Sergio Ramelli: odio e spranghe della borghesia radical-chic

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Segnalazione Quelsi

sergio ramelli

by Giampaolo Rossi

LA FEROCIA Oggi di 40 anni fa, Sergio Ramelli cessava di vivere in un letto dell’Ospedale Maggiore di Milano dopo un’interminabile agonia. Aveva 19 anni. Quarantotto giorni prima era stato aggredito davanti alla sua casa da un commando militante di sinistra e massacrato a colpi di chiave inglese; gli aprirono il cranio spappolandogli il cervello senza pietà. L’omicidio Ramelli, per ferocia, follia e crudeltà, fu uno dei più efferati degli anni ’70. Lui, giovane militante di destra, non era un picchiatore né un fascista, almeno per come l’immaginario conformista dei custodi dell’ipocrisia dipingeva i giovani del Msi. La sua principale colpa era stata quella di aver scritto in un tema in classe (reso pubblico nella bacheca della scuola) che quelli delle Brigate Rosse erano terroristi. In quell’Italia imbevuta di follia ideologica la verità anche più banale poteva trasformarsi in una condanna a morte. Ci vollero 10 anni perché i colpevoli venissero individuati e processati; tutti, nel frattempo, divenuti professionisti (medici, magari ricercatori universitari in Svizzera) o stimati politici del Pci. Ad uccidere Ramelli furono i militanti di Avanguardia Operaia che di operaio non avevano nulla: un gruppo di figli di papà imbevuti d’ideologia e di violenza rivoluzionaria; studenti di medicina e rampolli della buona borghesia milanese. Un film già visto.

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No al matrimonio gay : il Parlamento dell’Ulster ha votato

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BANDIERA ULSTER

L’assemblea parlamentare dell’Ulster (l’Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito) ha respinto la quarta proposta di legalizzazione del matrimonio gay.

La votazione è avvenuta a maggioranza assoluta. In tre si sono astenuti.

Callum Webster, portavoce del Christian Institute, ha dichiarato: “Questa è la quarta volta in tre anni che la lobby gay è stata sconfitta. Siamo grati a quei deputati che hanno resistito alle pressioni costanti degli omosessualisti per ridefinire il matrimonio. “

In quest’ultimo tentativo i promotori avevano tentato una modifica del testo nel senso che avrebbero garantito la libertà di parola all’interno di funzioni religiose. Ma Webster ha sottolineato che la fede di un cristiano deve potersi esprimere in ogni ambito della vita, non solo all’interno delle chiese.

I promotori della proposta vedono con favore il referendum sulla ridefinizione di matrimonio che si terrà a breve nella Repubblica d’Irlanda (l’EIRE, l’Irlanda del Sud).

I tre tentativi precedenti di introdurre il matrimonio gay sono stati nel 2012, nel 2013 e l’anno scorso.

Redazione

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Gaza: il blocco israeliano strangola l’economia palestinese

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di Manuela Comito

MOHAMMAD

Sabato 25 aprile Muhammad Hamad, vice presidente di Metal and Engineering Industries Union, ha puntato il dito contro Israele che sta impedendo l’ingresso nella Striscia di Gaza dell’85% dei materiali e delle attrezzature necessari alla ricostruzione dell’enclave costiera, quasi totalmente distrutta durante l’offensiva “Protective Edge” tra luglio e agosto 2014. Hamad ha dichiarato che l’assedio imposto dal governo di Tel Aviv agli abitanti della Striscia dal 2006 ha danneggiato il settore metallurgico e che le pesanti perdite economiche derivanti dal blocco sono ora ulteriormente aggravate dalla quasi totale distruzione dei tunnel di sopravvivenza, attraverso i quali i Palestinesi riuscivano a far passare molti tipi di ferro e far funzionare 1250 stabilimenti del settore.

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Oggi 29 Aprile, San Pietro Martire da Verona

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di Redazione

SAN PIETRO DI VR

Sono passati 5 anni dalla storica battaglia vinta dai cattolici tradizionalisti veronesi, che dopo altrettanti anni di lotta, preghiere, Messe riparatrici, azioni dimostrative eclatanti, serrate trattative hanno liberato la chiesa e casa natale del co-patrono di Verona San Pietro Martire, di cui oggi 29 Aprile è la ricorrenza. Ricordiamo quella storica data col commento di allora: I luterani lasciano la chiesa e casa natale del co-Patrono di Verona San Pietro Martire. Storica decisione della Curia di Verona dopo cinque anni di contestazioni

Pietro da Verona, o Pietro Martire, al secolo Pietro Rosini (Verona, 1205 circa – Seveso, 6 aprile 1252), fu un predicatore appartenente all’Ordine dei domenicani ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Biografia

Nacque a Verona da famiglia catara. Compì i suoi studi all’Università di Bologna e decise di entrare a far parte dell’Ordine dei Frati Predicatori al tempo in cui Domenico di Guzmán era vivente. È ricordato in particolare per la sua tenace opposizione alle eresie, soprattutto nei confronti di quella catara[1].

