Bergoglio coopta Casarini

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di Raffaele Amato, Vice-Responsabile del Circolo Christus Rex-Traditio

Bergoglio coopta Casarini – La XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà in due sessioni distinte a ottobre 2023 e a ottobre 2024, basandosi sul testo dell‘Instrumentum Laboris, si propone di disegnare la nuova Chiesa affrontando temi quale il diaconato femminile, aperture verso il mondo Lgbtq+, e soprattutto, quella che è oramai un’autentica ossessione bergogliana: l’accoglienza verso i migranti.

Quella auspicata dal Pontefice, però, sembra aver poco di evangelico.

Tutta protesa verso il fenomeno migratorio assolutamente incontrastato, l’accoglienza modello ONG non sembra affatto proporsi l’ingresso dei migranti nella comunità dei credenti, la loro conversione, il loro accompagnamento verso la retta dottrina e il Sommo Bene, che è Dio.

E’ piuttosto un accontentarsi di rifocillare e mantenere parcheggiate a tempo indeterminato un numero illimitato di persone sradicate dalla loro terra, all’inseguimento del miraggio di un improbabile e, spesso, impossibile benessere puramente terreno.

In uno slancio di ulteriore strappo verso la tradizione cattolica, anche verso quella post conciliare, che tanto cattolica non è più, Bergoglio allarga il recinto sinodale anche a chi vescovo non è ed estende inviti di partecipazione anche ai non consacrati, fino ad un personaggio con cui i flirts in passato non sono mancati: Luca Casarini.

Centri sociali sovversivi

Esponente dei centri sociali (tra cui il noto “Pedro”) e della sinistra extra parlamentare padovana, Casarini balzò agli onori delle cronache ai tempi del G8 di Genova.

All’epoca il movimento No Global, molto composito al suo interno, contava accanto a sinceri idealisti anche non pochi facinorosi che sfruttavano le manifestazioni per devastare le città. Casarini era il capo della frangia dei cosiddetti “Disobbedienti”.

Ben presto in quel movimento maturò la convinzione che, in fondo, la globalizzazione non andava condannata in toto.

Riciclati

Quindi NO alle multinazionali, ma SI alla migrazione di massa – come se le due cose non fossero strettissimamente collegate-. Insomma, dato che le parole d’ordine No Global e No Border -quest’ultima nata successivamente ma con radici riconducibili allo storico internazionalismo rosso- sono in palese, reciproca e assoluta contraddizione, fu coniato il termine New Global. Dopo non molto tempo il movimento perse di consistenza, ma Casarini seppe restare sulla cresta dell’onda, come esponente di varie sigle dell’estrema sinistra vendoliana e non solo, fino a ricoprire l’incarico di consulente del ministro Livia Turco nel primo governo Prodi.

La Quinta Internazionale

Da anni si distingue per la sua attività nella Mediterranea Saving Humans e in altre ONG immigrazioniste, tutte ben attente che i migranti arrivino rigorosamente in Italia. La saldatura tra Bergoglio e il compagno Casarini, alla luce di quanto sopra, potrà forse scandalizzare, ma non certo stupire.

Questa nuova Chiesa che si sta cercando di costruire è qualcos’altro rispetto all’ essenza bimillenaria del cattolicesimo.

Una Chiesa tutta terrena, dove il Trascendente è evocato solo incidentalmente e quello che conta è il solo aiuto materiale, praticato il quale, ognuno può legittimamente percorrere qualunque strada. Una Chiesa per cui il proselitismo, che altro non è che la conversione del prossimo, cessa di essere un’esortazione del Vangelo e viene trasformato in uno dei peggiori abomini. Tutt’altra cosa, appunto. Ma allora perché chiamarlo “Sinodo dei vescovi”? Quinta Internazionale sarebbe stata assai più appropriata.

Fonte: https://www.2dipicche.news/bergoglio-coopta-casarini/

Russia ed Europa divorziano per sempre?

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Tradotto dall’Ordine dei Giornalisti dell’america Latina in spagnolo e pubblicato su “La Voces del Periodista” (Messico) e Info.Hispania. Ripreso da www.2dipicche.news e altri siti

L’EDITORIALE 

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2023/07/03/russia-ed-europa-divorziano-per-sempre/

L’IDEA DI EUROPA È UN SOGNO IRREALIZZATO PERCHÉ NON INCLUDE LA RUSSIA

Quando in Russia si pensa all’Europa non si intende solamente un concetto di natura geografica, ma soprattutto un concetto culturale, storico, metafisico, simbolico cui la Russia aspira.

L’idea di Europa è un sogno irrealizzato perché non include la Russia che si sente parte integrante di essa. I grandi intellettuali russi duecento anni fa e i progressisti di trecento anni fa aspiravano ad un Vecchio Continente che fosse inclusivo della loro Patria. Invece, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’Unione Europea, sostenuta dagli USA, ha impostato un rapporto con la grande Potenza che fu degli zar dettando tutta una serie di norme e disposizioni legali. Eppure la strutturazione dell’Europa contemporanea e quella della Federazione russa sono pressoché contemporanee. La Russia è apparsa sulla mappa politica il 25 dicembre 1991 e l’Unione Europea ha iniziato ad esistere nel febbraio 1992.

La compatibilità tra le due “federazioni” sarebbe potuta essere un progressivo obiettivo politico, etico, culturale, economico, oltre che geograficamente attiguo. L’integrazione di due mondi molto simili, al netto del comunismo, avrebbe portato una ricchezza enorme al Vecchio Continente. Avrebbe creato dinamiche internazionali tra gli Stati, oggi impensabili. Invece, ha prevalso l’indifferenza o, ancor di più, la diffidenza dell’Occidente e la totale indisponibilità dell’unica Superpotenza di allora, che credeva di perdere terreno e spazi di potere a favore di quello che fu il suo storico nemico.

La posizione dei Paesi europei, nonostante qualche liason con Putin, in un passato non propriamente remoto, è orientata verso un divorzio definitivo, completamente appiattito sugli interessi atlantisti.
Probabilmente, per la prima volta nella storia, l’Europa non è più il centro del mondo, come immagine ideale, perché il contesto globale è cambiato.

Al lettore sorgerà naturale e spontanea la domanda: cosa vuol dire essere un paese di cultura europea, in un mondo sempre meno eurocentrico? Fedor Luk’janov su Limes (5/2023) sostiene che “l’Europa non aspira più ad avere un ruolo centrale ma a quanto si può giudicare punta ad essere la “moglie preferita del signore” “, che ha la bandiera a Stelle e Strisce. La Russia, a partire dall’operazione speciale in Ucraina è fuori da questo paradigma, derubricata a male assoluto da sconfiggere. In coppia con la Russia si sta ponendo come partner privilegiato la Turchia. I detrattori della Russia di Putin parlano già di auto-isolamento della stessa, mentre al Cremlino la Russia è stata definita uno “Stato-civiltà a sé stante”. Il distacco tra Europa e Russia sia dal punto di vista fisico che economico è avvenuto in maniera repentina e contraria al buon senso da entrambe le parti.

In questa situazione caotica e profondamente incerta, si nota un rafforzamento, per alcuni un totale assorbimento, dell’Europa verso Oltreoceano, mentre è chiaro che Putin sta intensificando i rapporti coi Paesi asiatici e col Medio-Oriente, in particolare con Iran e Arabia Saudita e, comumque strizzando l’occhio alla galassia filo-palestinese.

Oggi l’Asia appare il centro dello sviluppo mondiale, la Cina e la maggioranza delle Nazioni globali non hanno alcuna intenzione di fare gli scendiletto degli Stati Uniti.

In tale contesto, la Russia non dovrebbe puntare ad essere il leader mondiale che soppianta gli Stati Uniti, perché questo finirebbe in un lago di sangue, ma, sempre come osserva il russo Luk’janov su Limes (5/2023) dovrebbe creare le condizioni per divenire nel prossimo futuro una “potenza (nazione) indispensabile”, un indispensabile power, senza il quale non si va da nessuna parte, come sosteneva Madeleine Albright negli anni Novanta. In un certo senso l’India si sta ponendo in questo modo, ora. E’ finita l’era dell’Occidente messianico.

Non sarà accettata neppure una Russia messianica o una Cina che esporta il suo modello a Roma. Invece, una Russia come paese di buon senso, con una forte identità culturale e ideale derivante dal Cristianesimo potrebbe divenire un eccellente garante d’equilibrio mondiale, “che ha molto da dare a coloro che si rapportano a essa con rispetto”. Questa è una di quelle folli fantasie che finora trovano posto solo tra i desideri di Luk’janov e miei.

 

Per la rinascita dell’Idea Imperiale

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Il volontario suicidio dell’anima politica

Se leggiamo con ardore, interesse o quantomeno curiosità la Storia politica del ‘900, rimaniamo spesso stupiti e a volte esterrefatti dalla volontà politica adamantina che animava i seguaci della Seconda Teoria Politica (socialcomunismo) e della Terza Teoria Politica (fascismo e nazionalsocialismo). Una volontà politica che li portava a non risparmiare sé stessi a favore della Causa, attraverso una vita fatta soventemente di stenti, persecuzione, prigione, dove i capi – come Stalin, Mussolini, Hitler, Codreanu, Gramsci, Mao Tze-Tung, Pertini, Nenni, Muti, Degrelle e molti altri – furono i primi a dare l’esempio e a pagare di persona per l’Idea. A onor di Storia, anche se un po’ più indietro nel tempo, la stessa tenace volontà politica la dimostrarono i fautori della Prima Teoria Politica (liberalismo), i quali nell’America e nella Francia nella seconda metà del XVIII Secolo, sotto l’egida delle Logge massoniche fautrici di un nuovo ordine del mondo, contribuirono alla sconfitta dell’Impero Britannico nel territorio più intensamente popolato del Nuovo Mondo e al crollo dell’Ancien Régime nella Francia dei Capetingi.

Per quanto riguarda la Storia italiana, complici la democrazia, il boom economico e il benessere, negli anni ’60, ’70 e ’80 del XX Secolo – nonostante i casi legati agli eredi dei delusi della Resistenza e ai figli spirituali della Generazione che non si è arresa fascista repubblicana, i quali optarono per la lotta armata sia per motivi di autodifesa armata sia per volontà di sovvertire con un colpo di Stato le Istituzioni repubblicane – questa tenace volontà politica si affievolì e spesso venne meno. Fino a coinvolgere anche la maggior parte dei rivoluzionari di professione, attraverso i fenomeni del pentitismo e del riflusso, condizione quest’ultima di ritorno alla normalità borghese verso una vita ormai scevra da ogni interesse politico e metapolitico, dopo i furori studenteschi del ’68 e del ’77 e le rivendicazioni della classe operaia a partire dagli anni ’60, il cui epicentro erano gli stabilimenti FIAT di Torino.

Il processo di imbarbarimento rispetto alla purezza dell’Idea metapolitica e della volontà politica extraparlamentare sia di destra sia di sinistra, dalla metà degli anni ’80 del XX Secolo si manifesta con la commistione tra politica e sport vivente nella subcultura sociale degli stadi. Sottocultura la quale, al di là della buona fede dei suoi componenti ma anche della scarsa conoscenza da parte loro delle idee nazifasciste o anarchiche o socialcomuniste ristrette solamente a plateali manifestazioni di liturgia della contestazione da stadio contro il Sistema, trova oggi i suoi esiti ultimi dopo le maree skinheads e noglobal degli ultimi decenni, nella presenza degli hooligans parapolitici al conflitto russo-ucraino, i quali costituiscono anche una buona fetta dei cosiddetti battaglioni della morte pseudo nazisti ucraini – creati dal Deep State americano e addestrati dalla CIA e dalla NATO come già gli stessi fecero con l’ISIS in Medioriente – che dall’anno 2014 al 2022 hanno impunemente massacrato e ora continuano a colpire la popolazione russa del Donbass.

Nel mondo attuale, dove il liberalismo ha definitivamente trionfato sul socialcomunismo e sul nazifascismo ed ora mostra il suo volto totalitario, risulta facile essere affascinati dalle avvenenze virtuali che lo smartphone e i social media ci propongono in ogni momento, nonostante il perdurare di una crisi globale ormai sistemica. Chiudersi in sé stessi, crearsi un proprio mondo di affetti virtuali e in parte reali, non vivere né combattere né manifestare più per l’Idea in quanto essa porta solo sventure e persecuzione e morte, rinunciare alla lotta per un mondo migliore perché questa stessa lotta non ci ha mostrato il suo volto di bellezza finale ma ci ha rivelato l’oscuro volto della Morte per cui adesso non siamo neanche più in grado di gridare l’ardito motto del “Me ne frego!”, tutto questo equivale ad un suicidio volontario dell’anima politica individuale. Non parliamo qui di suicidio politico in senso lato, come quello di un Partito che si estingue a causa dell’utopia della sua linea politica, né vogliamo additare qui la dipartita di onorabili persone come Jan Palach o Dominique Venner i quali hanno accentuato la protesta antisistemica fino alla distruzione volontaria del proprio corpo, testimoniata come negazione estrema della propria esistenza, della propria presenza e della propria appartenenza ad una società civile non più riconosciuta come propria.

Parliamo invece in senso stretto di coloro che dopo aver combattuto generosamente per l’Idea ed essere stati violentemente perseguitati a causa dell’Idea, hanno definitivamente rinunciato all’Idea e ora vivono nel più squallido soddisfacimento dei bisogni primari e in una disperata vita basso borghese, senza nessuna prospettiva di futuro tranne quella di arricchirsi, di vivere nell’agio e nel comfort della società liquida postmoderna o di essere rassegnati per sempre all’isolamento e all’estinzione. Questo genere di persone non vanno criticate, ma sostenute e incoraggiate con la nostra presenza e il nostro aiuto, in quanto spesso sono state generosissime e alla Causa hanno dato tutto ciò che erano e tutto ciò che avevano, a volte hanno anche subito arresti, vessazioni psicologiche, torture fisiche e lunga ferma nei penitenziari, ma poi una volta pagati i loro presunti debiti con la giustizia si sono disperse, sono andate in crisi esistenziale non ritrovando più sé stesse né tanto meno un ambiente metapolitico a loro confacente, così hanno subito la logica del riflusso nei meandri marcescenti della vita stentatamente borghese, mentre questa loro apparente morte potrebbe trasformarsi nella vita eroica del Soggetto Radicale.

