Ebrei

Condividi su:

GIUDEA

Segnalazione di Federico Prati

Un ebreo che vive in Italia è un italiano di religione ebraica oppure un israeliano che abita in Italia e magari si fa passare per italiano?

Il problema è nato con la prossima nomina di Fiamma Nirenstein ad ambasciatore israeliano in Italia

di Maurizio Molinari per “la Stampa”

Ripensate la nomina di Fiamma Nirenstein ad ambasciatrice d’Israele in Italia:

a recapitare questo messaggio al presidente Reuven Rivlin è stato il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, durante un incontro privato a cui erano presenti il presidente delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna, e il presidente della Comunità di Roma, Ruth Dureghello.

A rivelare i contenuti del colloquio è il quotidiano «Haaretz» con un racconto dettagliato firmato da Barak Ravid, commentatore politico, citando fonti israeliane testimoni di quanto avvenuto. Il colloquio si è svolto nella sala privata della Sinagoga di Roma, a margine del discorso pubblico rivolto da Rivlin alla comunità locale. In quella sede, a porte chiuse, Di Segni ha fatto presenti due obiezioni che «Haaretz» riassume così. Primo: «Grande preoccupazione per l’impatto negativo per la Comunità ebraica e le relazioni fra Israele e Italia» per la sovrapposizione fra le due identità di Nirenstein. Secondo: «Nirenstein è quasi del tutto identificata con la destra in Italia e ciò può avere conseguenze negative perché il governo è di sinistra».

Continua a leggere

L’intervento russo in Siria: i dettagli

Condividi su:

putin-assad

Segnalazione di Federico Prati

settembre 13, 2015

Ziad Fadil, Syrian Perspective

12 settembre 2015

Il mondo diplomatico è in fermento parlando dell’audace colpo di Vladimir Putin in Crimea, Ucraina e ora in Siria. Nonostante le chiacchiere anti-russe della stampa occidentale, un’istituzione sempre più ignorata e disprezzata dalla gente comune, i passi russi sono prevedibili e coerenti con l’insistenza palesemente giustificata della Russia a un mondo senza il monopolio unipolare degli Stati Uniti. Dall’inizio della guerra siriana, pianificata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia come rivelano Wikileaks e l’ex-ministro degli Esteri francese, e finanziata principalmente dalle kakocrazie saudita e qatariota, e supportata dal turco megalomane neottomano Recep Tayyip Erdoghan, la Russia impone con forza il principio di non intervento negli affari interni di altri Paesi, posizione storicamente snobbata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito. La Russia rifornisce la Siria di armamenti, senza violare una qualche risoluzione dell’UNSC, né rifornisce l’esercito siriano gratuitamente. I giorni i cui l’Unione Sovietica scaricava enormi quantità di armi agli alleati sono finiti. Oggi Mosca si aspetta che i suoi prodotti siano pagati, e oggi la Siria (che non aveva debiti nel marzo 2011) ha ipotecato la base navale di Tartus, accettando crediti da Mosca, e dipende dal suo più stretto alleato, l’Iran, per ulteriori aiuti. Sfruttando con intelligenza tutto questo il governo siriano può sopportare i crimini di guerra commessi dai sociopatici di Washington. La Siria è solida e la sua economia migliora nonostante la devastazione delle infrastrutture da parte dei terroristi stranieri e di certi traditori siriani il cui destino è segnato dal sangue siriano. Consiglieri russi rientrano nel rapporto tra la Siria e il gigantesco alleato a nord. Nuovi sistemi di armamenti vengono assorbiti senza inviare il personale tanto necessario in Russia per addestrarlo. La Russia invia semplicemente le armi via mare per lo più, assieme agli esperti per l’addestramento che arrivano in genere nella base aerea di Maza presso Damasco. Per un certo periodo, la Russia ha anche fornito consigli tattici all’alto comando siriano, basati sull’esperienza della Russia nella lotta al terrorismo in Afghanistan e Cecenia. Tale rapporto è stato interrotto per un breve periodo di tempo, quando il governo siriano sperimentò le nuove strategie del generale iraniano Qasim Sulaymani che non hanno prodotto i risultati attesi. Oggi la Russia è tornata. Perché?

Continua a leggere

Migranti ospitati a Buchenwald, critiche in Israele

Condividi su:

buchenwald-300x238

Ventuno persone in attesa di asilo vivono da gennaio in casette costruite negli anni 50 sul luogo dove sorgevano baracche di temporaneo trasferimento per gli internati destinati al campo. I sopravvissuti alla Shoah: “Quel luogo va preservato per la memoria, non può servire da alloggio”

BERLINO – Polemica e stupore in Israele per il rilancio della notizia che un gruppo di migranti è da mesi alloggiato in Germania, sia pure in via temporanea, in una struttura vicina all’ex campo di concentramento di Buchenwald. Si tratta di 21 migranti in attesa di sapere se la loro domanda di asilo sarà accettata e che ricevono vitto, alloggio e una modesta cifra quotidiana per provvedere alle necessità immediate.

  Continua a leggere

Gerusalemme, scontri sulla Spianata delle Moschee:110 palestinesi feriti o intossicati

Condividi su:

spianate-delle-moschee-300x300

Segnalazione di Federico Prati

FONTE TG5

14:56 – Sono 110 i palestinesi rimasti feriti o intossicati negli scontri avvenuti contro la polizia israeliana nella mattina di domenica sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. A riportarlo è l’agenzia palestinese Maan. Secondo il presidente dell’associazione Mezzaluna Rossa, la maggior parte sono “casi di soffocamento” per i lacrimogeni, mentre venti tra i feriti sono stati trasferiti in ospedale.

