Ecco perché Bergoglio li vuole: i loschi affari delle coop vaticane con i profughi

Condividi su:

pretesoldi

Falsi profughi, minorenni fasulli, ricorsi di avvocati compiacenti, esami di medici complici e soldi fagocitati dalle associazioni di PD e Vaticano

Di seguito un collage di inchieste raccolto in un articolo

Arrivano dal Bangladesh, dall’Egitto, dal Nord Africa. Non hanno con sé un documento di identità e tutto quello che dicono è di essere minorenni. Lo fanno apposta, ormai hanno imparato. Quando i vigili urbani o la polizia li fermano per strada, in retate antiabusivismo o per normali controlli, loro alzano le braccia e dicono “minore, minore”. Una parola magica che li sottrae all’espulsione. Così vengono portati nei pronto soccorso della città, visitati, e in 6 minuti netti il medico di turno stabilisce la loro età presunta.

Questo gli spalanca le porte dei centri di prima accoglienza dove rimangono per mesi, a volte anni, a spese di un’amministrazione che ha le mani legate di fronte a certificati medici che attestano la minore età dello straniero. Inizia così il business dei finti minorenni. Un business che è costato allo Stato, soltanto nei primi sei mesi del 2012, 55 milioni di euro.

SOLIDARIETA’ E BUSINESS – A Roma, da gennaio a giugno, sono stati 2.300 gli “stranieri non accompagnati”, identificati come minorenni, sbarcati nei centri di prima accoglienza della capitale e del Lazio. Di questi il 60% sono maggiorenni. A rivelarlo è un rapporto di Save the children che ha inviato nei centri una squadra per verificarne le condizioni e ha scoperto che, in realtà, si tratta di adulti. “Un aspetto particolarmente critico – si legge nel dossier realizzato da Viviana Velastro – è la presenza di immigrati di dubbia minore età, in alcuni casi palesemente adulti”.
Quando il team capeggiato dalla Velastro chiedeva spiegazioni sulla promiscuità tra adulti e minori, gli operatori “affermavano che erano tutti immigrati la cui minore età era stata certificata con verbali di pronto soccorso, pur ammettendo di avere essi stessi, nella maggior parte dei casi dei dubbi, spesso confermati dagli stranieri”, che affermavano di avere altre età.

LA PROSTATA INGROSSATA – Ahmed, un egiziano sedicenne una notte dello scorso aprile si sente male. Ha dolori all’inguine, non riesce a stare sdraiato, sulla sedia non trova pace. Dal centro in cui è ospitato lo portano in ospedale. Diagnosi: problemi alla prostata. Problemi che non si presentano mai prima dei 35/40 anni. Eppure lui per lo stato italiano è un “migrante minorenne”.

LA DIAGNOSI LAMPO DI MEDICI COMPLICI – Osman, bengalese, la sera del 31 ottobre del 2011 si presenta all’ambulatorio pediatrico del pronto soccorso del Policlinico Umberto I: “Viene per la determinazione dell’età presunta” c’è scritto nel verbale, stilato tra le 21.02 e le 21.08. In sei minuti il medico di guardia stabilisce che Osman ha “un’età presunta di circa 17 anni e mezzo”. A guardarlo di anni, raccontano gli operatori, ne dimostra almeno 40. Ma, senza indicazioni sulla procedura disposta per determinarne l’età, il verdetto è stato emesso, senza possibilità di appello.

IL MONOPOLIO DEI MINORI – Nel Lazio sono 19 le strutture utilizzate per accogliere minori stranieri non accompagnati. Nell’aprile 2011, per far fronte all’ondata di sbarchi a Lampedusa, la Regione Lazio ha messo a disposizione 6 strutture (2 a Roma, 3 a Frosinone e 1 a Latina) e il Comune di Roma ha attivato, per assegnazione diretta, altre 13 strutture, alcune gestite da cooperative sociali, mentre le otto che accolgono il maggior numero di persone sono guidate, tutte, dall’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e Trifone. Uno dei centri dell’Arciconfraternita, quello di Casal Lombroso, un residence per sfrattati, è finito nel mirino della procura lo scorso gennaio per aver omesso di versare l’Iva per una cifra superiore a otto milioni di euro.

I FALSI ADOLESCENTI  – Per ogni “minorenne”, compresi quelli che adolescenti non sono, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali consegna alle strutture, ogni giorno, 70 euro. Questo significa che in un giorno si spendono, per gli oltre 2000 immigrati accolti, 161.000 euro. Che in un mese fa quasi 5 milioni. Il 60 per cento di questi soldi potrebbe essere risparmiato. Invece non accade. Perché anche quando si scopre che il presunto adolescente minorenne in realtà non è, quel certificato medico, che rappresenta l’unica attestazione di identità valida, impedisce a polizia e carabinieri di fare qualsiasi cosa. Allora: chi è guadagna in questo business? Cosa c’è veramente dietro l’affare?

ORA LA PROCURA HA APERTO UN’INCHIESTA – Sul business dei finti minorenni la procura di Roma ha aperto un’inchiesta. Sul tavolo del pubblico ministero Barbara Zuin è finita un’informativa dell’Ufficio Immigrazione della questura di Roma. Lì ci sono 400 identità sospette da analizzare. Tante sono state le pratiche per ottenere il permesso di soggiorno presentate, nel giro di pochi mesi, da sedicenti diciassettenni, prossimi al compimento della maggiore età, ospitati nei centri di prima accoglienza della città.
Quando arrivavano allo sportello dell’ufficio stranieri era evidente, a occhio nudo, che da qualche tempo avevano superato l’adolescenza. Tuttavia un certificato medico che era stato loro rilasciato al momento dell’ingresso nella capitale, garantiva per la loro minore età. Una diagnosi ospedaliera che non poteva in alcun modo essere impugnata dalle forze dell’ordine per ribaltare la verità.