Il suicido giovanile, dal punto di vista strettamente socioclinico, si caratterizza nella rinuncia alla vita per mancata realizzazione della primaria struttura familiare di coppia, in cui l’amato o l’amata sono stati mentalmente iper-idealizzati in una sorta di felice limbo sociopsichico. Per cui l’avvenuta mancanza del soggetto iper-idealizzato e il vuoto lasciato da esso che in realtà si era meramente trasformato in oggetto di culto religioso personale fatto di dipendenza psicologica totale, provocano un dolore e un vuoto esistenziale incolmabili, i quali nel disturbo neurobiologico di percezione della realtà proprio della persona abbandonata appaiono così fortemente traumatici da trovare pretesa risoluzione solo nell’atto di togliersi la vita. Una cosa simile accade nel suicidio volontario dell’anima politica individuale, in quanto nelle Tre Teorie Politiche della Modernità sopracitate, ossia liberalismo massonico, socialcomunismo e nazifascismo, la realtà naturale dell’Idea è stata scalzata dall’irrealtà utopistica dell’Ideologia che viene fanatizzata al punto di essere in simbiosi con coloro che professano il suo credo ideologico. Una volta sconfitta ed eradicata storicamente dal contesto sociopolitico che l’ha generata, ecco che molti membri di tale Ideologia fanatizzata vedendo irrealizzate le loro aspirazioni e vanificati i loro progetti politico-sociali, presi dal lutto, dallo scoraggiamento e dalla pesante sconfitta subita, rinunciano alla lotta fosse anche solo culturale, generando un volontario suicidio della loro anima politica e immergendosi più o meno in toto nel qualunquismo e nel consumismo liberale della società liquida totalitaria. Tuttavia, morte per morte, questo genere di individui se vengono risvegliati alla lotta politica eurasiatista della Civiltà multipolare per l’Impero d’Europa, potranno trasformare il loro mortifero disagio in humus spirituale per un nuovo inizio della Tradizione ed essere trasfigurati nel Soggetto Radicale, il quale perseguitato da satana ma in sodalizio con sorella Morte si accinge come ultraguerriero dei Tempi Ultimi a compiere l’annientamento e lo sterminio del male cosmico.

L’alternativa della Quarta Teoria Politica

Il Progetto del Movimento Eurasiatista si fonda sulla Quarta Teoria Politica di Aleksandr Dugin, per un nuovo inizio della Tradizione e il ripudio ontologico e metafisico della Modernità e dell’attuale Postmodernità, non attraverso resistenze politico-sociali di taglio conservatore, ma dando una nuova direzione all’entropia provocata dallo sfaldamento postumano del crollo dell’anticiviltà postmoderna e guidando la sua estinzione attraverso l’affermazione di una Nuova Metafisica detta anche Metafisica del Caos. Tale Nuova Metafisica, a livello metapolitico si attua come una lotta per l’affermazione di una nuova Civiltà multipolare che rispetti la diversità spirituale, culturale ed etnica delle diverse aree geostoriche e geopolitiche viventi sul pianeta in antagonismo alla pretesa imperialista unipolare a trazione USA, la quale pretende di esportare in ogni zona del pianeta la sua pretesa verità disgregatrice delle diversità antropologiche mondiali, attuando violentemente schiavitù economica e finanziaria attraverso il mercato globale, disintegrazione morale dei valori, obbligo delle politiche di genere che disgregano l’unità familiare e sociale, presenza militare della NATO come conquista, controllo e imposizione del sistema unipolare.

La weltanschauung metapolitica della Quarta Teoria Politica è il ritorno dell’Idea di Tradizione, la sua attuazione pratica è la lotta per una nuova Civiltà multipolare, il suo Progetto politico è la realizzazione dell’Idea Imperiale. Un’idea di Imperium che ritrova le sue radici nella tripartizione sociale propria dei popoli indoeuropei: Sacerdozio, Aristocrazia, Popolo; i quali in termini contemporanei possono essere tradotti secondo l’intuitiva e intelligente espressione di Rainaldo Graziani in: Ritorno del Sacro, Aristocrazia intellettuale, Giustizia sociale. L’Idea Imperiale si contrappone nettamente all’ideologia imperialista Usa e Occidentale che ne è storicamente la scimmia, il sosia, il suo doppio. L’Idea Imperiale è un’idea prevalentemente arioeuropea, la quale prima dell’avvento dell’anticiviltà della Modernità ha plasmato spiritualmente in strettissima e vitale correlazione col Cristianesimo il continente europeo ed euroasiatico. Essa oggi si impone come soluzione politica concreta per queste due aree geostoriche e geopolitiche, dopo la devastazione plurisecolare dettata dall’odio etnico e dallo sfruttamento prima assolutista e poi capitalista provocato dalla nascita e dall’affermazione delle Nazioni e dalla demolizione progressiva del Sacro Romano Impero e dell’Impero Russo della Terza Roma. La figura di un Imperatore, non dinastico ma eletto corporativamente dagli Stati Generali, che funge da moderatore, da protettore e soprattutto da stimolatore e da punto di accordo, di pace e di cooperazione tra i vari popoli, etnie e tradizioni religiose, diventerebbe il fautore di quel realismo spirituale, politico, economico e sociale che già fece grandi attraverso la manifestazione imperiale l’Europa e la Russia eurasiatica.

Tra coloro che hanno aderito alla causa eurasiatica e hanno sposato in continuità ideale la Quarta Teoria Politica di Aleksandr Dugin e il suo pensiero, troviamo diversi seguaci di Julius Evola principalmente – ma non solo – già membri o simpatizzanti dell’Area di quello che fu prima il Centro Studi e infine Movimento Politico Ordine Nuovo le cui figure fondanti furono appunto Julius Evola, Clemente Graziani, Pino Rauti. L’approccio duginiano ad Evola, la trasposizione del suo Uomo indifferenziato nella novità apocalittica del Soggetto Radicale, nonché la concezione indoeuropea e cristiana dell’Idea Imperiale hanno attecchito in molti cuori dell’Area Nazionalpopolare che si ispiravano ad Evola e al disciolto Ordine Nuovo. Infatti, il portato essenziale dell’Ordinovismo, oltre al superamento della concezione fascista dello Stato e del biologismo razziale del nazionalsocialismo, risultò inequivocabilmente essere quello di una renovatio dell’Idea ghibellina dell’Impero, visto già storicamente prefigurarsi, da parte dei militanti e dei simpatizzanti di ON, nell’alleanza anticomunista che vide moltissimi giovani di etnie europee e eurasiatiche militare nelle Forze armate tedesche tra lo stupore di quest’ultime, nonché dalla presenza di almeno seicentomila volontari italiani i quali aderirono in funzione prettamente anticapitalista, o antiplutocratica come si diceva allora, alla Repubblica Sociale Italiana: «Pur sapendo che la Guerra era persa e che molti di noi non sarebbero più tornati, noi andammo a combattere per difendere l’Italia, contro il capitalismo americano e contro la plutocrazia ossia l’alta finanza internazionale. Nella speranza di stare sempre al fronte a combattere contro i nemici e a non dover rivolgere le nostre armi contro altri italiani in una guerra civile che noi tutti odiavamo». 1

Attualità del Movimento Eurasiatista in Italia

«La Quarta Teoria Politica è una “crociata” contro la postmodernità; la società postindustriale; il pensiero liberale, così come è messo in atto nella pratica; la globalizzazione, con i suoi presupposti logistici e tecnologici. Se la terza teoria politica criticava il capitalismo da destra, e la seconda da sinistra, allora il nuovo palcoscenico non è più caratterizzato da questa topografia politica: è impossibile determinare dove si collochino la Destra e la Sinistra in relazione al postliberalismo. Ci sono solo due posizioni, entrambe globali: adesione e obbedienza (il centro) e dissenso (la periferia). La Quarta Teoria Politica è l’amalgama di un progetto comune e nasce da un impulso comune verso tutto ciò che è stato scartato, messo da parte e umiliato durante il processo di costruzione della “società dello spettacolo” (della postmodernità). “La pietra che il costruttore ha scartato è divenuta testata d’angolo” (Vangelo di Marco 12, 10). Il filosofo Aleksandr Sekackij ha giustamente sottolineato la rilevanza dei “marginalia” (gli elementi relegati ai margini) nella formazione di una nuova visione filosofica, suggerendo il termine “metafisica dei detriti” come metafora». 2

Con quasi settanta Comunità Organiche di Destino, delle quali almeno quindici molto attive, la Quarta Teoria Politica, attraverso il Movimento Eurasiatista ha notevolmente attecchito sul suolo metapolitico italiano. Gli antesignani di tale presenza italiana sono stati principalmente: Maurizio Murelli, già editore della Rivista rossobrunista Orion e attuale fondatore di AGA Edizioni che ha fatto conoscere Aleksandr Dugin negli ambienti d’Area già dal 1992, insieme al compianto Carlo Terracciano; Rainaldo Graziani, (figlio di Clemente il capo del M.P. Ordine Nuovo), già fondatore di Meridiano Zero e Responsabile della Comunità Organica di Destino La Corte dei Brut; Claudio Mutti, fondatore delle Edizioni all’Insegna del Veltro e Direttore della Rivista di geopolitica Eurasia. L’attuale referente del Movimento Eurasiatista Italiano, scelto dallo stesso Dugin è Lorenzo Maria Pacini, Direttore del website Idee&Azione, giovane e coraggioso filosofo politico e docente universitario.

La creazione della Quarta Teoria Politica e del Movimento Internazionale Eurasiatista nell’anno 2003 da parte di Aleksandr Dugin, segna il suo definitivo distacco dal Nazionalbolscevismo, una tendenza politica russa diffusasi poi nel resto d’Europa e in Italia negli anni ’80 e ’90 del XX Secolo all’interno dell’Area extraparlamentare di destra e di sinistra denominata anche rossobrunismo, tesa a salvare e ad amalgamare gli elementi validi di ordine sociale e patriottico in funzione anticapitalista propri dell’esperienza storica della Seconda e della Terza Teoria Politica, ossia dei comunismi e dei fascismi. Il cammino dalla Terza Teoria Politica dei fascismi alla Quarta Teoria Politica dell’Idea Imperiale per un Imperium d’Europa a fianco di un Imperium eurasiatico russo, è stato un processo psicologicamente complesso, lento e doloroso ma metapoliticamente fluido, almeno per quanto riguarda quella porzione dell’Area metapolitica umana legata direttamente o indirettamente all’Idea Imperiale ghibellina dell’Ordinovismo evoliano italiano.

Con l’esordio della Operazione Militare Speciale Russa che ha scatenato il conflitto nelle zone del Donbass, le idee dell’Eurasiatismo italiano trovano resistenza passiva, indifferenza interessata da motivi psicologici o da paura di persecuzione da parte del potere giudiziario e, a volte, resistenza aperta da parte di quelle organizzazioni che, ad esempio come Casa Pound, pur avendo avuto un’origine comune con elementi ordinovisti passati poi alla Causa eurasiatista con un moto di continuità ideale, appoggiano risolutamente le milizie cosiddette neonaziste ucraine pur sapendo esplicitamente che esse sono state “fondate” e “addestrate” dalla CIA con l’aiuto della NATO, le quali sono a tutti gli effetti l’intelligence e l’apparato militare del Deep State americano e occidentale. Forse in un moto di calcolata utopia, tali organizzazioni della Destra radicale pensano in buona fede al ritorno del nazionalsocialismo in Europa sotto l’egida del liberalismo e dell’Alleanza atlantica in funzione antirussa. Non sanno che finita la sua funzione antirussa, il totalitarismo liberale sterminerà i cosiddetti neonazisti ucraini così come ha fatto poi con il Califfato dell’ISIS, perché non più necessari all’esercizi del suo instrumentum regni.

Il conflitto russo-ucraino innescato dall’Operazione Militare Speciale, iniziata come prima sfida geopolitica del multipolarismo nei confronti dell’unipolarismo, si è presto trasformato in uno scontro di Civiltà, o meglio in una guerra sulla terra d’Ucraina tra l’anticiviltà occidentale unipolare e le Civiltà del resto del mondo che aspirano ad un mondo multipolare così come viene esplicitato negli Obiettivi dichiarati del Movimento Internazionale Eurasiatista:

«favorire lo sviluppo d’un ordine mondiale multipolare, fondato sul rispetto e la cooperazione tra popoli, civiltà e culture; l’associazione fra paesi europei e paesi asiatici, con la Russia nel ruolo fondamentale di mediatrice; l’integrazione politica, economica, strategica e culturale dello spazio post-sovietico, fino alla creazione d’una “Unione Eurasiatica”; il dialogo ed il reciproco rispetto tra le confessioni tradizionali del continente eurasiatico; la conservazione delle identità etnica, culturale e religiosa d’ogni popolo del mondo; l’opposizione alle tendenze negative dell’attuale ordine mondiale: unipolarismo, omologazione culturale, decadenza spirituale, narcotraffico, degrado ambientale, iniquità sociali». 3

In un mondo che scorre naturalmente, ma anche con grandi resistenze da parte dell’Occidente, verso la Civiltà multipolare, la sfida più grande del XXI Secolo è e sarà la rinascita e l’attuazione metapolitica e politica dell’Idea Imperiale indoeuropea all’interno dell’Europa e della Russia euroasiatica. L’afflato di un nuovo Sacro Romano Impero garante della libertà, dello sviluppo, della pacifica convivenza e delle autonomie dei popoli e delle etnie viventi nel continente europeo, deve entusiasmarci nella lotta per questa verità di ordine naturale e spirituale che può tornare ad essere realtà viva e vivente dopo i marosi plurisecolari della Modernità e del decadimento Postmoderno.

