Verminaio dell’antimafia e l’incredibile corruzione di magistrati e affiliati attorno ai beni sequestrati
Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/15/beni-sequestrati-a-mafia-saguto-aveva-un-debito-da-18mila-euro-in-un-supermarket-confiscato/2132387/ – Il Fatto Quotidiano – 15 ottobre 2015
Beni sequestrati a mafia, “Saguto aveva un debito da 18mila euro in un supermarket confiscato”
Mafie
La Guardia di Finanza, come spiega il Giornale di Sicilia, ha prelevato alcuni documenti nel supermarket Sgroi di via Autonomia Siciliana, confiscato a un imprenditore considerato vicino ai boss Lo Piccolo nel 2011. Tra le carte anche il conto non pagato dall’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale – indagata per corruzione, induzione e abuso d’ufficio – da 18.451 euro, saldato solo in parte (un bonifico da diecimila euro) e negli ultimi giorni dal marito, Lorenzo Caramma, anche lui indagato nell’inchiesta
Per tre anni si è rifornita nel supermercato confiscato a Cosa nostra, pagando raramente il conto, e lasciando un debito sospeso pari a 18.451 euro. A Palermo il confine tra mafia e antimafia subisce un ulteriore colpo dagli ultimi atti acquisiti nell’inchiesta su Silvana Saguto, l’ex Presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale, indagata per corruzione, induzione eabuso d’ufficio. La Guardia di Finanza, come spiega il Giornale di Sicilia, ha sequestrato alcuni documenti nel supermercato Sgroi di via Autonomia Siciliana, confiscato ad un imprenditore considerato vicino ai boss Lo Piccolo nel 2011. Tra quella documentazione anche il conto non pagato della Saguto, che ammonta, appunto, a 18.451 euro, saldato solo in parte (un bonifico da diecimila euro) e negli ultimi giorni dal marito del giudice, Lorenzo Caramma, anche lui indagato nell’inchiesta. “Mi sono sempre rifornita in quel supermercato e pagavo le spese mensilmente: in ogni caso non mi sono mai occupata di quella misura di prevenzione”, si è difesa Saguto. Continua a leggere
Iniziata la grande offensiva siriana su Aleppo. Terroristi fuggono travestiti da donna
Come preannunciato, è iniziata oggi la grande offensiva dell’ Esercito Siriano sulla zona di Aleppo. Terroristi takfiri fuggono travestiti da donne per sottrarsi alla resa dei conti.
Questa mattina, sulle alture di Azzan,nella zona sud di Aleppo, si è sviluppata la grande offensiva dell’Esercito siriano con l’appoggio dei combattenti Hezbollah, dei reparti iraniani delle Guardie della Rivoluzione e di volontari delle milizie sciite irachene.
Secondo le fonti militari, le forze siriane/iraniane hanno preso il controllo delle zone di Ebtin, Hadadin al-Garbiyeh, di al-Kassarat e al- Madajen, dopo aver inflitto dure perdite ai gruppi terroristi takfiri che occupavano la zona.
L’aviazione russa e siriana ha completato il lavoro bombardando le colonne in fuga dei terroristi e mitragliandole con elicotteri Mi-24.
Contemporaneamente un’altra brigata dell’esercito siriano è’ avanzata verso Daraa (sud est del paese), prendendo il controllo di buona parte della zona e sbaragliando il gruppo terrorista di Al-Nusra, un gruppo armato e protetto da americani, israeliani e sauditi, che ha lasciato un grosso numero di miliziani uccisi sul terreno che non hanno fatto in tempo a fuggire.
Il comando siriano ha comunicato che sono stati uccisi anche alcuni ufficiali sauditi e 3 elementi turchi, appartenenti ai servizi segreti di Ankara, che erano infiltrati tra i terroristi. Fra questi l’ufficiale saudita Saijr al-Salmi, il cui decesso è’ stato confermato anche dalle autorità’ saudite che hanno ammesso per la prima volta la presenza di militari sauditi fra i gruppi terroristi. In passato Rijad negava la presenza di propri ufficiali nei gruppi terroristi.
