maniera il rigoroso digiuno di quaranta giorni, che Gesù Cristo fece nel deserto;
3.    per prepararci coi mezzo della penitenza a celebrare santamente la Pasqua.

37 D. Perché il primo giorno di Quaresima si chiama il giorno delle Ceneri?
R. Il primo giorno di Quaresima si chiama giorno delle Ceneri, perché la Chiesa mette in quel giorno le sacre ceneri sul capo dei fedeli.

38 D. Perché la Chiesa nel principio della Quaresima usa imporre le sacre ceneri?
R. La Chiesa nel principio della Quaresima usa imporre le sacre ceneri, affinché noi ricordandoci che siamo composti di polvere, e colla morte dobbiamo ridurci in polvere, ci umiliamo e facciamo penitenza de’ nostri peccati mentre ne abbiamo il tempo.

39 D. Con quale disposizione dobbiamo noi ricevere le sacre ceneri?
R. Noi dobbiamo ricevere le sacre ceneri con cuor contrito ed umiliato, e con la santa risoluzione di passare la Quaresima nelle opere di penitenza.
40 D. Che cosa dobbiamo noi fare per passar bene la Quaresima secondo la mente della Chiesa?
R. Per passar bene la Quaresima secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare quattro cose:
1.    osservare esattamente il digiuno, e mortificarci non solamente nelle cose illecite e pericolose, ma ancora, per quanto si può, nelle cose lecite, come sarebbe moderarsi nelle ricreazioni;
2.    fare preghiere, limosine, ed altre opere di cristiana carità verso il prossimo più che in ogni altro tempo;
3.    ascoltare la parola di Dio non già per pura usanza o curiosità, ma per desiderio di mettere in pratica le verità che si ascoltano;
4.    essere solleciti a prepararci alla confessione, per rendere più meritorio il digiuno, e per disporci meglio alla Comunione pasquale.

41 D. In che consiste il digiuno?
R. Il digiuno consiste nel fare un solo pasto al giorno, e nell’astenersi dai cibi vietati.

42 D. Nei giorni di digiuno oltre l’unico pasto è vietata qualunque altra refezione?
R. Nei giorni di digiuno la Chiesa permette una leggiera refezione alla sera, o pure sul mezzogiorno quando l’unico pasto viene differito alla sera.

43 D. Chi è obbligato al digiuno?
R. Al digiuno sono obbligati tutti coloro che hanno compito il ventesimo primo anno e non ne sono legittimamente impediti.

44 D. Quelli che non sono obbligati al digiuno sono affatto esenti dalle mortificazioni?
R. Quelli che non sono obbligati al digiuno non sono affatto esenti dalle mortificazioni, perché niuno è dispensato dall’obbligo generale di far penitenza e perciò devono mortificarsi in altre cose secondo le loro forze.

DISCIPLINA DEL DIGIUNO E DELL’ASTINENZA:
https://www.sodalitium.biz/disciplina-del-digiuno-dellastinenza/

 

Fonte: https://www.sodalitium.biz/della-quaresima/

 

Non si può tacere sul Donbass e sulle responsabilità di Stati Uniti e Nato sull’Ucraina

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Questo articolo è stato ripreso dal blog del vaticanista Marco Tosatti “Stilum Curiae” il 10/03/2022:

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, mi sembra interessante portare alla vostra attenzione e rilanciare questo commento di Matteo Castagna su InFormazione Cattolica, che ringraziamo per la cortesia, Buona lettura e riflessione. 

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/03/07/solo-i-moderni-farisei-possono-tacere-sul-donbass-e-le-responsabilita-di-usa-e-nato/ 

È SINISTRA UNA MORALE CHE VEDE MORTI DI SERIE A E MORTI DI SERIE B

A emergenza sanitaria non ancora conclusa, è iniziata una guerra dalla portata incerta, i cui venti sembrano minacciare tutto l’Occidente, che ha ragioni profonde. E’ l’implosione del liberal-capitalismo, nichilista e ateo.

