Croce Rossa vieta i crocifissi: “Dobbiamo essere più imparziali e più neutri”

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Segnalazione di Cristiano T. G.

In Belgio il comitato centrale della Croce Rossa ha diramato una circolare per vietare il crocifisso negli uffici. “Non bisogna discriminare le persone per la propria religione”

di Marco Gombacci

La Croce Rossa del Regno del Belgio ha ordinato: “Levate il crocifisso dai nostri uffici”.

Il direttore dell’associazione della cittadina belga di Verviers ha rivelato al quotidiano belga francofono 7sur7 di aver ricevuto una circolare dal comitato centrale della Croce Rossa belga che ordinava di togliere i crocifissi dalle pareti delle succursali per risultare “più imparziali e neutri”. Più precisamente la circolare esigeva di “rispettare i principi fondamentali della Croce Rossa quali il divieto di discriminare le persone per la propria religione, razza o colore della pelle”. Continua a leggere

Nuovo strappo di Trump: gli Usa fuori dal patto Onu sui migranti

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Segnalazione di F.F.

Gli Usa escono dal patto internazionale sui migranti e sui loro diritti, votato nel 2016: “L’amministrazione Trump ha una politica su migranti e rifugiati non compatibile con il patto e rivendica il diritto di decidere in piena autonomia criteri e logiche per consentire l’ingresso agli stranieri”

di Orlando Sacchelli

Il patto internazionale sui migranti e sui loro diritti (Global compact on migration), raggiunto alle Nazioni Unite nel settembre 2016, vede una pesante defezione: è quella degli Stati Uniti.

La Casa Bianca, infatti, ha deciso di fare un passo indietro perché ritiene che la propria politica su migranti e rifugiati non sia compatibile con il patto. L’amministrazione Usa rivendica il diritto di decidere in piena autonomia criteri e logiche per consentire l’ingresso agli stranieri. Sono questi i motivi dell’abbandono degli Stati Uniti, come reso noto dall’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley: “Le nostre decisioni sull’immigrazione devono essere sempre prese dagli americani e solo dagli americani”. Continua a leggere

“L’omosessualità è una malattia”. Non è diffamazione, cade l’accusa contro la Prof. Silvana De Mari

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Siamo lieti per l’amica Professoressa Silvana De Mari! (n.d.r.) Sebbene la teologia abbia sempre parlato di “vizio” e non esplicitamente di “malattia”

https://www.repstatic.it/content/localirep/img/rep-torino/2017/12/02/160454201-3921bc6f-8a80-4a52-aa17-0621cb619638.jpg

Era stata denunciata dal Torino Pride. La Procura chiede l’archiviazione: la professionista non è imputabile per diffamazione

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http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/12/02/news/_l_omosessualita_e_una_malattia_ma_l_accusa_contro_la_dottoressa_antigay_non_regge-182818663/ Continua a leggere

Presepe obbligatorio in Veneto dal 2018

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Non è poco, di questi tempi…:

http://cdn.telenuovo.it/contents/images/presepe__1-1.jpg

Ci sarà un presepe per ogni scuola e per ogni luogo istituzionale in tutto il Veneto: la proposta del gruppo di Centro Destra Veneto è stata approvata in Consiglio regionale.La mozione arriva dai consiglieri veronesi Andrea Bassi e Stefano Casali e da Fabio Barbisan che hanno chiesto al governatore Luca Zaia il finanziamento per realizzare i presepi nei luoghi pubblici istituzionali. La Regione ha stabilito che il provvedimento partirà nel 2018.