Una discreto numero di terroristi, alcune migliaia, risulta che, presi dal panico, hanno disertato, abbandonato le armi ed hanno tentato la fuga verso il confine con la Turchia prima che questo venga chiuso per l’avanzata delle forze siriane. Si sa che questi terroristi cercheranno di infiltrarsi fra le migliaia di profughi in fuga verso l’Europa. Alcuni dei terroristi, di nazionalità’ saudita, turca, libica ed egiziana sono stati catturati mentre si erano travestiti da donna , dopo aver raso la barba, nascondendosi sotto lunghe vesti femminili. Catturati e fotografati dall’Esercito siriano. Continua a leggere
Quando Renzi diceva:”Il problema non è l’Imu sulla prima casa”
Segnalazione Quelsi
| by Redazione |
«Tralascio le polemicucce: ridurre le tasse sulla prima casa è ridare fiducia agli italiani. Con molta franchezza dico che nella tassazione sulla prima casa non c’è nulla di male, in altri Paesi c’è. Ma per come stanno cose in Italia vuol dire immettere un elemento fiducia e ha un valore simbolico, evocativo. Per noi l’unico modo per sostenere la ripartenza è dare shock fiscali e quello più forte è togliere l’Imu e la Tasi dalla prima casa». Firmato Matteo Renzi.
Il premier oggi, durante la conferenza stampa al termine del varo della legge di stabilità da parte del Cdm, è stato chiaro. Per il governo e per il Pd, il partito del quale è tutt’ora segretario, la priorità è l’abolizione della tassa sulla prima casa. Eppure una volta a Largo del Nazareno non la pensavano proprio così. Quando Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale del 2013 propose l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, introdotta dal governo Monti, nel Pd parlarono di demagogia, di promessa dannosa, di priorità sbagliata, di errore nel volerla abolire, di progressività.
Ora, qualcuno potrebbe far notare che quello non era il Pd di Renzi, che era un altro partito, un’altra storia. Non è così. «Per creare lavoro dobbiamo dare una visione per i prossimi 20 anni, il problema non è l’Imu». A dirlo non fu Pier Luigi Bersani, ma proprio Matteo Renzi, il 21 maggio 2013. Il futuro premier nell’ottobre di quell’anno rincarò la dose e nella sua e-news, il 31 ottobre, scrisse:«Il Pdl sul fisco ci ha inchiodato per mesi su Imu e Iva. E abbiamo visto i risultati». Come a dire che la strategia di Letta era sbagliata.
Come lui la pensavano anche molti altri esponenti dell’attuale governo e della segreteria Pd. Pier Carlo Padoan è l’esempio più clamoroso. Quando era vice segretario dell’Ocse disse che «le tasse che danneggiano di meno la crescita sono quelle sulla proprietà, come l’Imu, mentre le tasse che, se abbassate, favoriscono di più la ripresa e l’occupazione sono quelle sul lavoro». Cosa gli ha fatto cambiare idea? Mistero. Anche Graziano Delrio, renzianissimo della prima ora e fedele ministro delle Infrastrutture, parlando dell’abolizione dell’odiata tassa sulla prima casa tuonò contro l’idea di Berlusconi:«Sull’Imu non dobbiamo fare pasticci. Non possiamo permetterci di non fare pagare chi ha una prima casa di lusso». Cosa che, invece, con la manovra di Renzi accadrà (la denuncia, di qualche giorno fa, è arrivata addirittura da Repubblica, ndr).
E che dire di Debora Serracchiani? La vicesegretaria Pd il 13 agosto 2013 scrisse:«L’Imu non è la priorità, il tema dei temi è la rivisitazione del patto di stabilità per rimettere in circolo risorse e rilanciare l’economia». L’elenco di chi si è rimangiato la parola è lungo. Vale la pena chiuderlo con la dichiarazione di un ultrarenziano di ferro, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, sempre pronto a fare le pulci agli avversi politici. Il 30 agosto 2013 si lamentò dell’azione del governo Letta, ritenuto troppo prono ai voleri berlusconiani. «Sbagliato fare dell’Imu la madre di tutte le battaglie. Ci vuole una riforma complessiva del fisco, prima liberiamo il lavoro». Chissà cosa avrà da dire adesso.
Il premier spagnolo Rajoy fa il pro-life in casa e l’abortista nel mondo
Segnalazione di Corrispondenza Romana
È passato circa un mese da quando il Partito Popolare spagnolo in Senato ha fatto passare una deludente mini-riforma della legge Aído sull’aborto: un’operazione dal sapore spiccatamente elettorale, per cercar di recuperare, senza riuscirvi, quel contatto con la gente perso, dopo aver tradito le promesse scritte nel programma prima delle urne.