Al momento il fascicolo della procura è per falsa dichiarazione alla polizia; nel mirino ci sono gli immigrati indagati per aver detto il falso. Gli inquirenti però stanno cercando di capire se a muovere le fila del business ci sia una vera e propria organizzazione.
Capire chi guadagna in questo giro d’affari gigantesco sarà interessante per comprendere cosa c’è davvero sotto. Anche perché a quanto pare, la maggior parte dei certificati che attestano la minore età degli immigrati sono redatti sempre dagli stessi medici. E ad accompagnare nella stessa struttura gli stranieri sono quasi sempre gli stessi vigili urbani. Le indagini sono appena cominciate e l’inchiesta potrebbe portare presto a nuove iscrizioni nel registro degli indagati.

Dalle truffe sull’età alle spese gonfiate
ecco gli affari delle coop – 
Settanta euro al giorno per ogni “migrante minore non accompagnato” finiscono nelle tasche delle 19 cooperative che gestiscono i centri di accoglienza a Roma e nel Lazio. Un business colossale, che si è gonfiato a dismisura con l’emergenza Nord Africa. E che oggi spreme almeno110 milioni di euro l’anno allo Stato, visto che nei primi sei mesi dell’anno sono stati 2.300 i minorenni, o presunti capitale. Ma di certo qualcuno nell’affaire dei finti minorenni sta speculando. 161mila euro al giorno consegnati ai centri e ai falsi ragazzini.

LA “PAGHETTA” – Ai falsi ragazzi, come abbiamo già denunciato, spetta anche il “pocket money”, ovvero 5€ al giorno.

Le cooperative che gestiscono i centri di prima accoglienza nel mirino della procura.

La gestione di tanto denaro pubblico – solo nei primi sei mesi dell’anno sono stati spesi a Roma, per i 2.300 immigrati “minori”, 55 milioni e 400mila euro – è finita al vaglio degli inquirenti.

Perché il business dei finti adolescenti ospitati nella capitale (ovvero il 60% dei 2.300) è molto più grande di quanto si possa immaginare. Intanto il pubblico ministero Barbara Zuin ha aperto un fascicolo per falsa testimonianza alla polizia: sul tavolo del magistrato è finito un faldone di 1000 pagine prodotto dagli investigatori dell’Ufficio Immigrazione. Lì dentro ci sono i nomi di 400 stranieri minorenni che hanno chiesto il permesso di soggiorno camuffando la loro identità. Ma a certificare la loro età è stato un medico di un pronto soccorso della capitale che, attraverso una visita di 6 minuti in tali, accolti nella pronto soccorso, ha stabilito quanti anni avevano.

Ci sono troppe anomalie nell’affaire finti minorenni, a cominciare dai centri che li ospitano. Impossibile che nessuno si sia accorto degli adulti spacciati per ragazzini. Forse perché la diaria di 70 euro che prima il Governo (in tempo di emergenza sbarchi) e poi il Comune di Roma dà per ogni adolescente è più ricca di quella data a un profugo adulto (per cui sono erogati 3040 euro al giorno)?

“Da aspirante profugo a falso adolescenteciò che nella capitale (e non solo) riguarda l’assistenza a rifugiati politici stranieri, immigrati, senza casa italiani, mense per poveri e via assistendo, tra assegnazioni irregolari, appalti vinti con procedure poco chiare o annullati per motivi altrettanto oscuri. Ecco gli squali della solidarietà.

DA PROFUGO A MINORENNE – Anita Brundu ha lavorato al Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Anguillara per adulti, e poi al centro di accoglienza di via Fosso dell’Osa. Entrambi sono gestiti da Domus Caritatis. È lei a spiegarci come l’affaire dei finti minori si autoalimenta. “Qualche mese fa, il giorno dopo essere stata trasferita al centro di via Fosso dell’Osa, incontrai Amir, Ahmed, Khaled e Muhammad. “Non ci chiamiamo più così”, mi dissero. Avevano fatto richiesta per essere riconosciuti come rifugiati politici: una richiesta che viene accolta soltanto nel caso di Paesi in guerra come Somalia, Sudan e Darfur; e loro non venivano da nessuno dei tre. Avrebbero dovuto essere espulsi. Di notte invece erano stati trasferiti nel centro per minorenni e tali, dopo un certificato medico, erano diventati. E il loro caso non era certo l’unico, ma la prassi”.

I RIFUGIATI E GLI AVVOCATI COMPLICI

In questa storia di mezzo non ci sono soltanto i centri che continuano a incassare sugli adulti che si spacciano per minorenni e che percepiscono rette giornaliere che valgono il doppio. Al ricco piatto da milioni di euro attingono un po’ tutti. Anche gli avvocati. C’è uno studio legale in particolare, al servizio della Domus Caritatis, che si occupa dell’assistenza legale e anche del ricorso per il riconoscimento dello status di rifugiati nel caso in cui venga respinto. Un appello senza senso, a meno che il rifugiato in questione non provenga, appunto, da Paesi in guerra. Ma quel ricorso inutile, tanto inutile non è: costa 250 euro a persona. Naturalmente a spese dello Stato: l’immigrato, il profugo, il rifugiato, non ha i soldi neanche per vestirsi, figurarsi se li ha per pagare un avvocato. E così, si attiva il gratuito patrocinio. Se si calcola che tutti gli ospiti dei vari centri fanno domanda per ottenere lo statuto di rifugiato politico, parliamo di centinaia di migliaia di euro ogni mese. Che si aggiungono ai milioni stanziati prima dal Governo e poi dal Comune per il mantenimento degli ospiti nelle strutture.
ecco il trucco milionario” – Il business dei finti minorenni porta un timbro. Quello dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e Trifone. E della sua costola, Domus Caritatis che a Roma ha inspiegabilmente ottenuto la gestione del maggior numero di centri. Un timbro dunque stampato su tutto ciò che nella capitale (e non solo) riguarda l’assistenza a rifugiati politici stranieri, immigrati, senza casa italiani, mense per poveri e via assistendo, tra assegnazioni irregolari, appalti vinti con procedure poco chiare o annullati per motivi altrettanto oscuri. Ecco gli squali della solidarietà.