I media palestinesi rivelano che tra i feriti, tre hanno riportato lesioni al petto e uno alla testa. Nella ricostruzione degli incidenti apparsa sull’agenzia Maan si riferisce che gli scontri sono avvenuti tra le forze israeliane e i giovani palestinesi, dopo “la chiusura delle mosche da parte dell’occupazione e l’imposizione di restrizioni per garantire le incursioni dei coloni per celebrare il Capodanno ebraico”.

Continua a leggere

Rifugiati in massa. Un Dramma o un Programma?

Condividi su:

RIFUGIATI

Segnalazione di Federico Prati

di JESÚS CALABUIG

Prospettare le cause del dramma a cui assistiamo dell’arrivo in massa di migranti /rifugiati in Europa non è un compito facile in una società che, intontita dalla televisione e dai media, accetta senza capacità di critica e di opinione sulle risposte che vengono dispensate dalle oligarchie europee.

Da alcuni giorni il possente apparato dei media occidentali sta promuovendo una corrente di sensibilizzazione e di accettazione delle idee pro- immigrazione, nello stesso modo in cui una volta si erano promosse l’affinità e la simpatia verso quei movimenti di protesta presumibilmente spontanei che furono pubblicizzati con il nome di “Primavere Arabe” che si affermava che avrebbero condotto verso la democratizzazione dei paesi del Medio Oriente, ma che, nonostante questo, hanno avuto il risultato di portare alla guerra, la distruzione, la morte e l’esilio di centinaia di migliaia di persone.

Continua a leggere

Il ricordo di don Titus Zeman, vittima del comunismo

Condividi su:

titus-zeman-nestandard1

Segnalazione del Centro Studi Federici

Ricordo di Don Titus Zeman nel centenario della nascita (1915-2015)

La sua storia è un ottimo esempio di fedeltà alla causa di Don Bosco, in particolare attraverso lo zelo e l’amore per salvare la vocazione dei giovani salesiani con l’avvento e sotto il regime comunista.

Don Titus Zeman, salesiano slovacco, nacque da una famiglia cristiana il 4 gennaio 1915 a Vajnory, presso Bratislava. Desiderava diventare sacerdote sin dall’età di 10 anni, e compì gli studi ginnasiali e liceali nelle case salesiane di Šaštín, Hronský Svätý Benedikt e a Frištak u Holešova; nel 1931 intraprese il noviziato ed il 7 marzo 1938 emise la Professione Perpetua al Sacro Cuore di Roma.

Continua a leggere

La beffa di Oslo

Condividi su:

OSLO

Segnalazione Quelsi

by Giuseppe Mele

Fra pochissimo, il 15 ed il 16 settembre  p.v. si terranno a Lysaker (Oslo) sotto l’egida della Ricerca norvegese, i workshop riuniti dell’EqUIP. Sembrerebbe ippica, ed invece è la Piattaforma euroindiana per le scienze socioumanistiche, un progetto da 1,5 milioni che l’Europa finanzia dal 2010 sotto il coordinamento inglese, i network di ricerca scandinavi ed i report finali dell’austriaca ZSI. 50 agenzie governative o semi tali (come la nostra Apre)  assieme a sponsor e multinazionalisi interrogheranno  sullo scambio di esperienze comuni tra i due versanti del supercontinente Eurasiatico. Ospiti di tutto rispetto, tre centri di ricerca indiani storicofilosofici  (ICHR, ICPR e UGC) e con loro una pletora di ong, onlus e no profit indù. Ci saranno momenti alti di brainstorming politico, ispirati da metodologie quali i Giochi di Carte, il Disney Method ed il World Cafè Method. Dal Gioco a somma zero della Beautiful Mind al subbuteo dei Riotta, Capuzzo e Severgnini, dramma a quanto pare non solo nazionale.

Continua a leggere

Varsavia, Praga e Bratislava: nazionalisti in piazza contro i migranti

Condividi su:

 

ore 20 del 12 settembre 2015

Mentre in tutta Europa si sono svolte manifestazioni a favore dei profughi , diverse migliaia di nazionalisti anti-migranti si sono riuniti nelle piazze di Varsavia, capitale della Polonia, sventolando bandiere con la scritta: “L’islam è la morte dell’Europa”. Altre manifestazioni dello stesso tenore, con diverse centinaia di partecipanti, si sono svolte anche a Praga, capitale delle Repubblica Ceca, e a Bratislava, capitale slovacca. La Polonia, paese membro dell’Ue con 38 milioni di abitanti, non ha visto passare neppure un migrante sul suo territorio dall’inizio della crisi. Il governo di Varsavia si oppone fermamente al sistema delle quote obbligatorie

Continua a leggere

Signori, l’invasione è servita!

Condividi su:

INVASORISegnalazione di Federico Prati

di M. Rallo

Ci voleva l’assalto alle frontiere dell’altra Europa – quella ricca – per richiamare tutti ad un po’ di sano realismo: l’invasione dell’Europa è cominciata. Soltanto cominciata, si badi bene, perché il capo del Pentagono (mica un americano qualunque!) ci ha paternamente avvertito: l’emergenza immigrazione durerà almeno altri vent’anni. Naturalmente, cosa resterebbe fra vent’anni dell’Europa se i suoi governi dovessero continuare a favorire l’invasione, questo il generalone yankee non l’ha detto.

Continua a leggere

1 848 849 850 851 852 853 854 1.214