All’epoca il leader Rajoy si impegnò a cancellare la normativa voluta dal suo predecessore Zapatero, che prevedeva un «diritto» all’aborto «su richiesta» sino alla quattordicesima settimana. Poi però non se ne fece niente, vinte le elezioni Rajoy ripose il progetto di legge pro-life nel cassetto, spingendo alle dimissioni il suo autore, l’allora ministro di Giustizia Alberto Ruiz Gallardón, sentitosi preso in giro. Questo tradimento della sua base elettorale, al premier, non fu mai perdonato.
Ora la mini-riforma non ha ancora neppure completato il proprio iter parlamentare, che già si profila un nuovo dietrofront: Rajoy, dalla sua poltrona strategica nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, si trova nell’imbarazzante situazione di dover fare il pro-life in casa propria ed, allo stesso tempo, di dover estendere ovunque nel mondo aborto ed anti-natalismo. Potrebbe opporsi, certo. Ma non lo farà. Ecco perché.
Lui, quel posto di membro non permanente per il biennio 2015-2016 se l’è conquistato sgomitando, un anno fa, per sedere a fianco di Angola, Malesia, Nuova Zelanda e Venezuela. A differenza di questi, però, non l’ha conquistato alla prima, bensì alla terza votazione, dopo un combattuto testa a testa con la Turchia di Erdogan. Ed, una volta spuntata la vittoria, non ha esitato a far conoscere la propria soddisfazione, definendo tale risultato il frutto della fiducia riposta dalla comunità internazionale nella Spagna. Fiducia, che ora, lui, non può o non vuole evidentemente tradire. Anzi, pare deciso a pagarne fino in fondo il prezzo.
Tant’è vero che Rajoy, oltre che primo ministro anche presidente del Partito Popolare iberico, ha annunciato di sostenere apertamente col suo governo l’agenda Onu 2030 con tutti i suoi Obiettivi per uno sviluppo sostenibile. Obiettivi, tra i quali figura specificamente il conseguimento entro i prossimi 15 anni dell’eguaglianza «di genere», nonché l’estensione della pratica abortiva e contraccettiva ovunque, in particolar modo nei Paesi cosiddetti “in via di sviluppo”, dove finora non ha attecchito. È ciò che maldestramente si cela nell’antilingua dietro termini melliflui come «salute sessuale» e «diritti riproduttivi», proponendosi d’introdurli già nelle scuole, per diffondere una mentalità contraria alla vita e contraria alla famiglia presso le giovani generazioni, cancellandone l’innocenza, la purezza e l’anima.
Il tentativo, dunque, di rifarsi una credibilità politica si conferma per quel ch’è parso sin dall’inizio ovvero una squallida operazione di facciata, peraltro mal riuscita. E nient’altro. Val la pena ricordare cosa preveda a pag. 108 il programma elettorale con cui il Partito Popolare vinse le elezioni del 2011: «La maternità dev’essere protetta e sostenuta. Promuoveremo una legge che la tuteli con adeguati mezzi, specie a favore delle donne in condizioni di difficoltà. Daremo impulso ad una rete d’appoggio. Cambieremo l’attuale legge sull’aborto, per rafforzare la tutela del diritto alla vita». Rileggere oggi queste parole ha l’amaro sapore, a dir poco, della beffa. Di fronte alla quale val la pena ricordare come «non dire falsa testimonianza» sia uno dei dieci Comandamenti…
Come i Cristiani hanno perso occasioni preziose per fare leggi giuste
Segnalazione di BastaBugie

Assistiamo periodicamente – flussi e riflussi – alla tentazione delle “battaglie possibili”, ai richiami alla gravità del momento ed all’esiguità delle forze in campo. Ciò comporterebbe una sorta di sana serena sentita assoluzione per il silenzio sugli aspetti fondanti delle questioni antropologiche e giuridiche che ci portano in campo. Ne è riprova la voga di opporsi all’utero in affitto senza ridiscutere le premesse antropologiche e giuridiche della Legge 40 ed in generale della fecondazione artificiale: o, per fare un altro esempio, il tentativo di difendere la famiglia senza una chiara opposizione (non al divorzio ma) alla legge sul divorzio; o ancora, di parlare di paternità e maternità senza tener conto del dato oggettivo ed empirico che la paternità e la maternità di un genitore divorziato sono cosa affatto differente di quella di due genitori uniti in matrimonio.
Riscontro, nel mio povero e certamente erroneo giudizio, almeno due errori di fondo in questa impostazione.
