Facebook, bufale e media italiani confondono privacy con fake
Scritto e segnalato da Antonio Amorosi
Facebook, le bufale di Rampini. Media italiani confondono privacy con fake
Scritto e segnalato da Antonio Amorosi
Facebook, le bufale di Rampini. Media italiani confondono privacy con fake
Sempre sul Corriere di Verona di oggi anche la notizia per cui dopo l’inchiesta di Report sulle antenne abusive sulla Torricella Massimiliana, il Demanio ha ordinato lo sgombero delle antenne rimaste. Evidente l’utilità del sequestro disposto qualche mese fa dal pm Ottaviano, che ha velocizzato una situazione a dir poco stagnante… (n.d.r.)

«I signori delle autostrade» andrà in onda lunedì e si preannunciano polemiche
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https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/politica/18_aprile_12/venezia-02-03-b7corriereveneto-web-veneto-442b65b2-3e23-11e8-a8dd-46d02be0458a.shtml Continua a leggere
di Massimo Caruso

Fonte: Il Faro sul Mondo
La vita comincia a quarant’anni. Quelli della mia generazione se lo sentivano dire spesso da bambini, magari dai quarantenni di allora che, già a quell’età, profumavano di pensione. La stessa pensione che la mia generazione, una generazione di precari a vita, vedrà molto tardi o forse non vedrà mai.
Non si vuol fare invettiva, ma dati alla mano, la fascia d’età dai 35 ai 49 anni si è di fatto trovata invischiata in una situazione drammatica dalla quale sarà duro uscire senza affrontarne le conseguenze e le relative spese. Le profonde ferite provocate da questa terribile macelleria sociale hanno già un costo ed il conto che arriverà negli anni a venire sarà ancora più salato.
I costi che già si affrontano sono di tipo economico, sociale e sanitario. I costi che si affronteranno saranno prevalentemente di tipo politico, perché quella stessa politica che ha creato questa immane trappola e che non è riuscita tuttora a disinnescarla, dovrà fare in modo di mettere assieme i cocci di una generazione mandata in frantumi già dalla sua prima sortita nel mondo del lavoro. Appunto, una generazione di precari.
I numeri sono impietosi: in Italia, da dicembre 2016 a dicembre 2017, gli occupati di età compresa tra 35 e 49 anni sono calati del 2,1%, per un totale di circa 204mila persone. Il risultato peggiore tra le varie fasce d’età, se si considera che, nello stesso periodo, la fascia tra 25 e 34 anni, ha registrato perdite per lo 0,7%. Continua a leggere
di Carlo Freccero

Fonte: Formiche.net
“Le serie sono una forma di geopolitica, riescono a far capire il reale più del reale” e se a dirlo e Carlo Freccero non si può che credergli. Autore televisivo, scrittore, massmediologo ed esperto di comunicazione politica, in una conversazione con Formiche.net approfondisce un tema a lui caro, lo storytelling politico, partendo dalla fiction americana, capace, spiega Freccero, di anticipare i tempi più di qualsiasi altra forma di comunicazione, anche l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Mentre in Italia…
Ha detto che la fiction è più vera del vero, cosa significa?
È molto semplice, si deve intendere la fiction come storytelling critico del reale. Per questo, in qualche modo è capace di anticipare questo reale, perché sa afferrare lo spirito del tempo. Se io penso e leggo Hause of Cards, che era il ritratto perfetto del clintonismo nelle sue declinazioni, era inevitabile che poi Trump arrivasse. E non solo. Un altro esempio clamoroso di come le serie abbiano riscritto il potere è 24, che aveva anticipato già l’11 settembre, quello che viene chiamato lo stato d’eccezione, e potrei continuare. Ma c’è un dato di fatto molto importante, ossia che la politica degli Usa si può capire attraverso la visione critica della serialità americana, che smaschera, fa un debunking feroce della realtà che i giornali mainstream non sono capaci di fare. Continua a leggere
di Tony Cartalucci

