San Tommaso d’Aquino e il Sodalitium Pianum

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Saint_Thomas_Cusco

San Tommaso d’Aquino e il Sodalitium Pianum

San Tommaso d’Aquino (festa il 7 marzo) era uno dei santi invocati dai membri del Sodalitium Pianum, l’associazione fondata da monsignor Umberto Benigni nel 1909 per contrastare i nemici interni ed esterni della Chiesa, in particolare per applicare il programma antimodernista tracciato da san Pio X (programma del SP: http://www.sodalitium.biz/index.php?pid=34 )

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Francis Watch: Rabbits, Resistance, Reform of Reform

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Segnalazione di don Anthony Cekada

Rabbits, Resistance and Reform of the Reform

FFRANCISrancis Watch 2 Season 4

Fr. Anthony Cekada

LISTEN HERE         Restoration Radio

February is the shortest month, but Francis hasn’t acted that way, giving us plenty of material to cover for the month of February.

Regular host Justin Soeder and regular guest Bishop Donald Sanborn were unable to be part of the broadcast, so Stephen Heiner filled in as host and Fr. Cekada joined in his regular guest slot.

On tap for this month’s episode:

  • Francis welcomes a sex-changed person who is “married.”
  • Bergoglio gave official approval to the infamous mid-synod document
  • Bergoglio changes the rule for pallium investiture
  • Marriage under continuous attack – not just from the outside culture – but from even within the Novus Ordo sect!
  • Rabbit Reversal
  • The necessary follow-on attacks upon the Catholic teaching on birth control
  • Episcopal dissent – pro and anti Bergoglio
  • Lay dissent – mostly anti Bergoglio
  • Ecology – the possibility of a new Vatican congregation for this specific “need”
  • The Reform of the Reform: Pointless
  • New Doctor of the Church: no longer necessary to have been in formal union with Rome your entire life!
  • Married clergy is on Bergoglio’s agenda

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Presidenta o Presidentessa? O, più semplicemente, A CASA!

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Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

Si avvicina l’8 marzo e la Boldrini torna alla carica: “Parlate al femminile”

La presidente della Camera ai deputati: “Declinate sempre al femminile le parole se vi rivolgete alle donne”. E Twitter si scatena

Arriva l’8 marzo e Laura Boldrini torna alla carica. Il suo tema preferito? La parità di genere.

Soprattutto nelle parole.

È una battaglia che la presidente della Camera conduce fin dal suo insediamento: guai a declinare il suo titolo al maschile! Sono due anni che lo ripete e ora, approfittando della festa delle donne, lancia un nuovo appello ai deputati: “Come istituzione dobbiamo essere un esempio e utilizzare la declinazione al femminile quando si rivolge la parola alle colleghe”, ha detto la Boldrini, “Ho anche invitato una lettera al segretario generale per usare lo stesso metro nei resoconti parlamentari, perché non è giusto che nei resoconti, io trovi scritto il presidente anziché la presidente visto che sono una donna”.

“Qualcuno ritiene che sia superfluo parlare di linguaggio di genere, mentre io ritengo che il tempo sia scaduto ed è doveroso soffermarsi su questi temi”, ha aggiunto la presidente, “Il linguaggio è importante perché è il modo in cui percepiamo la realtà, usare una parola anziché un’altra vuol dire avere una percezione diversa. Quando si parla di ruolo di vertice delle donne si dice che è cacofonico, non si può sentire la ministra, la sindaca… La società evolve, è giusto quindi che la lingua faccia tesoro del vissuto. Se per secoli le donne non hanno neanche potuto aspirare ad un ruolo di vertice, il titolo è sempre stato declinato al maschile”. Certo, aggiungiamo noi, le parole sono importanti. Ma spesso i fatti contano di più e l’ostinazione della Boldrini rischia di farlo passare in secondo piano.

E su Twitter gli utenti -soprattutto le donne – si sono scatenati: è un vero e proprio florilegio di insulti. “@lauraboldrini presidente per smettere di tweettare desidera un brava? Le è sufficiente o preferisce altro? Ci dica…”, scrive un utente. “@lauraboldrini impari prima lei il rispetto”, cinguetta un altro, mentre una donna la definisce “la paladina delle cause inconsistenti e inutili” e la maggioranza denuncia come la forma non basi a cambaire la sostanza.

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Il Mondo sotto sorveglianza National Security Agency (NSA)

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IL MONDO SOTTO SORVEGLIANZA NATIONAL SECURITY AGENCY (NSA)

TOP SICRET 1

di Gianni Lannes

Libertà civili, democrazia, Stato di diritto? Macché. Il totalitarismo a stelle e strisce dilaga. Spiati, controllati, schedati e spesso imprigionati o assassinati. E’ quello che il governo United States of America fa al resto del mondo, Italia compresa ed Europa inclusa, con il beneplacito di governi telecomandati dall’estero come quello tricolore.