In questa grande guerra epocale, in questa battaglia contro il male cosmico che attanaglia la Terra ci aiutino tutti quegli Uomini cristiani che hanno fatto grande il suolo e la Patria Europa: Re Artù, Carlo Martello, gli imperatori Costantino, Carlo Magno, Federico II Hohenstaufen, Carlo d’Asburgo; e poi veglino su di noi gli eroi insorgenti e difensori dei diritti e delle legittime autonomie locali dei Popoli d’Europa: Robin Hood, difensore dei poveri in terra inglese; Guglielmo Tell, che con le sue gesta produsse l’insorgenza svizzera dai soprusi degli avidi emissari imperiali; Alberto da Giussano, comandante della Compagnia della Morte alla Battaglia di Legnano; Andrea Robustelli, iniziatore della liberazione cattolica della Valtellina dai soprusi protestanti del Canton Grigioni, una vittoriosa rivolta detta Sacro Macello valtellinese; Andreas Hofer, un umile oste fedele all’Imperatore ed eroe dell’indipendenza del Tirolo dall’aggressione napoleonica; Henri de la Rochejaquelein, François de Charette, Jean Chouan e tutti gli altri comandanti vandeani e bretoni della Guerra di Vandea e della chouannerie, difensori della Chiesa e della Corona; i Requetés carlisti spagnoli e Jose Antonio Primo de Rivera col suo martirio; e infine Corneliu Zelea Codreanu con tutti i martiri ortodossi della Legione dell’Arcangelo Michele.

Il loro aiuto e la loro benedizione scendano su di noi, ci rendano coraggiosi, impassibili e terribili distruttori del male cosmico e delle sue schiere umane e angeliche, come forti Soggetti Radicali pronti a combattere, a vivere e a morire fino alla Vittoria per la giustizia sociale, per l’Aristocrazia intellettuale, per il ritorno del Sacro, per tutto ciò che rappresenta la santità dell’Idea Imperiale fino al ritorno del Verbo di Dio Rex regum et Dominus dominantium. Amen!

1. Testimonianza di Italo Manusardi, volontario minorenne nella R.S.I. al figlio e ai suoi allievi di Sport del Ring.

2.  Aleksandr Dugin, La Quarta Teoria Politica, NovaEuropa, Milano 2017, pp. 16-17.

3. Wikipedia L’enciclopedia libera, Voce: Movimento Internazionale Eurasiatista.

 

Articolo completo: Per la rinascita dell’Idea Imperiale | Геополитика.RU (geopolitika.ru)

NUOVO ORDINE MONDIALE: UNA RELIGIONE, POLITICHE E IDEOLOGIE ARTIFICIALI

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di Matteo Castagna

Buongiorno,

augurandomi di far cosa gradita, inoltro il mio Editoriale odierno, pubblicato dai media online “InFormazione Cattolica” e “2diPicche.news”, nonché in fase di traduzione per la pubblicazione sulle riviste dell’America Latina “Voces del Periodista” e “Info Hispania”.

Colgo l’occasione per ringraziare dell’affetto e della vicinanza gli oltre 100mila visitatori unici dei miei articoli settimanali, che, dall’Italia alla Spagna, dal Messico all’Argentina sono divenuti affezionati lettori, ed alcuni interagiscono con passione e coraggio. Non solo. Assieme all’amico di tante battaglie Avv. Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita, vi ringraziamo per il successo del libro “Patria e Identità” (Matteo Castagna e Gianfranco Amato, ed. Solfanelli, 2022, eu. 12,00) che sta per giungere alla terza ristampa e che si può acquistare su tutti gli store librari online, tramite il sito delle edizioni Solfanelli, tramite il sito www.agerecontra.it o, su ordinazione, in ogni libreria.

Il proselitismo, missione di ogni cattolico, si fa anche attraverso la testimonianza e l’analisi della realtà, alla luce della Fede, con lo spirito dei “servi servorum Dei”, come direbbe San Tommaso d’Aquino. A noi la semina, a Dio la raccolta. Perciò la diffusione dell’Editoriale è consentita.

Viva Cristo Re!

MC

Il NWO vuole una religione, politiche e ideologie artificiali – Il giornalista investigativo di fama internazionale Leo Zagami, pur tra mille tentativi di censura, sta lavorando da anni per smascherare, attraverso prove concrete, coloro che sostengono il progetto di un Nuovo Ordine Mondiale. Lo denuncia come un progetto criminale, pericoloso, disumano e transumano. Nella sua ampia letteratura si possono trovare molte riflessioni interessanti, così come guardare istruttivi video YouTube. Finché la democratica mannaia non li taglierà.

L’Esule News

Lunedì 22 Maggio 2023, sulla sua piattaforma online “L’esule News” ha trasmesso le ultime scioccanti rivelazioni di Yuval Noah Harari, filosofo del Forum Economico Mondiale. Storico e saggista israeliano, sionista laburista, insegna World History all’Università ebraica di Gerusalemme. Harari vive col marito Itzik Yahav.  Insieme hanno risposto al blocco dei fondi americani deciso da Trump, versando un milione di dollari all’Organizzazione mondiale della sanità. E’ ovviamente animalista e vegano. Il capo di Netflix, Reed Hastings ha scritto di Hariri, sul New York Times, che “…vediamo in lui quello che vorremmo davvero essere”.

CONTINUA SU: https://www.2dipicche.news/il-nwo-vuole-una-religione-politiche-e-ideologie-artificiali/

 

L’INFORMAZIONE CATTOLICA:

 

Il “Nuovo Ordine Mondiale” vuole una religione, politiche e ideologie artificiali

di Matteo Castagna

LE VOLONTA’ DEL N.W.O. (NEW WORLD ORDER)

Il giornalista investigativo di fama internazionale Leo Zagami, pur tra mille tentativi di censura, sta lavorando da anni per smascherare, attraverso prove concrete, coloro che sostengono il progetto di un Nuovo Ordine Mondiale. Lo denuncia come un progetto criminale, pericoloso, disumano e transumano. Nella sua ampia letteratura si possono trovare molte riflessioni interessanti, così come guardare istruttivi video Youtube. Finché la democratica mannaia non li taglierà. CONTINUA SU: https://www.informazionecattolica.it/2023/05/29/il-nuovo-ordine-mondiale-vuole-una-religione-politiche-e-ideologie-artificiali/

Le debolezze del sistema politico statunitense

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Il sistema politico statunitense è uno dei più complessi e vasti al mondo. Grazie alla sua costituzione e al suo sistema giuridico, è stato in grado di resistere per molti decenni.

Tuttavia, nonostante il successo del passato, il sistema politico statunitense presenta una serie di punti deboli che devono essere presi in considerazione.

Differenze culturali tra alcuni Stati

Gli Stati Uniti sono costruiti su un potere decentralizzato, il che significa che ogni Stato ha una propria legislazione e spesso differenze culturali. Questa può essere considerata una vulnerabilità, in quanto il sistema politico statunitense deve affrontare la sfida di mantenere l’unità del Paese, preservando al contempo le libertà degli Stati.

Storicamente, la coscienza nazionale americana ha portato con sé una profonda convinzione delle origini eccezionali e del destino dello sviluppo del Paese. La cultura che si è sviluppata qui era impregnata dell’idea che gli americani fossero una nuova nazione, formata da coloro che cercarono e trovarono la libertà nel Nuovo Mondo. La cultura americana contiene quindi una congerie di idee più o meno aderenti alla realtà. Allo stesso tempo, molte componenti di questa cultura rappresentano uno strato culturale peculiare, che è emerso a causa di una specifica causa storico-sociale, ma che non è scomparso con essa. Si tratta del “sogno americano”, cioè dell’idea che l’America possa diventare un paradiso in terra. È nato come risultato delle prime generazioni di americani, che non si sono mai separati dalla Bibbia e hanno esplorato nuove terre.

I padri fondatori degli USA hanno fissato rigidi standard di identità culturale nazionale come “unità di una varietà” ottenuta dall’assimilazione degli immigrati sulla base della scolarizzazione di massa, dei valori del liberalismo.

La famosa formula dell’”unità da molti” è stata a lungo chiaramente dominata dai primi. A questo proposito, gli studi culturali sono stati dominati dalla nozione di Stati Uniti come un grande “melting pot” di culture. Questi sono stati rafforzati dai processi socio-economici degli anni ’30-’70 – un’epoca di centralismo, massa e scala, la cui ideologia era il perseguimento del progresso economico e degli ideali democratici come “religione civile” (F. Roosevelt), e che ha fornito l’omogeneità della cosiddetta America centrale. Questo permise a D. Bell di sostenere che gli Stati Uniti avevano finalmente una “società nazionale” con un’alta concentrazione di potere politico ed economico. A metà del XX secolo, la metafora del melting-pot divenne una realtà per gli americani bianchi. È emersa una cultura nazionale sincretica che era intrinsecamente di massa e forniva coesione culturale ai bianchi. Il tentativo di realizzare l’unità culturale tra i vari gruppi etnici americani non ha sortito l’effetto desiderato a partire dagli anni Sessanta: durante la lotta per i diritti civili, essi hanno dichiarato un posto speciale per le loro culture, il che ha iniziato a minare l’unità faticosamente raggiunta.

Caratteristiche della razza e dell’etnia:

  • I bianchi sono rimasti il gruppo razziale o etnico più numeroso negli Stati Uniti e 204,3 milioni di persone si sono identificate come bianchi (solo bianchi). Complessivamente, 235,4 milioni di persone hanno dichiarato di essere bianche (solo bianche) o in combinazione con un altro gruppo. Tuttavia, la popolazione nella categoria dei bianchi (solo bianchi) è diminuita dell’8,6% dal 2010.
  • La popolazione di due o più razze (definita anche popolazione multirazziale) è cambiata in modo significativo dal 2010. La popolazione multirazziale era di 9 milioni di persone nel 2010 e ora è di 33,8 milioni nel 2020, con un aumento del 276%.
  • La popolazione multirazziale “combinata” per tutti i gruppi razziali rappresenta la maggior parte del cambiamento complessivo in ogni categoria razziale.
  • Tutte le razze, sia da sole che in gruppi combinati, registrano aumenti. La categoria “altre razze” da sola o in un gruppo combinato (49,9 milioni) è aumentata del 129%, superando la popolazione nera o afroamericana (46,9 milioni) come seconda razza più numerosa da sola o in un gruppo combinato.
  • I successivi gruppi di popolazione più numerosi sono stati gli asiatici (24 milioni), i nativi americani (indiani d’America) o nativi dell’Alaska (9,7 milioni) e i nativi hawaiani o altri abitanti delle isole del Pacifico (1,6 milioni).
  • La popolazione ispanica o latina, che comprende persone di qualsiasi razza, era di 62,1 milioni nel 2020. La popolazione ispanica o latina è aumentata del 23% e quella non ispanica o latina del 4,3% dal 2010.

Movimento BLM

Il movimento BLM (Black Lives Matter) è diventato una sfida significativa al sistema politico statunitense. Nonostante le riforme della polizia e il sostegno dell’opinione pubblica, i fattori che hanno portato alla nascita del movimento esistono ancora.

Allo stesso tempo, coloro che da tempo temono la crescente forza del movimento lo considerano una vulnerabilità per la società. Temono che possa minare la tradizionale leadership politica statunitense creando un nuovo elemento culturale.

Le persone con queste convinzioni hanno sostenuto il movimento Black Lives Matter con tutte le loro forze. Nel complesso, si tratta del più grande coinvolgimento della popolazione bianca istruita nella lotta per i diritti dei neri. Unitamente alle dimensioni del movimento Black Lives Matter stesso, si tratta di una potente sinergia.

A qualsiasi grande movimento popolare si uniscono persone di spicco. Gente del ghetto, bande urbane, non solo casalinghe e studenti vanno a protestare. Compensano la loro rabbia saccheggiando i quartieri bianchi. In fondo, il saccheggio è una compensazione immediata alla loro rabbia. La persona istruita, che vuole protestare, scrive un blog arrabbiato o va a una manifestazione, quella non istruita raccoglie un sasso.

Possiamo dire che la polarizzazione della società sta aumentando. Si sono formati due campi che non si ascoltano, c’è una divisione tra i conoscenti e le loro famiglie.

Si sta scatenando una guerra culturale che dice: i nostri antenati erano razzisti e ora ci stiamo pentendo. Ci saranno tentativi di dare ai neri nuove preferenze nell’istruzione e nella cultura.

LGBT contro i sostenitori dei valori conservatori e i cristiani

Da quando i diritti LGBT hanno iniziato a diventare sempre più radicali negli Stati Uniti, sono quasi sempre in conflitto con i sostenitori dei valori conservatori e i cristiani. Questo non solo provoca tensioni nella società, ma stimola anche conflitti politici a livello federale e statale.

Per capire come è strutturata l’identità religiosa degli americani, vale la pena immaginare una bambola matrioska, consigliano i ricercatori Gallup: quando si apre una bambola grande, se ne trova un’altra più piccola all’interno, e in essa un’altra più piccola, e così via.

I cristiani negli Stati Uniti si dividono in due grandi gruppi, i cattolici e i protestanti, ma i protestanti americani possono anche essere suddivisi in molte denominazioni diverse, e loro in altri gruppi più piccoli.

Anche se alcuni rappresentanti di entrambi i gruppi protestanti e della Chiesa cattolica hanno espresso il loro sostegno al BLM.

Quando i vescovi ortodossi e altri non si impegnano in questo “dialogo” con i sostenitori LGBT perché ritengono che i loro insegnamenti non possano essere rivisti. Ma quando rifiutano di impegnarsi perché pensano che la Chiesa non abbia nulla da dire sulla questione, o perché non sanno cosa dire, allora sorgono seri problemi.