Fonte: Comedonchisciotte
Gli Stati Uniti non sono riusciti ad ottenere il sostegno pubblico per un attacco in Siria come risposta ad un presunto attacco con armi chimiche a Douma, nord-est di Damasco. Sembra quindi che abbiano immediatamente aggirato l’ONU ed il diritto internazionale, dando il compito ai propri delegati a Tel Aviv di svolgere per proprio conto gli attacchi iniziali contro la base aerea siriana T-4.
La CBS, nel suo articolo “Gli Stati Uniti negano l’attacco missilistico in Siria, la Russia dice che è stata Israele“, afferma:
I missili hanno colpito una base aerea nella Siria centrale lunedì mattina. Il Pentagono ha però sùbito smentito le affermazioni dei media siriani, secondo i quali gli attacchi sono stati “un’aggressione americana”. Dopo che un gruppo di monitoraggio sulla guerra ha dichiarato che negli attacchi sono stati uccisi dei miliziani sostenuti dall’Iran, la Russia ha accusato i jet israeliani.
Un attacco israeliano è comunque un attacco americano
Indipendentemente da chi abbia effettivamente condotto l’attacco, questo è stato ordinato dagli Stati Uniti. Continua a leggere
Questo sito aderisce agli ashtag #iostoconassad e #iostoconputin
di Alastair Crooke

Fonte: Aurora sito
La recente serie di eventi porta Israele a ripiegarsi; o almeno, a una profonda riflessione esistenziale, nel settantesimo anniversario della fondazione. La profondità di questa introspezione piuttosto ansiosa è diventata esplicita nella discussione ospitata da Yediot Ahronoth, il più importante giornale israeliano, tra sei ex-capi del Mossad, il servizio d’intelligence israeliano. L’irruzione più diretta in questo stato d’animo cupo era la dichiarazione alla Knesset(parlamento) secondo cui la popolazione tra Giordania e mare era esattamente bilanciata, 6,5 milioni per parte, tra israeliani e palestinesi. Certo, l’uguaglianza demografica si sarebbe verificata a un certo punto, lo sapevano tutti. Non è quindi una sorpresa; ma è uno schiaffo della realtà, nondimeno. Queste cifre furono pubblicate dalle IDF e sono quindi difficili da contestare. Questo momento di realtà riduce così la capacità di certi israeliani di persistere col pio desiderio che i palestinesi sia assai di meno. Questa svolta enormemente simbolica è qui, è arrivata. La domanda su quale tipo di Stato sarà Israele non è più teorica. Uno dei sei ex-direttori del Mossad, Pardo, rispondeva alla domanda qual è, secondo lei, la peggiore minaccia alla sicurezza nazionale israeliana?: “La peggiore minaccia, è il fatto che tra il mare e il fiume Giordano c’è un numero quasi identico di ebrei e non ebrei. Il problema centrale dal 1967 ad oggi è che Israele, per l’intera dirigenza politica, non ha deciso che Paese essere. Siamo l’unico Paese al mondo che non ha definito i propri confini. Tutti i governi vi si sono sottratti… Se lo Stato d’Israele non decide ciò che vuole, alla fine ci sarà uno Stato unico tra mare e Giordano. Questa è la fine della visione sionista“. Continua a leggere
COSA DICE L’ESTREMA SINISTRA SULLA GUERRA IN SIRIA
di Alberto Negri

Fonte: Il Manifesto
Sintesi- “Questo è stato ed è essenzialmente il conflitto siriano: un attacco al maggiore alleato di Teheran, all’unico Paese arabo che si schierò con gli ayatollah nella guerra di Saddam Hussein all’Imam Khomeini nel 1980. Se adesso diventa anche una guerra contro la Russia dipende dall’intervento Usa: si va da un’opzione limitata, come un anno fa con il lancio di missili, a una più allargata che rischia di mettere in conflitto Washington con Mosca.
Assad nel 2011 volevano farlo fuori un po’ tutti: la Turchia, le monarchie del Golfo, gli americani e Israele, lo stato che più di tutti si giova dalla disintegrazione delle nazioni arabe. Un tragico giochetto che non cambia mai e che ora è rafforzato dall’arrivo al posto di consigliere della Sicurezza di John Bolton, il quale tempo fa ha dichiarato “che il migliore accordo da fare con l’Iran è bombardarlo”.
Tira aria di guerra su una guerra che non finisce mai. Vedremo cosa faranno adesso gli Usa che dichiarano di volere proteggere i siriani dalle presunte armi chimiche del regime. La reazione Usa appare in queste ore probabile. L’Italia, se non usano le basi Nato, sarebbe fuori gioco, e per fortuna: l’ultima volta che si è accodata ai raid alleati è stato per bombardare Gheddafi in Libia con i risultati disastrosi che sappiamo. L’Italia è ancorata saldamente al tavolo dei perdenti della seconda guerra mondiale (come la Germania senza averne il peso economico) e non ha nessuna voce in capitolo, neppure a casa sua. E’ bene ricordarlo nel momento in cui si sta tentando di insediare il solito governo a sovranità limitata. Altro che “sovranismo”. Continua a leggere