In questo periodo è difficile orientarsi, soprattutto perché l’informazione è viziata dalla propaganda, come sempre è avvenuto nel corso della storia. La tendenza dei media mainstream è quella consueta che mira a avvelenarla al fine di creare due opposte tifoserie. In tale contesto, dove le responsabilità sono maggiori, l’ipocrisia viene amplificata da un sinistro pacifismo pieno di retorica, cui segue il destro opportunismo del pensiero debole, pieno di sudditanza culturale e politica, che si traduce nell’ignoranza della verità dei fatti, funzionale agli interessi del più forte. La cosiddetta Destra vive nella cappa, per dirla con Marcello Veneziani, senza avere una propria visione organica e strutturata della geopolitica.

La persona ragionevole dovrebbe trovare un punto di equilibrio nell’analisi degli avvenimenti, sapendo inserirli in una visione del mondo chiara e precisa. E’ superficiale ritenere che questa guerra sia solamente frutto di questioni economiche. E’ fuorviante guardare all’oggi con i parametri del secolo scorso, perché il terzo millennio ha cambiato ogni paradigma. E’ sciocco esaltare la guerra per il carico di morte e sofferenze che provoca ma è miope schierarsi senza conoscere, affidandosi ad artefatti stereotipi, figliastri della peggior falsificazione della realtà per accreditarsi ai tavoli che contano. I vassalli e i servi rimarranno sempre tali, anche se sposano la causa di una Superpotenza.

In ambiente cattolico si sente la mancanza della lungimiranza e della saggezza di Pio XI e di Pio XII. In alcuni luoghi di culto sono tornate le bandiere della pace a primeggiare sugli stendardi di Cristo Re. C’è un diffuso adeguamento alle logiche del Pensiero Unico perché, nel breve termine, è sempre più comodo. Ma davvero il Magistero Perenne ci insegna ad essere pacifisti? Dalla Bibbia, dalla Tradizione e da alcuni documenti della Chiesa risulta senza dubbio che un cattolico non può ritenere che la guerra come tale è contro la legge di Dio e cattiva in se stessa.

La questione morale è ottimamente proposta da Sant’Agostino e chiaramente elaborata da San Tommaso d’Aquino. Affinché sia lecita è richiesto: 1) che sia fatta dalla persona che detiene la massima autorità nello Stato. 2) che non sia condotta per motivi personali cattivii (vendette, conquiste, ambizioni ecc.) ma, 3) per salvaguardare i propri diritti contro il popolo che li viola o li ha violati. Lo scopo della guerra moralmente buona è il mantenimento della giustizia e, quindi, la pace.

L’errore più grande è credere che sbagli chi dichiara guerra perché disturba la pace. La colpa è di colui che ha commesso delle violazioni dell’ordine giuridico e così ha reso necessario che l’altro dichiari la guerra. Come riconosce, però, il Dizionario di Teologia Morale dei cardinali Roberti e Palazzini “la pace è basata sulla giustizia. Chi sconvolge la base, sconvolge l’edificio che poggia su di essa” (Editrice Studium 1955, riedizione Effedieffe 2019).

A tal proposito, solo i moderni farisei possono aver taciuto la terribile situazione del Donbass per ben 8 anni e le grandi responsabilità di Stati Uniti e NATO nel conflitto. E’ sinistra una morale che vede morti di serie A e morti di serie B. La guerra giustamente dichiarata impone delle regole a tutela dei civili, dei bambini, dei prigionieri, obbligando i belligeranti di ogni grado all’obbligo severo di non recare a qualsiasi persona, anche al nemico, danni inutili. I trattati internazionali perdono molto valore ed efficacia quando non tutti i governanti hanno lo stesso sentimento morale riguardo al rispetto del diritto. Esso non può essere grande ove non esiste pietas e soprattutto ove non vi sia la fede soprannaturale in Dio.

