Bilderberg 2015: guerra segreta al denaro contante

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Per alcuni una guerra nascosto contro il denaro contante è in atto da tempo.

Alcuni giornalisti investigativi hanno confermato che le discussioni private tra i mediatori di alto livello di tutto il mondo includono accordi per limitare la valuta e sanzionare – o in ultima analisi anche vietare – in contanti.

Il gruppo Bilderberg ha discusso il progetto di imporre più controlli dei capitali dei cittadini medi, mentre i direttori di HSBC vogliono combattere il riciclaggio di denaro illegale proveniente dal narcotraffico e dare nuovi idee alla struttura fiscale affinché tutti debbano pagare le tasse.

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Satana, il migliore dei missionari

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Le cronache dell’epoca narrano che durante l’assise conciliare (del Vaticano II), quando Monsignor Francois Adam, Vescovo di Sion, Svizzera, osò parlare della «presenza attiva di Satana», si sentì nell’aula vaticana «une vague de feu rire», uno scroscio di risa.

La Chiesa Cattolica, da decenni, è preda di simili personaggi, che hanno sostituito le risatine al Vangelo. Le conseguenze dell’aver abbandonato la lotta primaria che Roma conduceva contro il male sono oggi perfettamente evidenti.

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8 dicembre 1860, Gaeta: il proclama di Francesco II contro i traditori e gli avventurieri

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FRANCESCO SECONDO DI BORBONE

 

PROCLAMA REALE AI POPOLI DELLE DUE SICILIE

Da questa Piazza [GAETA] dove difendo più che la mia corona l’indipendenza della Patria comune, si alza la voce del vostro Sovrano per consolarvi nelle vostre miserie, per promettervi tempi più felici. Traditi ugualmente, ugualmente spogliati, risorgeremo allo stesso tempo dalle nostre sventure; ché mai ha durato lungamente l’opera della iniquità, né sono eterne le usurpazioni.

Ho lasciato perdersi nel disprezzo le calunnie; ho guardato con isdegno i tradimenti, mentre che tradimenti e calunnie attaccavano soltanto la mia persona; ho combattuto non per me, ma per l’onore del nome che portiamo.

Ma quando veggo i sudditi miei che tanto amo in preda a tutti i mali della dominazione straniera, quando li vedo come popoli conquistati portando il loro sangue e le loro sostanze ad altri Paesi, calpestati dal piede di straniero padrone, il mio cuore napolitano batte indignato nel mio petto, consolato soltanto dalla lealtà di questa prode Armata, dallo spettacolo delle nobili proteste che da tutti gli angoli del Regno si alzano contro il trionfo della violenza e dell’astuzia.

Io sono napolitano; nato tra voi, non ho respirato altra aria, non ò veduto altri Paesi, non conosco altro che il suolo natio. Tutte le mie affezioni sono dentro il Regno: i vostri costumi sono i miei costumi, la vostra lingua la mia lingua; le vostre ambizioni mie ambizioni. Erede di una antica dinastia che ha regnato in queste belle contrade per lunghi anni ricostituendone l’indipendenza e l’autonomia, non vengo dopo avere spogliato del patrimonio gli orfani, dei suoi beni la Chiesa ad impadronirmi con forza straniera della più deliziosa parte d’Italia. Sono un Principe vostro che ha sacrificato tutto al suo desiderio di conservare la pace, la concordia, la prosperità tra’ suoi sudditi. Il mondo intero l’ha veduto; per non versare il sangue ho preferito rischiare la mia Corona.

I traditori pagati dal nemico straniero sedevano accanto ai fedeli nel mio consiglio; ma nella sincerità del mio cuore, io non poteva credere al tradimento. Mi costava troppo punire; mi doleva aprire, dopo tante nostre sventure un’era di persecuzione, e così la slealtà di pochi e la clemenza mia hanno aiutata l’invasione piemontese, pria per mezzo degli avventurieri rivoluzionari o poi della sua Armata regolare, paralizzando la fedeltà dei miei popoli, il valore dei miei soldati.