Fonte: unoeditori
In una lettera del 21 ottobre 1949, lo scrittore Aldous Huxley ringraziava l’ex allievo dell’Eton College, George Orwell, per avergli spedito una copia del suo nuovo romanzo, 1984. Huxley si mostrava entusiasta del manoscritto ma si permetteva di notare la differenza sostanziale tra il modello di dittatura “dolce” immaginato da lui 17 anni prima nel romanzo distopico Il mondo nuovo, e quello invece cupo e “sadico” descritto da Orwell, spiegando cosa, secondo lui, sarebbe avvenuto nel prossimo futuro:
«Credo che le oligarchie troveranno forme più efficienti di governare e soddisfare la loro sete di potere e saranno simili a quelle descritte in Il mondo nuovo».
Huxley si mostrava convinto che i governanti avrebbero assunto la forma della dittatura “dolce”, in quantoavrebbero trovato nell’ipnotismo, nel condizionamento infantile e nei metodi farmacologici della psichiatria un’arma decisiva per piegare le menti e il volere delle masse.
Un’ipotesi che il romanziere inglese avrebbe confermato nel 1958 nel suo saggio Ritorno al mondo nuovo. In estrema sintesi, il potere si sarebbe presto convinto a ricorrere all’ipnosi e alle tecniche di condizionamento farmacologico per controllare e manipolare le masse, in modo da attuare quella che Huxley definiva «the ultimate revolution»:
«Entro la prossima generazione chi tiene le redini del mondo scoprirà che […] la sete di potere può essere soddisfatta nella sua pienezza inducendo le persone ad amare il loro stato di schiavitù, piuttosto che ridurle all’obbedienza a suon di frustate e calci. Insomma, penso che l’incubo descritto in 1984 sia destinato a evolversi in quello descritto in Il mondo nuovo, se non altro come esito di una necessità di maggiore efficienza».
Ai metodi repressivi oggi si preferisce (ancora) affiancare la manipolazione “dolce” volta a far credere ai cittadini, secondo la lezione di Huxley, che costoro siano liberi di scegliere quando invece tutte le loro decisioni vengono decise e orientate dall’alto. In entrambi i modelli di totalitarismo, cupo e dolce, è però fondamentale la propaganda di cui i media mainstream si fanno docile cassa di risonanza. Nessun regime può infatti sostenersi senza di essa, così come, paradossalmente, le democrazie occidentali fanno ricorso proprio alla manipolazione capillare dell’opinione pubblica.
Nella società democratica le opinioni, le abitudini e le scelte delle masse vengono cioè indirizzate, come spiegava nel 1928 Edward Bernays – considerato il fondatore delle Pubbliche Relazioni −, da un «potere invisibile che dirige veramente il Paese». Secondo Bernays la propaganda è fondamentale per “dare forma al caos”. Le tecniche usate dal potere per plasmare l’opinione pubblica sono state inventate e sviluppate negli anni, spiegava Bernays, «via via che la società diventava più complessa e l’esigenza di un governo invisibile si rivelava sempre più necessaria».
Quello che cambia nell’attuale società rispetto a quella immaginata da Orwell o dal sistema di controllo panottico, è che il controllo sociale, grazie da un lato alla sorveglianza tecnologica (ne abbiamo avuto qualche assaggio con lo scandalo di Cambridge Analytica) e dall’altro a tecniche di propaganda sempre più sofisticate, si è reso invisibile, permanente e capillare e investe tutti in quello che il sociologo Marshall McLuhan ha denominato il “villaggio globale”. Oggi, grazie a una fitta rete di controllo che avviene anche grazie al web, ogni individuo può spiare il prossimo arrivando persino a “segnalarlo” e a tradirlo schierandosi di fatto col potere invisibile (come nei regimi). Tutti controllano tutti e di fatto si mantiene l’ordine anche grazie all’omologazione dei cittadini che non si rendono conto di essere solo le pedine di uno schema di controllo più grande di loro.
Con l’avvento della moderna società di massa il potere ha dovuto esercitarsi su un numero sempre maggiore di persone. L’arte del controllo ha finito per divenire scienza delle Pubbliche Relazioni o, meglio, una “scienza della manipolazione” di sconcertante raffinatezza che riesce a influenzare comportamenti e modi di essere, a volte senza nemmeno dover fare uso della coercizione fisica (pensiamo al fenomeno degli spin doctors).
Come anticipato, Bernays parlava di «tecniche usate per inquadrare l’opinione pubblica» portate avanti da un “governo invisibile”, facendo eco a quanto aveva già dichiarato nel 1884 il primo ministro britannico Benjamin Disraeli:
«Il mondo è governato da tutt’altri personaggi che neppure immaginano coloro il cui occhio non giunge dietro le quinte».
Il potere oggi, per risultare maggiormente efficace, preferisce infatti rimanere “nell’ombra”, palesandosi il meno possibile.
Un potere nascosto, ha l’indubbio “pregio” di rimanere praticamente inattaccabile e nascosto. Può anche, se vuole, favorire ora l’uno ora l’altro dei “poteri visibili” e persino, se lo ritiene necessario, favorire contemporaneamente due schieramenti apparentemente opposti che potranno così, più o meno incoscientemente, perseguire in maniera diversa l’unico fine a cui mira tale Potere (il metodo del Divide et Impera).
Infine, un potere nascosto (o comunque non immediatamente identificabile dai più) ha la possibilità di fare quello che nessun governo o potere visibile può compiere fino in fondo: manipolare quasi alla perfezione i sentimenti e la mentalità di massa senza dare l’impressione di farlo; controllare i popoli entrando nel loro immaginario, plasmando cioè le menti, le coscienze degli individui.
La questione del controllo attraverso la manipolazione dell’immaginario e dell’emotività delle masse di cui parlo in Fake news (Arianna Editrice) è fondamentale per comprendere gli attuali attacchi alla libertà individuale di cui siamo testimoni in quest’epoca.
In questo scenario si inserisce infatti l’attuale battaglia mainstream contro le cosiddette fake news che sembra riecheggiare l’operato del Miniver orwelliano e sembra riproporre una nuova forma di Maccartismo 2.0: si tratta cioè di una articolata caccia alla streghe che ha come obiettivo la repressione del dissenso.Essa strumentalizza la questione del cyber bullismo da una parte e il dilagare di bufale sul web per portare all’approvazione di una censura della Rete arrivando a ipotizzare l’introduzione del reato d’opinione, una forma moderna di psicoreato.
Lo scopo è quello di continuare a manipolare l’opinione pubblica e in particolare coloro che sono considerati “semplici spettatori”, ossia quel gregge (noi, il popolo) che va orientato nelle proprie scelte in modo che non si svegli e soprattutto che non esprima il proprio pensiero in modo libero e critico. Lo scopo, citando ancora Chomsky, è che «il gregge disorientato continui a non orientarsi» .
di Enrico Marino