Il Centro di studi cristiani ortodossi dell’Università di Fordham ha recentemente contribuito a organizzare una conferenza in Inghilterra nell’ambito del progetto Uniting Voices. Circa 50 sacerdoti ortodossi e semplici fedeli si sono riuniti in un tempio per un dialogo informale sulle questioni LGBT. Nell’elenco dei partecipanti ho visto i nomi di persone che considero liberali su questo tema. Ho visto anche il nome di almeno una persona che riconosco come tradizionalista. Si tratta dello studioso e filosofo David Bradshaw dell’Università del Kentucky.

Una spaccatura politica

La frattura socio-politica ha raggiunto il suo apice ed è ora una vulnerabilità chiave del sistema politico statunitense. Questa frattura esiste sia tra i partiti che tra le istituzioni. Mentre la maggior parte degli americani conserva la fiducia nei propri rappresentanti in carica, alcuni li percepiscono come un male forzato.

Gli Stati Uniti ignorano i vari problemi e le crisi istituzionali che affliggono la loro attuale democrazia e continuano a credere che la democrazia americana sia ancora il modello globale e il faro della democrazia. Questo tipo di autostima non solo rende più difficile l’accumulo dei difetti della democrazia americana, ma continua ad affliggere tutti i Paesi del mondo.

Sono passati due anni dalla rivolta del 6 gennaio 2021 al Congresso degli Stati Uniti, ma il sistema democratico americano non ha imparato e non può imparare veramente la lezione, e la violenza politica continua a evolversi e a intensificarsi. Il Washington Post e il New York Times hanno osservato che la democrazia americana si trova in uno stato di degrado senza precedenti e i disordini al Congresso hanno messo a nudo le divisioni sociali, politiche e la diffusione della disinformazione. Sebbene entrambi i partiti al Congresso siano consapevoli delle persistenti carenze della democrazia americana, mancano di determinazione innovativa e di coraggio in un clima politico partitico sempre più polarizzato.

Anche tutti i settori della società statunitense sono preoccupati. Nel 2022, la Brookings Institution ha pubblicato un rapporto in cui si afferma che la democrazia americana, un tempo orgogliosa, è in crisi sistemica, sta accelerando e decadendo, la sua influenza sulla politica interna, sull’economia e sulla società si sta spostando da parziale a totale, e questo danneggerà gravemente la legittimità e lo sviluppo futuro del capitalismo. Il Carnegie Endowment for International Peace ha riferito che il sistema democratico americano si trova a un punto di svolta pericoloso, dove sta rapidamente decadendo a causa dell’intensificarsi dei difetti intrinseci del capitalismo americano.

Numerosi problemi, come la limitazione del voto, le elezioni truccate e il discredito del governo, accelereranno il crollo della democrazia americana.

Il capitale e i gruppi di interesse controllano completamente l’opinione pubblica. I media americani “liberi di parola” emaneranno un forte “odore di rame” di fronte al capitale e ai gruppi di interesse. I media americani sono in gran parte di proprietà privata, con gruppi mediatici che si rivolgono alle élite potenti e ricche. Né i proprietari dei media né gli investimenti e le entrate pubblicitarie da cui i media dipendono per la loro sopravvivenza possono essere separati dal capitale e dai gruppi di interesse. Il noto scrittore tedesco e personaggio dei media Michael Lüders, nel suo libro “Pseudo-Saint America”, ha descritto in dettaglio il “meccanismo di filtraggio” dei media americani, che selezionano e distorcono i fatti sotto l’influenza di gruppi di interesse.

Disparità di reddito e ricchezza tra gli Stati

Uno dei motivi per cui gli Stati Uniti sono considerati vulnerabili sono le differenze di reddito e ricchezza presenti nei diversi Stati. Poiché il tenore di vita nella maggior parte degli Stati varia notevolmente, è possibile che alcuni cittadini non siano sempre soddisfatti delle loro condizioni di vita.

Secondo Forbes, il reddito e il benessere delle persone non dipendono tanto dalla regione in cui vivono quanto dalla loro razza; i raduni della BLM hanno dimostrato chiaramente che esistono differenze significative tra afroamericani e bianchi.

Ecco nove numeri che illustrano chiaramente la portata della disuguaglianza:

16,8% è il tasso di disoccupazione dei lavoratori neri nel maggio 2020. Nello stesso mese, il tasso di disoccupazione dei bianchi era del 12,4%. Meno della metà degli adulti di colore ha un lavoro, rispetto a poco meno del 60% prima dei licenziamenti di massa causati dalla pandemia di febbraio. Questi dati sconfortanti arrivano dopo che il tasso di disoccupazione dei lavoratori neri aveva raggiunto un minimo storico nei mesi precedenti la pandemia.

17.150 dollari era il risparmio mediano delle famiglie di colore nel 2016, secondo l’indagine della Federal Reserve sulla finanza al consumo. Nello stesso periodo, la ricchezza mediana di una famiglia bianca era di 171.000 dollari – quasi dieci volte tanto.

8,7%. Il Washington Post sottolinea che nel 1968, secondo la Fed, la famiglia nera mediana possedeva solo il 9,4% della ricchezza della famiglia bianca mediana. Nel 2016, tuttavia, tale rapporto era sceso all’8,7%. In altre parole, il divario di ricchezza si è leggermente ampliato nel corso di quasi mezzo secolo, quando si ritiene che gli afroamericani siano migliorati.

Il 44,3% è l’entità del calo dei risparmi mediani delle famiglie nere tra il 2007 e il 2013, l’ultima volta che si è verificata una crisi. Le famiglie bianche hanno subito un calo minore, anche se significativo, del 26% della ricchezza mediana.

40% è la percentuale di famiglie nere che possiedono una casa rispetto alle famiglie bianche, secondo l’Ufficio del censimento degli Stati Uniti.

28% è la percentuale di proprietari di case neri che non hanno pagato o non hanno pagato il mutuo a maggio, al culmine della crisi delle Corone. Per i proprietari di case bianchi, la percentuale era solo del 9%, secondo l’indagine Household Pulse Survey del Census Bureau statunitense, condotta dall’Urban Institute.

Il 36% è la percentuale di intervistati neri che hanno dichiarato di investire nel mercato azionario nel sondaggio Gallup del 2017. Per gli intervistati bianchi, la percentuale era del 60%. Investire nel mercato azionario è un modo per arricchire le famiglie.

46%. Nel 2016, i risparmi per la pensione della famiglia media nera erano solo il 46% di quelli della famiglia media bianca, come rivela uno studio del Center for Retirement Research del Boston College. I ricercatori fanno notare che il divario sarebbe molto più ampio se non fosse per le prestazioni di sicurezza sociale che le famiglie prevedono di ricevere.

2 su 5 è la percentuale di piccole imprese di proprietà di imprenditori neri che sono state costrette a chiudere in aprile a causa della pandemia, secondo l’economista Robert Fairley dell’Università della California, Santa Cruz. Tra le imprese di proprietà di bianchi, solo un’azienda su cinque è stata costretta a chiudere.

Aumento dei disastri causati dall’uomo

I disastri causati dall’uomo sono diventati una vulnerabilità che potrebbe sconvolgere in modo significativo il sistema politico statunitense. Date le dimensioni e la popolazione degli Stati Uniti, ci sono molte possibilità che ciò accada.

Tuttavia, la maggior parte delle pubblicazioni e delle stazioni televisive statunitensi non fanno alcun collegamento tra loro. Tuttavia, alla fine di gennaio 2023, il noto conduttore televisivo americano Tucker Carlson ha richiamato l’attenzione sul numero crescente di incidenti avvenuti negli impianti alimentari statunitensi nell’ultimo anno.

“Strani disastri hanno iniziato a verificarsi negli impianti di lavorazione degli alimenti in tutti gli Stati Uniti. Ad aprile (2022. … un incendio ha distrutto la sede di uno dei maggiori distributori di alimenti biologici del Paese. La causa è sconosciuta. Il mese successivo, nella stessa settimana, due incidenti aerei privati non collegati tra loro hanno distrutto due diversi centri di trasformazione alimentare. Un aereo si è schiantato contro uno stabilimento della General Mills in Georgia. L’altro aereo si è schiantato contro una fabbrica alimentare nell’Idaho. A febbraio, inoltre, l’esplosione di una caldaia ha distrutto un impianto di lavorazione delle patate in Oregon. E l’elenco continua”, ha detto Carlson.

Tuttavia, a parte il conduttore di Fox News, solo pochi media alternativi e blogger privati hanno richiamato l’attenzione sul numero crescente di questi incidenti e sulla loro possibile natura sistemica.

Nel febbraio 2023 i più grandi disastri causati dall’uomo si sono verificati negli Stati Uniti, il 3 febbraio, quando un treno è uscito dai binari e almeno 5 cisterne contenevano un agente chimico velenoso (cloruro di vinile). Il 14 febbraio un’autocisterna che trasportava acido nitrico si è ribaltata su un’autostrada, il giorno successivo un’autocisterna che trasportava polimeri ha preso fuoco nel porto di Tulsa, in Oklahoma. Il 22 febbraio è scoppiato un incendio in un impianto di lavorazione dell’uranio.

Il Guardian, citando i dati della Coalition to Prevent Chemical Disasters, ha riferito che solo nelle prime sette settimane del 2023 negli Stati Uniti si sono verificati più di 30 incidenti di questo tipo, sia che si trattasse di deragliamenti di treni, incidenti di camion, rotture di oleodotti o perdite e fuoriuscite in impianti industriali – vale a dire circa un incidente ogni giorno e mezzo.

È stato rilevato che la coalizione ha registrato 188 casi di questo tipo nel 2022, rispetto ai 177 del 2021, come riporta The Guardian. A sua volta, secondo le statistiche ufficiali pubblicate dalle autorità statunitensi, basate sui dati del Chemical Safety and Hazard Investigation Board, solo negli ultimi tre mesi del 2022, da ottobre a dicembre, sono stati registrati 36 “incidenti chimici” (rispetto ai 16 episodi dello stesso periodo del 2021 e ai 14 casi del 2020).

Per quanto riguarda gli incidenti ferroviari, secondo il Bureau of Transportation Statistics, dal 1990 al 2021 negli Stati Uniti si sono verificati 54.539 deragliamenti di treni – una media di 1.704 incidenti all’anno.

Nel frattempo, in una conversazione con The Lever, ex alti funzionari della Federal Railroad Administration hanno espresso l’opinione che incidenti come quello dell’Ohio continueranno a verificarsi perché il Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti, sotto la guida di Pete Buttigic, non ripristinerà le norme precedentemente abrogate che richiedevano che i treni che trasportavano materiali pericolosi fossero dotati di freni ad aria controllati elettronicamente.

Recessione dell’economia, crollo del sistema bancario

Una delle principali vulnerabilità del sistema politico statunitense è la recessione economica e il possibile collasso del sistema bancario. Sebbene l’economia statunitense sia una delle più grandi al mondo, è anche soggetta a crisi e crolli. La crisi del 2008 ha mostrato la vulnerabilità del sistema bancario statunitense e il suo impatto negativo sull’economia nel suo complesso.

A metà marzo, la stampa mondiale ha improvvisamente iniziato a parlare dei rischi di una nuova crisi globale, ricordando i problemi che il mondo ha dovuto affrontare nel 2008. Ciò è dovuto al rapido fallimento della Silicon Valley Bank (SVB), la “Banca della Silicon Valley” degli Stati Uniti: era una delle venti banche più grandi degli Stati Uniti ed era specializzata nel sostegno alle aziende tecnologiche. La Federal Reserve statunitense si trova ora in una situazione difficile, dovendo prendere decisioni difficili nella sua continua lotta all’inflazione.

Tuttavia, il capo economista di Moody’s Analytics Mark Zandi ha dichiarato in un’intervista che è improbabile che ciò avvenga nella prossima riunione di marzo a causa dell’incertezza generale causata dalla crisi bancaria. Il 12 marzo Goldman Sachs ha dichiarato di non aspettarsi più un rialzo dei tassi “data la situazione di tensione nel sistema bancario” e ha previsto che la Fed tornerà a stringere a partire da maggio. Altri esperti chiedono al regolatore di frenare l’inflazione per un po’ e di rivedere la situazione con il crollo della SVB.

Nel frattempo, gli ultimi dati sulla crescita dei prezzi ispirano poco ottimismo. L’inflazione complessiva al consumo è rallentata al 6% su base annua a febbraio dal 6,4%, ma l’inflazione di fondo ha subito un’accelerazione su base mensile. L’indicatore è importante perché riflette la situazione senza tenere conto della volatilità dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia, e le autorità di regolamentazione ne tengono tradizionalmente conto quando decidono il tasso di sconto.

La tendenza suggerisce che i prezzi continueranno a salire e questo pone la Fed di fronte a una scelta difficile. Tuttavia, i timori di un’escalation della crisi intorno alla SVB potrebbero contemporaneamente provocare un netto calo dei prezzi del petrolio – il 15 marzo il prezzo del Brent è sceso sotto i 73 dollari al barile, come non si vedeva dal dicembre dello scorso anno. Un’energia più economica potrebbe migliorare l’inflazione rendendo più facile per la Fed prendere decisioni, in parte basate sulle sue stesse decisioni, di fronte a una crisi massiccia.

Migrazione

Un’altra vulnerabilità è rappresentata dalla politica migratoria. Gli Stati Uniti sono un paese di immigrati e il flusso migratorio ha un impatto significativo sull’economia e sulla cultura del paese. Negli ultimi anni, tuttavia, si è registrato un afflusso di immigrati clandestini, che ha causato problemi di adattamento sociale di queste persone e un’ondata di risentimento nella società.