DA PROFUGO A MINORENNE – Anita Brundu ha lavorato al Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Anguillara per adulti, e poi al centro di accoglienza di via Fosso dell’Osa. Entrambi sono gestiti da Domus Caritatis. È lei a spiegarci come l’affaire dei finti minori si autoalimenta. “Qualche mese fa, il giorno dopo essere stata trasferita al centro di via Fosso dell’Osa, incontrai Amir, Ahmed, Khaled e Muhammad. “Non ci chiamiamo più così”, mi dissero. Avevano fatto richiesta per essere riconosciuti come rifugiati politici: una richiesta che viene accolta soltanto nel caso di Paesi in guerra come Somalia, Sudan e Darfur; e loro non venivano da nessuno dei tre. Avrebbero dovuto essere espulsi. Di notte invece erano stati trasferiti nel centro per minorenni e tali, dopo un certificato medico, erano diventati. E il loro caso non era certo l’unico, ma la prassi”.

I RIFUGIATI E GLI AVVOCATI COMPLICI

In questa storia di mezzo non ci sono soltanto i centri che continuano a incassare sugli adulti che si spacciano per minorenni e che percepiscono rette giornaliere che valgono il doppio. Al ricco piatto da milioni di euro attingono un po’ tutti. Anche gli avvocati. C’è uno studio legale in particolare, al servizio della Domus Caritatis, che si occupa dell’assistenza legale e anche del ricorso per il riconoscimento dello status di rifugiati nel caso in cui venga respinto. Un appello senza senso, a meno che il rifugiato in questione non provenga, appunto, da Paesi in guerra. Ma quel ricorso inutile, tanto inutile non è: costa 250 euro a persona. Naturalmente a spese dello Stato: l’immigrato, il profugo, il rifugiato, non ha i soldi neanche per vestirsi, figurarsi se li ha per pagare un avvocato. E così, si attiva il gratuito patrocinio. Se si calcola che tutti gli ospiti dei vari centri fanno domanda per ottenere lo statuto di rifugiato politico, parliamo di centinaia di migliaia di euro ogni mese. Che si aggiungono ai milioni stanziati prima dal Governo e poi dal Comune per il mantenimento degli ospiti nelle strutture.

BAMBINI CON I CAPELLI BIANCHI
In un altro centro, il Sant’Antonio, è Silvia F., un’operatrice, a raccontare il business dei finti minorenni. “Qui ospitiamo settanta persone: di queste solo dieci sono ragazzi. Gli altri tutti adulti, visibilmente adulti: alcuni sono stempiati, altri hanno capelli bianchi. Spesso sono delinquenti. Spesso così violenti che capita di dover difendere i minori, quelli veri: una volta, addirittura, ci siamo dovuti barricare in una stanza con loro”.

BUSINESS DELLA SOLIDARIETA’: CARITAS E SANT’EGIDIO

La Domus Caritatis a Roma ha in appalto 8 dei 13 centri aperti dal Comune per l’emergenza Nord Africa. Vicina ai Cardinali e a Comunione e Liberazione, l’Arciconfraternita è legata al ras della ristorazione, la società La Cascina – che riforniva le mense scolastiche e ospedaliere di mezza Italia, la buvette del Senato e gestisce anche i buoni pasto Break Time – che già nel 2003 finì al centro di un’inchiesta. Gli appalti per i centri la Domus Caritatis li riceve direttamente dal Governo. Perché?

Continua a leggere

Bergoglio: ebrei e cristiani sono “amici e fratelli”

Condividi su:

Risultati immagini per Caifa e GesùLa bimillenaria storia del cattolicesimo si fonda sulla “dottrina della sostituzione”. San Pio X sosteneva che “il Giudaismo è il nemico teologico numero uno”. Bergoglio, in continuità con il conciliabolo vaticano 2 e con la falsa Chiesa ecumenista persevera nella rottura con il Magistero di sempre, affermando il contrario…(n.d.r.)

Segnalazione di Federico Prati

La Dichiarazione conciliare “Nostra aetate” 50 anni fa contribuì in modo decisivo a inaugurare una stagione di “amicizia e comprensione reciproca” nel dialogo tra cattolici ed ebrei. Lo ha ribadito Papa Francesco nel ricevere in udienza una folta delegazione dell’International Council of Christian and Jews”, una federazione di associazioni impegnate a favorire i rapporti tra le due comunità. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Se oggi ci possiamo dire “amici e fratelli”, “e non più estranei” è perché ha prevalso quella volontà di dialogo che ha trovato sponda nel Vaticano II. Nella Sala Clementina siedono ad ascoltare Papa Francesco 250 membri del cartello di sigle impegnate nel dialogo ebraico-cristiano nel mondo e radunate all’interno dell’International Council of Christian and Jews.