1) EQUIVOCO SUL PIANO STRATEGICO
Il primo errore è l’equivoco sul piano strategico che l’istanza massimalista precluda o quantomeno comprometta quella gradualista: se faccio guerra alla Legge 40 non posso poi contemporaneamente oppormi alla maternità surrogata perché non mi darebbe retta nessuno, sarei troppo radicale. L’errore qui sta nel ritenere che radicalità e gradualità siano contrapposte, quando invece è la prima che giustifica la seconda: la differenza tra gradualità e compromesso sta infatti nella chiarezza degli obiettivi, che devono essere comunque dichiarati, e dichiarati come obiettivi veri e non meri desiderata. Non si può dire “vorrei abolire la 194 ma, siccome non ho la bacchetta magica, lavoro sulla cultura”, perché invero l’una cosa non esclude l’altra: la battaglia culturale, anzi, diviene più viva e vera se vissuta in funzione dell’obiettivo integrale; se all’opposto ci si concentra sul fine parziale e, per strategia, si tace sull’istanza radicale (sempre ammesso che la si voglia perseguire) si fa l’ennesima battaglia di retroguardia. In Bioetica siamo nel capo dei principi non negoziabili, ed i principi valgono nella cultura come in politica ed in diritto, non possono declinarsi in maniera talmente differente in questi tre ambiti da far venire meno la loro natura di non negoziabilità: prova ne sia che, puntualmente, l’ottenimento di vittorie parziali fondate su istanze di compromesso è stato sempre il prodromo per sconfitte integrali e definitive, che hanno avuto buon gioco a gettare la pietra tombale sulle questioni fondanti, lasciate intonse anche da color che avevano combattuto e con le migliori intenzioni. La legge sul divorzio, la legge 194, la legge 40, l’abbaglio – per ora sventato, ma c’è da temere ci si torni presto – per le dichiarazioni anticipate di trattamento (presentate come alternativa eticamente sostenibile al testamento biologico, del quale invece erano e sono un subdolo epigono sotto mentite spoglie) dovrebbero aver insegnato qualcosa: furono salutate all’epoca della loro promulgazione come un salutare compromesso, mentre oggi la loro azione devastante è sotto gli occhi di tutti.
2) ERRORE DI APPROCCIO
Il secondo errore è di approccio, e si fonda sulla convinzione che il piano giuridico-legislativo possa restare intonso ed impregiudicato mentre si conduce la lotta sul piano culturale. Può aiutare in questo senso riflettere sul fatto oggettivo che la 194 o anche la legge 40 non si limitano a legalizzare l’aborto o la fecondazione extracorporea, ma le sovvenzionano e le erogano in strutture pubbliche, così come un domani l’eutanasia sarà garantita coi soldi di tutti noi: ciò significa che in questi processi di soppressione di vite umane o Stato non è un semplice spettatore, ma un attore necessario. Finché le norme che dispongono tali processi restano intonse, la battaglia culturale sarà sempre monca perché contraddittoria in nuce e fondata su una inesistente dicotomia tra scelta del singolo e liceità normativa. Questa dicotomia non esiste: non è pensabile eliminare il fenomeno dell’aborto legale se ci si limita a lavorare sui singoli lasciando la legge dov’è e com’è. E così come l’istanza massimalista non preclude quella gradualista, la battaglia culturale non preclude quella sul piano legislativo e giuridico.
Abbiamo visto, in questi anni, dove portano i tentativi di potare la mala pianta dei suoi rami più sporgenti anziché attaccarne direttamente il tronco: una pianta potata si rafforza, giammai perisce. E questo è l’effetto che abbiamo constatato: solo per fare un esempio, certi Giudici non avrebbero mai potuto creare dal nulla la Legge 40, gli è stata servita su un piatto d’argento e ci hanno pensato loro, assieme a certi politici, a farne quel che oggi è.
L’ALTERNATIVA?
L’alternativa è forse (ripeto, forse) la sconfitta nel breve periodo, ma nel lungo termine le istanze integrali pagano, ne è un esempio quel che sta accadendo negli Stati uniti o che è accaduto in Polonia in tema di legislazioni abortive. Perché, in effetti, parliamoci chiaro, vogliamo sperare di vincere qui ora tutte e subito queste battaglie, che i nemici della vita e della famiglia preparano da decenni? No, non ci riusciremo, non ci sono le premesse: nelle università, nell’informazione, in politica, in Parlamento, nei Tribunali ci sono persone che in gran parte non hanno certo a cuore il valore della Vita. Ma questa è una guerra, non una battaglia: perdere adesso restando nella verità significa creare le condizioni per la vittoria di domani. Restare nella verità comporta un lavoro di lungo periodo, che non si fonda su aggregazioni spontanee di persone di buona volontà che dopo un anno non esistono più o si perdono nei rivoli della politica o dell’associazionismo; comporta perseveranza più ancora che determinazione, dedizione più ancora che sacrificio, fiducia più ancora che entusiasmo, serenità più ancora che coraggio, amore profondo per la vita di ogni essere umano ed odio profondo per ogni attentato che le viene arrecato.