Una caratteristica dell’attuale fase migratoria è la predominanza dei latinoamericani (soprattutto messicani) che, secondo varie stime, costituiscono dalla metà ai 4/5 degli immigrati irregolari. Questo aspetto ha due importanti conseguenze. In primo luogo, i messicani rispondono ai continui attacchi dei sostenitori di un’immigrazione più rigida rimanendo a casa. Questa situazione si spiega con il fatto che la stragrande maggioranza degli immigrati clandestini di origine messicana si concentra negli Stati meridionali degli USA, precedentemente allontanati dal Messico in un modo o nell’altro a favore dell’America. In secondo luogo, negli Stati Uniti esiste un’ampia diaspora ispanica legale e politicamente attiva. I loro voti stanno diventando sempre più importanti, dato che l’affluenza degli americani bianchi diminuisce. Alle ultime elezioni presidenziali americane, circa il 70% degli ispanici ha votato per Barack Obama perché aveva promesso una riforma dell’immigrazione sovrumana (il progetto si chiamava Dream Act). I Democratici sono tradizionalmente più liberali in materia di immigrazione, guadagnandosi i voti degli immigrati di ieri. In questo contesto, i repubblicani stanno cercando di conquistare almeno una parte del voto dei latinos.

Inoltre, la politica di immigrazione dello Stato sta diventando sempre più rigida, come dimostrano le azioni di Donald Trump, che nel gennaio 2017 ha emesso un ordine esecutivo per inasprire la politica sugli immigrati. Le misure di questo decreto hanno colpito principalmente i cittadini di sette Paesi musulmani (Yemen, Ciad, Iran, Libia, Iraq, Somalia e Siria). Questa decisione era dovuta al fatto che, secondo il Presidente, la loro presenza nel Paese era dannosa per gli interessi degli Stati Uniti.

Tra gli americani “veri” è diffusa la convinzione che gli immigrati provenienti da Paesi “miserabili e poveri” abbiano una propensione a commettere reati molto maggiore rispetto ai cittadini statunitensi nativi.

Su questa base, l’aumento del numero di gruppi etnici immigrati diventa un fattore criminogeno, che può essere sostenuto da diversi argomenti. In primo luogo, poiché i nuovi arrivati tendono a essere socialmente svantaggiati e a non avere un reddito accettabile, spesso intraprendono attività illegali e criminali (ad esempio, lo spaccio di droga). In secondo luogo, i giovani uomini, che statisticamente rappresentano la categoria più criminale della popolazione, rappresentano una percentuale maggiore del flusso di immigrati. In terzo luogo, vi è il rischio di conflitti a causa di valori culturali e norme di comportamento diversi.

Tossicodipendenza tra i cittadini statunitensi

Anche negli Stati Uniti esistono problemi di tossicodipendenza, che rappresentano una delle principali minacce alla sicurezza del Paese. Le droghe si infiltrano in vari segmenti della società, causando dipendenza e sconvolgendo l’ordine pubblico. Il fenomeno è legato anche all’immigrazione clandestina dagli Stati Uniti.

Tuttavia, nonostante l’alto tasso di decessi legati alla droga tra i giovani nel 2021, lo Stato dell’Oregon ha introdotto un’iniziativa in Parlamento per consentire la conservazione in casa di droghe pesanti come eroina, metanfetamina e cocaina.

A partire dal 1° febbraio, l’Oregon ha vietato il possesso di piccole quantità di droghe, tra cui eroina (fino a 1 g), metanfetamina (fino a 2 g), cocaina (fino a 2 g) e diverse altre sostanze, che non sono più motivo di custodia da parte della polizia, successiva detenzione e procedimento penale. Al massimo, invece, una persona può essere multata e le viene ordinato di sottoporsi a una visita medica e a un successivo colloquio con un medico per determinare se si è sviluppata una dipendenza.

Secondo la CNN, la multa per il possesso di droghe potenti è ora paragonabile a quella prevista per un’infrazione stradale.

Un’iniziativa per depenalizzare il possesso di piccole quantità di droghe pesanti in Oregon è stata approvata alle elezioni generali. È stata sostenuta dal 55,8% degli elettori dello Stato. Secondo i funzionari locali, se questa legge entrerà in vigore nello Stato, il numero di condanne per possesso di droghe pesanti diminuirà di oltre il 90%.

L’Oregon non è l’unico a compiere il passo successivo verso la depenalizzazione delle droghe. Per esempio, nel 2020, i residenti di altri cinque Stati – Arizona, Montana, Mississippi, New Jersey e South Dakota – hanno legalizzato l’uso della marijuana. In Oregon il possesso di marijuana è legale dal 1973.

Tuttavia, già il 3 settembre 2022, l’amministrazione del presidente Joe Biden ha stanziato circa 1,5 miliardi di dollari per combattere la crescente crisi degli oppioidi a livello nazionale.

Come ha sottolineato il direttore della politica nazionale di controllo delle droghe della Casa Bianca, Rahul Gupta, l’amministrazione Biden-Harris sta annunciando una serie di importanti investimenti finanziari e azioni volte a ridurre i decessi per overdose e a liberare risorse per i professionisti del settore medico e per le forze dell’ordine.

Libera circolazione delle armi

Un’altra vulnerabilità è rappresentata dal verificarsi di sparatorie in strada. Ogni anno negli Stati Uniti si verificano decine di tragici incidenti legati alle armi. Nonostante l’esistenza di leggi e severe misure di sicurezza, continuano a verificarsi omicidi di massa e sparatorie.

Le morti per arma da fuoco sono diventate un punto fermo della vita americana, con un numero di vittime superiore a quello dei soldati uccisi in qualsiasi conflitto americano dalla guerra d’indipendenza del 1775.

Solo nel 2020, più di 45.000 americani sono morti per ferite da arma da fuoco, sia per omicidio che per suicidio. Si tratta di un numero superiore a qualsiasi altro anno dall’inizio del progetto: il 25% in più rispetto a cinque anni fa e il 43% in più rispetto al 2010.

La questione del possesso di armi è profondamente politicizzata: i sostenitori del controllo delle armi sono contrapposti a settori della popolazione che difendono strenuamente il loro diritto costituzionale di portare armi. Il rapporto di possesso di armi da fuoco negli Stati Uniti è di 120,5 per 100 persone, rispetto a 88 per 100 persone nel 2011, molto più alto che in altre parti del mondo.

Gli ultimi dati mostrano anche che il numero di americani che possiedono armi è aumentato in modo significativo negli ultimi anni. Uno studio pubblicato a febbraio su Annals of Internal Medicine ha rilevato che 7,5 milioni di adulti americani – quasi il 3% della popolazione – hanno acquistato un’arma per la prima volta tra gennaio 2019 e aprile 2021.

Secondo il sondaggio Gallup, nonostante la diffusa e rumorosa indignazione dell’opinione pubblica – spesso per la violenza delle armi – il sostegno a leggi più severe sulle armi negli Stati Uniti nel 2020 è sceso al livello più basso dal 2014.

Nonostante anni di problemi finanziari e lotte interne, la National Rifle Association (NRA) rimane la più influente lobby delle armi negli Stati Uniti, con un budget significativo per fare pressioni sulla politica delle armi al Congresso. Negli ultimi cicli elettorali, l’NRA e altre organizzazioni hanno costantemente speso più denaro per cercare di influenzare l’opinione pubblica rispetto ai loro rivali che spingono per un controllo più severo delle armi.

Capacità di difesa degli Stati Uniti

Infine, è necessario menzionare i problemi nel campo della difesa. Le forze armate statunitensi, ad esempio, hanno un alto tasso di suicidi, oltre a casi di stupro e altri crimini illegali.

Negli ultimi anni, una serie di promettenti sistemi d’arma sono stati limitati o ridotti in modo significativo negli Stati Uniti. Tra questi, il programma Future Combat Systems, che il Dipartimento della Difesa ha cancellato nel 2009 dopo otto anni di sviluppo e 20 miliardi di dollari spesi. “La cancellazione del programma Future Combat Systems significa che, dopo oltre un decennio, l’esercito statunitense non ha ancora sviluppato un sostituto per i veicoli corazzati dell’era della Guerra Fredda: il carro armato Abrams e il BMP Bradley”, si legge nella pubblicazione.

Un fattore di rischio significativo per l’industria militare statunitense sarebbe la “cronica sottovalutazione” della dipendenza dell’industria della difesa dalle tecnologie innovative provenienti dalla Cina. Allo stesso tempo, il ritmo degli acquisti di armi e sistemi di combattimento moderni in Cina è da cinque a sei volte più veloce che negli Stati Uniti. La burocratizzazione del Pentagono e le difficoltà nel processo di budgeting, tra le altre cose, sono state citate come una delle ragioni di questa situazione, che influisce anche sull’innovazione.

Secondo l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, le esportazioni di armi da parte degli Stati Uniti sono aumentate del 14% in un periodo di quattro anni, con gli Stati Uniti che rappresenteranno il 39% delle vendite totali globali tra il 2017 e il 2021. Inoltre, le spedizioni verso l’Europa sono cresciute di circa il 20% nello stesso periodo e sono aumentate ancora di più dopo l’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina.

Aziende come Raytheon ricevono contratti dal Pentagono e le vendite nazionali e internazionali devono essere approvate dal Congresso.

Pertanto, il sistema politico statunitense non è perfetto e presenta delle vulnerabilità di cui bisogna tenere conto. La Casa Bianca cercherà di superarle per garantire la sicurezza e la prosperità del Paese. Gli avversari degli Stati Uniti, tra cui la Russia, potrebbero usarli per indebolire il loro potere.

Articolo completo: https://www.geopolitika.ru/it/article/le-debolezze-del-sistema-politico-statunitense

 

UN’AGONIA CHIAMATA FILOVIA: LA COMMEDIA DEGLI EQUIVOCI E DEGLI INGANNI

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di Avv. Luigi Bellazzi

 

Ricevo e giro, condividendone il contenuto, questa posizione dell”Avv.Luigi Bellazzi. Chi la pensa come noi, faccia girare.

Grazie

Matteo Castagna

 

UN’AGONIA CHIAMATA FILOVIA:

LA COMMEDIA DEGLI EQUIVOCI E DEGLI INGANNI

 

Negli ultimi 30 anni il sistema filoviario di Verona non è stato realizzato, ma ha comunque generato spese fuori controllo per decine di milioni di euro a carico del Comune e dei cittadini per progetti, consulenze, procedure di esproprio, interventi di ricapitalizzazione e altri oneri a vario titolo.

Con la delibera consiliare del 21 giugno 2023 che ha approvato il nuovo piano economico-finanziario (PEF) e l’accordo contributivo con la Banca europea per gli investimenti (BEI), il Comune ha legittimato l’apertura dei cantieri e l’avvio dei lavori pagando un prezzo ancora più alto: l’Ente si indebiterà per 20 anni obbligandosi a finanziare AMT 3 Spa per 66 milioni di euro, e riducendo le disponibilità finanziarie di bilancio per la spesa corrente (assistenza sociale, istruzione primaria, erogazione di servizi alla cittadinanza, ecc.).

I DANNI E I GUASTI DEL SISTEMA

Il sistema filoviario è un’infrastruttura che si svilupperà per oltre 34 chilometri con convogli di 18 metri che correranno lungo le direttrici nord-sud ed est-ovest della città, senza risparmiare l’attraversamento del centro storico di impronta romana e facendo irruzione sul territorio come un elefante in un negozio di cristalleria.

La decisione di realizzare l’opera non risponde a ragioni di interesse pubblico, ma a interessi di bottega e precisamente:

1)    “SANARE” DI TUTTA FRETTA gli extracosti sostenuti da AMT 3 Spa fino ad oggi in assenza di PEF per 24,5 milioni di euro (alias: un debito fuori bilancio assunto dalla PA senza previa copertura economica, sanzionato con la nullità di delibere, contratti e atti conseguenti);

2)    “SANARE” DI TUTTA FRETTA – ed evitare il reato di cui al 316-ter del codice penale (indebita percezione di erogazioni pubbliche) – le dichiarazioni non veritiere rese al Ministero dei Trasporti dal Comune di Verona riguardo al finanziamento con la BEI per ottenere i fondi statali (oltre 92 milioni di euro), a dispetto del fatto che secondo la legge n. 211/1992 il cofinanziamento del sistema di trasporto pubblico di massa da parte del soggetto attuatore nella percentuale minima del 40% è condicio sine qua non per ottenere il contributo statale nella misura massima del 60% finalizzato alla realizzazione dell’infrastruttura;

3)      LA GATTA FRETTOLOSA FA I GATTINI CIECHI: la fretta maledetta ha costretto il Comune e AMT 3 a predisporre il nuovo PEF per coprire le spese di costruzione, ma non anche quelle di gestione del sistema filoviario. Nel Pef approvato dal Consiglio comunale il 21 giugno 2023 si legge che la separazione di due lotti di gara nel trasporto pubblico locale (bus tradizionali e filovia) comprometterebbe la sostenibilità del canone di disponibilità “a fronte delle economie gestionali che si ipotizzavano [nello scenario del precedente piano] con la realizzazione del nuovo sistema filoviario e la riduzione delle percorrenze chilometriche urbane ed extraurbane”. Di conseguenza, “alla luce della normativa vigente l’ente di governo del Tpl veronese dovrà redigere un piano economico-finanziario dell’affidamento del servizio da mettere a gara, al fine di assicurarne la sostenibilità e la congruità delle compensazioni pubbliche previste” (pag. 8-9 del Pef). Questo fa capire l’assenza di uno studio sull’equilibrio gestionale predisposto da AMT 3 (al Pef ci dovrebbe pensare l’Ente di bacino – sic!). E ovviamente l’Ente di bacino non è stato neppure interpellato sul nuovo PEF; e poi la futura gara del trasporto pubblico locale è già stata organizzata in 2 lotti dall’ente di bacino, con l’avallo dell’Autorità di regolazione dei Trasporti (ART);

 

4)    FORAGGIARE l’Associazione temporanea di imprese (ATI) vincitrice dell’appalto indetto da AMT nel 2012, nonostante i sospetti di illegalità, malaffare e infiltrazioni mafiose, sollevati da fallimenti d’impresa, fusioni, estromissioni per fallimento che hanno alterato la configurazione organizzativa dell’ATI originaria, con fondati dubbi di violazione della par condicio rispetto alle imprese concorrenti alla gara iniziale;

 

COSTI IGNOTI E FUORI CONTROLLO

Per quanto sopra, ad oggi abbiamo soltanto una pallida idea di quanto è finora costato il sistema filoviario di Verona (benché non ancora realizzato!).