Ha scritto il più importante intellettuale russo contemporaneo, Alexandr Dugin: “questa non è una guerra con l’Ucraina. E’ un confronto con il globalismo come fenomeno planetario integrale. E’ un confronto a tutti i livelli – geopolitico e ideologico. La Russia rifiuta tutto nel globalismo – unipolarismo e atlantismo da un lato, liberalismo, anti-tradizione, tecnocrazia dall’altro. E’ chiaro che tutti i leader europei fanno parte dell’élite liberale atlantista. E noi siamo in guerra esattamente con questo. […] L’Occidente moderno dove trionfano i Rothschild, Soros, Shwab, Bill Gates e Zuckerberg, è la cosa più disgustosa della storia del mondo. Non è più l’Occidente della cultura mediterranea greco-romana, né del Medioevo cristiano e nemmeno il ventesimo secolo violento e contraddittorio. E’ un cimitero di rifiuti tossici della civiltà, è anti-civilizzazione“.

Per Dugin è necessario tornare alle radici comuni del vero Occidente classico-cristiano, che sono rimaste in Russia e rigettate progressivamente nei secoli da questa Europa. Più in generale, traendo spunto dalle riflessioni dell’intellettuale russo, questa guerra non è la rottura con l’Europa, ma con questo Occidente scristianizzato e degenerato. Chi vuole un’Europa dei Popoli, libera, sovrana, indipendente, legata alla tradizione dovrebbe dunque contribuire a “rovesciare la giunta globalista antinazionale e costruire una vera casa europea, un palazzo europeo, una cattedrale europea“.

La Quaresima con la Madonna

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Segnalazione del Centro Studi Federici

All’inizio della Quaresima consigliamo la lettura di un articolo di don Ugolino Giugni (IMBC) sulla Madonna Addolorata, Mediatrice di tutte le grazie.
 
Stabat Mater. La presenza di Maria ai piedi della Croce di Gesù
 
Un commento alle parole del Vangelo: “Donna ecco tuo figlio” che sono anche uno dei fondamenti scritturali della maternità spirituale di Maria nei confronti di tutti gli uomini e rivestono quindi un interesse e un’importanza unica per i cattolici che credono nella mediazione universale di Maria.
 
 Per la lettura dell’articolo: https://www.sodalitium.biz/sodalitium_pdf/72.pdf da pag. 6 a pag. 20.
 

La Russia e la Cina sono più forti dell’Occidente?

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per www.informazionecattolica.it 

LA GUERRA IN UCRAINA STA DIMOSTRANDO L’INCONSISTENZA DELLE DEMOCRAZIE EUROPEE

La gestione dell’emergenza pandemica ha dimostrato l’impreparazione e, quindi, la debolezza delle democrazie europee, che hanno risposto con assurde restrizioni e grotteschi tentativi campione, malriusciti e ritirati. La guerra in Ucraina sta dimostrando, in più, l’inconsistenza delle democrazie europee e, in un certo senso, la debolezza degli Stati Uniti di Joe Biden, che si sono ritirati dall’Afghanistan in quel modo così disonorevole ed arrendevole da stupire la maggioranza degli osservatori internazionali. Perché la debolezza delle democrazie è data dal fatto che sono divenute plutocrazie, con la ricchezza in mano a pochi che comandano su molti. L’Enciclica di Pio XI Quadragesimo Anno (15 maggio 1931), nel condannare questo sistema, fu profetica quanto inascoltata.

Donald Trump ha rilasciato una dichiarazione che non lascia margini ad interpretazioni: “con la mia Presidenza non sarebbe accaduto niente. Abbiamo mantenuto sempre rapporti distesi e di collaborazione con la Russia“. Non solo: Trump ha previsto, anche, a ruota, l’invasione di Taiwan da parte della Cina, ovvero uno spostamento ad est dell’asse delle superpotenze, a scapito dell’Occidente, che, a furia di contar dollari sulla pelle dei popoli, non si è accorta dei cambiamenti in corso negli ultimi decenni, divenendo un autentico nano geopolitico.

Le dichiarazioni roboanti e le minacce di parte occidentale, capitanate dal Presidente Biden, dalla NATO e dall’ONU appaiono un modo per nascondere l’impossibilità di reagire alla Russia sia militarmente che attraverso una seria applicazione di sanzioni. Nessuno è disposto a morire per Kiev, così come nessuno è disposto a sacrificarsi per Taiwan. Costa troppo, sul piano economico e troppa è l’incertezza di finire in un altro Vietnam. Se Biden facesse applicare davvero pesanti sanzioni, si trasformerebbe nel nuovo Tafazzi, perché a pagarne il prezzo sarebbero i cittadini europei, a livello energetico. Chi si assume la responsabilità di far pagare 4.000 euro ogni 1.000 metri cubi di gas alle famiglie, come risposta alle sanzioni?