Reggendoci su quest’odio e su quest’amore, potremo portare lotta senza quartiere non solo al divorzio, all’aborto, alla fecondazione extracorporea, all’eutanasia, ma anche, e senza timore, alle leggi che li permettono e sovvenzionano. Solo così cadrà la mala pianta.
I Governi europei perdono i loro elettori e allora si creano un nuovo elettorato con gli immigrati
Segnalazione di Redazione BastaBugieNon è facile acchiappare Renaud Camus. E non solo perché vive appartato in un castello nei Pirenei. È sfuggente, Camus, ma non perché si sottragga al dibattito, anzi. Semplicemente, è difficile appiccicargli un’ etichetta o tirarlo per la giubba da una parte e dall’ altra.
Tuttavia la potenza delle sue idee abbatte qualunque barriera, naturale o edificata dall’ uomo. L’ unico libro tradotto in italiano di questo affilatissimo intellettuale francese è Tricks, pubblicato anni fa dal piccolo editore Textus su impulso di Walter Siti. Quel volume era aperto da una prefazione di Roland Barthes, e costituiva una sorta di feticcio per il mondo omosessuale. Non sono tradotti, invece, gli scritti di Camus sul fenomeno che lui chiama Le Grand Remplacement, cioè la Grande Sostituzione. E si capisce il motivo: sono troppo scorretti.
Spiegano perché e soprattutto come si sta compiendo una sostituzione di popoli ai danni degli europei. Sono ferocemente critici dell’immigrazione incontrollata, mettono in guardia sull’ influenza islamica, combattono l’ Invasione. E qui da noi teorie di questo tipo non sono molto gradite. Per questo abbiamo chiesto al gentilissimo Camus di spiegarle nel dettaglio ai lettori italiani. Continua a leggere
Mons. Benigni: l’Inquisizione e la Crociata antialbigese
Segnalazione del Centro Studi Federici
Enroll Departed in November Holy Souls Masses
Segnalazione di don Anthony Cekada
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Join us in the great prayer of the Mass, Monday, November 2nd, All Souls’ Day. Bring the souls dear to you to share in the benefits of many Masses that day, and throughout all the month of November.
The names of your dear dead that are submitted are placed on the high altar for all the days of November, and will share in the following:
- High Mass offered for them on All Souls’ Day, November 2
- The Solemn Absolution after High Mass on All Souls’ Day
- Other Masses offered for them during the month of November
- A remembrance in all Masses offered in St. Gertrude the Great Church during November
- A remembrance in Vespers of the Dead on Sunday, November 1
We also invite you to assist at Vespers of the Dead, on Sunday, Nov. 1, 5.20 PM EST and at High Mass and Absolution on All Souls’ Day, Monday, Nov. 2, 11.20 AM EST, via our live webcasts at this link.
LA CIVILTÀ EUROPEA – DA VENIRE – SARÀ PRO USA, PRO RUSSIA O ROMANA?
L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele
Intanto, da Roma ora si ripete l’invocazione a una «Autorità politica mondiale» («Laudato Sì» di Bergoglio ricordando Wojtyla e Ratzinger), che non può essere altra che quella sinarchica per un «nuovo ordine mondiale»!
Già lo storico Arnold Toynbee, nella conclusione della sua introduzione al libro «The Gods of Revolution», dello storico cattolico Christopher Dawson, (Minerva Press, NY, 1975) sulla Rivoluzione americana associata a quella francese, diceva: «L’estremo paradosso della Rivoluzione è che, nell’atto di rimuovere l’impianto del cristianesimo tradizionale, aprì la via per un ritorno all’idea atavica delle religioni pre-cristiane, ossia l’adorazione del potere collettivo umano, che fu la religione pagana dell’Impero Romano e delle città-Stato Greche, incorporate dall’Impero Romano. Tale adorazione del potere umano rappresenta il 99 % della religione di circa 99 % della presente generazione dell’umanità. Riusciremo a liberarcene? Ma dove ci porterà se rimarremo schiavizzati da essa?»