Non sappiamo quanto costerà la realizzazione del sistema, per l’assenza di uno studio sui nodi di interscambio e sull’integrazione con il sistema di trasporto su gomma.

Ma soprattutto, non abbiamo idea della sostenibilità della gestione del sistema filoviario una volta realizzato, tenuto conto del fatto che la relativa gestione comporta oneri 3 volte superiori a quelli del sistema di trasporto con autobus.

Come dire: vogliamo comprare a ogni costo il giocattolo più prezioso in vendita sul mercato, anche se non abbiamo i soldi per acquistarlo e non sappiamo se saremo capaci di farlo funzionare.

E poi forse poi non ci farà neppure divertire.

 

Molise, batosta sui radical chic

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di Nicola Porro

Anche in Molise l’effetto Schlein si vedrà la prossima volta

Dal campo largo al camposanto, l’alleanza Pd-5 Stelle fallisce un altro test. L’effetto Schlein fa volare… il centrodestra

 

Il Molise, che cinque anni fa è stato ribattezzato – in maniera a mio avviso enfatica – “l’Ohio d’Italia”, regala ai pentapiddini l’ultima di una lunga serie di batoste. L’Armata Brancaleone tanto radical e poco chic, aggregatasi in Umbria nell’autunno 2019 (senza fortuna) e itinerante dalla Liguria alla Calabria, dalla Lombardia al Friuli-Venezia Giulia (con esiti persino peggiori), ha fermato la sua rotta in quel di Campobasso.

Nella piccola regione si replica un passaggio noto e ribattezzato dal campo largo al camposanto. L’unione tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle corrisponde in termini numerici ai due terzi de L’Ulivo di Prodi e ha lo stesso peso del centrosinistra di Rutelli. Se gettassimo lo sguardo ancora più indietro nel tempo, troveremmo una forchetta di voti simile (32-37 per cento) nel Fronte Democratico Popolare di Togliatti-Nenni e nell’Alleanza dei Progressisti di Occhetto. Che cosa significa?

Una vocazione minoritaria

Possiamo constatare una verità incontrovertibile: i socialcomunisti non hanno mai fatto breccia nel cuore degli italiani. Né ieri, né oggi, né (si spera) in futuro. D’altronde, una coalizione che rende la vacuità, il fanatismo e l’identity politics le sue cifre distintive è destinata a scomparire. Sinistra k.o. in partenza. Non pervenuta.

Il terzetto Schlein-Conte-Fratoianni ha un occhio di riguardo per la vocazione minoritaria. Non è un caso che il fronte giallo-rosso sembri una parodia del re Mida; mentre tutto ciò che toccava il leggendario sovrano della Frigia diventava oro, appena Pd e 5 Stelle avvicinano le mani ad una regione la perdono clamorosamente.

I mezzucci dell’ultima ora, come le sguaiatissime marce arcobaleno e i comizi pacifinti, non hanno appassionato i molisani. E la pausa caffè dei progressisti all’Otter Lounge Bar si è rivelata un fiasco. Se Schlein e l’Avvocato del popolo avessero indossato un passamontagna per non essere riconosciuti, forse la situazione sarebbe stata diversa.

Effetto Schlein?

Cosa dire del famigerato effetto Schlein? Esiste, eccome. E fa volare il centrodestraFrancesco Roberti supera abbondantemente il 60 per cento, staccando di circa 30 lunghezze il pentastellato Roberto Gravina.

Il sindaco forzista di Termoli consegue il miglior risultato da quando è stata introdotta l’elezione diretta del governatore – il record precedente era il 58 per cento di Angelo Michele Iorio nelle regionali del 2001. L’estate militante del Nazareno si è tramutata nell’ultima spiaggia per Schlein e i suoi.

Un voto d’opinione

Senza addentrarci nei numeri, in Molise individuiamo tre elementi tipici del Meridione: la scarsa omogeneità territoriale del voto, soggetto a variazioni significative anche a distanza di pochi chilometri; la forza dei partiti cristiano-democratici (a sostegno di Francesco Roberti); il traino considerevole dell’universo civico.

Il successo del centrodestra non è merito del governatore uscente Donato Toma, che ha scelto di non ricandidarsi (la sua è stata un’amministrazione non brillante, per usare una litote). Si tratta di un voto d’opinione a favore di Giorgia Meloni e del governo in carica, a cui si unisce l’onda emotiva per la scomparsa di Silvio Berlusconi: è la prima consultazione politica senza il fondatore di Forza Italia.

Sommando i partiti riconducibili al Popolo della Libertà si ottiene il 38 per cento. Segno che il Movimento 5 Stelle ha smesso di intercettare il consenso moderato al Sud, limitandosi alle campagne clientelari e all’approccio morbido (se non accomodante) verso il parassitismo. Ne vediamo i risultati: i grillini non oltrepassano la soglia del 7 per cento e perdono la bellezza di 31 punti rispetto al 2018.

Lezione del Molise

Il Molise riserva ai compagni un insegnamento: che corriate sotto un unico nome o separatamente, non c’è possibilità di recupero allo stato attuale delle cose.

La fiducia dei cittadini nei confronti del presidente del Consiglio si conferma alta e, anzi, è rafforzata da un’opposizione inadeguata, macchiettistica, grottesca. Al punto che molti ex elettori di sinistra decidono di sbarrare per la prima volta il simbolo di Fratelli d’Italia, come abbiamo visto nelle scorse comunali.

Sfuggire ai demeriti è sinonimo di immaturità. Non c’è nessun “vento di destra” o “deriva autoritaria” che tenga: sono proprio Schlein, Conte, Fratoianni et similia i responsabili del loro scempio elettorale.

La sconfitta in Molise sarà la volta buona per riflettere, invece di continuare a sbraitare contro chi è a Palazzo Chigi dopo undici anni di democrazia bloccata? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Articolo completo: Anche in Molise l’effetto Schlein si vedrà la prossima volta (nicolaporro.it)

UNA SOCIOLOGIA DELLA TRANSIZIONE DI FASE AL POSTMODERNO

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La seconda transizione di fase

Il postmoderno è il paradigma verso il quale è in corso la transizione dal paradigma precedente, il moderno. La transizione sta avvenendo sotto i nostri occhi, quindi la società attuale (almeno quella occidentale, ma anche quella planetaria per quanto riguarda l’influenza occidentale) è una società in transizione. Non solo la società russa è transitiva in senso lato, ma anche la matrice sociale che definisce la vita dell’umanità in questo o quel grado sta cambiando oggi la sua natura qualitativa.

Questa transizione (transito) avviene rigorosamente dal Moderno al Postmoderno. Allo stesso tempo, alcuni principi del Moderno sono già stati scartati, sfatati, smantellati, mentre altri rimangono ancora in vigore. Parallelamente, alcuni elementi del paradigma postmoderno sono già stati attivamente e universalmente implementati, mentre altri rimangono in fase di progetto, “in cammino”. Questa transitività complica una corretta analisi sociologica del Postmoderno, poiché il quadro sociale complessivo che si osserva oggi è, di norma, una combinazione di parti del Moderno in uscita e del Postmoderno in entrata. Inoltre, questo processo non procede in modo frontale e uniforme, ma varia da società a società.

La necessità di comprendere chiaramente la struttura dei tre paradigmi

In ogni caso, per analizzare, da un punto di vista sociologico, il contenuto della società postmoderna, cioè per essere un sociologo competente del XXI secolo, è assolutamente necessario operare con una serie di conoscenze sociologiche relative a tutti e tre i paradigmi – premoderno, moderno e postmoderno -, conoscerne i punti chiave, comprendere la struttura generale delle rispettive società, essere in grado di ricostruire i principali poli, strati, status e ruoli di ciascun tipo di società. Ciò è necessario per le seguenti ragioni.

  1. Il passaggio di fase al Postmoderno tocca i fondamenti più profondi della società, compresi quelli che sembravano essere stati chiariti da tempo e persino superati nel Moderno. Lo scopo della filosofia postmoderna è dimostrare l’insufficienza e la reversibilità di tale “superamento”. Il postmodernismo sostiene che “la società moderna non è riuscita a far fronte al suo programma e non è stata in grado di eliminare completamente il premoderno da se stessa”. Per comprendere questa tesi, centrale nel programma sociologico e filosofico del Postmoderno, è necessario riflettere nuovamente e seriamente: che cos’è il Premoderno?
  2. Le strutture sociali da trasformare radicalmente nel Postmoderno non sono state poste in essere in nessuna fase storica precedente: esse rappresentano profonde costanti sociologiche, antropologiche, psicoanalitiche e filosofiche, rimaste immutate nel corso della storia e che si manifestano in modo più vivo nelle società arcaiche, esplorate da una nuova angolazione dallo strutturalismo novecentesco. Ciò significa che il Postmodernismo non opera solo con il passato e la storia, ma con l’eterno e il senza tempo. Così, il tema del mythos, a lungo dimenticato, si rivela non solo rilevante, ma centrale, e lo studio delle società arcaiche da iniziativa periferica, quasi museale, diventa un campo di studi mainstream.
  3. Il passaggio al Postmoderno implica cambiamenti altrettanto fondamentali nella struttura complessiva della società, paragonabili a quelli avvenuti durante la transizione dal Premoderno al Moderno. Inoltre, la transizione di fase precedente è cruciale nel suo contenuto e nel suo modello per lo studio della transizione in corso. La simmetria e il contenuto di questa simmetria tra i due è centrale per l’intero paradigma postmoderno.

Queste argomentazioni, a cui si possono aggiungere molte altre considerazioni tecniche e applicative, ci permettono di realizzare la legge più importante della sociologia del XXI secolo: siamo in grado, dal punto di vista sociologico, di comprendere adeguatamente la società in cui ci troviamo solo se possediamo non solo un insieme di strumenti sociologici di base, ma anche una comprensione di tutte le differenze sociali tra i paradigmi Premoderno-Moderno-Postmoderno.

Trasformazione dell’oggetto della sociologia nel postmoderno

Non dobbiamo dimenticare che la sociologia è emersa nell’epoca del Moderno e, pur essendo in gran parte responsabile della critica del Moderno e della preparazione della transizione al Postmoderno, porta con sé molte tracce concettuali, filosofiche, metodologiche e semantiche del Moderno, che stanno perdendo il loro significato e la loro adeguatezza sotto i nostri occhi. Il passaggio dalla sociologia alla post-sociologia è inevitabile, il che significa che il livello di riflessione sociologica sulla sociologia stessa, sui suoi principi, sui suoi fondamenti, sulla sua assiomatica, è oggi più che mai rilevante.

Ciò deriva dal seguente fenomeno fondamentale. Nel passaggio al Postmoderno, l’oggetto stesso della sociologia cambia. Naturalmente, la società è sempre in evoluzione in tutte le fasi; ogni volta il suo studio corretto richiede il miglioramento degli strumenti pertinenti, ma durante la transizione di fase cambia qualcosa di più profondo: cambia il registro delle discipline. Così, tutte le trasformazioni sociali nel paradigma premoderno erano collegate ai cambiamenti all’interno delle religioni – il loro cambiamento, la loro evoluzione, la loro divisione o fusione, la loro correlazione. Nel passaggio al Moderno l’intera classe di processi sociali, istituzioni, dottrine, strutture collegate alla religione (e non era solo ampia, ma quasi totale) risulta essere più irrilevante e si sposta alla periferia dell’attenzione. Come abbiamo visto, agli occhi di Auguste Comte, era la sociologia come post-religione a dover prendere il posto lasciato libero.

Nel Premoderno, lo studio della società era quasi identico allo studio della sua religione, che definiva in un contesto sociale le proprietà prevalenti delle istituzioni, dei processi, della distribuzione dei sati, ecc. Nella Modernità, tuttavia, gli studi religiosi e la sociologia della religione sono diventati direzioni molto modeste e solo lo strutturalismo e la psicoanalisi e alcuni dei padri fondatori della sociologia (Durkheim, Moss, Weber, Sombart) ci hanno ricordato la sua importanza fondamentale – soprattutto attraverso lo studio delle condizioni sociali dell’origine della Modernità (Weber, Sombart) o attraverso lo studio delle società arcaiche (tardo Durkheim, Moss, Halbwachs, Eliade, Levi-Strauss). In ogni caso, su entrambi i lati del confine del Moderno (la fase di transizione precedente) si trovano due tipi di società molto diversi: la “società tradizionale” (Premoderna) e la “società moderna” (Moderna).

Le differenze tra loro sono così fondamentali e i valori e i principi di base sono così opposti che si può parlare di completa antiteticità. Se il Premoderno è la tesi, il Moderno è l’antitesi. E le società corrispondenti, per molti aspetti, non sono solo qualitativamente diverse, ma anche oggetti di ricerca opposti. – Non a caso F. Tennys colloca la “società” (Gesellschaft) come oggetto della sociologia solo nell’epoca del Moderno, mentre, secondo la sua dottrina, la “comunità” (Gemeinschaft) corrisponde al Premoderno. Se accettiamo la teoria di Tennys, considerata un classico indiscusso della sociologia, avremmo dovuto dividere la sociologia in una scienza della società (Gesellschaft) e del Moderno, e una scienza della comunità (Gemeinschaft) e del Premoderno (“comunologia”). Sebbene tale divisione non abbia avuto luogo e la sociologia studi allo stesso modo le società tradizionali e quelle moderne, la trasformazione dell’oggetto di studio nella prima fase di passaggio dal Premoderno al Moderno è così essenziale che l’idea di dividerle in due discipline è stata seriamente discussa nella fase di formazione della scienza. Nel nostro tempo, il tema della “comunologia” è stato rivisitato dal famoso sociologo francese Michel Maffesoli.