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“Aiutiamoli a casa loro” è uno slogan che in Europa non vale nulla

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L’Europa ha deciso che il “blocco navale” è “illegale e realizzabile”, e ha triplicato i fondi per la missione “Triton”, aumentati a 9 milioni al mese: una cifra ridicola rispetto alle spese che l’Italia deve affrontare per la gestione dei flussi, visto che i migranti, anche quelli che vorrebbero andare nel nord Europa, vengono costretti a restare “nel primo paese che li ha identificati” alias Italia. E non è finita qui: altro che “aiutarli a casa loro”… i fondi per la cooperazione internazionale sono stati tagliati!!!

Staff nocensura.com

extra

Il tormentone è sempre lo stesso e da più parti uguale: “Aiutiamoli a casa loro”. Quando si tratta di commentare eventuali soluzioni agli incessanti flussi migratori verso l’Europa, non è infrequente ascoltare questo slogan, divenuto ormai trasversale in Parlamento. Eppure, a fronte di tanti buoni propositi, a fare la differenza sono sempre i fondi stanziati per le azioni mirate a supportare governi e popolazioni nei Paesi più svantaggiati. A differenza di quanto spesso viene dichiarato, infatti, i finanziamenti dedicati alla Cooperazione e ai progetti per “aiutarli a casa loro”, sono diminuiti. Una percentuale che non si discosta mai dallo 0 virgola e che al contrario scende. Dall’analisi degli ultimi dati pubblicati dall’Ocse risulta infatti che nel 2014 l’aiuto pubblico allo sviluppo italiano è sceso allo 0.16% del Pil dallo 0,17% del 2013. Marco Simonelli, esperto della rete internazionale Action for Global Health, nei giorni scorsi ha dichiarato che “gli aiuti del canale bilaterale hanno visto un taglio di oltre 90 milioni di euro, solo parzialmente compensato da un incremento di quasi 30 milioni di euro donati attraverso il multilaterale”. E non fanno meglio neanche governi europei come Francia, Spagna e Portogallo o – oltreoceano – gli USA. Curioso poi come la Farnesina abbia sostenuto di voler portare la percentuale di fondi per l’aiuto pubblico allo sviluppo allo 0,30% del Pil entro il 2018. In pratica raddoppiando la cifra attuale. Per tacer dei fantomatici tesoretti che questo comparto di attività difficilmente potrà vedersi assegnati. In termini concreti e di supporto ai Paesi in via di sviluppo, meno fondi alla Cooperazione significano meno finanziamenti per arginare la cosiddetta immigrazione economica, meno incentivi per migliorare le condizioni sanitarie, alimentari e in generale di benessere delle popolazioni, maggiori difficoltà nel mettere in campo strategie condivise di coesistenza tra minoranze religiose e opposizioni politiche. E’ inevitabile, infatti, che peggiori condizioni di vita abbiano come conseguenza maggiori contrasti sociali. Da noi, però, si continua a ripetere come un carryon lo slogan “aiutiamoli a casa loro”. Stando ai numeri, bisognerebbe cambiarlo in “aiùtati, che Dio ti aiuta”. Fonte: Diritto di critica

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Senza il PD si rinasce

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Segnalazione Quelsi

pd

by Cristiano Mario Sabbatini

A questo punto della situazione non si tratta più di un problema ascrivibile a sola cecità politica, ma a vera e propria compromissione oggettiva, il fatto di non vedere come il PD e tutti i suoi associati siano il vero collo di bottiglia che impedisce a questo paese di riformarsi. Il PD ed il suo personale politico sono le sentinelle mercenarie di 800 miliardi ed oltre di spesa pubblica, intermediata in gran parte per sostenere un blocco elettorale che non smetterà di sostenerlo fino a che non verranno chiusi i rubinetti di quell’enorme flusso di denaro pubblico che dalle tasche dei contribuenti finisce con regolarità in quelle di costoro.

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Genocidio armeno: un dettaglio della storia?

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Segnalazione del Centro Studi Federici

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Genocidio armeno: un dettaglio della storia?

“È impossibile che la Knesset possa riconoscere il genocidio armeno. È impossibile. Non possiamo permetterci di compromettere le nostre relazioni con il nostro principale partner strategico nel mondo musulmano – l’Azerbaijan – per alcune trite questioni che riguardano eventi avvenuti cent’anni fa” (Danny Ayalon, vice ministro agli Esteri dello stato d’Israele e membro di Yisrael Beiteinu, 18 maggio 2011)

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“La nostra politica è destabilizzare gli Stati”

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È sempre più difficile comprendere i meccanismi della politica estera di uno Stato. Ancora più difficile, ultimamente, è comprendere la politica estera americana.