Il primo problema è la mancanza di indipendenza da parte dell’Europa, che, ora, può solo fare da scendiletto alla NATO, istituzione obsoleta, da sciogliere al più presto per ridare sovranità alle Nazioni europee e, quindi, libertà di scelta nelle politiche e nelle alleanze da seguire. Si nota come stranamente le sinistre riscoprano il valore della sovranità nazionale, se si tratta di difendere gli interessi americani in Ucraina, mentre la negano, in nome del globalismo, in ogni altro contesto. Il secondo problema, che è la diretta conseguenza del primo, è l’assoluta mancanza di una politica, anche militare, a livello europeo. L’Unione Europea appare esclusivamente un comitato d’affari dell’alta finanza internazionale, garante della moneta unica in una banca privata (BCE) che ha deciso di indebolire gradualmente il ceto medio di ogni Paese membro, producendo un generale aumento del costo della vita, sproporzionato rispetto al reddito e sbilanciato sull’età pensionabile. Tale impoverimento del ceto produttivo è una delle motivazioni della disaffezione elettorale, che, infatti, ha dato la maggioranza relativa al partito dell’astensionismo.

Di fronte a questo decadentismo, non possiamo dimenticare la dimensione religiosa. La secolarizzazione iniziata negli anni settanta, sta raggiungendo preoccupanti livelli di nichilismo dilaganti soprattutto nelle nuove generazioni. Un pensiero unico assai debole, ma largamente diffuso, accompagna il Vecchio Continente in un baratro di ignoranza, ipocrisie, cattiverie, relativismo ed egoismo che non hanno precedenti. La Russia e la Cina, al contrario, hanno mantenuto salde e forti le loro radici e le loro identità, divenendo grandi potenze economiche e militari globali.Dopo il 1991 il liberalismo ha vinto totalmente e si è affermato come la sola possibile ideologia politica su scala mondiale: oggi abbiamo un sistema politico ed economico liberale ed un sistema culturale e filosofico fondato sull’individualismo. Come ha detto Francis Fukuyama, “la storia del mondo è finita“, perché il liberalismo ha vinto, non ha più alternative e può quindi mostrare la sua natura totalitaria: questa è post-modernità. Il liberalismo, quindi, si afferma,  entro un “sistema chiuso”, come «l’emancipazione dell’individuo da tutti i legami con l’identità e con la collettività: è un processo che è iniziato con la “liberazione” dalle religioni, è proseguito con la “liberazione” dalla Nazione e poi dal genere sessuale ed, infine, verrà l’emancipazione dall’umanità stessa (transumanesimo postmoderno). Il liberalismo non è soltanto ideologia, ma anche l’essenza degli “oggetti”, il centro della realità, l’assenza di ogni trascendenza» (Alexander Gel’evic Dugin).

Cristianesimo senza miracoli e senza inferno

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di Gianfranco Amato

Per comprendere lo stato di crisi della Chiesa e della fede cristiana, è sufficiente leggere le dichiarazioni di alcune teologi á la page, e biblisti particolarmente popolari e apprezzati.

Tra questi spicca certamente Padre Alberto Maggi, religioso dell’Ordine dei servi di Maria, che vanta persino studi all’École biblique di Gerusalemme, l’istituto più prestigioso del mondo per chi intenda approcciarsi alle Scritture con rigore scientifico, e che da trent’anni resta saldo al timone dell’altrettanto prestigioso Centro Studi Biblici di Montefano. È pure un volto conosciuto ed apprezzato dal pubblico, grazie ai suoi commenti al Vangelo trasmessi da TV2000, l’emittente televisiva della Conferenza Episcopale Italiana.

Le ultime dichiarazioni pubbliche rese da Padre Alberto Maggi appaiono assai eloquenti sul citato stato della Chiesa e della fede cristiana.