Dalla diffidenza alla fraternità
L’occasione è il Convegno organizzato da questo organismo per il 50.mo della Dichiarazione conciliare “Nostra aetate”, che cambiò per sempre il volto del dialogo tra la Chiesa e il mondo ebraico. E proprio sul valore di questo documento – che rappresentò il “‘sì’ definitivo alle radici ebraiche del cristianesimo ed il ‘no’ irrevocabile all’antisemitismo” – si sofferma Francesco rendendo “grazie a Dio – dice – per tutto ciò che di buono è stato realizzato in termini di amicizia e di comprensione reciproca in questi cinquant’anni, perché il Suo Santo Spirito ha accompagnato i nostri sforzi di dialogo”: Continua a leggere

BERGOGLIADI: Immigrati: “Chi li respinge chieda perdono”

Condividi su:

Bergoglio si scaglia contro le istituzioni e le persone che respingono i profughi.

di o

Papa Francesco torna a parlare di immigrazione. Dopo il viaggio a Lampedusa e dopo aver invitato i romani ad accogliere tutti i migranti, ecco che il Pontefice lancia un anatema contro coloro che si rifiutano di accogliere gli immigrati: “Vi invito tutti a pregare perche le persone e le istituzioni che respingono questi nostri fratelli chiedano perdono”.

Sabato prossimo, ha ricordato il pontefice durante l’Udienza Generale di oggi, “ricorrerà la Giornata mondiale del rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite. Preghiamo per tanti fratelli e sorelle che cercando rifugio lontano dalla loro terra, che cercano una casa dove poter vivere senza timore, perchè siano sempre rispettati nella loro dignità”.

Infine, Francesco ha incoraggiato “l’opera di quanti portano loro un aiuto e auspico che la comunità internazionale agisca in maniera concorde ed efficace per prevenire le cause delle migrazioni forzate”.

Alle parole del Papa ha respinto prontamente il leader della Lega Nord, Matteo Salvini: “Quanti rifugiati ci sono in Vaticano? Il problema è che i rifugiati sono un quarto di quelli che arrivano, noi non abbiamo bisogno di essere perdonati”.

Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2015/06/17/immigrati-la-strigliata-di-francesco-chi-li-respinge-chieda-perdono/1141540/

Continua a leggere

Bergoglio: «Corano libro di pace». Violenza «colpa degli estremisti». È proprio così?

Condividi su:

Segnalazione Radio Spada

 

Bergoglio: «Corano libro di pace». Violenza «colpa degli estremisti». È proprio così?

di CdP Ricciotti

Nella riflessione «I ‘fatti di Parigi’. Scacco al Re in tre mosse» abbiamo dimostrato come i “poteri forti”: 1) vogliono dipingere e farci accettare un fantomatico “Islam moderato”; 2) vogliono legittimare la blasfemia e punire la religiosità, a patto che non si tocchino i Giudei; 3) vogliono condannare l’integrità religiosa, definita “estremismo”, di qualsiasi popolo e fede, eccezion fatta per i Giudei.

Ma esiste davvero l’Islam moderato?

Gli aspiranti noachiti della TV, della stampa e della “setta vaticanosecondista” sostengono che l’Islam sarebbe una «religione di pace», mentre sarebbero proprio gli estremisti islamici ad adulterare il messaggio di Maometto mediante delle «arbitrarie interpretazioni del Corano».

Tutte fantasie falso ecumeniche utili esclusivamente al progredire del NWO, ovvero strumentali all’instaurazione del Governo Unico Globale dei popoli, da convertire definitivamente al noachitismo ed al servizio della Sinagoga.

Si è già accennato qualcosa in «IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA. L’anatema terzomondista. Riflessioni su massoneria e monito bergogliano»; «Cosmopolitismo, crisi economica e distruzione delle identità nazionali». Libro: «Humanum Genus. Dissertazione su Massoneria, Sette segrete e Cosmopolitismo».

Leggiamo il “tollerante” Corano, «libro di pace» come ebbe a definirlo Bergoglio durante il volo di ritorno dalla Turchia (qui il video su Rai TV). Libro baciato in più occasioni anche da Wojtyla, come abbiamo dimostrato in «Breve su K. Wojtyla ed il Corano».

Alcune citazioni con corretta interpretazione:

– «E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: “Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! E ciò avvenne perché si erano separati da Allah e dal Suo Messaggero”. Allah è severo nel castigo con chi si separa da Lui e dal Suo Messaggero! Assaggiate questo! I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! 0 voi che credete, quando incontrerete i miscredenti in ordine di battaglia non volgete loro le spalle. Chi in quel giorno volgerà loro le spalle – eccetto il caso di stratagemma per [meglio] combattere o per raggiungere un altro gruppo – incorrerà nella collera di Allah e il suo rifugio sarà l’inferno. Qual triste rifugio! Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi» (Sura 8, 12-17);

– «Allah ha comprato dai credenti le loro persone e i loro beni [dando] in cambio il Giardino, [poiché] combattono sul sentiero di Allah, uccidono e sono uccisi. Promessa autentica per Lui vincolante, presente nella Torâh, nel Vangelo e nel Corano. Chi, più di Allah, rispetta i patti? Rallegratevi del baratto che avete fatto. Questo è il successo più grande» (Sura 9, 111);

– «La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso» (Sura 5, 33);

– «Combatti dunque per la causa di Allah – sei responsabile solo di te stesso – e incoraggia i credenti. Forse Allah fermerà l’acrimonia dei miscredenti. Allah è più temibile nella Sua acrimonia, è più temibile nel Suo castigo» (Sura 4,84). «Combatti», arabo «katel», radice della parola «uccidere, assassinare, trucidare »;

– «In verità Allah ama coloro che combattono per la Sua causa in ranghi serrati come fossero un solido edificio» (Sura 61,4);

– «Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, che Allah non ama coloro che eccedono» (Sura 2,190);

– «Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa, che invece vi è nociva. Allah sa e voi non sapete» (2, 216);