Anche in quest’introduzione di un’opera che tratta della storia attuale è implicita la vera lotta tra idee di «civiltà» per il governo del mondo, tra Rivoluzione e Cristianesimo; ma già la percezione generale di questa dura realtà è presso che smarrita, basta pensare ai governi aperti al comunismo nei pasesi ex cattolici (cui ora si aggiunge il Portogallo?). Nel loro ambito interno non per questo c’è altro che un gioco di poteri, poiché, ormai, comunismo, liberalismo e democristianesimo fanno parte della stessa «civiltà». Così è sempre più difficile capire uno «scontro delle civiltà, e il nuovo ordine mondiale» di Samuel Huntington (1996), che diceva:
«La mia ipotesi è che la fonte di conflitto fondamentale nel nuovo mondo in cui viviamo non sarà sostanzialmente né ideologica né economica. Le grandi divisioni dell’umanità e la fonte di conflitto principale saranno legati alla cultura. Gli Stati nazionali rimarranno gli attori principali nel contesto mondiale, ma i conflitti più importanti avranno luogo tra nazioni e gruppi di diverse civiltà. Lo scontro di civiltà dominerà la politica mondiale. Le linee di faglia tra le civiltà saranno le linee sulle quali si consumeranno le battaglie del futuro. » (riprodotto da Wikipedia).
Ma queste «culture» si rifarebbero a cosa se non a un pensiero legato a una fede, poiché solo su verità riguardanti la vita e la morte può valere la pena morire. Ma la «cultura conciliare» ha liquidato queste preoccupazioni! E oggi è stato osservato che è più la mentalità antipatriottica in atto che l’islamismo invadente a definire l’aggiornamento degli equilibri sociali, il che significa semplicemente l’abbandono della propria cultura, all’insegna della civiltà occidentale, alle maree straniere. È la «civiltà» stanca di esistere che non crede più a nulla degno di esser difeso e perciò si sottomette agli altri e poi si spara. Ciò è visto nel libro del pentito Michel Houellebecq (vedi «COLPITO IL VANTO DELLA RIVOLUZIONE ILLUMINISTA E CONCILIARE», dove per l’attuale caso francese, a causa del suo «Soumission» il romanziere – della vignetta di Charlie Hebdo – è finito in tribunale con l’accusa di fomentare l’odio nei confronti dei musulmani perché dice che “l’Islam è la religione più stupida”… sì, dopo quella bergogliona!).
Si dirà che pure sui valori rivoluzionari del liberalismo o del comunismo, agnostici e atei hanno sacrificato la vita. E tutt’oggi si continua a proclamare il valore della democrazia dicendo con Voltaire: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo!”. Voltaire? Parole, parole, parole… ma non si nega che molti sono morti credendo nelle «sacre parole» dei loro idolatrati maestri; sempre a una credenza religiosa si possono ricondurre i paroloni ideologici. Non è forse così nel «paradiso in terra» predicato dai vari socialismi e comunismi d’inferno?
La vera civiltà, però, deve mirare a quanto è insito nella natura stessa dell’uomo, poiché il bene è nella perfezione dell’essere, così le «persone» e le società di persone umane sono esseri da perfezionare secondo il disegno in cui furono create, per un fine ultimo. Si deve perciò tornate al concetto di civiltà in base a questi termini, che sono quelli diretti al bene e al miglioramento comuni. Quando Dio creò l’uomo e s’è rivelato Padre facendo conoscere il Suo Ordine all’umana intelligenza, diede alle nostre coscienze, formate in tale ordine, il compito di coltivare e dominare la terra, mai di usare la mente per folli avventure di nuovi ordini inventati alla misura di nuove visioni esistenziali. Chi può dedurre da sé il fine ultimo della propria vita? Sarebbe più assurdo dell’invenzione di un nuovo ordine logico o religioso… era il pensiero della Roma Cattolica.
Eppure, nuovi ordini sono le invenzioni che vanno per la maggiore nelle «civiltà» moderne che, in combuta con il modernismo conciliare, partono pure per la rivoluzione di una “nuova religione più universale”! Forse cercano un’«autorità mondiale» anche per questa (l’Anticristo finale”)?
Nei primi anni degli anni 2000, Alexander Zinoviev nel suo libro “Tragedia russa” aveva osservato: “Gli Stati Uniti hanno seguito le orme della Germania di Hitler: è l’essenza di ciò che è accaduto con la rottura della pace. Si sono sviluppate un’ideologia dell’aggressività globale, paragonabile all’ideologia razziale del fascismo e del nazismo e un’ideologia della superiorità dei popoli dei Paesi occidentali rispetto alle altre nazioni. Le ultime sono considerate ai margini dell’umanità”.
