Segnalazione Quelsi

by Giuseppe Mele
Nel 1911 l’Italia commossa e piagnona di Pascoli e De Amicis, un’Italia da Sanremo mosse guerra alla Libia. Anzi no, alla Turchia. Nemmeno, all’Impero Ottomano. Era questo, l’ultima vestigia in terra d’Europa di un’idea allora molto fuori moda, ormai anacronistica: l’idea dell’impero multirazziale. (Per quanto nei propri territori orientali, anche il Reich tedesco e lo “Stato dell’Est” austriaco ne mantenessero alcune caratteristiche). Seguendo il modernismo degli Stati nazionali europei, l’Italia giolittiana si avventò su Istanbul dove già Sublime porta e giovani turchi s litigavano il potere. Con spirito cavouriano, l’Italia sabauda si mosse, con mentalità di regno minore parafrancese, guardando più alle capitali europee che alle terre d’Africa. L’Italia piemontese aveva scatenato l’emigrazione meridionale ed una diversa razza di italiani, i siciliani, si erano ammassati nella prospiciente Tunisia dove godevano di sostanziale extraterritorialità. Nella “piccola Sicilia” di Tunisi, 100mila italiani, di cui il 70% siciliani costituivano l’etnia europea più numerosa. Per vent’anni dall’Unità, Roma aveva accarezzato l’idea di annettersi questa Sicilia transmediterranea, finché nell’1881 la Francia l’occupò. Gli italo-tunisini o siculotunisini, quasi “piednoir” italiani, entrarono nel tunnel di un mito negativo combinato delle repressioni francese, colonialista, postcolonialistafino a quella islamista che in un secolo li ha decimati. E fu in nome loro, o meglio dell’orgoglio ferito per quanto loro capitato, che la grande proletaria giolittiana cercò riscatto nella vicina terra africana della Cirenaica e Tripolitania.
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