– «Ti chiedono del combattimento nel mese sacro. Dì: “Combattere in questo tempo è un grande peccato, ma più grave è frapporre ostacoli sul sentiero di Allah e distogliere da Lui e dalla Santa Moschea. Ma, di fronte ad Allah, peggio ancora è scacciarne gli abitanti. La sovversione è peggiore dell’omicidio» (Sura 2, 217);

– «Non hai visto coloro ai quali fu detto: “Cessate il combattimento, eseguite la preghiera e pagate la decima”? Quando fu loro ordinato di combattere, ecco che una parte di loro temendo gli uomini quanto temono Allah o ancor di più, dissero: “0 Signor nostro, perché ci hai ordinato il combattimento? Se potessi rinviarci il termine!” Di’ loro: “Il godimento di questo mondo ha poco valore, mentre l’Altra vita è migliore per chi è timorato [di Allah], Lì non subirete la minima ingiustizia”» (Sura 4,77);

– «Combattano dunque sul sentiero di Allah, coloro che barattano la vita terrena con l’altra. A chi combatte per la causa di Allah, sia ucciso o vittorioso, daremo presto ricompensa immensa» (Sura 4,74);

– «Coloro che credono combattono per la causa di Allah, mentre i miscredenti combattono per la causa degli idoli. Combattete gli alleati di Satana. Deboli sono le astuzie di Satana» (Sura 4,76);

– «Non combatterete contro gente che ha violato i giuramenti e cercato di scacciare il Messaggero? Sono loro che vi hanno attaccato per primi. Li temerete? Allah ha ben più diritto di essere temuto, se siete credenti. Combatteteli finché Allah li castighi per mano vostra, li copra di ignominia, vi dia la vittoria su di loro, guarisca i petti dei credenti». (Sura 9,13-14);

«Presso Allah il computo dei mesi è di dodici mesi [lunari] nel Suo Libro, sin dal giorno in cui creò i cieli e la terra. Quattro di loro sono sacri. Questa è la religione retta. In questi mesi non opprimete voi stessi, ma combattete tutti assieme i politeisti, come essi vi combattono tutti assieme. Sappiate che Allah è con coloro che [Lo] temono» (Sura 9,36);

– «Leggeri o pesanti, lanciatevi nella missione e lottate con i vostri beni e le vostre vite. Questo è meglio per voi, se lo sapeste!» (Sura 9,41);

– «0 voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi. Sappiate che Allah è con i timorati». (Sura 9, 123);

– «Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine. Questo è [l’ordine di Allah], Se Allah avesse voluto, li avrebbe sconfitti, ma ha voluto mettervi alla prova, gli uni contro gli altri. E farà sì che non vadano perdute le opere di coloro che saranno stati uccisi sulla via di Allah» (Sura 47,4);

– «Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti» (Sura 2, 191);

– «Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso» (Sura 9, 5). Di questa “decima” e del suo significato ve ne ho già parlato in passato;

– «Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi, pazienti, ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti» (Sura 8, 65);

– «[Gli ipocriti e i miscredenti] Maledetti! Ovunque li si troverà saranno presi e messi a morte» (Sura 33, 61);

– «Quando incontrate gli infedeli, uccideteli con grande spargimento di sangue e stringete forte le catene dei prigionieri» (Sura 47, 4);

– «Preparate, contro di loro, tutte le forze che potrete [raccogliere] e i cavalli addestrati, per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro e altri ancora che voi non conoscete, ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati» (Sura 8, 60);

– «Combatteteli finché non ci sia più persecuzione e il culto sia [reso solo] ad Allah. Se desistono, non ci sia ostilità, a parte contro coloro che prevaricano» (Sura 2, 193);

– «Mese sacro per mese sacro e per ogni cosa proibita un contrappasso. Aggredite coloro che vi aggrediscono. Temete Allah e sappiate che Allah è con coloro che Lo temono» (Sura 2, 194);

– «E non chiamare morti coloro che sono stati uccisi sulla via di Dio, anzi, vivi sono, nutriti di Grazia presso il Signore!» (Sura 3, 169).

E così via.