Il noto teologo, infatti, ha iniziato col definire «pericoloso» lo stesso Libro sacro per i cristiani, ovvero la Bibbia, in quanto «capace di far perdere la fede, più che suscitarla». Per Padre Maggi, infatti, il contenuto di quel testo sacro in realtà narra «una storia poco avvincente di cui conosciamo già il finale e su cui pesano condizionamenti esterni che finiscono per farci pensare all’assurdità del suo racconto».

Una di queste assurdità, per Padre Maggi, è proprio il concetto di «inferno come luogo di dannazione eterna». Il teologo, infatti, sostiene che «nella Bibbia questa parola non compare, al suo posto c’è la dizione d’inferi quale regno dei morti», e precisa che «da pochi anni anche l’ultima edizione delle Scritture curata dalla Cei è stata corretta, ma, visto che prevale la logica del “si è pensato e fatto sempre così”, poco ci si adopera e cambiare la mentalità comune».

Per Padre Maggi, quindi, nessun è dannato per l’eternità al termine dei suoi giorni, fra pianti e stridor di denti. Sul punto, infatti, il teologo è tranchant: «Nessuno. Nei Vangeli semmai si parla di una vita biologica, che si chiude con la morte a cui segue o un’esistenza senza fine nello spirito per chi, credente o meno, abbia amato, oppure una morte seconda, definitiva». Insomma, l’inferno come lo intende il Magistero della Chiesa sarebbe in realtà vuoto. Questa è un’idea molto più di diffusa di quanto si possa immaginare soprattutto nei seminari e nelle scuole teologiche. Oltre che tra alcuni autorevoli esponenti delle gerarchie ecclesiastiche. E ciò nonostante le chiare e inequivocabili parole dello stesso Gesù Cristo, citate nel Vangelo di Matteo: «E questi se ne andranno al castigo eterno, i giusti invece alla vita eterna» (Mt 25,46). Ma si sa, come ha spiegato il Generale dei gesuiti Padre Arturo Sosa Abscal ai tempi di Gesù «nessuno aveva un registratore per inciderne le parole», e dunque, in mancanza di certezze, occorre contestualizzare, relativizzare e procedere secondo il metodo del discernimento.

Il nostro Padre Alberto Maggi ne ha pure per i miracoli evangelici: «Anche questa parola è estranea ai Vangeli. Gesù ha compiuto dei segni per favorire la fede, non ha stravolto le leggi della fisica». E per spiegarlo cita l’episodio della resurrezione di Lazzaro, chiarendo bene che esso ha un suo «significato teologico, non storico­». E a chi gli obietta che togliendo inferno e miracoli si rischia di annacquare il messaggio cristiano, il nostro teologo risponde così: «Tutt’altro, lo si purifica da un’esegesi letteralista incapace di cogliere il reale messaggio liberante di Dio».

Per avere un quadro completo della situazione, è utile ricordare anche il fatto che lo stesso Padre Maggi sia stato uno dei primi accaniti sostenitori della chiusura delle chiese difronte all’emergenza Covid-19. Una circostanza non casuale. Ricordiamo bene quando disse, per esempio, che «la libertà di culto tanto sbandierata è essere responsabili della salute delle persone, non di infettare la gente». E ricordiamo altrettanto bene un’altra sua celebre affermazione: «La salute delle persone è molto più importante di una celebrazione». Nessun anticlericale mangiapreti è arrivato a tanto. Evidentemente ci voleva un teologo e biblista del calibro di Maggi, il quale ha voluto comunque precisare il senso della sua frase in questi termini: «La verità è che senza lavoro non si campa, senza culto si campa benissimo; questa è una cosa importante, anche se mi sembra ovvia: senza lavoro non si può andare avanti, senza la celebrazione della Messa si campa ugualmente bene, c’è tanta gente che non partecipa mai all’eucaristica e vive lo stesso». Forse bisognerebbe ricordare l’ammonimento evangelico che «non di solo pane vive l’uomo», ma qui torneremmo al problema del registratore sollevato dal Generale dei gesuiti.

