Il premio Nobel e docente alla alla London School of Economics, Christopher Pissidares, è intervenuto a febbraio sul tema dello sviluppo nell’area euro in un convegno a Cipro. Il professore ha esordito affermando che la crisi non è un problema di mercato del lavoro , come ritengono i pezzi grossi dell’area euro come la Germania : “Non è una crisi di competitività o di flessibilità, ma di capacità di gestire una valuta quando vengono a cadere i fattori di ottimali”.
Era il 13 maggio 1917 quando Lucia, Francesco e Giacinta, tre ragazzi di 10, 9 e 7 anni di un paesino di nome Fatima in Portogallo, videro su un leccio «una signora tutta vestita di bianco, più splendente del sole».
Il suo volto era molto bello, dalle mani giunte in atto di preghiera pendeva il rosario. La bianca Signora chiese ai ragazzi di tornare in quel luogo ogni tredici del mese da maggio a ottobre. Nel corso delle apparizioni la Vergine, tramite i ragazzi, invitò pressantemente gli uomini alla preghiera, alla conversione e alla penitenza.
La Madonna rivelò inoltre tre segreti da far conoscere a tempo opportuno. I primi due riguardavano i ragazzi stessi, due dei quali, Francesco e Giacinta, furono presto chiamati alla casa del Padre. Il terzo segreto, invece, venne messo per iscritto da suor Lucia nel 1944 ed è oggetto di studi ed approfondimenti che danno esiti apocalittici nel contesto del mistero d’iniquità.
Secondo quanto scriveva suor Lucia, la Madonna fece vedere ai ragazzi l’orrore dell’inferno per mostrare il pericolo che incombeva sugli uomini. Vi si poteva sfuggire diffondendo nel mondo la devozione al cuore immacolato di Maria, che sconfiggerà i persecutori della Chiesa che uccidono il Papa, i vescovi, i fedeli.
Il cuore immacolato di Maria è totalmente impregnato del Fiat, dell’atteggiamento di accettazione del piano di Dio. La devozione al cuore immacolato significa accogliere e far proprio il piano di salvezza di Dio. È questo, secondo quanto scrisse l’allora cardinal Ratzinger, il senso vero del segreto e delle apparizioni di Fatima.
La testimonianza di Marina Marzari: «Ho dovuto restituire le chiavi del duomo di Oderzo, ma resto impegnata nella fede» di Valentina Calzavara
ODERZO. «Per la mia omosessualità ho dovuto restituire le “chiavi” del duomo di Oderzo. Non è stato un gesto fisico, bensì una ferita più profonda, che si è aperta con un rifiuto dopo un lungo percorso di fede in cui ho frequentato la parrocchia della mia città molto attivamente, dimostrandomi una buona cristiana».
Inizia così la storia di Marina Marzari, psicologa e psicoterapeuta opitergina di quarant’anni, oggi responsabile del coordinamento Lgbte di Treviso. Per capire il dolore che l’ha accompagnata dopo quel muro che si è alzato tra lei e la Chiesa, bisogna andare a ritroso, ai tempi in cui Marina partecipava alle attività dell’oratorio, alla messa domenicale, al coro, al gruppo scout, alla preparazione dell’altare per le funzioni. Anni in cui è vissuta e cresciuta in armonia con gli altri parrocchiani, guadagnandosi la fiducia del parroco e degli altri sacerdoti. «Fin da piccola sono stata molto legata alla religione e l’ho sempre coltivata in armonia, all’interno della mia comunità parrocchiale. Mi sono sempre sentita accolta e ho sempre cercato di dare il mio contributo» spiega Marina. Un rapporto di fede e collaborazione che a un certo punto si spezza, durante una confessione.
«All’epoca avevo 25 anni, ero ancora eterosessuale, ma mi ero fidanzata con un ragazzo separato» racconta «ho ritenuto di doverlo dire all’uomo di fede che avevo davanti. Sapevo che quella situazione non veniva contemplata dalla Chiesa, ma non mi aspettavo una risposta così brusca. Si è rifiutato di darmi l’assoluzione. È stato un trauma, mai avrei pensato che quella persona, con cui avevo un ottimo rapporto fino al giorno prima, mi trattasse in quel modo».
Da lì è cominciata per Marina una grande crisi personale e spirituale che si è tradotta, ben presto, in un allontanamento dalla Chiesa, più imposto che voluto. Una lontananza apparentemente incolmabile, che si è aggravata ancor di più al compimento dei trent’anni. «In quel frangente ho scoperto la mia omosessualità» ricorda «è stato un altro motivo di dolore per le regole che la Chiesa porta avanti impedendo la partecipazione ai sacramenti e alla comunione per chi è omosessuale».