L’ambizione di dominio non sembra riguardare la Russia di oggi, ma essere più vicina al grande sogno americano, ai cui dirigenti non servono risultati dei sondaggi di altre fonti poiché credono a priori tutto il male che c’è dove non domina la loro democrazia. Essa sarebbe la base di ogni civiltà da impiantare nel mondo! Ecco la base della loro miserabile politica mediorientale!
Eppure, l’idea di «civiltà russa» è diventata ormai lo spauracchio difuso dalla grande comunicazione controllata dagli ideologi internazionalisti e russofobi, che si scagliano per screditarla. Quale civiltà! si tratta del solo del delirio sorto dall’attuale “sciovinismo” russo e dalla “convinzione” (delle élite) che la Russia non sia misurabile dalla civiltà occidentale, ma una civiltà diversa e in espansione.
Qui abbiamo già parlato di Dugin («Sovranità della nuova Europa anticristian: D-Day!»), divulgatore di un pensiero euroasiatico allargato, antiliberale e anti Nuovo Ordine, per la cui diffusione ha viaggiato in molti paesi ed è stato anche in Italia. E tutto sta a indicare che Putin condivide tale pensiero. Perciò esso è ancora più avversato come pericoloso. Ciò non toglie, però, che Brzezinski, un dinosauro politico parli di civiltà russa, anche se nel senso negativo. Il fatto è che questo noto predicatore di guerre fredde e calde sostiene che la Russia rimane una grave “minaccia per gli Stati Baltici, la Georgia, la Moldavia e la Bielorussia. Perciò il Dipartimento di Stato degli USA e la sua NATO, pare che mettano questi paesi nello stesso schema della guerra fratricida in Ucraina. In questo senso hanno piazzato un’atomica in quei confini, come se questa sfida non fosse una minaccia sì, ma per la Russia. La parola d’ordine è sul bisogno di porre fine ai tentativi di destabilizzazione, come nell’Ucraina orientale. Ma da quale parte viene tale scusa per finanziare la grande mobilitazione delle forze sotto la giunta di Kiev, affinché tenga calda la tensione nella regione con massacri e caos da far durare fintanto convenga per contenere la Russia? Bella civiltà!
Ecco, siamo in un autentico «scontro d’inciviltà»; da una parte quei popoli pro-Russia, dall’altro quelli pro-Europa americanista, che ancora chiamano «civiltà occidentale». E la questione vera che cova sotto ha proprio aspetto cristiano, poiché l’«Impero russo», vecchio o nuovo, si ritiene, più di prima, la Terza Roma, facendosi davvero bastione di certi valori morali cristiani, conspurcati in tale «civiltà occidentale» ex cristiana; è il fatto che risulta più insopportabile e ragione di guerra, per le amministrazioni tipo Obama o Clinton, fautori del «mirabile nuovo ordine democratico mondiale»!
Ora, questo modello va bene per l’attuale Vaticano, dove presentemente imperversa un «sinodo conciliare per la Famiglia» che, così come il Vaticano 2 non fu più che un nefasto «conciliabolo» – dovrebbe essere visto piuttosto come un «sinodabolo». Infatti, basta sentire l’allegro cardinale Tagle, esponente di spicco dei suoi novatori, per capire da quanto costui ha detto il 9 ottobre nella conferenza stampa per capirlo: “Probabilmente ha causato un po’ di confusione il metodo nuovo adottato dal sinodo, ma è bene essere confusi ogni tanto; se le cose fossero sempre chiare non sarebbe più la vita vera”.
Sì, un metodo nuovo, che nella sua confusione racchiude un’inversione.: si farà sparire la “Relatio finalis” con i vari «placet» e il risultato della grande riunione sarà riassunto nei discorsi di Bergoglio! Insomma, il peso dell’evento, che ha messo assieme 270 presuli, sarà di approvare con applausi quanto era l’intenzione previa che mette in discussione la dottrina evangelica già definita dalla Chiesa. Tutto secondo la volontà di un simulacro papale che definisce le idee che vuole, espresse tra righe confuse.