OBIEZIONE 1. Tempo fa alcuni mossero delle obiezioni alla mia affermazione: «Nel momento in cui la “barba del Profeta” li chiamerà alla “guerra santa”, vuoi per opportunità o vuoi per legami di sangue, codesti soggetti improvvisamente diventeranno “fondamentalisti�� ed il vicino della porta accanto potrebbe trasformasi nel nostro carnefice». Dicevano alcuni: «non è vero, essi sono integrati, sono pacifici». Falso, falsissimo. Precisato che i burattinai della sovversione tentano di distruggere, per finalità cosmopolite, l’identità islamica in due modi: guerra o corruzione (mediante la presunta integrazione degli stessi nelle già eticamente corrotte società occidentali), confutiamo adesso l’obiezione «sono pacifici».  Solitamente i “pacifinti” estrapolano dei versetti della Sura 9 («a voi la vostra religione, a me la mia») e dei versetti della Sura 2 («Non c’è costrizione nella religione») per sostenere la loro tesi: «sono pacifici». Smascheriamo quest’inganno usando lo stesso commento dell’Ucoii. La Sura 109, contro il sincretismo, recita: «1. Di’: «O miscredenti!  2. Io non adoro quel che voi adorate  3. e voi non siete adoratori di quel che io adoro.  4. Io non sono adoratore di quel che voi avete adorato  5. e voi non siete adoratori di quel che io adoro:  6. a voi la vostra religione, a me la mia». Spiega il commentatore dell’Ucoii: «I notabili meccani, nel tentativo di limitare i danni che paventavano all’economia e alla potenza Quraysh in conseguenza alla predicazione di Muhammad (pace e benedizioni su di lui) proposero un ridicolo compromesso all’Inviato di Allah: un anno tutti quanti avrebbero adorato il Dio Unico (gloria a Lui l’Altissimo) e un anno gli dèi. Il Profeta rifiutò nettamente la proposta e questa sura fu rivelata per ribadire l’assoluta impossibilità di mercanteggiare sui precetti dell’Altissimo (gloria a Lui), l’improponibilità di ogni sincretismo religioso, della conciliazione dottrinale tra le religioni e la conseguente specificità del rito che impedisce ogni concelebrazione interreligiosa». La Sura 2 recita: «256. Non c’è costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall’errore. Chi dunque rifiuta l’idolo e crede in Allah, si aggrappa all’impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente. 257. Allah è il patrono di coloro che credono, li trae dalle tenebre verso la luce. Coloro che non credono hanno per patroni gli idoli che dalla luce li traggono alle tenebre. Ecco i compagni del Fuoco in cui rimarranno in eterno». Come afferma il libro «Il Corano» (Biblioteca delle libertà, 2015, M. C. Allam, pag. XXX e XXXI): «Quando il 10 maggio 1994, in un sermone pronunciato in una moschea di Johannesburg, l’allora presidente palestinese Yasser Arafat disse, a proposito dell’accordo di pace sottoscritto con il premier israeliano Yitzhak Rabin il 13  settembre 1993, “Questo accordo non rappresenta per me più dell’accordo concluso dal nostro profeta Maometto con i Quraishiti”, emerse l’inganno islamico che contempla solo la tregua con il nemico ma non la pace. La “hudna”, la tregua di Hudaybiya, risale al 628 dC. All’epoca Maometto, dalla sua roccaforte di Medina, si diresse alla Mecca, sua città natale da cui era stato costretto all’esilio, per compiervi un pellegrinaggio. Ma soltanto 1600 dei suoi fedeli accettarono di seguirlo. Di fronte al rifiuto di accoglierlo da parte degli abitanti della Mecca e alla loro superiorità numerica e militare, Maometto accettò un accordo di tregua che lo impegnava a porre fine a tutte le ostilità contro la città in cambio della promessa che l’anno successivo lui e i suoi fedeli avrebbero potuto compiere il pellegrinaggio. Ma nel giro di un anno Maometto consolidò le proprie forze, mentre la Mecca si indebolì a seguito di importanti defezioni tra i suoi leader, che aderirono all’islam. Fu così che nel novembre del 629 dC, dopo una violazione della tregua da parte dei quraishiti, Maometto denunciò il trattato e nel gennaio del 630 conquistò La Mecca con un esercito di 10rnila uomini. È un precedente giuridico islamico a cui fanno riferimento tutti gli accordi tra i musulmani e gli infedeli. In base ad esso è possibile sottoscrivere un accordo con il nemico e infrangerlo successivamente non appena ciò si renda possibile».

OBIEZIONE 2. Abbiamo risposto alla prima obiezione. Veniamo adesso ad una seconda obiezione: «anche la Bibbia contiene versetti incitanti alla guerra». Obiezione risibile perché vorrebbe equiparare Giudei del Talmud e Cattolici del Magistero sullo stesso piano. Tale obiezione è intrinsecamente ignorante e falsa poiché Gesù perfezionò l’Antica Legge (ancora in vigore presso i Giudei); il Cattolico ha come guida il Magistero, non semplicemente la Scrittura. Il Cattolico differisce dal Protestante anche per questo: il Cattolico docilmente lascia che sia la Chiesa ad interpretare correttamente la Scrittura, il Protestante pretende di leggerla senza guida santa secondo il demoniaco metodo delSola Scriptura, con i danni che tutti conosciamo (roghi delle streghe, persecuzioni, suicidi di massa, etc – tutte barbarie perpetrate generalmente dai Protestanti). Papa Leone XIII nella «Providentissimus Deus», 18 novembre 1893, affronta i temi della Bibbia e degli studi biblici ed esegetici ad essa legati. I medesimi temi verranno ripresi dalle encicliche «Spiritus Paraclitus» di papa Benedetto XV e «Divino Afflante Spiritu» di papa Pio XII. Questi documenti sono una difesa della Scrittura contro gli errori moderni.

OBIEZIONE 3. «Il Corano però ha anche versetti di pace», dicono sempre i “pacifinti” alla Bergoglio. Risposta. Difatti il Corano, non essendo affatto la «Madre del Libro» (come lo chiamano i Maomettani), ma essendo semplicemente uno scritto umano, è ricco di contraddizioni secondo la teoria «dell’abrogante e dell’abrogato» – «an-nāsikh wa’l- mansūkh» (opinione per cui certi versetti del Libro, con le loro prescrizioni successive, possano sostituirne altre precedenti). Nel caso della “Guerra Santa” (Jihād) non vengono segnalate contraddizioni (Ivi., pp. 385 e 386).

OBIEZIONE 4. «Anche la Chiesa ha fatto le Crociate e procurato violenza». Ho già risposto qui: «Dall’inquisizione alla pedofilia. Breve difesa della Chiesa dalle false accuse».

Buon approfondimento.

di CdP Ricciotti

Continua a leggere

Treviso: distribuzione di foglie di alloro e di un po’ di Catechismo davanti al Duomo

Condividi su:

foto le foglie di francesco

Segnalazione di Luciano Gallina

Domenica 12 luglio 2015, in Piazza Duomo a Treviso nei pressi della gradinata che porta al Duomo stesso, sono stati distribuiti dei sacchetti contenenti quattro foglie e un foglietto con il testo in calce.

È stata avvisata la stampa (Gazzettino, La Tribuna di Treviso e Antenna Tre), inviando agli stessi la foto del sacchetto e il testo in esso contenuto.