Un altro ostacolo tra l’essere donna e l’essere credente. È allora che Marina ha cominciato la sua ricerca. Voleva colmare quel senso di smarrimento che la stava condizionando così tanto nel suo cammino di fede, non voleva dei nullaosta o delle giustificazioni, quanto la possibilità di trovare ascolto anziché giudizio. Decide allora di trascorrere un periodo nella comunità ecumenica del monastero di Bose, in Piemonte. «Dopo aver avuto solo porte chiuse da parte della Chiesa, lì ho ritrovato delle mani tese da parte di alcuni uomini di Chiesa» spiega «non si è trattato di compassione, ma di un dialogo diverso. Grazie a questo percorso, ora ho conquistato la “libera coscienza”e mi sono riavvicinata alla comunione. Sono consapevole che la posizione della Chiesa è diversa rispetto alla mia, ma sono riuscita a concedermi la possibilità di decidere autonomamente. Ho ripreso ad accostarmi a ricevere il corpo di Cristo prendendomi la responsabilità di quel gesto che la Chiesa mi negherebbe senza sé e senza ma».
Una negazione rispetto alla quale la giovane psicologa opitergina auspica un cambiamento più radicale. «Vorrei che si arrivasse presto a una maggiore omogeneità tra quello che la Chiesa dice nelle sue regole e quello che i sacerdoti devono applicare ogni giorno nel loro rapporto con le persone, con i fedeli. Se dipendesse da me lo tradurrei nel non fare differenze tra separati, divorziati e omosessuali se dietro a queste classificazioni c’è un percorso impegnato di fede. In fondo la trasgressione può anche non essere visibile, penso a un uomo sposato che va a messa tutte le domeniche e poi picchia la moglie». Parole che fanno eco, senza alcuna presunzione, a quanto Papa Francesco ha detto nel 2013: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?»
Una fetta consistente degli europei che in futuro dovranno adottare la moneta unica non sono affatto ansiosi di entrare nell’Eurozona, anzi. I più contrari sono i cechi (70%), seguiti da svedesi (66%) e polacchi (53%), mentre la maggioranza di romeni (68%), ungheresi (60%), bulgari (55%) e croati (53%) sono invece a favore della nuova moneta.
A disegnare questo quadro è l’ultima indagine di Eurobarometro condotta dal 20 al 22 aprile nei sette Paesi Ue che hanno ancora la propria valuta e non hanno una clausola di ‘opt-out’ come Danimarca e Gran Bretagna. Secondo l’indagine, l’euro avrebbe effetti positivi per il proprio Paese per oltre la metà degli intervistati in Romania (54%) e il 50% in Ungheria, contro un 40% in Bulgaria, il 39% in Polonia, il 38% in Svezia e appena il 26% nella Repubblica Ceca.
E’ talmente incanalata per il suo verso, l’attuale fase politica, che si può, senza colpo ferire, lanciare lo sguardo oltre lo steccato delle prossime elezioni regionali del 31 maggio.
A parte eventi straordinari che è del tutto remoto attendersi, se non, al limite, dall’esterno della dinamica politica tra i partiti, le elezioni regionali del 31 maggio non modificheranno in nessun modo il quadro politico generale, entro il quale, le forze politiche maggiori andranno a prepararsi per quello che sarà il vero e proprio redde rationem della futura politica nazionale: le elezioni per il rinnovo del prossimo Parlamento.
Conciliarata sentimentalista e carismatica lagunare…
Canti, balli, pezzi recitati per parlare di alcol, droga, allontanamento dalla fede. Ospite d’onore suor Anna Nobili, ex cubista. Il patriarca celebra la messa di Alessio Conforti
JESOLO. “Cuori scatenati” al Pala Arrex di Jesolo per la consueta festa giovanile della diocesi, quest’anno sul tema “Scatena il cuore”. A Jesolo, domenica 10 maggio, sono giunti 1.300 ragazzi di tutte le età dall’intera provincia, accolti dalla presenza del patriarca di Venezia Francesco Moraglia, arrivato intorno alle 9.30. Mattinata di canti, balli e recitazione sulla scia del tema “Scatena il cuore”, scelto per analizzare tutte le problematiche giovanili in relazione al rapporto con la fede.