Post-società e post-sociologia

Qualcosa di simile accade nella seconda fase di transizione – dal Moderno al Postmoderno. L’oggetto della ricerca – la “società” – cambia di nuovo in modo irreversibile. Ciò che la società diventa nel Postmoderno è tanto diverso da ciò che era nel Moderno quanto la “società moderna” è diversa dalla “società tradizionale” (Gemeinschaft). Pertanto, si può parlare provvisoriamente di “post-società” come nuovo oggetto di studio della sociologia. Allo stesso tempo, la sociologia stessa deve cambiare per adattare i suoi metodi e approcci al nuovo oggetto. Si prospetta quindi una “postsociologia”, una nuova disciplina (post)scientifica che studierebbe il nuovo oggetto.

In ogni caso, l’adeguatezza sociologica minima nello studio dei processi in atto nella transizione al Postmoderno è direttamente legata alla comprensione della logica sottostante a tutti e tre i cambiamenti di paradigma e questo, tra l’altro, rende lo studio del Premoderno con tutte le sue componenti sociologiche – mito, arcaico, iniziazione, magia, politeismo, monoteismo, ethnos, dualità delle fratrie, strutture di parentela, strategie di genere, gerarchia, ecc. – una condizione necessaria per l’adeguatezza professionale del sociologo, chiamato a integrare la tassonomia degli oggetti di questa scienza con un nuovo legame – la “post-società”.

La correzione archeomoderna

L’intera situazione è ulteriormente complicata dal fatto che la catena Premoderno-Moderno-Postmoderno è valida solo per le società occidentali – Europa, Stati Uniti, Canada, Australia, ecc. Nella zona di sviluppo sostenibile e dominante della civiltà occidentale, possiamo registrare chiaramente la transizione della società lungo tutti e tre i paradigmi, con il fatto che l’affermazione di ogni nuovo paradigma tende a essere fondamentale, irreversibile e ripulita dai residui del precedente. Il processo di cambiamento di paradigma per la civiltà occidentale è endogeno, cioè guidato da fattori interni.

Per tutte le altre società il movimento successivo lungo la catena dei cambiamenti di paradigma (compresi i vari sottocicli che abbiamo descritto in precedenza) ha un carattere esterno, esogeno (avviene attraverso la colonizzazione o la modernizzazione difensiva), oppure avviene solo in parte (monoteismo islamico, più “moderno” del politeismo e ancor più dei culti arcaici, non ha mai oltrepassato la linea del Moderno, fermandosi prima di essa), oppure è del tutto assente (molti gruppi etnici della Terra vivono ancora in sistemi stabili di “ritorno perpetuo”); ma, poiché l’influenza dell’Occidente è oggi globale, il primo caso – la modernizzazione (o acculturazione) esogena – si estende a quasi tutte le società, portando elementi di Modernità anche nelle tribù più arcaiche. Ciò dà origine al fenomeno dell’Archeomoderno.

L’archeomoderno complica il quadro sociologico

Il problema dell’Archeomoderno in sociologia complica significativamente l’analisi delle società lungo il sintagma storico Premoderno-Moderno-Postmoderno, poiché aggiunge ai tre paradigmi una serie di varianti ibride, in cui le facciate sociali del Moderno sono collocate artificialmente e inorganicamente sulla base di strutture sociologiche relative al Pre-Moderno. L’archeomoderno è specifico anche perché questa combinazione di arcaico e moderno non è affatto correlata a livello di coscienza, non è compresa, non è organizzata, non appaiono modelli interpretativi generalizzanti, il che crea il fenomeno della “società della discarica” (P. Sorokin). Il moderno blocca il ritmo dell’arcaico e l’arcaico sabota la strutturazione coerente del moderno.

Lo studio delle società archeo-moderne rappresenta una classe separata di compiti sociali, che può essere relegata a un ramo speciale della sociologia. L’archeomoderno non genera nuovi contenuti, poiché ciascuno dei suoi elementi può essere ricondotto abbastanza facilmente o al contesto della società tradizionale (al Premoderno) o a quello della società moderna (al Moderno). Sono originali solo gli insiemi di dissonanze, assurdità e ambiguità generate da questo o quell’archeomoderno, le riserve, i fallimenti, gli errori e le coincidenze accidentali, che a volte acquisiscono lo status di caratteristiche sociali e in alcuni casi diventano costitutive. Ad esempio, un’istituzione sociale incompresa o un oggetto tecnico preso in prestito dal Moderno, come un parlamento o un telefono cellulare, può funzionare in modo isolato dal contesto (in assenza di democrazia nella società o di una rete di telefonia mobile), in parte reinterpretato in relazione alle realtà locali, in parte semplicemente un elemento incompreso, che agisce come un “oggetto sacro” di scopo poco conosciuto – come un meteorite.

L’Archeomoderno e il Postmoderno: l’ingannevole apparenza delle somiglianze

L’Archeomoderno diventa un problema sociologico particolarmente difficile quando si studia la seconda fase di transizione – dal Moderno al Postmoderno. Il fatto è che alcune proprietà fenomenologiche del Postmoderno – in particolare, l’appello ironico del Postmoderno all’arcaico per indicare al Moderno ciò da cui non poteva liberarsi completamente – assomigliano esteriormente all’Archeomoderno. Ma con la differenza che il Postmoderno costruisce la sua strategia di accostamento dell’incongruo (il Premoderno e il Moderno) in modo artificioso, ponderato, con un sottile intento ironico e critico, provocatorio (da grande mente), mentre il Moderno compie operazioni simili da solo (da stupido).

L’Archeomoderno è un Moderno che non si è rivelato e probabilmente non si rivelerà più. Il Postmoderno è un Moderno che si è rivelato, ma si supera per rivelarsi ancora di più. Da qui la sottilissima distinzione sociologica: il Postmoderno imita alcuni aspetti dell’archeomoderno come parte del suo programma poststrutturalista per “illuminare l’Illuminismo”; l’archeomoderno lo prende per buono e sinceramente non capisce come un Occidente postmoderno che include giocosamente temi e intere etnie (immigrazione) della società tradizionale sarà presto diverso dalle società archeomoderne del resto del mondo.

La sociologia della globalizzazione (postmoderna e archeomoderna)

Qui prende forma un modello di globalizzazione a due livelli. Questa globalizzazione si basa sulla giustapposizione di Postmoderno e Archeomoderno. Il postmoderno è incarnato dalla società occidentale, che integra l’umanità lungo le sue linee di potere. È una società dell’informazione, che decodifica e ricodifica i flussi di informazioni (“oceano di informazioni”). In tutto il mondo ci sono segmenti di élite che sono più integrati nel Moderno rispetto al resto della società e che sono almeno parzialmente in grado di abbracciare alcune tendenze del Postmoderno. Essi diventano i nodi della globalizzazione nel suo aspetto logico, razionale e strategico.

L’umanità si sta trasformando in un campo omogeneo con centri-portali simmetrici, dove si concentrano i router dell’effemmazione. Qui agiscono le leggi del Postmoderno e vi soggiornano coloro che ne sono consapevoli (occidentali che lavorano a turni o rappresentanti delle élite locali che hanno imparato i canoni e le norme della post-società).

Tutti gli altri spazi sociali sono lasciati all’archeomoderno, che percepisce l’indebolimento dell’impulso modernizzante (che ha tormentato l’arcaico nell’età della Modernità) come un rilassamento, ed è felice di vedere la globalizzazione come una “finestra di opportunità” per la localizzazione, cioè per rivolgersi a preoccupazioni quotidiane concrete familiari e non generalizzate, dove l’arcaico e il moderno coesistono in una forma di conflitto sommesso, come una discarica scavata e fatta. Per descrivere questo duplice fenomeno, il sociologo contemporaneo Roland Robertson (4) ha proposto di utilizzare il termine gergale delle imprese giapponesi, “glocalizzazione”, per descrivere l’intreccio di due processi nella globalizzazione: il rafforzamento delle reti globali che operano secondo l’agenda postmoderna (globalizzazione vera e propria) e l’arcaicizzazione delle comunità regionali che gravitano verso un ritorno alla cultura locale (localizzazione). Così, il Postmoderno si mescola con l’Archeomoderno in un unico grumo difficile da separare, la cui corretta decifrazione sociologica richiede un’alta professionalità e una profonda comprensione dei meccanismi di funzionamento di ciascun paradigma, preso singolarmente e in forme ibride e di transizione.

Elenco dei riferimenti:

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Capitalismo e schizofrenia: conversazione tra Catherine Clement e Deleuze e Guattari // Annuario.

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Levi-Strauss K. Antropologia strutturale. М., 1983.

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Leenhardt M. Do Kamo la personne et le mythe dans le monde melanesien. Parigi, 1947.

Maffesoli M. La conquista del presente. Per una sociologia della vita quotidiana. Parigi, 1979.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Fonte: https://www.geopolitika.ru/it/article/una-sociologia-della-transizione-di-fase-al-postmoderno

In morte di Silvio Berlusconi

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L’EDITORIALE

di Matteo Castagna

Si è trattato di una sostanziale celebrazione. Mi riferisco alla morte di Silvio Berlusconi, dovuta ad una leucemia di cui soffriva da almeno 5 anni.

Con lui se ne va un pezzo di storia d’Italia durato circa trent’anni, nel bene e nel male.

Silvio è stato, per lungo tempo, l’uomo più invidiato d’Italia, per le sue possibilità economiche. La sinistra si è scagliata contro di lui come da tempo non si vedeva. probabilmente Berlusconi è stato il politico più perseguitato d’Italia, dalla Magistratura e dagli avversari. Ha vinto quasi tutti i processi, ha vinto come grande imprenditore, ha dato lavoro a moltissime persone, spaziando dall’editoria alla televisione privata, dai supermercati allo sport. Certa sinistra è riuscita a vomitare il suo odio nei suoi confronti anche dopo la sua dipartita, in maniera davvero squallida. Quel pezzo di sinistra radical chic, certamente lontana da un signore, quale si dimostrò Enrico Berlinguer, ora ha perso il motivo d’esistere: l’antiberlusconismo militante e giustizialista, manettaro e schifosamente ipocrita , malato dell’ignobile “sindrome da Piazzale Loreto” ha dato dimostrazione che chi si considera “buono” è davvero molto perfido e maligno. Su di lui è stata fatta “satira da frustrati” – ha scritto il vignettista Beppe Fantin sul blog di Nicola Porro – continuando, ragionevolmente: “È vero che la satira è “protetta” dalla libertà di espressione, ma con le cattiverie questa libertà viene meno e andrebbe denunciata. Ma dove vogliamo arrivare? Ma davvero pensiamo che il nostro paese abbia un futuro? Un paese in cui si gode per la morte di un leader e si lotta per la liberazione di un delinquente rinchiuso al 41 bis reo di aver commesso delle atrocità; un paese in cui la famiglia tradizionale è condannata perché colpevole di pretendere che la normalità sia padre, madre e figli; un paese dove la normalità sono i genitori gay e l’utero in affitto; un paese dove il delinquente è tutelato e chi è stato aggredito condannato; un paese dove chi uccide viene trattato come una star del cinema, condannato e rilasciato dopo qualche anno” […]

Berlusconi non ha mai delocalizzato le sue aziende, dimostrando di voler credere nell’Italia. La sua ironia, anche in contesti formalissimi internazionali, resterà nella storia. Così come i suoi 3336 giorni complessivi da Presidente del Consiglio, record assoluto dal dopoguerra.

Su Berlusconi politico potremmo discutere a lungo. Io non l’ho mai votato. Moderati e liberali non mi sono mai piaciuti. Era un uomo generoso. Non mancava mai di aiutare chi riteneva in autentica difficoltà.

Marco Travaglio, orfano inconsolabile di un antiberlusconismo viscerale sul quale ha costruito la sua fortuna, è stato capace di esprimere nel salotto televisivo di Lilli Gruber un condensato di velenosità post-mortem, se così vogliamo dire, da far impallidire un serpente a sonagli. In estrema sintesi, per il direttore del Fatto Quotidiano il Cavaliere per antonomasia avrebbe incarnato le peggiori attitudini presenti nella cultura del Paese, attraendo sostanzialmente la componente più corrotta o corruttibile della popolazione. claudio romiti ha aggiunto: “Tutto questo, come ha giustamente colto Alessandro Sallusti durante la citata trasmissione, veicola qualcosa che va ben al di là di una semplice avversione politica per un personaggio che ha fatto guadagnare molti soldini a tanti odiatori di professione come è per l’appunto Travaglio. In realtà, come si è ben capito dal risolino nervoso di quest’ultimo quando Sallusti lo ha definito “vedovo inconsolabile”, la scomparsa dell’uomo di Arcore rappresenta quasi una tragedia per chi aveva trovato un “cattivone” buono per tutte le stagioni su cui raccogliere i frustati e gli invidiosi di questo disgraziato Paese”.

Nel suo diario del 1994 (raccolto poi nel libro “Come si manda in rovina un paese – Rizzoli 1995), Sergio Ricossa annota alcuni appunti sulla novità politica costituita dalla vittoria di Silvio Berlusconi e aggiunge considerazioni di una preveggenza che, in alcuni casi, sono da brividi. Ne riportiamo qualcuna come ricordo di Berlusconi, in questi giorni di cordoglio e di riflessione.

<<Mi guardo bene dal pretendere un governo Berlusconi liberista. Mi basterebbe un governo che durasse e fosse amico dei consumatori. Ma come si fa ad esserlo, se questo governo ha ereditato dai precedenti due milioni di miliardi (ndr di lire) di debito pubblico? […] Due milioni di miliardi, forse di più. Una sentenza della Corte costituzionale scopre, non senza un pizzico di perfidia, un nuovo debito per le pensioni, che era nascosto ed è in scadenza. Per il governo, è più probabile saltare in aria che sminare il terreno>> – ricorda Fabrizio Bonali, sempre sul blog di Porro.

Leggi anche:

Berlusconi, colpo basso della Schlein: cosa ha detto sul lutto nazionale

Marcello Veneziani ha scritto su La Verità di ieri: “Berlusconi amava la vita, rifuggiva la morte, e anche all’anima voleva organizzare una festa con la banda…”. 