In mano a cospirazioni continue non ho fatto versare una goccia di sangue, ed hanno accusata la mia condotta di debolezza. Se l’amore il più tenero pe’ miei sudditi, se la fiducia naturale della gioventù nella onestà degli altri, se l’orrore istintivo al sangue meritano questo nome, sono stato certamente debole.

Nel momento in che era sicura la rovina de’ miei nemici, ho fermato il braccio de’ miei Generali per non consumare la distruzione di Palermo: ho preferito lasciare Napoli, la mia propria casa, la mia diletta Capitale per non esporla agli orrori di un bombardamento, come quelli che hanno avuto luogo più tardi in Capua ed in Ancona. Ho creduto di buona fede che il Re del Piemonte che si diceva mio fratello, mio amico, che mi protestava disapprovare la invasione di Garibaldi, che negoziava col mio Governo un’alleanza intima pe’ veri interessi d’Italia, non avrebbe rotto tutt’i patti e violate tutte le leggi per invadere i miei Stati in piena pace, senza motivi né dichiarazione di guerra. Se questi erano i miei torti, preferisco le mie sventure a’ trionfi de’ miei avversari. Io aveva dato una amnistia, aveva aperto le porte della Patria a tutti gli esuli, concedendo a’ miei popoli una costituzione. Non ho mancato certo alle mie promesse.

Mi preparava a garantire alla Sicilia istituzioni libere che consacrassero con un Parlamento separato la sua indipendenza amministrativa ed economica rimuovendo ad un tratto ogni motivo di sfiducia e di scontento. Aveva chiamato a’ miei consigli quegli uomini che mi sembrarono più accettabili all’opinione pubblica in quelle circostanze, ed in quanto me lo ha permesso l’incessante aggressione di che sono stato vittima, ho lavorato con ardore alle riforme, a’ progressi, ai vantaggi del comune Paese. Non sono i miei sudditi che mi hanno combattuto contro; non mi strappano il Regno le discordie intestine, ma mi vince l’ingiustificabile invasione d’un nemico straniero. Le Due Sicilie, salvo Gaeta e Messina, questi ultimi asili della loro indipendenza, si trovano nelle mani del Piemonte.

Che ha dato questa rivoluzione ai miei popoli di Napoli e di Sicilia? Vedete lo stato che presenta il Paese. Le Finanze un tempo così floride sono completamente rovinate: l’amministrazione è un caos; la sicurezza individuale non esiste. Le prigioni sono piene di sospetti: in vece di libertà, lo stato di assedio regna nelle Provincie, ed un Generale straniero pubblica la legge marziale, decreta la fucilazione istantanea per tutti quelli dei miei sudditi che non s’inchinano alla bandiera di Sardegna. L’assassinio è ricompensato; il regicidio merita un’apoteosi; il rispetto al culto santo de’ nostri padri è chiamato fanatismo; i promotori della guerra civile, i traditori al proprio Paese ricevono pensioni che paga il pacifico contribuente. L’anarchia è da per tutto. Avventurieri stranieri han rimestato tutto per saziare l’avidità e le passioni dei loro compagni. Uomini che non hanno mai veduta questa parte d’Italia, o che hanno dimenticato in lunga assenza i suoi bisogni, formano il vostro Governo. In vece delle libere istituzioni che io vi aveva date e che era mio desiderio sviluppare, avete avuta la più sfrenata dittatura e la legge marziale sostituisce adesso la costituzione. Sparisce sotto i colpi de’ vostri dominatori l’antica Monarchia di Ruggiero e di Carlo III; e le Due Sicilie sono state dichiarate Provincie di un Regno lontano. Napoli e Palermo saranno governati da Prefetti venuti da Torino.

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Fotografie e filmati celebrazioni Pasque Veronesi 2015

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PASQUE VERONESI

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero (Segretario del Comitato celebrativo delle Pasque Veronesi)

Con l’occasione, rammento l’ultimo evento delle celebrazioni della grande Insorgenza di Verona, del contado e delle terre vicine dell’aprile 1797, ovvero:

 Giovedì 18 giugno 2015, ore 18.30, a Settimo di Pescantina (Vr): Chiesa di Sant’Antonio in Via A. Bertoldi 17 (Villa Bertoldi) a Settimo di Pescantina (Vr).  Santa Messa cantata in lingua latina e in rito romano antico, a suffragio dei caduti delle Pasque Veronesi e degli abitanti del paese di Pescantina, assassinati dalla repressione napoleonico-giacobina. Con l’intervento di militi veneziani nelle divise storiche e in armi d’epoca, con spari a salve.