La scelta del sacchetto con le foglie è dovuto al fatto che Bergoglio ha chiesto in via ufficiale di masticare della coca e al suo passaggio, sono state distribuite 20.000 (VENTIMILA) bustine di foglie di coca ai presenti

In allegato foto del sacchetto e di alcuni volontari che si sono prestati per la distribuzione dei sacchetti

Le foglie

Di   Francesco

 

Bergoglio 4 foglie per 4 peccati

 

 

I QUATTRO peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio

 

  • OMICIDIO VOLONTARIO.

C’è qualcosa di più grave dell’aborto quale è l’omicidio voluto dalla madre?

Allora perché Bergoglio telefona alla Bonino (ma anche a Pannella), per invitarLa a pentirsi? Ma NO! Le dice “tieni duro”. Durante il colloquio “abbiamo parlato di migranti, povertà e del Mediterraneo.” Sui 6.000.000 di bambini UCCISI VOLONTARIAMENTE (“solo” in Italia, dopo la legge 194/78, promossa con accanimento dalla Bonino & C.) nemmeno un accenno.

Continua a leggere

Crocefisso con falce e martello non mi offende, è arte di protesta

Condividi su:

Pope Francis on way back from South America tour

L’accordo sulla Grecia, i rapporti Usa-Cuba e i movimenti, ma anche il crocifisso con la falce il martello regalatogli dal presidente Morales e perfino una battuta sulla coca. Papa Francesco, sul volo di ritorno dal suo viaggio più lungo, quello in sud America non smentisce il suo consueto spirito e il suo humor.

Falce e martello – “Capisco questa opera, la considero un’espressione di arte di protesta, per me non è stata un’offesa, ve lo dico perché non ci siano opinioni sbagliate. La porto con me in Vaticano”. Così il Papa sul crocifisso su falce e martello ispirato al disegno del gesuita Espinal assassinato dalla dittatura, regalatogli dal presidente boliviano Morales.

Continua a leggere

Chi sono io per giudicare chi si fa di “bamba”?

Condividi su:

EVVIVA LA BAMBA

I coltivatori della nota pianta la regaleranno a Francesco al suo arrivo nel paese latino-americano

alver metalli (vatican insider)

Lo ha rivelato il presidente delle sei federazioni di produttori di coca della Bolivia Leonardo Loza ai giornalisti locali: una delegazione di cocaleros farà dono a papa Francesco di «una torta, una infusione per il mate e altri derivati» elaborati con la pianta di coca, la cui coltivazione in Bolivia è consentita per scopi medicinali e per uso nelle cerimonie tradizionali indigene. Studi affidabili hanno comprovato che la coca è stata utilizzata per millenni nella medicina tradizionale andina. E’ molto efficace come anestetico contro il mal di testa, i reumatismi, ferite e piaghe. La cocaina contenuta nelle foglie di coca restringe i vasi sanguigni, e contribuisce a rallentare le emorragie. Le popolazioni che vivevano sulla Ande utilizzavano la coca anche per combattere la malaria e l’asma, per migliorare la digestione e come afrodisiaco.

La donazione della sostanza al Papa nella forma di alimento e di tisana avverrà durante il previsto incontro con i movimenti Popolari dell’America Latina nella città di Santa Cruz, che riprenderà e prolungherà la prima edizione, che ebbe luogo in Vaticano alla fine di ottobre del 2014 per iniziativa del Pontificio consiglio della giustizia e della pace e della Pontificia accademia delle scienze sociali.

I cocaleros boliviani sono certi che il Papa riceverà l’insolito dono con l’allegria di sempre, e che passerà gli omaggi nelle mani di qualcuno dei suoi accompagnanti per poi destinarli ad altri beneficiari, com’è solito fare con i regali ricevuti. Ma tra i cocaleros c’è anche chi non esclude affatto – e anzi spera – che Francesco possa assaggiare su due piedi la torta di coca o provare l’infuso di mate. Cosa che non fece un anno fa, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, omaggiato anch’egli della torta di coca durante il G7 con la Cina.

I produttori boliviani si propongono in questo modo di richiamare l’attenzione sui progressi che sono stati raggiunti nell’industrializzazione della pianta di coca, che il governo, peraltro, si propone di esportare previa rimozione della foglia di coca dalla lista degli stupefacenti in cui si trova in base ad alla convenzione antidroga delle Nazioni Unite.

La Bolivia, con il Perù e la Colombia è uno dei tre maggiori produttori mondiali di foglia di coca, che è l’ingrediente principale per sintetizzare il suo più noto derivato illegale, la cocaina. In Bolivia la coltivazione della foglia di coca è consentita su una superficie stabilita con precisione dalle leggi nazionali e l’uso medicinale e rituale della foglia è addirittura sancita nel testo costituzionale del paese andino. Le foglie della pianta di coca (Erythroxylum coca) contengono una quantità media di cocaina pari allo 0,8% del peso di una foglia fresca. Ma non solo cocaina: cinnamato di methylecgonine, truxilline e altri alcaloidi che sembrano essere d’aiuto durante la permanenza ad alta quota.