Quanto all’invenzione della cosiddetta “televisione spazzatura”, che lui prendeva come una burla per far riposare gli italiani, va detto ai moralisti che ci sono sempre stati milioni di “cassonetti” che hanno aperto il coperchio. Pensate alle innumerevoli edizioni del vituperato Grande Fratello. Pensate ai successi di Verissimo e di Barbara D’Urso. E nel 1985, il Drive In batteva tutti i record di share. Ha costruito una televisione di basso livello, scollacciata e, talvolta volgare, per un popolo che voleva e meritava quello.

La critica all’uomo, oramai l’ha già fatta il Giudice Supremo. Non ci permetteremmo mai di sostituirci a Lui. Silvio Berlusconi non ha dato l’esempio di un comportamento da buon cristiano. Scandali, più o meno montati sono stati sì un grimaldello politico e giudiziario contro di lui, ma anche uno scandalo lussurioso verso il popolo di Dio, che, coi due matrimoni e le convivenze, le “cene galanti” l’hanno reso un pubblico peccatore mai pentito, anche se ci  auguriamo un atto di contrizione personale, prima di morire. Per questi motivi, per la mancanza di trasparenza, le opacità e i sospetti sulla sua gestione politica e degli affari, con personaggi border line anche al capezzale era indiscutibilmente un pubblico peccatore. La Chiesa Cattolica, nel Codice di Diritto Canonico (1917) vieta i funerali ai pubblici peccatori. I divorziati, ovverosia i concubini, sono considerati ipso facto infames (can.2356) e publice indigni (can. 855 §1), cioè pubblici peccatori. Appartenne alla loggia massonica di Licio Gelli, P2 e a chissà quale altra osservanza col grembiulino, condannata dalla Chiesa. Perciò era scomunicato ipso facto e si sarebbe dovute avere spiegazioni in merito alla simbologia dal sapore esoterico, presente nel mausoleo. Ecco i video della tomba di famiglia:

e poi: https://www.fanpage.it/milano/come-fatto-il-mausoleo-di-villa-san-martino-ad-arcore-dove-potrebbe-essere-sepolto-berlusconi-dopo-i-funerali/

La cremazione venne condannata formalmente dalla Chiesa cattolica (can.1203, Codice 1917), e contro coloro che l’avessero disposta per il proprio cadavere fu comminata la privazione dei sacramenti e delle esequie ecclesiastiche (can. 1240, 1, n. 5, Codice 1917). Alcuni media hanno riportato che B., per sua volontà, sarebbe stato cremato.

Infine, informa LaPresse dell’esistenza di «Volta celeste». Questo il nome del mausoleo voluto da Silvio Berlusconi nel parco di villa San Martino, ad Arcore, e realizzato dall’amico scultore Pietro Cascella. Cento tonnellate di pietra e tre anni di lavoro per quella che Silvio Berlusconi fece costruire come tomba di famiglia per sé e per la «gens Berlusconiana». Di questa imponente opera circolano molte leggende e poche immagini, tra queste quelle del progetto spiegate dallo stesso artista nel documentario «Quando c’era Silvio – Storia del periodo berlusconiano». «Lui mi disse: non farmi una cosa mortuaria, con le falci, le morti, i teschi, gli scheletri, quell’armamentario cimiteriale – ricordava Cascella –. E allora io dissi: pensiamo all’alto, al cielo. E allora ho fatto questa cosa che si chiama Volta celeste».

Funerali di Stato celebrati da un “arcivescovo” in Duomo in forma solenne, omelia priva di qualsiasi riferimento a Cristo, ai Santi, alla S. Vergine Maria, avrebbe potuto leggerla tranquillamente Fedele Confalonieri. La Chiesa nata con il Conciliabolo Vaticano II ha dimostrato, per l’ennesima volta, di aver abbandonato nella sostanza e nella forma la Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana. Noi ne siamo profondamente rattristati perché questi comportamenti non hanno nulla a che fare con la vera carità, che non è buonismo o ossequio incondizionato ai grandi personaggi, ma è adeguamento alle regole e prassi anti-cristiche del mondo moderno (e della massoneria?)

Ecco il testamento di Berlusconi:

https://quifinanza.it/editoriali/video/berlusconi-testamento-chi-come-divisa-eredita/722578/

 

 

 

IL NUOVO ORDINE MONDIALE E LA PREVALENZA DEL MULTIPOLARISMO

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Discorso alla 1° Conferenza globale sul multipolarismo del 29 aprile 2023

Il mondo come lo vediamo oggi è stato diviso da due assi di potenze:

L’Occidente, guidato da Stati Uniti d’America, Regno Unito, Unione Europea, Canada, Giappone, Corea del Sud e Australia. E i BRICS, che comprendono Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, oltre a Iran e Venezuela come attori regionali e diversi Paesi africani. La Cina, con la sua iniziativa “Belt and Road”, è la potenza più grande, mentre Russia e India sono i principali attori su scala geopolitica ed economica.

L’Occidente e i BRICS hanno due possibilità: o affrontare l’attuale divisione geopolitica e raggiungere un accordo sano di un sistema mondiale bipolare o affrontare la catastrofe della terza guerra mondiale.

Come gli Stati Uniti d’America sono diventati unipolari?

La prima fase degli ultimi tre decenni è stata decisiva per dare forma al mondo di oggi. In primo luogo, la dissoluzione dell’Unione Sovietica e del blocco socialista, in secondo luogo la seconda guerra del Golfo e in terzo luogo la guerra dei Balcani, che ha portato alla frammentazione dell’ex Jugoslavia in mini-paesi dopo l’intervento della NATO guidata dagli Stati Uniti. L’Unione Europea ha infine riunito questi mini-paesi sotto il suo ombrello su ordine degli USA.

La seconda fase è iniziata dopo l’attacco alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001, che ha portato all’attacco degli Stati Uniti all’Afghanistan e all’invasione dell’Iraq, poi alla “dottrina del Grande Medio Oriente” e al “Caos Creativo” (2006), alla guerra contro il Libano (2006) e alla guerra del terrore per procura contro sette Paesi arabi, che stanno ancora sopportando le sue devastanti conseguenze come Paesi falliti, sotto l’occupazione militare degli Stati Uniti/Alleati e/o sotto le sanzioni.

La terza fase è rappresentata dalla rivoluzione colorata in Ucraina e dall’ascesa di un governo nazista, nonché dai massacri commessi contro gli ucraini russi nella regione del Donbass, nell’est del Paese, a partire dal 2014.

L’egemonia statunitense in azione

Per analizzare queste fasi di aggressione ed egemonia degli Stati Uniti contro altre nazioni e Paesi sovrani dobbiamo comprendere la sua struttura e la sua natura di legittimo successore delle potenze coloniali europee che per secoli hanno costruito le loro monarchie e le loro fortune sulle risorse naturali e sulla schiavitù del Terzo Mondo e che ancora oggi lo sfruttano al massimo, lo portano alla povertà e commettono crimini di guerra contro milioni di persone in Africa, Medio Oriente, Asia e America Latina.

Gli Stati Uniti hanno creato l’attuale sistema mondiale di unilateralismo gradualmente per continuare a servire gli interessi imperiali dell’1% della classe dirigente del mondo occidentale a spese di miliardi di persone in tutto il mondo e contro l’interesse del proprio popolo, sia in Europa, sia in Nord America, sia dei popoli dei suoi alleati subordinati altrove.

La mentalità dell’egemonia coloniale occidentale degli Stati Uniti sulle organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, create dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale, tra cui gli stessi Stati Uniti, l’Unione Sovietica, la Cina, il Regno Unito e la Francia, ha violato i principi della Carta delle Nazioni Unite e ha paralizzato il suo ruolo nella risoluzione dei conflitti regionali mondiali. Al contrario, gli Stati Uniti hanno creato enormi conflitti regionali.

La domanda da porsi è, come ha eloquentemente presentato Lavrov al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite pochi giorni fa: Perché l’Occidente è sovrarappresentato nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite? Rispetto ai miliardi di persone che compongono la maggioranza globale dei Paesi africani (1,2 miliardi), dell’Asia (4,56 miliardi), dell’Europa orientale (292 milioni) o dell’America Latina (656 milioni)? Mentre il Nord America (375 milioni) e l’Europa Occidentale (198 milioni) compongono solo mezzo miliardo di persone.

Gli Stati Uniti hanno l’egemonia sull’economia globale attraverso la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale, strumenti finanziari di egemonia per fare pressione e sfruttare i Paesi del Terzo Mondo. Gli Stati Uniti impongono il loro dollaro come moneta mondiale, che la Reserve Bank non sostiene nemmeno con l’oro o con altri metalli preziosi.

Gli Stati Uniti hanno oltre 850 basi militari di controllo in tutto il mondo, mentre ostacolano o minacciano la Cina e la Russia dal tentare di creare organizzazioni economiche regionali o persino di pattugliare i propri territori, come nel caso di Taiwan, intimidendo i Paesi e imponendo loro sanzioni se collaborano con le due grandi potenze.

Il braccio di egemonia militare imperiale degli Stati Uniti, la NATO, che si estende in tutto il mondo, minaccia la sicurezza globale, la pace e la prosperità dell’umanità ovunque.

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, gli Stati Uniti sono stati e sono tuttora coinvolti in decine di invasioni militari, guerre, cambi di regime, destabilizzazione e assassinio di presidenti (Libia) al di fuori dei propri confini, la più atroce delle quali è la guerra terroristica per procura in corso dal 2011, durante quella che hanno falsamente chiamato “Primavera araba”, contro diversi Paesi arabi tra cui la Libia, Iraq, Siria, Yemen, Tunisi, Egitto e Libano, oltre all’Afghanistan, all’Iran e ultimamente all’Ucraina, che sta mettendo in pericolo e minacciando l’Europa con una guerra prolungata che sta influenzando enormemente l’economia mondiale e potrebbe scivolare in scenari di guerra mondiale.

Il potere imperiale degli Stati Uniti sta usando le sanzioni non solo come strumento per disciplinare il sistema politico dei Paesi disobbedienti che si battono per la loro sovranità, ma anche come modo per punire i popoli e spingerli alla povertà per esercitare pressioni sulla loro leadership politica. Ad oggi, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a 33 Paesi, tra cui il territorio di Gaza, a sud della Palestina occupata, dove oltre due milioni di persone soffrono per l’assedio e le sanzioni criminali di Israele/USA e alleati.

Cosa può essere più conveniente per gli Stati Uniti/Occidente di questo? Perché gli Stati Uniti dovrebbero pensare di rinunciare al loro controllo unipolare sul mondo? Perché mai dovrebbero consentire la possibilità di condividere tutti questi privilegi “egemonici” con altri grandi attori regionali e globali del mondo, pur conoscendone l’inevitabilità?

L’unica risposta alla dottrina statunitense dell’egemonia unipolare è imporre il sistema multipolare con tutti i mezzi possibili, attraverso la cooperazione e il rafforzamento delle relazioni con i Paesi del Terzo Mondo, le corporazioni continentali e regionali come l’organizzazione ALPA in America Latina, il CCG nella regione del Golfo Arabo, la Lega Araba, l’Unione Africana. Questa è l’unica strada per la pace, la sicurezza e la prosperità globale per tutti i continenti e le nazioni.

Cosa significa ordine mondiale multipolare per la Palestina occupata e il suo popolo?

Gli Stati Uniti e l’Unione Europea continuano a ignorare tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite relative alla lotta palestinese per la liberazione e l’indipendenza, come il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione sulla terra dei loro antenati in quanto popolo indigente della Palestina occupata, la risoluzione 194 sul diritto al ritorno e decine di risoluzioni correlate che sono state riconosciute molto tempo fa, ma non sono state attivate, e così l’aggressione e l’oppressione israeliana contro il popolo palestinese continuano, così come le sue sofferenze.

Gli Stati Uniti e l’Unione Europea chiudono un occhio sulle violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani da parte di Israele, tra cui l’assedio continuo alla Striscia di Gaza.

assedio continuo contro la Striscia di Gaza, dove due milioni di palestinesi sono prigionieri a cielo aperto, mentre la confisca delle terre palestinesi e la costruzione di insediamenti nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme, che l’Occidente considera illegali, non hanno mai votato a favore di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che condanna le azioni coloniali di Israele. Questo è un peccato se ci rendiamo conto che gli Stati Uniti sono il principale paese finanziatore dell’”Israele” coloniale.

Inoltre, le azioni di soppressione coloniale israeliane stanno accelerando contro 4500 prigionieri politici palestinesi, centinaia dei quali soffrono di malattie croniche e rischiano una morte lenta a causa dell’assenza di cure mediche secondo la Convenzione di Ginevra. La politica di detenzione amministrativa, ereditata dall’epoca dell’occupazione britannica, è una punizione israeliana contro i prigionieri politici che nega loro qualsiasi processo legale. Shaikh Khader Adnan, in sciopero della fame da 87 giorni, è stato lasciato senza cure mediche adeguate e ha perso la vita come una delle ultime vittime di questa politica fascista.

Nonostante Amnesty International e Human Rights Watch abbiano denunciato che lo Stato di occupazione è in realtà e di fatto un sistema di apartheid, gli Stati Uniti bloccano ogni tentativo delle vittime palestinesi di portare il governo di occupazione davanti alla Corte penale internazionale (CPI).

In un mondo multipolare, l’unità nazionale, la cooperazione regionale e la resistenza a tutte le forme di egemonia occidentale avvicineranno noi palestinesi al raggiungimento del nostro diritto all’autodeterminazione, allo smantellamento del sistema coloniale di apartheid “israeliano” e all’istituzione di uno Stato democratico nella Palestina storica, basato su un sistema politico costituzionale che preservi l’uguaglianza, la giustizia sociale e i diritti umani per tutti sotto il ruolo delle istituzioni civili. Questo è l’unico percorso che può preservare la pace, la sicurezza e la prosperità a livello regionale e globale.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Fonte: https://www.geopolitika.ru/it/article/il-nuovo-ordine-mondiale-e-la-prevalenza-del-multipolarismo

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