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Gli imprenditori dei buoni sentimenti e i loro peones

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di PAOLO SENSINI

Anche la disinformazione e la falsificazione informativa sono un’arte, anzi oggi come oggi l’arte per eccellenza. Non è tuttavia impossibile, visti i libri e gli articoli usciti sull’argomento, capire i veri motivi che hanno portato alla distruzione della Libia “gheddafiana”. Tra questi, oltre a tutto il resto, vi è senz’altro la tratta dei nuovi schiavi dall’Africa, un’autentica manna dal cielo per gli imprenditori dei buoni sentimenti e i loro peones.

Sono i cinque totem del buonismo ad oltranza. E gli argomenti preferiti da governo e sinistra per convincerci che l’immigrazione fuori controllo è la conseguenza di tragedie epocali anziché il risultato degli errori commessi tra il 2013 e il 2015.

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Galantino (Cei): Basta tabù su gay e preti sposati

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Un Ministro della “Contro-Chiesa” non può che contraddire la morale e la disciplina cattoliche:

“Il mio augurio per la Chiesa italiana è che si possa parlare di qualsiasi argomento, di preti sposati, di eucarestia ai divorziati, di omosessualità, senza tabù, partendo dal Vangelo e dando ragioni delle proprie posizioni”. A dirlo, in un’intervista a Quotidiano Nazionale è il segretario generale della Cei Nunzio Galantino, secondo cui “con Papa Francesco la Chiesa italiana ha un’occasione straordinaria di riposizionarsi rispetto alle attese spirituali, morali e culturali”. Galatino sottolinea come la Chiesa si sia concentrata troppo su temi come il no all’aborto e all’eutanasia.”Non può essere così, in mezzo c’è l’esistenza che si sviluppa”, afferma. ‘Io non mi identifico con i visi inespressivi di chi recita il rosario fuori dalle cliniche che praticano l’interruzione della gravidanza, ma con quei giovani che sono contrari a questa pratica e lottano per la qualità delle persone, per il loro diritto alla salute, al lavoro” dice l’uomo di chiesa. Sulla riforma dello Statuto Cei, “non so se approveremo le nuove regole già nella prossima assemblea. Il Santo padre – spiega – ci ha chiesto di ragionare sulla modalità di elezione del presidente da parte dei vescovi, così come accade nel resto del mondo. Sembra che l’orientamento maggioritario all’interno dell’episcopato sia quello di coinvolgere la base nella scelta del vertice, lasciando però al Pontefice la prerogativa di nomina sulla base di una rosa di candidati”.

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Roma a pezzi, ma Marino sfila al Gay Pride

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MARINO GAIO

Roma, 14 giu – Ieri per le strade della capitale si è svolto il Gay Pride con lo slogan “Liberiamoci!“, scritto sullo striscione rosa degli organizzatori. E insieme anche numerosissime bandiere arcobaleno, simbolo appunto della liberazione omosessuale, dei vari circoli Lgbt come il Mario Mieli, l’Arcigay e anche di Rifondazione Comunista. Migliaia i partecipanti che hanno sfilato per le strade di Roma attraversando piazza dei Cinquecento, via Cavour, Esquilino, Santa Maria Maggiore, via Merulana, Labicana, Colosseo e Fori Imperiali per poi confluire a Piazza Venezia al ritmo di musica dance. Inizialmente gli organizzatori parlano di 250mila partecipanti per poi raddoppiare la cifra e annunciare tramite il megafono di un camion: “Siamo 500mila”. In realtà i numeri sembrano essere decisamente gonfiati. In totale sono stati presentati, raddoppiando i numeri dello scorso anno, 20 carri promossi da altrettante associazioni e “partner” famosi come la Microsoft con i suoi dipendenti romani e l’Acea che ha preso parte alla parata con un’autobotte personalizzata con i colori dell’orgoglio Lgbt.