In un recente documento pubblicato da Der Spiegel, per esempio, si può leggere una dichiarazione di Obama in cui l’Isis veniva definito “una squadra di riserve di basket“. I risultati di questa visione politica sono sotto gli occhi di tutti.

Ancora più strano è stato leggere nel libro Scelte difficili di Hillary Clinton queste dichiarazioni sulla Siria: “Se gli Stati Uniti fossero riusciti ad addestrarla ed equipaggiarla, una forza di ribelli moderati affidabili ed efficaci poteva contribuire a evitare lo sfascio del Paese durante la transizione, sorvegliare gli arsenali di armi chimiche, e scongiurare pulizia etnica e vendette“. Questa affermazione, appurato che le armi chimiche c’erano, ma erano nelle mani dei ribelli, va letta alla luce di quanto scritto da un inviato del The jewish press: “I ribelli siriani che sarebbero poi entrati a far parte dello Stato islamico sono stati addestrati nel 2012 da istruttori americani che lavoravano in una base segreta in Giordania“. Ciò contrasterebbe con quanto la politica estera americana ha sempre ricercato, ovvero la “stabilità a ogni costo“.

Il 3 febbraio scorso, George Friedman – scienziato politico, fondatore dell’agenzia di intelligence Stratfor e molto apprezzato da certi ambienti repubblicani – ha presentato al Chicago Council of global affairs il suo ultimo libro, Europe – Destined for Conflict?. Nel suo discorso, Friedman ha fatto alcune considerazioni fondamentali per comprendere la politica estera americana in Ucraina. Friedman, inoltre, ha affermato che l’Europa non esiste, un po’ come Victoria Nuland diceva “l’Unione Europea si fotta“.

Il nemico principale per l’America, prosegue Friedman, è formato dall’asse Germania-Russia e per questo Obama sostiene Kiev: non può permettere che Putin aumenti la propria influenza sul Vecchio continente.

E ancora, ed è questa la frase più interessante: “L’obiettivo non è vincere il nemico, ma destabilizzarlo“. Proprio come è successo durante le primavere arabe e in Ucraina.

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Milano: ANPI vuole impedire manifestazione di stasera. Noi ci saremo, e saremo tanti

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Il 29 aprile a Milano sia impedita la parata nazifascista

26 aprile 2015

Lo stesso giorno presidio unitario antifascista (a partire dalle ore 17,00) alla Loggia dei Mercanti

A Milano il Comitato permanente antifascista contro il terrorismo per la difesa dell’ordine repubblicano ha lanciato un appello affinché venga impedita la parata nazista che ogni anno viene organizzata per ricordare l’uccisione avvenuta 40 anni fa di un giovane di destra, Sergio Ramelli.

Questo il testo dell’appello

“Non è più tollerabile che Milano debba assistere ogni 29 aprile alla parata nazifascista che da anni deturpa la nostra città strumentalizzando il doveroso ricordo dei tragici episodi da noi duramente condannati, avvenuti quaranta anni fa nella nostra città, con l’uccisione del giovane Sergio Ramelli.
Il 29 aprile prossimo ricorrerà il quarantesimo anniversario della morte di Sergio Ramelli.
L’esperienza degli anni passati lascia certamente presagire che tale pur legittima manifestazione di ricordo sarà il pretesto, come avvenuto in occasione delle manifestazioni precedenti, per frange di neofascisti di tutta Italia per inscenare l’ennesima parata militare con l’utilizzo e la magnificazione di simboli neonazisti e neofascisti. Naturalmente, non si vuole mettere in discussione il fondamentale principio di libertà di manifestazione del proprio pensiero sancito dall’art. 21 della nostra Carta Costituzionale.

È altresì vero, tuttavia, che tale principio incontra limiti ben precisi e anch’essi sanciti per Legge laddove si risolva nella apologia del fascismo.
Abbiamo rivolto un forte appello alle pubbliche autorità perchè quest’anno, a soli quattro giorni dal settantesimo della Liberazione, a due giorni dalla Festa del Primo Maggio e dall’inaugurazione di EXPO 2015, non si ripeta questa grave offesa a Milano Città Medaglia d’Oro della Resistenza e venga impedita l’ennesima manifestazione di aperta apologia del fascismo che si porrebbe in aperto contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione repubblicana e con le leggi Scelba e Mancino.
Chiamiamo gli antifascisti, i milanesi ad una numerosa e pacifica partecipazione al presidio unitario promosso dal Comitato Permanente Antifascista per la difesa dell’ordine repubblicano che si svolgerà Mercoledì 29 Aprile 2015 a partire dalle ore 17,00 alla Loggia dei Mercanti, luogo simbolo di Milano, capitale della Resistenza.”

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