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http://www.tgverona.it/pages/121/644531/Presepe_obbligatorio_in_Veneto_dal_2018.html Continua a leggere

Sergio Romano: “La Corea del Nord vuole diventare inattaccabile”

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Sergio Romano: “La Corea del Nord vuole diventare inattaccabile (e non ha tutti i torti)”

Il politologo ed ex ambasciatore commenta le mosse di Kim Jong Un: La strategia di Pyongyang è chiara, vuole contare in Estremo Oriente, e vuole difendersi. Gli Stati Uniti non sono intenzionati a de-nuclearizzare il pianeta. Vogliono, anzi, mantenere il monopolio. (di Tommaso Canetta, LEGGI)

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Da Caterina II a Vladimir Putin

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di Thierry Meyssan

Da Caterina II a Vladimir Putin

Fonte: Voltairenet

Per costruire la Russia moderna, la Zarina Caterina II decise di fare della sua capitale, San Pietroburgo, il primo centro culturale del mondo. Radicò il suo paese nel suo retroterra culturale cristiano-ortodosso, sviluppò l’uso della lingua francese e invitò i più grandi intellettuali e artisti europei alla sua corte, sia che fossero cattolici, sia che fossero protestanti o ortodossi e persino musulmani.

Conscia della perdita culturale che rappresentava per l’ortodossia, e quindi per la Russia, il declino del cristianesimo in Medio Oriente di fronte all’intolleranza dell’Impero ottomano, andò in guerra contro il Sultano. Annetté la Crimea, trasformò il Mar Nero in un mare ortodosso e iniziò a liberare la Grande Siria prendendo Beirut [1]. Dichiarò poi che «la Grande Siria è la chiave della Casa Russia». Continua a leggere

La Russia è fiera della sua identità e combatte la globalizzazione

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di Alexander Dugin

La Russia è fiera della sua identità e combatte la globalizzazione

Fonte: Barbadillo

Pubblichiamo l’intervista integrale dell’Economist al filosofo Alexander Dugin.

The Economist: Qual è il tratto distintivo dell’identità russa e in che modo è differente dall’identità europea?

Alexander Dugin: Prima di tutto, per capire quale sia la differenza tra l’identità russa e quella europea, dobbiamo comprendere cosa sia l’identità europea, e non è semplice farlo per due ragioni. Prima di tutto, ora, l’identità europea, da ciò che riesco a capire, è definitivamente distrutta. Per questo il concetto di identità è giudicato dall’agenda progressista come qualcosa che dovremmo superare. L’identità liberal europea consiste nel negare qualsiasi identità, come se fosse una trasgressione. Essere Europei oggi significa non essere Europei, ma essere dalla parte degli immigrati, dei musulmani e di tutti tranne che degli Europei. Ogni volta che qualcuno si definisce come un cittadino legato alle proprie radici e alla propria cultura, non sembra un semplice conservatore, ma un nazista. Sei irrimediabilmente etichettato come estremista. Oggi l’identità europea è negazione. Ovviamente non è sempre stato così. La vera differenza con l’identità russa è che noi neghiamo questa negazione. Non ci vergogniamo di essere Russi. Non abbiamo alcun senso di colpa. Non ci pentiamo di nulla. Questa è la differenza: per essere tedesco oggi devi vergognarti di ciò che ha fatto la Germania. Essere la Gran Bretagna oggi significa avere rimorso per tutto ciò che l’Impero britannico ha fatto in passato. Essere Americani vuol dire vergognarsi della parte meridionale della storia, della tratta degli schiavi. Non abbiamo rimorsi, quindi siamo immediatamente marchiati per il fatto che abbiamo una appartenenza, e questo è un crimine per il mondo occidentale moderno. Non è sempre stato così. Prima, l’Occidente accusava l’Oriente o i cattolici incolpavano gli ortodossi per molte ragioni. C’erano già le tensioni geopolitiche, ma erano diverse. Per noi oggi l’identità ha un valore. Continua a leggere

Regresso delle nascite, morte dei Popoli (e delle economie)

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di Mario Bozzi Sentieri

Regresso delle nascite, morte dei Popoli (e delle economie)

Fonte: Mario Bozzi Sentieri

Sono 12mila in meno i bambini nati nel 2016 rispetto al 2015. In confronto al 2008, mancano all’appello 100mila “fiocchi” blu e rosa sulle porte delle famiglie: in un’Italia in cui fare una famiglia e mantenerla è sempre più un’utopia, è un vero e proprio esercito quello dei “non nati” negli ultimi anni. E’ quanto emerge dal rapporto Istat “Natalità e fecondità della popolazione residente – Anno 2016”: osservando i dettagli del report, si nota che a non mettere al mondo figli sono principalmente le coppie italiane, che nel 2016 hanno avuto 373.075 bambini, oltre 107mila in meno in questo arco temporale. Inoltre, se il numero medio di figli per donna scende a 1,34 rispetto all’1,46 del 2010, prendendo in esame il numero delle italiane si arriva a 1,26 rispetto all’1,34 del 2010.

