Scritto e segnalato da Carlo Di Pietro
Cosa distingue la Chiesa da una comune società?
Per non essere accusato di parzialità o etichettato scortesemente in vario modo, uso, nel definire, la “laicissima” Enciclopedia Treccani e non dei “datati e cattolici” manuali di Diritto canonico o di Teologia dogmatica.
La società è un «insieme di individui o parti uniti da rapporti di varia natura, tra cui si instaurano forme di cooperazione, collaborazione e divisione dei compiti, che assicurano la sopravvivenza e la riproduzione dell’insieme stesso e dei suoi membri»[1]. Mi sento in dovere di aggiungere che oggettivamente questo «insieme di individui» acquisisce la configurazione di «società» quando si presuppone un FINE comune (es. l’utile in una società commerciale), obbligandosi a valersi dei leciti mezzi necessari per conseguirlo. Secondo l’Enciclopedia Treccani, «il tipo di società più semplice è dato dal gruppo domestico o famiglia, occupante una o più abitazioni congiunte; l’unione di più gruppi domestici coresidenti può costituire un villaggio. […] Le relazioni tra gli individui di uno stesso gruppo sono determinate, a loro volta, da vari fattori: matrimonio, discendenza, coabitazione ecc…, che sono alla base della formazione della famiglia. […] I sistemi di discendenza, estesi oltre i confini della famiglia, portano alla formazione di gruppi uniti dalla consapevolezza di una comune origine genealogica […]»[2].
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