TOP SICRET 2

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MalaItalia, la discarica della Libia

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 Segnalazione Quelsi

italia libia

by Giuseppe Mele

Nel 1911 l’Italia commossa e piagnona di Pascoli e De Amicis, un’Italia da Sanremo mosse guerra alla Libia. Anzi no, alla Turchia. Nemmeno, all’Impero Ottomano. Era questo, l’ultima vestigia in terra d’Europa di un’idea allora molto fuori moda, ormai anacronistica: l’idea dell’impero multirazziale. (Per quanto nei propri territori orientali, anche il Reich tedesco e lo “Stato dell’Est” austriaco ne mantenessero alcune caratteristiche). Seguendo il modernismo degli Stati nazionali europei, l’Italia giolittiana si avventò su Istanbul dove già Sublime porta e giovani turchi s litigavano il potere. Con spirito cavouriano, l’Italia sabauda si mosse, con mentalità di regno minore parafrancese, guardando più alle capitali europee che alle terre d’Africa. L’Italia piemontese aveva scatenato l’emigrazione meridionale ed una diversa razza di italiani, i siciliani, si erano ammassati nella prospiciente Tunisia dove godevano di sostanziale extraterritorialità. Nella “piccola Sicilia” di Tunisi, 100mila italiani, di cui il 70% siciliani costituivano l’etnia europea più numerosa. Per vent’anni dall’Unità, Roma aveva accarezzato l’idea di annettersi questa Sicilia transmediterranea, finché nell’1881 la Francia l’occupò. Gli italo-tunisini o siculotunisini, quasi “piednoir” italiani, entrarono nel tunnel di un mito negativo combinato delle repressioni francese, colonialista, postcolonialistafino a quella islamista che in un secolo li ha decimati. E fu in nome loro, o meglio dell’orgoglio ferito per quanto loro capitato, che la grande proletaria giolittiana cercò riscatto nella vicina terra africana della Cirenaica e Tripolitania.

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La “destra” degli intellettuali francesi

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di Redazione

La propaganda mediatica fa apparire il Front National di Marine Le Pen come un movimento di estrema destra. La realtà è ben diversa, come spesso ci viene testimoniato da amici francesi, che differenziano il F.N. di Jean Marie, padre della attuale leader con l’attuale, visto un po’ come noi qui in Italia vedevamo Alleanza Nazionale o Forza Italia. La demagogia della Le Pen le porta consensi, ma ella si pone a piè pari nel Sistema ed in Europa rifiuta alleanze coi movimenti seriamente contro il Sistema stesso, proprio perché, altrimenti, dovrebbe mantenere le posizioni No Euro, No immigrazione, No Nato che tanto sbandiera. Ma è tanto fumo e niente arrosto. O meglio, l’arrosto è costituito dalle poltrone che il consenso di persone ingannate dalla propaganda riesce ad attribuirle. Nulla più…

Segnalazione Quelsi

LE POINT

Fino a poco tempo fa baluardo della sinistra, gli intellettuali “hanno cambiato sponda”, scrive il periodico liberale Le Point, e oggi sono sempre di più schierati a destra. D’altronde non è la prima volta che l'”intelligencija” francese si pone su posizioni reazionarie, conservatrici e nazionaliste: prima della seconda guerra mondiale il movimento “Action Française” ne rappresentava una grossa fetta; dopo la parentesi collaborazionista di Vichy, la maggior parte degli intellettuali conservatori trovò rifugio nel movimento tradizionalista degli “ussari” opposti all’esistenzialismo di Jean-Paul Sartre.

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La Resistenza e quella frase censurata di Beppe Fenoglio

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Col tempo e grazie al lavoro di storici rigorosi e coraggiosi si sta sconfiggendo la bolsa retorica resistenziale

RESISTENZA

Segnalazione Quelsi

Toccando certi argomenti, in particolare quello della Resistenza, si rischia di innescare innumerevoli polemiche, con un fuoco di sbarramento ideologico utile a tutto, meno che a svelare con la luce della verità aspetti oscuri o poco chiari di eventi grandi e piccoli registrati settant’anni fa. D’altro canto, per il solo fatto di essere stati dalla parte dei vincitori, i professionisti della retorica resistenziale non possono pretendere di imporre il loro monopolio d’informazione, né di cancellare dubbi e legittime curiosità in merito a fatti sui quali persiste un cono d’ombra. Basta aver parlato con la gente delle nostre campagne che visse quei mesi terribili, e sono persone in maggioranza non nostalgiche dell’orbace e del manganello, per aver avuto la riprova sia di quello che non si può negare – i tanti lutti provocai dai nazifascisti -, sia di ciò che troppi vogliono impedire venga consegnato alla storia e registrato ufficialmente. Episodi come quello legato al pozzo di Fubine, per esempio. E sono stati tanti, purtroppo.

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Netanyahu e la cultura dell’odio made in Israel

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Segnalazione di Redazione Il Faro sul Mondo

NETANIAU2

di Salvo Ardizzone

La frattura non poteva essere più netta: ieri, dinanzi al Congresso Usa, Benjamin Netanyahu ha pronunciato il suo discorso; è stato un atto d’accusa durissimo, a tratti quasi surreale, contro le trattative sul nucleare iraniano in corso a Montreaux, in Svizzera, e contro l’intero approccio di Obama verso Teheran. Il Presidente, che non ha voluto incontrarlo, ha stroncato quel discorso dichiarando che non aveva ritenuto di vederlo ma che, dalla trascrizione che aveva letto, appariva solo retorica priva di qualsiasi contenuto concreto.

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DI CASA NEL CONGRESSO REPUBBLICANO USA, BIBI APPLAUDITO CHIAMA ALLA GUERRA

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L’EDITORIALE DEL VENERDI

NETANIAU

di Arai Daniele

Ho già scritto qui nel 2012) su Benyamim Netanyahu, Bibi, che ha una notevole importanza nello scacchiere internazionale perché, come pochi nell’attuale deserto umano di personalità forti, persegue con una «sacra» tenacia l’egemonia sionista nel mondo della grande finanza.

Infatti, Bibi è un guerrafondaio che conosce l’importanza di frequentare l’alta società danarosa americana e alcune altre, unite dal moto: – fin che c’è guerra c’è speranza! Inoltre è consapevole e rispettoso del fatto che i destini del mondo sono comunque guidati da idee religiose, specialmente da quella con cui si è alleato politicamente nel suo doppio aspetto; sionista e cristiano-sionista.

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