Ciò basta per descrivere il «nuovo ordine romano» che si accorda a quello della «vera Autorità politica mondiale» auspicata da Bergoglio come lo era da Wojtyla e da Ratzinger. Esso è diametralmente opposto a quel vero Ordine divino descritto sopra, che è quello cristiano, la cui difesa è affidata in primis all’Autorità universale del Papa nella Sede romana, opposizione meglio descritta proprio dalla parola emessa da questa Sede. Qui lo faciamo ricordando la lettera enciclica di Pio XI, un Papa dei nostri tempi che accusa le trame che allora sembravano inconcepibili, ma che infuriano pericolosamente di nuovo («Caritate Christi», 1932):
- “Se riandiamo con la mente alla lunga e dolorosa serie di mali che, triste retaggio del peccato, hanno segnato all’uomo decaduto le tappe del pellegrinaggio terreno, dal diluvio in poi, difficilmente c’incontriamo in un disagio spirituale e materiale così profondo, così universale, come quello che ora attraversiamo: anche i più grandi flagelli, che pure lasciarono tracce indelebili nella vita e nella memoria dei popoli, si abbattevano ora sopra una nazione, ora sopra l’altra. Ora invece l’umanità intera è stretta dalla crisi finanziaria ed economica così tenacemente, che quanto più si agita, tanto più insolubili ne sembrano i lacci; non vi è popolo, non vi è Stato, non società o famiglia che, in un modo o in un altro, direttamente o indirettamente, più o meno, non ne senta il contraccolpo…
- La cura smarrita “Sappiamo certo e con voi, Venerabili Fratelli, deploriamo che ai nostri giorni l’idea e il nome di espiazione e di penitenza hanno perduto presso molti la virtù di suscitare quegli slanci di cuore e quegli eroismi di sacrificio, che in altri tempi sapevano infondere, presentandosi agli occhi degli uomini di fede come sigillati di un carattere divino ad imitazione di Cristo e dei Santi suoi; né mancano alcuni che vorrebbero mettere da parte le mortificazioni esterne come cose di tempi passati; senza parlare poi del moderno «uomo autonomo» che disprezza la penitenza come espressione di indole servile. Ed è ovvio infatti che quanto più si affievolisce la fede in Dio, tanto più si confonda e svanisca l’idea di un peccato originale e di una primitiva ribellione dell’uomo contro Dio, e quindi ancor più si perda il concetto della necessità della penitenza e dell’espiazione…A questo Ci spinge la stessa difesa di Dio e della Religione, che stiamo propugnando, poiché la penitenza è di natura sua un riconoscimento e ristabilimento dell’ordine morale nel mondo, che si fonda nella legge eterna, cioè nel Dio vivente. Chi dà soddisfazione a Dio per il peccato, riconosce con ciò stesso la santità dei supremi princìpi della moralità, la loro interna forza di obbligazione, la necessità di una sanzione contro la loro violazione. Ed è certo uno dei più pericolosi errori dell’età nostra l’aver preteso di separare la moralità dalla religione, togliendo così ogni solida base a qualunque legislazione.”
Dalla Sede della verità viene questa parola per la difesa dell’Ordine divino che è anche quello civilizzatore. Dove è oggi questa Voce? Poiché Dio affidò la Sua autorità alla Sede che conferma i principi basilari dell’ordine nel mondo, dov’è ora quest’autorità che accusa ogni tentativo di legislare separando la moralità dalla religione?
Ora, in tale «sinodabolo» sulla Famiglia – prima cellula sociale e quindi di civiltà – s’intende separare la moralità dalla religione nella sua Legge e credo evangelico! Ciò può solo confermare la vacanza di questa Sede della verità in quest’ora spaventosa in cui dei falsi pastori s’impegnano su quanto possa ratificare un “nuovo ordine” costituito dalla fusione di piani rivoluzionari con i disegni divini; della città mondana con la Città di Dio, in un arco di diritti umani, che includono pure animali, mentre alla vita umana nascente la legge sull’aborto nega perfino lo stato di persona!
Non c’è, perciò, per i cattolici, da farsi distrarre dalla discussione russofobiche alla Brzezinski, che esplora la superata avversità all’impero dell’URSS. C’è piuttosto da essere vigili sulla sussistenza del giudizio della Roma Apostolica, cui un giorno convergerà quella «Terza Roma» convertita secondo la promessa di Fatima.
Perché una cosa è più che certa: affinché la Russia si converta, prima si dovrà convertire la stessa Roma, liberata dai letali miasmi conciliari, tornando a essere la Roma voluta da Dio, profondamente mariana. Solo questa avrà il potere della Verità che alla fine farà trionfare il Regno della Madre di Misericordia.