La crociata di Bergoglio: “Adamo? Un maschilista, incolpò Eva per la mela”
“Perché si dà per scontato che le donne debbano guadagnare di meno degli uomini?”
“Maschilismo”. Papa Francesco ammonisce “la brutta figura di Adamo, quando Dio gli chiese perché aveva mangiato la mela e lui risposte che gliela aveva data Eva: la colpa è sempre della donna, povera donna!”.
E, durante l’udienza generale, esorta: “Dobbiamo difendere le donne!”.
“Perché si dà per scontato che le donne debbano guadagnare di meno degli uomini?”. Se lo è chiesto Papa Francesco nella catechesi all’udienza generale di oggi, nella quale ha affermato che “la disparità tra i sessi è un puro scandalo”. Il Santo Padre ha, poi, denunciato ancora una volta i danni che compie il maschilismo nella nostra società, partendo dal luogo comune per il quale la crisi della famiglia tradizionale, con il portato della diminuzione dei matrimoni, è colpa dell’emancipazione femminile. “Questa – ha scandito il Pontefice – è anche un ingiuria, ed è una forma di maschilismo: l’uomo che sempre vuol dominare”. “Così – ha affermato – facciamo la brutta figura di Adamo, che per giustificarsi di aver mangiato la mela ha risposto al Signore: ‘Lei me l’ha data’”. Secondo Bergoglio, e il cristianesimo non può essere maschilista: “Il Vangelo ha sconfitto la cultura del ripudio abituale, quando un marito poteva imporre il divorzio anche con i motivi più pretestuosi e umilianti”. “Dobbiamo difendere le donne!”, ha commentato Francesco mentre la folla applaudiva.
Con questo gesto Bergoglio, di fatto, ha sbeffeggiato la Marcia per la Vita, gia’ silenziata dai media sedicenti cattolici, dimostrandone l’assoluta inutilita’. Questa è la Contro Chiesa di Bergoglio, se ne facciano una ragione anche i parrocchiani più in buona fede: http:// m.huffpost.com/it/entry/7256022
QUESITO I. Le chiese scismatiche e/o eretiche fanno parte della Chiesa di Cristo?
GLI INSEGNAMENTI DEL VATICANO II E I DOCUMENTI/SENTENZE SUCCESSIVE
LE DOTTRINE DELLA CHIESA CATTOLICA ROMANA
COMMENTO
[Una certa] comunione esiste specialmente con le Chiese orientali ortodosse: per quanto separate dalla Sede di Pietro, esse restano unite alla Chiesa Cattolica per mezzo di strettissimi vincoli, quali la successione apostolica e l’Eucaristia valida, e meritano perciò il titolo di Chiese particolari (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, 1992, 17).
PIO XII
[Allocuzione agli studenti romani, 30 gennaio 1949]
La Chiesa di Cristo è solamente quella che si regge su Pietro e i suoi successori, attraverso i vincoli di una solida integrità e destinata a perdurare fino alla fine dei tempi nella sottomissione al proprio Capo visibile.
Tutti coloro che respingono la sottomissione al Romano Pontefice non appartengono alla Chiesa di Cristo. I gruppo scismatici ed eretici non sono “chiese particolari” unite alla Chiesa di Cristo, non potendo nemmeno vantare un’effettiva comunione con Essa.
Perciò anche in queste Chiese [particolari] è presente e operante la Chiesa di Cristo, sebbene manchi la piena comunione con la Chiesa cattolica, in quanto non accettano la dottrina cattolica del Primato che, secondo il volere di Dio, il Vescovo di Roma oggettivamente ha ed esercita su tutta la Chiesa
(Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Dominus Iesus, 2000, 17).
PIO XII
[Enciclica Humani Generis, 22 agosto 1950]
Certuni non si ritengono legati alla dottrina che Noi abbiamo esposta in una Nostra Enciclica e che è fondata sulle fonti della Rivelazione, secondo cui il Corpo mistico di Cristo e la Chiesa Cattolica romana sono una sola identica cosa. Alcuni riducono a una vana formula la necessità di appartenere alla vera Chiesa per ottenere l’eterna salute.
Se il Corpo Mistico di Cristo e la Chiesa Cattolica Romana sono in realtà una sola cosa, le sette scismatiche ed eretiche sono separate dal Corpo Mistico, perché lontane e divise dalla Chiesa stessa.
La Chiesa universale è perciò il corpo delle Chiese [particolari] (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione, 1992, 8).