Fonte: Ereticamente
L’immigrazione in Italia è cominciata come una bufala.
Ci dicevano che il fenomeno era epocale, che non poteva essere fermato ma solo controllato. Non si poteva impedire a masse africane giovani, esuberanti e in continua espansione di approdare in un’Italia pigra, pingue e in crisi demografica. Questi nuovi italiani sarebbero stati il futuro, sarebbero stati loro che col loro lavoro avrebbero risanato le casse dello Stato, pagato le nostre pensioni e salvata l’economia del Paese. Inoltre, ci spiegavano che erano arrivi praticamente a costo zero, perché quei miseri 35 euro che costava il loro mantenimento giornaliero erano forniti dall’Europa che avrebbe dovuto provvedere ad accogliere anche le eccedenze dei flussi, perché tutti quei migranti erano solo in transito ma, in realtà, avrebbero voluto spingersi a nord per cercare lavoro e ricongiungersi con parenti e amici. S’è poi visto come sono andate le cose e come l’Europa abbia chiuso tutte le frontiere di terra, lasciando che il nostro Paese si trasformasse in un gigantesco campo profughi, accollandocene anche i costi.
L’immigrazione in Italia è continuata come una truffa. Continua a leggere
Segnalazione Linkiesta

La guerra americana in Siria? Sarà il disastro definitivo dell’Occidente in Medio Oriente
Pressato da sauditi e Pentagono molto più che dalle armi chimiche, Trump minaccia l’intervento. Ora ha due opzioni: o raid limitati o una (rischiosa) operazione su larga scala. Ma più che una nuova guerra servirebbe capire i problemi del Medio Oriente. (di Alberto Negri, LEGGI)
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