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IlSole24Ore: anche Il giornale di Confindustria alla corte di Salvatore Buzzi

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GIORNALE

Segnalazione Quelsi

by Stefania Elena Carnemolla

Dopo aver rivelato tempo fa i rapporti fra Buzzi e il quotidiano La Repubblica, Qelsi pubblica, primo quotidiano a farlo, una notizia che conferma come il sistema di Mafia Capitale fosse riuscito a violare anche un altro tempio del giornalismo italiano blasonato.

Salvatore Buzzi, l’allora iscritto al Pd e gran capo delle cooperazione romana, bussò alla porta de IlSole24Ore e gli fu aperto. Provate voi ad ottenere una bella pagina con annesso box sul quotidiano più ambito e corteggiato d’Italia. Vi risponderanno: prego? O forse non vi risponderanno mai, cestinandovi. Ma Buzzi, lui no, lui ci riuscì. Del resto, fu o non fu lui, come risulta dall’ordinanza della Procura di Roma su Mondo di Mezzo, a vantarsi di finanziare tutti, giornali compresi? “Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti”. Una cassa continua.

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Ora è ufficiale: Ilaria Alpi fu uccisa dalla CIA. Il vergognoso silenzio generale…

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ILARIA ALPI

A cura di nocensura.com Adesso è praticamente certo. A distanza di oltre 20 anni – ventuno, per la precisione – dall’omicidio, a Mogadiscio, della coraggiosa giornalista del TG3, Ilaria Alpi, che aveva 33 anni, e del cameraman che l’accompagnava, Miran Hrovatin, emerge la verità. Furono i servizi segreti statunitensi, con l’ausilio di quelli italiani. Che l’omicidio della giornalista fosse legato a qualche trama oscura, in molti lo sostenevano sin dall’inizio, anche per le modalità dell’omicidio. In molti sospettavano che Ilaria avesse scoperto qualcosa che non doveva, e infatti è andata proprio così. Come nel caso di Ustica, i tentativi di insabbiare tutto sono riusciti a posticipare l’emergere della verità, ma alla fine questa è venuta a galla. La cosa vergognosa, o meglio la vergogna nella vergogna, è il silenzio mediatico sulla vicenda: non ne ha parlato praticamente NESSUNO!  L’unica testata giornalistica ad aver riportato la notizia nel modo dovuto, è Il Manifesto, con un ottimo articolo di Manlio Dinucci, di cui vi consigliamo la lettura:

La docu­fic­tion «Ila­ria Alpi – L’ultimo viag­gio» getta luce, soprat­tutto gra­zie a prove sco­perte dal gior­na­li­sta Luigi Gri­maldi, sull’omicidio della gior­na­li­sta e del suo ope­ra­tore Miran Hro­va­tin il 20 marzo 1994 a Moga­di­scio. Furono assas­si­nati, in un agguato orga­niz­zato dalla Cia con l’aiuto di Gla­dio e ser­vizi segreti ita­liani, per­ché ave­vano sco­perto un traf­fico di armi gestito dalla Cia attra­verso la flotta della società Schi­fco, donata dalla Coo­pe­ra­zione ita­liana alla Soma­lia uffi­cial­mente per la pesca.

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La bergogliata ecumenista del fine settimana: Pasqua in data unica con eretici e scismatici

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Papa Francesco vuol rivoluzionare la Pasqua: “Pronti alla data unica”

Papa Francesco disposto ad accordarsi con le altre Chiese cristiane per celebrarla nello stesso giorno. Potrebbe arrivare una rivoluzione nella Chiesa per quanto riguarda la Pasqua.

Lo ha annunciato Papa Francesco, durante l’incontro mondiale dei sacerdoti rispondendo sull’ecumenismo e sui rapporti con la Chiesa ortodossa, sia di Costantinopoli che di Mosca.

“La Chiesa è disposta a stabilire una data fissa per la Pasqua”, in modo che possa essere festeggiata nello stesso giorno da tutti i cristiani, siano essi cattolici, protestanti o ortodossi, ha detto il Pontefice, “La Chiesa cattolica è disponibile a rinunciare alla data determinata per la domenica di Pasqua dal primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera”.

 

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