Fin qui i numeri, oggettivamente preoccupanti se letti con attenzione, ma sui quali mass media, mondo della cultura e della politica non sembrano prestare molta attenzione, al punto che non è eccessivo definire le questioni demografiche un tabù. Le ragioni sono diverse. Continua a leggere

Fake News, la libertà di internet sarà solo un triste ricordo

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di Jonathan Cook 

Fake News, la libertà di internet sarà solo un triste ricordo

Fonte: oltre la linea

Qualcuno ha dubbi sul fatto che l’accesso a un internet relativamente libero e aperto stia rapidamente finendo in Occidente? In Cina e altri regimi autocratici, i leader hanno piegato internet alla propria volontà, censurando contenuti che minacciano il loro operato. Ma nell’Occidente “democratico”, le cose funzionano diversamente: lo stato non interferisce direttamente, ma delega il lavoro sporco alle corporations.

Il mese prossimo, internet potrebbe diventare il giocattolo di queste grosse aziende, determinate a usarlo per spremere profitti. Nel frattempo, gli strumenti che ci servono per sviluppare un pensiero critico, il dissenso e la mobilitazione sociale ci vengono tolti, e la “net neutrality” diventerà un triste ricordo.

A dicembre la US Federal Communications Commission (FCC) progetterà di cancellare le già blande leggi che permettono di mantenere una facciata di “neutralità”. Il suo direttore, Ajit Pai, e le industrie che gestiscono i providers di internet vogliono cancellare queste leggi, proprio come il settore bancario si è liberato di quei regolamenti che gli impedivano di trasformare il sistema economico in un gigantesco schema di Ponzi. Continua a leggere

Fake news, un’ottima ragione per avere torto

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di Alessandro Montanari

Fake news, un'ottima ragione per avere torto

Fonte: Interesse Nazionale

Diffido del potere, disobbedisco alle mode, non venero il pantheon che ha trasformato Scienza e Tecnica in neo-divinità e a quelli che vengono  elevati a campioni della “ragione” preferisco d’istinto le pecore nere del “torto”. Non si nasce così, lo si diventa. Per disillusione e legittima difesa.

Da qualche tempo, infatti, “torto” e “ragione” non sembrano più categorie relative, definite dall’esito, costantemente provvisorio, di una sfida tra argomentazioni logiche e morali, ma categorie assolute che un arbitro invisibile ha decretato una volta per tutte in base alla regola, paradossalmente democratica, della maggioranza. Pensateci. L’idea più popolare è l’idea giusta. Lo stile di vita più comune è lo stile di vita giusto. Il cantante che vende più dischi è il cantante migliore. Il personaggio che ottiene più click sul web è il modello al quale assomigliare. Altrimenti? Altrimenti si è sbagliati.

Tutto discende dall’alto in un infernale meccanismo di suggestione, imposizione e imitazione che avrebbe come unico argine la coscienza critica dell’individuo indocile al richiamo del gregge. Qualunque ragioni lo animino – dall’anticonformismo al credo religioso alla laica fede nella libertà – costui è il pericoloso Prometeo che nei secoli è stato combattuto da ogni regime e ogni ideologia. Ecco perché spaventa, ma non sorprende, l’ultima trovata del Leviatano globale che da qualche mese ha introdotto nella lingua della nuova Babele virtuale nella quale viviamo una locuzione di chiaro sapore orwelliano: fake news. Continua a leggere

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