Terre d’America

 

Continua a leggere

Il Vaticano recluta la papessa Naomi Klein per la battaglia sul clima

Condividi su:

naomi-klein-4264-kourosh-keshiri-crop

Segnalazione di Federico Prati

L’attivista no global pronta (di nuovo) alla lotta contro l’imperialismo capitalista

“Risulta veritiero lo scenario che ci mostra ‘Hunger Games’: violenza, brutalità e diseguaglianze” Roma. A Naomi Klein, papessa laica dei movimenti no global di mezzo mondo, terzomondista, ambientalista e antiliberista, mancava solo d’essere ricevuta con tutti gli onori in Vaticano. Quel momento è arrivato: appuntamento per il 2 luglio, quando la “Signora Naomi Klein, scrittrice” (così il bollettino ufficiale della Santa Sede) prenderà la parola a margine della – citiamo testualmente – “conferenza di alto livello Le persone e il pianeta al primo posto: l’imperativo di cambiare rotta”. Domani, intanto, farà il suo ingresso solenne nella Sala stampa di Via della Conciliazione, invitata dal cardinale Peter Turkson, già presentatore dell’enciclica Laudato si’ e presidente del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace. Teatro perfetto per rinfocolare la sua ultima battaglia, come sempre anticipata e accompagnata da un libro mandato in stampa a tempo debito, “Una rivoluzione ci salverà”, edito in Italia da Rizzoli.

ARTICOLI CORRELATI Ambiente sì, ma il cuore dell’enciclica è il degrado etico dell’uomo Giustizia climatica La curiosa parabola di Laudato si’ L’enciclica che cambia rotta alla chiesa Perché l’enciclica piace tanto a chi avversa la libertà individuale. Dai Sacri Palazzi, nelle settimane scorse, s’erano lamentati che di tutte le duecento pagine del testo papale fosse passato sui media solo il capitolo dedicato agli sconvolgimenti climatici: sarà arduo, ora, visti i conferenzieri invitati a discutere sul tema, invertire la rotta. A ogni modo, fa sapere Klein parlando della sua ultima fatica letteraria, i toni sono meno apocalittici rispetto al passato e il mondo avrà perfino una speranza di redenzione, un po’ come succede nei film catastrofici dove si vedono trombe d’ aria devastare le praterie del Kentucky o meteoriti colpire lande desolate dello Utah. Dopotutto, la scrittrice basa molte sue visioni e profezie sull’industria cinematografica hollywoodiana, come dimostra l’assunto secondo cui risulta assai veritiero “lo scenario che ci mostra ‘Hunger Games’: un futuro di violenza, brutalità e diseguaglianze sempre più feroci”.

Continua a leggere

Bergoglio chiama un domenicano pro-gay a lavorare in Vaticano

Condividi su:

Papa Francesco chiama un domenicano pro-gay a lavorare in Vaticano

Papa Francesco lo scorso 16 maggio ha nomitato il domenicano britannico Timothy Radcliffe consultore del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace per svolgere “studi su giustizia sociale e diritti umani”,come si legge nella nomina.
Teologo attento ai segni dei tempi, rafinato predicatore e insegnante, ha ricoperto la carica di Maestro generale dell’Ordine Domenicano dal 1992 al 2001. Attualmente è presidente e fondatore del Las Casas Institute of Blackfriars, a Oxford.

Continua a leggere

Bergoglio, discorso ai Valdesi. È possibile parlare di precursore dell’Anticristo?

Condividi su:

.facebook_1435035739933

Segnalazione Radio Spada

di Carlo Di Pietro.

di CdP Ricciotti.

Il 22 giugno 2015, lunedì, a Torino, Bergoglio, in visita “pastorale”, ha detto ai Valdesi:

L’unità che è frutto dello Spirito Santo non significa uniformità. I fratelli infatti sono accomunati da una stessa origine ma non sono identici tra di loro. Ciò è ben chiaro nel Nuovo Testamento, dove, pur essendo chiamati fratelli tutti coloro che condividevano la stessa fede in Gesù Cristo, si intuisce che non tutte le comunità cristiane, di cui essi erano parte, avevano lo stesso stile, né un’identica organizzazione interna. Addirittura, all’interno della stessa piccola comunità si potevano scorgere diversi carismi (cfr 1 Cor 12-14) e perfino nell’annuncio del Vangelo vi erano diversità e talora contrasti (cfr At 15,36-40). Purtroppo, è successo e continua ad accadere che i fratelli non accettino la loro diversità e finiscano per farsi la guerra l’uno contro l’altro. Riflettendo sulla storia delle nostre relazioni, non possiamo che rattristarci di fronte alle contese e alle violenze commesse in nome della propria fede, e chiedo al Signore che ci dia la grazia di riconoscerci tutti peccatori e di saperci perdonare gli uni gli altri. È per iniziativa di Dio, il quale non si rassegna mai di fronte al peccato dell’uomo, che si aprono nuove strade per vivere la nostra fraternità, e a questo non possiamo sottrarci. Da parte della Chiesa Cattolica vi chiedo perdono. Vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci! (clicca qui).

Dunque, sostiene Bergoglio: «L’unità che è frutto dello Spirito Santo non significa uniformità». Allora ci troveremmo davanti ad uno Spirito Santo difforme o deforme (che non sarebbe più Spirito di Verità bensì “spirito di opinione”, proprio come quella sbagliata di Bergoglio): uniti nella difformità dottrinale e morale. Pertanto lo Spirito Santo fornirebbe, al bisogno, diverse versioni di fede e costume, a secondo di luoghi, epoche, soggetti, etc. Per conclusione logica: lo Spirito Santo sarebbe sincero con alcuni e menzognero con altri, pertanto non esisterebbe (modernismo = ateismo). Il chiaro riferimento è alla diversità (o non uniformità) di dottrina (fede, morale, culto, legge) dei Valdesi, perché PROPRIO di questo si tratta, non di cavilli burocratici. Eppure la Chiesa cattolica ci insegna sin dalla sua fondazione che la «Chiesa di Gesù Cristo è la Chiesa Cattolica-Romana, perché essa sola è una, santa, cattolica e apostolica come Cristo la volle» (n° 107 Catechismo san Pio X).

Continua a leggere

1 18 19 20 21 22 23 24 37