PIO XII
[Lettera Apostolica ai fedeli della Chiesa Cattolica in Cina, Cupimus imprimis, 18 gennaio 1952]
Qualsiasi comunità cristiana che permane in uno stato di separazione dalla Sede Apostolica, si trova in verità come un tralcio rinsecchito reciso dalla vite, impossibilitato a produrre frutti di salvezza.
Scismatici ed eretici sono da paragonarsi a dei rami secchi recisi, incapaci di condurre le anime alla salvezza. Non rappresentano dunque delle “chiese particolari”.
In quelle assemblee veramente plenarie delle comunità ecclesiali nei vari paesi, si attua il fondamentale capitolo II della “Lumen Gentium”, che tratta di molte “sfere” di appartenenza alla Chiesa quale Popolo di Dio, e del legame che esiste con essa, anche da parte di coloro che non vi appartengono ancora (Giovanni Paolo II, Discorso ai membri del Sacro Collegio e a tutti i collaboratori della Curia Romana, 28 giugno 1980).
PIO XII
[Allocuzione ai parroci e ai predicatori quaresimalisti di Roma, 27 marzo 1953]
La Chiesa è un ovile, che ha un Pastore supremo invisibile, Cristo stesso, il quale però volle che facesse le sue veci sulla terra un Pastore visibile, il Papa.
Dunque le sette scismatiche ed eretiche non fanno parte del gregge di Cristo, perché rifiutano di sottomettersi al Papa.
PIO XII
[Allocuzione ai pellegrini irlandesi, 8 ottobre 1957]
Per essere Cristiani dobbiamo pure essere ‘Romani’ – è necessario riconoscere l’unità e l’integrità della Chiesa di Cristo, che è governata da uno dei tanti successori del Principe degli Apostoli, che è allo stesso tempo Vescovo di Roma, il Vicario di Cristo in terra.
Chi non è ‘Romano,’ nel senso inteso dal Papa, non è nemmeno cristiano! Non si possono nemmeno definire ‘cristiani’ coloro che si rifiutano di riconoscere e conformarsi all’unità e integrità della Chiesa di Cristo governata dal Romano Pontefice.
A Venezia l’installazione della Biennale aveva trasformato una chiesa in moschea: ora si scopre che l’artista ha lasciato due calzini a mollo nell’acquasantiera
Un pugno allo stomaco. L’acquasantiera della chiesa di Santa Maria della Misericordia – la chiesa veneziana trasformata in moschea per la Biennale – trasformata in lavabo, con tanto di calzini (sporchi?) che penzolano dal marmo.
Dopo le polemiche esplose per la trasformazione della chiesa in moschea, la sezione cittadina di Fratelli d’Italia ha organizzato un presidio di protesta davanti a Santa Maria della Misercordia, ottenendo di entrare in visita nel tempio degli islamici.
Ieri pomeriggio, la scoperta che ha lasciato tutti basiti.
A fianco della bussola d’ingresso, due calzini che penzolavano dall’acquasantiera, dove i cristiani conservano l’acqua benedetta per segnarsi con il segno della Croce all’atto di entrare in chiesa. Una provocazione bella e buona, spiega il capogruppo di Fdi in consiglio comunale, Sebastiano Costalonga: “Sembra che a lasciare lì i calzini non siano stati gli islamici ma l’artista che ha realizzato l’installazione”.
Sul luogo ha effettuato un sopralluogo il questore Angelo Sanna, che ha voluto verificare di persona la situazione. Inoltre il comune lagunare ha concesso dieci giorni di tempo per provare che la chiesa non sia più un luogo di culto, pena la sospensione di tutta l’iniziativa.
Al telefono con ilGiornale.it, il presidente della comunità islamica di Venezia e provincia, Muhamed Amin Al Adhab, spiega che si tratta di una provocazione e ipotizza anche che la foto possa essere stata scattata da una persona che ha lasciato i calzini nell’acquasantiera solo per poter poi gridare allo scandalo.
Nel pomeriggio di ieri sulla questione è intervenuto anche il professor Alessandro Tamborini, docente di Scienze religiose, che ha chiesto di poter entrare senza togliersi le scarpe: “Se è un padiglione artistico, non vedo perché dovrei camminare scalzo per forza. Se invece è una moschea, dove sono le autorizzazioni necessarie all’esercizio del culto?”.
“Mi è stato impedito l’accesso – prosegue il cattedratico in uno scritto ripreso anche dalla stampa locale – Ora chiederò al prefetto di ripristinare la tutela dei diritti degli italiani e le regole costituzionali”.