L’Idiota di Dostoevskij è sempre attuale

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/02/21/lidiota-di-dostoevskij-e-sempre-attuale/

LA GENERAZIONE CONTEMPORANEA CHE NON CREDE IN NULLA

Esistono dei grandi scrittori, intellettuali e pensatori che hanno lasciato alle generazioni future degli autentici tesori senza tempo. Parlo di ricchezze immortali perché prendono in considerazione pregi e difetti dell’umanità, fornendo risposte originali o, in alcuni casi, addirittura profetiche. E’ questione di capacità e dono di saper guardare oltre la punta del proprio naso per fornire un’ analisi precisa, condivisibile o meno, ma ricca di spunti di riflessione.

Nella mentalità contemporanea l’uomo si fa Dio e mette il Trascendente nel cassetto. Domenico Cavalca, nel suo Specchio di croce dice che “molto più conosce Iddio un santo idioto, che un savio peccatore“.

Vittorio Strada produce un saggio introduttivo al romanzo “L’Idiota” di Fedor Dostoevskij assai efficace e sempre attuale nell’antropologia di tutti i tempi. Il testo inizia con una famiglia di proprietari terrieri di Pietroburgo, andata in rovina, perché il padre ha dissipato tutte le sue sostanze all’estero e la madre ha sperperato tutto, gettandosi tra le braccia del fidanzato della figlia, “un ufficiale che dà soldi a prestito” e dello zio “usuraio che vive in solitudine”. Dei tre figli, la donna suona il piano, il Bello è il cocco della madre, menre il minore è detestato e soprannominato “l’idiota”. Uomo di smisurato orgoglio e violente passioni, questo “idiota”, è capace di grandi azioni e grandi abiezioni.

Questo personaggio, per il grande scrittore russo, rappresenta la forza, la passione della generazione contemporanea che non crede in nulla. Da un lato presenta uno smisurato idealismo e dall’altro uno sconfinato sensualismo. Dostoevskij vede nel socialismo il male dell’uomo perché conclude la presunta felicità dell’essere nell’effimero materialismo. Per lui, l’uomo non è sulla terra per questa limitante finitezza, ma per svilupparsi, da essere non compiuto, ma di transizione, totalmente privo di senso se non avrà una vita futura dopo la morte. La vita diviene, così il Vangelo di una catastrofica Passione e l’Apocalisse di una serena Tragedia.

Il protagonista del celebre romanzo, il principe Lev Myshkin, è l’incarnazione dell’uomo ideale. “L’idea di Dostoevskij era quella di rappresentare l’uomo perfetto, amato e benvoluto da tutti, capace di comprendere gli altri in un mondo fatto di persone malvagie e meschine”, si legge sull’autorevole portale online di letteratura “Polka”.

Dostoevskij voleva rappresentare Myshkin come “il principe Cristo” e il ritratto che ne deriva è davvero quello di un Cristo del XIX secolo: una figura carica di amore e perdono, lontano dai sentimenti di rabbia e odio.

Ma le persone che lo circondano iniziano a prenderlo per un imbecille, un idiota. Credenze alimentate anche dal fatto che egli soffre di alcuni problemi di salute.

In filigrana alle vicende di questi personaggi riusciamo così ad intravvedere i segni di una Russia che sta cambiando, simboleggiati dall’insoddisfazione di Aglaja e dalle letture pericolose fatte da lei e dalle sorelle, ma anche dalle numerose parentesi aperte continuamente nel romanzo dai vari personaggi secondari, in primo luogo Ippolit, simbolo di una gioventù che cerca un ordine nuovo denigrando a priori tutto l’esistente.

Dostoevskij chiude il romanzo insoddisfatto per la riuscita del suo progetto. Il suo idiota però verrà assorbito dalla cultura novecentesca diventando simbolo di un impossibile compromesso tra l’uomo e le pressioni della società.

Lettura limitata, in fondo, se è vero che il principe ha dei connotati innegabilmente cristologici, e la sua parola di compassione, intesa come assumere, volontariamente e responsabilmente, su di sé la sofferenza altrui, era – ed è ancora – una parola di rivoluzione, che tentava di dare una risposta ad un mondo che invece vive di violenza e sopraffazione reciproca. Una parola che andrebbe recuperata, e che potrebbe forse rivelarsi l’arma più vera di cui disponiamo.

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